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29 Ottobre 2026 14:53

L’analisi social: il 71% boccia la scarcerazione di Youssef Siher

Nell'analisi di Spin Factor per Adnkronos prevalgono i timori per la sicurezza pubblica e le accuse ai giudici. Il 29% difende la decisione in nome dello Stato di diritto. La discussione si sposta dal caso giudiziario al confronto tra governo e magistratura
di Antonello de Gennaro

La scarcerazione di Youssef Siher divide i social, ma con una maggioranza decisamente schierata: il 71% delle conversazioni esprime un orientamento negativo, contro il 29% favorevole. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Spin Factor per Adnkronos attraverso Human, piattaforma di social listening basata sull’AI, che ha monitorato i contenuti pubblici su Facebook, Instagram, X, TikTok, YouTube e LinkedIn dal 26 al 28 ottobre. Il dato più interessante, però, riguarda la trasformazione della vicenda: la discussione si è rapidamente spostata dai fatti originari allo scontro tra governo e Tribunale di Milano, assumendo un carattere sempre più politico e identitario.

Sicurezza contro garantismo: le ragioni dei contrari

Tra quanti contestano la scarcerazione, il 36% richiama la sicurezza pubblica: il timore è che la liberazione di Siher possa favorire nuovi disordini e rappresentare un segnale di debolezza nei confronti delle forze dell’ordine. Il 28% denuncia invece una presunta politicizzazione della magistratura, interpretando la decisione come ideologica. Un altro 22% collega Siher alle proteste e alle violenze urbane attribuite al Movimento 17 ottobre, mentre il 14% evoca presunti legami con ambienti estremisti e reti radicali pro-Palestina.

Chi difende la scarcerazione: lo Stato di diritto prima di tutto

Sul fronte opposto, il 38% dei contenuti favorevoli richiama il rispetto dello Stato di diritto e dell’autonomia della magistratura. La tesi è che la giudice abbia applicato le norme sulle misure cautelari, indipendentemente dalle pressioni politiche. Il 27% insiste sulla debolezza degli elementi accusatori, contestando la sproporzione tra la gestione di canali social e le ipotesi di terrorismo. Il 21% critica gli attacchi della premier Giorgia Meloni alla Gip, considerandoli un tentativo di delegittimazione della magistratura. Il restante 14% invoca la presunzione di innocenza e i principi del garantismo.

(Nota metodologica: analisi Spin Factor per Adnkronos realizzata con Human, piattaforma AI-driven, sui contenuti pubblici dei principali social dal 26 al 28 ottobre 2026. Orientamento e temi rilevati attraverso machine learning e NLP. Le percentuali si riferiscono alle conversazioni analizzate, non a un sondaggio rappresentativo degli italiani.)

Tiziana Landoni, giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano

Chi è Tiziana Landoni, la giudice del caso Siher

Da appena una dozzina d’anni in magistratura, Tiziana Landoni, la giudice delle indagini preliminari che ieri non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, è soltanto da due in Tribunale a Milano, al suo terzo incarico dopo i Tribunali di Gela e Busto Arsizio. Giudice del dibattimento a Gela, come tanti giudici alle prime esperienze assegnata dopo il concorso in una “sede disagiata” . In seguito la “giurista per Gaza” Landoni era stata trasferito a Busto Arsizio (Varese) . Una vita giudiziaria pressochè anonima e lontana dai riflettori , come sempre nella vita quotidiana di ogni giudice davanti al quale qualunque vicenda è la più importante che ci sia per la persona che ne è vittima o imputato.

A Milano da mesi dove è noto che l’assegnazione automatica dei fascicoli ha portato proprio al suo vaglio non soltanto il 3 dicembre la richiesta di processo sui dossieraggi Equalize, ma il 6 novembre anche la richiesta dei pm di processare per omicidio stradale del 19enne Ramy Elgaml (per eccesso colposo nell’adempimento del dovere) il carabiniere alla guida dell’auto che ne inseguiva lo scooter, e altri militari per depistaggio.

L’ odierno caso di Siher è arrivato sulla scrivania della Landoni solo perchè domenica era di turno , Mercoledì dopo che la decisione era già stata definita “vergognosa” dalla premier Giorgia Meloni, e ritenuta “assolutamente non condivisibile” dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è stata additata dal ministro Matteo Salvini: il vicepremier ha picchiato duto affermando che “o ha sbagliato la Procura di Milano, di cui ho totale stima, o ha avuto una valutazione diversa questo giudice che l’anno scorso firmò l’appello dei giuristi per Gaza”. Al n. 766 c’era la gip Landoni, ma al n. 305 era presente in elenco anche la pm Francesca Crupi. cioè la pm che aveva chiesto il carcere per l’attivista pro Pal .

Youssef Siher esce dal carcere di San Vittore, liberato dalla “giurista per Gaza”

Quasi nessun giornale (ad eccezione del nostro) però ha evidenziato che Youssef Siher si era subito avvalso della facoltà di non rispondere (prevista dal Codice) nel corso dell’interrogatorio di garanzia ed aveva rifiutato di fornire agli inquirenti la password del suo telefono e computer. Un comportamento poco collaborativo ed irrispettoso nei confronti della giustizia, Chi ha la coscienza pulita risponde e collabora con la giustizia, ma probabilmente questo ad un giudice “ragazzina” (cit. Corriere della Sera) non lo hanno insegnato e neanche ricordato i suoi colleghi più anziani che dalle poltroncine dell’ Anm, l’associazione-sindacato dei magistrati subito pronta a strepitare contro la politica.

I teppisti-delinquenti che distrutto il centro di Milano saccheggiando i negozi, i delinquenti che attaccano con violenza le forze dell’ ordine ringraziano certa “magistratura” sinistrorsa che li fiancheggia e di fatto tutela lasciando fare tutti i danni e le violenza che vogliono. Gli italiani per bene non violenti (e noi con loro) si tappano il naso con disgusto.




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