La Procura Generale della Cassazione chiede , processo disciplinare per Pamara e nove magistrati

La Procura Generale della Cassazione chiede , processo disciplinare per Pamara e nove magistrati

Il procuratore generale Salvi ha illustrato In Cassazione i criteri delle prossime incolpazioni spiegando che “rischiano le sanzioni più gravi”. Per il deputato renziano Ferri (ex Pd e magistrato in aspettativa) è stata chiesta per il tramite del CSM alla Camera l’autorizzazione a usare le intercettazioni

ROMA – E’ arrivata oggi la prima conferma dal procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, con una conferenza stampa tenutasi a “Palazzaccio” nell’aula Gianlombardo, seduto accanto ai due alti magistrati che dirigono l’inchiesta disciplinare, il procuratore aggiunto Luigi Salvato appena nominato una settimana fa dal Csm, che è il responsabile delle azioni disciplinari, e l’avvocato generale Pietro Gaeta, responsabile della fase pre disciplinare. Della task force che sta esaminando le carte fanno parte anche altri tre sostituti procuratori generali.

Avviate dieci azioni disciplinari contro i magistrati coinvolti nel caso Palamara che la notte dell’8 maggio 2019,  si riunirono all’hotel Champagne di Roma, adiacente a Palazzo dei Marescialli (sede del CSM) per concordare delle strategie  in vista della nomina del nuovo procuratore della Capitale

Il procuratore generale Salvi è stato molto chiaro:Si tratta di dieci posizioni per cui è stata richiesta l’udienza per i singoli partecipanti: Luca Palamara, e gli ex consiglieri del Csm Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, per i discorsi fatti quella sera e quindi per le condotte scorrette nei confronti dei colleghi che correvano per la procura di piazzale Clodio. È stata contestata anche l’interferenza nell’esercizio degli organi costituzionali, per l’offensività delle condotte tenute”

L’elemento differenziale sta nel fatto che le scelte venivano esposte in relazione a condotte o richieste o tenute rispetto a posizioni processuali, per favorire uno o danneggiare l’altro, Ciò che è successo è irreversibile, ciò che è emerso ha segnato un punto di non ritorno. L’impatto di queste vicende è pessimo ma ora si stanno facendo passi avanti importanti al Csm e all’opinione pubblica direi di guardare con fiducia. C’è stato un grave colpo alla credibilità, e abbiamo tutti desiderio di dimostrare che vogliamo cambiare pagina” ha aggiunto Salvi.

E’ stata richiesta l’azione disciplinare anche per Stefano Fava l’ex pm della Procura di Roma (che ha già chiesto il trasferimento), per l’ex pm della procura nazionale antimafia Cesare Sirignano , già trasferito dal Csm, e per due magistrati segretari del Consiglio che però “hanno un ruolo minore” come ha spiegato Salvi . Infine chiesta l’ azione disciplinare per il deputato renziano Cosimo Maria Ferri per il quale la Procura Generale ha chiesto al Csm di attivarsi per richiedere l’autorizzazione alla Camera dei Deputati per l’utilizzo delle sue intercettazioni. 

Il Pg Salvi: “raggiunto un punto di non ritorno

E’ questo il primo troncone dei provvedimenti contro le toghe coinvolte nel “caso Palamara“. Tutti nomi ben noti, ex consiglieri del Csm da cui si erano già dimessi un anno fa. Adesso in molti si chiedono a carico di chi saranno le prossime nuove azioni disciplinari sui nomi emergenti dalle chat risalenti al 2017 e 2018 che sono state rinvenute nel cellulare di Luca Palamara

Salvi ha illustrato la propria posizione “ufficiale” : “Il mio ufficio non vuole mettere un coperchio, ma vogliamo rispettare le persone: quello che è successo ha segnato un punto di non ritorno, l’impatto è stato pessimo, peggiore anche di quello che è nella realtà, perché nel Csm, un organo collegiale a partecipazione mista, le nomine non devono essere fatte in base al volere delle correnti. È una questione di buona amministrazione. Oggi però direi all’opinione pubblica di guardare con fiducia all’attuale lavoro del Csm perché si sta voltando pagina“. 

I tempi delle prossime azioni disciplinari 

Il procuratore generale della Cassazione ha confermato delle future azioni disciplinari, aggiungendo però che è “impossibile fare una previsione dei tempi. Non saranno lunghi, certamente prima dell’estate, cioè prima delle ferie estive“. Salvi correttamente non ha fatto i nomi, spiegando solo i criteri, “per attenuare la pressione mediatica che genera incomprensioni perché mezza parola poi sui media diventa assertiva“.  

 Criteri trasparenti 

Salvi ha spiegato che il materiale è arrivato da Perugia in più inoltri, il primo dei quali ha già portato alle dieci azioni disciplinari, aggiungendo che “da aprile e fino al 9 giugno, sono giunte le chat di Palamara e anche ulteriori atti che abbiamo richiesto”. Il Procuratore Generale Salvi ha parlato di “un lavoro impegnativo, non tanto per la mole dei documenti, perché le chat per lo più hanno un carattere privato, quindi senza ipotesi disciplinari, ma sono di difficile lettura rispetto alle vicende di cui si tratta, per cui è necessario valutare i pro e i contro“. parlando di “criteri chiari e trasparenti che saranno anche pubblicati sul sito della procura generale” aggiungendo “Possiamo anche sbagliare, ma garantiamo la massima trasparenza sui criteri“. 

Stop alle fughe di notizie

Sono andate disattese le aspettative dei giornalisti che pensava che Salvi già da oggi avrebbe rivelato i nominativi di tutti i magistrati colpiti dalle contestazioni disciplinari. Ha spiegato ancora il Procuratore Generale Salvi: “Su nomi e numeri non è possibile fare anticipazioni ora e nemmeno tra qualche giorno. Il lavoro va prima completato. Non ci sarà alcuna comunicazione prima che le persone eventualmente incolpate non ne abbia avuto la legittima conoscenza“.

Il vaglio della Procura generale sulle chat contenute agli atti dell’inchiesta di Perugia, estrapolate dal telefono di Luca Palamara, è ancora in corso, quindi tutto si svolgerà con “un’assoluta riservatezza. Non vogliamo ciurlare nel manico, ma dobbiamo e vogliamo rispettare le regole, e dare l’immagine di un lavoro svolto con assoluta correttezza e trasparenza“. 

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