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6 Ottobre 2022 15:22
6 Ottobre 2022 15:22

La Guardia di Finanza sequestra disponibilità per 9,6 milioni di euro al gruppo De Carlo per un’ipotesi di bancarotta fraudolenta aggravata

All’esito delle indagini coordinate in ogni loro fase dal pm Epifani della Procura della Repubblica di Taranto, sarebbe emerso che la De Carlo s.p.a. fallita, per il tramite dei legali rappresentanti pro tempore succedutisi alla sua guida dal 2012 sino alla data del fallimento, avrebbero rinunciato ad esigere crediti vantati nei confronti di una società controllata per un valore complessivo di oltre 8.750.000 euro.

Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie del valore complessivo di 9,6 milioni di euro, nei confronti di 3 appartenenti alla famiglia De Carlo ( fra cui il padre Domenico l’attuale direttore commerciale Nicola De Carlo e suo fratello Vincenzo ) ed al suo entourage indagati per l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta aggravata.

Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. dr. Francesco Maccagnano del Tribunale di Taranto su richiesta di adozione avanzata del pm Remo Epifani della locale Procura della Repubblica, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa svolta dalle Fiamme Gialle di Taranto tra il 2017 e il 2018 in merito al fallimento della De Carlo s.p.a. esercente l’attività di produzione e di commercializzazione di porte e infissi, con sede a Mottola (TA). La De Carlo nata nel 1964 come falegnameria artigianale e poi riorganizzatasi dopo il fallimento, a maggio del 2017 con il marchio DCS Group srl controllata da una società del settore con sede a Torino.

uno degli indagati, Nicola De Carlo, attuale direttore commerciale

L’indagine in argomento trae origine dalla denuncia presentata nel settembre 2017 da ex dipendenti della De Carlo s.p.a., in qualità di creditori privilegiati, per il mancato rispetto degli obblighi assunti dalla stessa società nell’ambito del preesistente concordato preventivo. Le successive attività investigative svolte sotto, il coordinamento del pm Epifani si sono poi sviluppate attraverso l’assunzione di sommarie informazioni testimoniali, l’acquisizione di documentazione e l’esecuzione di indagini tecniche.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il fallimento della De Carlo s.p.a. sarebbe stato “pilotato” dagli indagati, al precipuo fine di svuotare di ogni asset la medesima società, attraverso mirate condotte distrattive e di proseguire l’attività di produzione e vendita di infissi a mezzo di altra s.r.l., dagli stessi controllata. Tali condotte illecite sarebbero state compiute a vantaggio degli stessi indagati ovvero in favore di altra società, comunque a loro riconducibile, ma formalmente intestata a “prestanome”. 

All’esito delle indagini coordinate in ogni loro fase dal pm Epifani della Procura della Repubblica di Taranto, sarebbe emerso che la De Carlo s.p.a. fallita, per il tramite dei legali rappresentanti pro tempore succedutisi alla sua guida dal 2012 sino alla data del fallimento, avrebbero rinunciato ad esigere crediti vantati nei confronti di una società controllata per un valore complessivo di oltre 8.750.000 euro.

Tra le altre ipotesi distrattive rilevate vi sarebbero compensi pari a circa 600.000 euro concessi dalla fallita ai propri amministratori, pur in presenza di forti perdite d’esercizio, ovvero il diretto prelievo da parte degli indagati di somme pari a circa 250.000 euro, direttamente dalle casse della società senza alcuna giustificazione. Chiaramente la responsabilità delle persone sottoposte ad indagini sarà definitivamente pronunciata solo a seguito di sentenza irrevocabile di condanna.

L’operazione di servizio costituisce il segno di una costante collaborazione tra il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria jonico della Guardia di Finanza e la locale Procura della Repubblica a contrasto di fenomeni di bancarotta fraudolenta. Contrastare i reati fallimentari significa restituire quanto dovuto ai legittimi creditori delle imprese fatte fallire illegalmente.

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