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30 Giugno 2022 15:00
30 Giugno 2022 15:00

La giornalista Marina Ovsyannikova: “Ho pensato di licenziarmi fin dal primo giorno di guerra”

La Ovsyannikova ha raccontato che nessuno dei colleghi del canale statale russo l’ha chiamata per esprimerle solidarietà, perché lo stato della libertà d’informazione è molto compromesso: "Le informazioni oggi in Russia sono davvero ridotte: lì tutti i media d’opposizione sono chiusi, così come molti social. Attualmente i russi non hanno dove trovare informazioni veritiere di cosa succede in Ucraina".

La giornalista russa Marina Ovsyannikova diventata famosa in tutto il mondo per aver avuto il coraggio di interrompere il 14 marzo scorso la diretta della tv di Stato russa Channel One con un cartello contro la guerra in Ucraina – ha parlato in un’intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa“, su Rai 3: “Quando è iniziata la guerra avevo deciso fin dal primo giorno di licenziarmi, perché avevo capito che il mio punto di vista non corrispondeva con la linea editoriale. Il giorno prima della protesta – ha raccontato – sono andata in cartoleria, ho comprato i pennarelli e ho scritto sia in inglese che in russo il cartello di protesta.

“Volevo andare a protestare, ma ho capito che era impossibile” spiega la giornalista russa, “Così è nata l’idea di fare una cosa diversa, una manifestazione davanti a tutto il mondo, perché la gente russa è contro la guerra. Così ho comprato i pennarelli e ho fatto questo cartellone in inglese per farlo vedere agli spettatori occidentali”

La giornalista russa dopo il suo gesto sta rischiando pesanti conseguenze: i russi l’hanno definita una spia britannica, ha subito intimidazioni ed ha dovuto affrontare un processo. Adesso Marina rischia 15 anni di carcere per la nuova legge contro l’informazione voluta da Vladimir Putin. “Non so cosa accadrà domani quando mi sveglierò: vivo alla giornata, e forse è meglio. Certamente ho paura“.

“Secondo le ultime indagini sociologiche il 50% della popolazione russa sostiene questa guerra e il 50% è contro, e queste sono delle indagini indipendenti. Ma se vediamo le indagini fatte dai centri nazionali il quadro è diverso e si parla del 70% a favore di questo intervento, ma dobbiamo ricordare che sono persone che hanno ricevuto il lavaggio cervello dalla propaganda nazionale” ha aggiunto Marina Ovsyannikova Adesso dalla mattina alla sera abbiamo degli show politici dove si parla male dell’Ucraina e dove si dice che questo paese deve scomparire . Le persone sono “‘zombizzate” da questa propaganda”.

La Ovsyannikova ha raccontato che nessuno dei colleghi del canale statale russo l’ha chiamata per esprimerle solidarietà, perché lo stato della libertà d’informazione è molto compromesso: “Le informazioni oggi in Russia sono davvero ridotte: lì tutti i media d’opposizione sono chiusi, così come molti social. Attualmente i russi non hanno dove trovare informazioni veritiere di cosa succede in Ucraina”.

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