La Cassazione ha deciso: Luigi Romandini deve tornare a processo per diffamazione

La Cassazione ha deciso: Luigi Romandini deve tornare a processo per diffamazione

Il candidato Sindaco Romandini, non può sostenere il falso ma sopratutto non può accusare chi come noi fa giornalismo investigativo e d’inchiesta, documentando sempre quanto scriviamo. Imbarazzante e vergognoso dal punto di visto etico-morale quindi ascoltare un candidato sindaco che mente ben sapendo di mentire ai suoi potenziali elettori elettori

di Antonello de Gennaro

ROMA – I vari pennivendoli, scribacchini e portaborse del candidato sindaco Luigi Romandini nei giorni scorsi ci hanno riempito di contumelie e diffamazioni, di cui chiaramente risponderanno dinnanzi al Tribunale di Roma, accusandoci ignobilmente di diffamare il loro amico-candidato sostenendo un inesistente “proscioglimento” del  Romandini dalla sua condanna di interdizione dei pubblici uffici subita (ed espletata) nel   2014, e da altri procedimenti che lo riguardano.

Lo stesso Romandini nell’auto-promozione elettorale,  pubblica puntualmente un’intervista fatta con il programma LE IENE come se costoro avessero ricevuto il “Premio Nobel per la Giustizia“, dimenticando che i bravi inviati del programma televisivo di ItaliaUno , non sono dei giornalisti e quindi non hanno una dovuta competenza ed attenzione nella ricerca delle documentazioni probatorie. E molte volte sono stati smentiti dai fatti.

Durante il weekend Romandini ha presentato alla stampa ( ma quale ? non  abbiamo sentito neanche una sola domanda ! ) il suo programma elettorale, e con poco gusto e notevole mancanza di stile ha attaccato ed offeso i suoi rivali candidati sindaco, ergendosi a “verbo” della verità, della capacità e legalità. Non una sola parola è stata detta sulla sua precedente condanna  ad un anno di interdizione dai pubblici uffici emanata dal Tribunale di Taranto nel 2014 ,  che non è mai stata riformata dalla Corte di Appello, in quanto il Romandini “furbescamente” ( approfittando di un suo diritto procedurale) ha preferito avvalersi della intervenuta prescrizione del reato commesso.

Quindi Romandini non poteva fare alcun ricorso in Appello o in Cassazione allorquando il reato è stato dichiarato prescritto. La tristezza è vedere degli avvocati ( o azzeccagarbugli ?) candidati nella sua lista dichiarare pubblicamente sui social network il contrario, ammettendo in tal modo di non conoscere l’applicazione delle norme previste dal Codice Penale

Cioè Romandini ha fatto esattamente il contrario di quanto ha fatto il Sen. Loreto, il quale per vedere ristabilita la verità sul suo onore, ha rinunciato alla prescrizione, ottenendo peraltro un’assoluzione con formula piena (ai sensi art. 530 comma 1° e 2°) .

Come non definire imbarazzante e vergognoso dal punto di visto etico-morale, ascoltare e vedere un candidato sindaco che mente ben sapendo di mentire  sui suoi precedenti giudiziari ai suoi potenziali elettori elettori. Come mai Romandini non mostra e pubblica il suo certificato del casellario giudiziario, e le fantomatiche sentenze in cui lui dichiara di  essere stato “prosciolto” ?

Ma noi, non ci siamo fermati alle documentazioni presenti negli archivi del Tribunale di Taranto e dell’ Amministrazione Provinciale dove ha lavorato il Romandini pressochè tutta la sua vita, ed abbiamo fatto quindi delle ulteriori approfondite ricerche documentali.  Anche negli archivi della Suprema Corte di Cassazione dove abbiamo scoperto qualcosa di ulteriormente imbarazzante per il candidato sindaco Romandini , il quale a seguito di una sua intervista (ama troppo la telecamera) andata in onda il 27 ottobre del 2013 nel  programma “Presa Diretta , in cui dichiarò di aver negato all’ILVA  l’impiego della discarica “Mater Gratiae“, nonostante delle continue presunti sollecitazioni che dichiarava di aver ricevuto da Specchia.

Ai microfoni della trasmissione di Rai3,Presa Diretta  il Romandini riferì che l’allora direttore generale Specchia  “…in pratica mi abbordava nei corridoi, mai nel suo ufficio, per dirmi: Ma che fai? Fai due righe, dimettiti, sennò di fanno questo…siamo colleghi…lascia stare i politici…lascia stare…come dire fai fare quello che vogliono poi si trova…ti daranno fastidio“. A fronte di tali dichiarazioni, il Romandini venne querelato dal dr. Vincenzo Specchia, che all’epoca dei fatti era direttore generale della Provincia di Taranto.

Il Gup leccese che aveva archiviato la denuncia nei confronti del Romandini, secondo la 5a sezione penale della Corte di Cassazione, ha valutato erroneamente quanto giudicato,  e quindi  la sentenza di archiviazione e proscioglimento emessa dal  Gup di Lecce Stefano Sernia in favore del Romandini (che era stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero Emilio Arnesano),   è stata impugnata dai legali dallo Specchia, e lo scorso 12 gennaio 2017 la decisione del gip leccese è stata annullata dalla Suprema Corte rinviandola al Tribunale di Lecce per un nuovo processo nei confronti di Luigi Romandini.

Quindi il candidato Sindaco Romandini, non può sostenere il falso ma sopratutto non può accusare chi come noi fa giornalismo investigativo e d’inchiesta, documentando sempre quanto scriviamo. Ecco la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, dello scorso 31 marzo 2017, che ha stabilito che Luigi Romandini deve tornare a processo per diffamazione !

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Romandini sulla sua pagina pubblica su Facebook questa mattina ha scritto che  “ancora una volta, si fa riferimento ad un incomprensibile errore giudiziario che ho subito in primo grado per un’autorizzazione (mai concessa) sulle acque della pioggia di un’azienda. Ovviamente tale sentenza (di primo grado e sospesa) è stata successivamente cancellata dalla Corte d’Appello e dalla Cassazione” dimostrando la sua “IGNORANZA” in materia di Legge. Se una sentenza è stata riformata in Appello, non si arriva alla Corte di Cassazione ! E sopratutto caro Romandini una sentenza non si cancella, sospende, al limite si oppone o si rispetta, studi meglio la legge !

Chiaramente siamo sempre a disposizione del Romandini che sostiene di essere incensurato. Romandini è incensurato esclusivamente per essersi salvato in appello, da una sentenza di condanna di 1° grado, da quello che definisce “un errore giudiziariosolo e soltanto grazie alla prescrizione. Lo invitiamo quindi a volerci documentare o meglio documentasse ai cittadini di Taranto pubblicamente,  il contrario di quanto abbiamo sinora scritto e documentato su di lui, nel rispetto delle norme di Legge sulla Stampa in materia di rettifiche, e noi lo pubblicheremo ottemperando al nostro ordinamento professionale. Ma deve documentare le sue affermazioni, o meglio accuse difensive,  che al momento sono solo patetiche e sterili.

Testo unico dei doveri del giornalista approvato dal Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti il 27 gennaio 2016

Quelle norme di Legge professionale sull’informazione che il suo addetto stampa, affacciandosi alla “ringhiera” del lungomare (per fortuna senza lanciarsi al di sotto ! ) continua a non rispettare. Romandini scrive di “sedicenti testate giornalistiche.” riferendosi chiaramente a noi che siamo l’unico giornale ad esserci occupato giornalisticamente e documentalmente di lui e delle sue false dichiarazioni, e lo fa ignorando da perfetto “IGNORANTE” (questa volta in materia di informazione) che il Corriere del Giorno è un quotidiano online regolarmente registrato ed autorizzato dal Tribunale di Roma, e la nostra società editrice è sottoposta periodicamente ai controlli e revisioni previste per Legge dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Non siamo un giornaletto online, come quello al suo servizio permanente effettivo per qualche centinaio di euro,  che gli fa da “ufficio stampa” e  che viene edito da un’associazione di promozione sociale…. i cui soci fondatori sopravvivono con i soldi della cassa integrazione giornalistica e delle varie “markette” professionali e pubblicitarie.

E pensare che Romandini ha persino il coraggio…. di atteggiarsi a paladino della “legalità” !