LA CASSAZIONE CONFERMA LA DECISIONE DEL RIESAME DI LECCE. IL CLAN CICALA NON E’ ASSOCIAZIONE MAFIOSA. MA SOLO A DELINQUERE…

LA CASSAZIONE CONFERMA LA DECISIONE DEL RIESAME DI LECCE. IL CLAN CICALA NON E’ ASSOCIAZIONE MAFIOSA. MA SOLO A DELINQUERE…

A questo punto bisognerà attendere la richiesta di giudizio da parte della Procura e successivamente se la difesa di Cicala e degli altri indagati opteranno per il rito abbreviato (che riduce di 1/3 la pena) o decideranno di affrontare il processo ordinario, considerato che proprio Cicala per ottenere gli arresti domiciliari ha ammesso al pm De Nozza alcune proprie responsabilità

di REDAZIONE CRONACHE

Dopo una lunga discussione, ed una “pesante” arringa della Procura Generale della Cassazione che chiedeva l’annullamento della decisione del Tribunale del Riesame di Lecce, che aveva escluso l’ associazione mafiosa nei confronti del “clan Cicala” e del suo capo Michele Cicala, dinnanzi alla Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione,  hanno prevalso le tesi difensive degli avvocati Salvatore Maggio ed Emidio Attavilla del foro di Taranto ed Armando Veneto del foro di Palmi sul ricorso presentato dal pm dr. Milto Stefano De Nozza della Procura Distrettuale Antimafia di Lecce.

il pluripregiudicato tarantino Michele Cicala

Il Procuratore Generale della Cassazione nel corso del suo intervento durato circa un ‘ora ha sostenuto l’assoluta fondatezza della sussistenza dell’associazione mafiosa, evidenziando alcuni aspetti emersi a seguito delle investigazioni e diverse intercettazioni ambientali, da cui a suo parere è possibile delineare gli elementi tipici di una associazione mafiosa ed in particolar modo il controllo del territorio e lo stato di intimazione, insistendo pertanto per la fondatezza del ricorso e chiedendo in conclusione l’annullamento con rinvio ad altra sezione del Tribunale del Riesame di Lecce della ordinanza impugnata.

L’inchiesta “Mafia Petroli” condotta dalla DDA di Lecce e di Potenza, con l’ausilio investigativo dei carabinieri in Campania e della Guardia di Finanza a Taranto, coinvolge 42 imputati, per una presunta associazione mafiosa finalizzata alla operazione di frodi fiscali, riciclaggio e interposizione fittizia di beni. Ben 25 dei 42 imputati sono tarantini legati al clan Cicala, molti dei quali pregiudicati ben noti alla giustizia.

La Suprema Corte nella tarda serata di giovedì ha accolto le tesi difensive e ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pubblico ministero Dr Milto Stefano De Nozza.

Ma oggi c’è stato un colpo di scena da parte del pm De Nozza che neanche i difensori di Cicala hanno ancora bene interpretato . Infatti giovedì sera il pubblico ministero ha presentato una richiesta di revoca della misura cautelare nei confronti di Michele Cicala e di Antonio ed Alfonso Siano, i cui termini di carcerazione cautelare sarebbero scaduti il prossimo 11 ottobre 2021.

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Sulla base di queste motivazioni il pm De Nozza a norma dell’art. 299, comma 3, del c.p.p. ha chiesto “che sia revocata la predetta ordinanza di custodia cautelare personale con conseguente scarcerazione totale di Michele Cicala, Antonio ed Alfonso Siano. Una richiesta che il Gip dr. Michele Toriello, noto per il suo “garantismo” processuale, ha condiviso integralmente le considerazioni del pubblico ministero istante, “revocando la misura cautelare degli arresti domiciliari in atto nei confronti di Cicala Michele, Siano Antonio e Siano Alfonso, disponendo che gli stessi siano immediatamente rimessi in libertà, se non detenuti per altra causa”. Atto che è stato depositato in cancelleria oggi.

il sostituto procuratore Dr Milto Stefano De Nozza della D.D.A. di Lecce

Il pm De Nozza in suo atto al Giudice per le Indagini preliminari di Lecce ha esposto “che nel corso delle udienze tenutesi il I 9 luglio 2021 ed il 7 settembre 2021” ha depositato documentazione “che ha comportato la modifica di alcuni capi di imputazione“, valutando che che i difensori di Michele Cicala “hanno depositato copiosa documentazione riguardante la posizione del proprio assistito” e che “la citata documentazione attiene ai capi di provvisoria incolpazione che riguardano anche i fratelli SIANO Antonio e SIANO Alfonso“, ritenendo che l’analisi della documentazione “sarà doverosamente oggetto di “riscontro da parte di questo Ufficio e che tale attività si protrarrà, presumibilmente, ben oltre i termini di I” fase della custodia cautelare“.

A questo punto bisognerà attendere la richiesta di giudizio da parte della Procura e successivamente se la difesa di Cicala e degli altri indagati opteranno per il rito abbreviato (che riduce di 1/3 la pena) o decideranno di affrontare il processo ordinario, considerato che proprio Cicala per ottenere gli arresti domiciliari ha ammesso al pm De Nozza alcune proprie responsabilità.

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