La Cassazione conferma la condanna: ora Denis Verdini rischia il carcere

La Cassazione conferma la condanna: ora Denis Verdini   rischia il carcere

L’ex parlamentare potrebbe finire in cella almeno per i prossimi mesi, in quanto compie 70 anni l’8 maggio 2021, e da quel giorno potrà chiedere di scontare la condanna agli arresti domiciliari. A dare il via all’indagine fu la relazione dei commissari di Bankitalia che avevano portato alla luce gravissime criticità denunciandole : il Credito Cooperativo Fiorentino venne commissariato nel 2010, e successivamente dichiarato insolvente, venendo assorbito da Chianti Banca

di REDAZIONE CRONACHE

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Denis Verdini, fiorentino, ex senatore di Forza Italia, ed attuale “suocero” e consulente “ombra” di Matteo Salvini, per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, ed adesso rischia di finire in carcere. La sentenza è arrivata davanti alla Cassazione dopo due rinvii dell’udienza a causa dell’emergenza coronavirus, l’udienza inizialmente prevista per lo scorso marzo, era prima slittata al 17 luglio e successivamente con un nuovo rinvio disposto per poter discutere, che ha portato alla sentenza odierna.

In appello l’ex parlamentare forzista era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione. Dichiarata la prescrizione, come richiesto anche dalla Procura Generale, per i reati di truffa relativi ai contributi all’editoria degli anni 2010-11. 

Adesso per colpa dell’età si apriranno le porte del carcere per l’inventore di Ala, il gruppo parlamentare nato al Senato a suo tempo per sostenere il Governo Renzi. Infatti Verdini compirà 70 anni, limite d’età che gli consentirebbe di scontare la pena agli arresti domiciliari, solo l’8 maggio del 2021. Quindi l’ex senatore finirà in carcere almeno fino a maggio, in quanto la condanna a 6 anni e mezzo, lo escludono dalle norme per abbassare la pressione nelle carceri e combattere il contagio del coronavirus. Infatti solo i detenuti con un residuo di pena da scontare inferiore ai 18 mesi possono chiedere di scontare la pena ai domiciliari.

Secondo l’accusa Verdini attraverso numerose operazioni ritenute “anomale”, avrebbe provocato il dissesto dell’istituto di credito , con una gestione “ambiziosa quanto imprudente” e in particolare con una pioggia di finanziamenti nel settore edile (oltre il 52% del credito), prevalentemente nei confronti di società del Gruppo BTP facente capo agli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei entrami condannati in appello.

A dare il via all’indagine fu la relazione dei commissari di Bankitalia che avevano portato alla luce gravissime criticità denunciandole : il Credito Cooperativo Fiorentino venne commissariato nel 2010, e successivamente dichiarato insolvente, venendo assorbito da Chianti Banca. Sempre per il dissesto dell’ex Credito Cooperativo Fiorentino erano stati condannati in appello a 3 anni e 4 mesi Monica Manescalchi e Leonardo Rossi, mentre Pietro Italo Biagini ex direttore generale della banca insieme a numerosi membri del consiglio di amministrazione e revisori dei conti, avevano preferito patteggiare la pena.

L’inchiesta è stata portata avanti dal Ros dei Carabinieri coordinata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai pm Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini.

Per la truffa alla Presidenza del consiglio per i fondi per l’editoria ( che coinvolgeva il quotidiano IL GIORNALE di Firenze) erano stati condannati Massimo Parisi ex amministratore delegato della società editrice ed ex deputato di Ala ad 1 anno, l’ex presidente della Ste Girolamo Strozzi Majorca a 8 mesi e 15 giorni e il manager Pierluigi Picerno a 9 mesi e 15 giorni.

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