In vigore la legge sui risarcimenti ai detenuti: otto euro per ogni giorno passato in una cella

In vigore la legge sui risarcimenti ai detenuti: otto euro per ogni giorno passato in una cella

Da oggi è in vigore  la legge 117/2014 che regola i risarcimenti compensativi ai detenuti incarcerati in condizioni «inumane» cioè le celle sovraffollate, in cui i detenuti meno di 3mq a disposizione. La nuova Legge vuole essere  uno dei cardini normativi con cui l’Italia intende replicare alla censura del Consiglio d’Europa per la contestazione della violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La legge di conversione del decreto 92/2014 approvata definitivamente con voto di fiducia al Senato il 2 agosto scorso prevede risarcimenti, in denaro o attraverso sconti di pena, una stretta sulle misure cautelari, novità sulla detenzione minorile e più agenti di polizia penitenziaria.

8 euro per ogni giorno di detenzione «inumana»

 La principale misura compensativa introdotta dal decreto messo a punto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri,  ed approvato dal Consiglio dei Ministri del 20 giugno, riconosce 8 euro, da chiedere entro 6 mesi dalla fine della carcerazione, per ogni giorno passato in cella in condizioni “disumane“. Nel caso in cui pena è ancora da espiare, è previsto uno “sconto” di un giorno ogni dieci in cui è stato violato il diritto a uno spazio “umano”. Stimando circa 3.100 gli attuali ricorsi pendenti a Strasburgo, per una media di 540 giorni medi di violazione, la Legge stanzia 20 milioni di euro da qui al 2016 per risarcimenti e spese legali.

Stretta sul carcere preventivo 

Nella Legge è prevista una stretta sul carcere preventivo, con il divieto di applicare la custodia cautelare in carcere (e l’obbligo di utilizzare solo gli arresti domiciliari) se il giudice prevede che, alla fine del processo, la pena irrogata non sarà superiore ai tre anni. Contro il rischio di rimettere in libertà molti condannati per reati di particolare allarme sociale, come lo stalking, furti in abitazione, piccole rapine e i maltrattamenti in famiglia,  che è stato paventato soprattutto dai magistrati e dalla Lega, la versione definitiva dal decreto ha introdotto diversi paletti, grazie ai quali la custodia in carcere sarà comunque sempre possibile per reati gravi e di allarme sociale fra cui associazione mafiosa e terrorismo, violenza sessuale, maltrattamenti, stalking, furto in abitazione e scippi.

Aumenta l’organico della Polizia penitenziaria 

Analogo discorso nel caso in cui  vengono violate le prescrizioni di una misura cautelare o il divieto di allontanamento (in caso di arresti domiciliari). Previsto l’arresto cautelare in carcere anche nel caso in cui l’imputato è senza fissa dimora, cioè senza un abitazione presso la quale poter scontare i domiciliari. Ribadito il divieto assoluto di carcere preventivo e domiciliari nei processi destinati a chiudersi con sospensione condizionale della pena,  la cui norma era già esistente. Il decreto incrementa anche gli organici della polizia penitenziaria e i benefici per i minori in carcere, che compiuti i 18 anni potranno espiare nelle strutture dei servizi minorili le pene per reati commessi da minorenni, fino al compimento dei 24 anni anziché  degli attuali 21.

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