Il Presidente Mattarella alla seduta straordinaria del “plenum” del Consiglio Superiore della Magistratura

Il Presidente Mattarella alla seduta straordinaria del “plenum” del Consiglio Superiore della Magistratura

All’ordine del giorno della seduta straordinaria del Plenum, l’  “Esame dello stato dei rapporti di collaborazione tra il Ministro della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura”. Il neo-Ministro Guardasigilli nel corso del suo intervento  ha ribadito che “come previsto nel contratto di governo  faremo una legge per impedire che un magistrato che abbia svolto incarichi politici elettivi possa tornare a svolgere il ruolo di magistrato inquirente o giudicante. L’intervento del Capo dello Stato e del Ministro di Giustizia Buonafede.

ROMA – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto, a Palazzo dei Marescialli, la seduta straordinaria dell’Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura, con la partecipazione del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ai sensi dell’articolo 5 del Regolamento Interno. All’ordine del giorno della seduta straordinaria del Plenum, l’  “Esame dello stato dei rapporti di collaborazione tra il Ministro della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura”.

Il capo dello Stato dopo aver rivolto un saluto molto cordiale al Ministro della Giustizia, al Vice Presidente, a tutti i Consiglieri e a quanti collaborano con il Consiglio e con i suoi componenti, ha rivolto un augurio di buon lavoro al Ministro Guardasigilli , che da poco è stato chiamato a questa alta responsabilità, ha detto:  “Ringrazio il Vice Presidente e l’intero Consiglio per aver promosso opportunamente questa seduta, e anche per rappresentare l’intenso impegno profuso nel corso di questo quadriennio da parte sia del Consiglio Superiore, sia del Ministero della giustizia per assicurare il buon funzionamento degli uffici giudiziari. Del resto, come è stato più volte ricordato durante questa seduta, è la Costituzione a richiedere che il Consiglio Superiore e il Ministro operino nel rispetto delle rispettive competenze con leale collaborazione istituzionale”.

“In questa prospettiva  si percepisce appieno il significato della disposizione contenuta nella legge n.195 del 1958, in base alla quale – come ha ricordato Mattarella – il Consiglio può fare proposte al Ministro su tutte le materie che riguardano l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, nonché dare pareri sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto attinente a queste materie. In questa disposizione, puntualmente applicata nel corso degli anni, è possibile cogliere la sintesi dell’essenza dei rapporti tra l’organo di governo autonomo della magistratura e il guardasigilli: rapporti che devono essere connotati da un dialogo autentico, sincero, franco e, al contempo, rispettoso delle rispettive attribuzioni”

” Il quadriennio che sta per concludersi, ma che vede il Consiglio continuare tuttora la sua attività nello svolgimento pieno delle sue funzioni – ha aggiunto il Presidente della Repubblica – si è distinto, tra l’altro, per le risoluzioni significative adottate dal Consiglio per indirizzare l’attività dei dirigenti e per diffondere le buone prassi, censite su tutto il territorio nazionale, su varie tematiche utili al miglior esercizio della funzione giudiziaria, al fine di favorirne l’applicazione in tutti gli uffici. L’attenzione agli aspetti organizzativi dell’amministrazione della giustizia mette in evidenza come sia possibile realizzare incisive innovazioni utilizzando gli strumenti normativi vigenti, nella consapevolezza che gli interventi di riforma, di competenza del legislatore, per essere realmente efficaci devono essere attuati con lungimiranza, senza essere determinati da situazioni di emergenza“.

“In questa direzione, il Ministro della giustizia ha sempre offerto, con grande disponibilità e impegno – ha continuato Mattarella – il suo costruttivo contributo e sono certo che questo si esprimerà anche nei prossimi anni, nell’interesse generale del nostro Paese. L’attività svolta dal Consiglio Superiore della Magistratura, in tema di organizzazione, si è distinta anche per l’attitudine, che l’organo di governo autonomo ha avuto, di coinvolgere tutti gli operatori del settore, a cominciare dall’avvocatura, impegnata nella tutela dell’inviolabile diritto di difesa.

“È il dialogo a costituire la cifra distintiva delle scelte compiute dal CSM – ha proseguito il Capo dello Stato – dialogo che contraddistingue il buon rapporto istituzionale perché, in realtà, la ricerca di punti di convergenza agevola l’individuazione di soluzioni efficaci. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, e come tanti hanno ricordato più volte, il Paese ci chiede un’amministrazione della giustizia efficiente, che dia peso sempre maggiore alla sua autorevolezza, preservando e consolidando così l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati. È evidente che il Consiglio si muove anche in questa prospettiva”.

“Vorrei sottolineare, comunque – ha concluso il presidente Mattarella che questa attenzione all’organizzazione non deve tradursi in un asservimento della giustizia all’organizzazione stessa. Resta uno strumento prezioso, ma non può costituire la vera finalità, la quale – va sempre rammentato – è la tutela dei diritti. L’attività sulla quale il CSM e il Ministro della giustizia dovranno continuare a confrontarsi coraggiosamente, anche in futuro, sarà certamente volta alla qualità della risposta di giustizia in tempi ragionevoli, avendo di mira obiettivi funzionali e duraturi, senza farsi guidare da pregiudizi, né dalla ricerca di consensi effimeri. Sono certo che il Ministro della giustizia e il Consiglio Superiore sapranno affrontare i problemi della giustizia – i rilevanti problemi della giustizia – ricercando, con spirito di collaborazione, le soluzioni migliori nell’interesse della nostra comunità nazionale e dei nostri concittadini

Il neo-Ministro Guardasigilli nel corso del suo intervento  ha ribadito che “come previsto nel contratto di governo  faremo una legge per impedire che un magistrato che abbia svolto incarichi politici elettivi possa tornare a svolgere il ruolo di magistrato inquirente o giudicante. Dobbiamo garantire un maggiore consolidamento dei principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura” aggiungendo che “ho voluto inoltre citare le parole del Presidente della Repubblica. Parole che sono ben impresse nella mia mente “Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.”

Parole che secondo il ministro Bonafede “lanciano un monito molto ambizioso che, come ministro della Giustizia, intendo raccogliere e portare avanti a livello nazionale ed internazionale nello spirito di forte legalità di cui sono impregnate, grazie alla nostra amata Costituzione, le stesse radici culturali della nostra democrazia“.

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