IL CSM ESPELLE DALLA MAGISTRATURA IL GIP DE BENEDICTIS CHE SI ERA DIMESSO

IL CSM ESPELLE DALLA MAGISTRATURA IL GIP DE BENEDICTIS CHE SI ERA DIMESSO

L’accettazione da parte del Csm delle dimissioni di De Benedictis determinerà un beneficio erariale per lo Stato, in quanto l’assegno non sarà più versato e la pensione arriverà soltanto quando l’ex giudice raggiungerà l’anzianità pensionistica prevista.

di REDAZIONE POLITICA

Giuseppe De Benedictis, l’ex gip di Bari arrestato ad aprile per corruzione in atti giudiziari e detenzione di un arsenale da guerra, da oggi non è più un magistrato. Lo ha deciso il plenum del Csm, a maggioranza con 8 astensioni, dopo che la quarta commissione del Consiglio superiore della magistratura aveva accolto la sua richiesta di dimissioni, nonostante un procedimento disciplinare pendente a suo carico , considerando l’ “evidente e primario interesse dell’amministrazione a far cessare il rapporto di servizio con una persona la cui presenza nell’ordine giudiziario compromette in modo significativo il prestigio dell’ordine stesso“.

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I fatti dei quali è accusato De Benedictis dalla Procura di Lecce, secondo i consiglieri del Csm sono talmente gravi da esercitare un veloce allontanamento dalla magistratura nonostante la ritualità prevederebbe che la decisione venga adottata soltanto all’esito dei procedimenti penale e di quello disciplinare. Ma in questo caso è stato proprio l’ormai ex-magistrato De Benedictis a decidere di lasciare la magistratura, subito dopo che lo scorso 9 aprile i militari del Nucleo investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bari lo avevano fermato fuori dallo studio dell’avvocato Giancarlo Chiariello, con in tasca 5mila 500 euro .

A seguito della perquisizione effettuata nella sua abitazione di Molfetta erano stati scoperti ben 57mila 700 euro in contanti occultati dietro delle prese elettriche. De Benedictis in una conversazione telefonica intercettata lo stesso 9 aprile mentre parlava con un amico di Altamura diceva: “Chiariello stava puntato, mi sono dimesso per evitare il carcere, speriamo che mi diano i domiciliari” .

Le sue dimissioni non bastarono a sfuggire alla custodia cautelare che venne trasformata a luglio in arresti domiciliari per la corruzione ma non per il possesso del più consistente deposito di armi mai rinvenuto dall’ Autorità Giudiziaria, come affermò il procuratore capo della Procura di Lecce dr. Leone de Castris, né l’avvio del procedimento disciplinare, che era stato avviato lo scorso 14 aprile congiuntamente dalla Procura Generale della Cassazione e dal Ministero della Giustizia e il 14 aprile, a seguito della notizia proveniente dalla procura di Lecce dell’arresto e della successiva perquisizione.

Giuseppe De Benedictis, l’ ex gip del Tribunale di Bari, espulso dalla magistratura

Il Csm aveva disposto a seguito dell’ordinanza cautelare, come di prassi, la sospensione cautelare dalle funzioni del De Benedictis e dallo stipendio collocandolo fuori organico. La stessa azione disciplinare è stata poi replicata per la questione delle armi nascoste nella masseria di Andria di un suo amico e sodale.

La presenza della richiesta di dimissioni del De Benedictis, continuava ad incombere assieme tutte le conseguenze collegate e di cui l’ ex-magistrato era perfettamente a conoscenza, come si evinceva dalle conversazioni telefoniche intercettate, in cui diceva ad un amico : “Il problema è che io adesso ho 38 anni di contributi , ma ce ne vogliono 43 per prendere la pensione e non li posso neanche pagare io perché è proibito ai dipendenti pubblici, quindi devo trovare un altro lavoro che mi fa cinque anni di contributi“.

Nei calcoli effettuati fatti dai magistrati componenti della IVa Commissione del Csm hanno influito però anche altre valutazioni, e cioè la circostanza che l’accettazione delle dimissioni di De Benedictis non fa decadere l’interesse del Csm a portare avanti il procedimento disciplinare, in considerazione che quanto accaduto, scrivono “ha causato un rilevante danno all’immagine e al prestigio della magistratura (visto anche il significativo clamore mediatico)”. Ma anche l’evidenza che De Benedictis percepisce attualmente dal Ministero di Giustizia l’assegno alimentare previsto per non lasciare i magistrati sospesi privi di sostentamento, e che, in caso di assoluzione (circostanza possibile, ma quasi irreale sulla base delle evidenze probatorie degli inquirenti) avrebbe potuto chiedere gli arretrati e l’adeguamento della pensione.

La Quarta commissione ha evidenziato questa situazione, come si legge nel documento che il CORRIERE DEL GIORNO pubblica in esclusiva : ” De Benedictis non potrà accedere al trattamento pensionistico, non avendo maturato i prescritti requisiti né per limiti di età ( 70 anni, e lui ne ha 59) né per anzianità di servizio, che per gli uomini corrisponde a 43 anni di contributi e lui ne ha 36“.

L’accettazione da parte del Csm delle dimissioni di De Benedictis, secondo il Csmdeterminerà un beneficio erariale per lo Stato“, in quanto l’assegno non sarà più versato e la pensione arriverà soltanto quando l’ex giudice raggiungerà l’anzianita pensionistica prevista.

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