Il Consiglio di Stato, con due differenti sentenze, ha azzerato i vertici della Suprema Corte di Cassazione.

Il Consiglio di Stato, con due differenti sentenze, ha azzerato i vertici della Suprema Corte di Cassazione.

Ennesimo terremoto sui vertici giudiziari italiani dopo la revoca della nomina di Michele Prestipino a procuratore di Roma: Il Con siglio di Stato ha azzerato le precedenti sentenze del Tar che avevano respinto i ricorsi di Angelo Spirito, concorrente sconfitto a entrambi gli incarichi direttivi. La patata bollente ritorna al Csm, che dovrà riaprire la procedura di nomina: l’organo in teoria potrebbe ripetere le stesse scelte, ma per farlo sarà necessaria una diversa motivazione. Avrà il coraggio di perdere ulteriore credibilità ?

di Redazione Politica

Ancora una volta Palazzo Spada manda all’aria le logiche correntizie e spartitorie del Csm, accogliendo il ricorso presentato dal magistrato Angelo Spirito, e dichiarato illegittime le nomine, votate dal plenum del Csm nel 2020 , in favore dell’attuale presidente della Suprema Corte Pietro Curzio e del presidente aggiunto Margherita Cassano. Il Consiglio di Stato , che è il massimo organo giudicante in materia amministrativa, ha ribaltato la precedente sentenza del Tar del Lazio che, invece, aveva confermato le nomine e respinto il ricorso. Due sentenze “gemelle” che ha causato un vero e proprio terremoto a “Palazzaccio“, sede della Corte di Cassazione, anche a Palazzo dei Marescialli sede del Csm. Quest’altra bocciatura contribuisce ad alimentare ulteriore discredito ed un corto circuito istituzionale senza termine: la prossima settimana incredibilmente il primo presidente della Cassazione Curzio (di fatto illegittimo in questo momento) dovrà svolgere il suo intervento di apertura dell’anno giudiziario, un appuntamento solenne che di fatto viene depotenziato da questo annullamento. Una sovrapposizione di ruoli che rischia di delegittimare definitivamente il sistema giudiziario che ha perso ormai ogni credibilità ed autorevolezza.

Per quanto riguarda le obiezioni alle nomine di Curzio e Cassano avanzate nei due ricorsi, patrocinati dal professor Franco Gaetano Scoca difensore del magistrato Angelo Spirito, presidente della terza Sezione civile della Suprema Corte, contro le delibere votate dal Csm nel luglio 2020 – con le quali dopo il “caso Palamara” e lo scandalo che aveva travolto il Csm, vennero rinnovati i vertici della Suprema Corte – viene fortemente criticata la sopravvalutazione delle esperienze professionali di Curzio” e la “prevalenza” dei ‘meriti’ riconosciuti alla Cassano. Una decisione quella del Consiglio di Stato che rende sempre più evidente un mondo quella della magistratura dilaniato, privo di alcuna credibilità, che ancora fatica a riprendersi dagli scandali e dai contrasti interni fra le varie correnti che l’hanno travolto negli ultimi tre anni.

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In particolare, nel ricorso contro la nomina della Cassano a presidente aggiunto della Suprema Corte, è stato contestato il “peso” conferito “alla sua esperienza di componente del Csm“, a fronte della “netta esperienza quantitativo-temporale” dell’impegno svolto da Spirito in possesso della qualifica e competenza di presidente di sezione da 20 anni, a fronte dei 13 della Cassano e che è stato componente delle Sezioni Unite per 8 anni contro i 5 della collega. In pratica secondo gli ermellini di Palazzo Spada è stato dato troppo valore anche al fatto che Cassano è stata Presidente della Corte di Appello di Firenze senza considerare che Spirito aveva una ben più lunga e specifica esperienza di alto magistrato “dirigente” della Corte di Cassazione.

“Palazzaccio” sede della Suprema Corte di Cassazione

Dopo l’annullamento senza rinvio da parte del Consiglio di Stato, delle delibere con le quali il Csm nel luglio 2020 aveva designato i nuovi vertici della Cassazione – Pietro Curzio, primo presidente, e Margherita Cassano, presidente aggiunto, prima donna ad arrivare così il alto – adesso la ‘palla’ passa di nuovo al Consiglio superiore della magistratura che ha diverse opzioni, compreso quello di riadottare gli stessi provvedimenti ma con diverse motivazioni. “Il Csm potrebbe riadottare gli stessi provvedimenti cambiando le motivazioni, ma non è una strada facile dal momento che il Consiglio di Stato ha ribaltato tutta l’impostazione delle due delibere di Palazzo dei Marescialli“, spiega il professor Franco Gaetano Scoca, il legale amministrativista che ha scritto e patrocinato il ricorso contro le nomine dei vertici della Suprema Corte su mandato del magistrato di Cassazione Angelo Spirito che ritiene non siano stati rispettati i criteri per salire a incarichi così prestigiosi. Entrambi i magistrati rimossi dal Consiglio di Stato sono iscritti ad una “corrente”: Pietro Curzio è membro di Magistratura democratica (la sigla di sinistra), Margherita Cassano è di Magistratura indipendente (il gruppo conservatore).

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Il collegio della quinta sezione di Palazzo Spada nella sentenza sulla nomina di Curzio, ha ritenuto “palese la (consistentemaggior esperienza del dott. Spirito” sul parametro dell’”adeguato periodo di permanenza nelle funzioni di legittimità”, in quanto al momento della nomina il ricorrente Spirito lavorava in Cassazione “da quasi venticinque anni”, “dal 2016 anche con funzioni direttive”, mentre l’attuale primo presidente Curzio solo “da circa tredici anni”. Lo stesso vale per il parametro della “partecipazione alle Sezioni Unite”, in quanto Spirito ne ha fatto parte “dal 2008 al 2016 (periodo nel corso del quale ha steso ben 172 sentenze, dalle quali risultano estratte 103 massime) e quindi dal 2018 quale Presidente titolare”, mentre Curzio è componente soltanto dal 2014. 

“Conoscendo il modo di operare del Csm faranno di tutto – aggiunge, critico, il professor Scocaperchè a seguito della decisione del Consiglio di Stato non succeda niente. Il Csm potrebbe fare ricorso in Cassazione, davanti alle Sezioni Unite civili, al solo fine di perdere tempo, dato che il ricorso è ammesso solo per contestare la giurisdizione, ma è indubbio che siamo nel campo amministrativo. Facendo ricorso alle Sezioni Unite, la sentenza non passa in giudicato. Poi nel frattempo tutti vanno in pensione, e lì finisce!“.

“Il Csm però potrebbe anche abbandonare questi due ‘candidati’ e prendere in considerazione altri aventi diritto”, aggiunge il professor Scoca completando lo scenario delle ipotesi di quel che potrà accadere, ma non crede a questa ipotesi. “La verità è che il Csm fa quello che vuole e procede a fare le nomine non in base ai criteri fissati nelle circolari dallo stesso Consiglio superiore della magistratura, ma in relazione alle richieste che gli provengono dalle correnti. Come si fa a non dargli ragione ?

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