GIUSTIZIA. COSA PREVEDE LA RIFORMA CARTABIA DEL PROCESSO PENALE : DALLA PRESCRIZIONE ALLE PENE ALTERNATIVE

GIUSTIZIA. COSA PREVEDE LA RIFORMA CARTABIA DEL PROCESSO PENALE : DALLA PRESCRIZIONE ALLE PENE ALTERNATIVE

di REDAZIONE POLITICA

Dopo una giornata abbastanza difficile e complicata nel corso della quale si è rischiato la rottura con il Movimento 5 stelle sulla prescrizione, è arrivato ieri sera verso le 20.30 il semaforo verde del Consiglio dei ministri alla riforma del processo penale. Andiamo a vedere cosa prevedono i punti principali contenuti negli emendamenti presentati dalla ministra Cartabia e passati all’unanimità . Sì alla nuova prescrizione, con qualche modifica rispetto allo schema inizialmente voluto dalla ministra Cartabia. Stretta sui tempi delle indagini preliminari e sul rinvio a giudizio. Un incentivo della giustizia riparativa e delle pene alternative, ma anche criteri chiari per le priorità della trattazione delle inchieste che, però, non saranno stabiliti dal Parlamento.

Rinvio a giudizio: a processo solo se si prevede la condanna

La richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero — e la conseguente decisione del giudice dell’udienza preliminare — dovrà avvenire sulla base di una “ragionevole previsione di condanna” dell’imputato, e non più, come ora, quando ci sono elementi che consentono di sostenere l’accusa in giudizio. Questa modifica viene introdotta sulla base di una quota di assoluzioni in primo grado considerata molto alta: circa il 40% dei processi finisce con l’assoluzione degli imputati. Inoltre, a fronte di uno scarno 10% di proscioglimenti durante l’udienza preliminare, si propone di limitare quell’udienza filtro a reati di particolare gravità, aumentando le ipotesi di citazione diretta a giudizio. I tempi dell’indagine preliminare vengono rimodulati sulla base della gravità dei reati, e in caso di stallo il gip può chiedere al pm di prendere una decisione.

il ministro Guardasigilli Marta Cartabia

Per ridurre la durata dei tempi dei processi, viene aumentata la possibilità di ricorrere a riti speciali o alternativi. Si prevede che il patteggiamento allargato a pene detentive superiori a 2 anni venga esteso alle pene accessorie e alla loro durata, nonché alle confische facoltative, al loro oggetto ed ammontare. La riduzione di pena (attualmente di un terzo) per chi sceglie il giudizio abbreviato viene applicata per un ulteriore sesto soltanto se l’imputato rinuncia all’impugnazione della sentenza.

Nel caso del cambiamento di uno o più giudici di un collegio, le testimonianze videoregistrate non dovranno essere ripetute, se non per specifiche esigenze. La digitalizzazione del processo viene incentivata sulla base di quanto già accade nel processo civile, ad esempio introducendo la possibilità del deposito degli atti e le notificazioni per via telematica, per garantire una ulteriore accelerazione dei tempi.

La prescrizione, cioè sulla fine del processo per tempi troppo lunghi si è consumato lo scontro principale, che ha visto il Movimento 5 stelle arroccato che ha cercato di impedire il superamento della legge Bonafede. La norma di Legge, attualmente vigente, prevedeva lo stop secco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, cioè in pratica dopo il primo giudizio, non sussistevano ulteriore termini per fare morire il processo, che potenzialmente avrebbero potuto essere anche infiniti.

Lo schema che la ministra Cartabia ha proposto al Consiglio dei Ministri è invece diverso: la prescrizione del reato si ferma, sì, dopo il giudizio di primo grado, come voleva il suo predecessore, ma è stata introdotta una novità, e cioè che il giudizio di appello dovrà durare al massimo due anni e quello in Cassazione al massimo uno. Pena l’improcedibilità.

In pratica se si sforano i due anni per il giudizio di secondo grado ed i successivi 12 mesi per la Cassazione, il processo finisce. Uno schema in cui erano state già introdotte alcune eccezioni, che avevano irrigidito la delegazione grillina al Governo : per i reati puniti con l’ergastolo l’improcedibilità non scatta. Per i reati più gravi , cioè quelli che non prevedono il fine pena mai, come ad esempio l’associazione a delinquere, l’estorsione o l’omicidio non aggravato, sono previsti tempi più lunghi. Tre anni per finire l’appello, uno e mezzo per la Cassazione.

Ma questa lista di eccezioni stilata dalla Guardasigilli Cartabia non bastava ai grillini, che hanno chiesto di allungarla e ottenuto un confronto che ha fatto tardare il consiglio dei ministri di due ore . In base a questa mediazione, dunque, anche per i reati contro la pubblica amministrazione, come la corruzione o la concussione, prima di essere dichiarati improcedibili potranno avere un giudizio d’appello lungo fino a tre anni . Un anno e mezzo, in Cassazione.

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