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28 Gennaio 2026 19:37

Elezioni: a maggio e giugno si vota per comunali e referendum

Il dl elezioni contiene anche novità per i fuorisede

Via libera all’election day, da parte del Consiglio dei ministri. Il decreto elezioni varato dal governo consentirà, già a partire dalle prossime amministrative, il voto in due giorni: domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Per il primo turno delle comunali sono state individuate come date il 25 e 26 maggio, mentre i ballottaggi si svolgeranno l’8 e 9 giugno insieme ai referendum (quattro quesiti sul lavoro, promossi dalla Cgil, e un quesito sulla cittadinanza). La data del primo turno delle amministrative sarà fissata con un decreto del ministro dell’Interno, atteso entro il 31 marzo; l’abbinamento del referendum al ballottaggio, invece, sarà oggetto di un decreto del Presidente della Repubblica.

Le novità per i fuorisede

Il dl elezioni contiene novità per i fuorisede: come richiesto dai promotori dei referendum, il governo ha inserito nel provvedimento una norma per favorire la partecipazione al voto di chi si trova temporaneamente lontano dal proprio comune di residenza. Gli elettori domiciliati per almeno tre mesi in una provincia diversa per motivi di studio, lavoro o cure mediche potranno esercitare il diritto di voto nel comune in cui si trovano: la richiesta dovrà pervenire entro 35 giorni prima della data della consultazione.

L’election day non piace ai promotori del referendum

La scelta dell’8-9 giugno per l’election day non piace però ai promotori del referendum e alle opposizioni, che accusano il governo di voler ostacolare la partecipazione popolare. L’election day di giugno “dimostra tutta la paura che l’esecutivo ha per il voto”, denuncia Riccardo Magi segretario di Più Europa , presidente del Comitato promotore del referendum sulla cittadinanza: “Tra le due possibilità, è stata scelta quella più sfavorevole alla partecipazione popolare”, attacca il deputato radicale, che aveva chiesto di abbinare il referendum al primo turno delle amministrative, il 25 e 26 maggio. Secondo Magi – che saluta con favore le norme per consentire il voto dei fuorisede – per i promotori dei quesiti “la strada è in salita”: “Abbiamo poco più di 80 giorni per rompere il muro del silenzio”. Lunedì prossimo i promotori dei referendum incontreranno l’ad della Raiper porre la gravissima questione dell’informazione ai cittadini sul referendum”, a partire “dall’informazione che dovrà essere garantita proprio ai lavoratori e agli studenti fuorisede”, aggiunge Magi. Dello stesso tenore le critiche rivolte al governo dal Pd, che parla di “decisione pilatesca, fatta con l’unico obiettivo di affossare la partecipazione popolare“. 

Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti difende la decisione del governo di far celebrare la consultazione referendaria insieme ai ballottaggi delle amministrative, e non al primo turno. Così “è sempre stato”, commenta l’esponente di Fratelli d’Italia, rimarcando come l’affluenza dipenda dai quesiti e non dai giorni: “I temi importanti si affrontano sempre al di là dei giorni” in cui si vota, le parole di Foti.

Le misure contro gli attacchi informatici

Nel decreto approvato in Cdm sono previste anche misure per migliorare la gestione del voto e proteggere il sistema da eventuali attacchi informatici: a tale scopo, il governo ha previsto uno stanziamento di 2,4 milioni di euro per il Sistema Informativo Elettorale (Siel). I fondi, suddivisi in 800mila euro all’anno dal 2025 al 2027, saranno utilizzati per potenziare la sicurezza, acquisire nuovi server e creare un sistema alternativo di trasmissione dati, con hub territoriali in grado di garantire la continuità operativa anche in caso di malfunzionamenti.

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