Ecco perchè diventa sempre più difficile salvare la Gazzetta del Mezzogiorno

Ecco perchè diventa sempre più difficile salvare la Gazzetta del Mezzogiorno

L’ unico vero compito del Tribunale Fallimentare del Tribunale di Bari e dei curatori nominati è quello di tutelare i creditori che avanzano oltre 50 milioni di euro, importo che costituisce la massa fallimentare, così come unico dovere dei curatori è quello di rispettare le procedure previste dal diritto fallimentare, che non prevede ed include il parere dei sindacati.

di ANTONELLO de GENNARO

I lettori di questo giornale che ho la fortuna, il piacere e l’onore di dirigere da oltre 6 anni mi perdoneranno, ma mi tocca soffermarmi a parlare e ragionare pubblicamente sulla crisi che ha portato alla prossima chiusura fissata del quotidiano barese per il prossimo 20 novembre dai curatori del Tribunale di Bari, sezione fallimentare.

La mia analisi, lo confesso è sofferta, perchè io alla Gazzetta del Mezzogiorno ci sono pressochè nato e cresciuto, in quanto mio padre vi è stato a lungo caporedattore della sede di Taranto sotto la direzione “storica” ed autorevole di quel grande giornalista che è stato Oronzo Valentini. Quindi nonostante gli attacchi violenti ricevuti quest’estate dal CdR , le ridicole denunce ricevute da uno squallido personaggio che cerca di usare la propria tessera sindacale come arma (inutile) o causa esimente (per scappare dalle proprie responsabilità penali in Tribunale, che avevano come fine supremo quello di far sequestrare la nostra testata) è doveroso occuparci di raccontare e commentare questa profonda irriversibile crisi aziendale.

I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno nei giorni scorsi hanno manifestato pubblicamente “forti perplessità rispetto all’attuale fase della procedura fallimentare della Edisud spa, società che edita il quotidiano leader di Puglia e Basilicata, di cui è stata recentemente sancita l’interruzione dell’esercizio provvisorio che dal 15 giugno, data della dichiarazione di fallimento, ha garantito la regolare uscita in edicola“. E’ divertente leggere l’autocelebrazione “quotidiano leader” quando non realtà non lo è più da molto tempo, altrimenti non sarebbero falliti.

Sarebbe interessante verificare se i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno sappiano di procedura fallimentare più loro dei curatori fallimentari nominati dal Tribunale. Perchè in questo caso hanno sbagliato mestiere, e spiegherebbe ancora meglio come mai il giornale si è ridotto a vendere qualche migliaio di copie in un bacino di lettori di oltre 7milioni e mezzo di potenziali lettori, cioè i cittadini di Puglia e Basilicata.

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Secondo i giornalisti la sopravvivenza della “Gazzetta” sarebbe legata agli esiti di un bando per l’affitto del ramo di impresa della Edisud che, ad un sommario esame, contiene non solo grossolani refusi e omissioni di documenti fondamentali, ed a loro dire “clausole che non garantiscono – anzi forse scoraggiano – la più ampia partecipazione dei soggetti che pure si sono dichiarati interessati a rilevare la testata”.

A loro dire sarebbe stato previsto dal bando della curatela fallimentare poco tempo disponibile per chi volesse tentare, tramite un accordo con le Rappresentanze Sindacali, di circoscrivere il perimetro del ramo di azienda da affittare, e del mancato accordo tra la curatela Edisud e la curatela della Mediterranea, società proprietaria della testata “La Gazzetta del Mezzogiorno”, essa pure fallita” cioè in poche parole secondo il CdR della Gazzetta i sindacati dovrebbero avere voce in capitolo in una procedura fallimentare. Qualcosa di inaudito !

Ecco quanto costavano i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno
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I giornalisti della GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO sostengono chenon intendono in alcun modo interferire con le prerogative che la Legge Fallimentare affida al Tribunale e agli organi della procedura e sono ben consci che l’obiettivo di una procedura concorsuale è la soddisfazione dei creditori” aggiungendo che hanno tuttavia “l’obbligo di segnalare che dalla procedura sarebbe ragionevole attendersi un esito – quale che sia – capace di garantire la continuità dell’informazione prodotta dalla Gazzetta negli ultimi 133 anni“.

La Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni della Stampa di Puglia e Basilicata “sostengono la protesta della redazione della Gazzetta del Mezzogiorno. Per questo – si legge in una nota – tornano a chiedere chiarezza ai curatori fallimentari. La fine dell’esercizio provvisorio, fissato al 21 novembre prossimo, e il bando per l’affitto della testata rischiano, vista anche l’esiguità del tempo a disposizione, di avere come unico effetto la sospensione sine die delle pubblicazioni del quotidiano” Per il sindacato, si tratterebbe di “un epilogo tragico sotto il profilo occupazionale, che priverebbe l’informazione meridionale di uno storico e autorevole pilastro. In questa fase drammatica tutti devono dimostrare senso di responsabilità. A cominciare dai curatori di Edisud spa e Mediterrenea spa, chiamati a porre le basi per assicurare alla Gazzetta del Mezzogiorno un futuro degno della sua storia e ai lavoratori certezze e garanzie occupazionali. È necessario che tutti si mobilitino“. 

In realtà unico compito del Tribunale è quello di tutelare i creditori che avanzano oltre 50 milioni di euro, importo che costituisce la massa fallimentare, così come unico dovere dei curatori è quello di rispettare le procedure previste dal diritto fallimentare, che non prevede ed include il parere dei sindacati.

Quello che i sindacati non spiegano però nel loro solito inutile comunicato sindacale è chi dovrebbe ripianare le ulteriori perdite maturate nel periodo di esercizio provvisorio.

Noi auguriamo alla storica testata di continuare nella sua attività giornalistica, riuscire a recuperare credibilità attraverso una maggiore diffusione nella vendita di copie in edicole. Anche perchè senza fare del giornalismo di interesse dei lettori, non si va da nessuna parte.

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