E’ morto Carlo Azeglio Ciampi, il presidente “galantuomo”

E’ morto Carlo Azeglio Ciampi, il presidente “galantuomo”

Livornese ed ex-governatore di Bankitalia negli anni Ottanta, il l presidente emerito della Repubblica si è spento a 95 anni. Venne scelto fuori dal Parlamento dai partiti per l’incarico al Quirinale. Prima del 1999, fu presidente del Consiglio dopo le vicende di Tangentopoli

E’ morto questa mattina in una clinica di Roma Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente emerito della Repubblica aveva 95 anni. Recentemente si era sottoposto a un intervento chirurgico.

CdG Ciampi PPBanchiere centrale e uomo politico, Ciampi nasce a Livorno il 9 dicembre 1920. Nel 1941 consegue la laurea in Lettere e il diploma della Scuola Normale di Pisa, poi nel 1946 si laurea anche in Giurisprudenza. A seguire, venne assunto alla Banca d’Italia, dove – inizialmente – presta servizio in alcune filiali, svolgendo attività amministrativa e di ispezione ad aziende di credito.

Nel 1960 viene chiamato all’amministrazione centrale della Banca d’Italia, al Servizio Studi, di cui assume la direzione nel luglio 1970. Segretario generale della Banca d’Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell’ottobre 1979 viene nominato Governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, funzioni che assolve fino al 28 aprile 1993., vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell’ottobre 1979 viene nominato Governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, funzioni che assolve fino al 28 aprile 1993.

Ricopre numerosi incarichi di rilevanza internazionale, tra cui quelli di presidente del Comitato dei governatori della Comunità europea e del Fondo europeo di cooperazione monetaria (nel 1982 e nel 1987); vice presidente della Banca dei regolamenti internazionali (dal 1994 al 1996); presidente del Gruppo consultivo per la competitività in seno alla Commissione europea (dal 1995 al 1996); presidente del comitato interinale del Fondo monetario internazionale (dall’ottobre 1998 al maggio 1999).

Era il 31 dicembre 2005 l’ultimo del suo settennato ai vertici dello Stato, iniziato con il giuramento davanti alle Camere il 18 maggio del 1999, quando Carlo Azeglio Ciampi dagli schermi tv parlava così agli italiani nel tradizionale messaggio di fine anno. Quell’anno la confusione politica era molto diffusa: dopo gli esordi e la prima vittoria di Silvio Berlusconi, il premier è Massimo D’Alema, subentrato al primo governo Prodi durato appena 876 giorni e caduto per un solo voto.

L’essere chiamato a rappresentare l’Italia, a essere garante della sua Costituzione, l’ho vissuto non solo come un altissimo mandato, ma soprattutto come un dovere, una missione – disse Ciampi – Per questo ho voluto abitare, con mia moglie, sin dal primo giorno, nel Quirinale: da sette anni è la mia casa, la casa del presidente della Repubblica, la casa degli italiani“.

Quello di Ciampi fu un discorso non a caso, che per i cittadini rivestiva un significato molto chiaro: l’uomo schivo, eletto plebiscitariamente capo dello Stato, rappresenta il garante delle istituzioni dentro al Quirinale, il padre della patria che ha difeso la Costituzione e tutelato l’unità del Paese in un momento in cui era necessario rassicurare sull’ingresso dell’Italia nella moneta unica, lui che dell’euro è stato uno dei padri nobili.

Nel 1993, dinanzi a un parlamento in parte delegittimato da Tangentopoli e dalle necessità di un risanamento finanziario utile a stabilizzare la lira, Ciampi viene nominato presidente del Consiglio: per la prima volta nella storia della Repubblica, viene formato un governo presieduto da un non parlamentare. E non fu un caso se a Palazzo Chigi venne chiamato un “tecnico” estraneo alla politica, governatore della Banca d’Italia – forse l’unica istituzione in quei momenti a mantenere intatta la credibilità – e noto per le sue doti di moralità.

Dall’aprile 1993 al maggio 1994, Ciampi governa durante una fase di difficile transizione istituzionale ed economica. Il referendum elettorale e la congiuntura sfavorevole caratterizzata da un rallentamento della crescita economica richiedevano, infatti, risposte immediate. Inoltre il governo Ciampi dà avvio alla privatizzazione di numerose imprese pubbliche, ampliando e puntualizzando il quadro di riferimento normativo e realizzando le prime operazioni di dismissione (tra cui quelle, nel settore bancario, del Credito italiano, della Banca commerciale italiana, dell’Imi).

I commenti e ricordi. “L’abbraccio del governo alla signora Franca. E un pensiero grato all’uomo delle istituzioni che ha servito con passione l’Italia #Ciampi“. Il premier Matteo Renzi è il primo a ricordare, su Twitter, al figura di Carlo Azeglio Ciampi, scomparso questa mattina. “Ciampi è stato un grande italiano e un grande europeo“, il ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La stima e la considerazione di cui la sua figura ha goduto e gode in tutto il continente e nel mondo è il giusto tributo a una vita spesa per il bene comune, e costituisce un grande privilegio per l’intero paese“.

Gli italiani non dimenticheranno il presidente Ciampi”, aggiunge Mattarella. “Continueranno ad apprezzarlo, e a considerarlo un esempio di competenza, di dedizione, di generosità, di passione“. “Ha legato il suo nome alla nascita dell’euro, e alla non scontata partecipazione dell’Italia al gruppo di testa. La sua determinazione è diventata un motore trainante per l’intero paese. Ha poi sofferto per le incertezze e le contraddizioni dell’Unione europea, fino alle più recenti difficoltà. Se l’Italia tuttavia ha ancora un ruolo importante da giocare nel continente, e se può, a testa alta, collaborare per costruire il futuro comune, lo deve in buona misura alla passione e alla fede europeistica di uomini come lui“.

Giorgio Napolitano, suo successore al Quirinale, che ricorda l’amicizia e le “lezioni da lui apprese” lo definisce  “una straordinaria figura di italiano e di europeo” scrive  “Ha ridato forza all’idea e ai simboli della patria. E nel sentimento comune degli italiani ha impersonato valori preziosi di probità, integrità morale, talento operoso e multiforme cultura, dedizione alle cause più nobili. Lo ha nello stesso tempo circondato il più grande rispetto e prestigio internazionale, innanzitutto come alfiere della costruzione di un’europa integrata e unita“.

Papa Francesco in un telegramma alla signora Franca ricorda il presidente emerito Ciampi : “Ricoprì le pubbliche responsabilità con signorile discrezione e forte senso dello Stato. Nel ricordare la sincera amicizia che legava questo illustre uomo delle istituzioni a San Giovanni Paolo II, elevo fervide preghiere di suffragio invocando dal Signore per la sua anima la pace eterna. Con tali sentimenti invio a lei e ai congiunti la benedizione apostolica”.

Tutta la sua esistenza è stata percorsa da un profondo amore per il nostro paese, un amore espresso nel servizio alle istituzioni repubblicane“, dice il presidente del Senato Pietro Grasso. “La sua autorevolezza e il suo tratto insieme rigoroso e umano gli hanno permesso di restituire a tutti, dopo più di mezzo secolo dalla fine della dittatura, tante espressioni di giusto e sentito patriottismo. Sarà ricordato come un modello di autentica virtù civile, una delle migliori espressioni della cultura democratica italiana. Spero che i giovani sappiano raccoglierne l’eredità e l’invito che egli stesso gli fece inaugurando il ‘sentiero della libertà’ sui monti della Majella, lì dove era stato partigiano“.

Ciampi non è stato soltanto uno straordinario uomo di Stato che ha servito il paese con grande equilibrio, rettitudine e straordinaria passione civile e democratica“, il ricordo di Massimo D’Alema. “E’ stato molto di più: il presidente di tutti i cittadini, che ha cercato di restituire agli italiani l’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità nazionale, l’orgoglio della nostra storia e dei nostri valori comuni. Di questo gli saremo sempre grati”.

Ci lascia uno dei padri. Se l’Italia è (ancora) un grande Paese la riconoscenza che dobbiamo a Ciampi è enorme“, scrive l’ex premier Enrico Letta. “Un esempio di coerenza, competenza e dignità. Un grande statista italiano“, scrive il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

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