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28 Gennaio 2026 00:43

Dopo il video di Corona dura reazione di Mediaset: “Libertà di espressione non è libertà di diffamazione”. Solidarietà dell’ OdG e della Fnsi

"Quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social non solo non ha nulla a che vedere con la verità, ma nemmeno con il giornalismo. Si tratta della reiterazione di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento"

“La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone”. Mediaset in una duro comunicato che arriva dopo il nuovo video pubblicato su YouTube da Fabrizio Corona e lo stop ai filmati di ‘Falsissimo‘. Ieri il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d’urgenza del conduttore tv Alfonso Signorini, assistito dagli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, con il quale è stato ordinato a Coronadi rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video) precisati nel ricorso e comunque aventi a oggetto Signorini“.

La nota arriva dopo che Corona, nonostante uno stop giudiziario, ha comunque diffuso una nuova puntata di Falsissimo annunciando di voler spostare il mirino dal “sistema Signorini” al “sistema Mediaset”. “Quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social – si legge nella nota diffusa dal gruppo Mediasetnon solo non ha nulla a che vedere con la verità, ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero. Si tratta della reiterazione di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento, menzogne che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa e, ancora peggio, di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie. Siamo di fronte a un metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità, ma anche per la dignità umana. Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto

“Mediaset respinge con fermezza menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e ribadisce il proprio impegno a tutelare le persone, gli artisti, i professionisti coinvolti e tutta l’azienda in ogni sede competente, contrastando ogni abuso dei mezzi di comunicazione e ogni forma di campagna d’odio mascherata da libertà di parola” conclude il comunicato Mediaset.

Fnsi e Ordine dei Giornalisti: “Non esiste diritto a diffamare, anche influencer e grandi piattaforme devono rispettare la legge

Con una dichiarazione congiunta, Carlo Bartoli e Alessandra Costante, rispettivamente presidente nazionale dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, intervengono sulla sentenza recentemente emessa dal Tribunale Civile di Milano. “Il verdetto – si legge – conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge. Conforta poi il fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online”. 

“È un richiamo stonato l’appello al diritto di cronaca evocato da Fabrizio Corona, – proseguono – non essendo lui un giornalista e non essendo Falsissimo una testata registrata. Non di censura, dunque, si tratta, ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione.  Giova ricordare che il diritto di cronaca di cui possono avvalersi i giornalisti non è comunque un diritto assoluto, ma è soggetto alle condizioni indicate da una storica sentenza della Cassazione che obbliga chi fa informazione all’uso di un linguaggio rispettoso e all’osservanza della verità putativa e solo nel trattare vicende di pubblico interesse“.

“Chiediamo al Parlamento l’adozione di norme più stringenti per punire chi si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione, che è un bene primario tutelato dalla Costituzione”. conclude la nota.

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Grazie, Antonello de Gennaro

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