Csm restituisce 20 milioni di euro al bilancio dello Stato: ma i magistrati si occupano di finanza, edilizia o giustizia ?

Csm restituisce 20 milioni di euro al bilancio dello Stato: ma i magistrati si occupano di finanza, edilizia o giustizia ?

A Trento nel frattempo va in scena l’ennesimo abuso del giudice di turno… La denuncia arrivata dell’avvocato Stefano Giordano, peraltro figlio del giudice Alfonso Giordano che fu il presidente del Maxiprocesso di Palermo : “Sono preoccupato per ciò che è accaduto, presenterò esposto al Csm”. I membri togati Morosini, Aprile, Ardituro, Forteleoni e Spina hanno immediatamente chiesto l’ apertura di una pratica nei confronti del giudice Carlo Ancona, una “vecchia conoscenza” della commissione disciplinare. Ecco di cosa dovrebbe occuparsi il CSM…..

di Antonello de Gennaro

ROMA –  Nella delibera del Comitato di Presidenza del CSM , approvata ieri all’unanimità dal Plenum, ed annunciata con toni trionfalistici da un comunicato stampa, si legge che secondo il vicepresidente Giovanni Legnini la decisione di restituire 20 milioni “appare la più opportuna nell’attuale contingenza economica, tanto più se la somma potrà essere destinata al sostegno degli uffici giudiziari”.

 Il Consiglio Superiore della Magistratura restituisce al Bilancio dello Stato 20 milioni di euro risparmiati nel corso degli anni, con il fine di destinarli al sostegno degli uffici giudiziari che si trovano nelle aree colpite d al terremoto e che versano in un’eccezionale condizione di difficoltà.

nella foto il Ministero dell’ Economia

In particolare, il Consiglio Superiore propone al Ministero dell’Economia di “prevedere presso il ministero della Giustizia, l’istituzione di un apposito Fondo” i cui obiettivi dovrebbero essere gli “aiuti agli uffici giudiziari delle aree colpite da eventi sismici e di quelli che versano in un’eccezionale situazione di difficoltà“, nonchè un “sostegno all’attività dei Consigli giudiziari, anche per rafforzare gli strumenti di cooperazione tra il Csm e gli organi di governo autonomo di prossimità“.

 “E’ un provvedimento storico  – ha detto forse con troppa enfasi il Vice Presidente Giovanni Legnini nel corso del Plenum – Per la prima volta  il Consiglio restituisce una somma consistente, auspicando che venga destinata interamente per la giurisdizione”. “Mi farò carico personalmente –  ha aggiunto  Legnini  di fare in modo che con la prossima legge di stabilità venga istituito un Fondo sul Bilancio dello Stato, alimentato con questa somma, che abbia queste finalità”.

Restituire fondi inutilizzati allo Stato non è un gesto “esemplare”, ma secondo noi giusto e corretto da parte di chi ha un senso dello Stato, e quindi verso i cittadini, e quindi non ci sarebbe bisogno neanche di comunicarlo con tutta questa enfasi. Probabilmente il Csm farebbe bene a pensare a “lottizzare” di meno le sue nomine nei vari uffici giudiziari, e sopratutto intervenire sull’operato dei giudici che indossando una toga a volte credono di essere dei “supermen”, degli “intoccabili”, che possono tutto,  e guai a chi li tocca….

L’arroganza della toga

l ‘avvocato Stefano Giordano

L’ultimo cattivo esempio dell’arroganza manifestata da alcuni magistrati, è stato quello del Presidente del Tribunale del Riesame di Trento, Carlo Ancona che nel corso di una udienza che si è celebrata ieri proprio a Trento, rivolgendosi ad un avvocato ha detto “Avvocato, lei taccia, perché qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo”. Lo ha reso noto l ‘avvocato Stefano Giordano, che si dice “preoccupato per l’accaduto. E’ un fatto gravissimo oltre che una frase razzista – commenta l’ avv, Giordano, che peraltro è il figlio di un giudice Alfonso Giordano  che è stato il Presidente del Maxiprocesso di Palermo  – Ieri mi trovavo al Tribunale di Trento per una udienza di rinvio al Tribunale del Riesame, quando è avvenuto un fatto increscioso“.

“Il presidente del Tribunale del Riesame di Trento, il dottor Carlo Ancona ( a lato nella foto) – spiega Stefano Giordano, nel frattempo rientrato a Palermo – nel condurre l’udienza con un indagato palermitano e con il sottoscritto come difensore, mi ha impedito di svolgere la mia arringa, proferendo la seguente frase: ‘Avvocato, lei taccia, perché qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo‘. A questo punto, ho chiesto, e solo dopo numerosi sforzi, ho ottenuto la verbalizzazione di quanto accaduto“.

 

 “Purtroppo nonostante numerose richieste – aggiunge l’ avvocato Giordano –  non sono riuscito a ottenere dalla cancelleria del Tribunale del Riesame di Trento copia del suddetto verbale”. “Manifesto la mia preoccupazione per quanto accaduto, in quanto avvocato, in quanto cittadino italiano e, soprattutto, in quanto palermitano – aggiunge ancora Stefano GiordanoHo già concordato con il presidente del’Ordine di Palermo, l’avvocato Francesco Greco, di redigere insieme un esposto che sarà prontamente comunicato al Csm e alle altre autorità istituzionali competenti“.
A questo punto c’è è da auspicare il Ministro di Giustizia Andrea Orlando mandi degli ispettori anche presso il Tribunale di Trento ad accertare i comportamenti arroganti non solo del giudice in questione ma anche della cancelleria.

 

La frase choc è approdata al Consiglio superiore della magistratura. dove un componente togato del Csm Piergiorio Morosini ha chiesto ieri pomeriggio l’apertura di una pratica disciplinare nei confronti del giudice Ancona La richiesta  sottoscritta anche da altri componenti togati del Csm , tra i quali Antonello Ardituro, da Ercole Aprile, da Luca Forteleoni e da Saro Spina. che ritengono  “dai toni inaccettabili, di matrice razzista” la frase espressa dal Presidente del Tribunale del Riesame di Trento, Carlo Ancona .

 

Quello che è sfuggito a molti è,  che già in passato  il giudice Carlo Ancora è stato censurato dal Csm, insieme ai colleghi Claudia Miori e il sostituto procuratore Pasquale Profiti tutti in servizio presso gli uffici giudiziari del  Tribunale di Trento .  La vicenda ebbe inizio nell’estate del 2008 quando davanti al giudice Ancona arrivò a giudizio un immigrato clandestino accusato di aver messo un atto una serie di danneggiamenti.
Il giudice Ancona convalidò l’arresto e si va andò patteggiamento a otto mesi di reclusione sostituiti con l’espulsione dall’Italia per cinque anni.  A questo punto successe qualcosa di anomano che poi portà al provvedimento disciplinare. L’immigrato, infatti, non venne scarcerato ed è il suo avvocato difensore, Filippo Fedrizzi, presentò istanza per la liberazione o, in subordine, per gli arresti domiciliari. Si andò quindi al riesame (il giudice era Claudia Miori) la quale acquisito anche il parere del pm Pasquale Profiti rigettò il ricorso.
I giorni così passarono e il clandestino restò  in cella in attesa dell’espulsione. Era il 14 agosto 2008 quando l’avvocato  Filippo Fedrizzi, presentò un esposto a vari enti fra i quali il Ministero di Giustizia. Due giorni dopo, sia al 16 agosto, quindi a poco meno di un mese dal patteggiamento, avvenne finalmente la scarcerazione dell’immigrato.

 

Dell’esposto se ne occupò il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici. Si arrivò quindi alla “censura”, provvedimento contro il quale presentano ricorso tutti e tre i magistrati trentinim compreso il giudice Ancona protagonista dell’ ultima ennesima arroganza. Il fascicolo finì davanti alla Suprema Corte Cassazione che rigettò le opposizioni dei tre magistrati di Trento e quindi confermò la censura. in quanto il clandestino non doveva restare in carcere quel mese in più.  Questo fu all’epoca dei fatti il commento dal giudice Carlo Ancona: “Siamo stati puniti solo per aver tentato di far rispettare le leggi“.

La Legge non “è uguale per tutti”, ma bensì deve essere uguale per tutti. Anche per i magistrati che la violano, calpestando l’ articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, dimenticando che il pm deve acquisire anche le prove a favore dell’indagato.  Chissà se adesso il Csm si deciderà ad applicare dei provvedimenti ben più incisivi e rigorosi di una semplice “censura“.

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