Nicolas Féraud sindaco di Crans-Montana, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura del Vallese che indaga sull’incendio di Capodanno avvenuto nel discobar Le Constellation costato la vita a 41 persone, tra cui 6 ragazzi italiani. Lo rende noto il quotidiano 24 Heures ricordando che a fine gennaio era stata presentata una denuncia penale contro Féraud da parte di due avvocati vallesani che rappresentano una vittima gravemente ustionata e i suoi genitori, e dovrà rispondere delle stesse accuse contestate ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar. Il sindaco Féraud è iscritto al Partito liberale radicale, lo stesso, di centrodestra, cui appartiene la procuratrice generale Béatrice Pillaud (di nomina politica) che conduce l’inchiesta. La stampa elvetica, e non solo, ha spesso ipotizzato il rischio di conflitto d’interessi mentre le parti civili hanno chiesto (con il no dell’autorità giudiziaria) la ricusazione e un procuratore esterno. “Non guarderò in faccia a nessuno” aveva assicurato poi la magistrata, ex avvocata dal passo garantista.

Il sindaco del comune di Crans-Montana è accusato di lesioni personali colpose, messa in pericolo della vita altrui tramite dolo diretto, incendio doloso colposo e una serie di violazioni delle responsabilità e dei doveri imposti dalla legge ai comuni, in particolare dalla legge sulla protezione contro gli incendi e gli elementi naturali. I nuovi indagati tutti con ruoli importanti nell’amministrazione della località vallese sono anche Kévin Barras, consigliere in giunta con incarichi sulla sicurezza, oggi deputato supplente nel Parlamento vallese, Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, tutti con passate o attuali deleghe sui controlli tra Crans e Chermignon, municipio poi annesso al primo.
Anche il Cantone, oltre al Comune, apparentemente era a conoscenza del fatto che i controlli non venissero eseguiti con rigore e regolarità. L’argomento era stato affrontato più volte durante i corsi di formazione del servizio cantonale di protezione antincendio. L’ex capo della sicurezza, durante il suo interrogatorio, è stato molto chiaro: «Tutti sapevano». Ha quindi indicato il capo dei pompieri, gli ispettori regionali e il capo del dipartimento della sicurezza civile e militare, affermando “ci dicevano tutti che dovevamo fare del nostro meglio e controllare almeno gli alloggi”.
Secondo a quanto riportato dal quotidiano svizzero Blick, che cita gli atti ufficiali, “vi sono motivi sufficienti per ritenere che il Comune abbia mancato al suo dovere di far rispettare le norme per proteggere la vita dei clienti del bar Le Constellation”. Contattato dal quotidiano zurighese, il sindaco vallesano ha preferito difendersi dietro a un “no comment”. Questa settimana a Parigi, verranno sentite 4 persone nell’ambito dell’inchiesta. Come scritto da Le Nouvelliste, si tratta di tre ex-dipendenti del “Le Constellation” e di clienti. Tutti erano presenti il giorno del dramma

I rapporti investigativi tra Italia e Svizzera
E’ attesa per la fine di marzo una possibile svolta nei rapporti investigativi tra gli inquirenti svizzeri e quelli italiani. Il primo incontro operativo tra i pm della Procura di Roma e quelli del Cantone delle Vallese è in programma in una data compresa tra il 23 e 27 marzo prossimi. Proprio inei giorni in cui la procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, titolare del fascicolo, vuole far ripartire gli interrogatori sentendo, in particolare, Rozerin Ozkaytan, la fotografa del Le Constellation, rimasta ferita e dimessa dall’ospedale nelle scorse settimane. “Mi auguro che il pubblico ministero elvetico dia un’accelerazione alle indagini perché non possiamo avere tempi lunghi, vista la gravità del dramma, e poi anche l’allargamento delle indagini per l’accertamento delle responsabilità comunali, del sindaco e dell’assessore alla sicurezza, e una valutazione ad hoc sulla gestione dei soccorsi che sono stati molto deficitari”, ha sottolineato l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di una delle ragazze italiane rimaste ferite.
La missione degli inquirenti italiani in Svizzera dovrebbe consentire loro di poter osservare più attentamente il dossier dell’inchiesta, al punto di poter selezionare gli atti utili per l’inchiesta italiana e per la loro successiva formale trasmissione, che dovrà essere comunque convalidata da Sion per ogni singolo documento. Si tratterà, comunque, del primo passo concreto nel processo di “cooperazione rafforzata” definito lo scorso 19 febbraio a Berna nel vertice avvenuio tra il procuratore capo della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, e la procuratrice generale Béatrice Pilloud.
L’inchiesta procede. E verte sull’origine, sospetta, del patrimonio di Moretti. Un’informativa del «Dipartimento federale di giustizia e polizia» — la polizia investigativa svizzera — ipotizza per la prima volta, formalizzandola ufficialmente, l’ipotesi del riciclaggio. Gli investigatori specializzati in lotta al crimine finanziario hanno scavato nel passato di Jacques Moretti, ed i suoi “precedenti per sfruttamento della prostituzione, frode e sequestro di persona” trasformatosi in gestore di “due locali notturni in una delle località turistiche più importanti d’Europa“. I soliti svizzeri che si sentono europei nonostante la Svizzera non aderisca all’ Unione Europea.
Da qui si è partiti, passando al setaccio i conti di Jacques e Jessica Moretti, incrociati nel file «timeline Moretti». La conclusione degli investigatori della polizia svizzera è che “dati i trascorsi criminali di Jacques Moretti e i suoi legami con ambienti potenzialmente problematici non possiamo escludere il riciclaggio di denaro di provenienza criminali e l’ingresso dei soldi nel circuito finanziario delle istituzioni pubbliche”.

Due precedenti incendi sospetti
Le banche svizzere non si allertano in presenza di “transazioni opache»” e degli incendi sospetti avvenuti nel 2023 al “Vieux Chalet” e nel 2024 a “Le Constellation” finalizzati a “probabili frodi assicurative”. Secondo la polizia svizzera “L’impero” dei Moretti poggia su uno schema Ponzi, prestiti ottenuti in modo verosimilmente improprio e locali vuoti, riempiti da mutui“. Ma a guardare tutto dal’esterno, appare un “successo fittizio”, con le lussuose Bentley, prese in leasing, usate per promuovere l’immagine del Le Constellation a Crans.
Poche ore dopo il rogo, la Procura aveva ordina touna perquisizione a casa dei Moretti che viene eseguita tardivamente il 20 febbraio sequestrando una pistola Glock 19 e 5 costosissimi orologi, Rolex, Hublot e un Audemars Piguet, la celebre casa di orologi tra i cui azionisti compare Sebastien Bottinelli. il ricchissimo imprenditore, il cui nome è riportato più volte nelle carte giudiziarie (anche per aver venduto il Costellation a Jacques Moretti) il quale è stato accostato al pagamento della cauzione da 200.000 franchi che ha rimesso in libertà lo stesso Corso. Voce smentita da Bottinelli con una nota al quotidiano Le Parisien.
La polizia cantonale, analizzando i video mai visti delle telecamere del Costellation, ha ricostruito gli 8 minuti dell’inferno, dall’una e 20 all’una e 28. Appena dal soffitto cadono i frammenti roventi di mousse, Jessica Moretti si dilegua con la cassa degli incassi, mentre Matéo Lesguer, da tre anni il deejay dei Moretti, che impugnare l’estintore per cercare di spegnere il rogo , ma muore provando a salvare gli altri.






