Corruzione e truffa: 11 misure cautelari per medici, universitari e informatori farmaceutici

Corruzione e truffa: 11 misure cautelari per medici, universitari e informatori farmaceutici

Congressi scientifici organizzati per promuovere determinate medicine e concorsi truccati

PARMA – Corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, comparaggio farmaceutico, abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa aggravata. Sono queste le accuse con cui oltre 200 Carabinieri del Comando per la Tutela della Salute e dei Comandi Provinciali di 7 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Lazio) hanno eseguito oggi un’ordinanza d’applicazione di misure cautelari richiesta dalla Procura della Repubblica di Parma ed emessa dal Gip per l’arresto di un dirigente medico e un imprenditore e per l’applicazione di misure cautelari interdittive a carico di altri 9 indagati tra medici universitari e rappresentanti del settore farmaceutico.

Per l’azienda ospedaliera parmigiana si tratta di un nuovo scandalo dopo quello che ha portato all’arresto, mesi fa, di Guido Fanelli, esperto in cure palliative, al termine dell’operazione Pasimafi. L’allora capo della Procura parlò di “corruzione quasi permanente“.

L’indagine, durata due anni dal 2015 al 2016 è stata avviata dopo la denuncia di un medico, aveva portato alla luce tre episodi di indebita induzione, cinque casi di corruzione e vari episodi di abusi d’ufficio con diramazioni in altre province.

Complessivamente, nell’operazione «Conquibus» condotta dai Nas di Parma, sono stata emesse 11 misure cautelari a carico di dirigenti medici, universitari e rappresentanti del settore farmaceutico; 36 sono le persone indagate e le 7 aziende coinvolte nelle attività illecite. Effettuate oltre 40 perquisizioni presso le abitazioni di altrettanti professionisti e presso le sedi di società e di note aziende farmaceutiche.  I reati contestati agli indagati: corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, comparaggio farmaceutico, abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa aggravata. Le regioni interessate dall’operazione sono: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Lazio.

Al centro del “sistema” c’erano Aversa il professore universitario di fama internazionale, e la Gagliardini, referente di un ditta organizzatrice di eventi scientifici – formativi. Per l’accusa, erano loro, i vertici di una organizzazione che assicurava favori alle aziende farmaceutiche, report positivi o negativi per questo o quel medicinale, in cambio di sponsorizzazioni per convegni e contributi economici che finivano direttamente nelle tasche degli indagati.

I due con la complicità di altri professori e amministrativi universitari, medici, rappresentanti di aziende farmaceutiche, favorivano l’organizzazione di congressi scientifici durante i quali pubblicizzare i prodotti delle ditte che avevano sponsorizzato l’evento. Le case farmaceutiche coinvolte non hanno sede a Parma, alcune sono internazionali. A loro carico il Gip del Tribunale di Parma ha  già avviato le procedure per accertarne le responsabilità.

Franco Aversa, direttore della struttura complessa di Ematologia e del centro trapianti midollo osseo dell’azienda ospedaliera di Parma, è stato arrestato nell’ambito dell'”Operazione Conquibus” (denaro) condotta dal Nas di Parma su mandato della locale Procura.  Aversa è considerato un luminare italiano dell’ematologia, dipartimento che ha contribuito a fondare all’ospedale di Parma. Pioniere di innovative tecniche di trapianto di cellule staminali fino ad ottenere riconoscimenti internazionali per aver consentito, per la prima volta al mondo, il successo del trapianto anche tra soggetti non compatibili.

Oltre al dirigente medico, è stata posta agli arresti domiciliari anche l’  imprenditrice perugina, Paola Gagliardini titolare della Centro servizi congressuali. Applicate misure cautelari interdittive a carico di altri novi indagati tra medici universitari a Parma, fra cui il professore  Nicola Giuliani  che i Carabinieri hanno accompagnato in clinica, a cui sono stati sequestrati pc e documenti, ed Antonio Mutti, e rappresentanti del settore farmaceutico. Sequestrati 335mila euro provento delle condotte corruttive e del reato di truffa. I reati contestati ai 36 indagati sono corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, comparaggio farmaceutico, abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa aggravata.

L’obiettivo come ha  spiegato Gianfranco Di Sario  del Nas di Parma   era quello di “adattare le prescrizioni di costosi farmaci per terapie salvavita secondo le esigenze e il profitto delle aziende farmaceutiche, promuovendone la divulgazione nei vari eventi congressuali, organizzati in violazione di norme e in contrasto con i principi di trasparenza e indipendenza scientifica“. Un sistema ben noto, già riscontrato ai tempi di Tangentopoli, come ha ricordato il procuratore capo di Parma  Alfonso D’Avino nel sottolineare come, a distanza di anni, la prassi illecita prosegua senza alcuna remora.

Quelli che non aderivano alle sponsorizzazioni congressuali subivano minaccie di ritorsioni, come ad esempio il mancato inserimento dei medicinali nel prontuario dei farmaci o la mancata prescrizione nell’ambito delle attività ospedaliere. Mentre per le ditte generose veniva sostenuta la rimborsabilità dei farmaci presso le autorità regionali, al fine di favorirne gli interessi economici e commerciai. Il procuratore di Parma D’Avino ha anche sottolineato che non sono emersi nell’inchiesta risvolti di pericolo per la salute pubblica. Il comandante dei carabinieri Salvatore Altavilla ha invece voluto suddividere le responsabilità personali dei convolti dall’ateneo nel suo complesso

Un altro filone dell’inchiesta riguarda i concorsi truccati per il conferimento di assegni di ricerca; le prove erano solo apparenti dato che già erano stati individuati i vincitori, persone vicine ad Aversa. Accertate le nomine pilotate della commissione di gara e redazione di falsi verbali in cui si dava atto di attività concorsuali che non era state effettuate. A carico del prof.  Aversa è stato contestato anche il reato di truffa aggravata: il professore svolgeva attività professionale fuori provincia anche se aveva un rapporto di lavoro in esclusiva con l’ospedale di Parma.

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