La fine della giustizia: "gole profonde" contro le "toghe corrotte". A quando la riforma del sistema giustizia ?

di Antonello de Gennaro

il Guardasigilli Alfonso Bonafede

Puntuale arriva l’ennesima idea malsana dell’esponente grillino di turno. Nel caso in questione parliamo del ministro di giustizia Alfonso Bonafede che si illude di risolvere il problema del marciume della giustizia italia, ampiamente diffusosi in lungo e largo per gli uffici giudiziari italiani. Giudici, magistrati, cancellieri, ausiliari di polizia giudiziaria pronti a vendersi per denaro.

Purtroppo tutto ciò che rappresenta un “cancro” per le istituzioni italiane, ben più grave e dannoso dell’ inchiesta “Mani Pulite” di oltre 20 anni fa, che venne utilizzata guarda caso da qualche magistrato per cercare di fare carriere politiche (vedasi il caso di Gerardo D’ Ambrosio ed Antonio Di Pietro che si fece addirittura un suo partito dissoltosi nel tempo) esauritesi  per fortuna  in un nulla di fatto nel Paese .
L’ipotesi di prevedere la figura del “whistleblower” (che dall’inglese significa “soffia il fischietto”) , cioè di colui che svela un comportamento scorretto o addirittura illegale, avanzata dal ministro Bonafede per introdurla non solo nei palazzi di giustizia ma anche al Csm, dopo aver rivoluzionato quelli della Pubblica amministrazione con l’entrata in vigore della legge del novembre 2017.
Nel pacchetto “spazza toghe sporche”, anticipato per sommi capi al presidente Sergio Mattarella giovedì sera, Bonafede  propone tra le nuove regole  un sistema che finora, come ha sostenuto Raffaele Cantone il presidente dell’Anac , ha dato ottimi risultati,  numeri alla mano .
L’idea del Guardasigilli  già espressa in prima bozza di articolato, safrebbe quella creare una piattaforma informatica per la galassia della giustizia,  che (teoricamente) dovrebbe garantire la tutela della fonte alla quale verrebbe garantito, attraverso la protezione dall’ anonimato, a chi lavora negli uffici giudiziari ed al Csm di potervi inserire, con una modalità criptata, segnalazioni su comportamenti illegittimi, o vere e proprie illegalità ed abusi di ogni genere. Tra le persone autorizzate a segnalare in forma anonima, secondo il progetto del Ministro di Giustizia, rientrano anche i dirigenti amministrativi, i componenti del consiglio giudiziario, ma anche singoli magistrati e dipendenti.
Teoricamente tutti potrebbero segnalare episodi di cattiva gestione degli affari giudiziari, abusi, omissioni, ritardi, irregolarità, assenze, o ancora palesi situazioni di conflitto d’interesse, come relazioni inopportune, incompatibilità, incarichi extragiudiziari. Secondo l’idea del Ministro Bonafede , qualora la “segnalazione” a seguito di verifiche (e chi le fa ? chi garantisce la rettitudine dei controllori ?), dovesse risultare valida, una volta portata al Consiglio giudiziario e ai capi degli uffici, influirebbe,  sulle valutazioni di professionalità, sugli incarichi dirigenziali, e porterebbe anche all’azione disciplinare.

Giovanni Canzio, ex-primo presidente della Corte di cassazione, ed ex-membro di diritto nel Csm

Il ministro Bonafede nella sua pressochè mancata conoscenza approfondita del mondo giudiziario, farebbe bene a farsi mandare un memorabile intervento dell’ ex-primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione Giovanni Canzio , allorquando (prima di andare in pensione) sedeva di diritto nel Consiglio Superiore della Magistratura, e fustigò i componenti del Consiglio che restavano indifferenti alla proposta di avanzamento di carriera di un magistrato, tale Giuseppe Neri.
“Il giudice Neri fa il presidente di sezione? Ma se non ha neppure le qualità per fare il magistrato. Ma di che cosa stiamo parlando? Questo è un caso clamoroso!”   disse Canzio .  Il magistrato Neri  in servizio presso il Tribunale di Catanzaro, nominato nel 2007 magistrato di sorveglianza del Tribunale di Catanzaro, dal 2015 ,era stato successivamente confermato nell’incarico semidirettivo anche per il quadriennio successivo,  e doveva essere valutato per conseguire la settima ed ultima valutazione di professionalità arrivato all’apice della sua carriera .

Siamo di fronte a un deficit di diligenza così clamoroso da rasentare il dubbio che non vi sia anche il deficit di altri elementi presupposti per rivestire la qualità di magistrato!  Si sta discutendo di un magistrato– ha tuonato Canzio nel silenzio glaciale del plenum contrariato dalla volontà manifestata di rivalutarne la valutazione –  che si presenta con oltre cinque o sei anni di ritardo in decine e decine di sentenze, con picchi di ritardo che rasentano i duemilaquattrocento giorni per numerose sentenze: la media dei tempi con cui deposita è di milletrecento giorni!.

Questi episodi dovrebbero far riflettere il legislatore, inducendolo a separare finalmente le carriere fra giudici e magistrati, e spiegare al paese intero, ai cittadini, ai contribuenti, agli elettori, perchè mai un Capo dello Stato può essere denunciato e rimosso, un Presidente del Consiglio inquisito, un parlamentare denunciato, processato, condannato ed arrestato, ed invece quando dei magistrati compiono dei clamorosi errori giudiziari, non devono mai rispondere a nessuno ! E chiedersi perchè mai quando il Tribunale europeo della Cedu (Corte Europea Diritti dell’ Uomo) condanna lo Stato italiano per i suoi abusi, ritardi o errori giudiziari, dobbiamo essere noi contribuenti a pagare economicamente e profumatamente gli sbagli (se vogliamo chiamarli così…) dei magistrati e giudici italiani ?

Illudersi oggi che una  legge “spazza toghe sporche” sul piano disciplinare  possa risolvere il problema della malagiustizia distorta, pilotata e corrotta, significa non aver capito nulla di cosa accade nel mondo della magistratura (frazionata in correnti, esattamente come i partiti politici) , significa non aver capito nulla, o fingere di voler risolvere il problema nascondendosi dietro facili inutili rimedi.

Franco Roberti

Come non dare ragione all’ ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, appena eletto Parlamentare Europeo, quando sostiene che  “non era possibile tacere. Perché quella di Perugia non è soltanto una questione giudiziaria. E nemmeno una faccenda che attiene unicamente al Consiglio, dove comunque esiste già una disciplina rigidissima che ne regola i lavori. Ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, come ha detto il vice presidente del Csm, David Ermini. Che aprono una questione morale, di etica della responsabilità, che riguarda i magistrati ma anche la politica. A partire dal Pd “,

Roberti intervistato dal quotidiano LA REPUBBLICA aggiunge ” Ci troviamo di fronte a un mercimonio di incarichi direttivi della magistratura. E non è il correntismo. Perché le correnti servono all’elaborazione del pensiero della giustizia. Questo è invece un cedimento a logiche di appartenenza: per la scelta di un magistrato per un incarico direttivo non conta la storia, il curriculum, non basta essere il migliore. Ma serve fare parte del gruppo più forte. Siamo, così, a rapporti impropri con una politica clientelare basata sullo scambio di favori: ecco, questa è la foto di gruppo dell’indagine di Perugia. Un’istantanea pericolosissima perché racconta di strategie di controllo del Csm che compromettono i valori costituzionali che sono alla base della separazione dei poteri e dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura“.
L’ abbraccio fra politica e magistratura . Il pensiero di Franco Roberti raccolto dal collega  Giuliano Foschini di Repubblica, è molto pesante, in quanto altrettanto autorevole “Io per protesta contro questo correntismo, nel 1990, con Giovanni Falcone, venni fuori da Unicost. È giusto interloquire con la politica per discutere del funzionamento della giustizia. Non certo per spartirsi gli incarichi direttivi. Qualcuno, in relazione a questa storia, ha parlato di P2. È un’immagine colorita per raccontare gruppi di potere che tendono a indirizzare il lavoro di un organo costituzionale. Mi sembra che a grandi linee sia quello che è accaduto negli scorsi mesi, per come lo si capisce dall’indagine di Perugia della quale per altro non sono noti i contenuti delle intercettazioni la cui lettura, temo, sarà devastante.
Parole autorevoli e pesanti espresse proprio  mentre  il vice presidente del Csm David Ermini in queste ore, dimostrando rettitudine ed indipendenza dal suo partito che l’ha indicato e fatto nominare (cioè il Pd n.d.a.), sta  sostituendo i consiglieri o già dimessi (Luigi Spina di Unicost) o autosospesi da tutte le commissioni . Fuori quindi anche Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre i tre “togati” di Magistratura indipendente, ed il “togato” Gialuigi Morlini esponente di Unicost . Alla presidenza della quinta commissione, cioè quella che indica i procuratori e gli aggiunti (che passano poi al vaglio del plenum) va Mario Suriano di Area.
Tutto ciò nonostante la corrente di Magistratura indipendente, si contrappone contro l’ Associazione Nazionale Magistrati  schieratasi con assoluta fermezza e rigore per le definitive dimissioni dei consiglieri coinvolti nell’inchiesta a vario titolo , che per ironia della sorte è  guida da un esponente proprio di Magistratura indipendente,  chiedendo che i suoi consiglieri rientrino ai loro incarichi, dimenticando che su di loro potrebbe incombere la scure dei provvedimenti disciplinare che di fatto li renderebbe incompatibili con il Csm e li costringerebbe pertanto non soltanto alle auto-sospensioni, ma alle immediate dimissioni. E tutto ciò dipenderò dalle carte di Perugia, adesso esaminate dalla prima commissione di palazzo dei Marescialli, che dispone i trasferimenti d’ufficio. Carte che in queste ore vengono lette attentamente e spulciate anche al Quirinale.

Secondo le dichiarazioni di Luca Palamara, attualmente pm a Roma, ex presidente dell’Anm e membro del Csm, iscritto nel registro degli indagati per corruzione, nell’indagine della Procura di Perugia e del Gico della Guardia di Finanza, non c’è nulla di vero .  Difficile credergli. In una lunga memoria presentata ai magistrati umbri che indagano su di lui , assicura che “dimostrerà di non essere corrotto”, di “non aver mai ricevuto 40mila euro per favorire una nomina“, e produrrà a suo dire le prove documentali .

Palamara dimentica che restano le intercettazioni, gli incontri per “pilotare” e condizionare la nomina del prossimo procuratore capo di Roma. Come non essere d’accordo con  il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, che intervenendo al primo congresso dei magistrati amministrativi di Palazzo Spada, ha detto: “Un giudice all’altezza dei tempi non può frequentare abitualmente chiunque, se ciò può ripercuotersi negativamente sulla sua attività giudiziaria o possa dare oggettivamente la sensazione che un appannamento della terzietà possa verificarsi”.
Pesano ancora oggi dopo 27 anni le parole di Giovanni Falcone:Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte” (La Repubblica, 3 ottobre 1991)
Ma tutto questo è difficile se non impossibile farlo capire ad un ex-animatore di discoteca, diventato avvocato, le cui gesta nei Tribunali sono pressochè introvabili. Forse è arrivato il momento di resettare il sistema giustizia, di separare le carriere, e sopratutto di bilanciare lo strapotere di certe persone che approfittando di una toga indossata indegnamente pensano ad arricchirsi, a fare la bella vita, a spese dei cittadini. Occorre,  come sostenevano Giovanni FalconeClaudio Martelli, quando costui era guardasigilli, una “giustizia giusta“. Un qualcosa che al momento è pressochè merce rara, se non una chimera.
Ascoltate adesso le parole di Indro Montanelli…

 

 




Le "fakenews" di Di Maio sull’ex-Ilva di Taranto smentite dai fatti

di Antonello de Gennaro

Per poter dare ai lettori il peso del livello vergognoso di “fake news”  pronunciate da Luigi Di Maio in occasione dell’incontro avuto a Taranto con il tavolo con le associazioni e i comitati di cittadini occorre partire da questa affermazione sulla cessione dello stabilimento ex-ILVA : “Voglio dare una notizia a tutti: quel contratto con Mittal era già firmato dal mio predecessore, soltanto che era segreto” con la solita litania “è colpa di quelli di prima”, che è una colossale menzogna.

Patetico l’ex portaborse tarantino del M5S tale Giovanni Vianello, successivamente diventato deputato grillino, che se l’era presa con gli “pseudoambientalisti” dopo la sceneggiata sul “delitto perfetto” non contento  del suo post in cui sosteneva  che “gli ultimi report di ASL e di ARPA in mio possesso sono chiari ed escludono qualsiasi tipo di situazione d’emergenza, sia dal punto di vista ambientale che sanitario”. sostenendo che da quando il M5S è al Governo ha iniziato ad occuparsi dell’ Ilva,  la situazione non sarebbe più così pericolosa come era appena due anni fa. Solo che le cose non sono cambiate drasticamente come si millantava per  rassicurare la cittadinanza, in perfetta coesione con  il “mantra” del ministro dello Sviluppo Economico che tira sempre fuori l’ormai noiosa ripetuta giustificazione “è colpa di quelli di prima”.

Giovanni Vianello. M5S

Di Maio ha cercato così di sviare le polemiche sulle false promesse fatte in campagna elettorale dal M5S quando promettevano di chiudere l’Ilva. Una promessa che ha consentito al M5S di  fare il pieno di voti a Taranto. Infatti quel contratto innanzitutto non era segreto e non è stato “scoperto” dal MoVimento 5 Stelle ma bensì da questo giornale che state leggendo (vedi QUI), che lo ha scovato depositato regolarmente e “pubblicamente” nelle banche dati delle Camere di Commercio.

I termini dell’accordo  che erano stati discussi e negoziati per mesi fra il Governo, Arcelor-Mittal ed i sindacati , infatti erano riservati tra le parti come è giusto che sia,  ma mai segreti. Tant’è che della bozza di accordo ne parlavano in molti anche sui giornali che erano riusciti ad avere qualche anticipazione. Soltanto successivamente quando le organizzazione sindacali dissero di “no” il ministro Carlo Calenda predecessore di Luigi Di Maio, alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico fece pubblicare sul sito del MISE lo schema della bozza di accordo proposta dal Ministero.

Quindi Di Maio avrebbe potuto dire a Taranto qualsiasi cosa ad eccezione di non essere a conoscenza che ci fosse stata una gara per la cessione dell’acciaieria e che  la multinazionale franco-indiana Arcelor-Mittal se la fosse aggiudicata. Anche perché dell’ acquisizione del Gruppo ILVA  si era interessata  l’Antitrust Europea dando parere positivo , ed anche perché l’Avvocatura dello Stato si era già espressa  sulla gara a giugno 2017.

Sempre questo giornale che state leggendo, rese noto per primo ed unico in Italia (mi chiamò persino in tarda sera lo staff di Di Maio)   della decisione dell’Avvocatura dello Stato anticipandone l’ufficialità. Ad onor del vero fu proprio Di Maio successivamente a secretare per settimane il parere espresso dall’Avvocatura., in  cui si diceva che il nuovo Ministro aveva la facoltà di annullare la gara soltanto in presenza di uninteresse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato”. Che Di Maio non ha mai rinvenuto.

Ma per manifestarlo Di Maio avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di farlo. Cosa che non è avvenuta per due motivi: innanzitutto perchè non c’era nessun altro eventuale acquirente interessato, in quanto la “cordata” concorrente e soccombente aveva fra i propri azionisti una società di Cassa Depositi e Prestiti, e cioè lo Stato !  Il secondo motivo consisteva nella circostanza che a settembre 2018 scadeva la proroga concessa dall’Amministrazione Straordinaria di Ilva,  e conseguentemente in mancanza di una decisione in tal senso del Ministero, il Gruppo Arcelor-Mittal aveva pieno diritto di prendere possesso del Gruppo ILVA. Continuare a sostenere ( o meglio millantare) ancora oggi  di un accordo segreto,  riporta alla nostra memoria analoga (non)decisione dei grillini quando  scoprirono  di non poter fermare il TAP perché “era già stato firmato un accordo altrettanto segreto”. Un accordo così tanto segreto….. che in realtà era stato ratificato in Parlamento, dove in quel momento il M5S era all’opposizione.

Inoltre segreto di Pulcinella a parte, occorreva ricordare a Di Maio (e nessun giornalista presente a Taranto lo ha fatto)  che egli stesso  si era preso i meriti dell’accordo chiuso con Arcelor-Mittal, circostanza che conferma che molto probabilmente non lo considerava in definitiva un  fatto così negativo.  Su quell’accordo, infatti,  non a caso è apposta la firma di Di Maio e quindi spetta a lui adesso gestire tutto quello che è previsto nel contratto. Legittimo chiedersi a questo punto:  cosa ha fatto in questi mesi il governo per l’ex-Ilva? A noi risulta poco, o meglio nulla ! Tant’è che soltanto 48 ore prima della calata dei ministri a Taranto, qualcuno si è accorto che era possibile annullare la norma sulle immunità penali, che in realtà erano già scadute, quindi decadute a fine marzo 2019, cioè praticamente un mese fa.

Quindi cosa ha fatto il governo gialloverde ? In realtà  ha soltanto riscritto le norme esistenti senza abolire l’immunità come invece ha sostenuto a Taranto il ministro. Quando  un professore di un istituto tecnico a capo di un’associazione locale ha chiesto davanti a tutti al vicepremier Di Maio di leggere il testo della nuova norma sull’immunità, guarda caso si è rifiutato di farlo. Di Maio non sapendo a che santo votarsi per uscire da una situazione a dir poco imbarazzante allora ha ricordato che c’è un miliardo di euro da spendere che però non si sta spendendo. Peccato però che che quei soldi  stanziati dal CIPE a seguito di provvedimenti del Governo Renzi nel 2015 e successivamente dal Governo Gentiloni , soldi che in parte peraltro sono stati già  spesi !

Ma le “fake news”  a 5 stelle di Di Maio e dai suoi burocrati “riciclati” non sono finite. Quando lo stesso professore tarantino durante l’incontro ha ricordato al ministro quando a pochi giorni dall’accordo in cui annunciava che il M5S e il governo avevano risolto la crisi Ilva , nel settembre del 2018, aveva annunciato in un video messaggio  un taglio delle emissioni.: “Abbiamo installato tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive» . Anche in questo una “fake news” a 5 stelle.  emissioni però non sono diminuite, sono aumentate.

Secondo un’associazione tarantina si registra nella cokeria dello stabilimento ex-Ilva di Taranto  un incremento del + 160% per il benzene, del + 140% per l’idrogeno solforato e del +195% per gli IPA totali. Sono tutti inquinanti cancerogeni e anche neurotossici. L’Arpa Puglia per quanto riguarda le polveri sottili misurate attorno alla cokeria,  ha registrato  un incremento fra il +18% e il +23% per il PM10 (a seconda del campionatore ENV o SWAM) e del 23% per il  PM2,5.

Quindi non sono mai state installate le tecnologie che Luigi Di Maio aveva annunciato che erano state installate . Di Maio si è giustificato sostenendo che quelle tecnologie non sono ancora attive e presenti in quanto “nel cronoprogramma ancora non sono previste” in quanto le operazioni di bonifica che termineranno nel 2023 . Legittimo chiedere a Di Maio: perché nel settembre 2018 ha fatto credere ai tarantini ed agli italiani che i filtri fossero già stati installati?

imperdibile video di Fratelli di Crozza sulle “fake news” a 5 stelle di Di Maio

Alla luce di queste “anomalie” o meglio, “fake news” a 5 Stelle appare più legittimo e normale che qualcuno possa chiedersi in che modo sia stata risolta la crisi dell’Ilva, se il famoso “cronoprogramma” non indica solo i tempi da rispettare per il risanamento ambientale ma anche quelle delle assunzioni di coloro che attualmente sono state poste in cassa  integrazione. Ma come dicevano un tempo “Se Atene piange , Sparta non ride” . Cosa è venuta a fare a Taranto  la ministra della Salute Grillo che non ha aperto bocca durante l’incontro . Sarebbe stato interessante apprendere  in che anno ci sarà il picco dei tumori a Taranto ? La ministra della Salute, che supponiamo sia andata a Taranto per parlare dell’ex-Ilva, non ha saputo rispondere ad alcuna domanda. E sapete perchè ? Perché “si deve documentare”. Ma come fa un ministro ad andare in posto senza essersi documentata ? Era forse un atto di presenza da bella statuina o cosa altro ?

Cosa ha fatto il “Governo del Cambiamento”  in questi mesi a parte fare annunci in diretta Facebook su fatti che non sono corrispondenti al vero? Ma probabilmente nel M5S e nel governo gialloverde qualcuno immagina che a Taranto si possa morire o ammalarsi “secondo il cronoprogramma” !

O forse qualcuno pensa di poter governare a lungo limitandosi a dare sempre la colpa a quelli di prima”?

 

 




Basta con le fake news. Fermiamole !

di Antonello de Gennaro

Quotidianamente ognuno di noi utilizzando i socialnetwork,e quello che è ancora peggio sfogliando le pagine della carta stampata o navigando nel web si imbatte nelle più svariate vergognose fake news. Cioè notizie false. I lettori non vengono risparmiati da una fabbrica delle falsità, un autentica spazzatura a cielo aperto, che purtroppo spesso  e volentieri viene spacciata, confusa ed interpretata come informazione.

Il caso più vergognoso è quello dei giorni scorsi, quando una migrante, Josephine, è stata salvata dalla Open Arms dopo aver trascorso quarantotto ore, cioè due giorni in acqua in balia del mare e delle onde dell’oceano. Immediatamente è partita l’ennesima campagna di odio razziale, dietro la quale si nascondono fronde politiche ben note ed identificate. Una vera e propria campagna”social” di odio razziale. L’hanno accusata di essere un’attrice ( !!!) e persino che il suo fortunoso salvataggio in mare aperto era tutta una finzione, e persino che le foto da cui si vedeva dello smalto sulle unghie delle sue mani, era la prova che si trattava di un falso salvataggio.

Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, è stato soltanto una “coccola” a Josefa. Una distrazione creata ad hoc per farle passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma.

Per fortuna i volontari ed i giornalisti che si trovavano a bordo della nave salvataggio, hanno confermato che era tutto vero, che non si trattava di una finzione, comprovando e dimostrando che la storia era vera, ridicolizzando e neutralizzando l’ennesima fake news. Questo episodio cari amici e lettori è l’ennesima prova che è arrivato il tempo di iniziare a porre un freno a questo fenomeno, ad alzare un muro contro la disinformazione “pilotata”, a smontare questa catena di bugie dilaganti e vergognose.

Fra i soccorritori dell’Ong Proactiva Open Arms che hanno salvato a largo della Libia una donna, Josephine, ed hanno anche recuperato i cadaveri di un’altra donna e di un bambino, c’era anche Marc Gasol, una “star” del basket spagnolo, giocatore in America nel campionato Nba coi Grizzlies e stipendio da oltre 20 milioni di dollari l’anno. A rivelarlo è stato lo stesso giocatore trentatreenne pubblicando sul suo account Twitter una foto in cui ha scritto di provare “frustrazione, rabbia e tanta impotenza”. E noi la pensiamo come lui.

Occorre però un impegno, una maggiore attenzione e collaborazione anche da parte dei lettori, degli utenti dei social network che troppo spesso danno sfogo alla propria rabbia e frustrazione, alimentando, condividendo e quindi diffondendo queste notizie false. Occorre riflettere ed informarsi prima di condividere per istinto (la maggior parte sbagliato) una notizia, così come anche chi fa informazione per professione, deve sempre riscontare, verificare le notizie prima di scriverle e pubblicarle rendendole di dominio pubblico. occorre più impegno da parte delle Forze dell’ ordine e della magistratura.

Ma è necessario anche un impegno serio da parte del Governo che deve porre in essere leggi più severe prendendo ad esempio il governo federale tedesco che l’anno scorso ha dato il via libera al progetto di legge che prevede multe fino a 50 milioni di euro in cui incorreranno i giganti del web come Facebook, YouTube e Twitter se non saranno in grado di cancellare o comunque rendere inaccessibili minacce e commenti offensivi e diffamanti, incitazioni all’odio o a reati penali.  I social media sono responsabili se le loro piattaforme vengono sfruttate per fake news e calunnie.

E’ una battaglia difficile che si può vincere. Che si deve vincere. Ma è possibile farlo soltanto tutti assieme in nome di una civiltà sin troppo spesso ignorata e calpestata. Noi siamo pronti a farlo. e vogliamo avervi tutti al nostro fianco.




Buon compleanno CORRIERE DEL GIORNO

di Antonello de Gennaro

dove tutto nacque nel 1947…

Quattro anni fa iniziava le sue pubblicazioni online il CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947™, che riprendeva e continuava la storica attiva giornalistica del quotidiano tarantino fondato da quattro giornalisti: mio padre Franco de Gennaro, dall’ avv. Egidio Stagno (per me “zio Gigino”), Franco Ferraiolo e Giovanni Acquaviva. Ricominciare daccapo non è stato semplice dovendo far dimenticare ai lettori tarantini quel Corriere….di Puglia e Lucania, che era stato fondato nel 1984 da una cooperativa di giornalisti tarantini fallita miseramente nell’ottobre 2013 dopo oltre 30 anni di vita e stipendi d’oro elargiti ed incassati grazie ai sostanziosi contributi a fondo perduto ottenuti grazie alla Legge per l’ Editoria (oltre 17 milioni di euro negli ultimi 10 anni) , che non sono bastati a coprire l’incapacità di gestire ed editare un giornale, pur utilizzando abusivamente il nome della gloriosa testata.

Sono stati 4 anni difficili, duri, ma entusiasmanti pieni di preoccupazioni ed insidie che sono state cancellati dalle gioie morali e dalle soddisfazioni professionali ed umane che hanno prevalso. Perchè raccontare e publicare  la verità, nel giornalismo paga sempre. In questi 4 anni abbiamo fronteggiato una “lobby” sotterranea ma ben “nota” costituita dagli ambienti vicini al vescovo di Taranto, la quale poteva contare su un alto magistrato, ora in pensione ai giardinetti, su un colonnello delle forze dell’ ordine rientrato a Roma ad occuparsi di scartoffie dietro un’anonima scrivania, e su alcuni imprenditori dal “borsellino” gonfio ed aperto, tutti interessati a fare affari sulla pelle di una comunità, della città di Taranto che sopravvive economicamente e socialmente attaccata alla bombola ad ossigeno dei soldi pubblici.

Si sono coalizzati contro di noi magistrati indegni di portare addosso una toga, per la quale invece altri uomini e donne di un valore immensamente più alto hanno sacrificato la propria vita, che dopo aver provato ad inibirmi dalla professione hanno persino cercato di arrestarmi, pur di metterci a tacere. Inutilmente, grazie alla preziosa e fondamentale assistenza del nostro legale, l’ Avv. Giuseppe Campanelli, un tarantino che da oltre 30 anni esercita la sua professione a Roma ed in tutt’ Italia, il quale ci ha difeso con successo, contro tutto e tutti, tutelando la nostra  libertà di stampa con il Codice Penale ma sopratutto con il cuore, a cui va il mio più sincero fraterno ringraziamento.

Ci hanno provato persino alcuni “scribacchini” che credono di poter contare qualcosa con la tessera (pressochè inutile ) del proprio sindacato dei giornalisti, ma inutilmente, ed è oggi una grande soddisfazione per tutti noi vederli oggi indagati da diverse procure (Taranto, Bari, Roma) nella consapevolezza  ed auspicio che presto dovranno salire loro sul banco degli imputati, dopo essersi inventati storie fantomatiche prive di fondamento, arrivando a chiedere persino il sequestro della nostra testata, ignorando (loro), poveretti…. che persino una sentenza della Suprema Corte di Cassazione esclude tale eventualità !

Abbiamo l’orgoglio di aver fatto diventare il CORRIERE DEL GIORNO da un giornale prettamente tarantino e pugliese, ad un giornale del Mezzogiorno prima e nazionale adesso, potendo ormai contare su decine e decine di migliaia di lettori che ogni giorno ci scelgono e leggono gratuitamente da tutt’ Italia, grazie ai nostri inserzionisti pubblicitari ed al sostegno dei soci e sostenitori della Fondazione Corriere del Giorno proprietaria della nostra testata. E lo abbiamo fatto rinunciando, da due anni a questa parte, ai contributi pubblici sull’ editoria che avremmo potuto richiedere e di cui avremmo avuto diritto per Legge.

Ma sopratutto, cari amici e lettori, abbiamo avuto la grande soddisfazione di vedervi crescere sempre di più in giorno in giorno, di poter contare sul vostro sostegno intellettuale e morale, grazie alle migliaia di messaggi pubblici e privati che abbiamo ricevuto.  Ed è grazie a voi, grazie a questi messaggi, a questo vostro sostegno che cresce giornalmente in tutt’ Italia e persino dall’ estero, che il nostro giornale si appresta a lanciare nuove sfide editoriali. Perchè abbiamo appena cominciato…

Permettetemi di ringraziarvi tutti a nome della redazione, dei collaboratori, dei consulenti,  che ogni giorno consentono al CORRIERE DEL GIORNO di potervi offrire questa informazione libera ed indipendente, senza padroni e senza padrini. Un grazie di cuore ed una promessa: noi non vi tradiremo mai. Saremo sempre solo e soltanto dalla parte dei lettori. Il vero editore del nostro giornale siete tutti voi.

Buon compleanno CORRIERE DEL GIORNO. Lassù chi mi ha ispirato e guidato in questi quattro anni sarà sicuramente più felice di me. Ed questa è la mia più grande soddisfazione.




La grande “confusione” della politica pugliese

di Antonello de Gennaro

Il giorno dopo, metaforicamente parlando, le elezioni politiche del 4 marzo ha riacceso la voglia di fare politica dei partiti tradizionali letteralmente “asfaltati”  dal voto degli elettori. Il boom-asso pigliatutto del Movimento Cinque Stelle nei collegi uninominali in Puglia ha mandato in soffitta il vecchio “potere” territoriale di Raffaele Fitto nel centrodestra, e le ambizioni di leadership di Michele Emiliano nel centrosinistra.  Ancora una volta il destino della politica pugliese è finito sull’ asse Bari-Lecce.

Aldo Moro

Che queste due città abbiano sempre avuto una leadership regionale è un dato di fatto inconfutabile. La città di Bari che ha dato i natali alla carriera politica di Aldo Moro nella Democrazia Cristiana è stata a lungo “morotea”, prima dell’avvento del PSI con Rino Formica che fece diventare il capoluogo di regione e l’intera Puglia una roccaforte del socialismo craxiano. Successivamente il capoluogo barese è diventare il laboratorio politico del centrodestra grazie alla presenza, ma sopratutto all’ “illuminazione” politica di Pinuccio Tatarella che è stato il vero collante nella formazione del centrodestra fra Forza Italia ed Alleanza Nazionale.

La città di Lecce da par suo ha dato i natali alla “leadership”democristiana negli anni ’80  di Salvatore Fitto, nativo di Maglie , indimenticabile presidente della Regione Puglia, che ha lasciato la sua eredità politica, a seguito della prematura scomparsa, a suo figlio Raffaele Fitto, il cui operato ha dimostrato ancora una volta la validità  di una vecchia teoria, secondo la quale spesso i figli non riescono mai ad essere all’altezza dei genitori. Ma oltre a Fitto, il Salento ha dato i natali anche a due cavalli di razza come Claudio Signorile e Biagio Marzo indiscussi protagonisti a livello nazionale della politica degli anni ’80.

Bettino Craxi ed il suo antico “rivale” Claudio Signorile

Purtroppo queste generazioni non sono state capaci di lasciare un’eredità politica, e di formare delle generazioni di politicanti di Puglia, capaci di tutelare i pugliesi nella distribuzione degli interessi economici e sociali del nostro Paese. Ognuno ha sempre e solo pensato al proprio orticello, anche perchè a seguito della politica dei “nominati” che ha  spodestato quella delle preferenze, cioè del voto libero ed indicativo dell’elettore, a Roma è arrivato molto vapore acqueo, ciè tanta gente priva di alcuna formazione politica e capacità di aggregazione.

Vedere oggi quindi le manovre “suicide” del centrodestra e centrosinistra affidate a due “faccendieri” della politica pugliese come Luigi Vitali (Forza Italia) e Michele Emiliano (Partito Democratico) , è stato come assistere ad un suicidio politico “volontario” dei partiti tradizionali in favore del Movimento Cinque Stelle, così come i numeri post-elettorali hanno confermato.

Le candidature “controllate” e telepilotate da Luigi Vitali (per tutti Gino)  in Forza Italia, altro non sono servite che a rientrare in Parlamento grazie alla presenza di Vitali nel listino dei “nominati”, dopo la sua sonora sconfitta nel proprio collegio di Francavilla Fontana (Brindisi) nell’uninominale. Così come ridicole sono state certe candidature come quella di Stefania Fornaro “pupilla” e dipendente di un noto imprenditore massafrese Tonino Albanese, “re” delle discariche della spazzatura pugliese, e vergognosa la candidatura last minute (chiaramente nel listino dei “nominati”) di Vincenza Labriola, “miss 1 preferenza” (cioè quanto ottenne candidandosi alla amministrative a Taranto nel 2012) un ex-grillina, che subito dopo essere stata eletta nel 2013 abbandonò il movimento di Beppe Grillo passando nel Gruppo Misto, evitando così facendo di rinunciare a buona parte del suo stipendio parlamentare. Cos’altro c’era da aspettarsi da un ex-disoccupata, sorella di un parrucchiere tarantino ?

Stefania Fornaro e Luigi Vitali

Come non dare ragione a Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza Italia quando afferma che “il dato da cui ripartire è che abbiamo perso in tutta la Puglia , circostanza che dovrebbe far riflettere il coordinatore regionale  Vitali ed indurlo di conseguenza a farsi da parte, dimettendosi e lasciando spazio ad energie nuove” ? Lasciare a casa degli esponenti politici come Rocco Palese o Giandiego Gatta per garantire l’elezione a gente come Vincenza Labriola o alla molisana Annaelsa Tartaglione nota esclusivamente per essersi candidata a Miss Italia nel 2007 è stata una vera e propria vergogna per la stragrande maggioranza dei consiglieri regionali di Forza Italia che stanno lavorando ad un’iniziativa che farà sicuramente scalpore.

Se Forza Italia piange il Partito Democratico non ride, è il caso di dire ricorda un vecchio proverbio italiano ( “Se Atene piange, Sparta non ride…!“) che trae origine da una citazione dell’opera teatrale Aristodemo di Vincenzo Monti: “Se Messenia piange, Sparta non ride” che si riferiva alla condizione delle due città alla fine della guerra del Peloponneso: Sparta, nonostante la sconfitta di Atene, ne uscì pesantemente indebolita sia dal punto di vista militare che economico. Ed il caso di usarlo anche per la politica pugliese. Infatti anche il Partito Democratico pugliese ha ben poco (o nulla) da ridere.

Il vero sconfitto di queste elezioni ha un nome: Michele Emiliano. E’ stato lui il vero “protagonista” in negativo di questa campagna elettorale, a partire dalla compilazione delle liste. Insieme al segretario regionale Marco Lacarra (un “renziano” di facciata,  in realtà molto legato personalmente al governatore pugliese ) e Michele Emiliano hanno causato la clamorosa sconfitta in Puglia del Partito Democratico, nonostante la guida della Regione Puglia, del Comune di Bari, Lecce e Taranto. E nonostante la valanga dli clientele, favoritismi e nomine “allegre” a firma Partito Democratico pugliese !

La resa dei conti in casa PD è fissata per lunedì, quando si riunirà  a Roma la direzione nazionale del Pd, il secondo “round” avverrà  martedì 13 marzo, quando si ritroveranno  i vertici del Partito Democratico pugliese, e l’atto finale  sarà la prima settimana, quando si svolgerà la prossima riunione di maggioranza in seno alla Regione Puglia. Da cui potrebbe uscire un bel “pesce d’aprile” inattteso da Emiliano.

“Sono il più sereno fra tutti i consiglieri — ha detto oggi Emiliano al quotidiano La RepubblicaVoglio trasmettere quella serenità ed energia che è necessaria per finire la legislatura. Sono a disposizione dei consiglieri regionali “. In realtà Michele Emiliano deve innanzitutto arginare la protesta interna alla sua stessa corrente nel Pd, quel Fronte Democratico che ha già perso la presenza dell’ultimo arrivato , cioè del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci   accusato dal governatore di essere entrato nell’area del ministro dello sviluppo economico  Carlo Calenda ( iscrittosi quest’ultimo appena 48h fa nel Pd…!  ). Ma anche Domenico Vitto presidente di Anci Puglia , ha qualcosa da contestare ai vertici: “ Io ho ottimi rapporti con Emiliano ed Antonio Decaro — ha detto  Vitto che è vicino al deputato uscente Gero Grassi a La Repubblica ,  — ma è arrivato il momento che i vertici ascoltino i sindaci e la base. Quanto al segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, dovrebbe dimettersi”.

 




Il delirio dello “smemorato” Sindaco di Taranto sull’ ILVA

di Antonello de Gennaro

Il Sindaco di Taranto dimostra ancora una volta non solo la propria totale inesperienza politica ed il suo inconsistente “peso”, ma anche di essere leggermente… “smemorato”.  E’ quanto si deduce dalle dichiarazioni odierne con cui Melucci sostiene di tutto e di più rasentando il ridicolo. Questa mattina con il solito comunicato (che non invia al Corriere del Giorno, motivo per abbiamo presentato una denuncia alle Autorità e magistrature competenti) il sindaco sostiene che l’atto istituzionale concordato fra soli…5 ministri del Governo in carica, sia una “lettera” e che “sia stata inoltrata ieri sera tardi solo dopo averla consegnata ai TG nazionali“.

Ebbene Melucci o mente sapendo di mentire, o si circonda di collaboratori e “staffiste” incapaci di intendere e di volere, in quanto  il comunicato è stato inviato alle redazioni dei giornali e TG (quelli veri) alle 21:38 , contestualmente alla pubblicazione sui siti istituzionali dei rispettivi ministeri, che sono ben diversi dal sito o dall’ Albo Pretorio del Comune di Taranto, che è è sprovvisto di un’area stampa (come fanno tutti i Comuni seri e ben gestiti) , e dove non cancellano delibere, comunicati o determinazioni dopo 15 giorni come invece accade nel capoluogo jonico nel vano tentativo di occultare le numerose “pastette” dell’ Amministrazione Comunale.

Purtroppo Melucci non ha alcun titolo di laurea che possa aiutarlo a capire ed applicare le norme di Legge nazionali ed europee, affidandosi ad avvocati di dubbia e limitata preparazione, e sostiene che  “i ministri vogliano allontanare ogni ipotesi di accordo, vogliano mettere gli enti locali nella difficile condizione politica di non poter arretrare”. Secondo il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la gestione della vertenza Ilva  sarebbe “fallimentare” e che “può essere superata solo dall’intervento diretto del capo dello Stato. Ed è a lui che affido le sorti della città”. Dichiarazioni che sono più vicine ad un vero e proprio delirio esistenziale, che ad un ragionamento politico istituzionale. Qualcuno avvisi il disattento (o smemorato ?) Sindaco di Taranto che i sindacati nazionali e locali confederali, la Confindustria, la Provincia di Taranto ed il Governo sono tutti d’accordo sulla bontà della soluzione sull’ ILVA che solo a Taranto ha “salvato” 14mila dipendenti diretti, oltre 4mila dell’indotto e 350 società che lavorano per lo stabilimento siderurgico del capoluogo jonico.

Melucci con queste dichiarazioni fa riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha ridicolizzato e respinto la proposta di accordo di programma avanzata dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto che pretendevano di stravolgere il Dpcm del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA, contro il quale i due enti pubblici pugliesi hanno presentato ricorso al Tar di Lecce contro il Governo rinunciando alla sospensiva cautelare, che altro non era che una vera e propria “minaccia politica ” al limite del reato di estorsione previsto dal Codice Penale. Il sindaco definisce fallimentare una soluzione che ha portato il più grosso gruppo mondiale nel settore siderurgico, i franco-indiani di Arcelor Mittal, a  rilevare a seguito di una regolare gara le attività dell’ ILVA espropriate al Gruppo RIVA.

Eppure Melucci dovrebbe sapere cosa sono le gare, come si partecipa, quali sono le norme che le regolamentano, visto nella sua precedente vita imprenditoriale, a capo di un consorzio di operatori portuali, le gare le ha sempre perse, compresa quella per rilevare la società ILVA Servizi Marittimi. Parla di  un fallimento “ormai prevedibile di una aggiudicazione al limite delle leggi e dell’etica“. In realtà chi rischia il fallimento sono le deficitarie attività personali delle società personali di Melucci, di cui ha affidato l’amministrazione a sua moglie e suo padre, senza però cedere le proprie azioni, vivendo quindi in un imbarazzante conflitto di interessi.

Come non ridere quando Melucci scrive “Ora studieremo con i nostri tecnici e consulenti il da farsi, ma oggi è davvero complicato immaginare un percorso che si allontani dalle aule della giustizia nazionale e comunitaria. Probabilmente, questi Ministri hanno voluto segnalare ai tarantini che non sono più, da questo momento, i nostri interlocutori. Ormai è evidente che la gestione fallimentare di questa vertenza epocale può essere superata solo dall’intervento diretto del Capo dello Stato. Ed è a lui che da sindaco di Taranto affido le sorti della città”.

Emiliano, Mazzarano e Melucci: l’Armata Brancaleone di Fronte Democratico

E chi sarebbero i consulenti ? I quattro dirigenti comunali ? O i consulenti di Emiliano privi di alcuna competenza scientifica o giuridico-tecnica ?  Povero Sindaco Melucci non sa più a che santo votarsi. Adesso si accoda persino alle iniziative (che resteranno prive di alcun riscontro ed effetto concreto) dei soliti pseudo-ambientalisti di rivolgersi al Capo dello Stato, all’ Unione Europea, dimenticando che da un giorno all’altro rischia di essere sfiduciato in consiglio comunale e di dover tornare a fare il mediatore portuale con la sua valigetta in mano, lavoro che ha fatto sino a 7 mesi fa, e con risultati economici non molto brillanti, come i bilanci delle sue società dimostrano e confermano. Non a caso Emiliano gli ha affiancato un proprio ex-assessore barese (Rocco De Franchi) per consentirgli di amministrare la città.

Melucci gioca con i soldi dei contribuenti di Taranto quando annuncia che  “Il Comune di Taranto sta valutando di dare mandato ai propri legali di ripresentare opportuna istanza cautelare del suo ricorso innanzi al Tar di Lecce, ora arricchita nelle motivazioni. Sta, inoltre, valutando esposto alla Procura della Repubblica in relazione al diniego degli uffici del Mise circa l’accesso agli atti dell’aggiudicazione Ilva (contratto e piano industriale)dimostra di non capire nulla di Legge. Infatti nella fase attuale in cui è il procedimento, prima del 6 marzo data in cui il Tar del Lecce deciderà sull’eccezione presentata dai legali dell’ ILVA sulla competenza territoriale del Tribunale giudicante , il Comune di Taranto non può fare nulla e tanto minacciare ulteriori aggressioni legali. Contro un diniego per mancato accesso può rivolgersi al TAR competente.

Per la precisione il Comune di Taranto potrebbe soltanto presentare ex-novo una nuova istanza al Tar del Lazio, contro il DCPM del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA , iniziativa questa che però coprirebbe ulteriormente di ridicolo e sconfesserebbe l’attività sinora svolta dallo Studio Legale Vernola di Bari nominato per decisione del Sindaco e del Vice Sindaco di Taranto, e “profumatamente” pagato dai cittadini di Taranto . Il Sindaco aggiunge che “il  Civico Ente sta raccogliendo elementi utili all’esposto presso le Autorità UE circa la procedura di aggiudicazione del compendio industriale. Istituzioni locali e nazionali, potenziali investitori e lavoratori, cittadini tutti, devono oggi essere consapevoli che o si dà soddisfazione piena alle istanze di Taranto o nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento Ilva rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale.

Siamo veramente curiosi di vedere come faranno gli “amici” di Emiliano candidati nel PD a Taranto e provincia, a raccontare in campagna elettorale alle oltre 18mila famiglie ed alle 350 imprese che lavorano nell’indotto siderurgico tarantino che “nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento ILVA rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale”. Ecco cari lettori come dei dilettanti allo sbaraglio mandano in fumo i voti del Partito Democratico (a cui si è iscritto da appena un anno) nel territorio di Taranto, con investimenti già finanziati dai Governi Renzi-Gentiloni ,  soldi già assegnati dal CIPE e disponibili per circa un miliardo di euro, soldi con i quali da tre anni si sta lavorando alla ricostruzione della città. Senza dimenticare un miliardo e 350 milioni di euro (soldi confiscati dalla Procura di Milano  ai Riva in Svizzera) messi a disposizione dei Commissari Straordinari per il risanamento ambientale dell’ ILVA, che verranno utilizzati con la copertura dei parchi minerari, i cui lavori inizieranno a febbraio per concludersi entro due anni.  Ancor prima che arrivasse Melucci e la “banda” di Emiliano a cercare di prendersi meriti non propri, come loro abitudine.

Lo smemorato Melucci dimentica (o tanto per non cambiare “ignora” ?) ancora una volta i limiti delle sue competenze amministrative-ambientali che gli sono stati ricordati dall’ Amministrazione Provinciale di Taranto con il proprio ricorso al TAR con cui si appoggia il Governo contro il Comune di Taranto e la Regione Puglia. Il Sindaco di Taranto millanta il “coinvolgimento totale e trasparente della nostra comunità, al contrario di quanto sempre disposto dal Governo, continueremo a pubblicare tutti gli atti salienti di questa vicenda. Noi abbiamo nulla da nascondere”. In realtà questo Comune nasconde spesso e volentieri i propri atti amministrativi, come accaduto con la nostra testata giornalistica a cui viene negato il diritto di accesso agli atti amministrativi comunali su delle assegnazioni irregolari e sospette del Comune di Taranto. Se Melucci vuole siamo pronti anche noi a pubblicare tutti i documenti sulla mancanza di trasparenza del Comune di Taranto. Ed anche la presenza di interessi di parenti diretti dei dirigenti comunali coinvolti nelle opere comunali in corso d’ opera, a partire dal Teatro Fusco….

“La Bellanova offende Taranto” ? Scrive Melucci: “ Anche il viceministro Bellanova non perde occasione di offendere questa città, sempre con un tempismo tragicomico, a lei devo purtroppo chiedere di non dirci quali siano o non siano gli argomenti da trattare in questo mese. Perché, al contrario suo, io non sono in campagna elettorale e qui a Taranto l’Ilva non è un tema da sfoderare su di un manifesto elettorale. L’Ilva qui da noi è presenza ingombrante e costante. Bene ha fatto il segretario Renzi a evitarle il collegio di Taranto, piuttosto”. Il sindaco Melucci con queste affermazioni manifesta ( o meglio, conferma) la sua totale mancanza di stile e correttezza istituzionale, sputando persino nel piatto in cui mangia da mesi, dimenticando quanto la Bellanova si sia spesa per Taranto ed anche  per la sua campagna elettorale a Sindaco di Taranto, sbagliando secondo noi.

“Chiediamo, poi, alla Regione Puglia – prosegue il delirio mediatico di Melucciche metta finalmente ordine tra i propri organismi che hanno un ruolo nella vertenza, per stemperare nuove strumentalizzazioni da parte di questo Governo ormai agli sgoccioli” . sostenendo che  “i Ministri interessati hanno perduto l’ennesima opportunità di coinvolgere costruttivamente il Comune di Taranto e la comunità ionica in una vera e propria negoziazione dei grandi temi di interesse intorno alla vicenda Ilva. È, inoltre – conclude il sindaco – talmente evidente il totale disinteresse per il merito della vicenda, è talmente smaccata la chiave di lettura unicamente elettorale e speculativa della questione Ilva sulla pelle di Taranto, che non hanno avuto neanche il pudore di risponderci prima della chiusura delle liste, hanno atteso il closing. La paura che una posizione così offensiva potesse turbare la caccia ai seggi era troppo grande perché si potesse discutere in modo oggettivo e sinceramente interessato della salute dei tarantini e del destino dei lavoratori“.

Qualcuno spieghi a Melucci, che il suo “tutor” Emiliano ha imposto e candidato a Taranto  il segretario provinciale del PD di Bari, e non quello di Taranto Giampiero Mancarelli, che con il viceministro Teresa Bellanova e Ludovico Vico hanno fatto scendere a Taranto per la sua campagna elettorale mezzo Governo. Qualcuno spieghi al sindaco “crispianese”che un Governatore regionale non può imporre niente a nessuno, al limite forse al suo fidato autista-segretario Gianni Paulicelli indicandogli che strada prendere con l’auto nei loro viaggi e  spostamenti. E’ disinteresse aver trovato un gruppo che investe la bellezza di 5 miliardi per risanare e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto, rispettando le stringenti normative ambientali previste ? In effetti cosa ci si può aspettare da uno come Melucci che come amministratore di una società (la sua) si accontentava di 2mila euro al mese, per non gravare sui debiti e le perdite non essendo stato capace di generare utili e profitti ? A proposito Sindaco, ha finalmente pagato il suo debito con la sua addetta stampa Maristella Baggiolini che ha impegnato in  campagna elettorale ? O forse le stanno solo a cuore le sorti economiche della sua adorata “staffista” Doriana Imbimbo ?

Lo “smemorato” Melucci ha dimenticato però più di qualcosa. La vera “genesi”, cioè origine  della sua candidatura (immeritata) a Sindaco di Taranto. Ma è bene che una volta per tutte vi raccontiamo noi come si è arrivati alla sua candidatura. Oltre un anno fa in una cena mi venne offerta la candidatura “indipendente” a Sindaco di Taranto, appoggiato dal centrosinistra, in qualità di espressione della società civile e della tarantinità (come ben noto Melucci è di Crispiano), ma alla presenza di alcune persone di sicuro affidamento e serietà, rifiutai cortesemente la proposta ricevuta non avendo voglia di lasciare il mio progetto di rinascita del Corriere del Giorno. E’ stata la seconda volta che uno schieramento politico mi offriva la candidatura a Sindaco di Taranto. La prima offerta  infatti era avvenuta prima del secondo mandato di Ippazio Stefàno dai vertici romani del centrodestra “berlusconiano”, ma anche in quel caso gentilmente, ringraziando per la lusinghiera offerta, rifiutai.

Rinaldo Melucci e Costanzo Carrieri

La stessa offerta venne avanzata ad un noto banchiere della provincia jonica di comprovata esperienza, il quale rifiutò, e mi pregò in una nostra successiva conversazione “privata” intercorsa, nella quale gli chiesi il perchè del suo rifiuto, di non farne mai menzione. Ed infatti per correttezza lo scrivo soltanto oggi a distanza di oltre un anno. Dopodichè il PD tarantino per evitare la guerra interna fra le sue “seconde file”  cioè Piero Bitetti, Gianni Azzaro, e Lucio Lonoce, decise di proporre la candidatura all’amico e collega Walter Baldacconi, direttore dell’emittente televisiva Studio 100, il quale anch’egli usando la ragione e saggezza declinò la proposta ricevuta. A quel punto il coordinatore provinciale tarantino Costanzo Carrieri ed Ennio Pascarella (ex Presidente provinciale del Pd ) proveniendo dalla corrente degli amici di Donato Pentassuglia ed entrambi molto vicini all’on. Michele Pelillo, prima di saltare sul carrozzone dell’ Armata Brancaleone (pardon Fronte Democratico) di Michele Emiliano., arrivarono a mettere persino degli annunci sui socialnetwork invitando i cittadini ad avanzare la propria candidatura. Ma nessuno rispose.

La candidatura di Melucci fu l’ultima scelta, che come sempre si è rivelata la più sbagliata. Ma va  ricordato sopratutto a lui, la sua candidatura a Sindaco fu sostenuta in campagna elettorale da tutto il PD con il gruppo dell’ Associazione Liberdem in testa guidato da Walter Musillo e di cui faceva parte anche Gianni Azzaro. Erano loro il suo comitato elettorale, che ha rinnegato e tradito, e non gli arrampicatori e gli “staffisti” e “staffiste” dell’ultima ora di cui attualmente si circonda.

Walter Musillo e Rinaldo Melucci

Melucci si diletta a parlare di “rebranding” (sulle municipalizzate)  di “closing” (sulle liste elettorali) . Ma si dimentica che quando ci sono le campagne elettorali solitamente è tutto il partito ed i suoi iscritti (qualsiasi esso sia) ad impegnarsi per conquistare la vittoria finale. Ma uno che è stato eletto e “nominato” grazie al lavoro ed impegno degli altri, purtroppo (per lui) questo non potrà mai capirlo. Per fortuna di Taranto il mandato di Sindaco dura 5 anni (ed a volte molto meno…) , i “miracoli” non si ripetono e quindi un bel giorno Rinaldo Melucci potrà tornarsene finalmente a Crispiano con la sua valigetta da mediatore portuale, insieme alla sua corte di aspiranti consultanti, consiglieri, portaborse e staffisti.  In campagna c’è posto per tutti.

La città di Taranto quel giorno sarà finalmente salva e libera.




Roma. “Mafia Capitale”… anzi no ! Adesso bisognerà cambiare nome…?!?

di Antonello de Gennaro

ROMA – La decisione della 10ma sezione penale del Tribunale di Roma è la sconfitta delle etichette della informazione “forcaiola” e serva della pessima politica. Nella sentenza è stata esclusa sia la natura del sodalizio mafioso ex art 416 bis del codice penale, sia la presenza dell’aggravante del “metodo mafioso” prevista dall’art. 7 D.L. 152/1991 convertita con Legge 203/1991. In definitiva si è trattato il processo a due associazioni a delinquere semplici. 

Al termine del processo il Tribunale di Roma ha condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione , 20 anni per Massimo Carminati, 11 per Luca Gramazio, ex capogruppo del Pdl in Comune. Caduta quindi l’accusa di associazione mafiosa a 19 imputati del processo a mafia capitale, tra cui i presunti capi Carminati e Buzzi. Per l’ex presidente dell’assemblea Capitolina Mirko Coratti la corte ha stabilito una pena di 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Undici anni per  Ricardo Brugia il presunto braccio destro di Carminati,  10 per Franco Panzironi l’ex Ad di Ama . L’ex minisindaco del municipio di Ostia, commissariato per infiltrazione mafiose, Andrea Tassone è stato condannato a 5 anni.

Su 46 imputati tre sono stati assolti. Si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, per i quali la Procura aveva chiesto 16 anni di carcere, e l’ex dg di Ama Giovanni Fiscon, per il quale erano stati chiesti 5 anni. Secondo l’accusa Rotolo e Ruggiero avrebbero garantito i contatti tra “Mafia Capitale” ed ambienti della ‘ndrangheta.

I giudici della decima Corte presieduta da Rosanna Ianniello hanno inflitto oltre 250 anni di carcere, dimezzando di fatto le pene rispetto alle richieste della Procura che aveva proposto per tutti gli imputati 5 secoli di carcere . I giudici hanno detto che “la mafia a Roma non esiste, come andiamo dicendo da 30 mesi” ha dichiarato soddisfatto l’avvocato Giosuè Naso difensore di Massimo Carminati . “La presa d’atto della inesistenza dell’associazione mafiosa – ha aggiunto – ha provocato una severità assurda e insolita. Mai visto che a nessuno di 46 imputati non venissero date attenuanti. Sono pene date per compensare lo schiaffo morale dato alla procura“.

I giudici della X sezione del Tribunale di Roma sono stati chiamati a giudicare i 46 imputati del processo denominato “Mafia Capitale”, l’associazione che avrebbe condizionato la politica romana, guidata da l’ex Nar Massimo Carminati e dal ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Il presidente della Corte Rosanna Ianniello, prima di entrare in camera di consiglio, ha ringraziato il “personale amministrativo” del tribunale, “senza il quale non sarebbe stato possibile portare a compimento il processo” e i tecnici, che hanno “lavorato con competenze e dedizione“. Un ringraziamento, da parte del presidente, anche alla procura, in particolare al pm Luca Tescaroli, che “si è contraddistinto per la professionalità” ed agli avvocati difensori.

Mafia Roma: pm Ielo, sentenze si rispettano  – “Questa sentenza riconosce un’associazione a delinquere semplice, non di tipo mafioso. Sono state date anche condanne alte. Rispettiamo la decisione dei giudici anche se ci danno torto in alcuni punti mentre in altri riconoscono il lavoro svolto in questi anni. Attenderemo le motivazioni“. Lo afferma il procuratore aggiunto Paolo Ielo dopo la sentenza della X sezione penale del Tribunale di Roma.

Carminati a legale, “avevi ragione tu, sono soddisfatto” – “Avevi ragione tu, sono soddisfatto”. Queste le parole pronunciate da Massimo Carminati parlando con la sua legale Ippolita Naso, commentando la sentenza che lo condanna a 20 anni, anziché a 28 anni, non essendo stata riconosciuta l’associazione mafiosa. L’avvocato era convinto che l’associazione mafiosa non sarebbe stata riconosciuta e così è stato. “Avevi ragione tu“, le ha quindi detto Carminati.

“Ora mi devono togliere subito dal 41 bis”. E’ la prima richiesta che Massimo Carminati ha rivolto al suo avvocato subito dopo la lettura delle sentenza della X sezione penale del tribunale di Roma che non ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa. “Non me lo aspettavo – ha aggiunto l’ex Nar al telefono con l’avvocato – avevi ragione tu ad essere ottimista”. “Carminati temeva – ha detto l’avvocato Nasoche le pressioni mediatiche avessero portato ad un esito negativo per lui“.

Buzzi a legali,ora quando esco da carcere? – “Ora quando esco?“: questo il primo commento di Salvatore Buzzi dopo la lettura della sentenza per i 46 imputati di mafia capitale, esprimendo felicità per l’esito del processo. “Mi auguro – ha aggiunto parlando con il suo avvocato – che alla luce di questa decisione la mia permanenza in carcere stia per finire”.

Condanne esemplari per tutti gli imputati per alcuni anche superiore alle richieste del pm ma non si tratta di un’associazione mafiosa. In 41 sono stati condannati e in 5 assolti.

Ecco tutte le condanne:

Massimo Carminati 20 anni;
Salvatore Buzzi anni 19 anni;
Riccardo Brugia 11 anni
Fabrizio Testa 11 anni;
Luca Gramazio 11 anni;
Franco Panzironi 10  anni;
Cristiano Guarnera 4 anni;
Giuseppe Ietto 4 anni;
Claudio Caldarelli 10 anni;
Agostino Gaglianone 6 anni e 6 mesi;

Carlo Pucci 6 anni;
Roberto Lacopo 8 anni;
Matteo Calvio 9 anni;
Nadia Cerrito 5 anni;
Carlo Maria Guarany 5 anni;
Paolo Di Ninno 12 anni,
Alessandra Garrone 13 anni e 6 mesi;
Claudio Bolla 6 anni;
Emanuela Bugitti  6 anni;
Stefano Bravo 4 anni;
Mirko Coratti 6 anni;
Sandro Coltellacci 7 anni;
Michele Nacamulli 5 anni;
Giovanni De Carlo 2 anni e 6 mesi;
Antonio Esposito 5 anni;
Giovanni Lacopo 6 anni;
Franco Figurelli 5  anni
Claudio Turella 9 anni;
Guido Magrini  5 anni;
Sergio Menichelli 5 anni;
Marco Placidi  5 anni;
Mario Schina  5 anni e 6 mesi;

Mario Cola 5 anni;

Daniele Pulcini 1 anno:
Angelo Scozzafava 3 anni;
Andrea Tassone 5 anni;
Giordano Tredicine 3  anni;
Luca Odevaine  6 anni e  6 mesi;
Pierpaolo Pedetti  7 anni;
Tiziano Zuccolo  3 anni e 3 mesi;
Pierina Chiaravalle  5 anni;

Questi gli assolti: 
Giovanni Fiscon assolto;
Rocco Rotolo assolto;
Salvatore Ruggero assolto;
Giuseppe Mogliani assolto;
Fabio Stefoni assolto.




Ma per avere una Taranto migliore bisognava aspettare 1500 pensionati inglesi?

di Antonello de Gennaro

ROMA – Ieri ero a Taranto ed ho avuto modo di visionare personalmente il “taroccamento” di una città diversa, vestita a festa, per accogliere la 1a nave da crociera che è sbarcata nel porto di Taranto, facendo una sosta turistica, grazie unicamente all’attivismo, l’efficienza e la voglia di “fare” dei soci dello Ionian Shipping Consortium guidato da Rinaldo Melucci. Nelle ore che hanno preceduto l’arrivo della nave Thompson Spirit , finalmente qualcuno del Comune di Taranto, dell’ AMIU e del Comando della Polizia Locale si è ricordato di fare il proprio dovere, pulendo a nuovo una parte della città (e tutto il resto ?) , sgomberando spazi pubblici occupati abusivamente nella città vecchia, per offrire ai circa 1.500 turisti, in prevalenza pensionati inglesi una nuova immagine.


Nelle ore di permanenza della nave a Taranto,
ripartita nel pomeriggio, sono scomparsi i parcheggiatori abusivi, che taglieggiano quotidianamente i tarantini ed i malcapitati forestieri di passaggio, raddoppiando in tal modo la tassa di sosta nelle vie del centro e sul lungomare. Davanti al Museo del Marta finalmente “qualcuno”, dopo la provvidenziale riunione tecnica voluta dal nuovo Prefetto, ha collocato un furgone delle forze dell’ ordine che hanno allontanato malintenzionati, tossici, e mendicanti dalle adiacenze del Museo e del mercatino che la Confartigianato aveva organizzato in piazza  Garibaldi.

Resta da chiedersi: ma i tarantini che pagano le tasse comunali e nazionali, che vivono a Taranto, hanno forse meno diritti dei 1.500 turisti-pensionati inglesi, per potersi godere la propria città ? Sono forse figli di un Dio minore ? Ed i vigili urbani quando la smetteranno di fare da “cavalier servente”, autista , tuttofare ai vari assessori (Sindaco compreso) e si ricorderanno chi gli paga lo stipendio ogni mese e torneranno quindi a fare il loro dovere e lavoro per le strade della città ?

Giusto per darvi un esempio, domenica mattina nell’ atrio di Palazzo di Città ho visto e contato personalmente 16 vigili fermi lì. inutilizzati,  senza far niente, ed una decina di loro erano comodamente seduti a parlare di fatti loro, mentre gli altri erano impegnati a fare i “ruffiani” con i vari candidati che depositavano le liste elettorali per le prossime elezioni amministrative.

Leggendo i commenti, le notizie del giorno dopo, pubblicate questa mattina dalla stampa locale, ho visto anche tanti racconti che evidenziavano lo stupore dei turisti inglesi alla presenza di cameramen televisivi, fotografi, del sindaco (uscente) Ippazio Stefàno , del presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto  Sergio Prete, che è bene ricordarlo, NON hanno avuto alcun ruolo in questa nuova iniziativa turistica, e cercano in maniera quasi patetica se non vergognosa i riflettori per prendersene i meriti. Soltanto a Taranto infatti si è potuto vedere un anno fa il taglio del nastro con la presenza di una rappresentate del Governo, del prossimo terminal turistico interno al Porto che costerà al contribuente la modica…cifra di 6milioni e 600mila euro, che avrebbe dovuta essere pronta in concomitanza dell’arrivo delle navi crociera, e che invece non è stata completata e quindi non è pronta! 


Ancora una volta questa Autorità Portuale ha dimostrato la sua inefficienza
nel far rispettare le tempistiche degli appalti, che è stata la vera causa che ha svuotato il Porto di Taranto, facendo scappare verso altri lidi e porti (fra cui Livorno) i terminalisti , lasciando a casa e oltre 500 persone (e rispettive famiglie) che hanno perso il posto di lavoro.

Ma tutto questo nessuno lo ricorda, nessuno lo scrive ad eccezione del CORRIERE DEL GIORNO. E siamo fieri di essere gli unici in questa campagna di informazione libera ed indipendente, in una città dove la “stampa-monnezza” è troppo compromessa, comprata e pagata con qualche centinaia di euro, come raccontò Marco Travaglio il direttore de Il Fatto Quotidiano in occasione della sua presenza al concertone del 1° maggio 2016.

Abbiamo fatto fare un giro per le vie del centro cittadino di Taranto ai nostri collaboratori locali, ed abbiamo verificato che molti negozi erano chiusi, praticamente quasi nessuno aveva previsto e predisposto il listino prezzi nei bar e ristoranti in lingua inglese (come accade in tutte le località turistiche italiane). Abbiamo scoperto che un noto produttore di vino della provincia estrema jonica, molto vicino al “grembiulino” di Sergio Prete, ha fatto consegnare ad alcuni ristoranti del centro cartoni di bottiglie di vino da offrire ai turisti, per farsi della pubblicità, in una maniera fiscale poco lecita, sui cui farebbe bene la Guardia di Finanza ad indagare. Volte scommettere che qualche ristoratore quel vino se l’è venduto a qualche ignaro cliente ?

Un candidato Sindaco di Taranto, a cui chiaramente non facciamo pubblicità gratuita e peraltro ingannevole, ha diffuso un comunicato stampa sull’arrivo della Thompson sostenendo che  “va dato atto al lavoro svolto in questi anni dall’Autorità Portuale che è riuscita a realizzare un’operazione che speriamo possa contribuire a risollevare finalmente un comparto economico che da troppo tempo attende un rilancio”. Affermazioni queste assolutamente prive di fondamento che dimostrano la pochezza di certe candidature, di cui Taranto dovrebbe fare a meno. Ma forse per questo candidato-sindaco, che ha nelle proprie liste non pochi “grembiulini” vicini all’ Avv. Sergio Prete,  riconoscere i meriti a chi ha lavorato in realtà (cioè lo Ionian Shipping Consortium guidato da Rinaldo Melucci)  per questo evento per la città di Taranto deve costargli molto…

Sono molto curioso a questo punto di vedere come si svolgerà domenica  21 maggio  la gara nazionale “STRATARANTO”  e tappa del Campionato Corripuglia quando i previsti 2500 atleti invaderanno Taranto. Sono quasi il doppio dei pensionati inglesi sbarcati per qualche ora dalla nave da crociera. C’è da augurarsi che anche in questa occasione la città, il Comune di Taranto non si faccia trovare impreparata. Pensate che l’ anno scorso nella centrale piazza Immacolata che era il punto di partenza della corsa,  era piena di rifiuti cartoni di pizza, carte, bottiglie di vetro abbandonati per terra anche perchè i cestini erano stracolmi, i bar quasi tutti chiusi (tutti al mare forse ???!!!)

C’è da augurarsi che il Comune di Taranto, le associazioni di categoria, i commercianti, gli esercenti, i bar e ristoranti ripetano che è stato fatto per i turisti inglesi sbarcati a Taranto  dalla nave Thompson Spirit che per qualche ora hanno visitato la nostra città. C’è da augurarsi che questa amministrazione comunale che è ormai sulla soglia del fiine del proprio mandato elettorale, faccia trovare Taranto pulita, sicura.  Molti dei  podisti partecipanti sono sopratutto donne e chiaramente chiederanno l’uso del bagno . Speriamo che non accada come successo l’anno scorso quando veniva risposto da quasi tutti che è guasto.

Questa gente, i loro amici e parenti al seguito consumeranno sicuramente qualche caffè, qualche bottiglietta d’acqua minerale. Dopo la gara saranno affamati ed assetati e sicuramente consumeranno nei bar e ristoranti che si saranno rivelati gentili,  un aperitivo, oppure mangeranno un panino.  Molti degli atleti sono con famiglie al seguito che restano tutto il giorno in città e  quindi se informati opportunamente vorranno visitare le bellezze  di Taranto. Il podista medio è solitamente persona abbastanza colta .

Il museo del Marta, il Castello Aragonese, le chiese, gli ipogei della città vecchia possono attrarre questa gente che, se non potrà visitarli domenica prossima., sicuramente vi ritornerà fra qualche giorno, in quanto non dovrà pagare il costo di una crociera via nave per tornare a Taranto ma percorrere solo qualche decina o centinaia di chilometri in macchina .

E’ il momento che Taranto si  rimbocchi le maniche ed  ognuno come imprenditore, commerciante, artigiano, lavoratore ma sopratutto come “cittadino” offra il proprio contributo ad una rinascita vera, con i fatti, e non con i soliti annunci politico-elettorali.

Taranto svegliati !




Elezioni Taranto 2017. La grande “monnezza”: la stampa

di Antonello de Gennaro

ROMA – Questo giornale come i nostri lettori hanno avuto ben modo di verificare è sinora stato silente osservatore su quanto accade in vista delle prossime elezioni amministrative. Lo abbiamo fatto perchè al contrario di finti moralisti dell’ultima ora non abbiamo alcun interesse personale e diretto con alcuna candidatura anche se a questa competizione (si fa per dire…) elettorale partecipa una mia lontana parente che porta il mio stesso cognome, e con la quale sono in aperto contrasto ideologico e caratteriale. Ma di quest’ ultimo particolare a molti non importerà nulla, mentre qualche frustrato adesso potrà mettersi il cuore in pace.

La “Grande Monnezza” è  variegata, variopinta, composta da un mix di giornalisti, pennivendoli e scribacchini, pronti a passare da una lista ad un altra in cambio di soldi o di qualche promessa.

Una “Grande Monnezza” al cui interno sguazzano non pochi  “pennivendoli” (chiamarli giornalisti sarebbe offensivo per quei pochi seri) che fanno questo mestiere calpestando tutte le norme deontologiche, lavorando sotto mentite spoglie per candidati, politici, aspiranti tali, vendendo il loro tesserino per qualche centinaia di euro in più. Nella mia breve permanenza tarantina, durante la quale la solita mano vigliacca mi ha incendiato la macchina (inutilmente) , ho fatto il mio lavoro: osservato, parlato con candidati, partecipato a conferenze stampa, ed ho avuto notizia di giornalisti “profughi” di un giornaletto fallito da tre anni che si propongono a questo o quel candidato per qualche migliaio di euro, addirittura in accoppiata con il/la rispettiva consorte.

Giornalisti in cassa integrazione (e quindi retribuiti dallo Stato) come Pierpaolo d’ Auria che manda in giro comunicati autodefinendosi “addetto stampa del consigliere regionale Liviano.“. Giornalisti che nelle conferenze stampa si stracciano le vesti della professionalità illudendosi che non sappiamo che quella stessa stessa persona viene indicata da un parlamentare della provincia  come “mio addetto stampa”.

Ho letto la scorsa settimana un editoriale di un collega, e cioè Enzo Ferrari  direttore del quotidiano (Taranto) Buona Sera, il cui reale editore  come a tutti ben noto è la famiglia Signorile (Claudio ex ministro socialista) lamentarsi del modo di comunicare di una candidata sindaco, che preferisce comunicare via web (come fanno peraltro una marea di politici a partire dall’ ex-premier Matteo Renzi, dal leader dl M5S  Beppe Grillo e dal Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, tanto per fare qualche nome…) che viene così  testualmente  accusata: “scavalco i giornali e faccio da me. Sembrano affermazioni di un candidato grillino, di quella parte della politicameglio, antipolitica – che ha nel suo codice genetico la delegittimazione del ruolo della stampa e l’uso della pseudo democrazia diretta attraverso la giungla dei socialnetwork, dove in verità il più delle volte si sviluppano discussioni che non sono proprio un esempio di civiltà e confronto”.

Caro collega Ferrari, la scelta della Baldassari non è delegittimazione, ma  secondo me  comunicare direttamente ai cittadini, agli elettori attraverso i social network sopratutto in una città come Taranto dove sono molti, troppi,  i giornalisti che stanno sul libro paga di qualcuno che non è il suo lettore o editore, è stata una sua legittima scelta che condivido ed apprezzo. Così facendo infatti la Baldassari ha oltrepassato la solita “mediazione” giornalistica di un tanto al chilo…. e costretto i giornali e siti a dover raccontare il suo pensiero senza travisarlo o interpretarlo difformemente dalla realtà.

Leggerlo poi su un quotidiano il cui ex-direttore (Michele Mascellaro) compare ancora oggi nella gerenza come “redazione di Bari” mentre nello stesso tempo è ufficialmente  retribuito ed  alle dipendenze del Gruppo PD al Consiglio Regionale della Puglia onestamente fa solo ridere, se non piangere per come viene calpestata la nostra deontologia professionale. Legittimo chiedersi se  il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Disciplina in Puglia esiste !  “Accogliendo l’ invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine” dichiarava a suo tempo con un comunicato (privo di firma) il PD pugliese. E Mascellaro nello stesso tempo lavora ed è dipendente anche del giornale che tu dirigi caro Ferrari. Tutto normale ?

Quello stesso Michele Mascellaro che da anni sfugge alle sue responsabilità (intercettazioni processo Ambiente Svenduto) grazie al silente menfreghismo dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e del sindacato pugliese che lo “protegge”. Ma in cambio di cosa ? Il silenzio forse ? E su cosa…?

Vedere apparire un sito online come La Ringhiera edito non da un’editore, da una casa editrice, ma bensì da un’ A.P.S. cioè un’ Associazione di Promozione Sociale, che per legge non può avere profitti. mentre in realtà vende magliette ed incassa pubblicità attraverso la società compiacente Capera srl  che li ospita non a caso nel proprio ufficio, e che vanta due direttori (Angelo Di Leo e Michele Tursi) su soli due giornalisti dichiarati che vi scrivono , i quali peraltro vengono pagati ogni mese da oltre due anni dalla cassa integrazione, degli articoli inneggianti all’ Assostampa pugliese, ed alle calpestate (da loro stessi) norme deontologiche , fatemelo dire, va venire a dir poco il voltastomaco.

Uno dei due, e cioè Angelo Di Leo come tutti ben sanno a Taranto, ha  lavorato nello “staff” (parola che a qualche sindacalista da quattro lire non piace molto)  di  Rosanna Di Bello di Forza Italia quando era il Sindaco  del Comune di Taranto, per poi successivamente armi e bagagli  in occasione delle ultime regionali a Taranto, a fare il capo dello staff elettorale del consigliere regionale uscente Annarita Lemma, capolista nel PD, la quale è  uscita sonoramente “trombata” cioè non rieletta dai suoi elettori,  e vedere sulla testata dell’ associazione di promozione sociale La Ringhiera “sparata” (o meglio “spacciata”) come notizia il comunicato dell’ Assostampa che attacca chi usa “staff di comunicazione” fa sicuramente sbellicare dalle risate. Parlano proprio loro che non hanno mai fatto nulla per garantire ai disoccupati pugliesi il diritto al lavoro negli uffici stampa degli enti pubblici ai sensi della Legge 150.

O vogliamo parlare del cosiddetto IlGiornalediTaranto, testata online di proprietà di un’associazione no-proft (di cui ci siamo occupati in passato – leggi QUI) presieduta dall’ex-assessore regionale Fabrizio Nardoni (ex-Sel-Vendola),   diretto dal pubblicista Angelo Lorusso, marito della giornalista Luisa Campetelli ( a sinistra nella foto) alla guida nel crack giornalistico-editoriale-fallimentare del CdG di Puglia e Lucania ?  Lorusso ha un’associazione che effettua corsi di formazione professionale (con i soldi “pubblici” della Regione Puglia) , ma dopo le due esperienze fallimentari  a capo dello staff elettorale-trombato di Fabrizio Nardoni, si prodiga da settimane per trovare una nuova collocazione, offrendosi come “spin-doctor” a chiunque gli capiti a tiro pur di  raccattare qualche migliaio di euro, alternando i suoi rapporti con il Sen. Dario Stefàno a Tonino Caramia, per finire al consigliere regionale barese Alfonso Pisicchio.

Dov’era l’ Assostampa di Puglia…. allorquando Michele Tursi ancora in forza , cioè socio-dipendente alla Cooperativa 19 luglio (editore del CdG di Puglia e Lucania successivamente fallito con una massa fallimentare di oltre 5 milioni di euro) lavorava quotidianamente alla Camera di Commercio di Taranto, con un contratto di 1.000 euro netti al mese  oltre contributi INPGI , senza che sia stata fatta alcuna selezione e/o bando pubblico, ed in un aperto contrasto deontologico che questo giornale  ha pubblicamente denunciato e raccontato  DOCUMENTALMENTE (leggi QUI)  senza che l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia abbia mosso un solo dito.

Ma esiste un Consiglio di Disciplina in questo Ordine  ? E’ la domanda che nei prossimi giorni faremo ufficialmente e legalmente al Presidente del Tribunale di Bari che nomina il Consiglio su Disciplina su indicazione di una rosa di nomi ricevuta dall’ Ordine dei Giornalisti. informando per competenza la Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia che vigila sugli ordini professionali territoriali.

Possibile che nessuno dei rappresentanti dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e del loro “caro” sindacato si accorga di quanti conflitti d’interesse vi siano nel giornalismo tarantino ? Nessuno alla Gazzetta del Mezzogiorno a Taranto (redazione dove ci sono più sindacalisti che giornalisti), riceve i comunicati stampa per un candidato sindaco del centrosinistra inviati e firmati dalla giornalista Maristella Baggiolini, ex-collaboratrice dell’ex-assessore Fabrizio Nardoni alla Regione Puglia, che nello stesso tempo è  direttore responsabile del giornale online TVMED , dove all’improvviso è scomparso il suo nome !

Tutto normale questo per la Procura di Taranto che ha indagato tanto sul sottoscritto  spendendo inutilmente tanti soldi del contribuente ??

L’ Ordine dei giornalisti  di Puglia e l’Associazione della Stampa di Puglia (i nuovi Cicì & Cocò della pseudo informazione pugliese) , denunciano come “il fenomeno costituirebbe sicuramente una buona notizia, soprattutto in una fase di forte contrazione del mercato del lavoro giornalistico, se l’incontro fra domanda e offerta di prestazioni professionali avvenisse nel rispetto della dignità delle persone, prima ancora che del diritto a un’equa retribuzione sancito dalla Costituzione”. Ma lo sanno che il più vecchio quotidiano pugliese e cioè la Gazzetta del Mezzogiorno dove lavora il sindacalista-presidente Bepi Martellotta ed il suo vice-sindacalista Mimmo Mazza, pagano ai loro collaboratori l’importo di circa 5 euro netti ad articolo ? E questo sarebbe l’equo compenso ? Probabilmente è più equo il compenso delle donne delle pulizie che a Taranto percepiscono 8 euro l’ora !

Come non ridere (o meglio avere pena) delle dichiarazioni del sindacato pugliese dei giornalisti, di quello che voleva costituirsi parte civile nei miei confronti per una denuncia strumentale di “stalking”,  frutto della malsana fantasia e farneticazione del suo sodale ed iscritto Mimmo Mazza presentata nei miei confronti , che è stata annientata dal Gip di Taranto, dal Tribunale del Riesame e persino dalla Corte di Cassazione. Scrive l’ Assostampa sul suo sito : ““Pervengono al sindacato dei giornalisti – proseguono – segnalazioni, sulle quali sono in corso verifiche, di offerte di lavoro a condizioni economiche risibili. Forze politiche e candidati, che hanno già investito o si preparano a investire decine di migliaia di euro in campagne pubblicitarie, gadget, cene elettorali e altro, diventano parsimoniosi quando si tratta di stipulare un contratto con i propri addetti stampa.

“Questa situazione – continua il ridicolo comunicato dell’ ASSOSTAMPA di Puglia  – talvolta favorita da comportamenti scorretti di sedicenti giornalisti che si offrono gratis al politico di turno nella speranza di ricavarne utilità e gratificazioni future, si va addirittura allargando all’affidamento della comunicazione a non meglio identificati “staff,” dai quali pervengono comunicati non firmati in barba alle principali regole della professione. Note, per di più, ricche di contestazioni nei confronti di quei giornalisti che si sono azzardati a svolgere regolarmente il loro lavoro esercitando il diritto di cronaca nei resoconti delle candidature e delle liste” e conclude “è inaccettabile oltre che offensiva della dignità e del decoro dell’intera categoria. E’ bene ricordare ai segretari dei partiti politici e ai singoli candidati, qualora lo avessero dimenticato, che quella giornalistica è un’attività professionale che ha regole, parametri retributivi e obblighi contributivi anche in Puglia e che non si può umiliare la dignità degli iscritti all’Albo. Tanto più è illegittimo affidare lo svolgimento di questa professione a chi la esercita abusivamente, in contrasto con le prescrizioni che l’attesa riforma dell’editoria ha finalmente sancito”.

E quale sarebbe la Legge che obbliga ad un candidato di comunicare ed inviare delle proprie dichiarazioni esclusivamente con un iscritto all’ Ordine ? E cosa vieterebbe eventualmente a tutti i laureati in Scienze della Comunicazione  di fare ciò legittimamente ?

O forse in vista dei prossimi congressi per il rinnovo delle cariche del Consiglio dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia qualcuno vuole far vedere che si occupa dei colleghi pugliesi ? La Cassazione ha stabilito anni fa che è legittimo criticare (con continenza) l’operato della magistratura e persino del capo dello Stato, Quindi cosa e chi vieterebbe a qualcuno di poter esercitare il proprio legittimo diritto di critica nei confronti di una stampa tarantina che nella stragrande maggioranza dei casi è asservita e corrotta ? O forse qualcuno a Taranto non si è accorto di un ente pubblico come la Camera di Commercio di Taranto che da qualche mesi dichiara come addetto stampa un avvocato-pubblicista, che da qualche mese firma i suoi comunicati stampa,  il quale in realtà si è sempre e solo occupato di conciliazioni, ed peraltro cugino di un “noto” magistrato tarantino ?

Dov’erano l’ Assostampa e l ‘ Ordine dei Giornalisti di Puglia quando il Comune di Taranto negli ultimi  10 anni ha avuto ed usato come addetto stampa una gentile “vigilessa” (non iscritta all’ Ordine) ? E  dov’erano queste “verginelli” della professione, quando la Provincia di Taranto a partire dalla Presidenza Gianni Florido ad oggi ha avuto ed utilizzato a tutt’oggi come addetto stampa una persona che che in realtà è una segretaria dipendente dell’ ente provinciale, ed anch’essa non risulta iscritta all’ Ordine dei Giornalisti  ? O quando per anni l’ ASL Taranto ha avuto un addetto stampa che non era iscritto all’ Ordine al quale si è iscritto soltanto recentemente dopo le nostre denunce ?

Ma siamo proprio sicuri che a Taranto esiste una magistratura indipendente che applica a fa rispettare le norme di Legge ? I recenti accadimenti sulle vicende per il processo Ambiente Svenduto dicono purtroppo il contrario.

Secondo fonti abbastanza attendibili sembrerebbe addirittura che che una giornalista-sindacalista tarantina la cui firma appare molto spesso sull’edizione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno svolga incarichi di comunicazione per il Commissario delle Bonifiche (in rigoroso silenzio ed anonimato…) ! E come mai nessuno si meraviglia e lamenta del fatto che l’ Autorità Portuale di Taranto organizza conferenze stampa, interviste, invii comunicati stampa senza che risulti assunto un giornalista idoneo a tale compito secondo la Legge 150 ? Forse qualcuno non si è tolto del tutto il cappuccio dalla testa per non riuscire a vedere tutto ciò….

Dov’erano questi “censori” e paladini di una finta deontologia, degni dei frequentatori di un bar…citato in un’ormai celebre affermazione del prof. Umberto Eco, allorquando giornalisti e collaboratori della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno venivano lautamente ricompensati da un ente pubblico per le loro collaborazioni ad associazioni di categoria ed enti pubblici ?

Appunto cari lettori, questa è la stampa “monnezza”. Ecco perchè l’informazione a Taranto muore lentamente di giorno in giorno. E prima del sottoscritto lo ha detto pubblicamente un certo Marco Travaglio ….  in occasione dell’ultimo concerto del 1 maggio. E nessuno ha fiatato e protestato.

1/continua




Taranto sarebbe la città più sicura di Puglia ? Forse “qualcuno” ha le idee un pò confuse….

di Antonello de Gennaro

In un accesa recente conferenza stampa in Questura a Taranto ho contestato le affermazioni del Questore di Taranto, secondo il quale a suo dire Taranto sarebbe la città più sicura di Puglia. Una città dove si incendia in pieno lungomare , l’ arteria principale di passaggio stradale,  un’ autovettura impunemente (cioè quella utilizzata dal sottoscritto) e le indagini della Squadra Mobile procedono a rilento da due settimane avviandosi ad una pressochè scontata archiviazione. Una città in cui a 100 metri in linea d’aria dal commissariato di PS “Borgo”, a 100 metri in linea d’aria dalla Stazione dei Carabinieri “Centro” ed a 150 metri in linea d’aria dalla sede della Prefettura si brucia impunemente un tendone di un bar. Una città dove a qualche centinaio di metri dalla sede della Polizia Stradale di Taranto e dal Palazzo di Giustizia la scorsa notte hanno fatto “brillare” una bomba rudimentale davanti ad un ristorante. E tutti si chiedono: a chi toccherà la prossima volta ?

Parcheggiatori abusivi all’ opera in città . Polizia Municipale latitante (foto dal web)

Una città che giorno dopo giorno sprofonda nel degrado sociale e civile, che diventa paragonabile a quei paesi della Sicilia dove il “motto” è da sempre: io non vedo, non parlo e non sento. Una città dove sembra di stare a Casal di Principe in Campania, terra di dominanza del famoso “clan dei casalesi” . Una città dove la parola “prevenzione” non esiste, dove dopo le 21 non ci sono agenti di Polizia Municipale in servizio (se non per incidenti stradali, per i quali è prevista una sola pattuglia. Una città in cui la stragrande maggioranza di cittadini circola in motocicletta senza caso, in due, talvolta in tre, persino nelle vie del centro senza che nessuno faccia nulla. Un’ amministrazione comunale che si preoccupa solo di vessare i cittadini con la (doppia) tassa di parcheggio , unendosi di fatto ai parcheggiatori abusivi che coprono pressochè “militarmente” tutta la città nell’indifferenza delle Forze dell’ ordine.

ecco come lavorano i vigil urbani nelle città “serie”

Una città in cui regna il silenzio, l’omertà, il menefreghismo, dove la classe politica negli ultimi 20 anni non ha fatto altro che rubare e consentire ai propri lestofanti e burocrati delle varie amministrazioni pubbliche di uscire dai processi impuniti grazie alle prescrizioni, mentre in qualche caso che ben conosco…la giustizia “telepilotata” vola ! Una città in cui nelle istituzioni vige e regna il più imbarazzante conflitto d’interessi mai visto in Italia, dove parenti dei magistrati vengono assunti a chiamata “diretta”, dove parenti dei magistrati vengono messi a capo delle aziende municipalizzate, come se non vi fosse un palese conflitto d’interessi, dove affaristi e faccendieri sguazzano nei salottini e si intrufolano nelle varie logge cittadine.

Le urla nel silenzio sono quelle di una città che protesta inutilmente, sognando di vedere rivivere una città che avrebbe tante possibilità di sviluppo, ma senza  delle competenze, capacità professionali può solo sviluppare parole al vento. Si parla di “turismo” che è diventata in questa anteprima di campagna elettorale, la parola più usata dai candidati, che dimenticano però lo stato di degrado, di sporcizia in cui regna la città. Una città che ha una ricettività alberghiera semplicemente imbarazzante. Tutti questi signori che danno voce al loro fiato sprecato dovrebbero andare a visitare Matera, o l’ Emilia Romagna e capire come lo stato di sicurezza, di pulizia, di ordine incentiva il turista ad andare e ritornare in una località. Non basta avere il mare ed il sole.

Per non parlare del silenzio dei politici eletti in Regione  o in Parlamento (quasi tutti della provincia di Taranto)  che nulla fanno ed a nessuno si rivolgono per restituire alla città di Taranto il diritto di tornare ad essere una città vivibile. Sarebbe ora che la Prefettura, con l’arrivo del nuovo Prefetto dimostri la presenza dello Stato. Non soltanto burocraticamente…..

Taranto svegliati. O ti addormenterai per sempre.




Il CSM, la Procura di Roma, le tangenti della Marina Militare e le fughe di notizie a Taranto.

di Antonello de Gennaro

ROMA. Mentre il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini esprime “apprezzamento” nei confronti del Procuratore Capo di Roma dr. Giuseppe Pignatone il quale  dopo la fuga di notizie sull’inchiesta Consipha immediatamente avviato un’indagine penale e iniziative finalizzate a preservare il prosieguo delle indagini” . 

A Taranto invece succede esattamente il contrario di Roma, come mi ha raccontato proprio oggi un’alto ufficiale del Comando Generale della Guardia di Finanza  .

L’ episodio in questione è avvenuto pochi giorni fa, esattamente lunedì mattina quando sull’edizione online del quotidiano La Repubblica in una corrispondenza da Taranto, firmata dal giornalista free-lance Vittorio Recapito, che è anche l’addetto stampa dell’ Ordine degli Avvocati di Taranto (dove venne nominato dall’ex presidente Angelo Esposito, attualmente indagato per degli ammanchi di cassa) sono state pubblicate delle notizie coperte dal segreto istruttorio inerenti a degli interrogatori effettuati venerdì e sabato scorso dal pm Maurizio Carbone senza che gli organismi di polizia giudiziaria inquirenti della Guardia di Finanza peraltro ne fossero a conoscenza.

nella foto la sede del Comando Generale della Guardia di Finanza a Roma

Ironia della sorte,  la gerarchia militare delle Fiamme Gialle   a causa della fuga di quelle notizie incontrollate apparse sulla stampa sull’inchiesta MARICOMMI, si era fatta sentire con i vertici del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto,  ma  in realtà i finanzieri a Taranto, ignoravano quanto nel frattempo era accaduto nell’ufficio del pm Carbone in Procura di Taranto  !

Resta da chiedersi: ma allora chi ha parlato ? Chi consente queste fughe di notizie, che accadono molto spesso a Taranto nelle inchieste del pm Maurizio Carbone ? Lo svelerà  forse il procuratore capo di Taranto dr. Carlo Maria Capristo  nella conferenza stampa convocata domani mattina presso la nuova sede degli uffici di polizia giudiziaria a Taranto ? O sarà il pm Carbone a svelare chi passa le informazioni ai soliti giornalisti “amici degli amici” che non negano mai un titolo, una fotografia, una citazione ai loro affezionati  “magistrati di riferimento” ?

Il CORRIERE DEL GIORNO ha deciso di mettere la parola “fine” a questo malcostume giudiziario, senza avere il ruolo ed i poteri di un ministro Guardasigilli , e sopratutto senza essere il vicepresidente del Csm., e quindi ha deciso d’ora in poi di non citare più i nomi dei pm delle varie inchieste, di non pubblicare più le loro fotografie, e di segnalare  queste fughe di notizie che sono vietate dalla Legge,  al Csm ed all’Ispettorato del Ministero di Giustizia.

Ha ragione il pubblico ministero di Napoli Henry John Woodcock quanto intervenendo sulla questione della fuga di notizie sull’inchiesta CONSIP  ha commentato che “il vicepresidente Legnini sostiene una tesi giusta e corretta, perché la prima vittima delle fughe di notizie è il pubblico ministero” aggiungendo che “se  sui giornali viene pubblicato il contenuto degli atti processuali, le mie verifiche sono bruciate”. Anche a Roma molti pubblici ministeri si sono lamentati della notizia ed uno di questi, il dr. Nardi, ha persino messo sulla sua porta il cartello “NON SI RICEVONO GIORNALISTI/E”.

È un tema — ha concluso Woodcock — che deve essere affrontato nei suoi termini generali e astratti, e in ordine al quale io personalmente sono perfettamente d’accordo con quanto rappresentato dal procuratore della Repubblica di Torino Armando Spataro. E cioè: rispettiamo la legge, ma in casi particolari ci assumiamo la responsabilità di vietare la divulgazione delle informazioni ai capi delle forze dell’ordine.

Il dr. Woodcock si dimentica di spiegarci cosa dovrebbero fare i magistrati quando invece le carte escono dalla loro scrivania o dalle proprie cancellerie finendo nei computer dei giornalisti “amici” e ventriloqui. Chi scrive, durante l’inchiesta giudiziaria “Vallettopoli” di circa 10 anni fa, nata da una mia inchiesta giornalistica, venne ascoltato come “persona informata sui fatti” negli uffici dello SCO, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, proprio dal dr. Woodcock che all’epoca prestava servizio in procura a Potenza. 7 ore di interrogatorio , oltre 140 pagine di verbale, una marea di documenti e prove consegnate. Tutto “secretato“.

Ma all’improvviso il quotidiano  berlusconiano IL GIORNALE pubblicò il contenuto della mia lunga deposizione, con dovizia di particolari, indicandomi nel titolo a tutta pagina, (si trova ancora online qualcosa),  come “La gola profonda di Woodcock e mettendo a serio rischio la mia incolumità fisica, che per fortuna in seguito mi venne assicurata e tutelata dall’ Arma dei Carabinieri. che arrestò degli albanesi che mi aspettavano al mio rientro a casa (telecontrollata) con propositi poco piacevoli.

Chiaramente per quella fuga di notizie il pm Woodcok non indagò mai nessuno . Chissà perchè…




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




Buon 2017 ai nostri lettori

di Antonello de Gennaro

A fine anno è sempre tempo di bilanci e riflessioni. Il Corriere del Giorno entra nel suo quarto anno di attività dopo aver remato e battagliato contro tutto e contro tutti senza fare sconti a nessuno. Senza contributi pubblici, senza padrini politici e sponsor occulti. Abbiamo cercato di fare del buon giornalismo di denuncia, d’inchiesta, sempre dalla parte dei cittadini , dei lettori, che in un giornale è il vero ed unico editore. Chiaramente sono arrivate le ritorsioni della “macchina del fango“, cioè di quelle persone e faccendieri vari che si sono sentiti colpiti dai nostri articoli, persino con denunce penali nei nostri confronti naufragate nel mar del nulla. Abbiamo dovuto combattere (noi legalmente !) persino contro qualche magistrato. Si proprio contro coloro che dovrebbero tutelare i cittadini applicando le leggi, e non utilizzandola ad uso personale o per sostenere i propri “amichetti” di campagna.

Abbiamo cercato di fare del sano giornalismo, lasciando parlare i fatti, i documenti acquisendoli legittimamente senza “veline” o le pendrive USB che circolano negli ambienti giudiziari. Al contrario di altri che vivono di comunicati e conferenze stampa esaltando il magistrato, poliziotto, carabiniere o finanziere di turno, abbiamo fatto delle inchieste rivelato fatti e circostanze come ad esempio quelli sull’ “affare” del circolo sportivo Magna Grecia(già coinvolto una vicenda di mafia), sulle consulenze “allegre” dell’ AMIU di Taranto, sul voto di scambio, che hanno determinato l’intervento della nuova procura tarantina (sotto la guida del nuovo “capo” Carlo Maria Capristo) e della  Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura di Lecce.

Abbiamo anticipato fatti e circostanze meritevoli di denuncia che a distanza di mesi sono state confermate da azioni della magistratura e delle forze dell’ ordine, mentre gli altri si esibivano a passeggiate sotto braccio con giudici e magistrati nel bar e corridoi del tribunale per esibire una confidenza a dir poco equivoca, imbarazzante, o si dilettavano nei loro articoli a citare  i nomi dei giudici componenti del collegio giudicante, o degli avvocati, guarda caso sempre gli stessi e più disponibili a far circolare copie degli atti.

Abbiamo raccontato e scoperto altari ed altarini, a partire dal “movimentismo” affaristico-politico della Curia Arcivescovile che ha manifestato sin troppo ingerenza nella vita pubblica e negli affari, persino nella politica., con un ufficiale che sembrava essere diventato il “deus ex machina” della città di Taranto, dove cercava di pilotare e decidere su tutto e tutti approfittando della sua divisa e ruolo, ma anche della connivenza di un magistrato andato per fortuna in pensione da un anno. Non a caso molti fascicoli giudiziari che erano stati chiusi a chiave nei cassetti di una scrivania sono diventati fascicoli di procedimenti giudiziari.

Abbiamo bloccato affari equivoci come quelli del Comune di Taranto, utilizzando fondi strutturali europei erogati dalla Regione Puglia, con una società informatica, prossima al fallimento, di proprietà di una famiglia di bottegari e professorini di scuola, per importi che oscillavano intorno ai 2 milioni di euro, ci cui l’ 80% di consulenza…Pseudo (im)”prenditori” che cercavano di fare le sanguisuga dei denari pubblici, dello Stato, del Comune, dei contribuenti, Abbiamo anticipato e poi svelato i nomi di famiglie che si credono “per bene”, e che invece altro non erano che  degli evasori fiscali “incalliti”.  Abbiamo fatto bloccare concorsi illegali com quello ultimo del CTP (all’insaputa dell amministratore unico che lo ha immediatamente bloccato ed annullato) per assumere furbescamente la moglie di un politicante di bassa lega.

Abbiamo sempre pubblicato nomi e cognomi delle persone responsabili di fatti e reati, mentre gli altri giornali li nascondevano per ovvi motivi… dimostrando di essere capaci di saper lavorare, di fare del sano giornalismo indipendente. Cioè di quello che in Puglia latita da troppo tempo. E questo ha dato fastidio a molti. Troppo fastidio.

Abbiamo fatto giornalismo. E lo abbiamo fatto grazie a voi cari lettori, che siete cresciuti di giorno, manifestandoci sempre la vostra fiducia ed interesse al nostro lavoro. E’ bello vedere un giornale nato a Taranto nel 1947 entrare nel suo 70° anno di vita.  in cui stiamo preparando tante sorprese per voi tutti.

Buon anno nuovo ! E consentici di dirlo, buon 70° compleanno Corriere del Giorno. !




Pd Taranto. Cambiare per non cambiare nulla

di Antonello de Gennaro

Con un commento abbastanza duro pubblicato su Facebook, l’ex-segretario provinciale del PD, Walter Musillo, ha reso noto di aver presentato le proprie dimissioni dalla carica di segretario provinciale del Pd a Taranto.

schermata-2016-09-13-alle-13-45-19Scrive Musillo: “Stasera durante l’assemblea provinciale del PD jonico ho presentato le mie dimissioni da segretario provinciale, non è stato semplice ve lo assicuro ma oramai erano diventate davvero inevitabili, che dire, esperienza straordinaria la mia nonostante le tante difficoltà, è vero ho conosciuto l’ipocrisia , uomini miseri disposti a tutto, ma fanno pena credetemi, perché si tratta per loro di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, per questo perdono e giustifico il loro atteggiamento se pur spregevole, ma c’è altro, molto altro, donne e uomini appassionati, disinteressati, innamorati del gusto del confronto e del servizio, be’, quelli sono il tesoro nascosto della nostra società, sono gli anonimi che non ti chiedono niente, vogliono solo partecipare, e ti vengono incontro dicendo “grazie segretario”, ma grazie di cosa? grazie a voi perché mi avete permesso di rappresentarvi, si grazie davvero a tutti voi di vero cuore.

nella foto Emiliano e Lacarra

nella foto Emiliano e Lacarra

Sulla vicenda “commissariamento” il nostro giornale è stato l’ unico organo d’informazione a raccontare i retroscena aveva ricostruito nei dettagli la vicenda ed infatti nessuno ci ha mai smentito.

In quella vicenda sulla questione elettorale a Taranto  infatti, sia il neo-segretario regionale Lacarra, così come il suo predecessore Michele Emiliano,  hanno dimostrato ampiamente di non conoscere neanche le norme dello Statuto del loro partito ( che chiunque può verificare anche online – vedi QUI)  annunciando provvedimenti inesistenti e peraltro mai attuati,  commissariando e poi annullando il commissariamento del Pd di Taranto in quanto per Statuto,  Lacarra non poteva commissariare proprio nulla ! Stranamente peraltro i “baresi” del Pd non si sono accorti delle “tramvate” ricevute in provincia di Bari.

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La nomina di un “direttorio” termine che va molto di moda nei partiti negli ultimi tempi, lascia alquanto a desiderare, e lo diciamo con il massimo rispetto nonostante  lasci a desiderare talvolta anche la democrazia interna del Pd , un partito che di democratico ha purtroppo ormai solo il nome. Il “direttorio” costituito da Giampiero Mancarelli (area Donato Pentassuglia), Enzo Di Gregorio (area Michele Pelillo), Valerio Papa (area Ludovico Vico), Massimo Serio (area Michele Mazzarano) e Costanzo Carrieri (ex-area Pentassuglia, indicato ieri da Michele Pelillo, nonostante il parere contrario del segretario regionale Lacarra è la prova: cambiare per non cambiare nulla !

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nella foto da sinistra l’ on. Michele Pelillo, ed il consigliere regionale  Michele Mazzarano

Peraltro è doveroso giornalisticamente ricordare che  Giampiero Mancarelli è attualmente sotto processo per “stalking” (politico) dinnanzi al tribunale di Taranto, Ludovico Vico non è stato rieletto dai suoi elettori alle ultime elezioni Politiche e si è “macchiato” dei suoi rapporti a dir poco servili ed equivoci con l’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva e Girolamo Archinà come le intercettazioni ( vedi-leggi QUI ) comprovano, Donato Pentassuglia è imputato per “favoreggiamento”  (in buona compagnia di Nichi Vendola, Ippazio Stefàno, Gianni Florido ed altri  nel processo “Ambiente Svenduto” ) così come Michele Mazzarano è imputato in un processo per “millantato credito” in una storia di tangenti all’ ASL di Taranto. E’ questo il nuovo che avanza ?

Donato Pentassuglia

nella foto Donato Pentassuglia

Per non parlare degli insuccessi politici del Pd a Martina (feudo elettorale di Pentassuglia) dove il Comune, precedentemente a guida Pd,  è stato commissariato, e quello a Massafra dove i candidati voluti ed imposti dal consigliere regionale Michele Mazzarano hanno raccolto il minimo storico (7%) del Pd  alle ultime elezioni amministrative in tutt’ Italia.

Ma cosa aspettarsi da Michele Mazzarano  un consigliere regionale eletto in Regione “miracolosamente” grazie ai voti del gruppo che fa riferimento all’ on. Michele Pelillo, (successivamente pentitosi…) che ha avuto la sfacciataggine di assumere nel gruppo regionale del Pd,  come suo addetto stampa-ventriloquo un “giornalista-pennivendolo” come Michele Mascellaro, (anch’egli agli ordini dell’ ILVA di Girolamo Archinà ) che nello stesso tempo in cui è attualmente ancor’oggi alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera, fa il portavoce-ventriloquo di un gruppo politico  alla Regione Puglia, pagato con soldi pubblici ?

CdG archinà_mascellaro

schermata-2016-09-13-alle-13-36-33Come si fa a non ridere quando il gruppo Pd regionale con un comunicato sostiene che “ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’ Ordine“. Resta da capire con quale Ordine abbia parlato Mazzarano considerato che le norme deontologiche previste dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti , vietano a Mascellaro di fare quello che fa: il “doppiogiochista“.

Ma evidentemente a Bari, l’ Ordine dei Giornalisti non è molto “ferrato” sulla deontologia, e ligio al dovere di ufficio di farla rispettare ai suoi iscritti, così come quei quattro gatti ( i felini ci scusino…) dell’ Assostampa di Puglia si lamentano solo quando non hanno altro da fare , o quando non perdono il loro tempo (e presto anche i soldi in Tribunale) a diffamare il nostro giornale ed il sottoscritto.




Lo scandalo Roma-5 Stelle. Prima dei fatti e delle parole conta la legge. Innanzitutto

di Antonello de Gennaro

Per natura diffido sempre da chi sostiene di essere o dire la “verità”.  Anche se è un collega serio ed informato come Franco Bechis, ex direttore del quotidiano IL TEMPO ed attualmente vice direttore del quotidiano LIBERO edito dalla finanziaria di famiglia dell’ on. Angelucci (ex PdL ora con il gruppo di Denis Verdini). A volte sapere e capire chi è il datore di lavoro di un giornalista è importante. Ho visto e conosciuto troppe banderuole cambiare sponsor e partito con la facilità e velocità con cui si cambia una maglietta sporca.

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Oggi Franco Bechis, che sul suo sito-blog personale ha appoggiato ed esaltato la campagna elettorale del M5S, si esibisce in una sua inchiesta personale, che una volta tanto è priva di documenti e poco attendibile. Dice di aver parlato con tutti. Bene, allora ci faccia sentire le registrazioni delle dichiarazioni. Bechis scrive che “Paola Muraro, assessore all’Ambiente della giunta municipale di Roma guidata da Virginia Raggi dal 7 luglio scorso, risulta iscritta dal 21 aprile 2016 nel registro delle indagini avviate dal pm romano Alberto Galanti in un fascicolo in cui sono ricompresi più nomi e che ipotizza la violazione dell’articolo 256 del Testo Unico Ambientale, “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”.

La cosa assurda è che Bechis aggiunge:  “La Muraro è indagata? Sì. E non significa nulla. Che cosa rischia? Poco più di uno scappellotto, mai l’indagine proseguisse. Perché quell’articolo 256 del testo unico ambientale prevede sì una pena non enorme anche dell’arresto da 3 mesi a un anno (reato quindi minimo) accompagnata da da una multa fra 2.600 e 26.000 euro. Questo però solo se a compiere il reato sono “titolari di imprese e i responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti”. La Muraro però non rivestiva formalmente questa qualifica, e l’eventuale violazione di quelle norme di legge comporterebbe allora solo la sanzione amministrativa pecuniaria“.

Ma che discorsi sono questi ? Se una Legge è tale, va rispettata. Senza se e senza ma. Punto e basta. La sanzione amministrativa pecunaria equivale ad una condanna, non è come pagare una multa per sosta vietata !  Non a caso Carla Raineri ha dichiarato al quotidiano La Repubblica  “Da magistrato non comprendo il senso dell’espressione “reato generico”. Ed ha ragione.

Quello che Bechis dimentica è quanto accaduto lo scorso 5 luglio quando La Repubblica ha svelato una vicenda imbarazzante e cioè la diffida inviata dagli avvocati di Paola Muraro all’azienda dei rifiuti per chiedere 200mila euro a titolo di “equo premio” per un brevetto inventato dall’allora strapagata consulente nel 2011, il manager dimissionario nel tentativo di metterci una “pezza” disse: “In Ama abbiamo contenziosi, e anche pesantissimi, ma non con la dottoressa Muraro”.

Ed allora di grazia, come si fa a mandare a fare l’assessore all’ambiente una persona che è in causa con l’ AMA che è una municipalizzata ? Resta il fatto che l’assessora destinata a “vigilare” proprio sull’AMA voleva beneficiare di una lauta somma, liquidata proprio dall’azienda “vigilata“. Sarebbe bastato soffermarsi  su questo campanello d’allarme,  sin da quella data, per capire la pressochè totale inesperienza e quindi inadeguatezza della Raggi a fare il Sindaco.

Qualcosa che nessuno accerta. Un giornalista che segue una campagna elettorale di un candidato sindaco dovrebbe avere l’accortezza di andare a vedere il suo passato, sopratutto quando, come in questo caso, il candidato è un consigliere comunale uscente. Analizzare e verifica della sua attività politica. Capacità di incidere sul consiglio comunale. Ma tutto questo nè Bechis nèi suoi sodali di LIBERO che mentre prima pendevano dalle labbra dei vari deputati del centrodestra a cui erano legati, adesso si vogliono riconvertire in “grillini”, lo hanno mai fatto. Strano…a dir poco !  Sarà forse l’ “effetto-fascio” Di Battista ?

Bechis continua nella sua ricostruzione:  “La Raggi ha informato la sera del primo agosto scorso di quella indagine il mini-direttorio del M5s che faceva da cerniera fra la sindaca di Roma e il direttorio nazionale (Paola Taverna, Stefano Vignaroli, Gianluca Perilli e Fabio Massimo Castaldo). Il gruppetto ha discusso a lungo, ha cercato informazioni nel dettaglio che in quel momento non avevano nemmeno i diretti interessati, e ha deciso il giorno 5 agosto di scrivere tutto quel che avevano appreso (era la loro funzione) in una mail inviata a un membro del direttorio nazionale, il responsabile enti locali del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio. Da lì in poi ogni decisione su questa vicenda è stata presa non da tizio o caio, ma dal Movimento 5 stelle e se qualche cosa non ha funzionato nella catena di informazioni interna, sono sinceramente affari loro“.

Piccolo particolare: la Raggi nega di aver inviato la mail e Di Maio afferma di non aver ricevuto mai la mail di cui parla Bechis. Quindi caro Franco, chi  dei tre mente sulla questione della mail ? La Raggi, Di Maio o Bechis ?

Passando alle sue “considerazioni”, Bechis scrive che  “perfino Ignazio Marino, che non è accusato di reati del secolo come quelli di cui si sono macchiati esponenti di primo piano di Pd e Pdl, ha oggi accuse (sulle note spese) penalmente dieci volte più gravi delle iniziali ipotesi di accuse alla Muraro“.  Nulla da dire,  invece sulle promesse del M5S e Grillo agli italiani: “prenderemo come deputati e senatori solo 2.500 euro al mese “. Balle !!!  E nulla da dire sul fatto che molti portavoce-cittadini del M5S non pubblicano le spese per la loro attività parlamentare e politica sui loro siti.

Sono d’accordo con Bechis sulle responsabilità politiche, quando scrive: ” Detto questo- che bisogna dire altrimenti sembra di vivere sulla luna- nella gestione di questa vicenda non tanto la Muraro, ma la Raggi ha sbagliato. La Muraro non è stata eletta da nessuno, ma nominata successivamente, e lealmente ha informato chi doveva informare di quel che era accaduto. La Raggi invece è stata eletta, e non da qualche centinaio di simpatizzanti del Movimento 5 stelle. E’ stata eletta da centinaia di migliaia di romani. Per il patto che ha stretto con loro durante la campagna elettorale, per la fiducia che ha ricevuto, doveva informarli come aveva promesso esattamente di quello di cui era venuta a conoscenza lei a fine luglio

Non sono per niente d’accordo con Bechis quando sostiene;  “Che cosa può fare la Raggi in questo momento, dopo avere chiesto scusa ai romani? Può continuare, e difendere tranquillamente la Muraro se le accuse restano ipotesi di questa scarsissima consistenza. Deve fregarsene di altro tipo di polemiche, come quelle sullo studio Sammarco. Lei ha lavorato lì fino a quando non è divenuta sindaca. E’ la cosa più naturale del mondo che abbia chiesto consigli o referenze professionali al titolare del suo studio quando si è trattato di tamponare il buco lasciato da Marcello Minenna all’assessorato al Bilancio”. L’assessorato al bilancio dovrebbe essere retto da economisti, non da avvocati caro Bechis, quindi l’ avv. Sammarco non aveva alcun titolo a dare consigli, anche perchè difficilmente Berlusconi sarebbe andato a chiedere consigli da un avvocato di D’ Alema….su chi nominare Ministro dell’ Economia o Governatore della Banca d’ Italia !

Franco Bechis mi trova perfettamente d’accordo con lui quando scrive e sostiene che “Fossi stato al posto suo ( della Raggi n.d.a. ) avrei scelto la squadra degli assessori prima delle elezioni e l’avrei proposta insieme alla mia persona al voto dei cittadini romani“. Eppure negli articoli di Bechis, nei suoi entusiastici (sin troppo) servizi fotografici via Twitter della campagna elettorale della Raggi, non ho trovato nessuna domanda del genere alla candidata Sindaca !  Come mai Franco ?

Concludendo Bechis scrive: Non servono magistrati al potere che ti coprano da guai, né da capo gabinetto, né all’assessorato al Bilancio. Non servono al Movimento 5 stelle personaggi che vengano da tutt’altre storie e all’improvviso sono presi dalla smania di salire a bordo. Ne avrei fatto a meno fin dall’inizio: Beppe Grillo non diceva che la vera svolta era una mamma qualsiasi ad amministrare come si fa a casa propria? Era quella la novità, perché cercare strade diverse? Allora, siccome a quella proposta i romani- che sono diffidenti per natura- hanno creduto, non li si deluda. La Raggi azzeri la sua giunta, chieda scusa ai suoi elettori per le omissioni, e ricominci da capo solo con i suoi ragazzi e ragazze. Niente magistrati e niente prof e imbucati dell’ultima ora, e pazienza se farà con loro una brutta figura: potrà sfruttare la loro competenza in altro modo, con un po’ di fantasia. La fortuna è che è stata eletta lei, non i suoi assessori, cui può togliere tutte le deleghe. Se crede alla buona fede della Muraro, la mandi a guidare l’Ama, che è il suo vero mestiere. E così eventualmente con altri. Questo ovviamente è un banale consiglio, dato da uno che non conta un fico secco ma è semplicemente cittadino elettore della capitale“.

Sulla prima parte della conclusione di Bechis, sono d’accordo. Non servono magistrati in trasferta o in pensione, ne capi di gabinetto che pretendono di arricchire il proprio CV con master pagati a spese della comunità (vedi quello che pretendeva Marra) per amministrare una città grande, difficile ed ingestibile come la Capitale.

Non sono d’accordo sull’eccessiva autonomia che Bechis vorrebbe dare alla Raggi. Servono persone elette dai cittadini, il voto lo danno loro, non lo danno,  nè noi giornalisti, nè il fantomatico “direttorio” ! Come si fa a dire “Se crede alla buona fede della Muraro, la mandi a guidare l’Ama, che è il suo vero mestiere” ? Caro Franco il mestiere della Muraro come tu stesso sai bene e scrivi, era quello di dare consigli, non gestire un’azienda considerato che non ha mai avuto ruoli o incarichi dirigenziali. Così come sarebbe stato interessante ed importante magari prima esercitarsi a gestire un piccolo Comune limitrofo, un Municipio di Roma prima di avventurarsi alla guida della Capitale.

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Caro Franco ti dimentichi anche quello che scrivi , quando parli da elettore romano ? Ecco cosa ho trovato sulla pagina Facebook di Bechis: 1 settembre 2016  “Ma perché ho lasciato la residenza di Torino? Certe volte nella vita si è scemi. Sono nato a Torino, lì ho vissuto per 25 anni, lì ho ancora gran parte della mia famiglia. Che mi è venuto in mente di prendere la residenza a Roma? L’avessi lasciata dove sono nato oggi potrei dire che ho davvero un buon sindaco…”. A volte la rete può essere anche terribile….




Elezioni amministrative. Taranto, Anno “Zero”- 1a puntata

di Antonello de Gennaro

In questi giorni in molti, giornalisti, pennivendoli e ventriloqui si esercitano sulla stampa, siti web a scrivere ed ipotizzare il panorama elettorale delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno nel capoluogo jonico fra circa 7 mesi. E’ a dir poco imbarazzante scriverne, con il rischio di essere confusi fra queste persone che non godono più della reputazione neanche del loro specchio del bagno. Ma qualcuno un’analisi fredda, disinteressata deve pur farla, nel tentativo di far capire ai nostri lettori di Taranto ( e sono molti) qualcosa di più di quanto possano leggere altrove. Prima di andarci ad occupare delle singole candidature, cordate, liste civiche, cerchiamo di capire qualcosa di quanto accade dietro le quinte dei partiti.

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 Il partito sicuramente più rappresentativo e forte di Taranto, elettoralmente parlando, è  senza alcun dubbio di sorta il Pd, che è comunque in questi ultimi tempi sembra più un ginepraio di spine. Al suo interno è in corso da mesi un autentico scontro della serie “tutti contro tutti“. Il gruppo più forte fa capo all’on. Michele Pelillo (ex Margherita, ora renziano di stretta osservanza) a cui fanno riferimento senza alcun dubbio  Gianni Azzaro, un finanziere in aspettativa, capogruppo in consiglio comunale e vice presidente della Provincia di Taranto, ed il segretario provinciale uscente Walter Musillo, un perito navale anima propulsore e socio dello Ionian Shipping Consortium, il quale negli ultimi tempi dopo un commissariamento subito, disposto e quindi revocato dalla segreteria regionale del Pd (che ha dimostrato di non conoscere e rispettare neanche lo statuto del Pd) ha dato prova di poter e saper camminare anche da solo.

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Azzaro e Musillo sono (in)seguiti a ruota
dall’attuale vicesindaco Lucio Lonoce, operaio dell’ ILVA,  che si autodefinisce “pelliliano” , senza di fatto ormai esserlo più. Dietro di loro segue lo sparuto gruppo che fa riferimento all’ On. Ludovico Vico il quale alle scorse elezioni politiche non è stato rieletto dai suoi elettori, dopo la sua “scivolata” sulla vicenda ILVA e le intercettazioni pubblicate dalla stampa (in realtà solo da noi e dall’edizione nazionale del quotidiano La Repubblica), ed il gruppo emergente  che fa riferimento al consigliere regionale martinese Donato Pentassuglia che ci risulta in costante ascesa, grazie al suo incessante attivismo sul territorio.

A latere esiste un gruppetto che si definisce di “sinistra anche se non si capisce bene di quale sinistra sia, che fa capo al consigliere comunale e regionale Gianni Liviano, di cui fanno parte i consiglieri comunali Ciccio Venere e Dante Capriulo. Liviano, non molto amato all’interno del Pd tarantino,  è stato eletto in Consiglio Regionale nelle liste civiche di Michele Emiliano, che all’epoca era il segretario regionale del Pd in Puglia, il quale lo nominò assessore regionale alla cultura alla turismo, pur di non nominare assessore il consigliere regionale massafrese Michele Mazzarano (eletto “miracolosamente” in Regione, grazie ai voti tarantini di Pelillo).

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nella foto Michele Mascellaro, addetto stampa di Michele Mazzarano. Ci sono commenti…?

Michele Mazzarano pur essendo il capogruppo in consiglio regionale del Pd, si è distinto…. per aver conseguito il peggior risultato elettorale elettorale del Pd in Italia, in occasione del rinnovo del consiglio comunale  di Massafra, dove la sua candidata-sindaco, capolista del Partito Democratico, ha raccolto appena il 5% dei consensi ! Nel frattempo Mazzarano ha persino assunto nel gruppo regionale del Pd (a spese dei contribuenti) il giornalista barese Michele Mascellaro il quale contemporaneamente risulta anche alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera.  Un conflitto d’interessi a dir poco vergognoso sul quale sarebbe bene che intervenga il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Bari, se ancora esiste….

Ma la nomina di Liviano ad assessore regionale è durata molto poco, venendo costretto alle dimissioni accettate da Emiliano in meno di 24ore, a seguito di un imbarazzante incarico-appalto conseguito in Regione da una società informatica del tesoriere della campagna elettorale . Fuoriuscita dal Pd, Annarita Lemma capolista alle scorse elezioni regionali, consigliere regionale uscente, arrivata 5a su 7 candidati, che è stato letteralmente “trombata” dal voto dei suoi (ex) elettori.
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Gli ex-vendoliani  (ex-Sel ora Sinistra Italiana) si sono ormai dei veri e propri separati in casa. Da un lato l’on. Gabriella Duranti si è alleato con il consigliere regionale Cosimo Borracino, dall’altro il Sen. Dario Stefàno (un ex-UdC) si è alleato su Taranto con l’x-assessore regionale all’ agricoltura Fabrizio Nardoni, sempre trombato dagli elettori in ogni sua campagna elettorale, che è ormai diventato uno “zombie” della politica locale, e non solo… Fra gli ex-vendoliani compare il “gruppetto” (sfaldatosi) dei SDS il mini-movimento politico tarantino che fa capo all’attuale sindaco Ippazio Stefàno, giunto al suo secondo mandato di Sindaco e quindi non rieleggibile. In occasione delle ultime primarie del centrosinistra per le elezioni regionali del Governatore di Puglia, il sindaco Stefàno ed i suoi “adepti” passarono last minute con Michele Emiliano abbandonando i loro precedenti compagni di merenda di Sel, che appoggiavano invece la candidatura di Dario Stefàno.

Nel centrodestra continua la guerra fra i “reduci” di Forza Italia, un partito ormai pressochè inesistente di fatto sul territorio, che vede l’ex-sindaco di Massafra Martino Tamburrano e l’ex-consigliere regionale Pietro Lospinuso gli unici due politici di razza presenti su Taranto e Provincia, ed i fedelissimi di Raffaele Fitto a cui fanno riferimento all’On. Gianfranco Chiarelli ed al suo inseparabile braccio destro  Renato Perrini, neo-consigliere regionale. Dietro di loro un vero e proprio deserto. Politico e di competenze.

CdG ingresso operai ILVAL’anti-politica: Il Movimento Cinque Stelle, vive esclusivamente di luce riflessa nazionale cavalcando l’anti-politica, radunando intorno a se ex-iscritti del Pd, ex-sindacalisti e molti disoccupati a caccia di uno stipendio e/o incarico pubblico. Infatti nelle precedenti elezioni comunali, il M5s pur presentando una lista non riuscì ad eleggere neanche un consigliere comunale, salvo poi eleggere al Parlamento due deputati selezionati, votati ed indicati dal popolo grillino: i due disoccupati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (che alle comunali aveva raccolto un solo voto: il suo !)  che in campagna elettorale promettevano pubblicamente di accontentarsi di sole 2.500 euro al mese, mentre qualche settimana dopo l’ingresso in Parlamento, tradirono tutte le promesse elettorali, passando al Gruppo Misto ed incassando il loro stipendio “pieno” di parlamentari. Ed accanto a Furnari e la Labriola in campagna elettorale era onnipresente l’attuale eurodeputata grillina Rosa D’ Amato sul cui sito alla faccia della “millantata” trasparenza grillina, non vi è alcuna traccia delle sue spese e compensi elettorali) un altra eccellente disoccupata che per sopravvivere faceva l’insegnante di educazione fisica nelle palestre.

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Il totale incassato da un eletto alla Camera dei deputati è bene ricordarlo, è di circa 11.770 euro netti al mese, che equivalgono ad oltre 140mila euro l’anno. Si tratta di soldi guadagnati peraltro senza dover presentare alcuna fattura o scontrino e ai quali vanno aggiunti 1.200 euro all’anno di spese telefoniche certificate e 1.850 euro al mese per il cosiddetto ‘esercizio di mandato’, soldi che possono essere destinati alle spese (in questo caso da certificare) per un collaboratore o ad esempio per l’organizzazione di un convegno. Nell’arco dei 12 mesi questo tipo di entrata può raggiungere nel caso degli onorevoli quota 23.400 euro. Aggiungendoli al totale netto si arriva ad oltre 163mila euro all’anno. Il costo lordo dello stipendio di un onorevole, infine, sfiora i 230mila euro lordi ogni 12 mesi se si considerano anche le trattenute. Qualcuno di voi può dirci cosa hanno fatto per Taranto i deputati Furnari e Labriola eletti dal popolo grillino tarantino ?

Viene quindi spontaneo farsi alcune domande: ma possono i tarantini fidarsi ancora di questa gente ? E come faranno i tarantini a fidarsi di un branco di disoccupati o di persone alla ricerca di uno stipendio lauto e sicuro, retribuito con denaro pubblico ? Ma la nostra inchiesta non finisce qui. Domani vi racconteremo i retroscena delle auto-candidature, le liste civiche che si stanno formando, e tutto quello che pennivendoli e ventriloqui altrove non vi raccontano. Buon divertimento

1 | continua.




Minacce in spiaggia ad un imprenditore, aggressione ad un deputato, atti vandalici sull’auto di un giornalista. Ma esiste ancora la Legge a Taranto ?

di Antonello de Gennaro

Un imprenditore tarantino, Roberto Cossu ha reso noto questa mattina sul social network Facebook attraverso il vice responsabile dei Conservatori e Riformisti di Taranto, Pasquale Fallone una vicenda inquietante, che dovrebbe essere assolutamente approfondita dalla Magistratura e dalla Forze dell’ Ordine di Taranto. Ecco il racconto:

Qualcuno tipo Tony Cannone mi conosce ..Ieri sabato mattina mentre ero in spiaggia con i miei bambini sono stato avvicinato da uno dei leader dei Liberi e Pensanti perché addirittura mi aveva sentito il giorno prima parlare per  strada con un mio amico nel dare dei giudizi critici verso di loro, in pratica mi hanno seguito e il giorno dopo avvicinato in spiaggia , hanno cominciato ad inveire e spintonare , se non avessi avuto sangue freddo e qualche bagnante che è intervenuto in mia difesa non so cm sarebbe andata a finire, in pratica signori, noi non possiamo più parlare x strada e democraticamente esprimere dei pareri in libertà .

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Chi mi conosce sa le lotte che porto avanti da tempo come professionista e imprenditore a tutela di chi subisce ingiustizie e vessazioni da Banche e burocrazia , ma ho sempre avuto un contegno ed un rispetto massimo per le istituzioni e per le persone ….. Tutto questo che sta accadendo è inaccettabile …… Quello che ho subito ieri non lo accetto e non lo accetterò mai e questo è un motivo valido perché tutta la parte sana della città fatta di gente realmente per bene , che ha sempre lavorato restando nell’ ombra , che ha sempre speso la propria esistenza per conservare e sviluppare l’ economia e i posti di lavoro di questa città abbiano uno slancio di orgoglio e realmente tutti insieme possano occuparsi della rinascita di questo territorio con progetti e impegni validi fatti di contenuti , ognuno per le proprie competenze e ognuno con il proprio entusiasmo raccolti e accomunati da uno spirito di servizio di carattere eccezionale…. Dobbiamo difendere le nostre aziende, il nostro territorio e la nostra economia anche da questi che sono sciacalli dell’ ultima ora in nome di una vera e propria campagna strumentalizza trice di malattie e presunti abusi le cui origini sono complessa e risalgano alla notte dei tempi….. Ripeto non accetto questo

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Clima fatto di odio e violenza che addirittura diventa giustificabile perché ci sarebbero stati in passato decessi per tumori…. Sarà e dovrà essere la giustizia a determinare le responsabilità, ognuno di noi deve restare al suo posto come in ogni società civile e’ giusto che sia , se invece le cose stanno diversamente , nessuno di noi si sottrarrà alla lotta ma noi la continueremo a fare con i mezzi che abbiamo sempre utilizzato ma con un valore Aggiunto, un unione trasversale di tutte le forze sane della città …., io sono disponibile a dare il mio contributo per la città , senza protagonismi e personalismi , senza ambizioni politiche….. Io ci sono ….. Modestamente ” . Roberto Cossu, Imprenditore.

on. Michele Pelillo (Pd)

nella foto l’on. Michele Pelillo (Pd) aggredito dai manifestanti

Inutile dire che  è vergognoso che si ripetano ancora fatti di questo genere, dopo che degli esponenti di questo movimento dei Cittadini Liberi e Pensanti (ormai contigui a Taranto al Movimento 5 Stelle) hanno minacciato anche noi sui social network (e telefonicamente) , dopo che “ignoti”…hanno vandalizzato per ben 4 volte in un anno (persino con l’acido) l’autovettura in uso al nostro giornale,  e dopo che  hanno cercato di aggredire venerdì nei pressi della Prefettura l’ On. Michele Pelillo del Pd a cui va tutta la nostra più ampia e totale solidarietà, cos’altro dobbiamo aspettarci dall’anarchia ed illegalità regnante in questa città ?

Non abbiamo sentito, visto, letto alcuna solidarietà (salvo alcune eccezioni a titolo personale) dopo tali avvenimenti, e ci chiediamo: è questa la Taranto civile che vuole riemergere dal fango in cui vive ? E’ questa la Taranto civile i cui imprenditori si lamentano dell’economia locale , che vive nel 90% dei casi di commesse e lavoro pubblico, cioè grazie ai soldi dello Stato ? E’ questa la Taranto civile e “sicura”…. raccontata dal Questore Schimerra ?  A me (e non sono il solo…) questa sembra in realtà la città del “ce me ne futt a mè” (trad. “a me non importa nulla!“), la città dell’impunità, dove tutto è permesso !

Riteniamo a questo punto che la Procura della Repubblica, la Prefettura, la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza  presenti a Taranto debbano intervenire immediatamente per garantire la tutela per le persone e la libertà di espressione ed opinione garantite costituzionalmente. I tempi dei picchiatori e dei terroristi è finito da un pezzo, ma forse qualcuno a Taranto ne ha nostalgia.




“Grazie a Renzi ed all’intero Governo”. Da Stefàno neanche una parola sull’incapacità della politica locale

di Antonello de Gennaro

Ho incontrato più volte il sindaco Ippazio Stefàno nel suo studio a Palazzo di Città, così come l’ho affrontato duramente in alcune conferenze stampa. Purtroppo un problema ortopedico mi ha bloccato a Roma e non ho potuto quindi partecipare alla conferenza stampa in Prefettura di venerdì alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi e di mezzo Governo, a cui era presente con grande faccia tosta anche  il più acerrimo  contestatore di Renzi, cioè quel Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, che non ha riconosciuto nella sua Giunta a Taranto neanche un assessore regionale.

Ho potuto però ascoltare in diretta tramite SKY ( e non il cosiddetto “servizio pubblico”… della RAI) l’intervento del premier Renzi, verso cui, lo confesso, non avevo simpatia, ma devo ammettere che sta facendo giorno dopo giorno da due anni, alla guida del suo Governo più di “qualcosa” per Taranto, per la mia, la nostra città. Ho ascoltato anche l’allucinante discorso del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, e a quel punto mi sono cascate le braccia, o meglio mi è venuta la rabbia con me stesso che a causa di una gamba e spalla malandate per uno stupido incidente, non mi è stato possibile poter essere lì ad ascoltare  e contestare parola per parola l’intervento a dir poco “ridicolo” di Stefàno.

Stefàno ha ricordato impunemente di aver fatto in passato il senatore della repubblica (per la Sinistra Indipendente n.d.a) ma non ha ricordato una sua sola azione concreta per la città di Taranto. Ha ricordato la prossima inaugurazione delle 4 scuole al quartiere Tamburi, che vengono realizzate con i soldi del Governo e non certo dalla Giunta Comunale da lui guidata, specializzata in annunci a vuoto, o auto-elogi appropriandosi del lavoro altrui.

Stefàno ha esaltato ridicolmente la concessione alla città dal Ministero della Difesa e la Marina Militare delle strutture sportive militari dell’ Arsenale di via Cugini a Taranto. Ma non ha avuto il coraggio di dire che la sua giunta comunale, per la precisione l’assessorato allo sport retto a fasi altre dai suoi “angioletti” , cioè i gemelli del far nulla, in pratica i due assessori poliziotti Gionatan Scasciamacchia e Francesco Cosa, i quali alla guida a fasi alterne dell’assessorato allo sport,  hanno stanziato DUE MILIONI DI EURO per rifare il campo B (quello per gli allenamenti)  ed un’anello della tribuna dello Stadio comunale E. Iacovone, che la capienza complessiva di 20 mila spettatori, ma dove da 7 anni, cioè da quando milita in serie D,  la domenica al massimo ci vanno in 3 mila. Quindi soldi sprecati !

CdG pomes_magna greciaAvrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di ammettere davanti al Governo, alle Autorità di Polizia presenti che negli otto anni dei suoi due mandati comunali, il Comune di Taranto ha concesso alla “mafia tarantina” in combutta con delle componenti politiche della sua maggioranza, di poter gestire il Circolo Sportivo Comunale “Magna Grecia” senza versare neanche un centesimo di euro alle casse comunali, lasciando un debito milionario ed una struttura semidistrutta?

Schermata 2016-07-30 alle 17.21.58Avrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di ammettere davanti al Governo, alle Autorità di Polizia presenti che negli otto anni dei suoi due mandati comunali, il Comune di Taranto ha elargito ad una società la Mediterraneo srl (famiglia Cassalia) la bellezza di mezzo milione di euro l’anno per un totale in otto anni di 4 milioni di euro , per fare utilizzare la mattina a pochi disabili l’uso di un’impianto che peraltro è di proprietà del Comune ?

Avrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di ammettere davanti al Governo, alle Autorità di Polizia presenti che negli otto anni dei suoi due mandati comunali, che la città è invasa dai parcheggiatori abusivi (tutti pregiudicati) che vivono nella piena illegalità taglieggiando giornalmente i cittadini di Taranto ed i turisti che hanno la sventura di passare da Taranto ?

CdG banchina portoAvrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di ammettere davanti al Governo, alle Autorità di Polizia presenti che negli otto anni dei suoi due mandati comunali, il Presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto  (ora Commissario, si spera ancora per poco ! ) avv. Sergio Prete ha avuto la capacità…a causa della sua “malagestione” di far svuotare il porto inducendo terminalisti ed operatori ad operare in altri porti, come ad esempio Livorno, che ha fatto segnare quest’anno nel traffico container un +17%  contro lo 0% diTaranto ?

Ionian Shipping Consortium

nella foto i soci dello Ionian Shipping Consortium

Avrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di elogiare trionfalmente davanti al Governo, che dall’estate 2017 arriveranno nel porto di Taranto, che ha esclusiva storia, tradizione e strutture industriali e non certo per il turismo,   in transito delle navi turistiche come se fosse un suo merito o del suo “pupillo” Sergio Prete, quando invece il vero merito è dei privati dello Ionian Shipping Consortium ?

Avrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di ammettere davanti al Governo, che ci sono oltre 500 ex dipendenti del Porto che hanno perso il loro posto di lavoro e sopravvive grazie agli ammortizzatori sociali ?

CdG AMIU StefanoAvrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di confutare davanti al Governo, tutte le contestazioni degli ispettori del Ministero dell’ Economia e Finanze sulla gestione finanziaria del Comune di Taranto e delle sue municipalizzate ? O magari di ammettere il fallimento nella nomina dei vertici delle aziende comunali ed in particolare dell’ AMIU Taranto, gestita notoriamente dietro le quinte dal marito (ed annesso fratello)  di una sua nipote , “consulenti d’oro”  della società comunale, le cui perdite sono costate e costeranno ai contribuenti tarantini milioni e milioni di euro ?

Avrebbe avuto il coraggio il Sindaco Stefano di contestare davanti al Governo, ed in particolare al Ministro Delrio presente, l’isolamento ferroviario di Taranto dalle linee della Freccia Rossa che arrivano da Milano e Roma a Bari ed ora anche a Lecce, tagliando fuori Taranto ? O contestare la decisione del ministero dei trasporti di indicare l’aeroporto di Gorttaglie utile solo per l’industria areonautica, per poi utilizzarlo per il loro volo di Stato con cui il Premier e la sua compagine governativa sono atterrati a Taranto ?

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Ma per avere il coraggio di ammettere la propria pochezza, il proprio “fallimento politico” bisogna avere gli attributi, una dignità, cioè il coraggio di dimettersi, ma il Sindaco Stefàno questo coraggio purtroppo non ce l’ha. Ama troppo la sua poltrona…

I tarantini che hanno visto fra giovedì e l’alba di venerdì mattina il centro della città pulito e disinfettato a nuovo, pieno di vigili urbani, poliziotti e carabinieri,  si sono chiesti sui socialnetwork: ma perchè questa città deve aspettare che arrivi un premier o un ministro per essere pulita ed ordinata, con forze dell’ordine dappertutto a garanzia della legalità e tranquillità dei cittadini ? Come si vuole attrarre il turismo senza igiene, controllo della legalità, ordine pubblico.

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Quel “grazie, grazie, grazie”….. caro Sindaco ne siamo assolutamente sicuri glielo diranno, ironicamente ed a modo loro, i cittadini di Taranto, e lo rivolgeranno non solo a lei ma anche ai ai suoi “compagnucci di merende” , cioè tutti gli assessori e consiglieri comunali che sostengono questa maggioranza, i quali per paura di perdere lo stipendio ed i gettoni di consigliere comunale, non hanno avuto il coraggio di votare la sfiducia all’approvazione del bilancio comunale.  Ci penseranno quindi i cittadini, gli elettori di Taranto  a mandarvi tutti a casa in occasione delle prossime elezioni amministrative nella primavera 2017, che sono ormai dietro l’angolo .

E questo caro Sindaco non è un nostro augurio personale, ma quello di tutta Taranto !




E’ nata la Fondazione Corriere del Giorno

di Antonello de Gennaro

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nella foto, Franco de Gennaro

Cari amici questo è un giorno “storico” per il sottoscritto, per la mia famiglia e per la memoria di mio padre Franco de Gennaro , che insieme ad Egidio Stagno, Giovanni Acquaviva e Franco Ferraiolo fu uno dei quattro giornalisti che fondarono nel 1947 il CORRIERE DEL GIORNO. La storia, la “vera” storia sono loro.

Oggi a Roma è stata costituita la FONDAZIONE CORRIERE DEL GIORNO con atto del Notaio Cappuccio, della quale sono stato nominato Presidente, venendo affiancato come Vice Presidente dall’ avvocato e sopratutto amico fraterno Giuseppe Campanelli. Ed anche in questo caso i soci fondatori sono tutti nati a Taranto. Come il CORRIERE DEL GIORNO.

La Fondazione sarà una garanzia di pluralismo ed indipendenza dell’ informazione del CORRIERE DEL GIORNO che presto, molto presto vi riserverà tante sorprese e tornerà nelle vostre mani. Tutto ciò si è concretizzato dopo due anni di duro, con soldi privati, senza ricevere alcun tipo di contributo pubblico, equidistante dalla politica, ma grazie solo e soltanto all’ appassionato e meraviglioso lavoro che ho potuto fare con i miei collaboratori, che abbiamo realizzato contro quelli che hanno remato contro di noi, in ogni maniera sopratutto utilizzando la diffamazione, le minacce, le denunce piene di menzogne e falsità, le lettere anonime, i profili falsi sui social network (coraggiosi i “compagnucci di campagna”…! ) per attaccarci impunemente, senza capire e sapere che Internet lascia sempre tracce.

Corriere Fondato 1947

Ma come vedete, non ce l’hanno fatta. Anche cercando di “indirizzare”… certa magistratura, con il chiaro obiettivo di azzopparci, di farci chiudere e metterci la museruola, per toglierci il diritto costituzionale di fare informazione. Ma come ho spesso ricordato: IO NON MOLLO MAI, ed il Tribunale ci ha dato ragione. Permettetemi di inviare un “grazie” particolare a tutti i nostri, i miei amici “veri” che ci sono stati accanto, che ci hanno sostenuto ed hanno consentito questo sogno, ma sopratutto a tutte le migliaia e migliaia di cari amici e lettori che con la loro fiducia, ci hanno dato ogni giorno sempre più forza per andare avanti in questo progetto !

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Ma sopratutto un “grazie” a mio padre che mi ha fatto innamorare di questo lavoro, un grazie a due “maestri” del giornalismo pugliese e cioè  Mario Gismondi e Oronzo Valentini che quando mio padre è venuto meno mi hanno “adottato”, trattandomi come un figlio e che con i loro consigli mi hanno guidato in questa carriera . Un grazie anche ad Indro Montanelli per le sue “lezioni di vita” ed ai suoi preziosi consigli sull’indipendenza dai padrini e padroni, ed in particolare quello che ho fatto come mio “vangelo” giornalistico.  “Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettoredisse Montanelli durante una lezione di giornalismo, all’ Università di Torino il 12 maggio 1997. Aveva ed ha ancora oggi ragione.

Bentornato a casa, “Corriere del Giorno “ fratello mio ! E le sorprese cari lettori non finiscono qui…..




“Fino a prova contraria”. Quello che la magistratura italiana spesso dimentica…

CdG convegno finoaprovacontrariadi Antonello de Gennaro

Presentata a Roma ieri nella Sala Angiolillo di  Palazzo Wedekind  in Piazza Colonna ove ha sede il quotidiano romano IL TEMPO, l’ associazione garantista FINO A PROVA CONTRARIA , movimento che si batte per una giustizia equa ed efficiente, per un Paese più giusto e competitivo, presieduto da Annalisa Chirico, giornalista del quotidiano IL FOGLIO,  contando su un’incredibile parterre di soci fondatori e sostenitori come  Edward Luttwak  consulente del Governo USA, Senior Associate, Center for Strategic and International Studies a Washington D.C.,  Giuseppe Cornetto Bourlot Senior Advisor di Schroders e presidente dell’agenzia di stampa Askanews, il magistrato Piero Tony ex procuratore capo di Prato, iscritto a “Magistratura democratica”.

CdG finoaprovacontraia

Alla manifestazione erano presenti i parlamentari Ermini, Donati, BonifaziPd) e Stefania Prestigiacomo, Melania Rizzoli (Forza Italia), avvocati, membri del Csm (on. Casellati), il giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato e l’ex-ministro di giustizia prof. avv.  Paola Severino, ed il presidente dell’Inps Tito Boeri,  il presidente dell’ ANAC, Autorità nazionale Anticorruzione, dr. Raffaele Cantone, si è collegato via Skype per un saluto non potendo partecipare per un imprevisto impegno istituzionale. Fra i presenti  ed intervenuti il presidente del Consiglio Nazionale Forense Avv. Andrea Mascherin, ed il presidente dell’ Unione Nazionale delle Camere Penali avv.  Beniamino Migliucci

nella foto, ambasciatore USA John Phillips

nella foto, ambasciatore USA in Italia, John Phillips

Un intervento molto interessante è stato quello l’ambasciatore americano a Roma, John R. Phillips, che ha ammonito i presenti, raccontando che “gli investitori americani che contattano la nostra ambasciata per effettuare degli investimenti in Italia, alla fine rinunciamo perché il vostro sistema legale è ancora lento ed inaffidabile”  manifestando la propria disponibilità e collaborazione nel mettersi a disposizione per migliorare le cose, in virtù delle sue note competenze di avvocato, elogiando i passi fatti avanti dall’Italia e il governo Renzi che “si sta muovendo nella direzione giusta sulla strada delle riforme“.

L’ambasciatore americano, si è soffermato a parlare anche delle relazioni commerciali e di investimento tra Stati Uniti e Italia che sono molto al di sotto del loro potenziale . Secondo Philips, il valore degli investimenti diretti in Italia è meno della metà degli investimenti degli Stati Uniti in Francia, e solo un quarto del valore degli investimenti americani in Germania. il reale motivo per cui, l’Italia resta dietro in questa classifica a Spagna, Belgio, Svezia e Norvegia, nonostante sia il terzo paese della zona euro e la seconda più grande economia manifatturiera europea e il quarto paese esportatore, è perché “i potenziali investitori americani temono la lentezza della giustizia civile, in particolare l’impossibilità di ottenere l’esecuzione di un contratto in un tempo ragionevole”.

le anomalie del sistema giudiziario

una delle anomalie del sistema giudiziario italiano contestato nel convegno

Nel suo intervento l’ ambasciatore ha reso noto di averne parlato con il ministro di Giustizia Andrea Orlando. I dati sull’affollamento carcerario  sono migliorati. Infatti nel 2012, a fronte di una capienza carceraria pari a circa 47 mila unità, vi era una popolazione carceraria che ammontava a circa 65 mila unità, e oggi, a fronte di una capienza leggermente superiore, pari a circa 50 mila unità, siamo arrivati ad avere 52 mila detenuti.

Schermata 2016-07-20 alle 15.35.30Incertezza. Insicurezza. Sfiducia.Ma la percezione che l’Italia offre fuori dai suoi confini – ha spiegato l’ambasciatore americano – è sempre la stessa. Incertezza. Insicurezza. Sfiducia. La lentezza del sistema giudiziario può essere considerato il motivo principale per cui l’economia italiana non è cresciuta a sufficienza” e non si può che essere d’accordo con lui. E chissà che di fronte a un’anomalia mastodontica come quella della giustizia italiana non sia salutare che sia un paese straniero a smuovere il nostro governo sul tema dei temi: avere, adesso, un paese più giusto”

nella foto l' infermiera Bonino

nella foto l’ infermiera Bonino

E’ stata data voce anche a due vittime della malagiustizia: Fausta Bonino, dipinta su tutti i giornali come ‘l’infermiera killer di Piombino’ rimasta in carcere per 21 giorni con l’accusa di omicidio fino a quando il Tribunale del riesame ha cancellato ogni accusa contro di lei e Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 22 anni in carcere da innocente. La Bonino in un breve intervento si è soffermata sulla sua vicenda giudiziaria: “Penso che quei pm che in Italia oggi ti sbattono in galera senza prove abbiano troppo potere” racconta ancora oggi provata “Sono in  attesa a settembre dalla Cassazione che dovrà pronunciarsi sul ricorso dell’accusa. E a chi si dovesse trovare in una situazione come la mia, in galera da innocente, direi una cosa soltanto: che deve avere i soldi, perché senza non si va avanti. Io fossi stata una poveraccia molto probabilmente sarei marcita in carcere, visto che non avrei potuto consultare i periti che sono stati fondamentali. Per questo ho voluto aderire all’iniziativa di Annalisa Chirico. Mi auguro davvero che questo movimento possa cambiare le cose”.

il potere decisionale discrezionale dei magistrati : affidare incarichi a chiunque

il potere decisionale discrezionale dei magistrati : affidare incarichi a chiunque

Seduti fra il pubblico Giuseppe Ambrosio, alto funzionario dello Stato, che tra dicembre 2012 e aprile 2013, si è fatto la bellezza…di 4 mesi di carcere ingiusto, a Regina Coeli nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria “Centurione” il quale sta scrivendo un libro dal titolo sarcastico: “Queen Heaven Resort” . Fra i presenti in platea anche Ambrosio, ex capo di gabinetto dei ministri Zaia e Galan al Ministero delle Politiche agricole, che venne arrestato con le accuse di corruzione, appropriazione indebita e turbativa d’asta,  il quale dopo 3 anni e 4 mesi d’inferno giudiziario è stato assolto ad aprile scorso dal Tribunale di Roma con formula piena: “perché il fatto non sussiste.

Vite umane talvolta carriere politiche distrutte come quella dell’ex ministro della DC On. Calogero Mannino, presente anche lui alla manifestazione. “L’importante – ha detto Mannino – è essere qui ed almeno di poterlo raccontare” ricordando di essere stata arrestato nel ‘95 dalla Procura di Palermo con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, venendo assolto definitivamente nel 2010 dalla Corte di Cassazione. Mannino è stato coinvolto nel 2012 anche nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, accuse dalle quali stato assolto l’anno scorso dal gup, e che dice: “La crisi della giustizia è la crisi del processo, causata dal palese disequilibrio tra accusa e difesa. Ma io ho fiducia nella giustizia, perché ammiro quei magistrati che ancora sanno assolvere”.