Capristo ritorna libero (di difendersi)

Capristo ritorna libero (di difendersi)

I reati di cui è accusato l’alto magistrato secondo la Procura della Repubblica di Potenza furono commessi “per consentire a Scivittaro di lucrare illecitamente emolumenti dal ministero degli Interni”. Secondo l’accusa, l’agente della Polizia di Stato anziché lavorare in Procura o per il suo ufficio, se ne andava in giro – tra Andria, Giovinazzo, Bari – a farsi gli affari suoi o a sbrigare con la presunta complicità di Capristo chiamato a rispondere di aver firmato gli statini di servizio dell’agente.

di ANTONELLO de GENNARO

E’ tornato in libertà il magistrato Carlo Maria Capristo arrestato lo scorso 19 maggio scorso su richiesta del procuratore di Potenza Francesco Curcio, il quale a sua volta agisce nonostante la sua nomina sia stata revocata sin dal gennaio scorso, a seguito della decisione del Consiglio di Stato di non essere in possesso dei titoli per fare il procuratore capo !

Si svolgerà quindi il prossimo 12 ottobre, davanti al Tribunale di Potenza, la prima udienza dibattimentale del processo contro Capristo e gli imprenditori baresi Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo, accusati di una presunta tentata concussione ai danni di due sostituti procuratori Lanfranco Marazia e Silvia Curione e (rispettivamente marito e moglie) , per un’inchiesta condotta in passato dalla pm Curione metre prestava servizio presso la Procura di Trani per perseguire penalmente, secondo le teorie della procura lucana “senza che ne ricorressero i presupposti di fatto e di diritto”, una persona che gli imprenditori avevano “infondatamente denunciato per usura in loro danno”.

Incredibilmente la Procura di Potenza non è competente su quanto accade negli uffici giudiziari di Trani, che in realtà come ben noto è competenza della Procura di Lecce.

Secondo la Procura lucana i Mancazzo , avrebbero cercato di convincere la Curione, giovane magistrato della Procura di Trani, a chiudere le indagini per usura e avviare il processo in quanto gli interessati avevano secondo il teorema accusatorio un obiettivo ben preciso: ottenere indebitamente dei vantaggi economici e i benefici di legge conseguiti dallo status di vittime di usura. Ed in tutto ciò è stato coinvolto senza alcuna prova concreta ed inconfutabile il procuratore di Taranto Capristo.

la pm Silvia Curione in “posa” nel suo ufficio per LA REPUBBLICA ed. Bari

I reati di cui è accusato l’alto magistrato secondo la Procura della Repubblica di Potenza furono commessi “per consentire a Scivittaro di lucrare illecitamente emolumenti dal ministero degli Interni”. Secondo l’accusa, l’agente della Polizia di Stato anziché lavorare in Procura o per il suo ufficio, se ne andava in giro – tra Andria, Giovinazzo, Bari – a farsi gli affari suoi o a sbrigare con la presunta complicità di Capristo chiamato a rispondere di aver firmato gli statini di servizio dell’agente.

Tutto questo dal gennaio 2018 al momento degli arresti, come si legge nel capo di imputazione, “con l’avallo del procuratore Capristo che controfirmava le sue presenze in servizio e gli straordinari mai prestati”. Una maniera per giustificare il proprio impianto accusatorio in mancanza di alcun coinvolgimento reale di Capristo sulle presunte pressioni del suo autista-poliziotto e dei fratelli Mancazzo, lamentate nei confronti della pm Silvia Curione la quale non ha perso occasione per apparire anche fotografata nel suo ufficio sui giornali

il procuratore (provvisorio) di Potenza Francesco Curcio

Incredibilmente l’azione penale contro Capristo è stata esercitata da procuratore capo di Potenza Francesco Curcio, il quale a sua volta era stato nominato illegittimamente alla guida della procura lucana, a seguito di nomina adottata dal Csm (una delle tante nomine “pilotate” dalla “cricca” Palamara & company), nonostante Curcio non avesse superato la settima valutazione di professionalità, a differenza dalla sua collega Laura Triassi che contestò la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, vedendosi riconoscere le proprie ragioni dal TAR Lazio, decisione contro la quale Curcio si era opposto mediante ricorso al Consiglio di Stato, che gli aveva dato torto lo scorso gennaio, confermando la decisione del tribunale amministrativo regionale romano.

Il Consiglio di Stato, nella sua pronuncia sulla nomina di Curcio come procuratore di Potenza, evidenziò che il suo sindacato non si spinge a sostenere l’irrilevanza delle funzioni svolte da Curcio «quale sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo». stigmatizzando piuttosto «l’assenza di una comparazione esplicita, ed in quanto tale misurabile secondo gli usuali canoni della ragionevolezza e proporzionalità», tra questa e quella da procuratore facente funzioni della Triassi, che invece risulta del tutto obliterata nelle valutazioni del suo profilo da parte del Csm.

Il collegio giudicante del Consiglio di Stato (Giuseppe Severini presidente, Stefano Fantini estensore, e consiglieri Giovanni Grasso, Anna Bottiglieri e Elena Quadri) bocciò anche la difesa del Consiglio superiore della magistratura che si era costituito in udienza per contestare «la necessità di un’analitica valutazione dei profili dei candidati con riferimento alle attitudini ed al merito», a favore di una «tecnica di redazione di maggiore concisione sia nella presentazione (od elencazione) dei candidati, che nel giudizio comparativo, in assenza di una prescrizione normativa specifica che lo precluda». Nel caso di specie, infatti, più che di «concisione» bisognerebbe parlare di omissione di una circostanza rilevante che ne inficia la completezza.

Adesso il Csm, colpito da uno scandalo scatenato per la deriva correntizia di alcune nomine, delle correnti conniventi alla sinistra (nelle persone dei parlamentari Cosimo Ferri di Italia Viva e Luca Lotti del Pd) dovrà quindi tornare sul suo operato, «rivalutando – come scriveva il Tar del Laziola posizione della ricorrente e poi comparandola» con quella dei tre procuratori in servizio a Potenza (Curcio n.d.a.) , Nola e Napoli, dove anche un altro candidato ha ottenuto l’annullamento della nomina di Falcone per motivi simili.

Come ben noto a tutti questo giornale, che ha sempre manifestato il proprio garantismo giudiziario, ha sempre difeso l’operato del procuratore Capristo per una serie di motivi, che andiamo di seguito ad elencare:

PRIMO MOTIVO. Il presunto vantaggio del reato che Capristo avrebbe commesso consisterebbe nel poter condividere con i tre imprenditori denuncianti (cioè i Mancazzo n.d.a) i vantaggi economici derivanti da una legge dello Stato, truffandolo, a favore delle vittime dell’usura. Ma i Mancazzo hanno sempre negato qualsiasi contatto diretto con Capristo. Contatti dei quali peraltro la Procura di Potenza non ha mai portato alcuna prova.

Gli uffici giudiziari del Tribunale di Potenza

SECONDO MOTIVO. Se Capristo avesse realmente avuto un intenzione delinquenziale e truffaldina di arrivare ad accusare per usura un innocente pur di lucrare dei vantaggi economici, non avrebbe mai potuto revocare la delega alla “pm-protagonista” Silvia Curione per affidarla ad altro collega più accondiscendente o addirittura avocare a sè il fascicolo auto-assegnandosi personalmente le indagini. Capristo da procuratore capo di Taranto non ha mai fatto nulla di tutto questo non avendo egli alcuna competenza e/o potere giudiziario sulle decisioni della Procura di Trani . Quindi come avrebbe mai potuto esercitare delle illegittime pressioni ?

TERZO MOTIVO. L’ ipotesi accusatorio formulata dalla Procura di Potenza nei confronti di Capristo appare se non fantasiosa … a dir poco inconsistente e fragilissima per il fatto che non fa altro che trasformare i normali e quotidiani rapporti dialettici fra un procuratore capo ed un suo sostituto (il pm Lanfranco Marazia) , un’ ipotesi di reato nella forma del tentativo nei confronti della moglie (la pm Silvia Curione) , è incredibilmente assurda e contestualmente purtroppo “ridicola” e vergognosa per la giustizia italiana .

Chi ha avuto come il sottoscritto una certa frequentazione negli uffici giudiziari delle varie procure italiane, sa bene che le discussioni ed anche gli scontri dialettici e le divergenze giuridiche fra un procuratore Capo ed i suoi sostituti, sono frequenti, ma sa anche molto bene che rientrano nella quotidianità del lavoro di un magistrato.

Arrivare al punto trasformarli in tentativi di reato, in indebite “pressioni” a mio parere (ed anche di illustri giuristi e magistrati di Cassazione da me consultati) è a dir poco onestamente folle e del tutto non credibile. Partendo dal punto di vista, dell'”accoppiata” barese Curione-Marazia, tutto può diventare una “pressione”, anche una semplice parola proferita in più, un gesto, una locuzione. E quindi di fatto nulla lo è realmente.

Inoltre vi è un particolare non indifferente. Questi eventuali vantaggi economici a favore dei Mancazzo si sarebbero potuti concretizzare esclusivamente in un mutuo a tasso agevolato destinato a mantenere in attività l’impresa danneggiata dall’usura, finanziamento che però sarebbe stato corrisposto soltanto dopo una sentenza definitiva che avesse accertato il reato, quindi tutto ciò dopo anni ed anni di trafila giudiziaria e burocratica,  ed inoltre sarebbe stato da dividere fra quattro persone !

Orbene se usiamo la ragione, con equilibrio, senza credere al sensazionalismo dei titoli “strillati” dei soliti giornalisti manettari e ventriloqui di qualche magistrato a caccia di gloria e ribalta nazionale, bisogna ricordare che lo stipendio mensile netto di un Procuratore Capo, cioè del ruolo che Capristo ricopriva, è intorno agli ottomila euro al mese, motivo per il quale l’ipotesi folle di commettere un reato (o meglio un tentativo) per ottenere un mutuo a tasso agevolato che peraltro è vincolato alla sua destinazione, sul quale poter lucrare al massimo qualche decina di migliaia di euro, in tempi futuri e sopratutto incerti, sempre sulla base del presupposto che il reato di usura venisse accertato in sede giudiziale, dopo le consueti lungaggine burocratiche della giustizia italiana, è una ipotesi del terzo tipo, cioè dell’irrealtà, che in giudizio si potrebbe basare soltanto sull’ipotesi che Capristo sia un folle o uno spregiudicato balordo. E chi conosce Carlo Maria Capristo sa molto bene che non lo è affatto.

Concludendo, non posso che manifestare ancora una volta il mio sdegno nel ricordare che all’atto della perquisizione disposta dalla Procura di Potenza nell’ufficio di Capristo presso la Procura di Taranto, l’aggiunto Maurizio Carbone, invece di manifestare una minima forma di solidarietà umana , e di necessario garantismo, nei confronti del suo ex procuratore capo, diramò questo comunicato (riportato sotto integralmente) e peraltro stranamente…mai inviato al nostro giornale !

Ci permettiamo di porre pubblicamente una semplice domanda al procuratore aggiunto Maurizio Carbone che fra qualche mese tornerà in “panchina” con l’imminente nomina di un nuovo procuratore capo di Taranto, che non potrà essere lui, non avendone i i titoli necessari qualificanti : ma se le imputazioni “non riguardano l’attività del nostro ufficio” vuole farsi spiegare dal suo “compagnuccioFrancesco Curcio anch’egli esponente della corrente di Area, (il gruppo più a sinistra della magistratura italiana n.d.a. ) una cosa per tutti noi ?

Ma se le vicende giudiziaria, come scrive Carbone nel suo comunicato, non riguardavano gli uffici giudiziari di Taranto, allora che competenza ha la Procura di Potenza ?”

Me lo chiedeva un importante magistrato amico del Csm

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