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24 Maggio 2022 14:40
24 Maggio 2022 14:40

Blitz anti-caporalato dei Carabinieri a Foggia: indagata anche la moglie del direttore Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’ Interno

Il Viminale ha comunicato che il prefetto Di Bari "ha rassegnato le proprie dimissioni" a seguito dell'inchiesta della procura di Foggia in cui è indagata la donna. La ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha reso noto di aver accettato la richiesta di dimissioni. ALL'INTERNO TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI

di REDAZIONE CRONACHE

L’operazione denominata “Terra Rossa” è stata condotta nella mattinata odierna nel Foggiano dai Carabinieri del Nil e della Compagnia CC di Manfredonia. Tra le 16 persone colpite dall’ordinanza di misura cautelare due sono cittadini stranieri, Bakary Saidy originario del Gambia e Kalifa Bayo originario del Senegal sono finiti in carcere . Vincenzo De Rosa di Troia, , Emanuele Tonti di Foggia e Michele Boccia nato a Nola ma residente a San Giuseppe Vesuviano sono state poste ai domiciliari. Per tutti le accuse sono di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Nei confronti di altri 11 indagati è scattato l’obbligo di presentazione per due volte a settimana presso i Carabinieri e obbligo di dimora nel comune di residenze per Giovanni e Christian Santoro, per Sergio Vitto di Conversano e per  Alessandro Santoro di Trinitapoli. Residenti a Foggia gli indagati Alfonso e Giuseppe Calabrese, Saverio Scarpiello di 48 anni. Fra gli indagati compaiono Mario Borrelli nato a San Giorgio in Molara, Rosalba Livrerio Bisceglia nata a Manfredonia e residente a Foggia, Matteo Bisceglia nato a Monte Sant’Angelo ma residente a Manfredonia e Vincenzo Ciuffreda di Monte Sant’Angelo e residente a Foggia.

Avrebbero utilizzato come manodopera decine di lavoratori africani, per coltivare terreni agricoli di dieci aziende della Capitanata, in condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno derivante dalle condizioni di vita precarie e dalla circostanza che essi dimoravano presso baracche e ruderi fatiscenti della baraccopoli dell’ “ex pista” di Borgo Mezzanone.

Tra tra gli indagati compare anche Rosalba Livriero  Bisceglia, 55anni socia amministratrice di una delle aziende coinvolte nell’inchiesta, che è la moglie del prefetto Michele Di Bari, 62 anni, capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’ Interno, che in passato è stato prefetto a Vibo Valentia, Modena e Reggio Calabria e viceprefetto a Foggia. “La moglie del prefetto di Bari impiegava nella sua azienda manodopera costituita da decine di lavoratori di varie etnie per la coltivazione dei campi sottoponendo i predetti lavoratori alle condizioni di sfruttamento desumibili anche dalla condizioni di lavoro (retributive, di igiene, di sicurezza, di salubrità del luogo di lavoro) e approfittando del loro stato di bisogno derivante dalle condizioni di vita precarie” scrive il Gip Margherita Grippo  del Tribunale di Foggia nell’ordinanza nei confronti degli indagati .

Michele Di Bari capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Viminale

La nomina di Di Bari al vertice del dipartimento Immigrazione fu una scelta di Matteo Salvini che lo propose al Consiglio dei ministri del 30 aprile 2019, prelevandolo proprio da Reggio Calabria, dove evidentemente ne aveva apprezzato il lavoro. Pochi mesi dopo, approdata al ministero, l’attuale ministro Lamorgese lo confermò nell’incarico

Il Viminale ha comunicato che il prefetto Di Bari “ha rassegnato le proprie dimissioni” a seguito dell’inchiesta della procura di Foggia in cui è indagata la donna. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha reso noto di aver accettato la richiesta di dimissioni. Il prefetto ha così motivato la sua decisione : “In relazione alle notizie di stampa, desidero precisare che sono dispiaciuto moltissimo per mia moglie che ha sempre assunto comportamenti improntati al rispetto della legalità. Mia moglie, insieme a me, nutre completa fiducia nella magistratura ed è certa della sua totale estraneità ai fatti contestati”.

L’ indagine che si è svolta nel periodo intercorso tra luglio e ottobre del 2020. Durante le indagini è stata richiesta l’assoggettamento al controllo giudiziario di dieci aziende agricole riconducibili ad alcune delle persone coinvolte nell’operazione di oggi.  Gli inquirenti avrebbero scoperto ed accertato che un cittadino gambiano di 33 anni – già coinvolto in una operazione anti caporalato nei mesi scorsi -, affiancato da un senegalese di 32 anni, anch’egli domiciliato nell’ex pista, svolgeva il ruolo di “anello di congiunzione” tra i rappresentanti delle dieci aziende agricole del territorio ed i braccianti.

Nell’ordinanza del gip emerge inoltre che  Rosalba  Bisceglia moglie dell’ormai ex capo del Dipartimento di immigrazione del Viminale, trattava direttamente con Bakary Saidy, uno dei due caporali finiti in carcere nell’inchiesta di Foggia. Nell’ordinanza si legge che Saidy portava nei campi i braccianti dopo averli reclutati “in seguito alla richiesta di manodopera avanzata dalla Livrerio Bisceglia, che comunicava telefonicamente il numero di lavoratori necessari sui campi“. Lavoratori che venivano “assunti tramite documenti forniti dal Saidy che per questo «riceveva il compenso da Livrerio Bisceglia”. Rosalba Livrerio Bisceglie in una intercettazione citata dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare rivolgendosi al «caporale» Bakari Saidy gli diceva: “Porta da Nico tutti i documenti. Devi portare prima perché così io devo fare ingaggi… e poi il giorno dopo iniziate a lavorare”.

Alla richiesta delle aziende agricole di braccia di lavoro i due extracomunitari reclutavano i braccianti all’interno della baraccopoli, provvedendo al loro trasporto presso i terreni. Gli stessi extracomunitari che sorvegliavano i braccianti durante il lavoro, pretendendo da ognuno di loro 5 euro per il trasporto e altre 5 euro per avergli trovato un lavoro. Nelle indagini è merso che l’extracomunitario del Gambia si occupava anche di impartire le direttive ai braccianti sulle modalità di comportamento sul posto di lavoro in caso di possibili ispezione da parte dei Carabinieri. I “caporali” extracomunitari, insieme ai titolari e soci delle aziende avevano messo in piedi un apparato, definito dagli inquirenti “quasi perfetto”, che spaziava dall’individuazione della forza lavoro necessaria per la lavorazione dei campi, al reclutamento della stessa, arrivando al sistema di pagamento.

La retribuzione agli operai era notevolmente lontana ed inferiore da quella prevista dal contratto nazionale del lavoro, nonché dalla tabella paga per gli operai agricoli a tempo determinato della provincia di Foggia. Le buste paga verificate, non. sono risultate veritiere, in quanto all’interno delle stesse venivano indicate un numero di giornate lavorative inferiori a quelle realmente prestate dai lavoratori, senza tener conto dei riposi e delle altre giornate di ferie spettanti. I lavoratori, tra l’altro, non erano stati neanche sottoposti alla prevista visita medica. Il gip del tribunale di Foggia ha anche disposto il controllo di dieci aziende agricole, riconducibili a 10 dei soggetti colpiti da misura cautelare. Il volume d’affari delle aziende coinvolte nell’inchiesta secondo gli inquirenti era di circa 5 milioni di euro.

Rosalba Livrerio Bisceglia, scrive il Gip Margherita Grippo nell’ordinanza “è consapevole delle modalità delle condotta di reclutamento e sfruttamento“. che aggiunge. “È emerso che la Livrerio Bisceglia ha impiegato per oltre un mese braccianti reclutati dal Saidy al quale ella si è rivolta direttamenteI Il magistrato aggiunge che la donna, “è consapevole delle modalità delle condotta di reclutamento e sfruttamento, nella misura in cui si rivolge ad un soggetto, quale il Saidy, di cui non può non conoscersi il modus operandi”.

La moglie del prefetto Michele di Bari, continua il documento, “dispone del numero di telefono del Saidy e chiama costui personalmente, si preoccupa, dopo i controlli, di compilare le buste paga, chiama Saidy e non i singoli braccianti per dirgli come e perché si vede costretta a pagare con modalità tracciabili e concorda, tramite Bisceglia Matteo (un altro degli indagato, ndr), che l’importo della retribuzione sarà superiore a quella spettante e che Saidy potrà utilizzare la differenza per pagare un sesto operaio che, evidentemente, ha operato in nero“.

In particolare, viene evidenziato che “i dialoghi sulle modalità di pagamento (successivi all’attività di controllo) costituiscono dati univoci del ruolo attivo dei Bisceglia nella condotta illecita di impiego ed utilizzazione della manodopera reclutata dal Saidy, in quanto rivelano una preoccupazione ed una attenzione per la regolarità dell’impiego della manodopera solo successiva ai controlli”. “Ci sentiamo…domani mattina noi andiamo in banca perché l’Ispettore del Lavoro mi ha detto che non posso fare in altro modo….non posso dare soldi in contanti..perché c’è stata anche l’ispezione… quindi.. vabbene…”. riporta una intercettazione tra Rosalba Bisceglie Livrerio e il «caporale» Bakari Saidy in una intercettazione citata dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare. Dialogo aggiunge il gip che nasce “dal tentativo di mettersi d’accordo su come pagare un bracciante che non disponeva di Iban”.

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