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3 Marzo 2024 14:29
3 Marzo 2024 14:29

Arrestata dal ROS dei Carabinieri Rosalia Messina Denaro, custode dei “pizzini” e responsabile della gestione della cassa con gli ordini del “boss”

ALL'INTERNO L'ORDINANZA CAUTELARE INTEGRALE I «pizzini» con gli ordini di Matteo Messina Denaro e l'appunto sugli interventi e cure che è stato fondamentale per il suo arresto. Per gli investigatori, la donna avrebbe potuto diventare la «nuova mente strategica dell’organizzazione». Rosalia Messina Denaro è la mamma di Lorenza Guttadauro, l’avvocata che il boss ha scelto come difensore

Il ROS dei Carabinieri , con il supporto in fase esecutiva del comando provinciale di Trapani e dello squadrone eliportato “Cacciatori di Sicilia” ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip dr. Alfredo Montanto presidente di sezione presso il Tribunale di Palermo , accogliendo la richiesta formulata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrosismo , coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido, nei confronti di Rosalia Messina Denaro (sorella del noto boss ergastolano Matteo) indagata per associazione di tipo mafioso, sorella del boss, arrestata perché gestiva i pizzini del fratello. Rosalia era di fatto la “cassiera, incaricata dal fratello di ricevere ingenti somme di denaro, di custodirle, rendicontarle e all’occorrenza distribuirle“. È quanto si legge nella ordinanza di misura cautelare di cui vi offriamo la lettura integrale con cui il gip di Palermo ritiene un “documento di assoluta chiarezza, quello rinvenuto nell’abitazione di Rosetta a via Alberto Mario”.

Rosalia Messina Denaro era diventata di fatto in un vero e proprio luogotenente del fratello Matteo,. è anche la mamma di Lorenza Guttadauro, il legale che il boss ha scelto come proprio difensore. Anche lei ha dei guai giudiziari della famiglia, in quanto suo marito, Luca Bellomo, è stato in carcere perché ritenuto parte del “clan”, ed è stato scarcerato nel novembre scorso. “Ma ancora continuate a prendervela con noi? Non vi basta quello che ci avete fatto?” s’è sfogata con i carabinieri del Ros, al momento dell’arresto

Rosalia, detta Rosetta, la maggiore delle quattro sorelle di Messina Denaro, nome in codice “Fragolone” (come la indicava il fratello nei biglietti ndr)  è la madre di Lorenza Guttadauro, avvocato che, dal giorno del suo arresto, assiste il capomafia, ma anche la moglie di Filippo Guttadauro che ha scontato 14 anni per associazione mafiosa ed è tuttora ristretto in carcere al cosiddetto “ergastolo bianco”.  Il secondo figlio della donna, Francesco, nipote prediletto del padrino trapanese, a sua volta sta espiando una condanna a 16 anni sempre per “associazione mafiosa“. Fra non molto tempo grazie allo sconto di pena di tre mesi per ogni anno di detenzione che viene concesso a tutti i reclusi che mantengono la buona condotta, Francesco Guttadauro dovrebbe tornare in libertà, e gli inquirenti lo ritemono il più accreditato “erede” dello zio Matteo al suo posto. E potrebbe diventare lui il “regista” della prossima stagione delle azioni criminali-mafiose della sua famiglia che si protraggono dagli anni Ottanta.

In alto, da sinistra, Francesco e Matteo Messina Denaro. In basso, Rosalia e Anna Patrizia Messina Denaro

Il Gip Montanto scrive nell’ordinanza che nella casa di Rosalia Messina Denaro, “Sempre nella gamba della sedia presente nel salone della casa (ove abitualmente la donna è solita stirare), veniva trovato – minuziosamente occultato insieme ad altri – un `pizzino´ attribuibile all’evidenza all’allora latitante”, pizzino nel quale Matteo Messina Denaro ricorda al destinatario l’esistenza di una grossa provvista (€uro 64.100) e le spese già affrontate (€uro 12.400} con riferimento ad un periodo appena trascorso. E altrettanto univoco è l’ordine che impartisce a chi avrebbe ricevuto il `pizzino´ su quanto spendere per il periodo successivo (`per il prossimo periodo devi spendere di nuovo 12.400´ )“.

Tale espressione rivela con certezza– scrive il Gip Montanto“l’esistenza di un fondo riservato: il tenore della espressione `devi´ (e non puoi) lascia certamente intendere che trattasi di somme da utilizzare non per il personale soddisfacimento di chi le aveva in custodia, ossia il destinatario del `pizzino´, ma assai verosimilmente doveva essere costui a sua volta a distribuire il denaro a terzi“. “La cassa– per il Gip – è espressione oramai divenuta notoria con la quale le famiglie di Cosa nostra indicano la giacenza alimentata dai proventi illeciti di denaro in contanti, pronto a essere utilizzato, con cui il gruppo, l’articolazione o il mandamento mafioso fa fronte alle spese per i detenuti, per le loro famiglie, per gli onorari dei legali e più in generale per i bisogni degli associati“.

Subito dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, i Carabinieri hanno fatto immediatamente irruzione nell’abitazione di vai Alberto Mario, e hanno sequestrato il “pizzino” che avevano fotografato il 6 dicembre. Successivamente hanno perquisito anche la casa di campagna di Rosalia, in contrada Strasatto Paratore, dove in una botola del sottotetto c’erano altri preziosi biglietti, tutti con oggetto nomi in codice, ordini e somme di denaro, alcuni scritti per certo dalla sorella del padrino. Uno in particolare faceva riferimento ad altre spese.

Dalla lettura dell’ ordinanza è stato possibile apprendere anche il particolare che ha consentito ai Carabinieri del Ros di apprendere delle gravi patologie di cui soffriva il capomafia, riuscendo dopo ad individuarlo nelle finte vesti del sedicente Andrea Bonafede che si curava presso la clinica La Maddalena di Palermo, dove è stato fermato ed arrestato. 

OCC-Massina-Denaro_Sorella-compresso

Agli atti delle indagini del ROS per la cattura del ricercato erano già presenti delle intercettazioni relative al “morbo di Crohn“, sino a quando il 6 dicembre 2022 i Carabinieri sono entrati in casa di Rosalia per piazzare una microspia ed hanno trovato un “pizzino” nascosto nell’incavo della gamba di una sedia, propio dove intendevano piazzare la “cimice”. E proprio quel foglietto, manoscritto dalla sorella del boss, era elencata una serie di date e sigle che potevano riferirsi a malattie, ricoveri e interventi che – come è venuto alla luce successivamente – corrispondevano al quadro clinico di Matteo Messina Denaro. Gli uomini del ROS hanno fotografato il biglietto e lo hanno rimesso dov’era, installando la cimice altrove, ed è stato proprio lavorando su quei dettagli che sono risaliti al nome utilizzato di Bonafede, verificando che costui mentre doveva trovarsi in ospedale in realtà si trovavaa casa sua, a Campobello di Mazara. Nasce da qui l’ipotesi dello scambio di persona, che ha portato all’arresto latitante. L’appunto (dove «ope» sta per operazione, «feg» per fegato e «cicl» per cicli di terapia) era scritto sulla ricevuta di un’operazione bancaria effettuata da Rosalia Messina Denaro il 6 maggio 2021.

Rosalia Messina Denaro, la sorella del superlatitante, al Palazzo dei Normanni, a Palermo, per il matrimonio della figlia 

Rosalia Messina Denaro continua il gip nell’ordinanza di custodia cautelareè stata da decenni il punto di riferimento economico del capomafia ricercato e persona di assoluta fiducia del boss al quale garantiva non solo di fronteggiare le difficoltà e assicurarsi il sostentamento, non solo di sottrarsi all’esecuzione di pesantissime pene detentive per i reati più gravi e terribili commessi nella nostra storia repubblicana, non solo di gestire la riservatissima catena dei pizzini attraverso cui il capo provincia veicolava gli ordini mafiosi agli altri associati i sodali; ma anche consentire a Cosa nostra di avere un capo autorevole, di fregiarsi di avere un suo esponente apicale, ultimo stragista, ancora Iibero per il quale il protrarsi della latitanza continuava ad alimentarne la legenda (e quindi il naturale proselitismo che ne derivava e di cui si sarebbe potuta giovare l’intera associazione mafiosa“. Nel provvedimento cautelare si evidenzia il ruolo non certo occasionale, ma certamente strutturato della donna “come dimostrato dal lungo pluriennale arco temporale cui i conteggi della ‘cassà sono riferibili e dalla costante opera di gestione rassegnata dalla Messina Denaro al fratello latitante con periodici resoconti delle spese e dei residui fondi a disposizione“. “Mi fai sempre lo spekkietto finale, così so quanto è la cassa”, si legge in uno dei pizzini trovati rivolti dalla donna al boss. Sono in corso decine di perquisizioni in provincia di Trapani.

Fra i “pizzini” rinvenuti sequestrati dai Carabinieri del ROS inviati da Matteo Messina Denaro alla sorella c’è anche uno scritto in cui il boss chiarisce che “è un onore essere incriminati di mafiosità“.  Un vero e proprio manifesto “politico» scritto a mano dal boss : “Siamo stati perseguitati come fossimo canaglie. Trattati come se non fossimo della razza umana. Siamo diventati un’etnia da cancellare. Eppure, siamo figli di questa terra di Sicilia, stanchi di essere sopraffatti da uno Stato prima piemontese e poi romano che non riconosciamo. Siamo siciliani e tali volevamo restare”. 

Che continua: “Hanno costruito una grande bugia per il popolo. Noi il male, loro il bene. Hanno affossato la nostra terra con questa bugia. Ogni volta che c’è un nuovo arresto si allarga l’albo degli uomini e delle donne che soffrono per questa terra. Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciare passare l’insulto, l’infamia, l’oppressione, la violenza. Questo siamo ed un giorno sono convinto che tutto ci sarà riconosciuto e la storia ci restituirà quel che ci ha tolto la vita”.

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