ALBERTO GENOVESE ESCE DAL CARCERE. POSTO AI DOMICILIARI IN UNA CLINICA PER DISINTOSSICARSI DALLE DROGHE

ALBERTO GENOVESE ESCE DAL CARCERE. POSTO AI DOMICILIARI IN UNA CLINICA PER DISINTOSSICARSI  DALLE DROGHE

La decisione del gip Tommaso Perna, in accoglimento della richiesta della difesa dopo che istanze analoghe nei mesi scorsi erano state respinte. I reati contestati all’imprenditore sono di violenza sessuale aggravata, anche di gruppo, lesioni personali e detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Dopo che la Procura nelle prossime settimane avrà chiesto il rinvio a giudizio e si arriverà davanti ad un Gup, anche se non è da escludere che l’imprenditore scelga il rito abbreviato, in quanto gli consentirebbe uno sconto di un terzo sulla pena ed un processo a porte chiuse.

di REDAZIONE CRONACHE

Dopo oltre 8 mesi passati in carcere Alberto Genovese, l’imprenditore fondatore di diverse start up digitali è stato scarcerato e va ai domiciliari in una comunità in provincia di Varese, per “proseguire il percorso di disintossicazione” iniziato in carcere, ma dovrà indossare braccialetto elettronico per evitare che possa fuggire. Lo ha deciso ieri il gip Tommaso Perna del Tribunale di Milano, col parere favorevole della Procura,accogliendo la richiesta degli avvocati Luigi Isolabella e Davide Ferrari  difensori del genovese, dopo che nei mesi scorsi istanze analoghe erano state respinte.

Il Gip Tommaso Perna del Tribunale di Milano

Il giudice nel suo provvedimento analizza i motivi per cui le esigenze cautelari si sono attenuate e sono sufficienti i domiciliari con braccialetto elettronico. Riguardo al pericolo di reiterazione del reato segnala che nel “lungo periodo di detenzione ha tranciato i suoi legami con l’ambiente nell’ambito del quale si erano sviluppate le relazioni patologiche con le vittime”. In relazione alla “potenziale pressione esercitabile dall’indagato sui testi” e sulle vittime delle presunte violenze, per il gip va “tenuto conto del fatto che non sono stati chiariti gli aspetti del tentativo di depistaggio effettuato nei confronti” della 18enne, che avrebbe subito abusi ad ottobre. E non si può fare, dunque, “una valutazione circa l’esistenza di un pericolo di inquinamento probatorio non soltanto ‘potenziale’ o astratto, ma anche attuale e concreto”.

Genovese nei cui confronti la Procura di Milano ha concluso di recente le indagini per due casi di violenze sessuali ai danni di due ragazze stordite con mix di droghe, a breve uscirà da San Vittore, ove era finito in carcere il 6 novembre 2010 nell’inchiesta della Squadra mobile di Milano, coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini. Il noto imprenditore, fondatore del sito Facile.it, azienda dalla quale poi è uscito e con cui non ha più rapporti. risponde delle accuse di presunte violenze sessuali ai danni di una 18enne avvenute lo scorso 10 ottobre a Milano nel suo attico di lusso ‘Terrazza sentimento’, a due passi dal Duomo, e di una 23enne il 10 luglio 2020 a Ibiza, sempre dopo averla resa incosciente con mix di cocaina, ketamina e mdma. Per questo secondo episodio è indagata anche l’ex fidanzata dell’epoca dell’imprenditore.

I reati contestati all’imprenditore sono di violenza sessuale aggravata, anche di gruppo, lesioni personali e detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Dopo che la Procura nelle prossime settimane avrà chiesto il rinvio a giudizio e si arriverà davanti ad un Gup, anche se non è da escludere che l’imprenditore scelga il rito abbreviato, in quanto gli consentirebbe uno sconto di un terzo sulla pena ed un processo a porte chiuse.

Il Tribunale del Riesame, poi, aveva accolto il ricorso della Procura su un sequestro per reati fiscali, bocciato dal Gip, di 4,3 milioni di euro a carico del plurimilionario imprenditore del web anche se ora l’ultima parola spetterà alla Cassazione. Nelle prossime settimane verrà depositata la relazione di un perito, nominato dal Gip su istanza della difesa, che sta analizzando gli audio delle telecamere interne di ‘Terrazza sentimento’, perché la difesa ha chiesto di verificare se in quel ‘festino’ di ottobre la ragazza possa aver espresso un consenso. 

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