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4 Luglio 2026 19:26

Tifoso ferito nel derby di Torino, chiesto l’arresto di un poliziotto: “L’ha colpito con un lacrimogeno”

Il poliziotto è stato sottoposto all’interrogatorio preventivo davanti al Gip, passaggio introdotto dalla riforma Nordio prima di decidere sulla misura cautelare attesa nei prossimi giorni.

Durante i disordini scoppiati prima del derby Torino-Juventus del 24 maggio scorso, il grave ferimento alla testa del tifoso juventino trentaseienne Marco Leonardo Basoccu commercialista a Milano arrivato con il gruppo organizzato “Viking“, secondo la Procura di Torino non sarebbe stato causato da un sasso o da una bottiglia, ma da un lacrimogeno in dotazione alla Polizia di Stato, definito come un “corpo contundente ad alta velocità”. Gli inquirenti sono convinti che un agente del reparto Mobile violando le direttive sull’ordine pubblico abbia sparato colpevolmente ad altezza uomo, motivo per cui è stato richiesto per il poliziotto gli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni aggravate.

Il poliziotto è stato sottoposto all’interrogatorio preventivo davanti al Gip, passaggio introdotto dalla riforma Nordio prima di decidere sulla misura cautelare attesa nei prossimi giorni. Basoccu è rimasto in coma indotto e ha subito un delicato intervento alla calotta cranica prima di essere dimesso dalle Molinette lo scorso 9 giugno. Secondo le indagini effettuate della Squadra Mobile della Questura di Torino guidata dal dirigente Davide Corazzini, che ha analizzato i video dei droni della Digos e della videosorveglianza, l’uomo è stato colpito dall’involucro in acciaio del lacrimogeno, rimasto chiuso senza liberare i quattro slot in plastica perché sparato da una distanza di poche decine di metri con traiettoria orizzontale. Più poliziotti della Digos e del reparto mobile in servizio quella sera sono stati ascoltati in procura in veste di persone informate sui fatti

La Procura torinese ha depositato due filmati decisivi per l’identificazione. Il fatto è avvenuto verso le 17.30 durante gli scontri esplosi quando il corteo degli ultras juventini da Mirafiori ha raggiunto l’ala sud dello stadio, assaltando i tifosi del Torino in via Filadelfia. In quel frangente le forze dell’ordine hanno lanciato oltre 130 lacrimogeni, quasi tutti con traiettoria a campanile. Il procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, ha confermato la richiesta parlando di “un quadro indiziario grave per il tragico ferimento del tifoso juventino in occasione del derby del 24 maggio scorso, a carico di un operatore di polizia in forza al V reparto mobile di Torino, in servizio di ordine pubblico in quella circostanza”. Il capo della Procura ha poi specificato in una nota che il ferimento del tifoso è direttamente legato “all’esplosione di un lacrimogeno lanciato, in maniera non conforme alle modalità previste, dall’operatore della polizia di Stato incurante delle possibili gravissime conseguenze”.

Ieri mattina in aula 40, a Palagiustizia, il poliziotto, accompagnato da un pool di avvocatesse, si è sottoposto all’interrogatorio preventivo, istituto del diritto processuale introdotto dalla riforma Nordio che stabilisce l’obbligo per il giudice di convocare e interrogare l’indagato prima di emettere un’eventuale ordinanza restrittiva della libertà. L’accusa: lesioni aggravate. Il gip si è riservato e nei prossimi giorni si conosceranno le sue decisioni sul punto. Certo è che si chiude – perlomeno per la procura- la lunga ridda di ipotesi che hanno accompagnato il gravissimo incidente occorso a Basoccu, rimasto in coma indotto per diversi giorni e costretto a un delicatissimo intervento con rimozione della calotta cranica.

“Quando ho saputo che gli investigatori hanno individuato chi ha sparato il lacrimogeno che ha colpito in testa Marco mi sono commosso. Mi è scesa la tensione. Ho rivissuto quei giorni terribili, pieni di ansia. Giorni nei quali ho avuto paura di perdere mio figlio, paura che non sarebbe più tornato come prima. Invece si è compiuto un grande miracolo” ha commentato Pier Luigi Basoccu, dirigente di banca in pensione, papà di Marco, commercialista 37enne, che ha aggiunto “oggi sono molto soddisfatto perché ho incontrato la giustizia con la G maiuscola. Per tre volte ho incontrato il pm Paolo Scafi che sta conducendo le indagini e lui mi ha sempre tranquillizzato: “state tranquilli, stiamo lavorando e abbiamo ben chiaro quello che è successo, abbiamo tutto, non c’è bisogno di altre testimonianze”, mi ha ripetuto più volte. È stato così“.

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