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14 Aprile 2026 20:48

Caro carburanti, verso il blocco dell’autotrasporto

Imprese penalizzate e danneggiate dalle speculazioni delle società petrolifere , chiedono al Governo provvedimenti urgenti sull'autotrasporto

L’intera categoria dell’ autotrasporto nazionale è sul piede di guerra orientata ad effettuare il blocco dei servizi di trasporto su strada. È quanto emerso dalle riunioni svoltesi nel fine settimana in tutto il Paese, nell’ambito dell’iniziativa Unatras con assemblee convocate in cento piazze italiane. La richiesta è univoca: imprese strutturate, di medie e piccole dimensioni chiedono all’unisono la sospensione dei servizi di trasporto.

Tra i fattori definiti “dirompenti” dalle imprese del settore vi è l’atteggiamento, giudicato “irresponsabile”, della committenza, che determina una riduzione fino a 40 centesimi al litro, e la mancanza di attenzione da parte del Governo che, secondo quanto dichiarato dal ministro Urso, avrebbe “già assunto decisioni a favore del settore”. La categoria invece dichiara tuttavia di non essere a conoscenza di alcun provvedimento concreto.

Merci bloccate dalla notte scorsa nei porti della Sicilia. Si passa all’azione contro i rincari del carburante. A partire dalla mezzanotte tra lunedì 13 e martedì 14 aprile, gli autotrasportatori siciliani hanno interrotto le operazioni di carico e scarico dei rimorchi dalle navi, per protestare contro i rincari dei prezzi del carburante, provocati dalla guerra in Medio Oriente. L’obiettivo dello sciopero è bloccare l’arrivo delle merci verso la grande distribuzione e verso i supermercati – che in Sicilia avviene quasi solo con il trasporto su strada – per spingere il governo e le amministrazioni a trovare una soluzione per mitigare il rialzo dei prezzi. È uno sciopero molto partecipato. Secondo gli organizzatori, ha aderito circa il 90% delle imprese del settore. Non sono previsti blocchi stradali né presidi, ma l’iniziativa punta a interrompere i rifornimenti verso la grande distribuzione organizzata fino a quando non arriveranno impegni formali da parte del governo nazionale. Lo sciopero dovrebbe durare fino a sabato 18 aprile ed è stato indetto dal Comitato trasportatori siciliani, che rappresenta gli operatori logistici più importanti dell’isola. Sono invece contrari al blocco gli autotrasportatori della Cna, un’altra organizzazione di rappresentanza.

I prezzi dei carburanti torneranno a salire

Lo stretto di Hormuz, dopo il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran, resta chiuso e le quotazioni di petrolio e gas schizzano verso l’alto. Nelle ultime ore i prezzi dei carburanti in Italia non si sono mossi. Ma l’Unem, l’associazione dei petrolieri, prevede che saliranno presto, sulla scia del greggio. Il petrolio Wti (lo standard degli Stati Uniti) è arrivato a 104,57 dollari al barile, con un aumento dell’8,28% per poi ripiegare leggermente. Il Brent (lo standard del mare del Nord) è salito del 7,12%, a 102,03 dollari al barile. Quanto al gas, al Ttf di Amsterdam, la borsa europea, ha fatto un balzo del 10,45%, arrivando a 48,2 euro al megawattora.

I prezzi dei carburanti in Italia oggi sono stabili, dopo tre giorni di discesa a seguito del calo delle quotazioni del greggio, per la tregua annunciata da Trump. Il prezzo medio della benzina in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è 1,783 euro al litro, stabile rispetto alla rilevazione di ieri. Quello del gasolio è 2,160 euro al litro, in leggerissima discesa rispetto ai precedenti 2,162 euro. Ma col rialzo del greggio, anche benzina e gasolio sono destinati a rincarare presto. Per Gianni Murano, presidente dell’Unem, l’associazione dei produttori e distributori di carburanti, “dai segnali che vedo dal Brent e dal prezzo internazionale del gasolio, i prezzi dovranno tornare a salire, perché stanno salendo in maniera abbastanza vivace in queste ultime ore”.

Murano non vede il rischio di non avere più carburante alle pompe.Per aprile e maggio le coperture sono garantite – spiega -. Dopo, il petrolio si dovrebbe trovare, anche con lo stretto di Hormuz chiuso, e la produzione nazionale di raffinati è sufficiente a coprire la domanda. Non ci sono problemi anche per il gasolio e l’olio combustibile per le navi”. Il problema semmai sarà il prezzo, prima del petrolio e poi dei raffinati: “Certo, il prezzo si alza – commenta Murano -, perché si aggiunge la domanda dell’Asia, che non riceve più dal Golfo“.

Criticità e fenomeni speculativi nell’ autotrasporto

A ciò si aggiungono altre criticità evidenziate anche dal Codacons: mentre da un lato le imprese risultano fortemente penalizzate, dall’altro si registra il perdurare di fenomeni speculativi e il conseguimento di maggiori introiti sia per alcuni operatori sia per l’erario. In questo quadro di tensione crescente, Unatras evidenzia dunque come sia “desolante” la scarsa responsabilità da parte della committenza, che sfrutta la situazione di difficoltà per incrementare i profitti e, al contempo, la superficialità del Governo, che non avrebbe attivato alcun tavolo di confronto

Verso il fermo nazionale dell’ autotrasporto

Secondo il coordinamento delle associazioni nazionali dell’autotrasporto presieduto dal Presidente FAI Paolo Uggè, “tali condizioni di irresponsabilità e superficialità rischiano ora di ricadere sull’intero Paese”. Venerdì 17 aprile il Comitato esecutivo nazionale di Unatras sarà chiamato infatti a pronunciarsi sul fermo dei servizi, avviando le procedure previste per il blocco. È conseguenziale che un blocco generalizzato degli autotrasportatori avrebbe ripercussioni enormi sulla distribuzione delle merci e sui prezzi al consumo in tutta Italia. I rincari del gasolio, d’altronde, hanno effetti molto vasti: a differenza della benzina, il carburante con cui è alimentata la maggioranza dei veicoli privati, il diesel non serve solo agli automobilisti, ma anche all’agricoltura, all’industria e appunto ai trasporti. Il gasolio è per molti versi il “motore” dell’economia: se aumenta quello, aumenta tutto a cascata.

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