Aditya Mittal, il manager indiano che voleva rivoluzionare l' Ilva...

ROMAAditya Mittal, è il figlio 41enne di Lakshmi Mittal, fondatore e Ceo di ArcelorMittal, colosso industriale dell’acciaio. “Nato nel 2006 dalla fusione tra Arcelor e Mittal steel company – si legge sul Sole 24 Ore -, ArcelorMittal è oggi il maggiore produttore di acciaio al mondo, con una presenza in 60 paesi, 209mila dipendenti e un output che l’anno scorso ha superato i 90 milioni di tonnellate. La maggior parte del fatturato europeo è realizzato sul mercato tedesco (18%), seguito dalla Francia (13%), dalla Spagna (11%) e dalla Polonia (10%); in Italia oggi ArcelorMittal fattura l’8% del dato complessivo europeo”. Erano questi i numeri della multinazionale indiana, prima dell’ acquisizione del gruppo ILVA,

Era l’11 ottobre 2017 quando nel corso del forum di Conftrasporto Aditya Mittal, cfo di ArcelorMittal e Ceo del gruppo in Europa, prendendo la parola pronunciò queste parole “L’Ilva è una sfida non facile, ma io sono giovane e sono qui per rimanere nel lungo termine e portare avanti con successo questo nel lungo termine”. Ad ascoltarlo fra il pubblico il premier (in carica all’epoca dei fatti) Paolo Gentiloni ed il ministro della difesa Roberta Pinotti. Entrambi esponenti di punta del Pd.

Aditya Mittal al forum di Conftrasporto (settembre 2017)

“Nel business dell’acciaio si tratta gestire gli stakeholder, i dipendenti, il business, vanno tutti gestiti – sottolineava Aditya Mittal l’industria dell’acciaio è molto importante all’interno di una comunità perché ha un impatto importante su tante cose, sui tanti posti di lavoro e quindi dal punto di vista economico e strategico riveste un’importanza di grande rilievo e noi – disse ancora il giovane Mittalci prendiamo questa responsabilità molto seriamente, è qualcosa che noi sappiamo che dobbiamo gestire su base quotidiana e sui cui dobbiamo eccellere”.

L’Ilva, continuò il “giovane” rampollo della famiglia Mittal, “ha sofferto moltissimo nel corso degli ultimi anni, si è visto soffrire i dipendenti per via delle incertezze del suo futuro, si è vista la sofferenza dell’operatività che non è migliorata, anzi c’è stato un declino della produzione su base annuale. E, ancora più importante, abbiamo visto una comunità che ha largamente e fortemente sofferto per via di tutti i problemi ambientali che conosciamo”. “C’è stato un non rispetto ambientale di tutte le comunità dove si trova ILVA – proseguì il cfo del gruppo ArcelorMittal Il nostro lavoro è prima di tutto migliorare queste condizioni. Come possiamo noi gestire un business in maniera adeguata, giusta, come possiamo assicurare che ci occuperemo degli stakeholder e dell’ambiente”. Parole rassicuranti, o meglio di disponibilità al dialogo, quelle pronunciate dai vertici del gruppo Mittal in occasione del convegno a Cernobbio, che però non convincevano del tutto din d’allora gli esponenti del Governo.

Quelle parole del Ceo di ArcelorMittal arrivarono all’indomani della frenata del governo sugli accordi sottoscritti dai commissari ILVA. “Non possiamo, come governo, accettare alcun passo indietro – disse l’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calendasu retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni”  nel suo intervento ben poco “tecnico” e molto politico, venendo sostenuto anche dalla ministra della Difesa Pinotti e dallo strano silenzio assenso di Gentiloni,

Quell’interno non ebbe opposizione di Palazzo Chigi così come la porta chiusa che venne annunciata  da  Carlo Calenda, che aveva criticato la cordata Am Investco (composta dal gruppo Arcelor Mittal e dal Gruppo Marcegaglia): “Non possiamo, come governo, accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni”, ha detto Calenda, sconfessando implicitamente gli accordi sottoscritti dai commissari Ilva  GnudiCarrubba e Laghi, che avevano reso noti i livelli occupazionali complessivi – pari a 10.020 unità – che Arcelor Mittal  intendeva mantenere e la loro distribuzione impianto per impianto che, per Taranto in particolare, prevederebbe un organico di 7.600 addetti – con una importante riduzione di ben 3.311 unità – ed a Genova di 900 unità con una diminuzione di alcune centinaia di addetti.

La decisione di Calenda era arrivata  con il silenzio-assenso della Presidenza del Consiglio (il premier era Paolo Gentilonin.d.r.), sollecitata in particolare modo dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, attenta in particolare alle ricadute su Genova, dove ha sede uno degli impianti Ilva rilevati dagli indiani di Mittal oltre a quello di Taranto. Queste le parole più significative pronunciate dalla Pinotti, prima dell’annuncio di Calenda: “Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori e non certo dall’altra parte”.

Quella frase di Pinotti era stata la dichiarazione di “guerra” contro il gruppo indiano , secondo quanto riportato da RepubblicaStampa e Secolo XIX, che, dopo aver indicato meno esuberi rispetto al passato per effetto anche del pressing governativo, ha detto che non garantiva livelli salariali e scatti di anzianità del passato. Ma non solo. Infatti la Pinotti era andata anche oltre, preannunciando una ulteriore “pressione” anche rispetto agli esuberi indicati: “Noi vogliamo lavorare per diminuire il numero degli esuberi e per rivedere le condizioni che possono essere peggiorative dal punto di vista dei lavoratori”.

Molti addetti ai lavori scommettevano a suo tempo su un potenziale intervento della Cassa depositi e prestiti sul “dossier” nel caso il Governo decidesse di nazionalizzare. Si vedrà. Ma c’è un dato politico che emerge dalla vicenda Ilva: la sintonia fra Gentiloni, Pinotti (democratici al 100% ), Calenda (riformista non troppo renziano) e della “fedelissima”  alla ortodossia renziana Teresa Bellanova che all’epoca dei fatti era viceministro allo Sviluppo economico. Si parlava di siderurgia, certo, ma anche quella volta, come ora di elezioni prossime venture…

Aveva quindi ragione il prof. Federico Pirro quando a suo tempo sosteneva che sarebbe stato “un grave errore considerare la trattativa che doveva avviarsi oggi come una delle tante aperte al tavolo del Mise per fronteggiare situazioni di crisi aziendali, non solo perché stiamo discutendo del maggior gruppo siderurgico italiano e della più grande fabbrica manifatturiera del Paese” – che è lo stabilimento siderurgico di Taranto con i suoi 10.980 occupati diretti – “ma perché la questione del riassetto della Ilva, e di conseguenza della siderurgia italiana, è tuttora una grande questione nazionale. Se lo ricordino tutti“.

In realtà, gli assetti occupazionali previsti per Taranto avevano come punto di riferimento – per quel che concerne la produzione – quanto stabilito nel Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, pubblicato in Gazzetta ufficiale del 30 settembre, recante il “Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria”. All’articolo 2 di quel decreto si stabiliva che la produzione dello stabilimento dell’ILVA di Taranto non avrebbe potuto superare le 6 milioni di tonnellate all’anno di acciaio fino al completamento di tutti gli interventi previsti per l’Aia, la cui scadenza è fissata al 23 agosto 2023, fatte salve le diverse tempistiche espressamente previste negli allegati I e II del Dpcm.  6 milioni di tonnellate che ora gli Arcelor Mittal vorrebbero far scendere ad appena 4.

Am Investco si era impegnata a raggiungere la soglia dei 6 milioni di tonnellate di acciaio liquido entro il 2018 e a mantenere tale livello sino alla completa implementazione del piano ambientale alla data del 23 agosto 2023. Entro il 2020 si giungerebbe a 8,5 milioni di tonnellate di spedizione di prodotti finiti con la lavorazione di bramme provenienti da altri siti di Arcelor Mittal. Un cambiamento che legittimale affermazioni di chi oggi accusa il “top management” di Arcelor Mittal di aver sbagliato il proprio piano industriale, o come altri sostengono di aver barato al tavolo della gara e successiva trattativa dopo l’aggiudicazione.

Vi era allora un primo elemento su cui il prof. Pirro invitava a riflettere: fissare al 23 agosto del 2023 il completamento degli interventi per l’Aia non ha significato spostarlo in un futuro troppo remoto? Quel termine, qualora venisse rispettato, ricadrebbe nella legislatura del nostro Parlamento iniziato nella primavera del 2018. “Le esperienze degli ultimi decenni” – aggiungeva Pirro – “ci dicono che in sei anni possono sconvolgersi gli equilibri economici mondiali e di conseguenza la produzione di acciaio. Perché allora non introdurre una modifica al Dpcm che anticipi la conclusione dell’Aia dal 23 agosto del 2023 al 31 dicembre del 2019? O questa anticipazione creerebbe difficoltà alla cordata Am Investco?

Far dipendere il sito di Taranto da un 25-30% di importazione di bramme significherebbe privarlo di quell’autonomia produttiva che esso ha sempre avuto dalla sua impostazione impiantistica originale. Era evidente sin d’allora una persona intelligente e preparata come il prof . Pirro che il  gruppo Arcelor Mittal volesse integrare il sito ionico nel suo sistema di produzione europeo. Ma nessuno al Governo si chiese se tale integrazione rispondeva pienamente alle esigenze e alla redditività di quel sito e agli interessi siderurgici del nostro Paese.  Si domandava Pirrose non sarebbe più conveniente per la stesso gruppo Arcelor conservare intatta – dopo tutti gli interventi di ambientalizzazione – la capacità produttiva di Taranto, che una volta risanata, dispiegherebbe una potenza competitiva fra le maggiori in Europa, essendo tuttora quello tarantino il primo stabilimento nella Ue per capacità installata?

Ecco quindi un primo elemento su cui riflettere: fissare il completamento degli interventi per l’Aia al 23 agosto del 2023  non ha significato spostarlo in un futuro troppo remoto? Si pensi in proposito che quel termine, se rispettato, cadrebbe nella legislatura del nostro Parlamento successiva alla prossima, che inizierà nella primavera del 2018. Ma le esperienze degli ultimi decenni ci dicono che in sei anni possono sconvolgersi gli equilibri economici mondiali e di conseguenza la produzione di acciaio. Perché allora non introdurre una modifica al Dpcm che anticipi la conclusione dell’Aia dal 23 agosto del 2023 al 31 dicembre del 2019? O questa anticipazione avrebbe creato delle difficoltà alla cordata Am Investco (ora Arcelor Mittal Italia) ?

Un’altro quesito che del prof. Pirro, quanto mai di attualità nei nostri giorni era quello relativo alle aziende dell’indotto che a Taranto costituiscono – ma pochi lo sanno e ricordano  – il più grande raggruppamento di imprese impiantistiche del Sud, insieme a quello del polo petrolchimico di Augusta e Priolo in Sicilia. Perchè vengono coinvolte nelle attività dello stabilimento dalla nuova proprietà, che poi non le paga ? Il silenzio ufficiale sull’argomento è assordante, così come sono assordanti nelle ultime ore le futili motivazioni dell’ Ad Lucia Morselli (che prima o poi dovrà chiarire i suoi intercorsi rapporti con Di Maio quando era ministro dello Sviluppo Economico) per le quali ad oggi Arcelor Mittal ha cumulato debiti nei confronti dell’indotto per circa 60 milioni di euro.

Certo, quelle aziende avrebbero dovuto e potuto diversificare le loro attività, riqualificarsi, aggregarsi, spostarsi su altri mercati anche esteri, ove potrebbero – con il sostegno del nuovo Ice, del ministero degli Esteri e di grandi gruppi pubblici e privati presenti in certe aree – acquisire in logiche di mercato commesse anche di rilevanti dimensioni, purché eseguibili in gruppi integrati. Ma non lo hanno fatto preferendo restare  aziende “mono ILVA“, che è la ragione per cui in queste ore rischiano di dover portare i libri in Tribunale, se il gruppo franco-indiano non dovesse onorare i propri debiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Processo ILVA "Ambiente Svenduto"

UDIENZA DEL 30 OTTOBRE 2019

Esame del teste Palatino AldoAprile GiovanniRomaniello DomenicoCacciatore MassimilianoAlbano FrancescoCaiati Michele –  Cavaradossi Mario

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UDIENZA DEL 29 OTTOBRE 2019

Esame del teste Campo MassimoLezza PaoloRodio Cosimo DamianoFiore Luca

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UDIENZA DEL 28 OTTOBRE 2019

Esame del teste: La Sorte Scipione – Del Vecchio Salvatore – De Gioia Vincenzo – Capozza Tommaso – Micci Gianfrancesco – Protopapa Alessio – Pagano Rodolfo –  Marraffa Salvatore Emanuele –  Galatola Edoardo 

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UDIENZA DEL 9 OTTOBRE 2019

Esame del teste: Lucatorto PasqualeRottsteger Franz

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UDIENZA DEL 8 OTTOBRE 2019

Esame  del teste: Sansone Giuseppe – Fortuni Celestino – Di Giuseppe Domenico – Lucatorto Pasquale

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UDIENZA DEL 7 OTTOBRE 2019

Esame del teste: Sansone GiuseppeDe Biasi Pietro

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UDIENZA DEL 2 OTTOBRE 2019

Esame del teste: De Pasquale Egidio – Zagaria Michele –  Lesto Antonio

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UDIENZA DEL 1 OTTOBRE 2019

Esame del teste: Poggio FrancoRosito FeliceSansone Giuseppe

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UDIENZA DEL 30 SETTEMBRE 2019

Esame del teste: Sebastio Stefano –  Coluccia AndreaDe Gioia VincenzoPispero Antonio

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UDIENZA DEL 25 SETTEMBRE 2019

Esame del teste: Francavilla Michele

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UDIENZA DEL 24 SETTEMBRE 2019

Esame del teste: Giannattasio CosimoPacilo Maurizio –  Gelao GiuseppePrincipale Giuseppe

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UDIENZA DEL 18 SETTEMBRE 2019

Esame del teste: Rossi Paolo –  Colombo Alessandro Mario

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UDIENZA DEL 17 SETTEMBRE 2019

Esame del teste: Musolino Vincenzo –  Bisio Valerio –  Viganò Giovanni –  Guarinoni Andrea

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UDIENZA DEL 10 SETTEMBRE 2019

Esame del teste Musolino Vincenzo

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UDIENZA DEL 9 SETTEMBRE 2019

Esame del teste Zizzo Cosimo – Esame del teste Magistro Domenico – Esame del teste Mariani Roberto

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UDIENZA DEL 8 LUGLIO 2019

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UDIENZA DEL 1 LUGLIO 2019

Esame del teste Corte Giovanni

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UDIENZA DEL 26 GIUGNO 2019

Esame del teste Pennuzzi Maurizio

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UDIENZA DEL 25 GIUGNO 2019

Esame del teste Corciulo Stefano – Esame del teste Annicchiarico Vincenzo – Esame del teste Tagliente Antonio

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UDIENZA DEL 24 GIUGNO 2019

Esame del teste Liace Cosimo – Esame del teste Del Re Pierangelo – Esame del teste Del Pozzo Giuseppe

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UDIENZA DEL 19 GIUGNO 2019

Esame del teste Misurale Antonio – Esame del teste Liace Cosimo

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UDIENZA DEL 18 GIUGNO 2019

Esame del teste Misurale Antonio

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UDIENZA DEL 12 GIUGNO 2019

Esame del teste Moccia Antonio – Esame del teste Savo Andrea – Esame del teste Misurale Antonio

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UDIENZA DEL 11 GIUGNO 2019

Esame del teste Manna Luciano

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UDIENZA DEL 10 GIUGNO 2019

Esame del teste Caforio Antonio –  Manna Luciano

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UDIENZA DEL 5 GIUGNO 2019

Esame del teste Paradiso VitantonioDoati Angelo –  Calvi AndreaBorsani GiorgioDe Rocco Moris

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UDIENZA DEL 4 GIUGNO 2019

Esame del teste Attolico Leopoldo Maria –  Campi Flavio

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UDIENZA DEL 3 GIUGNO 2019

Esame del teste Costanzo Lorenzo

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UDIENZA DEL 22 MAGGIO 2019

Esame del teste Vitale VitoDell’Orco PietroBaldini Marco PieroDiego Carlo

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UDIENZA DEL 21 MAGGIO 2019

Esame del teste Vitale Vito

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UDIENZA DEL 15 MAGGIO 2019

Esame del teste Andria Gregorio

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UDIENZA DEL 14 MAGGIO 2019

Esame del teste Volpicella Francesco

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UDIENZA DEL 13 MAGGIO 2019

Esame del teste Troilo Vincenzo –  Valenzano Vincenzo –  Seccia Lucio

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UDIENZA DEL 7 MAGGIO 2019

Esame del teste Schiavone Vincenzo –  Fabiola Fabio –  Dodaro Gaetano

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UDIENZA DEL 6 MAGGIO 2019

Esame del teste Rossi LucaSchiavone Vincenzo

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UDIENZA DEL 10 APRILE 2019

Esame del teste Briscini GiordanoBenizio Giuliano

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UDIENZA DEL 9 APRILE 2019

Esame del teste Verrenti CataldoFascella Cosimo

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UDIENZA DEL 8 APRILE 2019

Esame del teste D’Ettore MarcoDe Biasi ArcangeloAbbattista MarioCordone GiuseppePadalino Lucio

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UDIENZA DEL 3 APRILE 2019

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UDIENZA DEL 2 APRILE 2019

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UDIENZA DEL 27 MARZO 2019

Esame del teste D’Autilia Massimiliano –  Donvito GiovanniMocerino Michele

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UDIENZA DEL 25 MARZO 2019

Esame del teste Piepoli PasqualeMartina SimoneCaricasole GiuseppeSolito Angelo RaffaeleLeogrande Pietro

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UDIENZA DEL 22 MARZO 2019

Esame del teste Troiano Emanuele

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UDIENZA DEL 20 MARZO 2019

Esame del teste Chiriati Fabio –  Vacante AngeloBonfrate PietroTamborrino Marco

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UDIENZA DEL 19 MARZO 2019

Esame del teste Pogliani Enrico –  Lato Giuseppe

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UDIENZA DEL 12 MARZO 2019

Esame del teste Mosca Domenico –  Vinci FrancescoGigante GiuseppeLocantore Rocco Renè

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UDIENZA DEL 5 MARZO 2019

Esame dell’imputato Fratoianni Nicola –  Palmisano Pierfrancesco

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UDIENZA DEL 4 MARZO 2019

Esame dell’imputato Assennato GiorgioBlonda Massimo

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UDIENZA DEL 27 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Nichi VendolaAntonicelli Antonello

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UDIENZA DEL 25 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Dinoi Giuseppe

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UDIENZA DEL 22 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Colucci Antonio

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Gianni Florido

UDIENZA DEL 20 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Florido GiovanniConserva Michele

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UDIENZA DEL 19 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato D’Alò SalvatoreRaffaelli Giovanni

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UDIENZA DEL 13 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Legnani Lanfranco

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UDIENZA DEL 12 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Andelmi Marco

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UDIENZA DEL 11 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Buffo Adolfo

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UDIENZA DEL 6 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato Cavallo Angelo

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UDIENZA DEL 5 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato De Felice SalvatoreDimaggio Ivan

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UDIENZA DEL 4 FEBBRAIO 2019

Esame dell’imputato De Felice Salvatore –  Dimaggio Ivan

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UDIENZA DEL 30 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato De Felice Salvatore

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UDIENZA DEL 29 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato Capogrosso Luigi

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UDIENZA DEL 28 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato Capogrosso Luigi

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UDIENZA DEL 25 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato Capogrosso Luigi

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UDIENZA DEL 23 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato Capogrosso Luigi

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UDIENZA DEL 22 GENNAIO 2019

Esame dell’imputato Capogrosso Luigi

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UDIENZA DEL 16 GENNAIO 2019

Esame del teste Perli Francesco

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UDIENZA DEL 15 GENNAIO 2019

Esame del teste Grilli Enrico

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UDIENZA DEL 14 GENNAIO 2019

Esame del teste Maggi Alessandro – Esame del teste Grilli Enrico

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UDIENZA DEL 9 GENNAIO 2019

Esame del teste Cassetta Cosimo – Esame del teste Mottolese Pietro – Esame del teste Semeraro Cosimo – Esame del teste Semeraro Lorenzo – Esame del teste Martemucci Francesco – Esame del teste Marescotti Alessandro – Esame del teste Parisi Grazia

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UDIENZA DEL 8 GENNAIO 2019

Esame del teste Messineo Agostino – Esame del teste Masella Francesco – Esame del teste Albano Michele

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UDIENZA DEL 7 GENNAIO 2019

Esame del teste Montervino Ubaldo – Esame del teste Centonze Fernando – Esame del teste Schiavone Pasquale – Esame del teste Amato Pellegrino – Esame del teste Rollo Alessandro – Esame del teste Vitali Matteo – Esame del teste Messineo Agostino

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UDIENZA DEL 19 DICEMBRE 2018

Esame del teste Raccanelli Stefano

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UDIENZA DEL 12 DICEMBRE 2018

Esame del teste Bonelli Angelo – Esame del teste Nuzzo Antonio

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UDIENZA 11 DICEMBRE 2018

Esame del teste Fragnelli Anna – Esame del teste Fragnelli Tina – Esame del teste Caretta Luigi –  Esame del teste D’Urso Cosimo – Esame del teste Contino Michele

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UDIENZA DEL 10 DICEMBRE 2018

Esame del teste Corvace Leonardo – Esame del teste Millarte Fabio – Esame del teste Boccuni Luigi –  Esame del teste Carriglio Gianfranco – Esame del teste Pignatelli Maria – Esame del teste Severini Luigi – Esame del teste Stanzione Adalgisa

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UDIENZA DEL 5 DICEMBRE 2018

Esame del teste Cottino Amedeo – Esame del teste D’Auria Piero – Esame del teste Notaristefano Pietro –  Esame del teste Chironi Marcello – Esame del teste Carbotti Paolo – Esame del teste Spartera Maria

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UDIENZA DEL 4 DICEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara – Esame del teste Intini Gianluca

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UDIENZA DEL 3 DICEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 28 NOVEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 20 NOVEMBRE 2018

Rinvio udienza dibattimentale al 28.11.2018

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UDIENZA DEL 13 NOVEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 12 NOVEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA 07 NOVEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 6 NOVEMBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 24 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 23 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 22 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 19 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 17 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 16 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 10 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 9 OTTOBRE 2018

Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 8 OTTOBRE 2018

Esame del teste Cinieri Francesco – Esame del teste Valenzano Barbara

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UDIENZA DEL 3 OTTOBRE 2018

Esame del teste De Quattro Alfonso – Esame del teste Tagarelli Mario – Esame del teste De Marzo Biagio – Esame del teste Papa Benigno Luigi – Esame del teste Cinieri Francesco

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UDIENZA DEL 2 OTTOBRE 2018

Esame del teste De Quattro Alfonso

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UDIENZA DEL 1 OTTOBRE 2018

Esame del teste De Quattro Alfonso

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UDIENZA 25 SETTEMBRE 2018

Esame del teste Lagro Franco

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UDIENZA DEL 24 SETTEMBRE 2018

Esame del teste De Siati Salvatore – Esame del teste Aglianò Carmelo – Esame del teste Moscagiuri Sergio

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UDIENZA DEL 19 SETTEMBRE 2018

Esame del teste Mariani Roberto

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UDIENZA DEL 18 SETTEMBRE 2018

Esame del teste De Siati Salvatore – Esame del perito Caforio Antonio

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UDIENZA 12 SETTEMBRE 2018

Esame del  teste D’Arco Alfredo – Esame del teste Marra Francesco

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UDIENZA DEL 11 SETTEMBRE 2018

Esame del teste D’Arco Alfredo

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UDIENZA DEL 10 SETTEMBRE 2018

Esame del teste D’Arco Alfredo

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UDIENZA 11 LUGLIO 2018

UDIENZA 10 LUGLIO 2018

Esame del teste D’Arco Alfredo
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UDIENZA 6 LUGLIO 2018

Esame del teste D’Arco Alfredo
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UDIENZA DEL 3 LUGLIO 2018

Esame del teste Mariani Roberto
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UDIENZA DEL 26 GIUGNO 2018

UDIENZA DEL 13 GIUGNO 2018

UDIENZA DEL 12 GIUGNO 2018

UDIENZA 8 GIUGNO 2018

UDIENZA DEL 6 GIUGNO 2018

Esame del teste Rizzo Vittorio

UDIENZA DEL 5 GIUGNO 2018

Esame del teste Rizzo Vittorio

UDIENZA DEL 30 MAGGIO 2018

Esame del teste Rizzo Vittorio

UDIENZA DEL 29 MAGGIO 2018

Esame del teste Di Noi Giuseppe

UDIENZA DEL 23 MAGGIO 2018

Esame del teste Di Noi Giuseppe

UDIENZA DEL 22 MAGGIO 2018

Esame del teste Di Noi Giuseppe

UDIENZA DEL 15 MAGGIO 2018

Esame del teste Rinaldi Nicola – Esame del teste Castri Giovanni
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UDIENZA 9 MAGGIO 2018

Esame del teste Di Michele Francesco – Esame del teste Morrone Ignazio
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UDIENZA 8 MAGGIO 2018

Luigi Romandini

Esame del teste Romandini Luigi – Esame del teste Putzolu Pierangelo – Esame del teste Vico Ludovico – Esame del teste Di Michele Francesco
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UDIENZA 24 APRILE 2018

Esame del teste Romandini Luigi

UDIENZA DEL 18 APRILE 2018

Esame del teste Brescia Francesco – Esame del teste De Sarlo Pietro

UDIENZA DEL 17 APRILE 2018

Esame del teste Polignano Aniello – Esame del teste Tomassini Renzo
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UDIENZA DEL 10 APRILE 2018

Esame del teste Fumarola Daniela – Esame del teste Spartera Maria – Esame del teste Mangarella Fabiola – Esame del teste Semeraro Stefano
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UDIENZA DEL 6 APRILE 2018

Esame del teste Carucci Roberto – Esame del teste Notarnicola Michele – Esame del teste Triggiani Vittorio –  Esame del teste Semeraro Cesare
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UDIENZA DEL 4 APRILE 2018

Esame del teste Locorotondo Alessandro – Esame del teste Caforio Antonio – Esame del teste Giuia Roberto
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UDIENZA DEL 28 MARZO 2018

Esame del teste Di Maggio Francesco – Esame del teste Rizzo Francesco – Esame del teste Di Natale Gioacchino
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UDIENZA DEL 21 MARZO 2018

UDIENZA DEL 12 MARZO 2018

Esame del teste Biggieri Annibale

UDIENZA DEL 5 MARZO 2018

Esame del teste Biggieri Annibale
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UDIENZA DEL 28 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Forastiere Francesco
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UDIENZA DEL 27 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Forastiere Francesco

UDIENZA DEL 21 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Forastiere Francesco
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UDIENZA DEL 20 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Forastiere Francesco
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UDIENZA DEL 7 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Benemerito Marianna – Esame del teste D’Alfonso Gianfranco – Esame del teste Impellizzieri Carmine – Esame del teste Monno Mattia

UDIENZA DEL 6 FEBBRAIO 2018

Esame del teste Lupoli Antonio – Esame del teste Di Maggio Francesco

UDIENZA DEL 31 GENNAIO 2018

Esame del teste Ranieri Cataldo – Esame del teste Piane Raffaele

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UDIENZA DEL 30 GENNAIO 2018

Esame del teste Meo Giuseppe – Esame del teste Cordisco Marcello – Esame del teste Palombella Rocco – Esame del teste Rappa Rosario – Esame del teste Stefanelli Pietro – Esame del teste Marinosci Cosimo
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UDIENZA DEL 26 GENNAIO 2018

Esame del teste Valenzano Vincenzo – Esame del teste Mignogna Antonio – Esame del teste Meo Giuseppe
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UDIENZA DEL 24 GENNAIO 2018

Esame del teste D’Antuono Giuseppe
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UDIENZA DEL 23 GENNAIO 2018

Esame del teste Resta Leonardo – Esame del teste Venneri Ciro – Esame del teste Marangella Ciro – Esame del teste Maraglino Orazio
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UDIENZA DEL 17 GENNAIO 2018

Esame del teste Preziuso Nicola – Esame del teste Gaudioso Andrea – Esame del teste Zimbaro Francesco – Esame del teste Tursi Michele – Esame del teste Biella Antonio – Esame del teste Rossi Ettore
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UDIENZA DEL 16 GENNAIO 2018

Esame del teste Rito Domenico – Esame del teste Gerardo Emma – Esame del teste Sardelli Vincenzo – Esame del teste Caliandro Antimo
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UDIENZA DEL 10 GENNAIO 2018

UDIENZA DEL 9 GENNAIO 2018

Esame del teste Lalinga Angelo – Esame del teste Rizzo Domenico – Esame del teste Andriola Carmine
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UDIENZA DEL 22 DICEMBRE 2017

UDIENZA DEL 13 DICEMBRE 2017

Esame del perito Santilli Nazareno – Esame del perito Monguzzi Roberto

UDIENZA 12 DICEMBRE 2017

UDIENZA DEL 22 NOVEMBRE 2017

Esame del perito Santilli Nazareno – Esame del perito Felici Rino
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UDIENZA DEL 21 NOVEMBRE 2017

Esame del perito Monguzzi Roberto – Esame del perito Sanna Mauro – Esame del perito Felici Rino – Esame del perito Santilli Nazareno
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UDIENZA DEL 15 NOVEMBRE 2017

Esame del perito Santilli Nazareno
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UDIENZA DEL 8 NOVEMBRE 2017

UDIENZA DEL 31 OTTOBRE 2017

Esame del teste Di Vella Giancarlo
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UDIENZA DEL 25 OTTOBRE 2017

Esame del teste Di Summa Angelo – Esame del teste Sasso Francesco – Esame del teste Simeone Piergianni – Esame del teste Andresani Ivan – Esame del teste De Pace Fabio – Esame del teste Sante Bruno
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UDIENZA DEL 18 OTTOBRE 2017

Esame del teste Orlando Roberto – Esame del teste Bisignano Antonio – Esame del teste Mancarelli Angelo – Esame del teste Venza Antonio – Esame del teste Morrone Vincenzo
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UDIENZA 11 OTTOBRE 2017

Esame del teste Galliano Roberto – Esame del teste Convertini Giuseppe – Esame del teste Prezioso Angelo – Esame del teste Catapano Emanuele – Esame del teste De Mitri Eligio – Esame del teste D’Oronzo Gianluca – Esame del teste Maiorano Cosimo
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UDIENZA DEL 10 OTTOBRE 2017

Esame del teste Corbo Ermanno – Esame del teste Balice Vito –  Istanza di Ricusazione del Presidente della Corte d’Assise di Taranto

UDIENZA DEL 29 SETTEMBRE 2017

Esame del Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL: Michele Conversano
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UDIENZA DEL 26 SETTEMBRE 2017

Esame del teste Di Francesco Francesco
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UDIENZA DEL 20 SETTEMBRE 2017

Esame del teste Solombrino Giovanni – Riunione del procedimento n. 1/2017  al procedimento n. 1/2016 e decisione sulle richieste di prova formulate dalle Difese delle società Riva Forni Elettrici S.p.a.e Ilva S.p.a
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UDIENZA DEL 12 LUGLIO 2017

Istanza di Astensione dei Giudici Togati della Corte d’Assise di Taranto

UDIENZA DEL 28 GIUGNO 2017

Esame del teste Solombrino Giovanni – Esame del teste Giannuzzi Rocco Pietro
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UDIENZA DEL 27 GIUGNO 2017

Esame del teste Candido Nicola – Esame del teste Solombrino Giovanni
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UDIENZA DEL 21 GIUGNO 2017

Esame del teste Cassano Filippo
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UDIENZA DEL 20 GIUGNO 2017       

Esame del teste Giuliano Massimo – Esame del teste Ciotta Pasquale – Esame del teste Cassano Filippo
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UDIENZA DEL 6 GIUGNO 2017

Esame del teste Esposito Vittorio – Esame del teste Matacchiera Fabio – Esame del teste Severini Fernando – Esame del teste Romandini Mario Francesco
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UDIENZA DEL 31 MAGGIO 2017

Esame del teste Ripa Teodoro – Esame del teste Esposito Vittorio
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UDIENZA DEL 30 MAGGIO 2017

Esame del teste Schiavone Pasquale – Esame del teste Grilli Enrico – Esame del teste De Molfetta Mauro
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UDIENZA DEL 16 MAGGIO 2017

Esame del teste Palmisano Giorgio– Esame del teste Laera Lorenzo – Esame del teste Bruno Antonio – Esame del teste Epifani Giovanni- Esame del teste Mottolese Pietro – Esame del teste Marescotti Stefano – Esame del teste Raccanelli Alessandro – Esame del teste Pricolo Teresa
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UDIENZA DEL 15 MAGGIO 2017

Esame del teste Caforio Antonio – Esame del teste D’Alessandro Antonio – Esame del teste Sperti Giuseppe – Esame del teste Quaranta Cosimo – Esame del teste Fornaro Vincenzo
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UDIENZA DEL 9 MAGGIO 2017

Ordinanza in merito alle richieste istruttorie
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UDIENZA DEL 4 APRILE 2017

Questioni relative al momento di iscrizione nel registro degli indagati di Capogrosso Luigi e alla richiesta di udienza stralcio
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UDIENZA DEL 28 MARZO 2017

Questioni relative alle richieste di prova

UDIENZA DEL 8 MARZO 2017

Questioni relative all’attività integrativa di indagine e alla produzione documentale depositata dai Pubblici Ministeri
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UDIENZA DEL 1 MARZO 2017

La Corte d’Assise decide con ordinanza le questioni preliminari sollevate nei termini di cui all’art. 491 c.p.p., procede all’integrazione dell’ordinanza del 4 ottobre 2016, relativa alla costituzione delle parti. Dispone poi lo stralcio, con formazione di un autonomo fascicolo, con riferimento alle richieste avanzate da Claudio Riva, quale rappresentante legale di Riva Forni Elettrici S.p.a.e da Piero Gnudi, Corrado Carruba, Enrico Laghi, quali commissari di Ilva s.p.a. in amministrazione straordinaria. Rigetta, da ultimo, la richiesta di separazione ex art. 18, comma 2, c.p.p. della posizione di Partecipazioni Industriali in amministrazione straordinaria in persona del legale rappresentante
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UDIENZA DEL 17 GENNAIO 2017

La Corte d’Assise di Taranto accoglie l’istanza di rinvio depositata nell’interesse di Partecipazioni Industriali S.p.a., per consentire il perfezionamento dell’accordo ex art. 444 c.p.p.
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UDIENZA DEL 6 DICEMBRE 2016

Rinvio udienza per concessione termine a difesa

UDIENZA DEL 26 OTTOBRE 2016

Repliche dei Pubblici Ministeri alle eccezioni sollevate dal collegio difensivo, modifica del capo di imputazione qq) relativo alle persone giuridiche ed integrazione del capo di imputazione l)
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UDIENZA DEL 12 OTTOBRE 2016

La difesa degli imputati solleva questione di incompetenza funzionale ex art. 11 c.p.p.
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UDIENZA DEL 5 OTTOBRE 2016

Questioni preliminari al dibattimento
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UDIENZA DEL 4 OTTOBRE 2016

Lettura dell’ordinanza della Corte d’Assise sulle questioni afferenti i responsabili civili e le parti civili
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UDIENZA DEL 21 SETTEMBRE 2016

Questione relativa alla estensione della citazione nei confronti del responsabile civile
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UDIENZA DEL 27 LUGLIO 2016

Questione relativa alla nullità della notifica della citazione nei confronti del responsabile civile
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UDIENZA DEL 26 LUGLIO 2016  

Legittimità delle costituzioni di Parte Civile: intervento dei difensori delle Parti Civili
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UDIENZA DEL 25 LUGLIO 2016

Questione relativa alla costituzione di parte civile nei confronti degli enti ex D. Lvo. n. 231/2001
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UDIENZA DEL 20 LUGLIO 2016

I difensori degli imputati sollevano eccezioni in merito alla ammissibilità delle costituzioni di parte civile
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UDIENZA DEL 19 LUGLIO 2016

Questioni relative alla costituzione di parte civile
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UDIENZA DEL 18 LUGLIO 2016

Questione di incompetenza funzionale ex art. 11 c.p.p.
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Il Ministro Di Maio ha nominato i nuovi Commissari dell’ex-Ilva

ROMA – Il Ministro Di Maio ha firmato questa sera  il decreto di nomina dei nuovi Commissari straordinari dell’ex-Ilva di Taranto.

I nuovi commissari nominati sono Francesco Ardito, un ex ufficiale della Guardia di Finanza, avvocato ed attuale Dirigente della funzione di Internal Auditing e presidente dell’Organismo di Vigilanza di Acquedotto Pugliese S.p.a., Antonio Cattaneo revisore contabile e responsabile della Deloitte Financial Advisory – Divisione Forensic, e l’ avvocato di Grottaglie Antonio Lupo, del Foro di Taranto , che ha frequentato lo studio del prof. avv. Ernesto Sticchi Damiani di Lecce, per la materia del diritto amministrativo, e dell’avv. Francesco Mancini di Taranto per il diritto civile.

L’ avvocato Lupo (accanto in foto) ha studiato e approfondito le normative antinquinamento, occupandosi dinanzi al TAR e al Consiglio di Stato di numerosi giudizi in tema di smaltimento di rifiuti e discutendo, dinanzi alla Corte costituzionale (sentenza n. 10 del 14 gennaio 2009), la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Puglia n. 29 del 31.10.2007, sullo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.

La nomina arriva a poche ore dalle dimissioni dei precedenti commissari Carruba, Gnudi e Laghi e precede la prima seduta del Tavolo istituzionale permanente a guida del MiSE del Governo Conte, per concludere la realizzazione dei progetti per il futuro di Taranto, alle attività di bonifica e al rilancio economico e sociale del territorio che erano già stati previsti e contrattualizzati dal Cipe sotto i Governi Renzi e Gentiloni.

La motivazione delle dimissioni dei tre commissari , nominati dai precedenti governi è molto chiara nella lettera che  Corrado Carrubba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi  hanno inviato al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio: “Una volta portata a compimento, con l’esecuzione del contratto di affitto con obbligo di acquisto da parte del Gruppo ArcelorMittal dei compendi aziendali del Gruppo Ilva, i commissari straordinari hanno ritenuto opportuno rimettere l’incarico” . Nella lettera dei commissari, si fa quindi riferimento alla necessità di “consentire al ministro dello Sviluppo Economico ogni valutazione sull’ulteriore percorso che l’Amministrazione Straordinaria del Gruppo Ilva dovrà affrontare nell’ambito degli indirizzi che fornirà la Commissione speciale per la riconversione della Città di Taranto, istituita dalla Legge numero 145 del 2018 anche in raccordo con il Tavolo istituzionale permanente per l’area di Taranto di cui al decreto legge numero 1 del 2015“. Infine I commissari ringraziano il ministro e tutta la struttura ministeriale “per la fattiva e intelligente collaborazione assicurata in tutti questi anni“.




La prima sentenza del Tribunale di Milano nella causa "pilota" dei creditori ILVA in Amministrazione Straordinaria

ROMA – Ecco la prima sentenza del Tribunale di Milano nella causa pilota relativamente alle opposizioni allo stato passivo proposte dai creditori di Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria. Nel gennaio 2015, a seguito dell’avvio del procedimento di amministrazione straordinaria delle aziende del gruppo Ilva tutte le società creditrici si erano rese drammaticamente  conto che i loro ingentissimi crediti sarebbero stati pagati in moneta fallimentare

Per le piccole medie imprese rappresentò un gravissimo danno quantificato in circa 150 milioni di euro. La politica cercò di ovviare a questo problema, inizialmente non considerato, introducendo in sede di conversione del “Decreto Taranto” (n. 1/2015) una norma che modificando la legge Marzano inseriva nell’art.3 il comma 1-ter  testualmente prevedendo l’attribuzione del beneficio della prededuzione per i crediti vantati dalle P.M.I. nei confronti delle aziende poste in amministrazione straordinaria che gestiscono (come Ilva) uno stabilimento di rilevanza strategica nazionale.
Tutto ciò  a condizione che le forniture e lavorazioni fossero atte a consentire l’attuazione di interventi necessari alla salvaguardia ambientale, alla sicurezza ed alla continuità produttiva degli impianti essenziali, nonchè a  tutti quegli interventi necessari a consentire l’attuazione del D.P.C.M. 2014 ( c.d. A.I.A.) . Importante ricordare che il 19 febbraio 2015 sul sito del MISE  apparve una dichiarazione stampa nella quale si enfatizzava l’approvazione da parte del Senato della Repubblica di tale norma precisando che la stessa avrebbe riguardato tutti gli interventi necessari a consentire la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti posti all’interno dello stabilimento Ilva.
Da parte del legislatore di fatto venne compiuta un’attività di evidente giustizia sociale, nell’espressa considerazione che gli sventurati imprenditori, soprattutto quelli locali, si erano visti di fatto opporre una procedura concorsuale che aveva riguardato un’azienda che prima della gestione dalla parte dello Stato, aveva dei bilanci assolutamente floridi. Peraltro i politici dell’epoca ed il commissario governativo Piero Gnudi avevano ripetutamente assicurato nel secondo semestre 2014 che alcun pregiudizio ci sarebbe stato per le aziende locali che con il loro operato avevano di fatto contribuito a mantenere in piedi l’ Ilva.
Ma purtroppo come molto, troppo spesso accade in Italia una volta fatta la Legge ecco che si oppone l’eccezione! Infatti i Commissari Straordinari nominati dal Governo si opposero  sin dal primo momento della fase di verifica dei crediti, negando con fantomatiche  argomentazioni il beneficio fiscale richiesto della prededuzione. Tutto questo ha reso necessarie ed indispensabili centinaia di  opposizioni allo stato passivo  del fallimento ILVA, che hanno letteralmente ingolfato il Tribunale di Milano.
Alcuni magistrati consapevoli  di queste problematiche, circa un anno fa,   invitarono le parti a definire transattivamente i contenziosi, concedendo loro un rinvio di circa otto mesi per raggiungere un accordo. Ma ancora una volta i Commissari, nello scorso mese di febbraio sono clamorosamente venuti meno alle loro precedenti promesse ed assicurazioni chiaramente verbali, e quindi il Tribunale di Milano ha dovuto decidere.
La sentenza del tribunale di Milano è quella resa nella causa “pilota”, patrocinata dagli avvocati Pierfrancesco Lupo e Lorenzo Vieli del Foro di Taranto, sarà continuamente citata richiamata in tutti i giudizi pendenti. La decisione del tribunale di Milano, seppure vittoriosa per i due legali tarantini non li soddisfa pienamente, in quanto  disconosce il carattere di prededucibilità dei crediti maturati per prestazioni rese nell’ambito della cosiddetta  area a freddo, ma d’altra parte costituisce indubbiamente una affermazione delle tesi faticosamente propugnate. “Sono particolarmente soddisfatto – commenta l’ Avv. Luponella espressa considerazione che la mia battaglia oltre che giuridica è stata portata avanti nei confronti del Governo, ed in particolare del MISE., che nelle varie rappresentanze politiche succedutesi dal 2015 si è di fatto sempre posto di traverso nei confronti dei sacrosanti diritti della imprenditoria locale”
Sottrarre alle imprese di un territorio martoriato – che già aveva risentito del default del Comune  di Taranto – ulteriori 150 milioni di euro,  ha costituito una insopportabile mazzata economica per l’impresa jonica. Va reso merito e va considerato che la stragrande maggioranza degli imprenditori tarantini non hanno mai fatto mancare ai loro dipendenti alcuno stipendio, mentre nello stesso tempo si sono visti richiedere dallo Stato, con un vergognoso rigore,  il pagamento dell’Iva sulle fatture mai incassate dall’ Amministrazione Straordinaria dell’ ILVA.
sentenza ILVA_compressed (1)
Ovviamente questa è una prima battaglia vinta, ma la guerra è ancora lunga. Tra l’altro resta da comprendere se alla fine ci sarà un attivo utile che consenta il pagamento dei crediti prededucibili. Ma questa è tutta un’altra storia!



ILVA: è bastato minacciare uno sciopero, e Di Maio convoca le parti

ROMA – Con una nota inviata alle 17:30 di oggi  il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso noto di aver convocato un tavolo ministeriale a cui parteciperà  il Ministro Luigi Di Maio, fissato per  mercoledì prossimo 5 settembre alle ore 14, per proseguire il confronto sulla cessione della società ILVA. Sono stati invitati a partecipare la direzione aziendale della AM INVESTCO ITALY (società controllata da Arcelor Mittal) , i Commissari dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria,  Corrado Carrubba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi , e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di categoria e confederali: FIM-CISL; FIOM-CGIL; UILM-UIL; USB; UGL Metalmeccanici; FILT-CGIL; FIT-CISL; UILT-UIL; FILCTEM-CGIL; FLAEI-CISL; UILTEC-UIL; UGL CHIMICI; CGIL, CISL, UIL, UGL; Federmanager.

Soltanto un’ora prima della convocazione i sindacati dei metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil e Usb avevano proclamato per l’11 settembre “nel permanere delle condizioni attuali” uno sciopero in tutti gli stabilimenti Ilva per protestare contro la mancata convocazione da parte del Governo. Nella lettera inviata al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio, Fim-Cisl, Fiom-Cgil Uil e Usb scrivono che “le risorse finanziarie sono ormai quasi esaurite e il 15 settembre scade l’amministrazione straordinaria“.

“Dal 6 agosto  attendiamo notizie per la ripresa del negoziato e la valutazione di legittimità da parte del ministero della gara per l’aggiudicazione del gruppo Ilva” – scrivevano i sindacati – “Lunedì 27 agosto  abbiamo unitariamente sollecitato il governo a convocare tutte le parti e ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta“. I sindacati, dunque, “nel permanere delle condizioni attuali“, avevano annunciato per l’11 settembre gli “scioperi in tutti gli stabilimenti del gruppo Ilva” e un “presidio al Mise“.

Il 15 settembre si avvicina sempre più, giorno in cui la cassa dell’ Amministrazione Straordinaria si svuoterà e i lavoratori non percepiranno più stipendio. “Aspettiamo che la trattativa riparta sgombra dai dubbi circa la legittimità della gara e con l’obiettivo – dice Rocco Palombella, segretario generale Uilmdi portare a un accordo sindacale a zero esuberi“. Di attesa la posizione della Fiom Cgil : “Vediamo il 5 se ci sono le condizioni per avviare la trattativa e quindi revocare lo sciopero dell’11 settembre”.  Sciopero che  per il momento resta confermato.

 

 




Proroga per l’ ILVA al 15 settembre. Di Maio si prende più tempo

ROMA – La decisione sull’Ilva finisce ai tempi supplementari. I commissari dell’azienda siderurgica, esercitando una clausola del contratto, hanno spostato al 15 settembre la scadenza per il “closing” di vendita fissato inizialmente al 30 giugno. Con un documento, i commissari dell’IlvaCorrado Carrubba,  Piero Gnudi  ed Enrico Laghi  – hanno stabilito una proroga al 15 settembre delle decisioni sul futuro dello stabilimento. I commissari hanno motivano la scelta con “l’opportunità di rendere ulteriormente disponibile uno spazio di confronto al servizio del raggiungimento dell’accordo sindacale“, ma lo slittamento oltre a consentire l’eventuale raggiungimento dell’intesa tra l’acquirente ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali Fiom-Fim-Uilm, regalerà ulteriore tempo al nuovo governo per approfondire il “dossier Ilva“.

I commissari assicurano che non vi sarà alcuna necessità di rifinanziare le casse dell’azienda. “Sto valutando ogni possibile impatto legato alle decisioni che dovrò prendere – scrive il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, affermando di “prendere atto” della scelta dei commissari Ilva e sottolineando l’assenza di ulteriori costi economici per lo Stato -. Impatto in termini ambientali, sociali, economici e occupazionali. Per questo stiamo esaminando le oltre 23 mila pagine che ci sono state consegnate. Ogni decisione sarà presa con responsabilità, non dimenticando che M5S ha raggiunto a Taranto risultati straordinari con circa il 50% delle preferenze, risultati che intende onorare. I tarantini hanno il diritto di tornare a respirare, noi abbiamo il dovere di esaminare ogni pagina con la massima attenzione“.

“Mi compiaccio della responsabilità espressa dai commissari dell’ILVA – ha affermato il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maioe prendo atto della loro volontà di avvalersi della proroga siglata nel contratto che porta al 15 settembre 2018 ogni scadenza senza ulteriori costi economici per lo Stato. Come Ministro sto valutando ogni possibile impatto legato alle decisioni che dovrò prendere. Impatto in termini ambientali, sociali, economici e occupazionali. Per questo stiamo esaminando le oltre 23 mila pagine che ci sono state consegnate”

Anche ArcelorMittal sarebbe d’accordo con la proroga e rinuncerebbe, quindi, ad entrare nella fabbrica il primo luglio come previsto dal contratto e come il gruppo indoeuropeo aveva continuato ad annunciare in questi giorni. Polemico, invece, il predecessore di Di Maio: “Non si può sentire – ha twittato Carlo CalendaPrendo atto? Il Ministro? Ma scherziamo! Almeno il coraggio di dire ho chiesto di rinviare per approfondire il dossier. Il che ci costerà 60/70 milioni di euro“.

Con una nota Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom-Cgil ha così commentato la decisione: “Non ci meraviglia la proroga al 15 settembre prossimo delle scadenze in merito alla decisione sul futuro dell’Ilva. Il contratto che doveva rimare segreto (contrariamente a quanto accaduto in quanto non consentito dal Codice Civile e come documentato integralmente in esclusiva nazionale solo dal CORRIERE DEL GIORNO n.d.r. ) per l’ex ministro Calenda prevedeva all’articolo 27, punto 4, la possibilità di prorogare di 90 giorni l’affitto finalizzato all’acquisto”

 

“Per quanto riguarda la Fiom – aggiunge Rapparimane fondamentale il merito per poter arrivare ad un accordo. Le questioni ancora da risolvere sono il mantenimento occupazione di tutti i lavoratori diretti e dell’indotto, il piano industriale, l’ambientalizzazione e la bonifica, per far sì che si possa produrre senza inquinare e salvaguardando la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, e l’applicazione dell’accordo di programma di Genova. Per ottenere ciò è necessario che ArcelorMittal cambi in maniera significativa le posizioni fin qui tenute ai tavoli negoziali sui nodi di merito. Le dichiarazioni espresse dal ministro Di Maio di voler perseguire un accordo con la condivisione delle organizzazioni sindacali sono un altro elemento di cui ArcelorMittal deve tenere conto”.




Domani primo vertice sull’ ILVA al Mise “gestione Di Maio”

ROMA – Il neo-ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio ha deciso di dedicare i primi due giorni della settimana che sta per aprirsi ai protagonisti del dossier Ilva e le convocazioni per incontri separati, sono partite . Una decisione che manifesta in maniera chiara l’intento “esplorativo” che Di Maio intende conferire alle riunioni. Dall’entourage del ministro fanno sapere che “Vuole capire lo stato dell’arte della trattativa e quali potrebbero essere le soluzioni”  . Quindi non si tratta in realtà di una riapertura del negoziato, e si spera che non saranno soltanto incontri formali ad uso giornalistico.

Di Maio incontrerà per primi  i sindacati metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm e Usb lunedìalle 15 domani. A seguire alle 17,30, sarà la volta del contestato sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. A varcare la Sala del Parlamentino del ministero di via Veneto, martedì alle 14,  saranno alcune associazioni ambientaliste. A seguire il ministro Di Maio riceverà e ascolterà le posizioni dei rappresentanti di Arcelor Mittal, il leader mondiale dell’acciaio che controlla  AmInvestco, la società che ha vinto la gara per l’acquisto dell’Ilva.

E’ riuscito ad essere convocato il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha più volte rivendicato e preteso inutilmente (con azioni legali strumentali arenatesi come al solito) un proprio ruolo ingiustificato in questa vicenda arrivando a duri scontri verbali con il precedente Ministro del Mise, Carlo Calenda. con il quale ha avuto violenti scontri dialettici

Il quesito al momento più importante è capire se al termine della due giorni  incontri il ministro Di Maio renderà moto quale  potrebbe essere il destino dell’Ilva secondo lui. Ma la domanda più importante è se darà il via ufficialmente al prosieguo del confronto azienda-sindacato,  decisivo del negoziato,   concedendo un tempo limite alle parti per chiudere l’accordo che manca senza interferire o metterà nuovi paletti.

Il negoziato con Arcelor Mittal si è interrotto sulla questione degli esuberi. L’azienda si è impegnata contrattualmente in sede di gara ad assumere 10.100 dipendenti a fronte dell’attuale organico di 13.800, di cui oltre 3mila in cassa integrazione. Di Maio nel frattempo martedì scorso ha incontrato preliminarmente i commissari straordinari , Corrado Carrubba, Piero Gnudi e Enrico Laghi, i quali gli hanno depositato una dettagliata relazione sullo situazione del gruppo, sul piano di ambientalizzazione, una relazione sul contratto di affitto e cessione sottoscritto con AmInvestco, ed un riepilogo sullo stato della trattativa tra le parti

Di Maio incontrando i tre commissari straordinari dell’ ILVA ha chiesto informazioni dettagliate sulla situazione della cassa dell’ Ilva e i commissari lo hanno tranquillizzato che  anche se il negoziato dovesse prolungarsi oltre fine giugno, c’è una rete di sicurezza e capienza economica che consente di andare avanti per tutto il mese luglio.  Nell’incontro si è parlato anche delle aree Ilva “escluse” dalla cessione, quel centinaio di ettari di terreno che, una volta bonificati, potrebbero essere utilizzati per avviare progetti innovativi sulla Green economy e sulle energie rinnovabili. Ma questo al momento sembra soltanto un’escamotage “mediatico.




Il Prefetto di Taranto e i Commissari Straordinari dell’ILVA firmano il Protocollo di Legalità

ROMA – Il Prefetto di Taranto Donato Cafagna e i Commissari di ILVA, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, nonchè i Segretari Provinciali di CGIL, CISL, UIL, UGL e USB hanno siglato, ieri in Prefettura, il Protocollo di Legalità.

Il Protocollo ha l’obiettivo di prevenire tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle procedure di appalto degli interventi di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione previsti nello Stabilimento siderurgico di Taranto, a partire dall’imminente lavoro per la copertura dei parchi minerari e sarà valido fino alla conclusione degli interventi stessi.

 Questa iniziativa  fortemente voluta dal Prefetto di Taranto e dai Commissari Straordinari per il rilievo ambientale, sociale e sanitario delle misure previste – si inserisce nell’ambito degli accordi già siglati dalla Prefettura negli ultimi mesi: il Protocollo Generale di Legalità, sottoscritto il 3 agosto 2017 per l’attuazione del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) per l’Area di Taranto con tutte le Stazioni Appaltanti incaricate della realizzazione degli interventi e, l’intesa operativa tra il Prefetto di Taranto e il Procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, firmato il 18 ottobre 2017 e finalizzato ad accrescere l’efficacia dell’azione di prevenzione e contrasto dei tentativi di infiltrazioni criminali nelle attività relative al CIS.

 Attraverso il Protocollo di Legalità appena siglato i Commissari Straordinari assumono precisi impegni nelle procedure di appalto degli interventi di bonifica e ambientalizzazione, tra i quali la trasparenza del flusso informativo relativo alla filiera delle imprese che, a qualunque titolo, partecipano all’esecuzione degli interventi e l’estensione delle disposizioni afferenti al regime delle informazioni antimafia ai soggetti della filiera delle imprese.

 Il Protocollo prevede, inoltre, che ILVA non stipulerà contratti e non autorizzerà subcontratti con quelle imprese verso le quali risultano tentativi o elementi di infiltrazioni mafiose. Se in seguito alla sottoscrizione di un contratto o subcontratto le verifiche antimafia dovessero avere esito interdittivo, tali contratti verranno immediatamente risolti. La risoluzione verrà effettuata anche nei confronti di quelle imprese con cui è stato stipulato un contratto prima della stipula del Protocollo.

I princìpi del Protocollo verranno inseriti anche nella documentazione contrattuale che le imprese appaltatrici e subappaltatrici dovranno accettare e sottoscrivere.

 

i commissari ILVA Carruba, Laghi e Gnudi

ILVA realizzerà e alimenterà una “Banca Dati” delle imprese, allocata presso la Prefettura, con lo scopo di monitorare, tra le altre cose, le fasi di esecuzione dei lavori e dei soggetti che realizzano gli interventi, i flussi finanziari connessi alla realizzazione degli stessi e le condizioni di sicurezza dei cantieri. Inoltre, è prevista l’adozione di strumenti informativi per il monitoraggio degli accessi ai cantieri.

 Il Prefetto di Taranto ha evidenziato che “quello sottoscritto oggi è un Protocollo insieme di legalità e di responsabilità, perché pone al centro le questioni dell’ambiente, del lavoro e della prevenzione antimafia, cruciali per lo sviluppo del territorio tarantino e definisce un sistema coeso di tutela, al quale sono chiamati a cooperare le diverse componenti sociali ed istituzionali”.

 Per i Commissari Straordinari di ILVA Carruba, Gnudi e Laghi “il protocollo di legalità è uno strumento fondamentale per poter dare un assetto ordinato e rispettoso della legalità a tutta una serie di iniziative che auspichiamo possano essere realizzate in tempi rapidi e che possano dare risposta alle istanze del territorio, di tutela dell’ambiente e della salute. Auspichiamo inoltre – hanno sottolineato i Commissari ILVA – che si possano costruire le basi affinché l’impresa, ci auguriamo a breve nella disponibilità del nuovo investitore, possa operare nel pieno rispetto di tutte le condizioni di legge e coniugando il rispetto della salute, dell’ambiente del lavoro che sono fondamentali per un’azienda stabilmente presente su un determinato territorio”.




Ilva: il MISE dispone l' avvio dei lavori di copertura parchi minerari

ROMA – I commissari straordinaria dell’ IlvaCorrado Carrubba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi  hanno ricevuto istruzione da parte del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, di avviare i lavori di copertura dei parchi minerari. Lo rende noto un comunicato stampa dell’ Ilva in Amministrazione Straordinaria emesso in serata.

L’intervento  verrà realizzato sulla base del progetto, già approvato e appaltato dall’amministrazione straordinaria, che l’investitore Am InvestCo Italy ha incluso nel piano ambientale approvato con il Decreto della Presidenza del Consiglio Ministri dello scorso 29 settembre 2017. Nei prossimi mesi l’azienda procederà con tutte le attività preliminari previste dal progetto, a partire dalla rimozione dei cumuli e dalle altre misure propedeutiche. Si prevede di terminare questi lavori entro gennaio 2018.

Una volta ultimato l’intervento di rimozione, il cantiere per la copertura dei parchi primari sarà avviato e si concluderà in 36 mesi. Il costo per la realizzazione dell’opera sarà a carico di AM InvestCo Italy, come previsto nel contratto sottoscritto con i commissari straordinari.




Raggiunto l’ accordo con AM Investco Italy sul contratto di vendita dei complessi aziendali del Gruppo Ilva

ROMA – Si è conclusa oggi la fase negoziale in esclusiva tra i Commissari straordinari dell’ILVA, Corrado Carrubba, Enrico Laghi e Piero Gnudi,   e l’aggiudicatario Am Investco Italy. L’accordo è stato raggiunto in conformità con quanto previsto dalle regole di gara e soddisfa anche tutte le indicazioni prioritarie contenute nel decreto dello scorso 5 giugno attraverso il quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la cessione del complesso aziendale del Gruppo ILVA. In particolare, le indicazioni accolte sono relative al livello occupazionale del gruppo, che dovrà essere costituito da almeno 10mila unità; alla riduzione dei tempi della realizzazione degli interventi di copertura dei parchi primari; alle soluzioni a minor impatto ambientale valutando anche l’impiego del preridotto; alla realizzazione di un centro di ricerca nel sito di Taranto; alla definizione di clausole contrattuali idonee a garantire la piena esecuzione delle obbligazioni, anche nell’ipotesi di limitazioni dell’autorità antitrust.


“Con la firma dell’accordo
– hanno commentato i commissari straordinari – ILVA può contare su una proprietà solida, di un leader industriale e competente, che si è impegnata a fare importanti investimenti tecnici, a tutelare l’occupazione ed a realizzare il piano di risanamento ambientale. È stato un processo lungo ed impegnativo che, nell’obiettivo di mantenere in vita questo importante asset strategico per il Paese, ha visto la partecipazione attiva dei lavoratori, del governo, delle istituzioni nazionali e locali nonché delle forze politiche. Si avvierà rapidamente l’attività di bonifica dei siti, utilizzando i fondi trasferiti dalle disponibilità della famiglia Riva”.

 Prezzo di acquisto. Il prezzo di acquisto dei complessi aziendali, risultante dell’esito della procedura espletata, è pari a  1miliardo e 800 milioni di euro, con canoni di locazione annui pari a 180 milioni di euro da versare con cadenza trimestrale. L’inizio della locazione è previsto per la fine del 2017 ed è soggetto all’autorizzazione delle autorità competenti.

Occupazione. I Commissari straordinari hanno indirizzato prioritariamente l’attività della negoziazione in esclusiva alla tutela dei livelli occupazionali, prevedendo che complessivamente al gruppo ILVA la forza lavoro riferibile sia costituita da almeno 10.000 unità per l’intero periodo di riferimento del piano industriale tenendo conto che l’accordo sindacale potrà ulteriormente incrementare tali livelli occupazionali. Oggi l’organico delle società ILVA è composto da 14.220 lavoratori e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria riguarda complessivamente un massimo di 4.100 addetti. I lavoratori che non verranno assunti dall’acquirente, infatti, rimarranno in capo all’Amministrazione Straordinaria per tutta la durata del programma e potranno essere impiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione. Quindi in ogni caso, nessun lavoratore sarà quindi  lasciato privo di protezione occupazione o ammortizzatori sociali.

A questo si aggiunge il rafforzamento delle iniziative sul territorio previste nell’offerta, a partire dalla realizzazione di un centro di ricerca nel sito di Taranto, per un investimento pari a 10 milioni di euro e con un ulteriore impiego di lavoratori locali; mentre per le famiglie disagiate nei comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra, e Montemesola sono previste delle attività di sostegno assistenziale e sociale, per la durata di 3 anni, con le risorse già previste dalle norme.

Investimenti. Nell’arco di sette anni AM Investco apporterà investimenti per circa 2,4 miliardi di euro, distribuiti più o meno equamente sui diversi esercizi. Nel dettaglio sono previsti investimenti per circa 1,3 miliardi di euro a sostegno del piano industriale e focalizzati soprattutto sugli altiforni, le acciaierie e le linee di finitura; mentre circa 1,1 miliardi di euro sono gli investimenti ambientali che garantiranno all’ ILVA la conformità con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e che porteranno a un progressivo miglioramento in misura significativa delle performance ambientali sia per quanto riguarda le emissioni atmosferiche e sia per il trattamento delle acque.

Piano ambientale. Sul fronte ambientale si è raggiunta la massima compressione dei tempi delle procedure da espletare a seguito dell’aggiudicazione, con particolare riferimento alla presentazione dell’istanza di modifica del piano ambientale e all’espletamento della procedura antitrust e con la riduzione dei tempi previsti per la realizzazione degli interventi di copertura dei parchi primari. L’aggiudicatario si è impegnato a individuare e perseguire le soluzioni tecnologiche più sostenibili ed efficienti e con il minor impatto ambientale.

Allo studio c’è già l’impegno per l’adozione di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio, comprese quelle per la cattura e il riciclo di CO2, approfondendo lo studio per la fattibilità dell’utilizzo della tecnologia del preridotto, laddove coerenti con le condizioni di sostenibilità economica del Piano Industriale.L’esecuzione degli interventi di ambientalizzazione e degli ulteriori interventi di decontaminazione e risanamento ambientale non previsti nel Piano, ma ad esso connessi, avverrà anche mediante formazione e impiego del personale della società rimasto all’Amministrazione Straordinaria.

 Piano industriale. Il piano industriale prevede una produzione di acciaio grezzo limitata a 6 milioni di tonnellate annue sino al raggiungimento della conformità con l’Autorizzazione Integrata Ambientale che, una volta completata, porterà alla ripartenza dell’altoforno 5 e quindi all’innalzamento della produzione di acciaio grezzo fino a 8 milioni di tonnellate all’anno, così come previsto dall’AIA. Il piano industriale prevede poi un successivo innalzamento dei livelli produttivi fino a 9,5 milioni di tonnellate di acciaio finito con l’importazione di bramme e laminati piani a caldo in maniera tale da massimizzare l’utilizzo degli impianti di finitura dell’Ilva.

Nell’accordo sottoscritto con l’aggiudicatario Am Investco Italy sono state inserite clausole contrattuali idonee a garantirne, per l’intero periodo del piano industriale, la piena esecuzione delle obbligazioni contrattuali, comprese quelle relative ai correlati livelli occupazionali. Il termine del programma dei Commissari coinciderà con quello di ultimazione del Piano ambientale di ILVA, previsto per il 2023. All’investimento ambientale di Am Investco Italy  si aggiungono le risorse sequestrate alla famiglia Riva pari a un miliardo e 300 milioni di euro , previo rimborso dei finanziamenti statali sinora erogati per l’operatività degli stabilimenti e l’occupazione che è stata sempre garantita dal Governo.

In una nota congiunta, ArcelorMittal e gruppo Marcegaglia azionisti della cordata aggiudicataria Am Investco Italy hanno sottolineato gli aspetti fondamentali dell’operazione, e cioè  una opportunità unica di acquisire un rilevante asset produttivo integrato, la principale acciaieria europea, nel secondo mercato europeo dell’acciaio ed un ingente piano di investimenti finalizzato a migliorare sensibilmente l’impatto ambientale di ILVA e a svilupparne appieno il potenziale, nonchà l’identificazione di sinergie quantificabili in 310 milioni entro il 2020; il previsto contributo da parte di ILVA all’aumento dell’ ebitda di Arcelormittal nel primo anno e all’incremento del flusso di cassa disponibile per l’azienda dal terzo anno.

 




La mancanza di chiarezza del MISE sulle notizie della gara per l’aggiudicazione ad Arcelor Mittal dell’ILVA

ROMA – “La cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia-Banca IntesaSanPaolo si è aggiudicata l’ILVA. Lo affermano fonti vicine al dossier. A breve – secondo le medesime fonti – dovrebbe essere diffusa la graduatoria delle offerte, nella quale la cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia l’avrebbe spuntata. Gli elementi valutati sono quelli del prezzo, che dovrebbe essere di poco inferiore ai 2 miliardi, l’impatto ambientale ed il piano industriale“. E’ quello che hanno scritto nel primo pomeriggio tutti i giornali italiani e le agenzie di stampa.

La cordata vincente Am Investco Italy  avrebbe offerto 1,8 miliardi di euro, molto di più rispetto ad AcciaiItalia, guidata dagli indiani di Jindal South West e di cui fanno parte anche la  Cassa depositi e prestiti, la Delfin di Leonardo Del Vecchio  ed il Gruppo Arvedi), anche se offre meno investimenti. Advisors della cordata vincente Am Investco Italy sono la banca internazionale d’affari JpMorgan, l’avvocato Giuseppe Scassellati Sforzolini dello studio legale Cleary Gottlieb, l’avvocato Franco Gianni (studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners) .

Ma vi è un giallo irrisolto. Infatti a seguito della notizia, pubblicata come dicevamo da tutta la stampa nazionale ed estera è circolata una presunta precisazione (anch’ essa non ufficiale)  del Ministero dello Sviluppo Economico ripresa dalle agenzie di stampa e pubblicata da tutti i quotidiani nazionali secondo il quale  l’aggiudicazione di ILVA  non  sarebbe ancora avvenuta. “I commissari hanno presentato al Comitato di sorveglianza i risultati della gara e la loro proposta di aggiudicazione”, riferiscono queste fonti “non ufficiali” del MISE.

Le nostre verifiche. Abbiamo quindi contattato l’ufficio stampa del Mise, che non ha saputo darci alcuna risposta, nè smentendo le voci trapelate, nè tantomeno confermandole, dimostrando una intollerabile mancanza di chiarezza istituzionale. Soltanto alle 18:28 è arrivato questo comunicato stampa :

Dal tardivo ed imbarazzante comunicato del MISE si apprende che i commissari hanno presentato al Comitato di Sorveglianza i risultati di gara e la loro proposta di aggiudicazione. Il Ministro Calenda procederà nei prossimi giorni alla valutazione della proposta.

Alle 18:55 è arrivata una nota stampa dei Commissari Straordinari di ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, Corrado Carrubba, Enrico Laghi Piero Gnudi   che informano di aver “trasmesso al Comitato di Sorveglianza, per il parere di competenza e hanno trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico, per le valutazioni connesse all’aggiudicazione, l’istanza contenente l’esito della valutazione relativo alle offerte pervenute dai due investitori per l’acquisizione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA. La valutazione delle offerte è stata elaborata sulla base dei seguenti elementi fissati dalla Lettera di Procedura con le quali è stato disciplinato il procedimento nel rispetto dei principi della massima trasparenza, concorrenzialità e parità di trattamento: Piano industriale articolato a sua volta in sub elementi anch’essi predeterminati, Piano ambientale anch’esso articolato in sub elementi predeterminati, Impiego di risorse pubbliche per investimenti ambientali nei limiti consentiti dalla normativa nazionale e comunitaria, Canone di Affitto e Prezzo di Acquisto“.

La nota stampa dei commissari ILVA continua e riferisce che “Sulla base delle analisi e valutazioni effettuate in applicazione di tali elementi e sub elementi predeterminati i Commissari Straordinari hanno formulato la proposta di aggiudicazione in favore di Am Investco Italy ( al momento 85 % ArcelorMittal, 15% Marcegaglia in attesa che si aggreghi al consorzio Intesa Sanpaolo con una quota del 5-10% – n.d.r. )  Seguiranno il parere del Comitato di Sorveglianza e la valutazione finale di competenza del Ministro dello Sviluppo Economico per il completamento del processo di aggiudicazione”

I commissari dell’ ILVA hanno deciso di indicare quale migliore proposta quella di  Am Investco Italy che ha come maggiore azionista ArcelorMittal, il maggior produttore del mondo nel settore dell’acciaio , e la cui quota di mercato in Europa supera ampiamente il 30 per cento, nonostante il monito pervenuto dall’ Unione Europea e sui rischi di eventuali “stop” da parte dell’ Autorità Antitrust europea in caso di vittoria della cordata guidata da ArcelorMittal che è un colosso industriale mondiale basato in Lussemburgo, nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal Steel Company, avvenuta nel 2006.
La decisione indicata dei commissari di Ilva  a dire il vero non arriva inaspettata. Nel settore dell’acciaio, è noto da tempo che l’offerta presentata da Am Investco Italy è sicuramente la migliore sia da un punto di vista industriale, che da quello economico superiore del 50% rispetto alla cordata di Jindal e soci, che ha consentito di ricevere il punteggio maggiore dei commissari straordinari . Una decisione quindi ampiamente prevista e facilmente condivisibile in favore della cordata Am Investco.
L’  Unione Europea ha già fatto capire che la contesa va ben oltre i semplici destini dell’ILVA, riguardando anche  gli interessi dei grandi produttori del Nord Europa, con la Germania in testa, con un inedito scontro tutto indiano. Un comportamento decisamente “irrituale” e poco corretto da parte dell’ Unione Europea, che sembra muoversi in difesa dell’acciaio tedesco, considerando che arriva prima dell’aggiudicazione dell’asta italiana. Peraltro nei giorni scorsi su suggerimento dell’advisor Rothschild, i commissari avevano chiesto ai due finalisti di esprimersi sulla richiesta di proroga al 31 marzo 2018 delle loro offerte, mantenendole immutate. Mentre dalla cordata Am Investco Italy (Arcelor Mittal, Marcegaglia, Intesa SanPaolo) era arrivato un “sì” incondizionato, la rivale AcciaItalia  non ha accettato di prorogare la validità dell’offerta, che quindi resta confermata con scadenza al 30 giugno 2017.

Unica cosa certa al momento è che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha convocato per il 30 maggio prossimo alle ore 12.15 presso gli uffici del ministero i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ugl Metalmeccanici, Cgil, Cisl e Uil per “comunicare lo stato di attuazione – come si legge nel documento inviato ai sindacati – della procedura relativa alla cessione degli impianti Ilva“. All’incontro saranno presenti anche il vice ministro  Teresa Bellanova ed i commissari straordinari dell’ ILVA Carrubba, Laghi e Piero Gnudi.

Il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli ha così commentato E’ singolare ricevere la tanto attesa convocazione dell’incontro per il confronto relativo ai due piani industriali contenuti nelle offerte per le due cordate per l’acquisizione di ILVA e contestualmente leggere che l’aggiudicazione  a una delle due cordate in realtà è già avvenuta. Ci auguriamo che il ministro Carlo Calenda smentisca al più presto queste indiscrezioni soprattutto per rendere credibile l’incontro previsto per martedì. Un conto è avere un orientamento, altro sarebbe avere già deciso. Ricordiamo che, per noi, accanto al valore dell’offerta e a un maggiore o minore ruolo della Cassa depositi e prestiti, restano prioritari la capacità di investimento tecnologico per la sostenibilità ambientale e il rilancio competitivo al fine della salvaguardia occupazionale”.

“Sappiamo che l’offerta che è oggetto di questa proposta di aggiudicazione è una ottima offerta sotto il profilo del piano ambientale, del piano industriale, della robustezza della finanziaria», ha commentato il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.

Spetterà quindi al ministro dello Sviluppo economico procedere alla valutazione della proposta e dopo l’incontro con i sindacati rendere note la propria decisione . Dopodichè partirà un periodo temporale previsto di 30 giorni per verificare la rispondenza del piano ambientale presentato dall’azienda vincitrice rispetto alle indicazioni del Ministero dell’Ambiente, che dovrà emanare entro l’autunno un proprio decreto. Al termine, finalmente, partirà l’esecutività del contratto di acquisizione dell’ ILVA, dopodichè il vincitore dovrà ottenere il via libera da Bruxelles che arriverà in un periodo previsto tra 25 e 100 giorni, come da procedura.




ILVA: il gip Gilli ordina alla Procura di Taranto nuove indagini su Bondi e Gnudi

Il gip del Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli ha respinto la richiesta di archiviazione dei pubblici ministeri della Procura di Taranto  ed ha disposto nuove indagini nei confronti di  Enrico Bondi, commissario ILVA  nel periodo giugno 2013- giugno 2014, e del suo successore Piero Gnudi, commissario dal 2014 a tutt’oggi, nonchè  degli ex direttori dello stabilimento Antonio Lupoli e Ruggero Cola, per getto pericoloso di cose e gestione dei rifiuti non autorizzata.

La richiesta di archiviazione si fondava sull’assunto “per cui  i fatti non costituiscono reato” poichè “non sono ancora scaduti i termini entro cui i responsabili aziendali sono tenuti ad attuare le prescrizioni dell’Aia, confluite nel ‘Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitarià approvato con Dpcm del 14 marzo 2014”  in quanto “prorogati, ancora e da ultimo, al 30 giugno 2017“.

I sostituti procuratori della repubblica di Taranto procedenti (cioè l’accusa) avevano messo in evidenza l’esimente prevista dal decreto salva-Ilva emanato  nel gennaio 2015 dal Governo in carica,  che contemplava una malleva penale per i commissari straordinari del siderurgico e per i loro delegati  durante l’adempimento delle prescrizioni del piano ambientale.

Analoga richiesta di archiviazione non era stata accolta e rigettata nel maggio 2016 dal gip Rosati che fissò la discussione. Successivamente il fascicolo è passato al gip Gilli. L’inchiesta mira ad accertare l’eventuale sussistenza di reati connessi all’inquinamento e la corretta attuazione del piano ambientale in epoca successiva al commissariamento. Il gip ha ordinato, tra l’altro, alla Procura  di “verificare, attraverso una indagine tecnica a mezzo dei custodi giudiziari, quali e in che misura percentuale sono state le prescrizioni previste dal Piano (Dpcm 2014) attuate da Ilva in amministrazione straordinaria sino al 31 luglio 2015″   richiedendo indicazione nei confronti di tali adempimenti “dei periodi di incarico formale e/o concreta operatività degli indagati“. Inoltre il Gip Gilli ha richiesto di “comparare tali dati con quelli elaborati dai consulenti di parte”  ed inoltre  di “indicare se e quali siano state le ragioni giustificatrici di eventuali ritardi“.

Il provvedimento del gip riporta 12 ottobre 2016, ma è stato depositato in cancelleria solo il 2 maggio, cioè ieri. Il giudice Gilli nel suo provvedimento  spiega che “il termine intermedio del 31 luglio 2015 per l’attuazione dell’80% delle prescrizioni non solo non è stato alterato da alcuna previsione normativa successiva ma è pure un termine ampiamente scaduto alla data di entrata in vigore del Decreto Legge 9 giugno 2016, n. 98, sì da non rientrare in quelli sostituibili” entrando  nel merito anche del Piano ambientale che conseguentemente “non opera alcuna sanatoria per le inadempienze pregresse il 9 giugno 2016“.

Il gip ribadisce nel suo provvedimento che è stato notificato contestualmente alla Procura di Taranto, agli indagati, al Comune di Taranto ed al Ministero dell’Ambiente ,  ritenute parti lese dai reati contro l’incolumità pubblica in quanto,  anche “a voler ipotizzare  che tale previsione normativa non sia relegata, come invece sembra, alla cessione/aggiudicazione del complesso aziendale ma valga, soggettivamente, pure per i vertici aziendali di Ilva in amministrazione straordinaria“.




La nuova Ilva rinuncia alle cause contro la famiglia Riva che versa 1,3 miliardi 

Confermata dai legali l’intesa raggiunta sui fondi bloccati in Svizzera a seguito dei quali il Gruppo RIVA ritirerà le cause civile intraprese contro lo Stato Italiano per circa 2,5 miliardi . L’accordo con i Riva ricompone il contenzioso in corso con la procura di Milano, attraverso il rientro dei soldi da tempo sequestrati alla famiglia e oggi di fatto bloccati in Svizzera.  Anche la famiglia Riva dichiara il raggiungimento dell’ intesa: “Confermiamo l’esistenza di un accordo e che è stato chiuso per un valore di circa 1,3 miliardi che sana i contrasti con le autorità e permette di costruire il futuro”. L’accordo annunciato dal premier Renzi deve ancora essere perfezionato in quanto mancano i pronunciamenti formali della Procura di Milano e il via libera delle Autorità giudiziarie elvetica) ma l’intesa raggiunta rimuove e sblocca di fatto la somma da tempo sequestrata ai Riva dalla magistratura milanese e congelata in Svizzera.

In queste settimane, come riferito anche dal presidente della Commissione Industria in Senato, Massimo Mucchetti, le parti si erano avvicinate, e stavano lavorando per un accordo transattivo sul contenzioso in corso che comprende le vicende giudiziarie del gruppo Riva che, una volta definiti i dettagli dell’intesa da sottoscrivere, consentirà il trasferimento  all’ ILVA dei fondi fermi sotto sequestro da anni presso la Banca UBS in Svizzera su provvedimento della Procura di Milano nell’ambito di un procedimento in cui è stato contestato ai fratelli Adriano ed Emilio Riva quest’ultimo deceduto per tumore nel 2014 dei reati commessi di natura fiscale e valutaria.

CdG-famiglia-RIVAE’  previsto che la famiglia Riva, oltre a versare 1,3 miliardi, rinunci al contenzioso contro lo Stato italiano, che di fatto ha espropriato ILVA alla famiglia Riva,  ponendola ad amministrazione straordinaria dopo averla  inizialmente commissariata . A sua volta Ilva che da quasi due anni è appunto in amministrazione straordinaria  rinuncerà ad almeno due cause contro i Riva del valore di oltre 2,5 miliardi. Importo questo che rappresenta il valore (risarcitorio)  di causa richiesto dagli avvocati ma sinora mai accertato dal tribunale competente

L’accordo raggiunto agevola la richiesta di patteggiamento delle società Riva Fire e Riva Forni, entrambe imputate   nei procedimenti fallimentari in corso a Milano e nel processo ‘Ambiente svenduto’ sul disastro ambientale causato dall’Ilva a Taranto. In parallelo il procuratore tarantino Carlo Maria Capristo ha raggiunto in grande silenzio un’intesa con Corrado Carrubba, Enrico Laghi, e Piero Gnudi, i tre commissari straordinari dell’Ilva, che prevede il patteggiamento dell’  ILVA in amministrazione straordinaria nel processo ‘Ambiente svenduto’  in corso con una sanzione pecuniaria 3 milioni di euro  ed una confisca di 241 milioni di euro (soldi che incasserà chiaramente lo Stato) ritenuto il profitto dei reati contestati nel processo in questione. Accordo che dovrà ricevere in queste ore il necessario    via libera preventivo dal comitato di sorveglianza secondo quanto indicato nella legge che dispose il commissariamento dell’azienda,  e che verrà  presentato alla corte d’assise nella prossima udienza del processo “Ambiente svenduto”,che si terrà il prossimo  6 dicembre.

La vendita ai privati di ILVA in amministrazione straordinaria dovrebbe avvenire e completarsi entro il prossimo gennaio 2017  .”Sull’Ilva stiamo investimento tanto come Governo – ha ribadito ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calendaabbiamo un processo di gara che è aperto e mette al centro, prima dell’assegnazione, il piano ambientale” .Attualmente sono due le cordate che si contendono l’acquisizione : AcciaItalia (che riunisce Cassa Depositi e Prestiti, il  gruppo Arvedi, la finanziaria di investimenti e partecipazioni Delfin di Leonardo Del Vecchio (Luxottica) e l’indiana Jindal south west che ha recentemente raggiunto un accordo per entrare nella compagine azionaria, la cui negoziazione è stata seguita da Clifford Chance, Bonelli Erede e dallo Studio Mazzoni Regoli Cariello Pagni) , che si avvale di  Mediobanca e l’americana Citi (Citibank)  come advisor finanziari, e quella dell’accoppiata composta dalla società franco-indiana ArcelorMittal ed il gruppo Marcegaglia.

L’intesa Gruppo Riva-Ilva in amministrazione straordinaria incrementa il valore agli occhi dei candidati all’acquisizione  e quindi aumenta l’interesse  sul gruppo siderurgico . Come anche i nuovi dati economici positivi  che si profila nei conti: infatti  a seguito dell’aumento del prezzo dell’acciaio e della ripresa produttiva, l’ILVA si appresta a invertire il trend che la vedeva in passato produrre in perdita. L’  Ilva in amministrazione straordinaria prevede di chiudere i conti del 2016 con un Ebitda in ripresa rispetto a quelli del 2015 che segnava un rosso di 546 milioni, ed un incremento della una produzione di 5,9 milioni di tonnellate d’acciaio quindi superiore ai 4,7 milioni prodotti del 2015.

Calcolando gli 800 milioni  previsti dal decreto legge Ilva del dicembre 2015 (in due tranche, la prima nel 2016 , la seconda nel 2017), ammontano ad oltre  2 miliardi le risorse destinate dal Governo al risanamento ambientale. A questi soldi infatti vanno aggiunti altri 800 milioni del Cis, il contratto istituzionale di sviluppo, a beneficio della città. Un importo sostanzioso che dovrebbe rendere più agevole il compito di commissari, del Governo e dei futuri aggiudicatari .




I commissari ILVA convocano per mercoledi i sindacati al Ministero dello Sviluppo Economico

CdG-commissari-ILVAI Commissari Straordinari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, Corrado Carrubba,  Enrico LaghiPiero Gnudi, facendo seguito a quanto anticipato ieri dal Viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, hanno tempestivamente convocato tutte le sigle sindacali nazionali e regionali per un tavolo di confronto che si terrà a Roma mercoledì prossimo, 21 settembre, alle ore 18.

L’obiettivo dell’incontro è quello di proseguire il confronto sulla gestione ordinaria e straordinaria dello stabilimento, dagli interventi di manutenzione ai temi relativi alla sicurezza, anche alla luce del tragico incidente verificatosi nelle ultime ore.

I Commissari Straordinari di ILVA  continuano ad assicurare la massima collaborazione a tutte le autorità competenti affinché siano chiarite quanto prima le cause dell’incidente e siano accertate tutte le responsabilità. Lo rende noto un comunicato della società




Ilva: Sono 2 le cordate che hanno presentato un offerta per rilevarla

nella foto, Giovanni Arvedi

nella foto, Giovanni Arvedi

Alle 12 di oggi, cioè allo scadere del termine, sono state due le le cordate che hanno presentato le offerte dovevano finire sul tavolo del notaio Marchetti di Milano, lo stesso dove entro il 10 febbraio scorso furono depositate le 29 manifestazioni di interesse da parte dei pretendenti sia all’intero gruppo Ilva che ai singoli asset delle partecipate le offerte vincolanti per partecipare alla gara per l’acquisizione (anche in forma di affitto) dei complessi aziendali del gruppo siderurgico Ilva spa in Amministrazione Straordinaria.  I soggetti che hanno presentato le offerte corredate dalla documentazione richiesta sono la newco AcciaiItalia che vede uniti il Gruppo Arvedi, la Cassa Depositi e Prestiti  Equity  e Delfin la holding finanziaria di Leonardo Del Vecchio, e la Am Investco Italy srl la joint venture ArcelorMittal-Marcegaglia  . Lo hanno comunicato ufficialmente i commissari straordinari Corrado Carrubba, Piero Gnudi ed  Enrico Laghi.

CdG ArcelorMittalVanno infatti sul mercato sia la capogruppo Ilva con gli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, che sette aziende partecipate dalla stessa Ilva, che vanno da Ilva servizi energie, che gestisce le centrali elettriche dello stabilimento di Taranto, a Ilva servizi marittimi, che amministra la flotta delle navi per il trasporto delle materie prime per l’acciaio, a Insee Cilindri ed altre aziende ancora. Oggi, però, in base alle nuove scadenze del decreto legge, è il giorno delle sole offerte per l’intero gruppo Ilva, quindi la capogruppo più le sette controllate, mentre gli asset che rimarranno dopo questa procedura seguiranno un percorso a parte.

Schermata 2016-06-30 alle 20.13.09La comunicazione è arrivata, con note separate, da parte di entrambi i gruppi dopo la scadenza del termine per le offerte previsto per oggi a mezzogiorno. ArcelorMittal e il Gruppo Marcegaglia annunciano in una nota di aver presentata offerta per acquisire Ilva,  con un business plan che prevede una spesa importante per rafforzare capacità impianti per portare la produzione acciaio a oltre 6 milioni di tonnellate annue entro il 2020.

I Commissari comunicheranno al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, la presentazione dei Piani Ambientali. L’esame preliminare dei piani ambientali sarà espletato da parte del Comitato degli Esperti, costituito in base all’ultimo “decreto Ilva“. Il Comitato dovrà entro 120 giorni completare l’esame dei Piani, al termine del quale i Commissari negozieranno con i proponenti il contratto definitivo. Le buste con le offerte economiche ed il Piano Industriale, presentate dai due raggruppamenti, sono state “secretate” e non saranno aperte quindi fino al termine dell’esame ambientale.

Secondo una fonte a conoscenza del dossier, si tratterebbe delle uniche due offerte vincolanti. Un’altra fonte ha riferito all’agenzia di stampa economico-finanziaria  Reuters,  che la cordata di cui fa parte anche una controllata del gruppo Bolloré ha presentato un’offerta per rilevare la società Servizi Marittimi e l’intera logistica del gruppo Ilva. La Saga, società del gruppo Bolloré logistics, ha presentato una proposta insieme a Ionian Shipping Consortium (Isc) e a Multi Marine Services (Mms), con cui ha dato vita alla newco Siderlog. Non si tratta di un’offerta direttamente vincolante, ha riferito la fonte. La newco si candida alla gestione della logistica di tutto il gruppo Ilva,ma solo in associazione alla cordata aggiudicatrice”. “Servizi Marittimi, da tutte le analisi compiute, non può essere scorporata dal resto della struttura aziendale”, ha detto la fonte.

CdG gruppo ErdemirDella cordata AcciaItalia faceva parte fino a un certo punto anche la società turca Erdemir che poi ha deciso di smarcarsi. Secondo quanto riferito da una fonte l’altro ieri, la cordata ha a messo sul piatto un impegno finanziario complessivo “compreso tra 500 milioni e meno di un miliardo“. Nei giorni scorsi , il manager lombardo dell’acciaio, Giovanni Arvedi ha dichiarato di puntare a costituire una società nazionale dell’acciaio che integri i vari stabilimenti e che sia possibilmente quotata in borsa, con una produzione annua che arrivi a 12 milioni di tonnellate di acciaio. Vi sarebbe comunque spazio nel salvataggio dell’Ilva all’interno del progetto AcciaItalia anche per i turchi dell’  Erdemir . Lo schema attuale è solo quello della prima; in una seconda fase è previsto che la “newco” arrivi a controllare Ilva al 70% con il restante 30% che sarà riservato, nel caso di accordo, al gruppo turco Erdemir che scioglierà la sua riserva a novembre. Il finanziamento del progetto prevede l’emissione di un bond a cui saranno chiamate a partecipare le banche creditrici dell’Ilva. La società di equity della Cdp interverrebbe con circa 400 milioni, la Delfin (la finanziaria di Del Vecchio) con una quota prevista tra i 300-350 milioni e Giovanni Arvedi, al quale verrebbe affidata  la gestione operativa del turnaround, con una quota che dovrebbe essere di circa 200 milioni e la possibilità di aumentarla ancora.

Nel 2015 Ilva ha prodotto circa 4,5 milioni di tonnellate, le acciaiere Arvedi 4 milioni. Per ridurre l’inquinamento e l’emissione di CO2, Arvedi ha proposto di ristrutturate l’impianto di Taranto utilizzando il gas al posto del carbone per almeno metà della produzione. Ma per questo, ha detto, servirebbe che il prezzo del gas calasse a 10 centesimi al metro cubo, contro gli attuali 20 circa. Perché avvenga, servirebbe far arrivare anche a Taranto il Tap (il nuovo gasdotto europeo che dovrebbe giungere sulle coste pugliesi nel 2020) e comunque acquistare gas a buon mercato nel Mediterraneo.

CdP cassa-depositi-e-prestitiDopo le indiscrezioni, sono arrivati infatti i comunicati ufficiali: “Acciaitalia, società partecipata da acciaieria Arvedi (22,2%) come socio industriale, Cdp (44,5%) e Delfin (33,3%) come soci finanziari, ha presentato l’offerta finalizzata a consentire la partecipazione alla prima fase della procedura per il trasferimento dei complessi aziendali di Ilva” ed il cda sarà composto da tre membri, presidente sarà Giovanni Arvedi. come ha specificato una nota. Ed anche la cordata  Am Investco Italy  composta da ArcelorMittal-Marcegaglia ha dettagliato il proprio piano per l’acciaieria che  prevede “l’impegno a migliorare le performance ambientali di Ilva, un considerevole programma di investimenti, l’impegno a garantire livelli occupazionali in linea con le migliori pratiche del settore”. L’azionariato della   joint-venture  franco-indiana-italiana verrà partecipato all’ 85% da ArcelorMittal ed al 15% da Marcegaglia. Il piano prevede l’obiettivo di “incrementare l’utilizzo degli impianti principali di Ilva, portando la produzione annua di acciaio grezzo dagli attuali 4,8 milioni di tonnellate a oltre 6 milioni di tonnellate entro il 2020, e di mantenere operativi almeno tre altiforni”. Il piano di investimenti previsto nell’offerta è orientato  “all’ottimizzazione della capacità delle risorse di Ilva, all’aumento dei suoi livelli di produttività e alla riqualificazione delle prestazioni aziendali in termini di salute e sicurezza”.

Il piano di ArcelorMittal-Marcegaglia prevede anche “l’introduzione di nuove e innovative varietà di acciaio che consentano l’aumento del numero di prodotti siderurgici ad elevato valore aggiunto offerti da Ilva“evidenziando e mettendo in risalto “le significative economie di scala di cui Ilva godrebbe entrando a far parte del gruppo ArcelorMittal, sfruttandone le competenze globali in tema di ricerca e sviluppo, la rete distributiva e di vendita, il potere d’acquisto, le tecniche di produzione e la profonda conoscenza del mercato”.

In un decreto del 31 maggio, il Governo ha sancito che le offerte economiche saranno valutate solo sulla base di piani ambientali considerati ammissibili, anche grazie a una perizia indipendente, con una procedura che durerà almeno 6 mesi. In base a un precedente decreto, la scelta dell’acquirente avrebbe dovuto concludersi invece entro la fine di giugno.

Oggi sono state presentate le proposte. Ovviamente non ne conosciamo il merito ma, come abbiamo detto anche alla Commissione Industria che si sta occupando del decreto, siamo molto preoccupati perchè fin dall’origine il bando non aveva i due criteri dell’integrità del gruppo e della dimensione occupazionale” dice Susanna Camusso. segretario generale della Cgil. Intanto, mentre procede la vicenda sul lato societario, il relativo decreto legge, ora all’esame delle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera: riprendono oggi le audizioni sul decreto legge Ilva.

 




Ilva. Confindustria, Federacciai e Gozzi hanno la memoria corta…

Era il  2 settembre del 2014 quando Antonio Gozzi presidente della Federacciai (associazione aderente a Confindustria) invitato ad un dibattito alla Festa dell’Unità di Genova, disse: ‘Fino al 2012, gli italiani in grado di gestire l’ILVA c’erano, ed erano i Riva. In 16 anni non hanno mai chiesto soldi allo Stato e hanno sempre dato reddito ai lavoratori‘”. Per Gozzi dunque non era importante che a causa dei veleni dell’ Ilva  le indagini epidemiologiche hanno stabilito che i bambini di Taranto muoiono il 21% in più e si ammalano di tumore per il 54% in più rispetto alla media pugliese.  Sempre Gozzi l’anno successivo intervistato dal programma radiofonico  “Fabbrica 2.4″ condotto da  Filippo Astone su Radio 24 ( di proprietà di Confindustria n.d.r.) sosteneva che “L’incriminazione dei commissari dell’ ILVA, Enrico Bondi e Piero Gnudi e’ spiegabile con l’accanimento della magistratura nei confronti dell’ILVA e con un rigore eccessivo rispetto alla realta’ delle cose“.  Per Gozzi, lo scopo finale della magistratura sarebbe di chiudere l’ILVA, provocando danni importanti all’industria italiana e all’occupazione in Puglia. “Da parte di settori dell’opinione pubblica, e anche da parte di qualche sostituto procuratore o giudice delle indagini preliminari, si pensa che nel rapporto costi/benefici della situazione tarantina sarebbe meglio che l’ILVA fosse chiusa. In molti casi – ha proseguito Cozzi – la magistratura ha avuto un ruolo esorbitante

CdG-famiglia-RIVA

Gozzi ha sempre preso le difese della famiglia Riva definendoli durante l’intervista sia “eroi“, sia “agnelli sacrificali”. Per Gozzi, che non ritiene che le morti a Taranto siano ascrivibili all’ILVA, i Riva sono “bravi imprenditori per quello che hanno fatto in 50 anni di storia, gestendo molto bene le loro aziende“. Per Antonio Gozzi,  il presidente e proprietario dell’Entella calcio,  un industriale che ha fatto fortuna nella “bassa” bresciana, la statalizzazione dell’ILVA sino a poco tempo fa era una buona idea, in tempi di privatizzazioni forzate. Quindi in controtendenza rispetto alle scelte governative dalla fine degli anni novanta in poi, una scelta marcatamente di sinistra. Gozzi spiega: In una situazione così grave e straordinaria come quella dell’ ILVA non mi scandalizza che il presidente del Consiglio abbia pensato a un intervento dello Stato come a una delle possibili opzioni“. Gozzi continuava: “Il problema è che pragmaticamente bisogna affrontare il tema di una grande fabbrica che fino a quando ha avuto una gestione privata è stata in piedi e che dopo due anni di choc provocata dallo Stato nelle sue diverse articolazioni (magistratura, commissari, eccetera) è praticamente sull’orlo del fallimento.

CdgG panoramica ILVA

Ieri Gozzi rispondendo alle domande dei giornalisti sull’attuale situazione dell’ ILVA di Taranto, prima dell’inizio degli Stati Generali dell’acciaio che si sono svolti a Milano alle Officine del Volo, è ritornato sull’argomento “Sottolineiamo da tempo i moltissimi errori che sono stati fatti in questa vicenda, a partire dai commissariamenti che non hanno dato niente se non una gigantesca distruzione di ricchezza. Hanno violato principi fondamentali del diritto e rappresentato un’ombra sulla reputazione internazionale del Paese” aggiungendo “quando si espropriano le aziende senza indennizzo e poi si fanno fallire, l’investitore straniero ci pensa 50 volte per venire ad investire“.

Antonio ed Emma Marcegaglia

nella foto Antonio ed Emma Marcegaglia

Dichiarazioni quelle di Gozzi, come sempre smentite dai fatti. Infatti Arcelor Mittal, multinazionale franco-indiano leader del settore siderurgico è in prima fila per rilevare lo stabilimento di Taranto, insieme al gruppo Marcegaglia. “Noi – ha replicato l’amministratore delegato Antonio Marcegagliasiamo da sempre schierati a fianco di Arcelor Mittal e questa è una scelta precisa legata alla forza industriale e finanziaria di Mittal. E riteniamo – ha aggiunto –  che Mittal sia il candidato più qualificato per una sfida così importante.”

cdG arcelorMittalL’impegno di Mittal ha spiegato l’industriale Marcegagliaè assolutamente un investimento serio, solido e di medio termine. Non capisco chi lo dava per non fondato. Mittal è interessato genuinamente ad una maggiore presenza in Italia che sia certamente a rafforzamento del mercato. Il nostro piano industriale per l’ ILVA è valido, così come l’azienda è necessaria all’ Italia è assolutamente funzionale ai piani di Mittal“. A più di qualcuno sopratutto dalla memoria corta o a gettone, è sfuggito…che il Gruppo Marcegaglia è dell’omonima famiglia che ha espresso un recente presidente di Confindustria, e cioè Emma Marcegaglia, l’attuale multinazionale italiana nel settore energetico-petrolifero. Che qualcosa di industria ci capisce.

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La memoria corta e le tangenti di Gozzi. Il presidente di Federacciai, che nel marzo dello scorso anno è stato arrestato ( e poi rilasciato) a Bruxelles, accusato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti pagate in Congo ad alcuni ufficiali pubblici per ottenere appalti. Il quotidiano regionale ligure Il Secolo XIX, citando alcuni quotidiani belgi, scriveva che “Gozzi era sospettato di aver escogitato con altre persone un piano per diversificare le attività del gruppo in Congo nel gioco d’azzardo (l’uomo politico ha anche presieduto una società congolese del settore) e nel sito Metallurgical Maluku. Kubla ha ammesso di aver dato 20.000 euro alla moglie del primo ministro congolese Adolphe Muzito durante una delle sue visite a Bruxelles, ma ha sostenuto che “si trattava del pagamento di una fattura”. L’ex ministro aveva inoltre fondato a Malta la Socagexi Ltd, che ha ricevuto dalla Duferco ( società di Gozzi – n.d.r.) un totale di 240.000 euro. Le fatture fanno riferimento a un “sondaggio sulle prospettive commerciali in paesi africani (Congo, Guinea)” e “costituzione di una società in Congo”.

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Quei bravi ragazzi dei Riva….. Gozzi  nella moltitudine di elogi sperticato al Gruppo Riva, ha dimenticato  filone di indagine per evasione fiscale guidato dal neo-procuratore capo di Milano  Francesco Greco che ha portato al sequestro di 1.2 miliardi di euro detenuti dai trust promossi dai Riva in Jersey, una delle isole del Canale a sovranità britannica, utilizzate per gli affari “offshore”,  di cui 1 miliardo circa è depositato presso Ubs Fiduciaria a Zurigo, e gli altri 200 milioni sono in Italia, presso Banca Aletti & Co.  Secondo la ricostruzione degli investigatori, i Riva avrebbero fatto confluire il denaro nei trust di Jersey attraverso complesse operazioni societarie su finanziarie di diritto olandese e lussemburghese, a loro volta legate alle attività industriali del gruppo. In pratica, gli ex- padroni dell’ ILVA hanno prelevato denaro dalle casse delle aziende produttive per nasconderlo all’estero al riparo del Fisco. Il meccanismo finanziario messo a punto nel tempo dai Riva non temeva confronti con le più sofisticate alchimie studiate dai grandi banchieri internazionali. Ne sanno qualcosa gli investigatori che da mesi stanno cercando di ricostruire i flussi di denaro che in qualche modo fanno capo all’ottuagenario Emilio Riva insieme a figli e nipoti. Alla morte di Emilio, i figli hanno rinunciato in Italia all’eredità, ben consapevoli che i forzieri di famiglia stanno all’estero, ben protetti al riparo di paradisi fiscali come l’Olanda e il Lussemburgo. Del resto il patron Emilio era uomo di mondo, non solo per lo splendido villone di Cap Ferrat, in Costa Azzurra, da decenni frequentato dalla famiglia. Più di vent’anni fa, alla caduta del Muro, l’imprenditore milanese fu il primo a precipitarsi in Germania Est per rilevare a prezzi di saldo alcune grandi acciaierie del posto.

CdG UBS Svizzera

Un affarone. Ma c’è dell’altro, molto altro. I documenti ufficiali raccontano di movimenti per miliardi tra le società oltrefrontiera “targate” Riva. Questo denaro serve in buona parte ad alimentare un colosso industriale come l’ILVA, ma risalendo controcorrente il gran fiume dei soldi non è escluso che possano emergere nuove sorprese. A Torino, per esempio, i controlli dell’Agenzia delle entrate si sono concentrati su un’operazione di rimpatrio che in qualche modo sembra ricondurre ai Riva. Una somma importante, una cinquantina di milioni di euro, è rientrata dall’estero in Italia grazie allo scudo fiscale varato negli anni scorsi dalla premiata coppia Berlusconi-Tremonti. Quel denaro, anche se formalmente gestito da un professionista, sarebbe in realtà riconducibile ai padroni dell’ ILVA. Questo almeno è il sospetto degli ispettori del Fisco nostrano, che hanno messo nel mirino quel movimento anomalo. Resta da vedere se le indagini verranno davvero a capo di qualche irregolarità. In generale, però, l’individuazione del patrimonio dei Riva può rivelarsi fondamentale per quello che in termini giuridici viene definito “sequestro per equivalente“. E cioè le somme che eventualmente potrebbero servire per far fronte al risarcimento per i danni ambientali causati dallo stabilimento ILVA di Taranto.

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Riva, Berlusconi e Bersani. Intanto però lo scandalo dei veleni che ha travolto l’acciaieria, con gli arresti e il sospetto di mazzette a funzionari pubblici, bastano (e avanzano) per proiettare una luce sinistra sull’impero finanziario di una delle grandi famiglie del capitalismo italiano, imprenditori che negli anni scorsi sono stati in prima linea nel finanziamento a partiti e uomini politici, da Forza Italia a Pier Luigi Bersani, e che ai tempi del governo Berlusconi non si sono fatti pregare per intervenire nel mancato salvataggio di Alitalia, di cui il gruppo Riva (con un investimento di 120 milioni di euro) era di di fatto il terzo azionista dopo Air France e il gruppo di società riconducibili a Banca Intesa. Sarà un caso, ma l’istituto che all’epoca dei fatti guidato dall’ex- ministro Corrado Passera si è distinto come uno dei più importanti finanziatori della galassia d’attività della famiglia milanese. Una galassia in continua evoluzione, come dimostrano le novità di queste ultime settimane.

L’inchiesta dell’ Espresso. In un dettagliato  reportage dell’ottimo collega Vittorio Malagutti si evidenziava che non è difficile non notare, infatti, che i Riva hanno messo mano al sistema delle loro holding d’oltreconfine. Scissioni, scorpori, fusioni varate proprio nelle settimane calde dell’inchiesta giudiziaria sull’acciaieria di Taranto, con l’arresto, tra gli altri, di Emilio (ai domiciliari vicino a Varese, prima di morire di tumore) e del figlio Fabio, che è fuggito all’estero per evitare il carcere, e rimpatriato con rogatoria internazionale si trova attualmente in carcere in Lombardi, dove si sta curando dal tumore che ha colpito anche lui. Quella maledetta malattia di cui rideva al telefono minimalizzandola quando parlava del calvario dei molteplici tumori tarantini. La lussemburghese Stahlbeteiligungen holding (d’ora in poi, per semplicità, Stahl holding) ha girato la propria quota nell’ ILVA (il 25,3 per cento) alla Siderlux, un’altra società lussemburghese creata in quei giorni dai Riva. Poche settimane prima, invece, a fine luglio, la stessa Stahl holding si era fusa con la controllata Parfinex, anche questa con base nel Granducato.

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Le “scatole cinesi” dei Riva all’estero per evadere il Fisco. In cima alla catena societaria troviamo la Utia. Cioè la finanziaria che controlla la quota più rilevante del capitale della Riva fire, la holding italiana della famiglia. Utia ha formalmente sede in Lussemburgo, ma in pratica ha i connotati di una società svizzera. Il suo bilancio è espresso in franchi e lo statuto si basa sulle leggi della Confederazione. Ebbene, il 3 agosto scorso, nel pieno della bufera, Utia ha rafforzato il capitale di 20 milioni di franchi, circa 16,5 milioni di euro. Chi ha messo i soldi? Risposta: la Monomarch, un’altra finanziaria, questa volta olandese, che fa capo alla famiglia dei padroni dell’ILVA.

Come si spiegano queste operazioni? Va detto che anche in passato i Riva hanno più volte rimescolato le carte nel mazzo del loro impero. E i riassetti sono sempre stati spiegati con l’esigenza di semplificare l’organigramma, nel senso di rendere più agevoli i flussi finanziari (dividendi e altro) verso i piani alti della catena di controllo. Certo che con l’aria che tira, e la minaccia di sequestri giudiziari sulle quote della famiglia, ogni passaggio azionario finisce per apparire di per sé non proprio casuale. Indagini a parte, per i Riva l’obiettivo numero uno è sempre stato quello di pagare meno tasse possibile. E allora, per ridurre al minimo indispensabile il carico fiscale, conviene tenere all’estero le casseforti e giocare di sponda sui finanziamenti alle controllate. La Stahl holding, per dire, a fine 2011 vantava un attivo di bilancio di 4,8 miliardi di euro con prestiti alle consociate per 1,8 miliardi. Ma c’è una cifra che più di tutte dà un’idea dell’enorme ricchezza parcheggiata all’estero dai Riva. Conti alla mano si scopre che la Stahl holding custodisce qualcosa come 1,6 miliardi alla voce “utili degli esercizi precedenti“. Cioè i profitti non distribuiti ai soci che sono andati a rafforzare il patrimonio della holding.

CdG agenzia entrate

A volte, però, il gioco a rimpiattino con il Fisco finisce male. Nel 2011 il gruppo Riva ha patteggiato con l’Agenzia delle Entrate il pagamento di 97 milioni per sanare una serie di irregolarità che riguardano, recita il bilancio della holding Riva Fire, l’impiego di liquidità. La somma sarà versata all’Erario in tre rate annuali. Ma c’è anche un capitolo penale. Come ha rivelato a suo tempo il Corriere della Sera , il pm milanese Carlo Nocerino chiuse un’inchiesta con rinvio a giudizio a carico dei Riva, per frode fiscale che vedeva fra gli  indagati Emilio Riva e alcuni manager dell’ILVA. In pratica sarebbero state costruite alcune operazioni all’estero al solo scopo di produrre perdite e quindi ridurre il carico d’imposte. Risultato: secondo l’accusa l’azienda siderurgica sarebbe così riuscita a risparmiare, in modo fraudolento, almeno 52 milioni sulle tasse.

Il colpo grosso però fu un altro. Un affare da 400 milioni. anche questo un affare fiscale . In pratica sintesi, nei conti del 2011 i Riva erano riusciti a guadagnare qualcosa come 478 milioni di euro grazie a una capriola contabile. Nel bilancio consolidato della holding Riva Fire  apparve la voce “imposte anticipate su perdite fiscali“. Praticamente, gli amministratori del gruppo hanno utilizzato da subito i risparmi d’imposta che prevedono di avere nei prossimi esercizi. E come per incanto alla fine il bilancio del 2011 si chiuse con  327 milioni di profitti. In realtà senza  quel provvidenziale “giochetto” fiscale, però, i conti sarebbero in rosso per una trentina di milioni. Operazioni queste regolari almeno fino a prova contraria. Infatti questa manovra fiscale quando ricorrono particolari circostanze è consentita dalla legge . E i Riva, a quanto pare, ben consigliati hanno pensato bene di cogliere al volo l’occasione. Un’occasione, come detto, che vale 400 milioni di euro.

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Non caso  un motivo la famiglia Riva sotto inchiesta per i veleni dell’ ILVA di Taranto da molti anni  è ormai tra i migliori clienti dello studio fiscale  Biscozzi Nobili, cioè una delle “firme” più rinomate della consulenza tributaria. I collegi sindacali delle principali società del gruppo Riva non a caso sono presidiati da professionisti dello studio Biscozzi Nobili. E spesso provengono anche dallo stesso studio  i fiduciari che prendono parte alle assemblee societarie per conto della famiglia. In pratica, un servizio completo. Consulenti, rappresentanti e controllori,   i commercialisti pagati dai Riva per rappresentare la famiglia e quelli che, secondo la legge dovrebbero vigilare sui conti del gruppo fanno capo al medesimo studio professionale. Quando si dice un pacchetto chiavi in mano. Conflitto d’interessi incluso.

CdG procuratore Francesco Greco

nella foto il Procuratore Capo di Milano Francesco Greco

I sequestri giudiziari della procura di Milano. Oltre agli 1.2 miliardi già sequestrati, la Procura di Milano ha congelato all’estero altri 700 milioni, che fanno capo ad Adriano Riva, fratello di Emilio, lo storico “patron” dell’ ILVA deceduto recentemente. La Procura di Milano segue altri tre filoni investigativi per frode fiscale nei confronti della famiglia Riva.  Il primo riguarda un giro di derivati con Deutsche Bank, per cui ILVA ha già pagato 180 milioni di euro e il cui processo penale è attualmente in dibattimento a Milano. Un secondo filone di indagini per “truffa ai danni dello Stato“, legata all’utilizzo improprio di fondi Simest, ha portato in pochi mesi alla condanna a 6 anni e mezzo di Fabio Riva, attualmente detenuto in Lombardia.

Nell’ambito di questo processo, ha spiegato il procuratore capo Greco, è avvenuta la confisca di 100 milioni di euro, in gran parte costituiti da denaro contante o immobili siti in Italia. Un ultimo filone di indagini riguarda le relazioni tra ILVA e Riva Fire. Il rapporto tra le società era regolato da un contratto che prevedeva un’erogazione media di circa 150 milioni annui di ILVA alla controllante (Riva Fire), cifra battezzata dal precedente Commissario Enrico Bondi la “tassa del Califfo”.  Le analisi della società di revisione PwC hanno rilevato che il contratto di prestazione di servizi poteva vedere un’erogazione massima di 10-15 milioni annui. Il differenziale tra gli importi segnala una modalità alternativa di liquidazione degli utili di ILVA ai suoi soci, su cui gli inquirenti milanesi stanno accertando il reato di frode fiscale.

Ma tutto questo Cozzi, la Federacciai, Confindustria quando parlano di ILVA e dei loro “amichetti” della famiglia Riva con i giornalisti  lo dimenticano… sempre. Anche perchè tanto non glielo ricorda nessuno. Figuriamoci  a Taranto dove i Riva hanno “oliato” la maggioranza delle testate e giornalisti locali,




Ilva. Il direttore centrale Pucci condannato a 6 anni e 7 mesi per la strage Thyssen si autosospende

CdG-commissari-ILVAMarco Pucci  attuale direttore centrale dell’ Ilva in amministrazione straordinaria,  e responsabile delle società partecipate, dopo la condanna definitiva a sei anni e tre mesi per il rogo in cui nel 2007 morirono a Torino sette operai della Thyssen, con grande correttezza e stile si è autosospeso dall’incarico nel siderurgico tarantino e dalla retribuzione,  comunicando lui stesso ai commissari dell’Ilva Corrado Carrubba, Piero Gnudi, Enrico Laghi  la sua esemplare e corretta decisione, a seguito dell’avvenuta conoscenza della sentenza di ieri che lo ha colpito.


I commissari Ilva spiegarono a suo tempo
 la loro decisione di nominare di Pucci a direttore generale, nonostante non si fosse ancora concluso il processo per il rogo Thyssen, in quanto lo ritenevano dopo una lunga carriera in Thyssen, uno stimato professionista di consolidata esperienza nel settore siderurgico essendo stato in passato anche amministratore delegato di Acciai Speciali Terni, e quindi un ottimo conoscitore della complessa struttura dello stabilimento siderurgico tarantino di cui  è era stato direttore commerciale e successivamente responsabile delle società partecipate del gruppo Ilva.

CdG pucci_ilva

nella foto l’ ing. Marco Pucci

Pucci, nel gennaio scorso abbandonò dopo solo due giorni la nomina di direttore generale ed occupare quella di responsabile delle partecipate Ilva,  dichiarando: “Ringrazio i commissari per la fiducia che mi hanno mostrato nel nominarmi direttore generale di Ilva per la fase di trasferimento degli asset della società. Tuttavia non ritengo di accettare l’offerta e preferisco attendere l’esito del ricorso in Cassazione sul processo che mi ha visto condannato ingiustamente per il tragico incidente alla Thyssen di Torino. All’epoca ero nel consiglio di amministrazione della società senza alcuna delega alla sicurezza e con responsabilità nelle aree commerciali e del marketing. Confido che i giudici supremi sapranno dare il giusto peso alle responsabilità penali personali. Sono tornato in Ilva un anno fa  e continuerò a collaborare come manager per il risanamento e il rilancio della società”

 La difesa di Pucci si basava sostanzialmente sulla circostanza non indifferente che il 6 dicembre 2007 allorquando  esplose il violento rogo nelle acciaierie Thyssen di Torino, causando la morte di sette operai, Marco Pucci, era componente del consiglio di amministrazione della società Tk-Ast (Thysssen Krupp-Acciai Speciali Terni) ma sostanzialmente aveva la competenza e deleghe soltanto dell’area commerciale e del marketing, cioè sulle vendite del prodotto. Nessuna competenza e responsabilità riferibili, quindi, alla sicurezza sul lavoro. Ma la Cassazione l’ha pensata in altro modo.

Schermata 2016-05-14 alle 23.38.48Pucci si è presentato in Questura a Terni per essere condotto nel carcere di Vocabolo Sabbione per scontare la sua pena, come ha reso noto il suo avvocato Ezio Audisio: “E’ pronto ad affrontare il percorso che lo aspetta. Eravamo fiduciosi nella decisione della Cassazione sopratutto dopo la richiesta del procuratore generale e perché riteniamo  le nostre ragioni fondate. Però  abbiamo avvertito all’esterno un clima decisamente ostile che deve aver influito sull’esito del processo“.
Così come avevamo stima in passato del dr. Pucci all’atto della sua nomina, l’abbiamo ancor di più oggi, dopo aver apprezzato la sua grande dignità e correttezza professionale, anche nell’accettare una sentenza e la conseguente carcerazione. A Taranto invece, adesso qualche “giustizialista” di campagna, beneficiario in passato dei soldi dell’ ILVA grazie alle generose campagne pubblicitarie ricevute sotto la gestione Riva, successivamente diventato “ambientalista”…last minute, in queste ore sarà sicuramente contento. Più facile sfuggire in appello come ha fatto lui, grazie alla prescrizione …  dopo una condanna penale subita   in primo grado, vero ?



Mentre a Milano e Roma si lavora per il salvataggio definitivo dell’ ILVA, a Taranto c’è chi rema contro

CdG panoramica ILVAIl gruppo mantovano della famiglia Marcegaglia  formalizzerà oggi una proposta  che verrà depositata entro le 18 di mercoledì presso il notaio Carlo Marchetti in Milano, sede deputata al deposito delle offerte contenenti le manifestazioni di interesse per l’avvio della procedura di vendita degli asset dell’ILVA.  Tra i potenziali interessati all’operazione di vendita avviata dai tre commissari straordinari Corrado CarrubaPiero Gnudi,  ed Enrico Laghi nominati dal Governo Renzi, compare anche il gruppo cremonese Arvedi il cui interesse della realtà  è ben noto da tempo avendo risposto positivamente anche alla fase di “ricognizione”dell’anno scorso. Nona caso circola ormai da diverse settimane, un ipotetico progetto di integrazione tra le attività dell’acciaierie cremonesi e l’ ILVA.

In queste settimane sono circolati anche i nominati di gruppi di dimensioni più piccole, che potrebbero manifestare il proprio interesse, per poi affiancarsi in una successiva fase di aggregazione attorno ad una cordata di matrice italiana, partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti, composta dal trader Trasteel, di Eusider, e della famiglia Ottolenghi.

Ccc acquisizione ILVAIn questa prima fase, spiegano gli addetti ai lavori, i gruppi ed i potenziali acquirenti che formalizzeranno una manifestazione di interesse saranno attratti soprattutto dalla possibilità di avere accesso alla “data room” di ILVA, che consentirà l’ora di accedere nei dettagli alla valutazione dei numeri e conoscere la reale situazione industriale del colosso tarantino, acquisendo informazioni preziose. Per questo motivo anche l’elenco dei soggetti stranieri è potenzialmente aperto. In questi ultimi mesi sono tre i principali gruppi esteri che avevano manifestato interesse per lo stabilimento di  Taranto e che per questo motivo ci si attende la loro manifestazione di interesse: i coreani di Posco, l’indiana Jindal ed il colosso franco-indiano ArcelorMittal.
Vanno ricordate e tenute ben presenti le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha chiarito e ribadito in un’intervista sulle pagine confindustriali del Sole24Ore, che non consentirà ai competitors stranieri di riuscire a far chiudere l’ILVA,  Noi non accetteremo mai che ILVA sia uccisa dalle lobby di acciaierie di altri paesi. Adesso è aperto il bando, vediamo se – come io credo – ci sarà una cordata vincente. Sono ottimista. Dichiarazioni a cui hanno fatto seguito quelle del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante una trasmissione del programma ‘Uno Mattina’ su Rai Uno, si è manifestato fiducioso sulla possibilità che l’ ILVA possa rientrare a pieno titolo sul mercato “soprattutto, se non esclusivamente, con capitali italianiAnche perché le imprese di altri Paesi si cominciano a preoccupare che torni sul mercato un grande player italiano: questo è il punto, parliamoci chiaro“, e seguite da quelle   del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi: “Il governo – ha dichiarato la Guidi a Rainews24 – sta continuando a fare quello che ha sempre dichiarato: rimettere velocemente tutto il complesso Ilva sul mercato, rilanciarlo, fare un turnaround complesso e complicato, soprattutto mantenere i giusti impegni sull’aspetto ambientale e rilanciare senza perdere la strategicità di un impianto siderurgico. Questo vale per tutta l’Ilva“.

nella foto Paolo Scaroni con il presidente Putin

nella foto Paolo Scaroni con il presidente russo Vladimir Putin

Così come va tenuta nel giusto conto l’ipotesi di interesse di Paolo Scaroni all’ex amministratore delegato dell’  Eni ed attuale deputy chairman di Rothschild,  manifestata nei giorni scorsi in un “Faccia a Faccia” di Mix24 su Radio 24, il quale ha dichiarato al conduttore Giovanni Minoli di aver incontrato lo scorso 22 gennaio il premier Renzi per parlare dell’ ILVA e si è detto favorevole alla possibilità di guidare una cordata tutta italiana. “Il processo di dismissione dell’ILVA è appena iniziato – ha detto Scaroni  è molto presto per fare ragionamenti intorno all’Ilva. Diciamo che se si creasse una cordata italiana che avesse bisogno di una persona che conosce un po’ il mondo dell’acciaio ci penserei“.

Una soluzione questa che avanza lentamente e si consolida, e che prevederebbe  non solo la partecipazione dello Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti che agirebbe utilizzando il Fondo Strategico e potrebbe acquisire una pacchetto importante di azioni , seppure di minoranza, per un massimo del 30-40%, che  vedrebbe la partecipazione di diversi gruppi industriali italiani, e delle banche che hanno sinora anticipato garantito i finanziamenti del Governo all’ ILVA di Taranto.
Altra ipotesi di intervento e compartecipazione dello Stato nella cordata, quello del fondo “salva-imprese”, il nuovo strumento creato dal Governo che avrà  proprio la Cassa Depositi e Prestiti come principale sottoscrittore . Il governo conta di avere risorse da destinare a questo fondo sino a 3 miliardi di euro ed affianco alla Cdp vedrebbe la compartecipazione di Poste Vita ed Inail per un 10/15 % dell’investimento complessivo .
CdG confindustria_1Mentre sull’ asse Milano-Roma si lavora al vero salvataggio industriale e gestionale dell’ ILVA, a Taranto c’è ancora chi occupa il proprio tempo a fare polemiche e proteste inutili . E’ incredibile infatti vedere Confindustria Taranto affiancarsi ancora una volta ai sindacati metalmeccanici,  che stanno organizzando una manifestazione simbolica con uno sciopero lampo di 4 ore, della serie “ci siamo anche noi”, dimenticando i “miracoli” finanziari fatti del Governo Renzi per garantire l’occupazione di oltre 14mila famiglie dei dipendenti dell’ ILVA e 300 società dell’ indotto (con ulteriori 5mila addetti) . E’ a dir poco incoerente fare comunicati per ringraziare il lavoro dei deputati tarantini del Pd Pelillo e Vico per l’impegno ed il sostegno apportato al salvataggio dell’ ILVA e delle società fornitrici, e poi scendere in piazza accanto ai sindacati. Se fosse dipeso dai sindacalisti, ambientalisti ed imprenditori locali, a quest’ ora lo stabilimento siderurgico di Taranto sarebbe già chiuso e fallito e la città in “fiamme”, ovvero sarebbe scoppiata una vera e propria insurrezione popolare.

nella foto Fabio Riva, attualmente detenuto in carcere

nella foto Fabio Riva, attualmente detenuto in carcere

Altrettanto imbarazzante la posizione della Confindustria nazionale e della Federacciai, sempre pronti a difendere e “proteggere” il Gruppo Riva, ed a elargire pagelle di insufficienza al Governo, ai vai Commissari nominati ed al management dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, dimenticando la mancata, o meglio omessa  “ambientalizzazione” degli impianti dello stabilimento tarantino da parte della famiglia Riva nel corso della sua ventennale gestionale, coronata da un’evasione fiscale di oltre 2 miliardi di euro, accertata dalla Guardia di Finanza. Unica voce “solitaria” nell’imprenditoria (quella “vera”) il Gruppo Amenduni, che era socio al 10% del Gruppo Riva, e che da anni ha intrapreso non poche azioni legali di ogni genere nei confronti dei Riva.

La vera fase conclusiva della crisi dell’ ILVA sta per partire, ed una cosa è certa: nessuno dei cosiddetti “imprenditori” di Taranto vi parteciperà. Tutti gli “addetti ai lavori” preferiscono restare dei “prenditori“, cioè soltanto dei fornitori, cercando di portare a casa le proprie commesse e se possibile i crediti maturati sinora. Per le ragioni ormai ben note a tutti e soprattutto perché nel corso degli anni, nella storia dello stabilimento siderurgico tarantino, nessuno ha mai conquistato con i fatti un minimo di attendibilità. Ma di tutto questo, noi non ci meravigliamo.



Nove indagati a Milano per la bancarotta dell’ILVA, fra cui l’ ex prefetto di Milano Bruno Ferrante

nella foto, Bruno Ferrante

nella foto, Bruno Ferrante

Proprio  giorno in cui la Cassa depositi e prestiti  tramite il proprio amministratore delegato Fabio Gallia in audizione alla Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati  ha reso noto ufficialmente di aver “dato disponibilità” alla propria partecipazione con “un ruolo di minoranza” a “un progetto che che renda possibile all’ILVA di tornare competitiva“, la Procura della repubblica di Milano ha iscritto nel registro degli indagati per bancarotta sette componenti della famiglia Riva, oltre  l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante che era stato  nominato presidente del siderurgico nel 2012 per dare un segnale forte e chiaro di lontananza con il “modus operandi” dei  precedenti manager e offrire una garanzia di trasparenza nella gestione, ricoprendo l’incarico sino al maggio 2013, allorquando il gip di Taranto Patrizia Todisco dispose un maxi sequestro da 8,1 miliardi sui beni del gruppo Riva e lo stesso Ferrante finì nel mirino della magistratura tarantina per reati ambientali. Fu allora che Ferrante diede le le dimissioni dal suo incarico , insieme ai consiglieri Enrico Bondi e Giuseppe De Iure. L’ex prefetto di origine leccese,  prima dell’ILVA aveva guidatola Fibe Campania, una società del gruppo Impregilo rimasta invischiata nell’emergenza rifiuti.

La nuova indagine della procura meneghina, sarebbe stata aperta nel giugno 2015, cinque mesi dopo l’avvenuta dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale fallimentare di Milano propedeutica all’ammissione del gruppo alla procedura di amministrazione straordinaria. Insieme a Ferrante sono indagati Adriano, Fabio, Angelo Massimo, Claudio, Cesare Federico, Daniele ed Emilio Massimo nipote del defunto “patron” Emilio Riva.

il commissario ILVA Piero Gnudi

nella foto il commissario ILVA Piero Gnudi

A presentare l’istanza era stato il commissario, Piero Gnudi. Secondo il Tribunale, l’azienda non aveva “né mezzi propri né affidamenti da parte di terzi” che consentivano di soddisfare “regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni e di far fronte, contestualmente, all’attuazione degli interventi previsti dal Piano Ambientale” delineato nel marzo del 2014. Il 28 febbraio i giudici fallimentari hanno rilevato un indebitamento dell’ILVA pari a oltre 2,9 miliardi di euro, un capitale circolante negativo per circa 866 milioni di euro e una posizione finanziaria netta negativa per quasi 1,6 miliardi di euro. La decisione era stata impugnata dalla famiglia Riva e dagli azionisti di minoranza (10.1 %)  Amenduni, secondo i quali lo stato di insolvenza è imputabile alla gestione commissariale e non all’ILVA come azienda.




I commissari ILVA chiedono due miliardi agli eredi Riva dinnanzi al Tribunale di Milano

CdG commissari ILVAUn atto di citazione è stato depositato nei giorni scorsi dinnanzi al Tribunale di Milano dai commissari dell’ILVA  Corrado Carruba,Piero Gnudi  ed Enrico Laghi con contestuale richiesta di due miliardi di euro di danni alla famiglia Riva, ed alla Riva Fire in veste di  soci di controllo di ILVA, i quali  invece di avviare la società ad un ormai inevitabile percorso di risanamento ambientale, hanno prima svuotato L’ILVA delle risorse finanziarie necessarie per attuare gli ingenti investimenti a ciò necessari  e successivamente “isolato ILVA” dal resto del gruppo Riva attraverso una scissione della capogruppo Riva Fire, e guarda nello stesso periodo contemporaneamente i membri della famiglia Riva rassegnavano via via le dimissioni dalle varie cariche detenute in ILVA .

I commissari quantificano la somma di due miliardi , sulla base di uno studio della società internazionale di revisione Price Waterhouse che ha calcolato il valore che l’ILVA avrebbe avuto, se la società avesse potuto disporre di una somma pari a 1,13 miliardi derivante dalla dismissione delle partecipazioni detenute in due casseforti del gruppo per attuare il piano industriale e il risanamento aziendale. Una somma, invece, che è stata utilizzata per il rimborso anticipato di finanziamenti concessi da STAHL (società controllata da Riva Fire) all’ ILVA.

Nell’atto di citazione presentato dai commissari, si legge  che l’azione giudiziaria, “viene esperita al fine di reintegrare il patrimonio di ILVA anche (se non soprattutto) nell’interesse dei creditori concorsuali” ed è riferita appunto alla circostanza che l’ILVA  da un anno si trova in amministrazione straordinaria. Inoltre viene contestato che la revisione nel 2012 dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ ILVA nel 2011 avesse “l’obiettivo di rendere ancora più stringenti le prescrizioni di carattere ambientale imposte alla società”.

CdG famiglia RIVAEra quindi ben noto alla Riva Fire “e ai suoi esponenti apicali la necessità di realizzare con urgenza ulteriori interventi di adeguamento che avrebbero comportato un rilevante esborso finanziario, pena la impossibilità di proseguire la propria attività produttiva. Ebbene proprio in questa situazione si assiste non solo al defilarsi dei signori Riva – gli stessi che – si legge nell’atto di citazione dei commissari –  attraverso un complesso schermo di società fiduciarie ad essi facenti capo e la costituzione di otto trust si erano, negli anni, distribuiti dividendi, emolumenti e flussi finanziari variamente titolati per miliardi di euro – ma addirittura all’impiego delle risorse finanziarie di cui Ilva aveva la disponibilità non già per sostenere i piani di investimento via via approvati dal cda di ILVA, bensì per ripianare l’esposizione debitoria di quest’ultima verso le altre società del gruppo».

Secondo l’atto depositato dai commissari al Tribunale di Milano, “il disegno, articolato in più fasi”, è stato “ideato e attuato con lucida determinazione nell’arco di sei mesi, esattamente nel momento in cui la società era chiamata ad un consistente impegno finanziario per adempiere all’Aia adeguando gli impianti produttivi alle sue stringenti prescrizioni, ed ha avuto effetti rovinosi per ILVA, la quale, proprio a causa del mancato adempimento alle prescrizioni dell’Aia, si è vista dapprima (a partire da luglio 2012) oggetto di provvedimenti restrittivi da parte dell’Autorità Giudiziaria di Taranto, e poi sottoposta ad una speciale forma di commissariamento; infine, stante l’impossibilità di fare fronte ai propri debiti, ammessa alla procedura di Amministrazione Straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza”.

Una serie di operazioni societarie, realizzate in realtà solo per “separare la sorte di ILVA dal resto del gruppo facendo sì che la “polpa”, e cioè STAHL e le altre società (Riva Acciaio) non toccate dalla crisi di ILVA, fossero poste sotto il controllo di società, sempre direttamente riconducibile ai Riva ma definitivamente separata dalla vicende di ILVA e dalle connesse responsabilità ed oneri”. “In altri termini – è la considerazione finale dell’atto di citazione – nel momento in cui ILVA avrebbe avuto più bisogno di fare ricorso a tutte le risorse finanziarie disponibili a livello di gruppo, Riva Fire e gli esponenti della stessa società, invece di destinare ad ILVA tali risorse, decidevano di lasciare quest’ultima in una situazione di crisi“.

 La richiesta dell’amministrazione straordinaria è parzialmente in linea  con il tentativo della magistratura milanese di recuperare un miliardo e 200 milioni di risorse sequestrati ai Riva per presunti reati fiscali e depositati in Svizzera. L’ordinanza del Gip milanese Fabrizio D’Arcangelo venne però bloccata dai colleghi elvetici che hanno negato il trasferimento dei denari in Italia in quanto “costituirebbe un esproprio senza un giudizio penale”. Gli eredi di Emilio Riva hanno rinunciato all’eredità solo in Italia, mentre in Svizzera si sono opposti allo sblocco del tesoro. Anche in questo caso si tratta di somme che per la magistratura italiana sono state sottratte dai Riva alle loro stesse aziende e soci, accantonate su trust in paradisi fiscali e poi fatte rientrate illecitamente in Italia attraverso lo scudo fiscale.
Nello scorso autunno l’ ILVA in amministrazione straordinaria si è vista bloccare dal tribunale di Bellinzona (Svizzera) la richiesta accolta precedentemente della Procura di Zurigo, a seguito di rogatoria italiana,  di trasferire 1,2 miliardi di euro sequestrati ai fratelli Riva, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria a loro carico, sul rientro di denaro fatto figurare come patrimonio familiare, mentre invece sarebbe stato prelevato dalle casse di ILVA.
Nel frattempo il Gruppo Amenduni, azionisti di minoranza dell’ ILVA attraverso la  Valbruna Nederland, società di diritto olandese che ha in carico a il 10,05% del gruppo oggi finito all’asta, da tempo in causa con il Gruppo Riva proprio per la gestione dell’ ILVA di Taranto ed in particolare per le consulenze infragruppo utilizzate dai Riva per sottrarre utili alle casse societarie e farle confluire sui propri conti bancari svizzzeri, ha intrapreso un’azione risarcitoria anche nei confronti del Governo per richiedere il giusto indennizzo a seguito dell’esproprio della società siderurgica. Gli industriali di origine pugliese hanno depositato alla sezione specializzata in materie di imprese del Tribunale di Milano un atto di citazione, nei confronti della Presidenza del Consiglio chiedendo 300 milioni quale risarcimento per essere stati espropriati dallo Stato,  sulla base di una perizia che valuta la società in 2,526 miliardi alla fine dell’esercizio 2012. Inoltre gli Amenduni hanno depositato dinnanzi  Tar Lazio un ricorso per annullare la vendita all’asta del gruppo, azione questa che preoccupa non poco la famiglia Riva.