Baby gang a Taranto sequestra un anziano in casa e lo picchia a morte

ROMA – L’anziano uomo 66enne, Antonio Stano di Manduria (Taranto), ex dipendente dell’Arsenale M.M. , soffriva di disagio psichico, era stato costretto a rinchiudersi in casa e a non alimentarsi per giorni è deceduto tre giorni fa in ospedale, in seguito alla feroce violenza subita.  Una “baby-gang” composta da 14 giovanissimi, 12 dei quali minorenni, alcuni dei quali come si suol dire “di buona famiglia” che ora sono indagati avrebbero prima assaltato più volte la casa dell’ uomo, per rapinarlo ed aggredirlo. Poi, nel corso dell’ultimo assalto, lo avrebbero segregato in casa e picchiato a sangue fino ad ucciderlo.

A soccorrere il pover’uomo sono stati gli agenti  della Polizia di Stato del Commissariato  di Manduria (Taranto) , lo scorso 6 aprile  chiamati ad intervenire sul posto dai vicini di casa , che lo hanno trovato legato a una sedia.  I baby criminali non solo lo avrebbero seviziato e picchiato a sangue , ma addirittura avrebbero anche girato alcuni video fatti messi in circolazione su Whatsapp, che sono adesso al vaglio degli investigatori.

I particolari che parlano di crudeli violenze vengono descritti dal quotidiano online  “La Voce di Manduria” diretto dal nostro amico e caro collega Nazareno Di Noi , che parla di abusi commessi in stile “Arancia Meccanica“. Il pensionato manduriano  che sembra avesse problemi psichici, pare che da tempo fosse finito nelle mire di quel gruppo di ragazzi, lo chiamavano “il pazzo del Villaggio del Fanciullo“, dal nome dell’oratorio che si trova proprio davanti alla casa dell’uomo. Uno degli educatori dell’oratorio Roberto Dimitri, racconta  su Facebook  di come personalmente avesse “ripreso tante volte i ragazzi che bullizzavano il signore, chiamato le forze dell’ordine e chiamando i genitori, ma senza risultati“. Ora  aggiunge “provo dispiacere per l’uomo, ma anche per i ragazzi che, ahimè hanno perso l’occasione di vivere serenamente la propria età come tanti altri. Mi piacerebbe che da queste occasioni i centri come l’oratorio, le strutture di aggregazione sociale, potessero avere una rivalutazione da parte delle famiglie che devono sentirsi scomodate nel bene e per il bene dei propri figli“.

L’anziano uomo si era barricato in casa in stato di indigenza e degrado, letteralmente in stato di terrore a seguito delle reiterate rapine ed di violenza subìti. Per paura non voleva aprire la porta di casa neanche agli agenti del commissariato di P.S. di Manduria, che si sono dovuti impegnare a fondo per farsi aprire la porta e convincerlo che erano lì soltanto per aiutarlo. Gli agenti hanno chiesto l’intervento sul posto del personale del 118 e con grande spirito umanitario si sono preoccupati di acquistare acqua e qualcosa da mangiare per il pensionato 66enne  il quale si è rifiutato di mangiare. nonostante i ripetuti appelli ed inviti, probabilmente deciso ormai a lasciarsi morire.

foto tratta dal quotidiano La Voce di Manduria

Durante l’intervento di soccorso all’anziano, i poliziotti sono riusciti a farsi raccontare le diverse rapine subite durante il mese di marzo da parte di un gruppo di giovani delinquenti locali privi di alcuno scrupolo che gli avrebbero sottratto anche 300 euro in contanti. A seguito del suo ricovero presso l’ Ospedale Giannuzzi di Manduria , le sue condizioni sono peggiorate, venendo sottoposto a due interventi chirurgici per ferite interne all’addome.

Immediatamente sono scattate le indagini ed i sospetti si sono subito concentrati intorno a una banda composti da ragazzi, nati per la maggior parte tra il 2001 e il 2002. Gli agenti della Polizia hanno ascoltato anche i vicini di casa, i quali hanno confermato le circostanze che alcuni giovanissimi si erano introdotti in casa dell’anziano in più occasioni  per derubarlo e  quindi come si è scoperto sottoporlo a violenze e sevizie. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari dei ragazzi e alcuni indumenti che adesso sono al vaglio della Polizia Scientifica.

Il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Taranto dr.ssa Pina Montanaro ed il pubblico ministero dr. Remo Epifani della Procura della Repubblica jonica,  hanno aperto dei fascicoli d’indagine per i reati di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. E stato affidato l’incarico al medico legale di Bari dr.ssa Liliana Innamorato di svolgere tutti gli accertamenti ed esami del caso per fare luce sulle cause che hanno portato al decesso dell’uomo dopo 18 giorni di agonia.  L’esame potrebbe essere eseguito già oggi stesso nell’obitorio dell’ospedale di Manduria dove si trova la salma.

L’esame autoptico accerterà se la morte del sessantaseienne è stata causata dai traumi subiti ripetutamente dall’uomo o dall’esito di fattori patologici propri, magari aggravati dallo stato di profonda prostrazione in cui era caduta la vittima costretta a non uscire da casa per timore di incontrare i suoi aguzzini.I due indagati maggiorenni, L.G. di 19 anni e A.S. di 22, sono rispettivamente difesi dai legali  Armando Pasanisi il primo e da Lorenzo Bullo e Gaetano Vitale il secondo. Il collegio difensivo dei minorenni è invece composto dagli avvocati Davide Parlatano, Antonio Liagi, Cosimo Micera, Antonio Carbone, Lorenzo Bullo e Dario Blandamura.

Il vice premier e ministro dell’ Interno  Matteo Salvini (Lega), apprendendo della notizia del 66enne di Taranto che sarebbe stato picchiato a morte da una banda di giovanissimi, ha commentato “Se confermati colpevoli, pene esemplari per tutti, anche per i minorenni, che devono essere trattati (e puniti) come tutti gli altri. Di fronte a simile violenza, per me non esiste la distinzione fra minorenni e maggiorenni“. Sulla stessa linea anche il Vicepremier e Ministro Luigi Di Maio (M5S) che in una nota dice ” Bullizzato, rapinato, segregato in casa e picchiato fino alla morte. È inaccettabile quanto successo al 66enne di Manduria, un fatto vergognoso che non può passare in secondo piano. La morte di Antonio deve farci capire che la sicurezza dei nostri cittadini deve essere la priorità di questo Governo. E dobbiamo lavorare per garantire maggiore sicurezza anche ai nostri anziani, troppo spesso abbandonati. Una cosa è certa: questi soggetti la pagheranno“.

Speriamo che non siano solo slogan di campagna elettorale.




La "parentopoli" di Taranto: ecco tutti i nomi dei parenti illustri...

di Antonello de Gennaro

Dalle registrazioni trasmesse da Striscia la Notizia sulle conversazioni ed affermazioni di Michele Mazzarano, il consigliere regionale del PD di Massafra (Taranto)  dimessosi da assessore dopo la vicenda del voto di scambio finita in Procura a Taranto, sono emerse non poche strane coincidenze relative ai dipendenti di aziende che gravitano intorno alla ASL di Taranto. . Nella puntata andata in onda ieri sera (vedi QUI) , l’inviato Pinuccio ha fornito alcuni elementi per evidenziare un giro di parentele “illustri” tutti assunti presso un azienda informatica tarantina

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di rivelarvi tutti i nomi, come sempre in “esclusiva”Pinuccio in apertura del servizio ha parlato del “fratello di un politico di spessore dell’ Ente Provincia di Taranto” e cioè di Giovanni Tamburrano, fratello di Martino Tamburrano ( Forza Italia) attuale presidente della Provincia di Taranto, il quale ci ha precisato che “mio fratello lavora alla SINCON dal 2001“.

Giovanni Gugliotti e Pinuccio

Dopodichè l’inviato di Striscia ha parlato dellamoglie di un Sindaco di un Comune vicino a Taranto”, e cioè della signora Gianna Ludovico, moglie di Giovanni Gugliotti Sindaco di Castellaneta che abbiamo provato a contattare lasciandogli persino dei messaggi in segreteria telefonica a cui ha fatto seguito soltanto un laconico silenzio. Nessuna risposta.

Dopodichè si è parlato del “cugino di un ex-consigliere della Provincia di Taranto, già candidato sindaco in un Paese” che sarebbe Domenico Miccolis , cugino di Vito Miccolis candidato sindaco di Massafra nel 2011 ed ex consigliere provinciale del Partito Democratico .

Altri due riferimenti sono stati fatti a 2 esponenti del coordinamento del PD di Massafra, che sarebbero Piermario Pagliari e Gianpiero Pagliari, entrambi legati al gruppo di Michele Mazzarano, che fanno capo alla corrente Fronte Democratico che fa capo a  Michele Emiliano. Come meravigliarsi quindi quando un cittadino manda un mail-PEC al presidente della Regione Puglia e nessuno gli risponde dopo quasi due anni ? Trattasi di politica “monnezza” !

 

Ma nella SINCON hanno trovato lavoro facilmente anche non pochi parenti illustri” di dirigenti dell’ ASL Taranto. Come “il figlio di un ex direttore amministrativo dell’ ASL Taranto” che sarebbe il “rampollo” Giuseppe Mancini, figlio del dr. Massimo Mancini, ( a lato nella foto)  attuale direttore direttore amministrativo dell’ Ospedale Oncologico di Bari.

La lista dei parenti elencati da Pinuccio continua con “2 cognati di un dirigente area invalidità ASL” . Il dirigente in questione è Nehludoff Albano responsabile Sistemi Informativi e Telematici e Commissione Invalidità dell’ ASL Taranto, che ha sistemato la cognata Rita Palmisano e lavora nello stesso settore (invalidi) del parente “illustre” , mentre l’altro cognato Giovanni Lombardi  lavora per la VIS vigilanza chiaramente sempre presso l’ ASL.

Fra i riferimenti emersi nel servizio di Striscia la Notizia, si parla anche della “figlia di un responsabile di dipartimento, sempre dell’ ASL Taranto” che sarebbe Nicoletta Pisconti figlia del dottor  Salvatore Pisconti responsabile dipartimento oncoematologico dell’ ASL Taranto. Quindi Pinuccio  è parlato di una famiglia “marito e moglie che lavorano all’ ASL ed i due figli che lavorano in un’azienda che prende appalti” e cioè di Francesco e Marica  Gravina  figli di Giovanni Gravina (Organismo Indipendente di Valutazione ASL Taranto) ed Aurora Ciulli ( Staff Ufficio Gestione Amministrativa del Personale Convenzionato ASL Taranto) .

Concludono la “carrellata” della puntata di Parentopoliil figlio e genero di una dipendente dell’ area tecnica dell’ ASL, che ha sistemato l’altro figlio in una società che fa vigilanza che prende appalti sempre dall’ ASL“. La dipendente sarebbe  Piera Fiorentino segretaria dell’Ing. Paolo Moschettini (area Gestione TecnicaASL di Taranto), la quale ha “sistemato” la  figlia Claudia Galluzzo che è sposata con Giannico Andrea anch’egli dipendente  della stessa società che lavora per l’ ASL.  E Gianluca Galluzzo l’altro figlio della Fiorentino  lavora invece alla VIS. Un vero “cuore di mamma” !

Pinuccio si è recato presso la società informatica tarantina, il cui amministratore unico Antonio Nicola Galeone (a lato nella foto)  che vi lavora  dal 1989, ha preferito non farsi trovare e non rispondere ad eventuali domande e richieste di chiarimenti. Avrà forse qualcosa da nascondere ? L’inviato di Striscia la Notizia ha correttamente ricordato che la società in questione è una società privata e quindi libera di assumere chi vuole, solo che quando assume parenti dei propri principali clienti, forse è necessario soffermarsi a fare qualche considerazione di ordine morale. Per gli aspetti legali è “competenza della Procura” come ama ricordare il Procuratore capo di Taranto, dr. Carlo Maria Capristo

Facendo qualche ulteriore ricerca abbiamo trovato qualcosa di pruriginoso. Infatti proprio Galeone, nel 2010 fu unico destinatario, del provvedimento giudiziario con il quale il pm Enrico Bruschi chiese il rinvio a giudizio a carico della società, e della Asl di Taranto ipotizzando  i reati di “Abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture a vario titolo le contestazioni“.

La gestione dei servizi informatici dell’ ASL Taranto venne affidata attraverso una convenzione diretta. Qualche anno  dopo scattata l’inchiesta  gli investigatori eseguirono delle perquisizioni negli uffici della direzione generale dell’azienda sanitaria e in tutti  gli ospedali. Volevano verificare l’iter attraverso il quale il servizio di informatiz­zazione della ASL era stata affidato e le modalità con le quali il  servizio era stato espletato. Al centro delle indagini un appalto per la fornitura di servizi di help disk per un valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro. Gli investigatori coordinati dalla Procura tarantina nel corso delle indagini hanno ascoltato  numerosi dipendenti della società  che lavoravano distaccati presso le varie sedi dell’Azienda sanitaria locale. Hanno inoltre acquisito numerosi documenti riguardanti la convenzione tra ASL e la società, fatture, progetti per la realizzazione della rete informatica.

Ma come dicevano i Greci “Se Atene piange Sparta non ride…”. Infatti i principali oppositori della gestione della Camera di Commercio di Taranto, e cioè i vertici della CONFCOMMERCIO  TARANTO che in queste ore stanno festeggiando l'”inchiesta Parentopoli“, in realtà hanno ben poco da sorridere. Anche loro hanno non pochi scheletri negli armadi, anche nei rapporti con Michele Mazzarano e con il suo predecessore Loredana Capone, per l’erogazione “allegra” di contributi da parte della Regione Puglia e la eccessivamente costosa progettazione e realizzazione di portali internet pressochè inutili ed abbandonati al loro destino, a spese del contribuente.

Soldi che guarda caso finivano sempre nelle casse della società e consorzi gestiti e controllati da Aldo Manzulli (un professore di istituto tecnico) la cui società di famiglia INFOSYSTEM è pressochè inattiva vicina al fallimento e che ora opera con nuove società dal nome simile, la INFOSYSTEM SMART SECURITY. Ma questo ve lo racconteranno nelle prossime puntate di questa inchiesta.

E possiamo garantirvi sin d’ora che anche alla CONFCOMMERCIO di Taranto avranno ben poco da ridere e festeggiare…

Lunedì andrà in onda su STRISCIA LA NOTIZIA una nuova puntata dedicata alle altre società che lavorano con l’ ASL Taranto specializzate in sistemare gli “amici degli amici

LE PUNTATE DELL’INCHIESTA LE TROVATE NELL’APPOSITA SEZIONE “LE INCHIESTE DEL CORRIERE” (Vedi QUI

P.S. CHIARAMENTE IL CORRIERE DEL GIORNO E’ SEMPRE A DISPOSIZIONE DEI LETTORI O DELLE PERSONE CITATE PER EVENTUALI RETTIFICHE E/O PRECISAZIONI DA FORMULARSI NELLE FORME E TERMINI PREVISTI DALLE NORME DI LEGGE SULLA STAMPA.




Ancora una volta la Giustizia ha trionfato, dando ragione al collega Nazareno Di Noi

Peppo Turco

ROMA – La persecuzione politica del consigliere regionale Peppo Turco eletto nelle liste “civiche” camuffate di Emiliano, che aveva presentato un esposto alla ASL Taranto  nei confronti del nostro collega Nazareno Di Noi, è finita con quella che si può definire a pieno titolo una  “figura di ….” (per dirla all’ Emilio Fede), a seguito della sentenza del  28 marzo 2018, a firma del dr. Giovanni De Palma, giudice del Tribunale del Lavoro di Taranto,  che ha dato completamente ragione a Di Noi assistito dall’ Avv. Antonio Pompigna sconfessando tutti gli atti amministrativi e disciplinati attuati dalla Direzione Generale dell’ASL Taranto che dispose inizialmente un trasferimento ingiustificato del Di Noi,  “osservato a vista” dai suoi diretti superiori .

L’ ASL Taranto a seguito di un esposto del 16 gennaio 2017 a firma del Turco aveva contestato a Nazareno Di Noi di l’aver scritto due articoli. Il primo dal titolo “Omicidio, cordoglio del sindaco di Taranto. La gestione del pronto soccorso nel mirino” nel quale il collega riportava fedelmente (un classico “copia-incolla“) parti di comunicati stampa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci , dell’Onorevole Ludovico Vico e del consigliere regionale Mino Borraccino; il secondo articolo oggetto della contestazione disciplinare ,  dal titolo “Omicidio in pronto soccorso, la Asl anticipa la difesa”, dove Di Noi dava conto, altrettanto fedelmente, del contenuto di una delibera del direttore generale (presente e pubblicata sul sito istituzionale della Asl e quindi accessibile a tutti), con la quale veniva dato incarico all’ufficio legale interno per prepararsi ad una futura costituzione di parte civile della ASL Taranto nel processo che si aprirà per la morte dell’anziana signora.

L’episodio in questione della signora morta, come scrivevamo e spiegavamo ai nostri lettori lo scorso 29 settembre 2017 (leggi QUI) riguarda un fatto di cronaca avvenuto al pronto soccorso dell’ Ospedale Santissima Annunziata di Taranto dove uno squilibrato che è stato arrestato ha aggredito un’anziana ricoverata uccidendola.

Una notizia terribile riportata da tutti i giornali, da tutte le agenzie anche nazionali, da tutti i giornalisti, compreso il collega Nazareno Di Noi

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di pubblicare in eslcuiva la sentenza, che ha “ridicolizzato” l’esposto di Peppo Turco e la vergognosa  azione disciplinare avviata dall’ Avv. Stefano Rossi  (ormai con le valigie in mano), direttore generale dell’ ASL Taranto, nei confronti del nostro bravo collega. Forse in questi mesi l’ Avv. Rossi avrebbe dovuto fare chiarezza su un proprio dirigente che si spaccia  come “esponenti dei servizi segreti”…. mentre invece meriterebbero un dovuto  T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio) !!!

sentenza DINOI_ASL TARANTO

Anche in questa vicenda emerge l’ assordante vergognoso silenzio da parte dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e dell’ Assostampa di Puglia, il sindacato regionale dei giornalisti pugliesi, che non ha mai speso una sola parola in difesa del collega Di Noi.

Resta da chiedersi se a questi rispettivi consigli direttivi,  interessa di più la quota d’iscrizione o garantire  l’ operato indipendente dei giornalisti . La risposta è sin troppo chiara.




Il “bavaglio-vergogna” dell’ ASL Taranto per l’infermiere-giornalista Nazareno Dinoi

ROMA – Il collega Nazareno Di Noi, giornalista pubblicista  è un infermiere del 118, dopo 11 anni passati al Pronto Soccorso. Ha iniziato a scrivere prima nelle riviste del settore sanitario-infermieristico come Emergency Oggi e Scenario Aniarti  e successivamente  un bel giorno si è appassionato di  cronaca nera settore giornalistico in cui a Taranto eccelle per capacità professionali.. Comincia le sue esperienze di cronista nel 1995 lavorando per diversi quotidiani locali, ottenendo nel 2000  l’iscrizione all’Albo dei giornalisti come “pubblicista” con contratti di collaborazione con quotidiani anche nazionali e con settimanali (Di Più, Giallo).

Di Noi ha scritto cinque libri, il primo sulle sue esperienze di infermiere dell’emergenza (“Anime senza nome”), poi uno autobiografico (“Kompagno di sogni”), e ancora “Sarah Scazzi, il pozzo in contrada Mosca” e “Dentro una vita”, la storia vera di un detenuto di mafia del 41bis.   Qualcuno si è chiesto: ma può un infermiere dipendente di una struttura pubblica fare anche il giornalista ? La legge sul pubblico impiego regola e limita le seconde attività. Quella di giornalista, fortunatamente è tutelata,  nel senso che esula dai divieti imposti. La risposta infatti è no, Di Noi può fare anche il giornalista ed i due lavori non sono incompatibili. E lo stabilisce la legge !

Ma la ASL di Taranto, che per anni ha avuto alle proprie dipendenze come addetto stampa una persona, e di cui ci siamo occupati in passato,  tale Vito Giovannetti  che non era iscritto all’ Ordine dei Giornalisti (la sua iscrizione è soltanto del luglio 2015), così violando per anni la Legge 150 (sugli uffici stampa “pubblici”) , non è stata dello stesso avviso…nei confronti di Nazareno Di Noi, arrivando a sospenderlo per un mese senza stipendio nel marzo scorso. I soliti “furbetti” ginuflessi dell’ ASL Taranto hanno punito Di Noi , lasciandolo un mese senza stipendio, non soltanto perché fa il giornalista e scrive, ma perché aveva aperto una partita Iva . Atto questo assolutamente legittimo e legale, e necessario per essere in regola con il fisco dichiarando anche queste entrate extra al suo lavoro principale di infermiere pubblico.

Adesso Di Noi  ha chiuso la sua partita iva, ma ho fatto ricorso al tribunale del lavoro il cui processo non è ancora iniziato. Era un diritto-dovere quello di Di Noi di  dichiarare al Fisco quello che guadagna dal suo lavoro di giornalista e pagare regolarmente le tasse.  Ma la “persecuzione” della Direzione Generale del’ ASL Taranto non si è esaurita, con l’apertura di un nuovo ulteriore procedimento a suo carico contestandogli  di aver scritto sulla Asl. In pratica, secondo la direzione generale Nazareno Di Noi può scrivere di tutto tranne di argomenti che riguardano l’ azienda sanitaria per cui lavora. Evidentemente il direttore generale dell’ ASL Taranto, avv. Rossi (per fortuna in uscita dal suo incarico) non ha letto molto bene cosa prevede l’ Art. 21 della nostra costituzione. Forse era troppo occupato a trasferire a Taranto del personale brindisino a lui molto caro… ed “intimo”.

Stefano Rossi

In particolare l’ Avv. Stefano Rossi  contesta a Nazareno Di Noi due suoi articoli sostenendo che  non avrebbe dovuto farlo perché “Sono stato autorizzato a svolgere solo attività di collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili (che è poi un diritto sancito dal D. Lgs. n. 165/2001 Art. 53, dico io), con esclusione di contenuti dedicati all’ASL di Taranto“.  Non può e non deve sfuggire la genericità del divieto (anticostituzionale) . Di cosa non potrebbe, quindi, scrivere Di Noi , riguardo la Asl di Taranto? Forse di un parto trigemellare avuto da una ottantenne? O di un intervento chirurgico riuscitissimo? O dell’inaugurazione di un nuovo reparto? O forse di tutte le contestazioni del personale, degli utenti e dei politici locali e nazionali sulla sua gestione ?

In realtà  la persecuzione nei confronti di Di Noi è nato dopo che un politico  ( o meglio un “politicante”…) di campagna, a cui evidentemente non piace la seconda professione di giornalista di Nazareno Di Noi , ha presentato un esposto alla ASL Taranto sollevando dubbi per questo mio doppio ruolo. Da allora sono cominciati i suoi guai. Prima un trasferimento ingiustificato, “osservato a vista” dai suoi diretti superiori ed altre pressioni che esulano dalla professione giornalistica, tutte chiaramente “sollecitate” dal politico in questione di cui non facciamo il nome solo per lasciarlo nel suo reale “anonimato” ed inconsistenza politica.

La vergogna del provvedimento emanato dalla Direzione Generale dell’ ASL Taranto è che l’interferenza e il nome di tale “politico” non è un segreto per nessuno in quanto è tutto documentato e scritto nero su bianco nelle motivazioni del precedente provvedimento disciplinare che mi ha sottratto un mese di stipendio e contro cui ho presentato ricorso al giudice del lavoro chiamato ad esprimere la propria decisione.

Questa volta l’ ASL Taranto ha contestato a Nazareno Di Noi di l’aver scritto due articoli. Il primo dal titolo “Omicidio, cordoglio del sindaco di Taranto. La gestione del pronto soccorso nel mirino” nel quale il collega riportavo fedelmente (un classico “copia-incolla“) parti di comunicati stampa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci , dell’Onorevole Ludovico Vico e del consigliere regionale Mino Borraccino; il secondo articolo oggetto della contestazione disciplinare ,  dal titolo “Omicidio in pronto soccorso, la Asl anticipa la difesa”, dove Di Noi dava conto, altrettanto fedelmente, del contenuto di una delibera del direttore generale (presente e pubblicata sul sito istituzionale della Asl e quindi accessibile a tutti), con la quale veniva incarico all’ufficio legale interno ( in cui opera un legale molto “vicino” al Direttore Stefano Rossi che se l’è portata al seguito da Brindisi (chissà…forse si sentiva forse solo a Taranto ?)  per prepararsi ad una futura costituzione di parte civile della ASL Taranto nel processo che si aprirà per la morte dell’anziana signora.

L’episodio in questione riguarda il fatto di cronaca avvenuto al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Taranto dove uno squilibrato che è stato arrestato ha aggredito un’anziana ricoverata uccidendola. Una notizia terribile riportata da tutti i giornali, da tutte le agenzie anche nazionali, da tutti i giornalisti, compreso il collega Nazareno Di Noi

Quello che l’ avv. Rossi dovrebbe spiegarci è come abbia fatto il suo “caro” addetto stampa Giovannetti a diventare pubblicista (quindi scrivendo) nel 2015, e quindi iniziando la sua collaborazione retribuita nel 2013 per qualche testata giornalistica, mentre era già dipendente dell’ ASL Taranto.  O forse certe regole (incostituzionali ) valgono solo dinnanzi ad un esposto di un consigliere regionale  che ha avuto più di qualche interesse e ruolo nella sanità tarantina, riuscendo a fare assumere sua figlia ?

Imbarazzante il silenzio assordante dell’ Ordine dei Giornalisti e dell’ Assostampa di Puglia. Nessuno di loro è intervenuto a tutela del collega Di Noi e ricordare che  una disposizione di servizio di un direttore generale di un’ ASL  non può superare e annullare un diritto riconosciuto dalla Costituzione italiana dove all’Articolo 21 che tutti conosciamo proclama che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”  o forse qualche giornalista sindacalista è pronto a strepitare e chiedere solidarietà solo quando gli arrivano querele o citazioni per danni di centinaia di migliaia di euro dall’ ILVA ?

nella foto il consigliere regionale Luigi Morgante

Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Luigi Morgante che sulla sua pagina Facebook, ha così commentato : “Ho letto il post di Nazareno Dinoi che dovrà rispondere alla convocazione della commissione disciplinare il prossimo 3 Ottobre per aver pubblicato articoli di esponenti politici e fatti di cronaca sulla Asl di Taranto. Sono basito ed incredulo perché a questo punto dovrò evitare di far pubblicare miei articoli sulla sanità dove scrive Nazareno Di Noi altrimenti subirà il giudizio di altre commissioni disciplinare. Mi chiedo però che giudizio può esprimere una commissione disciplinare su giudizi espressi da autorevoli rappresentanti Regionali e Nazionali ? Nessuno !!!!”  aggiungendo “Mi auguro che il buon senso riporti questa vicenda kafkiana a chiudere ogni procedura prima della convocazione della commissione disciplinare del 3 Ottobre per non ledere il principio sacrosanto della libertà di stampa. È paradossale che debba proprio io difendere Nazareno Di Noi, dopo, aver avuto vedute di cronaca completamente diverse da lui ma non potevo rimanere silente dinnanzi ad una palese ingiustizia personale e giornalistica“.

Sarebbe molto facile criticare e ridicolizzare (documentalmente) l’operato dell’ Avv. Rossi, direttore generale dell’ ASL TARANTO. Ci limitiamo a fare il conto alla rovescia in attesa che venga finalmente rimosso dal suo incarico. Un attesa che aspetta tutto il mondo della sanità ed i cittadini di Taranto.