Il “bavaglio-vergogna” dell’ ASL Taranto per l’infermiere-giornalista Nazareno Dinoi

Il “bavaglio-vergogna” dell’ ASL Taranto per l’infermiere-giornalista Nazareno Dinoi

Il collega già collaboratore del “Corriere del Mezzogiorno” ed attualmente del “Nuovo Quotidiano di Puglia”, subisce il secondo provvedimento disciplinare in poco tempo dalla Direzione Generale dell’ ASL Taranto. Una vergogna nel silenzio assordante dell’ ordine dei Giornalisti ed Assostampa di Puglia, che ancora una volta manifestano la propria assenza

ROMA – Il collega Nazareno Di Noi, giornalista pubblicista  è un infermiere del 118, dopo 11 anni passati al Pronto Soccorso. Ha iniziato a scrivere prima nelle riviste del settore sanitario-infermieristico come Emergency Oggi e Scenario Aniarti  e successivamente  un bel giorno si è appassionato di  cronaca nera settore giornalistico in cui a Taranto eccelle per capacità professionali.. Comincia le sue esperienze di cronista nel 1995 lavorando per diversi quotidiani locali, ottenendo nel 2000  l’iscrizione all’Albo dei giornalisti come “pubblicista” con contratti di collaborazione con quotidiani anche nazionali e con settimanali (Di Più, Giallo).

Di Noi ha scritto cinque libri, il primo sulle sue esperienze di infermiere dell’emergenza (“Anime senza nome”), poi uno autobiografico (“Kompagno di sogni”), e ancora “Sarah Scazzi, il pozzo in contrada Mosca” e “Dentro una vita”, la storia vera di un detenuto di mafia del 41bis.   Qualcuno si è chiesto: ma può un infermiere dipendente di una struttura pubblica fare anche il giornalista ? La legge sul pubblico impiego regola e limita le seconde attività. Quella di giornalista, fortunatamente è tutelata,  nel senso che esula dai divieti imposti. La risposta infatti è no, Di Noi può fare anche il giornalista ed i due lavori non sono incompatibili. E lo stabilisce la legge !

Ma la ASL di Taranto, che per anni ha avuto alle proprie dipendenze come addetto stampa una persona, e di cui ci siamo occupati in passato,  tale Vito Giovannetti  che non era iscritto all’ Ordine dei Giornalisti (la sua iscrizione è soltanto del luglio 2015), così violando per anni la Legge 150 (sugli uffici stampa “pubblici”) , non è stata dello stesso avviso…nei confronti di Nazareno Di Noi, arrivando a sospenderlo per un mese senza stipendio nel marzo scorso. I soliti “furbetti” ginuflessi dell’ ASL Taranto hanno punito Di Noi , lasciandolo un mese senza stipendio, non soltanto perché fa il giornalista e scrive, ma perché aveva aperto una partita Iva . Atto questo assolutamente legittimo e legale, e necessario per essere in regola con il fisco dichiarando anche queste entrate extra al suo lavoro principale di infermiere pubblico.

Adesso Di Noi  ha chiuso la sua partita iva, ma ho fatto ricorso al tribunale del lavoro il cui processo non è ancora iniziato. Era un diritto-dovere quello di Di Noi di  dichiarare al Fisco quello che guadagna dal suo lavoro di giornalista e pagare regolarmente le tasse.  Ma la “persecuzione” della Direzione Generale del’ ASL Taranto non si è esaurita, con l’apertura di un nuovo ulteriore procedimento a suo carico contestandogli  di aver scritto sulla Asl. In pratica, secondo la direzione generale Nazareno Di Noi può scrivere di tutto tranne di argomenti che riguardano l’ azienda sanitaria per cui lavora. Evidentemente il direttore generale dell’ ASL Taranto, avv. Rossi (per fortuna in uscita dal suo incarico) non ha letto molto bene cosa prevede l’ Art. 21 della nostra costituzione. Forse era troppo occupato a trasferire a Taranto del personale brindisino a lui molto caro… ed “intimo”.

Stefano Rossi

In particolare l’ Avv. Stefano Rossi  contesta a Nazareno Di Noi due suoi articoli sostenendo che  non avrebbe dovuto farlo perché “Sono stato autorizzato a svolgere solo attività di collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili (che è poi un diritto sancito dal D. Lgs. n. 165/2001 Art. 53, dico io), con esclusione di contenuti dedicati all’ASL di Taranto“.  Non può e non deve sfuggire la genericità del divieto (anticostituzionale) . Di cosa non potrebbe, quindi, scrivere Di Noi , riguardo la Asl di Taranto? Forse di un parto trigemellare avuto da una ottantenne? O di un intervento chirurgico riuscitissimo? O dell’inaugurazione di un nuovo reparto? O forse di tutte le contestazioni del personale, degli utenti e dei politici locali e nazionali sulla sua gestione ?

In realtà  la persecuzione nei confronti di Di Noi è nato dopo che un politico  ( o meglio un “politicante”…) di campagna, a cui evidentemente non piace la seconda professione di giornalista di Nazareno Di Noi , ha presentato un esposto alla ASL Taranto sollevando dubbi per questo mio doppio ruolo. Da allora sono cominciati i suoi guai. Prima un trasferimento ingiustificato, “osservato a vista” dai suoi diretti superiori ed altre pressioni che esulano dalla professione giornalistica, tutte chiaramente “sollecitate” dal politico in questione di cui non facciamo il nome solo per lasciarlo nel suo reale “anonimato” ed inconsistenza politica.

La vergogna del provvedimento emanato dalla Direzione Generale dell’ ASL Taranto è che l’interferenza e il nome di tale “politico” non è un segreto per nessuno in quanto è tutto documentato e scritto nero su bianco nelle motivazioni del precedente provvedimento disciplinare che mi ha sottratto un mese di stipendio e contro cui ho presentato ricorso al giudice del lavoro chiamato ad esprimere la propria decisione.

Questa volta l’ ASL Taranto ha contestato a Nazareno Di Noi di l’aver scritto due articoli. Il primo dal titolo “Omicidio, cordoglio del sindaco di Taranto. La gestione del pronto soccorso nel mirino” nel quale il collega riportavo fedelmente (un classico “copia-incolla“) parti di comunicati stampa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci , dell’Onorevole Ludovico Vico e del consigliere regionale Mino Borraccino; il secondo articolo oggetto della contestazione disciplinare ,  dal titolo “Omicidio in pronto soccorso, la Asl anticipa la difesa”, dove Di Noi dava conto, altrettanto fedelmente, del contenuto di una delibera del direttore generale (presente e pubblicata sul sito istituzionale della Asl e quindi accessibile a tutti), con la quale veniva incarico all’ufficio legale interno ( in cui opera un legale molto “vicino” al Direttore Stefano Rossi che se l’è portata al seguito da Brindisi (chissà…forse si sentiva forse solo a Taranto ?)  per prepararsi ad una futura costituzione di parte civile della ASL Taranto nel processo che si aprirà per la morte dell’anziana signora.

L’episodio in questione riguarda il fatto di cronaca avvenuto al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Taranto dove uno squilibrato che è stato arrestato ha aggredito un’anziana ricoverata uccidendola. Una notizia terribile riportata da tutti i giornali, da tutte le agenzie anche nazionali, da tutti i giornalisti, compreso il collega Nazareno Di Noi

Quello che l’ avv. Rossi dovrebbe spiegarci è come abbia fatto il suo “caro” addetto stampa Giovannetti a diventare pubblicista (quindi scrivendo) nel 2015, e quindi iniziando la sua collaborazione retribuita nel 2013 per qualche testata giornalistica, mentre era già dipendente dell’ ASL Taranto.  O forse certe regole (incostituzionali ) valgono solo dinnanzi ad un esposto di un consigliere regionale  che ha avuto più di qualche interesse e ruolo nella sanità tarantina, riuscendo a fare assumere sua figlia ?

Imbarazzante il silenzio assordante dell’ Ordine dei Giornalisti e dell’ Assostampa di Puglia. Nessuno di loro è intervenuto a tutela del collega Di Noi e ricordare che  una disposizione di servizio di un direttore generale di un’ ASL  non può superare e annullare un diritto riconosciuto dalla Costituzione italiana dove all’Articolo 21 che tutti conosciamo proclama che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”  o forse qualche giornalista sindacalista è pronto a strepitare e chiedere solidarietà solo quando gli arrivano querele o citazioni per danni di centinaia di migliaia di euro dall’ ILVA ?

nella foto il consigliere regionale Luigi Morgante

Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Luigi Morgante che sulla sua pagina Facebook, ha così commentato : “Ho letto il post di Nazareno Dinoi che dovrà rispondere alla convocazione della commissione disciplinare il prossimo 3 Ottobre per aver pubblicato articoli di esponenti politici e fatti di cronaca sulla Asl di Taranto. Sono basito ed incredulo perché a questo punto dovrò evitare di far pubblicare miei articoli sulla sanità dove scrive Nazareno Di Noi altrimenti subirà il giudizio di altre commissioni disciplinare. Mi chiedo però che giudizio può esprimere una commissione disciplinare su giudizi espressi da autorevoli rappresentanti Regionali e Nazionali ? Nessuno !!!!”  aggiungendo “Mi auguro che il buon senso riporti questa vicenda kafkiana a chiudere ogni procedura prima della convocazione della commissione disciplinare del 3 Ottobre per non ledere il principio sacrosanto della libertà di stampa. È paradossale che debba proprio io difendere Nazareno Di Noi, dopo, aver avuto vedute di cronaca completamente diverse da lui ma non potevo rimanere silente dinnanzi ad una palese ingiustizia personale e giornalistica“.

Sarebbe molto facile criticare e ridicolizzare (documentalmente) l’operato dell’ Avv. Rossi, direttore generale dell’ ASL TARANTO. Ci limitiamo a fare il conto alla rovescia in attesa che venga finalmente rimosso dal suo incarico. Un attesa che aspetta tutto il mondo della sanità ed i cittadini di Taranto.

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