Inchiesta Consip: il pm Woodcock indagato dalla Procura di Roma

ROMA – Il pm di Napoli Henry John Woodcock è indagato dalla procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta Consip, per violazione del segreto d’ufficio. “Ho appreso di essere indagato per il reato di rivelazione di segreto di ufficio. Ho assoluta fiducia nei colleghi della procura di Roma e sono quindi certo che potrò chiarire la mia posizione, fugando ogni dubbio ed ombra sulla mia correttezza professionale e personale“: è quanto ha dichiarato all’agenzia ANSA il pm di Napoli Henry John Woodcock, interpellato a proposito dell’inchiesta avviata nei suoi riguardi dalla procura di Roma nel contesto della vicenda Consip.

A dicembre, quando l’indagine sulla centrale unica acquisti della pubblica amministrazione passó per competenza da Napoli a Roma, il quotidiano diretto da Marco Travaglio pubblicò alcune carte coperte dal segreto. Gli atti di indagine di questi mesi rivelerebbero che dietro alla fuga di notizie ci sia il pm partenopeo, titolare del fascicolo fino a quel momento.

Per questo il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno deciso di iscriverlo per violazione del segreto e hanno dato comunicazione al Ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura (che già aveva aperto un fascicolo sul suo operato) e alla procura generale presso la Corte di Cassazione.

Per la presunta fuga di notizie riservate relative all’inchiesta Consip, insieme al pm Woodcock è indagata dalla procura di Roma – secondo quanto apprende l’ANSA – anche la giornalista Federica Sciarelli, nota conduttrice del programma televisivo “Chi l’ha visto?“. Alla cronista è stato anche sequestrato il telefono cellulare. Alla giornalista Sciarelli, da lungo tempo legata al pm napoletano, è stato contestato il reato di concorso in rivelazione di segreto. Secondo l’accusa, Sciarelli sarebbe stata il tramite per il passaggio delle informazioni da Woodcock ad un giornalista del Fatto Quotidiano. “Non posso aver rivelato nulla a nessuno – ha detto Federica Sciarelli all’ANSAsemplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto

L’assemblea degli azionisti di Consip Spa, societa’ interamente controllata dal ministero dell’Economia, ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, composto da 3 membri. Il nuovo amministratore delegato  è Cristiano Cannarsa, attuale numero uno della Sogei, che subentra a Luigi Marroni. Presidente è stato nominato Roberto Basso, attuale portavoce del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Il terzo membro del cda è Ivana Guerrera, dirigente del dipartimento del Tesoro




“Caro Travaglio, avete scritto una bufala. Ecco la verità sul mio stipendio al Sole 24 Ore”

ROMA – Caro Direttore, leggo sul tuo giornale un brillante articolo di Giorgio Meletti sul Sole24ore.

Non entro nel merito di nulla, ognuno ha le sue legittime opinioni, ma un punto è grave, per lui e per il giornale. Il mio contratto di 950mila euro, di cui scrive Meletti. E’ falso.

Premesso che un’azienda privata, a torto o a ragione, paga come ritiene giusto, io non solo avevo un contratto di 250mila euro lordi, ma da due anni me lo sono autoridotto di 100mila euro passando da 250mila a 150mila.

Niente di eroico, ma un contributo personale a una situazione difficile dell’azienda.

Sperando che il suddetto Meletti abbia l’abitudine, quando scrive, di verificare le notizie (è la rigorosa lezione che ci dai ogni giorno e della quale ti siamo grati), gli consiglio di cambiare le sue fonti interne al Sole, e intanto ti prego di pubblicare questa mia precisazione.

 P.S.

Boccia non ha mai detto che vuole rivedere Napoletano scrivere sul Sole, ma solo che come cittadino vorrebbe leggerlo, perché del Sole è solo l’editore e le scelte editoriali spettano all’azienda e al direttore. Questo ha detto Boccia e nient’altro.

Quante… imprecisioni, questo Meletti.

Giovanni Minoli.




Quelli che vorrebbero far fuori gli avvocati dai processi

di Piero Sansonetti* 

Gli avvocati di Tiziano Renzi hanno deciso di svolgere una indagine difensiva sul caso Consip, e di interrogare i testimoni di accusa. Questo ha creato un grande stupore. Forse anche qualcosa di più: una certa indignazione. Soprattutto tra i giornalisti, la maggioranza dei quali, probabilmente, non conosce l’esistenza di questa procedura.

Per una ragione semplice: considera il procedimento giudiziario un lavoro di indagine e di giudizio interamente affidato ai magistrati, ai quali è demandato, dallo Stato, il compito e il potere esclusivo di farsi un convincimento, trovare le prove o almeno gli indizi, affermare la verità e poi erogare la pena. Invece non è così. I giornalisti, generalmente, sebbene moltissimi di loro abbiano iniziato a lavorare dopo il 1988 ( cioè dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale) ignorano il fatto che in Italia la Costituzione e le leggi prevedono che accusa e difesa siano sullo stesso piano, si contrappongano liberamente in condizioni di parità e che il confronto tra loro sia il meccanismo che serve a cercare la verità.

E così, per esempio, ieri Il Fatto Quotidiano ha sparato un titolo gigantesco e furioso, in prima pagina, che dice testualmente: « L’accusatore Marroni è avvisato: resta in Consip e deve ritrattare» . L’uso dell’italiano è un po’ incerto, ma la riga sopra il titolo ( in gergo si chiama l’occhiello) spiega bene il perché di questa denuncia: «GRANDI MANOVRE: l’avvocato di Tiziano Renzi: “Lo sentiamo nelle indagini difensive”». Il giornale di Travaglio ritiene che la decisione degli avvocati di Renzi di avviare indagini difensive, e di ascoltare i testimoni, sia nella sostanza una gigantesca e intollerabile opera di intimidazione, che punta a scagionare il signor Tiziano. E la malignità dell’azione degli avvocati è evidente e indiscutibile, e sta proprio in questa perniciosa intenzione di scagionare Tiziano Renzi, e forse, di conseguenza, anche il ministro Lotti, e in questo modo mandare a gambe all’aria tutta l’inchiesta ( che se perde questi due imputati diventa acqua fresca che non interessa i giornali e che non ha la possibilità di far saltare i rapporti di forza in politica). C’è bisogno di prove ulteriori per capire quanto sia grande la mascalzonata degli avvocati di Tiziano?

L’articolo che sostiene questa denuncia del Fatto è firmato da Marco Lillo, cioè dal giornalista che sin qui ha ricevuto illegalmente e pubblicato molte informazioni riservate sull’inchiesta, e ora però è rimasto “a secco” dopo la sciabolata del Procuratore Pignatone che ha esautorato il “Noe” ( il Nucleo Ecologico dei Carabinieri) e ha ( per il momento) bloccato la fuga di notizie e mandato nel panico i “giornalisti d’inchiesta”. Ieri Lillo non aveva nessun verbale da pubblicare e nessun segreto d’ufficio da rivelare e perciò si è dovuto occupare dei difensori di Renzi. Scrive, a un certo punto, esattamente così: «La mossa difensiva dell’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, punta al cuore del teorema accusatorio e rende ancora più evidente la situazione paradossale». Qual è il paradosso? Chiaro: che gli avvocati tentino di smontare le accuse! Lillo sostiene questa tesi in tutta tranquillità e in evidentissima buona fede. E sempre in buona fede usa con grinta la parola “teorema”, per farci capire che la giustizia vera, quella giusta, si fa così: coi teoremi. Le indagini? Rischiano di diventare un intralcio, specie se sono riservate. Meglio il teorema.

Voi magari direte che su queste cose c’è un po’ da ridere. Non è vero. Non c’è niente, nientissimo da ridere. Il giornalismo italiano è straconvinto che il ruolo di un avvocato in un processo non abbia nulla a che fare con la ricerca della verità né con la contrapposizione all’accusa, ma debba mantenersi nei limiti dignitosi della richiesta di clemenza. L’idea che l’avvocato sia un elemento fondamentale della costruzione del processo e della produzione della giustizia, e che sia uno dei pilastri dello Stato di diritto, non è presa nemmeno in considerazione. E siccome so con certezza che le cose stanno così, adesso ricopio, parola per parola, alcuni commi dell’articolo 111 della nostra carta costituzionale, e propongo ai dirigenti dell’Ordine dei Giornalisti di introdurre tra le prove d’esame per diventare giornalisti professionisti, una prova che preveda la recitazione a memoria di questo caposaldo nella nostra civiltà giuridica. Dice l’articolo 111, dal secondo comma in poi: «Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore (…) Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore».

E’ impressionante non la lontananza ma la assoluta incompatibilità tra questo articolo della Costituzione e le teorie del Fatto, condivise da un gran numero di giornalisti di tanti tanti altri giornali. Eppure proprio il Fatto, mica tanto tempo fa ( un paio di mesi) era stato la punta di lancia di uno schieramento che sosteneva che chi mette in discussione la Costituzione è un golpista o giù di lì. Sono i capolavori imprevisti della buona fede. Difendere, con impeto, le cose che non si conoscono.




ll ciclone Pignatone fa infuriare i giornalisti

di Piero Sansonetti

Un ciclone si è abbattuto sul giornalismo italiano. Si chiama Pignatone. Nelle redazioni dei giornali regna il panico. I grandi giornalisti d’inchiesta sono sgomenti, atterriti. Il ciclone è arrivato senza alcuna avvisaglia, imprevedibile.

Pignatone – che per la precisione è il dottor Pignatone Giuseppe, classe 1948, Procuratore di Roma – ha deciso di interrompere la continuità delle carriere tra magistratura inquirente e giornalismo giudiziario, e ha stabilito che l’articolo del codice penale che impone il segreto d’ufficio sulle indagini preliminari va rispettato. Rovesciando una tradizione almeno quarantennale e ininterrotta che aveva permesso a un drappello abbastanza cospicuo di Pm di lavorare spalla a spalla non solo coi carabinieri e con la polizia, ma soprattutto coi redattori di cronache giudiziarie dei principali giornali italiani. I quali venivano stabilmente riforniti di notizie segrete – in modo assolutamente illegale ma altrettanto assolutamente tollerato – e di queste notizie facevano la parte essenziale del proprio lavoro, e anche del lavoro di intere redazioni e di molti direttori.

L’altro giorno, con un gesto clamoroso, il dottor Pignatone – verso il quale, in passato, questo giornale ha spesso e volentieri rivolto svariate critiche e poche lodi – ha firmato un atto rivoluzionario, togliendo al nucleo dei carabinieri che si chiama “Noe” la titolarità delle indagini sul caso Consip e affidandola al nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma. Motivando la sua scelta in modo esplicito con la necessità di fermare la fuga di notizie e di far rispettare il codice penale costantemente violato da investigatori, Pm e giornalisti.

La rabbia dei giornalisti


E ora? La decisione di Pignatone ha creato sconcerto e rabbia
.
Il direttore del Fatto Quotidiano, si è scagliato contro di lui facendo con ironia notare che invece di prendersela con gli imputati, Pignatone se l’è presa con gli investigatori che indagano sugli imputati.

Non è esattamente così: le indagini su chi è indiziato proseguono, solo che si interrompe il reato commesso per giorni e giorni da giornalisti e inquirenti che facevano trapelare notizie ad hoc, danneggiando ovviamente le indagini e danneggiando, ancor più ovvia- mente, gli indiziati ( e il loro parenti…).

Sebbene il ragionamento di Travaglio non regga, si capisce perfettamente però la sua furia. Il giornale che lui dirige, più di altri, si fonda programmaticamente sulla fuga delle notizie giudiziarie e sulla violazione del segreto ottenuta unificando le carriere di alcuni giornalisti ( appunto: quelli detti di inchiesta) e di alcuni investigatori. Se Pignatone rompe questo gioco, per alcuni il danno è enorme.

«Compratemi, ho una fuga di notizie»

Il giorno prima della mazzata di Pignatone, un giornalista del “Fatto”, ospite da Mentana, alla Sette, aveva invitato i telespettatori a comprare il suo giornale il giorno successivo, per leggere una “fuga di notizie” clamorosa. Voi direte: beh, ingenuo questo ragazzo a parlar così! No, non era ingenuità, era solo un modo di parlare del tutto conseguente con il senso comune che dilaga nel giornalismo italiano. I giornalisti che fanno dipendere il loro lavoro dai carabinieri, o dai Pm, o da altri funzionari dello Stato o dei servizi segreti, non trovano che ci sia niente di male in questo loro modo di comportarsi: sono stati educati così, sono nati nel dopo– Tangentopoli, non hanno mai saputo che una volta il giornalismo di inchiesta era ricerca della notizia e non affiliazione a una banda politico– giudiziaria. Il giornalismo per bande è diventato negli ultimi anni una realtà accettata da tutti, considerata un fatto ordinario, legale, apprezzabile, persino ad alto contenuto etico.

E i giornali si accorgono che nascono pochi bambini Così è successo che chi ieri abbia dato un’occhiata ai giornali online, sia rimasto un po’ stupito. C’è stato il ritorno in grande stilo della politica estera, sebbene non ci fossero molte notizie, o di temi non proprio nuovissimi come il calo delle nascite. La notizia che vengono al mondo meno bambini di un tempo, sebbene vecchia più o meno di 27 anni, ha conquistato tutte le home page. E il caso Consip è scivolato un po’ giù. Se i Carabinieri non danno più notizie, vince l’ufficio stampa dell’Istat: meno bambini, ridotta la produzione industriale, inflazione bassa, e persino Gentiloni da Pippo Baudo! Roba fresca.

Il misterioso signor Bill

Oppure la storia del misterioso Bill. Chi è Bill? Oddio Bill è sempre stato il nome di un personaggio misterioso nella storia recente italiana. Una volta, mi ricordo, era il nome di battaglia di un certo Urbano Lazzaro, partigiano controcorrente che diceva di essere stato lui ad arrestare Mussolini, a Dongo, e che a fucilarlo non fu il colonnello Valerio, come dice la storia ufficiale, ma nientedimenoché Luigi Longo in persona, cioè il luogotenente di Togliatti, forse per ordine degli inglesi che volevano fare dispetto agli americani o qualcosa del genere. Ora il misterioso Bill è invece solo l’autista di un camper che qualche anno fa scorrazzò Matteo Renzi nella campagna per le primarie. Il suo vero nome è Roberto Bargilli e in gennaio pare che abbia mandato un sms a quel Russo che dovrebbe essere uno degli uomini chiavi dell’affare Consip, per dirgli: “La pianti di telefonare a papà Renzi? ”. Vi pare poco? Non è forse questo sms una prova quasi certa della colpevolezza diretta del presidente del consiglio? Beh, certo, non è chiarissimo quale sia il reato, ma non è molto importante. In realtà in tutto il caso Consip non è chiarissimo quali siano i reati principali. Dicono i giornali che si tratta di un clamoroso caso di corruzione per strappare un appalto miliardario. Benissimo: ma qualcuno ha preso il soldi per farsi corrompere? Qualcuno li ha dati? Qualcuno ha assegnato l’appalto?. No, questo, no, dicono i giornali, però…

Indizi e reati

Ecco il problema è tutto qui: non c’è niente di male se gli inquirenti decidono di approfondire delle vicende che non appaiono loro chiare e che potrebbero nascondere fatti di corruzione e reati. E si adoperano per scoprire i reati, o impedirli, o punirli. E’ il loro lavoro. Il problema è che per un inquirente serio un indizio è un indizio, e cioè qualcosa che serve a cercare eventuali colpe, o viceversa a escluderle, e non è di per se una prova, né tantomeno è esso stesso il reato. Invece per i giornali, qualunque ipotetico indizio è il reato. Papà Renzi è andato a Fiumicino in auto e poi non ha preso l’aereo? Beh, è chiaro che è colpevole? Colpevole di che? Vedremo, vedremo, ma è colpevole…

Il giornalismo di inchiesta

Il moderno giornalismo di inchiesta funziona così. Non fa inchieste, non cerca notizie. Riceve informazioni dagli apparati o da qualche altra figura istituzionale e decide non di informare ma di eseguire la pena. La frustata di Pignatone potrebbe avere effetti davvero imprevisti. Se la degenerazione del giornalismo italiano si dovesse trovare senza più ossigeno, magari anche dentro la nostra categoria si muove qualcosa. E a qualcuno viene in mente che lo Stato di diritto non necessariamente è il nemico dell’informazione.

 




Strasburgo: giusta la condanna a Marco Travaglio per aver diffamato Previti

I tribunali italiani non hanno violato il diritto alla libertà d’espressione di Marco Travaglio quando in primo e secondo grado, nel 2008 e 2010, l’hanno condannato per aver diffamato Cesare Previti nell’articolo ‘Patto scellerato tra mafia e Forza Italia‘ pubblicato nel 2002 sull’Espresso. L’ha stabilito la Corte europea dei diritti umani dichiarando “inammissibile” il ricorso presentato dal giornalista nel 2014.

Secondo i giudici di Strasburgo i tribunali italiani hanno ben bilanciato i diritti delle parti in causa, da un lato quello di Travaglio alla libertà d’espressione e dall’altro quello di Cesare Previti (che nella decisione odierna è indicato solo con l’iniziale P.), al rispetto della vita privata. I togati hanno dato ragione ai colleghi italiani che hanno condannato Travaglio per aver pubblicato solo una parte della dichiarazione del colonnello dei Carabinieri Michele Ricciogenerando così nel lettore – si legge nella decisione della Corte – l’impressione che il ‘signor P.’ fosse presente e coinvolto negli incontri riportati nell’articolo“. La Corte osserva “che, come stabilito dai tribunali nazionali, tale allusione era essenzialmente fuorviante e confutata dal resto della dichiarazione non inclusa dal ricorrente nell’articolo“.

Ora i suoi fans e lettori potranno smetterla di ritenerlo il “messia” del giornalismo italiano.




Ma cosa lega Marco Travaglio, la Raggi e Raffaele Marra ?

di Antonello de Gennaro 

31 ottobre del 2016, fissate bene nella vostra memoria questa data.  Raffaele Marra mentre parla al telefono con Salvatore Romeo il capo della segreteria politica della Raggi in Capidoglio appena dimessosi (o meglio scaricato) viene intercettato . I due “fedelissimi” sodali  di Virginia Raggi parlano di come il Fatto Quotidiano stia trattando le vicende romane e concordano: “Stanno facendo un buon lavoro“.  Salvatore Romeo racconta di aver telefonato per complimentarsi con il direttore Marco Travaglio, proprio quando  Mentre tutti gli altri giornali sono pieni di critiche rivolte alla giunta Raggi e ai suoi più stretti collaboratori, Marra e Romeo apprezzano la linea editoriale di Travaglio.

Mentre tutta la stampa romana e nazionale lo attacca, in soccorso di Marra arriva il  sostegno (inaspettato…?) del giornalista Marco Travaglio, ormai da tempo uno dei sostenitori più incalliti del Movimento5Stelle, travestitosi da  “alleato”  per l’ex finanziere che ambiva ad entrare nei servizi segreti, e ringraziamo Dio e Gianni Alemanno che non ci sia mai entrato. Il direttore del Fatto Quotidiano, sotto la cui gestione il giornale ha perso circa il 50% dei suoi lettori, li supporta attraverso i suoi editoriali, come quello del 17 settembre in cui scrive: ” Raffaele Marra, ex finanziere plurilaureato, è un dirigente pubblico passato dal ministero dell’Agricoltura all’Unire, dal Comune alla Regione, dalla Rai di nuovo al Comune. Ha collaborato con le giunte Alemanno e Polverini, come pure con Zingaretti e di Marino, almeno finché non lo cacciavano, il che avveniva regolarmente perché troppo “giacobino” (parola di Alemanno), cioè perché denunciava un sacco di porcherie in Procura. Appena la Raggi l’ha chiamato come vicecapo di gabinetto, è diventato il paria, l’appestato, l’uomo nero”. In poche parole… per Travaglio , Raffaele Marra è un eroe !

da sinistra Peter Gomez e Marco Travaglio

Il 5 novembre Marra dichiarava sempre a il Fatto Quotidiano la propria vicinanza politica: “Ora mi sento 5Stelle”  ed il giornale diretto da Travaglio lo esaltava : “ha sempre denunciato in procura le illegalità in cui si imbatteva… un sindaco ha diritto di scegliersi i collaboratori” ! Ma per fortuna non tutti, al Fatto  la pensano come Travaglio,  e stiamo parlando di Peter Gomez, direttore del sito del quotidiano, un vecchio amico ed ottimo collegache in una sua “diretta” su Facebook tra l’altro ha detto queste cose: ”Virginia Raggi è stata avvertita da più parti, anche dal suo movimento, del rischio che rappresentava Marra. Poi un giorno ha avuto una notizia: questo signore ha avuto uno sconto da 500mila euro su una casa dal costruttore Scarpellini, contro cui il suo Movimento si è scagliato più volte e che considerava un palazzinaro. Allora, uno si domanda o meno di quello sconto? Mezzo milione di euro sono un sacco di soldi. Gliel’avrà fatto perché gli sta simpatico?“.

Guarda caso, è sempre  dalle pagine del Fatto Quotidiano che  il “plurilaureato ex finanziere”  Marra  in un’intervista dello scorso  5 Novembre si difendeva dalle accuse “confessando” di aver chiesto alcuni anni fa una raccomandazione al monsignor Giovanni D’Ercole per poter entrare nei servizi segreti. Ma guarda un pò. Povero a chi crede che si entra per capacità e preparazione… Infatti Marra otterrà dal vescovo (ma i presti non dovrebbero occuparsi solo di anime ?) le referenze per incontrare Gianni Alemanno all’epoca dei fatti ministro dell’Agricoltura per Alleanza nazionale.

Esattamente  dopo tre  giorni dall’uscita dell’intervista sul Fatto Quotidiano la polizia giudiziaria su mandato della Procura di Roma intercetta ed ascolta una telefonata tra il Marra e un giornalista di nome “Marco” (il cui cognome viene coperto da “omissis” negli atti degli investigatori). Sarà Marco Travaglio o Marco Lillo ? Una cosa è certa: i due al telefono parlano dell’intervista a Marra pubblicata sul Fatto Quotidiano. Marco il giornalista racconta a Raffaele Marra di essere stato addirittura contattato e convocato da monsignor Giovanni d’Ercole, e dice “Mi ha chiamato quattro volte, penso per parlare di te” e lo informa che “Mi ha convocato domattina per le 8 “.

Travaglio nel suo editoriale di ieri, dal titoloResta solo il napalm”, Travaglio  racconta qualcosa di più. ““Noi, quando Marra balzò ai disonori delle cronache come l’Uomo Nero della Raggi, gli chiedemmo un incontro. Si presentò con una valigia di faldoni per documentare il suo curriculum, le sue lauree e la correttezza delle sue condotte, le denunce che aveva presentato contro il malaffare capitolino. Lo avvertimmo che avremmo verificato ogni carta. E così facemmo senza trovare nulla che smentisse la sua versione… Ovviamente non potevamo intercettarlo né introdurci nei suoi conti bancari”.

In effetti va ricordato: Travaglio è da sempre esclusivamente abituato a lavorare e scrivere sulle carte delle Procure e degli atti processuali. Ma il giornalismo è ben altra cosa, come ad esempio quello di  Emiliano Fittipaldi dell’ Espresso che a settembre del 2016  aveva svelato gli affari fra Marra e Scarpellini. Una cosa sono le fotocopie…caro Travaglio, un’altra il giornalismo d’inchiesta.

Ma chi è monsignor Giovanni D’Ercole ? E’ il vescovo di Ascoli Piceno. Già cardinale a L’Aquila dopo il terremoto, è noto alle cronache prevalentemente per la sua capacità imprenditoriali e di management, piuttosto che di anime.  Raffaele Marra è molto preoccupato e vuole continuare a godere dei “favori” del vescovo, al punto tale di arrivare a  chiedere al giornalista ” Marco” di riferire al prelato che  era stato proprio lui ad aver raccontato che  a farlo entrare nelle “grazie” iniziali  di Alemanno, sarebbe stato in realtà un tentativo utilizzato  nel corso dell’intervista al Fatto Quotidiano per prevenire ed anticipare ogni possibili indiscrezione ed aggiunge “tanto i giornalisti già lo sanno”.

Monsignor D’Ercole era tornato a prendere le difese di Marra due giorni fa, dopo la notizia dell’arresto, su Facebook:

Il giornalista ” Marco” invece di pensare a fare il suo lavoro, tranquilizza il Marra e gli riferisce che probabilmente la possibile motivazione della convocazione è proprio quella “di farti arrivare un messaggio“;  il giornalista….”Marco” anticipa al suo interlocutore telefonico  quello che lui dirà su di lui (Marra) a monsignor D’Ercole e cioè che “lui  è bravo” e che in realtà “l‘attaccano solo per attaccare la Raggi“. La conversazione tra i due riportata sui brogliacci  dopo essere stata sbobinata dalle intercettazioni  effettuata dalla Procura, procede ed i due interlocutori parlano della vicenda del fratello di Marra (Renato n.d.a) che è uno dei vice comandante della Polizia Locale di Roma Capitale , e  sulle conseguenze che potrebbero arrivare da nuovo attacco giornalistico al dirigente comunale il quale potrebbe essere accusato di conflitto di interessi. Renato Marra  dopo pochi giorni da vice comandante dei vigili urbani verrà promosso  a Dirigente della Direzione Turismo del Comune di Roma dal Sindaco Raggi  su proposta di Raffaele Marra . Una promozione che comporta un aumento di stipendio di 20mila euro.

Ma chi è il giornalista “Marco” del Fatto Quotidiano con cui parla Marra? Come mai ha questo comportamento così tanto reverente con il vescovo D’Ercole, al punto tale di andare ad incontrarlo alle 8 del mattino ? Come mai un giornalista così importante (Travaglio è direttore, Lillo vice direttore)  è così “devoto” e disponibile con un monsignore che è soltanto  il Vescovo di Ascoli Piceno nelle Marche ?

La domanda che alla fine occorre farsi è principalmente un’altra : come mai Marco Travaglio difende con tanto vigore un “faccendiere”  che cercava la “protezione” giornalistica di Caltagirone, e che  ambiva ad entrare nei servizi segreti?

A queste domande, siamo sicuri non arriveranno risposte. Come non dare ragione a Michele Santoro di aver preso da tempo le distanze da Travaglio…?

 

 

 




Dove sono finiti ora i fans di Travaglio…?

di Ghino di Tacco

L’arresto di Raffaele Marra non è stato a tutti gli effetti un fulmine a ciel sereno. Da mesi molti addetti ai lavori, molti quotidiani nazionali, molti esponenti politici (tra cui una buona parte del M5S) mettono in evidenza, un giorno sì e l’altro pure, il passato oscuro di quello che oggi Virginia Raggi ha definito “uno dei 23mila dipendenti del Campidoglio” ma che fino a ieri difendeva a spada tratta.

Tra i pochi che, invece, hanno sempre difeso il funzionario capitolino c’è il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, noto ‘picchiatore’ mediatico, reinventatosi, in questo caso, paladino del garantismo. Il 17 settembre scorso , a proposito di Marra, Travaglio in un suo editoriale pubblicato sul  Fatto,  scriveva:

“Raffaele Marra, ex finanziere plurilaureato, è un dirigente pubblico passato dal ministero dell’Agricoltura all’Unire, dal Comune alla Regione, dalla Rai di nuovo al Comune. Ha collaborato con le giunte Alemanno e Polverini, come pure con Zingaretti e di Marino, almeno finché non lo cacciavano, il che avveniva regolarmente perché troppo “giacobino” (parola di Alemanno), cioè perché denunciava un sacco di porcherie in Procura. Appena la Raggi l’ha chiamato come vicecapo di gabinetto, è diventato il paria, l’appestato, l’uomo nero. Per smorzare la tensione, la sindaca l’ha spostato al Personale. Invano: Marra continua a occupare ogni giorno una o due pagine dei giornaloni.

Roberta Lombardi, in un tweet, lo definisce “un virus”? Il tweet finisce su tutte le prime pagine, col contorno di notizie inventate di sana pianta (la Raggi che chiama in lacrime Grillo e Casaleggio per chiedere protezione e minacciare di andarsene e dire sì alle Olimpiadi: telefonata mai avvenuta, lacrime mai versate, minacce mai pronunciate; o la Raggi che nasconde i pareri negativi di Cantone sulle nomine di Marra e Romeo: il parere su Marra non esiste e quello su Romeo è positivo). E dire che il Comune di Roma ne ha 200, di dirigenti, di cui 8 tra indagati e condannati, ma mai rimossi né citati sui giornali. Marra invece è incensurato, e questo forse è il problema: però il Messaggero assicura che, siccome comprò casa dal costruttore Scarpellini allo stesso prezzo stimato da una perizia della banca Barclays che gli erogò il mutuo, senza mai firmare un atto riguardante Scarpellini (all’epoca si occupava di incremento delle razze equine), “la Procura sembra voler fare chiarezza”. Ergo, è il mostro di Lochness”

Qualche giorno prima, in una immaginaria lettera scritta da Virginia Raggi, Travaglio si occupò del caso Marra segnalando che aveva sempre denunciato le illegalità in cui si imbatteva:

“Molti nel Movimento diffidano di Marra e Romeo, considerandoli troppo vicini a me o fidandosi dei giornaloni che li diffamano ogni giorno impunemente. Marra è dipinto come l’uomo nero di Alemanno, mentre da dirigente pubblico ha sempre denunciato in Procura le illegalità in cui si imbatteva, inimicandosi la destra alemanniana come la sinistra pidina. Finora nessuno mi ha spiegato che cosa avrebbero fatto di male Marra e Romeo, dunque – in mancanza di novità – li confermo nei rispettivi incarichi, perché di loro mi fido e un sindaco eletto dal popolo ha tutto il diritto di scegliersi i collaboratori. Così, se farò bene, sarà merito anche mio; se fallirò, sarà tutta colpa mia”.

Il destino a volte è atroce. Il braccio destro della Raggi viene arrestato proprio nello stesso giorno in cui viene scagionato dalla magistratura il papà di Maria Elena Boschi.

Oggi è davvero una giornata difficile per Marco Travaglio e la Boschi dovrebbe ricevere delle scuse dal direttore del Fatto ( o Fango) Quotidiano e dei suoi “sodali” per un anno di continui e vergognosi attacchi personali.

Adesso il caro Marco Travaglio dove andrà a nascondere la faccia ??? Lui che ha sempre qualcosa da dire di tutto su tutti….




Ennesimo “falso” del Fatto Quotidiano sul Pd di Taranto, sul decreto ministeriale 70

schermata-2016-11-25-alle-12-42-06Sospendo le iniziative a sostegno del Sì“ titola il quotidiano diretto da Marco Travaglio, che aggiunge ” ad annunciarlo è il segretario provinciale del Partito Democratico di Taranto,Costanzo Carrieri. Ma in realtà  non è così.

Infatti Carrieri non è mai stato eletto e tantomeno mai nominato segretario provinciale del Pd di Taranto, ma solo “coordinatore” in attesa che si celebri il prossimo congresso provinciale, a seguito di un accordo raggiunto fra gli esponenti più rappresentativi del Pd jonico fra cui gli onorevoli Michele Pelillo, Ludovico Vico ed il consigliere regionale Donato Pentassuglia in forte ascesa, a seguito delle dimissioni rassegnate dall’ ex-segretario provinciale Walter Musillo.

CdG pd taranto

Secondo il Fatto Quotidiano, la decisione di Carrieri deriverebbe dalla bocciatura, da parte della Commissione Bilancio alla Camera, della deroga al decreto ministeriale 70. Deroga richiesta dalla Puglia per poter spendere 50 milioni per le criticità sanitarie provocate dall’inquinamento nel capoluogo ionico. Carrieri protesta: “Da domani (cioè oggi 25 novembre) mattina, sospendo le iniziative a sostegno del ‘Sì’ al referendum costituzionale“.

In realtà Carrieri  spiega che la sua “è una posizione al momento personale, ma ne parlerò con gli organi collegiali: io sono invitato a molte iniziative, ma non andrò a nessuna di queste” aggiungendo che secondo lui quella deroga avrebbe “rappresentato una grande occasione per la nostra città e i nostri cittadini”.

Quello che sfugge a Carrieri , ma sopratutto al Fatto Quotidiano, a cui a Taranto sfuggono molte cose avendo un collaboratore un pò troppo fazioso politicamente (si dichiara pubblicamente aderente al Partito Comunista) è che questa seconda bocciatura (la prima era relativa all’ Agenzia per il transhipment – leggi QUI) ) ha dietro le quinte il nome del responsabile: il  deputato barese Francesco Boccia presidente della Commissione Bilancio che (insieme al Governatore della Regione Puglia, il barese Michele Emiliano) è uno dei principali oppositore in Puglia della politica “renziana” nel  Pd ed al Governo.

E non a caso proprio domattina a Taranto sarà presente la vice ministra per lo sviluppo economico Teresa Bellanova come si può evincere nella pagina pubblica 100 piaze per un Si, sulla pagina Facebook. E siamo certi che la Bellanova ci sarà.  Non ci meravigliamo delle fesserie scritte sul Fatto Quotidiano da Taranto. Non è la prima nè tantomeno l’ultima.

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CdG LacarraSulla bocciatura della Va Commissione Bilancio che è piena di deputati PD (22 su47) , ma non solo, essendoci nei diversi gruppi rappresentati un discreto  numero di deputati pugliesi , è intervenuto anche Segretario regionale pugliese del Partito Democratico, Marco Lacarra. “La bocciatura della deroga al DM 70 ci lascia con l’amaro in bocca” –  ha dichiarato  Lacarra –  “50 milioni di euro supplementari di spesa, che fino all’ultimo abbiamo sperato di ottenere dal governo, sarebbero stati necessari per mettere in campo azioni ed interventi concreti per far fronte a tutte le criticità dell’apparato sanitario di Taranto” che ha aggiunto  “In questi mesi sulla deroga si sono espresse a favore le comunità locali  il Consiglio Regionale nella sua interezza, i parlamentari locali e tutti i livelli del Partito Democratico. Eravamo convinti di aver portato a casa il risultato visto che nelle scorse settimane, in visita in Puglia, si erano espressi favorevolmente il Sottosegretario Vito De Filppo e il Ministro Beatrice Lorenzin”

Ecco chi sono i componenti della Commissione Bilancio:

Composizione della V Commissione Bilancio:

Area Popolare (Ncd – Udc)  –  2 componenti: Giuseppe DE MITA, Paolo TANCREDI

Civici e Innovatori  – 1 componente:  Gianfranco LIBRANDI

Democrazia Solidale – 1 componente:   Bruno TABACCI

Forza Italia  4 componenti:  Renato BRUNETTA, Alberto GIORGETTI, Lorena MILANATO, Stefania PRESTIGIACOMO

Fratelli d’Italia – AN – 1 componente:  Fabio RAMPELLI

Lega Nord –  2 componenti:  Guido GUIDESI, Barbara SALTAMARINI

Gruppo Misto –   4 componenti :  Lello DI GIOIA, Cosimo LATRONICO, Rocco PALESE (Vice Presidente)  Luca PASTORINO

Movimento 5 Stelle –   6 componenti :  Marco BRUGNEROTTO, Francesco CARIELLO, Vincenzo CASO, Laura CASTELLI, Federico D’INCA, Giorgio Girgis SORIAL

Partito Democratico  –   22 componenti :  Francesco BOCCIA (Presidente), Paola BRAGANTINI, Angelo CAPODICASA, Susanna CENNI, Carlo DELL’ARINGA, Edoardo FANUCCI (Vice Presidente), Cinzia M. FONTANA, Giampaolo GALLI Federico GINATO, Giampiero GIULIETTI, Mauro GUERRA, Francesco LAFORGIA, Alberto LOSACCO, Marco MARCHETTI,  Maino MARCHI, Fabio MELILLI, Antonio MISIANI, Dario PARRINI, Nazzareno PILOZZI, Ernesto PREZIOSI, Simonetta RUBINATO

Scelta Civica –  2 componenti  Giuseppe GALATI, Giulio Cesare SOTTANELLI

Sinistra Italiana –  2 componenti Giulio MARCON, Gianni MELILLA.

CdG Claudio de VincentiIl Governo italiano è fattivamente impegnato, da tempo, ad individuare le soluzioni ai tanti problemi di Taranto e del suo territorio. Proprio per questo ho di nuovo convocato il Tavolo istituzionale per lunedì 12 dicembre a Taranto. Quella sarà la sede nella quale fare il punto sui molteplici interventi in atto e, in particolare, sull’investimento di 200 milioni stanziato nel Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’Ospedale San Cataldo e sul rafforzamento delle strutture sanitarie cittadine”.  Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti , asinistra nella foto, risponde all’appello che deputati pugliesi del Pd hanno rivolto all’Esecutivo.

Quindi il Sottosegretario ha reso noto di aver interloquito col ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha confermato la disponibilità a prevedere, concordandole nel confronto con la Regione Puglia, deroghe al decreto ministeriale 70 sull’organizzazione dei servizi sanitari regionali in modo da rafforzare i presidi sanitari nell’area di Taranto.”Il passaggio della Legge di Bilancio al Senato – concludeDe Vincenti consentirà di approfondire ulteriormente le modalità per far fronte alle criticità della sanità tarantina“.




Per difendere la Muraro Marco Travaglio ora è diventato “garantista”…..

 di Claudio Torre

Marco Travaglio adesso fa inversione a “u”. Dopo anni di giustizialismo per un solo soffio che arrivasse dalle procure, il direttore de Il Fatto Quotidiano rivede la sua posizione.

CdG virginia raggi balconeTravaglio è diventato garantista in pochi giorni. A fargli cambiare idea sarebbe il “caso Muraro” che sta inguaiando la Giunta della grillina Virginia Raggi a Roma. Travaglio infatti nega che un eventuale avviso di garanzia possa condurre alle dimissioni di un assessore. E lo dichiara apertamente in un editoriale sul Fatto: “Se un pm apre un’indagine, iscrivendo una notizia di reato e un indagato, “avvisando poi quest’ultimo di un accertamento o convocandolo per un interrogatorio, di per sé non significa nulla. Solo che si sta verificando la fondatezza di un sospetto, un indizio, una denuncia. Se poi dall’indagine emergono fatti infamanti, anche sul piano etico e non penale, a carico di una figura investita di pubbliche funzioni, questa e il rispettivo partito devono valutarne la compatibilità col dovere di disciplina e onore. Se infine l’inchiesta si chiude col rinvio a giudizio disposto non da un pm, ma da un gup, e i fatti non sono bagatelle (reati di opinione o contravvenzioni), le dimissioni sono doverose“, scrive Travaglio.

Peccato che in passato aveva le idee un pochino diverse. Bastava solo una mezza voce su un’indagine per spingerlo a vergare inchiostro nel chiedere le dimissioni di assessori, sindaci e ministri. Insomma il garantismo di Travaglio va…..

*opinione tratta dal quotidiano IL GIORNALE




Michele Santoro entra nel ‘Fatto Quotidiano ’ e prepara il lancio del quotidiano nella produzione televisiva

nella foto Michele Santoro ed Antonio Padellaro

nella foto Michele Santoro ed Antonio Padellaro

La società Zerostudio’s la cui maggioranza è detenuta dal giornalista  Michele Santoro ha acquisito il 7% della Società Editoriale il Fatto, presieduta da Antonio Padellaro, editrice del quotidiano diretto da Marco Travaglio. L’ingresso della società di Santoro nell’azionariato, è sicuramente un preludio importante per gli  sviluppi futuri della Società che prevedono la creazione di un laboratorio televisivo anche sul web a cura di  Michele Santoro.

La Società Editoriale il Fatto nell’assemblea degli azionisti ha inoltre costituito il “comitato dei garanti” formato da Peter Gomez, Marco Lillo, Antonio Padellaro, Michele Santoro, Marco Travaglio. Il comitato ha lo scopo di garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione diffusa con qualunque mezzo e tecnologia anche elaborando un manifesto deontologico dell’informazione sul modello di quelli in vigore in Inghilterra al “the Guardian” e alla “BBC”.

CdG Belpietro FeltriNon è l’unica notizia che riguarda l’editoria e si registra infatti un avvicendamento in sella al quotidiano Libero: torna alla direzione per la terza volta Vittorio Feltri . Oggi Maurizio Belpietro ha firmato il suo ultimo numero da direttore con un editoriale (leggi QUI) . “Questo è il mio ultimo articolo per Libero. L’ editore ha deciso un avvicendamento alla guida del vostro quotidiano. Come in ogni giornale, l’ editore è sovrano e io mi faccio da parte.” Si conclude così l’editoriale di Maurizio Belpietro, l’ultimo scritto nella veste di direttore, pubblicato oggi su ‘Libero’.

Per Vittorio Feltri si tratta in un ritorno alla guida del giornale da lui fondato nel 2000, di cui è stato direttore e co-editore per 9 anni, fino alle dimissioni avvenute nel 2009.




Giornalismo ? No, è solo disinformazione a ruota libera

di Antonello de Gennaro

Ancora una volta siamo costretti ad occuparci del giornalismo schierato, fazioso, disinformato molto diffuso a Taranto, spesso al servizio di sindacalisti, politicanti ed associazioni pseudo-ambientali. Sarà questa la colpa della chiusura di ben due quotidiani ed una televisione negli ultimi due anni ? Probabilmente si. Cerchiamo di capirci qualcosa. Cercando di fare del giornalismo chiaro, trasparente, indipendente, e sopratutto documentato, basato sui fatti, e non sulle opinioni personali qualsiasi esse siano. E’ quello che si aspettano i lettori quando leggono un giornale, ed è quello che quotidianamente stiamo cercando di fare

Francesco Casula

nella foto, Francesco Casula

ILVA & DINTORNI. Il giornalista Francesco Casula  è un collaboratore esterno della redazione tarantina del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno , (retribuito con 5 euro netti ad articolo ), che come suo diritto si dichiara pubblicamente “comunista“, collabora saltuariamente da Taranto con Il Fatto Quotidiano.

Ed è stato proprio sul quotidiano romano diretto da Marco Travaglio, che nei giorni scorsi il giornalista tarantino ha manifestato la propria incompetenza in materia di economia e politica industriale. Casula parlando dell’ ILVA di Taranto,  ha scritto ieri che  “L’AZIENDA INDIANA ACQUISTA SOLO CON L’IMPUNITÀ TOTALE” , sostenendo in realtà delle teorie esclusivamente personali e peraltro  sulla base di notizie prive di qualsiasi fondamento ed alcun riscontro (come confermatoci da fonti ministeriali e dei vertici ILVA) , facendosi ridere dietro da una platea molto ampia di top managers e rappresentanti istituzionali a livello ministeriale e governativo.

Ecco cosa ha scritto il giornalista  Francesco Casula su Il Fatto Quotidiano:

Lo stabilimento Ilva di Taranto e il quartiere Tamburi.
“Due condizioni per valutare l’acquisto dell’Ilva di Taranto. Dettagli non trascurabili che dipingono in modo emblematico la visione futura dello stabilimento siderurgico ionico. Almeno nelle intenzioni di alcuni acquirenti. Non acquirenti qualunque, ma quelli teoricamente in pole position come ArcelorMittal, leader mondiale nella produzione d’acciaio, che insieme a imprenditori italiani capeggiati dal Gruppo Marcegaglia sarebbero interessati a sedersi al tavolo per discutere le condizioni di acquisto della fabbrica dei Riva.

In una lettera al governo, infatti, la società indiana ha provato a mettere le cose in chiaro. Secondo indiscrezioni trapelate dopo il “no” ricevuto dal Governo nell’ottobre 2014, Mittal è tornata alla carica esattamente 12 mesi più tardi. Un ritorno reso ancor più legittimo dopo bocciatura dell’Unione europea che ha bollato come “aiuti di Stato” i prestiti garantiti elargiti dall’Italia per la sopravvivenza dell’ ILVA. Come in una partita di poker, però, i giocatori indiani hanno provato a rilanciare: per valutare (solo valutare, non acquistare) il futuro dell’acciaieria ionica, infatti, gli indiani hanno chiesto che lo stato italiano realizzi due condizioni.

La prima inquietante richiesta è una immunità totale per i nuovi acquirenti e per il management. Non il “semplice” salvacondotto che il governo italiano ha già garantito agli attuali amministratori, ma una licenza di impunità. Chi gestisce oggi l’ILVA, infatti, gode dell’immunità solo in relazione alla realizzazione delle prescrizioni imposte dal piano ambientale. Mittal, invece, pretende una sorta di “assicurazione casco” su tutti gli aspetti: una sorta di lasciapassare che garantirebbe la non punibilità dei nuovi proprietari e dello staff dirigenziale, ad esempio, anche per responsabilità sulla violazione delle norme di sicurezza”.


Casula straparla quando sostiene di una presunta “bocciatura dell’Unione europea”
che avrebbe a suo dire, e sopratutto dei suoi amichetti pseudo-ambientalistibollato  come “aiuti di Stato” i prestiti garantiti elargiti dall’Italia per la sopravvivenza dell’ ILVA”.

Schermata 2015-12-28 alle 22.34.02Peccato per il lettori del Fatto Quotidiano che tutto ciò non sia vero, in quanto l’ Unione Europa alla data odierna non ha sanzionato il Governo Italiano, ma ha bensì soltanto effettuato soltanto una normale apertura della (eventuale) procedura di infrazione che a Bruxelles aprono a centinaia (!!!)  a seguito della valanga di esposti ricevuti dai soliti “quattro” pseudo-ambientalisti tarantini, ognuno ben noto per la ricerca spasmodica quotidiana di protagonismo mediatico con velleità elettorali politiche. Uno stipendio pubblico, si sa, è molto ambito a Taranto….

In realtà come scrive correttamente il collega Claudio Tito del quotidiano La Repubblica (che almeno sa di cosa scrive)  la procedura di infrazione, nella fattispecie, non è stata ancora completata.

Il collega Tito spiega molto bene che “Sul caso Ilva, infatti, il governo insiste nel richiamare l’attenzione sulla circostanza che non si tratta di un semplice “salvataggio” ma anche di un’operazione finalizzata al risanamento ambientale. E secondo l’esecutivo italiano, proprio la disciplina europea prevede l’intervento pubblico in questi casi e in modo particolare in riferimento all’intervento siderurgico

Aprire una procedura di infrazione, è cosa ben differente. Il collega Casula dovrebbe avere il buon gusto e la necessaria professionalità di documentarsi un pò di più e cercare di capire meglio la differenza, magari facendosela spiegare da un avvocato esperto di diritto internazionale, specializzazione che in quel di Taranto a dir poco “latita”,  e dopodichè forse avrà la possibilità (e la fondatezza) di poter spiegare la realtà dei fatti, a quelle decine di lettori che acquistano  il Fatto Quotidiano in edicola a Taranto. 

cdG arcelorMittalSarebbe interessante conoscere come e da chi  Casula abbia appreso e raccontato virgolettando, cioè attribuendo a terzi delle frasi mai dichiarate ufficialmente da nessuno (!!! ) che  la multinazionale franco indiana Arcelor Mittal,pretende una sorta di “assicurazione casco” su tutti gli aspetti” 

Un vecchio vizietto giornalistico, che spesso nei Tribunale si conclude con sentenze per diffamazione per chi si inventa fonti inesistenti. Non contento, il giornalista-comunista invece di fare informazione per i lettori, scende nella polemica “politica”, scrivendo:

Il governo deve decidere se proseguire con la trattativa, ma la Puglia dice no
“Il motivo è legato alla seconda richiesta presentata al governo: il dissequestro dell’area a caldo, cioè di quei sei reparti bloccati il 26 luglio 2012 dal gip Patrizia Todisco perchè fonte di emissioni che causavano “malattia e morte nella popolazione”. In sostanza, come anticipato da Repubblica, gli indiani vorrebbero aumentare il livello di produzione a 9 milioni di tonnellate all’anno (oggi fermo al limite di poco più di 8 milioni imposto dall’autorizzazione integrata ambientale), ma senza passare a nuove forme energetiche, anzi. Mentre l’ipotesi del gas, auspicata anche dal governatore della Puglia Michele Emiliano prende piede, gli indiani vorrebbero continuare a produrre acciaio più o meno con la stessa modalità che ha avvelenato operai e cittadini del quartiere Tamburi, infatti proprio Emiliano sul Fatto di ieri invocava Eni o Enel come acquirenti ideali per l’Ilva.

Invece, con gli indiani ancora una volta salute e lavoro nel capoluogo ionico non troverebbero un equilibrio: perché produrre acciaio partendo da carbone e minerale di ferro stoccate nei parchi minerali (ancora) a cielo aperto significherebbe lasciare che tonnellate di polveri vengano trasportate dal vento e finiscano nelle case e nelle vite degli abitanti del vicino quartiere Tamburi. Ora, naturalmente, la prossima mossa spetta al premier Matteo Renzi

Matteo Renzi e Michele Emiliano

nella foto, Matteo Renzi e Michele Emiliano

Anche in questo caso Casula continua in un giornalismo “schierato“. Peraltro disinformato, utilizzando delle dichiarazioni “politiche” e non tecniche espresse dal governatore Emiliano (che è bene ricordare ai lettori, è solo un magistrato in aspettativa e non ha mai fatto l’industriale o il manager !). Come giustamente fa osservare un nostro lettore che di industria ci capisce qualcosa, “Il Governatore della Puglia scambia un altoforno per un barbecue e ne chiede l’alimentazione a gas piuttosto che a carbone. Peccato che siano già alimentati a gas e che il carbonio del carbon coke sia necessario, in fusione, per produrre l’acciaio che, altrimenti, resterebbe ferro“. Resta da capire da chi e con quali competenze tecniche specializzate Casula abbia stabilito e scritto che “ produrre acciaio partendo da carbone e minerale di ferro stoccate nei parchi minerali (ancora) a cielo aperto significherebbe lasciare che tonnellate di polveri vengano trasportate dal vento e finiscano nelle case e nelle vite degli abitanti del vicino quartiere Tamburi”


Casula inoltre non dice come è finito il sequestro giudiziario
di cui parla, operato dal Gip Todisco. Con una prima istanza, in data 4 gennaio 2013, i p.m. tarantini  chiedevano disporsi – sulla base dello ius superveniens rappresentato dall’art. 3 d.l. 207/2012, nel frattempo convertito in legge – la modifica del provvedimento di sequestro preventivo delle aree e degli impianti dello stabilimento ILVA (disposto appunto dal giudice Todisco sin dal 25 luglio 2012 ), restituendo alla proprietà la facoltà di uso degli impianti e revocando i custodi-amministratori già nominati dal G.i.p.; in alternativa, chiedevano che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale del decreto legge. Casula non racconta le motivazioni per cui la Corte costituzionale, lo scorso 9 aprile 2014, ha rigettato il ricorso del gip di Taranto Patrizia Todisco, e del Tribunale del Riesame, contro la legge definita “Salva Ilva.

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Secondo la magistratura tarantina il decreto e la legge sarebbero stati incostituzionali perché, agendo anche in maniera retroattiva, annullavano di fatto i provvedimenti emessi contro l’acciaieria, come il sequestro dell’area a caldo o quello dell’acciaio già prodotto e sulle banchine del porto, in attesa di essere venduto. L’ILVA si era sempre opposta a questi due decreti di sequestro, presentando ricorsi con la motivazione che la vendita della merce (un milione e ottocento mila tonnellate rimaste sulle banchine dal 26 novembre 2012 , per un valore commerciale di 1 milardo di euro) avrebbero permesso i lavori di bonifica ambientale. Proprio il 3 maggio 2013 , malgrado la Consulta fosse già intervenuta, il Gip Todisco aveva respinto l’ennesima istanza di restituzione di gran parte della merce, presentata dall’ILVA, dichiarandola inammissibile perché non erano state ancora depositate le motivazioni della Corte costituzionale. Qualche giorno prima, infatti, era il 26 aprile 2013 la Procura aveva disposto il dissequestro la restituzione di una minima parte: l’acquirente delle merci è la compagnia di Stato irachena Oil Projects Company, e l’ILVA (ancora a gestione “privata” ) aveva annunciato che la data ultima per la spedizione era il successivo 5 maggio 2013; altrimenti l’acciaieria privata avrebbe chiesto un risarcimento danni allo Stato di 27 milioni di euro.


Bene. Adesso leggete cosa stabilì la Corte Costituzionale
 sul sequestro dell’impianto disposto dal Gip Patrizia Todisco. La Consulta ritenne che bisogneva interrompere il clima di “sfiducia preventiva” verso l’ILVA, perché “l’aggravamento dei reati già commessi o la commissione di nuovi reati è preventivabile solo a parità delle condizioni di fatto e di diritto antecedenti all’adozione del provvedimento cautelare. Mutato il quadro normativo (a seguito dell’introduzione degli interventi di bonifica ambientale come condizione per la produzione, ndr.) le condizioni di liceità della produzione sono cambiate e gli eventuali nuovi illeciti penali andranno valutati alla luce delle condizioni attuali e non di quelle precedenti“.

CdG corte costituzionaleLa Consulta, spiegando le ragioni per le quali  respinse la tesi presentata dal Gip Todisco e dal Tribunale del Riesame , aggiunse che “si può rilevare con certezza che nessuna delle norme censurate (nella legge Salva Ilva, ndr.) può incidere, direttamente o indirettamente, sull’accertamento della responsabilità e che spetta naturalmente all’autorità giudiziaria, all’esito di un giusto processo, l’eventuale applicazione delle sanzioni previste dalla legge”.

Non ci sarebbe quindi alcun “Salva-Ilva”, secondo la Consulta in quanto “le disposizioni non cancellano alcuna fattispecie incriminatrice, né attenuano le pene, né contengono norme interpretative e/o retroattive in grado di influire in qualsiasi modo sull’esito del procedimento in corso, come invece si è verificato nella maggior parte dei casi di cui si sono dovuti occupare la Corte costituzionale italiana e la Corte di Strasburgo“.

Il novello editorialista dei due ponti…cioè Casula , così conclude il suo articolo :

“Il capo dell’esecutivo non potrà fare altro che scoprire le carte: rimandare al mittente le proposte e cercare nel frattempo di mantenere le tante promesse fatte finora a parole oppure svelare il bluff dei proclami degli ultimi anni e accettare la proposta di Mittal. Perchè al di là di dichiarazioni e decreti, a Taranto, a distanza di oltre tre anni del sequestro degli impianti non è cambiato molto. Lo Stato vanta la realizzazione dell’80 percento delle prescrizioni, ma resta da fare ancora molto: dalla copertura dei parchi minerali all’individuazione di un nuovo asset aziendale nella speranza che il futuro degli operai ionici non passi nelle mani di un nuovo padrone interessato esclusivamente al profitto”

Leggere frasi dell’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, come ad esempio “il futuro degli operai ionici non passi nelle mani di un nuovo padrone interessato esclusivamente al profittochiarisce senza alcun dubbio il “credo” politico di Casula. Qualcuno dovrebbe spiegare al giornalista Casula ed agli  ambientalisti”last minute” a lui molto cari , che un’azienda che produce acciaio non è una congrega di boyscout, o una sezione del partito comunista, e sopratutto che il fine di qualsiasi attività imprenditoriale  o commerciale che sia, è l’utile, cioè il guadagno. Senza questa parola magica non si pagano stipendi e fornitori, non si mandano avanti le aziende.

Verrebbe voglia di chiedere a Casula chi dovrebbe individuare “un nuovo asset aziendale“. Forse qualche suo amico-ambientalista che non capisce una “mazza” di impresa ? O qualche suo collega esperto di questioni sindacali giornalistiche tarantine puntualmente irrisolte ?

Di quale “bluff dei proclami degli ultimi anni”  parla il collaboratore tarantino del Fatto ( o stra-fatto ?) Quotidiano ?  La campagna mediatica giornalistica-ambientalista tarantina accanitasi negli ultimi tre anni contro il risanamento ambientale e la ristrutturazione industriale dell’ ILVA di Taranto,  sulla quale bene farebbero  nel nuovo anno a svolgere qualche accertamento ed indagare la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica (quando si risveglierà dal precedente torpore…) su chi finanzia, come vanno avanti queste pseudo associazioni-ambientali, come vivono e si mantengono questi pseudo ambientalisti  “last minute”. Verrebbero fuori anche viaggi e biglietti aerei offerti da qualche imprenditore del settore a giornalisti ed ambientalisti.

E state pur certi che se ne vedrebbero e leggerebbero delle belle. Di “balle” infatti ne abbiamo viste e lette sin troppo sinora.




Il regista Celestini a Marco Travaglio: “Scegli tra giornalismo e teatro. La pena non è solo il carcere”

Schermata 2015-06-27 alle 22.26.36Ascanio Celestini, autore di teatro e regista, non è d’accordo con l’editoriale che Marco Travaglio ha scritto per stroncare l’ipotesi che Adriano Sofri possa diventare consulente del ministero della Giustizia in tema di carceri. Travaglio non è andato per il sottile: oltre a ironizzare sul fatto che Sofripotrebbe insegnare alle giovani generazioni come ordinare un omicidio, scontare meno di un terzo della pena e al contempo tirarsela da intellettuali e da vittime innocenti”, sottolinea anche il fatto che l’ex leader di Lotta Continua ha scontato 7 dei 22 anni di carcere cui era stato condannato.

A questa invettiva risponde Celestini con uno scritto pubblicato su Facebook, nel quale consiglia a Travaglio di scegliere se essere giornalista o teatrante. Accusandolo, in maniera nemmeno troppo latente, di alterare i fatti e fare monologhi lontani dal giornalismo e più vicini alla fiction:

SOFRI E TRAVAGLIO, LA GALERA E IL TEATRO

Ieri Marco Travaglio ha scritto un articolo su Adriano Sofri, ma poi ha parlato anche di altro. Per me che faccio teatro e ogni tanto vedo lui comparire come attore nelle stagioni teatrali è un motivo di riflessione importante. Da alcuni anni ci chiediamo (io, ma soprattutto critici e studiosi) come mai giornalisti e magistrati, ma alle volte anche preti, portino in scena degli spettacoli teatrali. Lo so che il teatro è meno piccolo di una nicchia, ma è un settore nel quale operano dei professionisti che si sono formati per farlo. Non basta avere delle cose da dire per farci un’opera teatrale.

Ma probabilmente non è così visto che c’è gente che compra il biglietto per vedere Travaglio.
Oggi mi sono dovuto ricredere. La forza persuasiva di Travaglio ha qualcosa di molto teatrale e tra i capolavori della persuasione mi ricorda il celebre discorso di Marco Antonio di Shakespeare. Cesare è stato ucciso dai congiurati e sulla sua salma Antonio parla proprio col loro permesso. Anche per questo la plebe gli crede. Bruto ha ucciso Cesare per combattere la tirannia e Antonio utilizza proprio i suoi argomenti per rovesciarne il senso.

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Travaglio lo fa in un modo più semplice di Shakespeare, ma ci prova.
La questione che cerco di affrontare nasce dal fatto che Sofri viene invitato dal ministro Orlando a parlare di carcere e giustizia e Travaglio scrive che nessuno meglio di lui può farlo, ma lo dice ricordando che non ha scontato tutti e 22 gli anni di carcere al quale è stato condannato. Scrive che “è riuscito a scontarne a malapena 7” e gioca tralasciando il fatto che per un altro mucchio di anni è uscito di giorno per lavorare e poi è tornato di sera tra le sbarre.

La galera solo di notte, per lui, è villeggiatura come per Berlusconi era il confino ai tempi del fascismo?
Tutti quegli anni non se li è fatti in cella perché, ricorda Travaglio, è uscito “per gravissimi problemi di salute da cui si è prontamente e fortunatamente ripreso”, insomma fa pensare ad un malessere passeggero, forse persino un pretesto, ma non dice che gli si è squarciato l’esofago ed è stato un mese in coma farmacologico.

E conclude la parte in cui parla di Sofri ricordando che “era stato invitato al tavolo proprio in veste di ex detenuto, quindi di profondo conoscitore della materia carceraria, per quel poco che l’aveva sperimentata”.
Sette anni di reclusione per lui sono pochi.

In un testo del 1949 pubblicato su “Il PonteVittorio Foa scrive che “nessuna pena detentiva dovrebbe superare i tre, al massimo cinque anni”. Foa scriveva cose del genere perché conosceva il carcere. Lo conosceva perché c’era stato rinchiuso.
Sarebbe da fare un’analisi approfondita dell’acrobazia retorica che segue e che mette in fila nomi improbabili, tipo: Riina, Buzzi, Lapo Elkann, Provenzano.

L’effetto è quello del frullatore: mischio ingredienti diversi e ne viene fuori uno solo che ha un solo sapore. Che li rende tutti uguali. Un po’ come la barzelletta che ci raccontavamo da bambini. Quella della mela che si sposa con la pesca e il prete dice “vi dichiaro macedonia”.
Ma a parte questo questo finale di frutta mista che mette tutti sullo stesso piano, tutti impresentabili, tutti malviventi, è più o meno a metà del monologo che usa l’artificio retorico più interessante.

Ovvero quando scrive che il contributo di gente come Sofri ad un dibattito sulla detenzione “potrebbe avviarci verso la totale decarcerazione, cioè l’abolizione definitiva delle patrie galere”. Come a dire che non soltanto bisognerebbe mandare più gente in galera e chiudercela per molto più tempo. Che non basta avergli fatto scontare una pena, ma devono anche starsene zitti. Per lui è uno scandalo che persone che hanno vissuto un’esperienza di detenzione scrivano libri e parlino in pubblico. E questo perché (lo scrive come se si trattasse di una provocazione uno scandalosa senza sapere che da decenni se ne parla) potrebbero farci capire l’assurdità dell’istituzione carceraria.

Non sto a ricordare a Travaglio che nella Costituzione non si parla di carcere e che le pene non devono essere esclusivamente schiacciate sulla galera. Che in molti paesi si è imboccata da tempo la via della decarcerizzazione. Semplicemente mi permetto di dargli due consigli.

Il primo è di decidere se sta facendo il giornalista o il teatrante. Sono due linguaggi diversi. Nel primo dovrebbe cercare di raccontare dei fatti, nel secondo può scrivere commedie o tragedie inventando commistioni, parallelismi e macedonie.

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E poi gli consiglio un libro che è stato pubblicato un paio di mesi fa: “Abolire il carcere”. Ci sono scritti di pericolosi assassini terroristi come Luigi Manconi e Gustavo Zagrebelsky. Penso che possa farselo recapitare gratuitamente visto che l’ha pubblicato il suo stesso editore, quello per il quale pubblica libri e dirige un quotidiano.
Con rispetto,
Ascanio

 




Ecco i “numeri” del Corriere del Giorno che cresce di giorno in giorno mentre altri chiudono….

di Antonello de Gennaro

Cari amici, a Taranto ne sentiamo di tutti i colori sul nostro conto, ed in particolare sul sottoscritto. Si parte da “la Procura di Taranto sta indagando su de Gennaro, vedrai lo arresteranno…“, per passare “ma tanto a quelli non li legge nessuno….“, senza farsi mancare “de Gennaro è un pazzo, prima poi finiranno i soldi di chi lo sponsorizza….“, senza dimenticare “la sua fonte ed ispiratore è….”  e giù con le accuse a persone che poverine hanno solo la sfortuna di essere miei amici personali da sempre, arrivando ad accusare  persino una mia lontana cugina che ho scoperto e conosciuto da  appena un anno , di essere una mia “fonte confidenziale” cioè una sorta di Mata Hari alla “tarantina” ,  per concludere con … “chissa chi lo finanzia. Lui non una lira, e suo padre è fallito“….

Tutte affermazioni queste di chi è “avvelenato”, di chi è furibondo sul nostro modo di fare giornalismo a Taranto che sta scoperchiando tante storie nascoste. mandando all’aria interessi economici e compromessi che duravano da anni.  Affermazioni diffamatorie esternate chiaramente alle nostra spalle, nessuno che  abbia il coraggio, la spina dorsale, di dircelo in faccia. Gente che ha persino paura di farsi intervistare  pur registrando il video dell’intervista (e credetemi, non mangio le persone !), uno pseudo imprenditore di origini “chiacchierate” proveniente della sperduta provincia tarantina passata alla cronaca per il “caso Misseri” che millantava di “avermi in pugno….“, osannato e protetto da qualche “scribacchino” da quattro soldi che spera di arricchirsi alle mie spalle, non sapendo che invece presto saranno loro a dover risarcire il sottoscritto ed i miei legali.  Chiaramente devolverò ai bambini ammalati di tumore a Taranto, quanto il Tribunale deciderà in base alle future sentenze, .

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Permettetemi quindi di rassicurare pubblicamente chi mi vuol bene: nessuno vuole arrestarmi e non ne ha motivo alcuno, la buonanima di mio padre Franco de Gennaro  non è mai fallito (e prego Dio di non incontrare prima o poi la persona che lo ha detto perchè se ciò avvenisse allora si che rischio di farmi arrestare !) come tutte le persone,  i genitori che non sono più in vita,  vanno lasciate risposare in pace. Sopratutto le persone, come mio padre, che sono stati  dei “galantuomini” ed hanno fatto tanto per Taranto e per tanti tarantini. Quindi, tutto ciò che alcuni frustrati e rispettive signore (si fa per dire…) vanno raccontando in giro sul mio conto,  mi fa solo ridere di pena, di compassione per questo genere di “gentaglia”.

A gioire saranno i miei legali che non passa settimana che non depositano querele e denunce a mia (e nostra) tutela alla Procura della repubblica di Roma, città che è la nostra sede operativa e legale, e dove vivo e lavoro con successo e soddisfazione da appena… 30 anni.

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Non è colpa mia cari amici & nemici, cari lettori, se a Taranto i giornali, le televisioni locali chiudono, rischiano di chiudere, perchè non vendono in edicola e quindi diminuiscono i lettori e conseguentemente la pubblicità, . Sono loro che non hanno ancora capito cosa vuole il lettore. Giornalisti e presunti tali  che cercano di difendere il loro “giardinetto” di pseudo-potere negoziale giornalistico,  che con l’avvento di Internet è letteralmente scomparso ! Quello che al Corriere del Giorno stiamo facendo è giornalismo nuovo, un giornalismo d’inchiesta, con uno stile diverso dal passato, e sopratutto senza partiti o padrini, imprenditori alle spalle. Un giornalismo realmente “indipendente” che negli ultimi 30 anni a Taranto è mancato. E questo è il motivo principale  per cui i dati e numeri dei nostri lettori crescono di giorno in giorno.

Basterebbe recarsi in una qualsiasi redazione a Taranto, che abbia un minimo di “storia”, e ne sono rimaste ormai solo due, e cioè La Gazzetta del Mezzogiorno, o il Nuovo Quotidiano di Puglia) e consultare le loro collezioni dei giornali (se volete risparmiare i soldi che entrambi i giornali chiedono per avere l’accesso online all’ archivio degli articoli), e potrete verificarlo con i vostri occhi. Troverete sulle loro pagine solo e soltanto tante veline, comunicati-stampa, fotocopie,  diffamazioni, interviste-markette al servizio oggi di uno e domani di un altro. Mai un’inchiesta giornalistica che abbia comportato l’intervento della Magistratura a o delle Forze dell’ Ordine. Come non dare quindi ragione al collega Marco Travaglio direttore de Il Fatto Quotidiano, allorquando dal palco del concerto del 1° maggio a Taranto ha detto davanti a circa 200 mila persone : ” I giornali a Taranto non scrivono nulla perchè sono comprati dalla pubblicità ” ? Come si fa a non essere d’accordo con Travaglio su questo punto ? E’ impossibile ed ha ragione. E badate bene…che lo ha detto lui, non io, anche se sono pienamente d’accordo su questo punto con Travaglio. Ma la cosa ancor più triste, è che nessun giornalista tarantino, pugliese gli abbia replicato !

GIORNALISTIUn totale silenzio assordante dell’ Assostampa di Puglia quella inefficace associazione sindacale di categoria,  che in maniera “ignorante” ( legalmente parlando) ci definiva  “un plagio” e che abbiamo denunciato alla Magistratura. Lo stesso analogo silenzio assordante dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia , dei direttori dei giornali regionali e di quelli locali . Tutti zitti, ed all’unanimità  !!!

L’unico giornalista che ha replicato a Travaglio , educatamente e con ironia, e che ha smentito l’80% delle cose che ha detto dal palco del Concertone, è stato il sottoscritto. Con un ottimo risultato di lettori e consensi personali. L’indomani del 1° maggio,  il mio telefono è letteralmente “esploso” di telefonate ricevute di plauso da politici, giornalisti “nazionali” e di fama, rappresentanti delle istituzioni e tante persone semplici che mi hanno scritto in privato o sulle bacheche di Facebook, complimentandosi per quello che avevo scritto.

Sono oltre 8 mesi  e cioè dal 1 agosto 2014 che questo Corriere del Giorno  è online . E parlo di quello vero,  di quello “originale” cioè la legittima eredità e continuazione di quello fondato nel 1947 da mio padre e da alcuni suoi soci, testata giornalistica e marchio registrato che attualmente sono di mia proprietà,. Ho resuscitato quindi un giornale che non c’era più, e che non ha mai avuto nulla a a che fare con il “clone” di Puglia e Lucania, miseramente fallito insieme alla Cooperativa 19 luglio di giornalisti che lo editava, dopo aver incassato negli anni decine e decine di milioni di euro “pubblici” dilapidandoli nello proprie tasche.

Qualcuno dei soci della Cooperativa 19 luglio che lo editava addirittura ha fatto causa a se stesso, cioè alla cooperativa di cui era socio, portandosi a casa centinaia di migliaia di euro. Uno di loro addirittura, ha fatto “carriera” (se si può definire tale…) grazie ad una sentenza, altrimenti quando mai l’avrebbe fatta !?!  Quando questi “predoni” di denaro pubblico (cioè vostro, e nostro !) chiusero, fecero tante promesse: “torneremo….” ecc. “stiamo lavorando ad un progetto ambizioso….” ecc. “vogliamo difendere la storia…“, bla, bla, bla…..

e-io-pago1Chiacchiere. Bugie. Solo e soltanto parole al vento. In realtà quasi tutti speravano solo di ottenere la cassa integrazione (altri “soldi pubblici”) e di poter pensare agli “affari” loro. Come è successo, e come stanno ancora facendo alle vostre spalle. Con i vostri ed i nostri soldi.

C’è qualche “giornalista” che  pur incassando la cassa integrazione, gestisce dietro le quinte un giornaletto online diretto, si fa per dire…. dal portaborse di un assessore regionale (in carica ancora per solo  altre 3 settimane, e poi a casa !!!) , c’è chi è tornato a fare il “porta-borsette-ventriloquo” di un consigliere regionale ben noto alla contabilità segreta dell’ Ilva dei Riva ed Archinà…c’è chi da intellettuale di sinistra è diventato “ventriluoquo-portavoce ( o fondina ?)” di una categoria del sindacato di destra (UGL n.d.a.) molto spesso sui giornali per la sparizione di soldi utilizzati per operazioni immobiliari a titolo personale, cioè dei propri familiari, c’è chi si è “infiltrato” in enti pubblici ed associazioni di categoria facendo l’addetto stampa per  riempire un pò di più il proprio portafoglio in “cassa integrazione”. Attività queste, tutte  illegittime ed illegali, che riteniamo che la Guardia di Finanza dovrebbe verificare anche a Taranto, così come è avvenuto in altre parti d’ Italia. Qualcuno penserà e dirà ancora una volta: “sono solo maldicenze“. Ebbene no ! Abbiamo le prove che confermano quello che diciamo, parola per parola, e le metteremo a disposizione della Guardia di Finanza, se ce le chiederà…

CdG inchiesteMa torniamo a noi. Dal 1 agosto 2014 giorno in cui abbiamo iniziato le nostre pubblicazioni, sono passati otto mesi di duro ed anonimo lavoro per molti bravi e validi collaboratori, per alcuni giornalisti che hanno approvato la nostra linea editoriale, il nostro progetto, accettando per il momento di non firmarsi esattamente come fa l’autorevole settimanale economico britannico “The Economist” Avranno modo e tempo di firmarsi e molto presto li conoscerete anche voi. Uno ad uno. Abbiamo quindi realizzato un piccolo “miracolo”, superando in diversi casi i 100 mila (avete letto bene “centomila”) lettori/visitatori del nostro quotidiano online, grazie ad una efficiente interazione fra i nostri articoli ed i socialnetworks, e con oculate azioni di direct mailing.

Molto spesso qualche giornaletto locale si diletta nel pubblicare “paginate” intere con i propri dati di lettura e gradimento (che non vengono mai provati documentalmente …!) , auto-celebrandosi come  “il  quotidiano più letto di Taranto“, ma forse questi signori si riferiscono alle proprie documentazioni contabili che sono al vaglio della Guardia di Finanza di Taranto e del Nucleo Speciale Editoria delle Fiamme Gialle che affianca il Servizio Editoria della Presidenza del consiglio dei Ministri, cioè il dipartimento che dispensa i contributi di Legge sull’editoria. Sarebbe divertente invitarli a pubblicare i loro dati come facciamo solitamente noi sulle nostre pagine dei social network, limitandoci a fornire i dati ufficiali resi noti dal più grande socialnetwork del mondo: Facebook. A scanso di equivoci e manipolazioni informatiche.

In soli 8 mesi abbiamo raggiunto e superato i 6.000mi piace” sulla nostra pagina ufficiale Facebook, e creato un gruppo di 6.300 persone che quotidianamente riceve e legge i nostri articoli. Un percentuale di gradimento quindi che supera ogni più rosea previsione. Un consenso unanime.

Abbiamo fatto una selezione degli ultimi articoli, settore per settore, che mettiamo di seguito a vostra disposizione così qualcuno eviterà di lamentarsi con il proprio “sponsor-padrone” che gli rinfaccia gli scarsi lettori che hanno, dicendo “io faccio il giornalista, non mi occupo di gossip….”. Questo qualcuno cari amici, cercava un posto di lavoro con noi (non ottenuto) e non avendolo ottenuto si esercita alla professione parlando in giro chiaramente male di noi. Normale amministrazione nell’ambiente pseudo-giornalistico….. di Taranto…

Lasciamo quindi a voi giudicare i risultati di lettura dei nostri ultimi servizi . La matematica è una scienza esatta, non un’opinione e sono i fatti che fanno parlare, e non le parole che fanno i fatti. Concetto estraneo ai tarantini che parlano…parlano…parlano…..

SCANDALO PARROCO GAY

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 TRAVAGLIO: I GIORNALI A TARANTO NON SCRINO NULLA PERCHE’ SONO COMPRATI DALLA PUBBLICITA'”

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LE REGOLE NON FATTE RISPETTARE DALLA POLIZIA LOCALE

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IL RICORDO DEL CAPITANO BASILE

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LE SEGNALAZIONI AL SINDACO STEFA’NO ED AL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE MATICHECCHIA

LETTORI: 4.904  (fonte: Facebook Insights)

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IL PERCORSO DELLA PROCESSIONE DEI MISTERI

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CdG banda bassoti

Come potrete notare cari amici non abbiamo elencato le statistiche di lettura delle altre inchieste che abbiamo realizzato e denunciato sul nostro quotidiano online. Non lo abbiamo fatto solo per un motivo : abbiamo preferito offrirvi qualche numero…. La festa non è finita, il meglio (cioè il peggio deve ancora venire !)  Stiamo per pubblicare nei prossimi giorni delle inchieste che scoperchieranno alcuni  “affarucci strani” manovrati dai soliti noti,  ed alle spalle della povera gente, di quella gente che cerca quotidianamente con dignità di fare il proprio lavoro, o con disperazione di trovarne uno.

La città di Taranto è stanca, di sopportare e sostenere economicamente, e noi siamo dalla parte dei più deboli, di vedere arricchire, coloro i quali impropriamente si autodefiniscono “imprenditori” , solo per tradizione familiare, ma che in realtà altro non sono che solo e soltanto  dei “prenditori” o dei “predoni” (scegliete voi quello che suona meglio !) di commesse, appalti, soldi pubblici. Gente che quando supera il ponte girevole o Punta penna, senza il portafoglio di famiglia… non sarebbe in grado di produrre e portare a casa neanche un euro! Il Corriere del Giorno , questo Corriere del Giorno sta depositando da alcuni giorni istanze di accesso presso gli enti pubblici locali, per accertare alcune “stranezze”… e di cui abbiamo già in cassaforte più di qualche documento che “scotta”.

Concludendo, cari lettori il Corriere del Giorno cresce e siamo ormai pronti a lanciare entro il primo semestre di quest’anno  la “Fondazione Corriere del Giorno”, che consentirà a coloro i quali lo vorranno di poter diventare soci del nostro Corriere del Giorno e di costruire insieme un sogno ambizioso che, dopo solo 8 mesi è già a metà dell’opera.  Abbiate fiducia cari lettori, non vi tradiremo, e sopratutto, state tranquilli. Faremo tutto senza richiedere e ricevere nessun tipo di contributo pubblico. Il nostro vero ed unico editore e padrone, siete voi. Non qualche “furbetto” o affarista da quattro soldi che si spaccia da manager, imprenditore, commerciante o banchiere.




Fotocronaca del Concerto del 1 maggio a Taranto

La più bella cronaca del Concertone tarantino raccontata dalle immagini, dal volto dei protagonisti: il pubblico

 

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Travaglio: “I giornali a Taranto non scrivono nulla perchè sono comprati dalla pubblicità”. E’ vero, ma non per tutti…

di Antonello de Gennaro

Caro Travaglio, come non essere felice nel vedere Il Fatto Quotidiano, quotidiano libero ed indipendente da te diretto,  occuparsi di Taranto ? Lo sono anche io, ma nello stesso tempo, non sono molto soddisfatto della tua “performance” sul palco del Concerto del 1° maggio di Taranto. Capisco che non è facile leggere il solito “editoriale”,  senza il solito libretto nero che usi in trasmissione da Michele Santoro, abitudine questa che deve averti indotto a dire delle inesattezze in mezzo alle tante cose giuste che hai detto e che condivido.

Partiamo da quelle giuste. Hai centrato il problema dicendo “A Taranto i giornali non scrivono nulla perchè sono comprati dalla pubblicità. E’ vero e lo provano le numerose intercettazioni telefoniche contenute all’interno degli atti del processo “Ambiente Svenduto” e per le quali  il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia tergiversa ancora oggi nel fare chiarezza sul comportamento dei giornalisti locali coinvolti, cercando evidentemente di avvicinarsi il più possibile alla prescrizione amministrativa dei procedimenti disciplinari e “salvarli”. Intercettazioni che  ti segnalo, solo il quotidiano che dirigo,  ha pubblicato “integralmente“.

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Hai detto qualche inesattezza. Forse qualcuna di troppo. Innanzitutto il giornalista dell’emittente Blustar TV, che hai citato e fatto passare come un “eroe-vittima”, in realtà non ha mai fatto un’inchiesta giornalistica sullo stabilimento siderurgico, bensì ha solo rivolto una domanda scomoda ad Emilio Riva al termine di un convegno, a confronto della quale,  credimi, le domande fatte ai malcapitati dagli inviati di Striscia la Notizia e Le Iene nei loro servizi,  potrebbero tranquillamente concorrere ed aspirare a vincere il “Premio Pulitzer  E poi, caro Travaglio, quella televisione cioè Blustar TV, che sta per chiudere,  la pubblicità dall’ ILVA la incassava anche lei ! Le domande “scomode” di quel giornalista a Riva sono arrivate solo, guarda caso…. quando i rubinetti della pubblicità si erano chiusi da tempo !

Hai paragonato ingiustamente ed erroneamente l’attuale  Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ai suoi predecessori Giancarlo Cito  e Rossana Di Bello, senza sapere che a differenza dei degli altri due, l’attuale primo cittadino di Taranto, al suo secondo mandato consecutivo, è stato eletto con i voti di una sua lista civica, senza della quale il centrosinistra non avrebbe mai governato la città di Taranto, sindaco che gestisce ed amministra la città in “dissesto economico” finanziario da circa 8 anni, dopo quanto ha ricevuto in “eredità”…dal precedente sindaco di Forza Italia Di Bello. Hai ha detto erroneamente che il dissesto di Taranto ammontava a 900mila euro, dimenticando qualche “zero”…. Magari fossero stati solo così pochi ! In realtà il “buco” era di 900 milioni di euro!

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nella foto da sinistra,  Ippazio Stefano, Sindaco di Taranto

Se ti avessero informato e documentato meglio, caro Travaglio, invece di ironizzare sulla pistola alla cinta del Sindaco, avresti appreso delle pesanti minacce ricevute dal primo cittadino di Taranto, persino nel suo studio a Palazzo di Città, ad opera di appartenenti alla criminalità organizzata, la quale grazie a dei consiglieri comunali collusi silenziosamente si era infiltrata anche all’interno dell’amministrazione comunale ( mi riferisco all’ “operazione Alias” della DDA di Lecce). Paragonandolo al tuo amico ed ex pm Ingroia che se ne andava girando in lungo e largo per l’ Italia con la “scorta” di Stato, almeno il sindaco di Taranto non è costato nulla al contribuente, e la sua pistola è rimasta sempre al suo posto.

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nella foto il Procuratore capo di Torino Armando Spataro

Caro Travaglio ti anticipo subito un possibile dubbio. Non sono un elettore, simpatizzante o apostolo, nè tantomeno amico o parente dell’attuale Sindaco di Taranto, ma sull’ onestà di Ippazio Stefàno non sono il solo a sostenerla. Ti informo che oltre al sottoscritto c’è “qualcuno” come il Procuratore capo della repubblica di Torino, Armando Spataro (tarantino) che dovresti ben conoscere, il quale essendo persona seria, coerente ed attendibile, sono sicuro sarà pronto a ripetere quello che disse al sottoscritto: “Sull’onestà di Ippazio Stefàno sono pronto a mettere la mano sul fuoco“.

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nella foto Alessandro Furnari

Non ti ho sentito dire neanche una sola parola sui tuoi “amici” “grillini”, che difendi spesso e volentieri in televisione e nei tuoi articoli. Se ti fossi informato bene, avresti scoperto che i due “cittadini” eletti in Parlamento a Taranto del M5S,  sono stati i primi dopo qualche mese dalla loro elezione ad abbandonare il movimento di Grillo e Casaleggio. Rinunciare allo stipendio “pieno” da parlamentare  è cosa dura ed ardua. Sopratutto per uno come Alessandro Furnari (ex disoccupato)  ed una come l’ ex-cittadina-pentastellata-deputata Vincenza Labriola la quale,  due anni prima si era candidata alle elezioni comunali per il M5S, ricevendo dal “popolo grillino” e dai cittadini di Taranto un grande…consenso: la bellezza di 1 voto. Forse il suo ! Per avere traccia della loro attività parlamentare, e conoscere il loro impegno per Taranto, credo che sia consigliabile alla nostra brava collega Federica Sciarelli conduttrice di “Chi l’ha visto“. Chissà se ci riesce …

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Hai raccontato di intercettazioni, avvenute realmente,  fra gli uomini dell’ ILVA e la stessa famiglia Riva, che si intrattenevano telefonicamente con non pochi politici pugliesi, da destra a sinistra, compreso il neo (ma già ex) deputato Ludovico Vico. Hai accusato il Pd di averlo fatto rientrare in Parlamento. Peccato che  (purtroppo) gli spettasse di diritto in quanto primo dei non eletti nel collegio jonico-salentino alle ultime elezioni politiche. O forse bisognava fare una “legge ad personam” per impedirglielo ?  Tutta roba vecchia, riciclata, caro Travaglio, non hai rivelato nulla di nuovo rispetto a quanto già pubblicato (con audio) dai colleghi del quotidiano La Repubblica, e che noi umili cronisti di provincia del Corriere del Giorno , abbiamo approfondito con l’ulteriore pubblicazione integrale online delle intercettazioni più salienti.

Eppure tutto questo, il vostro giovane collaboratore locale Francesco Casula poteva raccontartelo….ma forse era troppo impegnato nelle sue conversazioni nell’ufficio dove lavora a Taranto,  e cioè un centro di formazione professionale riconosciuto dalla Regione Puglia (dove viene retribuito quindi con soldi pubblici) in cui il giovane collega lavora insieme alla figlia dell’ex-presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (PD – area CISL) un politico arrestato a suo tempo anch’egli  per l’ inchiesta”Ambiente Svenduto“… Chissà !!! ???

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nella foto il Procuratore capo di Taranto Franco Sebastio

Hai citato il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio ed i suoi magistrati, come se fossero stato  loro gli artefici  con una propria azione  “autonoma” a far decollare l’ inchiesta giudiziaria sull’ ILVA. Ed anche in questo caso… in realtà non è andata proprio così perchè l’inchiesta “Ambiente Svenduto” è nata grazie a degli esposti e denunce di associazioni ambientaliste tarantine, e proprio del sindaco Ippazio Stefàno, esposti e denunce che non potevano essere dimenticate nei cassetti, come invece accade tuttora per molti altri casi.

Hai dimenticato caro Travaglio di ricordare che a Taranto un pubblico ministero è stato arrestato e condannato a 15 anni …., e ti è sfuggito  che un giudice del Tribunale civile di Taranto è stato arrestato anch’egli mentre intascava una “mazzetta”. Se vuoi gli atti , te li mando tutti.  Completi.

Hai dimenticato anche qualcos’altro….e cioè qualcosa che non poteva e non doveva sfuggire alla tua nota competenza in materia giudiziaria. Anche perchè il quotidiano che ora dirigi ne aveva parlato. La Procura di Taranto aveva realizzato (solo sulla carta)   uno dei sequestri più grossi della storia giudiziaria italiana, nei confronti della famiglia Riva, sotto indagine per disastro ambientale nell’ambito dell’inchiesta ILVA . Un decreto di sequestro per equivalente, firmato nel maggio scorso dal gip Patrizia Todisco su richiesta appunto della procura tarantina, che imponeva di mettere i sigilli a beni per 8,1 miliardi di euro senza peraltro mai trovarli ed identificarli ! Quindi un sequestro “fittizio” , rimasto solo sulla carta.

E guarda caso, proprio in merito a questo “strombazzato” grande sequestro…  la Corte di Cassazione ha stabilito che i beni posti sotto sequestro della holding Riva Fire, società proprietaria di ILVA spa, su richiesta del pool di inquirenti composto dal procuratore capo  Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani non andavano confiscati motivo per cui ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro, che era stato confermato nel giugno 2014 anche dal Tribunale del riesame di Taranto. Il che vuol dire come  puoi ben capire da solo, che sui Riva a Palazzo di Giustizia di Taranto,  avevano “toppato” tutti ! In ordine: la Procura della republica, l’ufficio del GIP, ed il Tribunale del Riesame. Altro che complimenti…. !

CdG procura taranto

Per fortuna ci ha pensato la Procura di Milano (procedendo per reati di natura fiscale), grazie alla preziosa cooperazione che intercorre sui reati finanziari fra la Banca d’ Italia, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza che hanno scovato un rientro fittizio (cioè mai effettuato) dall’estero in Italia di capitali della famiglia Riva, operazione camuffata come “scudata” del valore di 1miliardo e 200 milioni di euro a cui stanno per aggiungersene altri 3-400 come ha annunciato in audizione al Senato il procuratore aggiunto milanese Francesco Greco, che sono in pratica i soldi che la gestione commissariale dell’ ILVA in amministrazione straordinaria ha richiesto ed ottenuto (ma non ancora sui conti bancari)  in utilizzo dal Gip del tribunale di Milano, previa tutta una serie di garanzie legali a posteriori, in quanto il contenzioso giudiziario fra Adriano Riva (il fratello e “patron” del Gruppo, Emilio è deceduto diversi mesi fa) e lo Stato non si ancora concluso, neanche in primo grado.

In compenso,  sei stato molto bravo a spiegare con chiarezza gli effetti reali e vergognosi (mi trovi d’accordo con te al 100%) dei vari “decreti Salva Ilva“. Permettimi di provocarti : a quando una bella inchiesta del Fatto Quotidiano su quello che accade dietro le quinte di Taranto, possibilmente coordinata dall’ottimo Marco Lillo per evitare cattive figure? Ci farebbe piacere non dover restare i soli dover scoperchiare i “tombini” di questa città, che per tua conoscenza è ILVA-dipendente a 360°.

Concludendo caro Travaglio, pur riconoscendoti delle innate capacità giornalistiche e narrative, e stimandoti personalmente, questa volta te lo confesso mi hai deluso. Hai dimenticato di farti qualche domanda molto importante come questa: “Come mai al “referendum sull’ inquinamento ambientale a Taranto hanno aderito e votato solo 20 mila tarantini ?  su circa 200mila elettori. Oppure  come questa:  Ma gli altri 180mila tarantini che non sono andati a votare al referendum, dov’erano ?” .

Eppure sarebbe stato facile chiederglielo. Ieri sera caro Travaglio, li avevi più o meno tutti di fronte al tuo palco ….

Domande serie, caro  collega Travaglio , non le fotocopie di “seconda mano” che ti hanno passato !