Ilva: partono i lavori di copertura dei parchi minerali

ROMA – Partono oggi, con le attività preliminari, i lavori per la copertura dei parchi minerali dell’ILVA di Taranto. I dettagli saranno illustrati dal gruppo friulano Cimolai, che si è aggiudicato la commessa, nel corso di una conferenza stampa all’interno dello stabilimento siderurgico. La consegna dei lavori, in base al piano industriale di Am InvestCo (cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia), era prevista per il 2023 ma il Governo Gentiloni con l’azione del ministro Calenda ha chiesto di accelerare i tempi e la scadenza ora è stata fissata per il 2020.

L’investimento viene quindi anticipato dall’azienda in amministrazione straordinaria, che poi verrà rimborsata dall’acquirente Am InvestCo. La copertura delle colline di minerale (stoccate a cielo aperto su un’area di oltre 70 ettari) avrà una lunghezza di 700 metri, una larghezza di circa 500 metri e un’altezza di 80 metri. Per la realizzazione dell’opera saranno impiegate 33mila tonnellate di acciaio, in larga parte prodotte dallo stesso stabilimento tarantino.

Puntuale il “piagnisteo” del Sindaco di Taranto , che inizia a soffrire di manie di protagonismo, come dimostra la sua dichiarazione: “Certo, spiace rilevare che Cimolai non abbia ancora ritenuto di voler mostrare il proprio lavoro anche al Comune di Taranto“, sulla scia di Emiliano che voleva partecipare a suo tempo alle visite della Commissione Europea allo stabilimento dell’ ILVA venendo gentilmente e diplomaticamente ignorato.

Qualcuno spieghi all’ex-mediatore portuale Melucci, che l’ ILVA è una società “privata” e non comunale. E che i suoi interlocutori sono il Governo e la società ILVA in Amministrazione Straordinaria. Il Comune di Taranto non ha alcuna competenza, e non ha tirato fuori neanche un centesimo di euro (anzi li ha incassati) quindi assolutamente giustificata la sua assenza, di cui non si accorgerà nessuno.

Due giorni dopo la lettera dei ministri dell’ Ambiente, Mezzogiorno, Salute e Sviluppo Economico, che respinge quasi totalmente le illegittime richieste del Comune di Taranto e della Regione Puglia pur aprendo a un accordo di programma per Taranto, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano non ha proferito parola, sapendo molto bene di rischiare molto in questa imminente campagna elettorale . La Regione secondo quanto gli “adepti” di Fronte Democratico, l’ Armata Brancaleone (pardon…la corrente) di Michele Emiliano, riferiscono che sarebbe intenzionata a disertare l’“Osservatorio Permanente per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale”  dell’ ILVA che è stato convocato per il 13 febbraio. Un secco comunicato del Ministero dell’Ambiente  ricorda che “La Regione Puglia più volte invitata a nominare un proprio rappresentante, non ha ritenuto di provvedere“.

Il  presidente del consiglio Paolo Gentiloni nel suo consueto stile “soft” ha dichiarato:  “Io non ci posso credere che ci sia un rischio” per l’ILVA, dice il premier ad Uno Mattina (RAIUNO) . “Capisco e rispetto – aggiunge – il punto di vista del presidente della Regione Puglia e del sindaco di Taranto ma qui stiamo parlando di un investimento di miliardi che da un lato salva 10-15 mila posti di lavoro, prevalentemente al Sud, e dall’altra parte investe moltissimi quattrini per bonificare una delle zone piu’ inquinate del Sud. Non credo che gli enti locali lavoreranno per far saltare tutto. Noi – dice Gentiloni – siamo aperti al dialogo ma tutto possiamo fare tranne che far scappare gli investitori che hanno messo miliardi e miliardi su questo progetto“.

Aditya Mittal

L’  investimento previsto dall’offerta aggiudicataria  della cordata Am InvestCo per diventare effettivo deve superare il passaggio  dall’Antitrust Europea,  sul quale oggi ha parlato Aditya Mittal, direttore finanziario e responsabile della attività europee, erede dell’impero ArcelorMittal, durante la presentazione dei conti 2017 in crescita e che vede il ritorno al dividendo: ” Siamo fiduciosi che riusciremo a finalizzare l’acquisizione dell’ ILVA . Stiamo lavorando con la Commissione Europea ed i negoziati con l’Ue sull’Ilva  dovrebbero chiudersi ad aprile” . Il manager indiano ancora una volta ha esternato il suo interesse ed apprezzamento per l’ ILVA: “E’ una grande opportunità per Arcelor Mittal, ha delle ottime prospettive grazie ai bassi costi” aggiungendo L’obiettivo è quello di rilanciarla facendola tornare il leader italiano dell’acciaio” ma “le attività dell’ILVA meno produttive e attualmente non sfruttate in pieno richiedono una ristrutturazione adeguata”.

 

E’ stato 2017 da ricordare per ArcelorMittal. Il maggior produttore siderurgico mondiale, infatti, ha reso noto di aver registrato un incremento di oltre il 150% dell’utile nel corso dell’esercizio, conseguendo anche un incremento dell’attività produttiva. Secondo quanto reso noto dalla società guidata da Lakshmi Mittal, l’anno scorso l’output di ArcelorMittal è stato pari a 93,1 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Nel periodo anche la produzione di minerale ferroso è salita (da 55,2 a 57,4 milioni di tonnellate), così come le vendite di prodotti finiti in acciaio (+1,5% a 85,2 milioni di tonnellate). Dal punto di vista economico, il fatturato è cresciuto del 20,8%, arrivando a 68,7 miliardi di dollari, grazie soprattutto all’aumento del costo medio di vendita (+20,4%), a cui si è accoppiato un contenuto miglioramento dei volumi.   L’utile netto è stato pari a 4,568 miliardi di dollari, con un +156,8% rispetto al 2016.

La performance europea Le vendite sul mercato europeo rimangono cruciali per ArcelorMittal, con una quota sul fatturato del 52,7% nel 2017 contro il 51,5% del 2016. Il giro d’affari è stato di 36,208 miliardi di dollari (+23,7%), con un Ebitda di 3,560 miliardi di dollari (+42,2%). La produzione siderurgica è salita da 42,635 milioni di tonnellate a 43,768 milioni di tonnellate, con le consegne che sono state di 40,941 milioni di tonnellate (+1,7%).

In merito agli investimenti ambientali, nelle slide diffuse per la conference call è stato specificato che nel 2018 per lo stabilimento siderurgico di Taranto verranno investiti 240 milioni di euro. Si tratta della prima parte dei 1.150 milioni previsti per l’ambientalizzazione che verrano investiti nei 7 anni previsti dall’offerta di gara aggiudicataria.

 




Ilva: Calenda, “posizione azienda irricevibile”. Salta il tavolo al Mise, il ministro chiede garanzie per i lavoratori

ROMA – “La posizione dell’ AccelorMittal per Ilva e’ irricevibile”. Lo ha affermato il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda. “Abbiamo incontrato con il viceministro Bellanova  l’azienda e abbiamo comunicato che l’apertura del tavolo in questi termini e’ irricevibile“, ha riferito Calenda ai giornalisti, “soprattutto per quanto concerne gli impegni sui livelli di stipendio e inquadramento (dei lavoratori) su cui c’era l’impegno dell’azienda a rispettare l’attuale situazione“.

“Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell’accordo la trattativa non va avanti“. Oggi al Ministero dello Sviluppo  Economico avrebbero dovuto parlare di questo e di altro  AM InvestCo Italy (la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia), e i vertici dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb. Ma secondo quanto hanno riferito i rappresentanti dei lavoratori, Calenda ha annullato tutto e l’azienda dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. I sindacati hanno spiegato soddisfatti che il ministro si è detto “pronto a mettere in campo tutto quanto nelle prerogative del governo per il rispetto degli impegni presi”.

Fin dalla mattinata, la viceministra Bellanova aveva fatto presente che “la posizione del governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta“.

Soddisfazione dei sindacati.  “Prima dell’inizio dell incontro il Ministro ha chiesto all’  azienda di cambiare impostazione” commenta in una nota Marco Bentivogli della Fim –  AM InvestCo Italy ha chiesto tempo per verificare mandato. Pertanto il tavolo è stato annullato. L’azienda dovrà tornare al tavolo dopo confronto con azionisti. Se ciò non avvenisse Governo metterà in campo tutto quanto in sue prerogative per rispetto impegni presi. Sapevamo che il negoziato sarebbe stato durissimo, ma con queste premesse più che un intesa ravvisiamo solo la volontà di scontro da parte dell’azienda”.

“Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori”, ha commentato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

 




Semaforo verde del ministero promuove i piani ambientali delle due cordate per l’ ILVA Taranto

di Marco Ginanneschi
Nelle scorse ore sono state consegnate dai tre esperti nominati dal Governo, le valutazioni  sulle proposte ambientali effettuate dalle due cordate che vogliono rilevare ed acquisire  lo stabilimento  siderurgico tarantino, che è il più grande d’ Europa. La cordata composta dal Gruppo Arcelor Mittal con Marcegaglia,  e quella contrapposta guidata dal gruppo Arvedi con Cassa Depositi e Prestiti, Jindal, azienda siderurgica indiana, la società finanziaria di partecipazioni ed investimenti  Delfin controllata da  Leonardo Del Vecchio (proprietario del gruppo Luxottica) . Si sblocca quindi la gara per rilevare lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto attraverso la trasmissione del ministro Gian Luca Galletti  effettuata dal  dr. Giuseppe Lo Presti direttore generale del ministero dell’Ambiente,  ai  commissari dell’Ilva,  Corrado Carrubba, Enrico Laghi e Piero Gnudi. Entrambe le offerte sono accettabili ma saranno necessarie  due ulteriori settimane per rispondere ad alcune modifiche. Da Palazzo Chigi  affermano “siamo sulla strada giusta“.
Entrambe le offerte contengono allo stato attuale le garanzie che il Governo richiedere nel bando di gara. Il ministero dell’ Ambiente ha chiesto loro di apportare alcune modifiche e miglioramenti, motivo per cui sono stati concessi ulteriori 15 giorni di tempo alle due cordate per modificare e  consegnare la loro migliore offerta economica vincolante. La valutazione e decisione del Governo significa che no avverrà soltanto su fattori economici industriali ma sulla base di una decisione politica.  Al momento secondo fonti confidenziali  di Palazzo Chigi  la cordata guidata dal Gruppo Arvedi affiancata dallo Stato con la presenza della  Cassa depositi e prestiti, sembra fortemente avvantaggiate.  Per la decisione finale quindi  bisognerà attendere circa un mese, in quanto la cessione prevista per gennaio è slittata a seguito delle dimissioni del governo Renzi .
Quello che trapela da Palazzo Chigi e dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’ Ambiente, è che nella decisione finale non avrà (come facilmente prevedibile)  alcun peso “politico” il progetto di decarbonizzazione  sostenuto negli ultimi mesi dal presidente della Regione Puglia  Michele Emiliano  scopertosi “novello” ambientalista.  Sono fondamentalmente due le priorità per la decision sull’acquirente finale : il vincitore dovrà attenersi rigorosamente all’ Aia e a tutte le indicazioni contenute e previste dal piano ambientale, che attualmente non sono state ancora finalizzate ed attuate dai commissari, oltre a dover garantire ed assicurare sotto gli aspetti economici, una continuità occupazionale.
Tutto ciò infatti non dovrebbe essere impossibile in quanto gli ultimi dati economico-gestionali dell’  ILVA forniscono dati ottimistici pessimi: nel 2016 il siderurgico di Taranto ha prodotto circa 6 milioni di tonnellate di acciaio, con una produzione (e vendita) in crescita rispetto ai 4,7  milioni del precedente esercizio 2015.



ILVA. E’ ufficiale: raggiunto l’accordo con la famiglia Riva

CdG-commissari-ILVA

di Antonello de Gennaro

Corrado Carrubba, Piero Gnudi, Enrico Laghi , commissari straordinari di ILVA in Amministrazione Straordinaria, attraverso un comunicato stampa ufficiale hanno reso noto questa sera che  ” in data odierna sono stati individuati i termini e le condizioni di un accordo tra il Gruppo ILVA, gli esponenti della famiglia Riva e le società ad essi riconducibili. L’accordo potrà essere stipulato entro il prossimo mese di febbraio, previo ottenimento di tutte le prescritte autorizzazioni da parte degli organi competenti, che verranno richieste nei tempi tecnici necessari“.

Contestualmente alla stipulazione dell’accordo, saranno tra l’altro rese disponibili ad ILVA, con il consenso degli esponenti della famiglia Riva, e nelle forme e modalità stabilite dalla legislazione speciale in vigore, somme e titoli, per un controvalore di circa Euro 1,1 miliardi, attualmente oggetto di sequestro penale, affinché gli stessi siano destinati all’attuazione del Piano Ambientale, alla realizzazione di interventi di bonifica e alle altre finalità previste dalla legge. E’ previsto inoltre che gli esponenti della famiglia Riva mettano a disposizione un ulteriore importo, per l’ammontare complessivo di Euro 230 milioni, prevalentemente destinato a supportare la gestione corrente di ILVA e le iniziative assunte ai fini della prosecuzione dell’attività d’impresa.

CdG-famiglia-RIVAA fronte degli impegni sopra riferiti,  continua il comunicato “si prevede che il Gruppo ILVA rinunci a qualunque pretesa nei confronti degli esponenti della famiglia Riva e delle società loro riconducibili, ponendo fine al vasto contenzioso in essere nell’ambito di una transazione di carattere generale che comprende reciproche rinunce. L’esecuzione dell’accordo consentirà di completare il processo di ambientalizzazione dell’ILVA. Alla definizione si è pervenuti attraverso gli sforzi fino ad oggi profusi dal Governo, dalle Procure di Milano e di Taranto, dagli Enti territoriali e dai Commissari Straordinari e dai Signori Riva“.

L’accordo è stato definito con l’assistenza degli studi legali  Lombardi Molinari Segni e Severino Penalisti Associati che hanno assistito il Gruppo ILVA, mentre gli esponenti della famiglia Riva si sono affidati allo Studio Roppo Canepa, lo Studio del prof. Guido Rossi, lo Studio Dominioni Gobbi, il prof. avv. Carlo Enrico Paliero, l’avv. Elio Brunetti e l’avv. Pietro Longhini.

CdG com stampa ilva

I Commissari Straordinari di ILVA in Amministrazione Straordinaria, Corrado Carrubba , Enrico Laghi e Piero Gnudi, con una nota ufficiale “esprimono grande soddisfazione per l’accordo raggiunto oggi con la famiglia Riva. L’accordo delinea in maniera definitiva il contesto nel quale ci si avvia alla vendita della Società e garantisce risorse certe per il risanamento ambientale di ILVA”.

L’accordo era stato annunciato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Per l’acquisto dell’azienda, che dovrebbe essere venduta nei primi mesi del 2017, sono in corsa due cordate: una composta da JSW Steel, Cdp, Delfin ed Arvedi; l’altra da ArcelorMittal e Marcegaglia.

E con questo accordo cala il sipario su una vicenda tormentata, che ha consentito a tanti politicanti, pennivendoli e cassandre varie di poter mettere voce su questa vicenda che era molto al di sopra delle proprie competenze professionali. Ora può finalmente completarsi il risanamento ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto. La città di Taranto può continuare ad avere in funzione il più grosso stabilimento siderurgico d’Europa, su cui questa città vive da oltre mezzo secolo, con le migliori prospettive immaginabili e possibili per il proprio futuro.

E bisogna dire “grazie” onestamente anche al Governo Renzi che in questi anni hanno garantito occupazione e lavoro a circa 18mila famiglie, contro le varie pseudo associazioni ambientaliste (interessate solo a prendere qualche soldino..) e chi, compresa una buona parte dell’informazione locale “deviata” ha remato negli ultimi anni contro l’ ILVA ed il posto di lavoro dei suoi dipendenti, dopo essere stata a lungo “foraggiata” e mantenuta da Girolamo Archinà con i soldi di Emilio Riva. Il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti con una dichiarazione manifesta la sua soddisfazione per l’accordo che “crea condizioni migliori per il perseguimento degli obiettivi ambientali, prioritari nell’ambito della procedura di cessione”, nonostante il solito “guastatore” Michele Emiliano che cercando visibilità e protagonismo ha anticipato oggi in un’intervista all’ Huffington Post che la Regione Puglia si opporrà a questo accordo in Tribunale a Taranto e di aver scritto alle Procure di Milano e Taranto.  C’è da augurarsi che abbia il coraggio e la faccia di essere presente in aula a Taranto il 6 dicembre. Noi conosciamo già l’esito delle sue “letterine”….finiranno nel cestino tritacarte riservato alle lettere inutili.

P.S. chissà come mai questa volta alcuni giornali come La Repubblica , il Corriere della Sera, il Sole24 Ore, l’Agenzia ANSA, la notizia la danno da Milano e da Roma …? Capirlo non è difficile. basta essere del mestiere. Quello vero ed indipendente !

 

 

E scusateci… se i robot di Google registrano e tracciano  immediatamente le nostre notizie mettendole in testa alle ricerche !

 

CdG google ilva




Ilva: Arvedi “andiamo avanti anche senza Erdemir “

Audizione al Senato ieri in commissione Industria, convocati chiaramente in audizioni separate i  rappresentanti del Gruppo Arvedi e dei turchi di Erdemir, che stanno presentando le loro progettualità e proposte per l’ acquisizione dell’ Ilva .  Dopo che nei giorni precedenti la multinazionale franco-indiana  Arcelor Mittal, alleato con Marcegaglia, a reso noto che intende attuare per la fase iniziale ad una produzione di 6 milioni di tonnellate e di tenere in attività soltanto 3 dei 4 altiforni presenti nello stabilimento siderurgico di Taranto, l’industriale cremonese Giovanni Arvedi  capo dell’omonimo gruppo, parlando con i giornalisti a latere dell’audizione in Senato, sull’accordo controfirmato con i turchi di Erdemir per la gara di acquisizione dell’Ilva indetta dal Governo italiano. ha ribadito che  “noi andiamo avanti anche senza Erdemir, non c’e’ più spazio per guerre fra poveri ma c’e’ spazio per accordi intelligenti per un futuro migliore” confermando ancora una volta la sua disponibilità verso il gruppo Marcegaglia.

nella foto, Giovanni Arvedi

nella foto, Giovanni Arvedi

Arvedi che fa parte di una cordata a 4 insieme ai turchi di Erdemir, la Cassa Depositi e Prestiti e la holding finanziaria  Delfin  di Leonardo Del Vecchio (che controlla il gruppo Luxottica) ha illustrato al Senato  delle prospettive di un futuro ambientalmente più compatibile per l’Ilva di Taranto, concentrato sull’uso del gas e della possibile realizzazione di un grande gruppo siderurgico, attraverso la costituzione di una nuova società destinata essere quotata in Borsa, ma ha precisato una necessità, cioè quelllo di un prezzo del gas a “livelli americani e attorno ai 10 centesimi di euro al metro cubo, rispetto egli attuali 20 cent/m3 che si pagano in Europa“.

Il gruppo Erdemir, secondo quanto ha riportato Giovanni Arvedi in commissione industria al Senato, ha sottoscritto con il gruppo Arvedi un accordo che doveva essere ratificato dal consiglio di amministrazione del gruppo turco entro settembre. Ma il consiglio di amministrazione è stato convocato per i prossimi giorni, ed adesso si attende di conoscerne le decisioni . “In ogni modo – ha detto Arvedinon è un dramma perchè l’Italia è in grado di far fronte ai suoi impegni”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, affiancato dal vice ministro Teresa Bellanova ha incontrato martedì al Mise i vertici dei sindacati metalmeccanici, ha spiegato che “Il piano ambientale è una funzione del piano industriale ma è di importanza fondamentale”  giustificando le ragioni del nuovo decreto del Governo Renzi, posto all’esame ed approvazione delle commissioni della Camera per la successiva conversione in legge, ha deciso di assegnare una nuova centralità all’aspetto del risanamento posticipando anche i tempi della cessione.




ArcelorMittal: “Ilva strategica ma va risanata”

In un  colloquio con i giornalisti Paolo Bricco e Matteo Meneghello del quotidiano Sole 24 Ore,  Ondra Otradovec, responsabile dell’area fusioni e acquisizioni della multinazionale franco-indiana ArcelorMittal, ha esposto per la prima volta i piani della multinazionale sull’Ilva. La decisione del Governo Italiano sulla migliore offerta era inizialmente prevista per il 30 giugno secondo quanto indicato nel bando internazionale. Ma il Consiglio dei ministri martedì scorso ha varato un nuovo decreto per spostare di altri quattro mesi la scadenza, al fine di consentire una nuova analisi degli investimenti ambientali, e quindi così i tempi scadranno alla fine dell’anno.

Seguiamo il processo di vendita così come strutturato dal Governo – ha detto Ondra Otradovec – Data la situazione estremamente complicata, un processo di vendita rapido sarebbe negli interessi della società e degli stakeholders, così da potere iniziare a lavorare per stabilizzare l’assetto e garantire un futuro sostenibile.  Il lavoro a Taranto sarà duro. Ci vorranno due o tre anni per riportare l’Ilva al break even (cioè al punto di pareggio economico della gestione ndr CdG) . Ma siamo convinti di riuscirci perché abbiamo una forte esperienza nel turnaround delle aziende. Per questa ragione –ha aggiunto Otradovec – partecipiamo con convinzione all’asta organizzata dal Governo italiano. L’Ilva, per noi, è strategica, ma anche noi, come grande gruppo internazionale in grado di valorizzare ogni nostra controllata, possiamo essere strategici per l’azienda. L’Ilva va risanata e va riposizionata, trasformando il suo acciaio da commodity a prodotto con più valore aggiunto. Questo è quello che permetterà un futuro sostenibile all’azienda e solo ArcelorMittal ha il know how per raggiungere questo traguardo“.

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Questa l’intervista integrale rilasciata al Sole24Ore:

Per l’Ilva, avete stretto una alleanza con Marcegaglia. È stato detto che nella joint venture voi avrete l’85% e l’impresa italiana il 15%. Sono proporzioni corrette?

Sì, sono corrette. Gli ordini di grandezza sono quelli. Anche se stiamo continuando il dialogo con la Cassa Depositi e Prestiti. Qualora la Cdp aderisse al nostro progetto, le quote azionarie cambierebbero. Siamo molto contenti dell’alleanza con Marcegaglia, che consideriamo un partner strategico. Non soltanto perché è una impresa italiana con una solida reputazione e un management stabile. Ma anche perché ha una specializzazione, di trasformazione e non di produzione, complementare a quella dell’Ilva, di cui è peraltro la prima cliente. Ci farebbe piacere anche una presenza nell’azionariato di Cdp, in quanto espressione del Governo e come socio finanziario.

Quali sono gli elementi principali del vostro piano industriale?

Per iniziare immaginiamo una acciaieria di Taranto che produca 6 milioni di tonnellate all’anno, con tre altoforni. Poi, se le cose dovessero funzionare e se la domanda lo richiederà, potremmo aumentare i livelli produttivi. Naturalmente serviranno investimenti in tecnologia e interventi di manutenzione che, negli ultimi anni, hanno scarseggiato. Per l’impatto ambientale realizzeremo investimenti in linea con le “best practice” europee internazionali che renderanno l’impianto di Taranto assimilabile ai migliori standard dell’Ue. Il turnaround di Taranto deve essere allo stesso tempo ambientale, industriale e commerciale. Il successo di Ilva non è garantito solo dalla vendita, ma da un partner solido, capace di fornire know how tecnologico, nuovi prodotti e mercati.

L’ex commissario Enrico Bondi aveva previsto la possibilità di alimentare la produzione con il preridotto, magari realizzando un impianto in loco. Cosa ne pensa?

Non siamo convinti possa funzionare. Non ne vediamo la logica: una scelta del genere ha senso solo nei mercati dove lo spread tra il prezzo del rottame e il prodotto finale è maggiore che in Europa e dove c’è un prezzo dell’elettricità inferiore. Condizioni presenti, ad esempio, negli Stati Uniti, ma non in Europa. È un investimento importante e le condizioni non giustificano questa opzione. Sono altre, e numerose, le sfide legate all’impianto di Taranto.

A Taranto c’è molta preoccupazione per l’occupazione. Oggi ci sono 11.500 addetti diretti, che salgono a 16mila in tutta Italia. Che cosa contiene il vostro piano industriale a questo proposito?

Il livello occupazionale dovrà essere proporzionato ai livelli produttivi che gradualmente realizzeremo sulla base di parametri utilizzati anche dalle altre aziende europee del settore. Ci candidiamo a comperare l’Ilva anche in virtù della complessità e del livello di specializzazione del nostro gruppo multinazionale. Investiamo ogni anno 259 milioni di dollari in R&S. Nei nostri 12 centri di ricerca lavorano 1.300 specialisti. Il 60% della nostra ricerca è concentrato sull’automotive industry. Pensate a quello che possiamo fare per il miglioramento qualitativo dell’acciaio di Taranto destinato agli stabilimenti di FCA, di cui siamo già fornitori, e alle aziende della componentistica italiana che lavorano con le case automobilistiche tedesche. Lo stesso vale per l’ambiente. Abbiamo ridotto dal 2007 le emissioni di CO2 del 4,5% e quelle di polveri, dal 2010, del 21 per cento. Siamo fiduciosi che l’integrazione di Taranto nel nostro contesto tecnologico e industriale porterà beneficio allo stabilimento e alla città.

Un anno e mezzo fa avete studiato il dossier Ilva. Allora l’operazione non andò in porto. Che cosa è cambiato?

Rispetto ad allora, esiste una maggiore distinzione fra le responsabilità di chi viene accusato di avere inquinato Taranto e le responsabilità di chi oggi sarà chiamato a gestire il risanamento ambientale e il turnaround industriale. Per noi Ilva è strategica. In un passaggio storico sancito dal consolidamento industriale di molti big player, ArcelorMittal scommette sull’Europa. Fra il 2015 e il 2016 il nostro debito netto è sceso da 16 a 12 miliardi di dollari. Il che indica uno stato patrimoniale sano con un rapporto di 2,2 tra debito netto e Ebitda. Disponiamo di 14 miliardi di dollari di liquidità. Miriamo a poche selezionate acquisizioni. Ilva è una di queste in quanto complementare alle nostre aree di business e perché crediamo di poter fare la differenza positiva per l’azienda e i suoi stakeholders.

In caso di successo dell’operazione Ilva, non rischiate problemi con l’Antitrust comunitaria?

Certamente l’Antitrust controlla ogni acquisizione. Genericamente parlando non credo che ci saranno grossi problemi. Nella maggior parte delle linee di prodotto resteremo comunque sotto il 40% del mercato. In alcune linee potremmo superare questa soglia, ma abbiamo studiato a fondo la questione sul piano legale e non abbiamo individuato rischi concreti.

L’altra cordata in lizza è incentrata sui turchi di Erdemir. Se dovesse aggiudicarsi Ilva, ci sarebbero conseguenze per il mercato italiano e per l’operatività di ArcelorMittal nell’Europa del sud? Il vostro interesse per Ilva ha ragioni difensive?

Non facciamo operazioni difensive, fino a poco tempo fa eravamo gli unici in lizza per Ilva, ben prima di Erdemir che è una buona azienda, della quale tra l’altro possediamo una quota residuale del 12,5%. Si tratta comunque di un gruppo molto concentrato sul mercato turco, delle stesse dimensioni di Ilva: è la prima volta che compie un’operazione al di fuori dei confini del Paese. Per questo è difficile giudicare che strategia adotterà, eventualmente, in Italia. La questione Ilva è molto complessa e costituisce un turnaround difficile: per questo crediamo che il suo futuro possa essere sostenuto da un gruppo che produce acciao, che sia forte e articolato, con una consolidata presenza in Europa che possa integrare Ilva nel suo modello di business, aprendo possibilità per nuovi prodotti e mercati. Non vediamo alcuna altra azienda del settore che possa portare gli stessi vantaggi.

Signor Otradovec, quando è stata l’ultima volta in cui è andato a Taranto?

Io personalmente sono stato a Taranto un anno e mezzo fa, quando abbiamo compiuto una due diligence molto dettagliata. Questa volta abbiamo mandato il team delle operations per fare un aggiornamento dello stato dell’arte dell’acciaieria. L’acciaieria di Taranto deve tornare a vivere. E, perché questo accada, serve un grande gruppo siderurgico presente in tutto il mondo, un management di primo livello che opera da anni nel settore e nuovi mercati di sbocco. Non si può affidare l’impianto a una dirigenza priva di competenze nell’acciaio. Noi abbiamo il tipo di management giusto: specializzato, abituato a gestire turnaround complessi e con una vasta esperienza internazionale. E lo metteremo a disposizione dell’Ilva, dove abbiamo incontrato lavoratori seri e qualificati.




Ilva: Cassa Depositi e Prestiti al lavoro sui progetti e le proposte di due cordate

ROMA – I vertici della Cassa Depositi Prestiti con in testa il presidente Claudio Costamagna e all’amministratore delegato Fabio Gallia hanno incontrato e stanno incontrando in questi giorni “diversi attori industriali interessati al salvataggio dell’Ilva“. L’obiettivo è di “valutare l’interesse manifestato dai possibili futuri soci, il loro progetto di turnaround e sviluppo dell’azienda” in vista di una cordata che avrebbe la Cdp come “socio finanziario con una partecipazione di minoranza“. Lo ha dichiarato all’ANSA una fonte vicina all’operazione. “Conditio sine qua dell’ingresso di Cdp è la presenza di almeno un socio industriale” ha aggiunto la fonte.

CdG panoramica ILVASecondo le recenti indiscrezioni delle ultime settimane si assisterà probabilmente ad una sorta di “challenge” finale fra i  due dei principali gruppi italiani dell’acciaio che si sfideranno facendo parte di rispettive “cordate” con due multinazionali internazionali del settore. Da una parte ci sarà, il gruppo mantovano Marcegaglia che da tempo è l’alleato italiano alleato dei franco-indiani di Arcelor Mittal; l’imprenditore cremonese Arvedi si contrappone grazie ad un accordo in via di definizione con il gruppo turco Erdemir. Nella partita sarà un ruolo importante lo avrà la Cassa Depositi Prestiti: sia come garanzia politica, sia come investitore finanziario. E, a sorpresa, nonostante delle smentite “strategiche” sarebbe della partita anche Leonardo Del Vecchio, il fondatore del gruppo Luxottica nonché uno degli uomini più “liquidi” d’Italia, che è di origini pugliesi, con un patrimonio che la rivista d0’affari americana  Fortune ha classificato in quasi 22 miliardi di euro.  Il padre di Del Vecchio era originario di Barletta, da dove è emigrato alla volta di Milano negli anni Venti. Inoltre, Luigi Francavilla il suo storico braccio destro,  entrato in Luxottica nel 1968 fino a diventarne direttore generale, è nato in un comune in provincia di Taranto.

La presenza di due cordate manifestamente interessate pronte a battersi per rilevare lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto è sicuramente un buon segnale per l’acciaieria italiana. I punti ancora da chiarire non mancano, così come sono ancora aperte alcune incertezze legate alle cause legali precedenti e ai ricorsi intentati nei confronti del commissariamento dell’ ILVA, come per esempio, è importante da capire come finirà l’iniziativa della Ue attivatasi dopo gli esposti dei “competitors” stranieri sui possibili aiuti di Stato nei confronti dell’ILVA, oltre ai puntuali ricorsi della famiglia Riva (ex proprietaria dell’ILVA) nei confronti del commissariamento, pur avendo la famiglia rinunciato all’eredità dopo la scomparsa del patron Emilio Riva




Il ministro Guidi firma il bando: ora l’Ilva è ufficialmente in vendita

CdG Federica Guidi

nella foto il Ministro Federica Guidi

Come  anticipato l’ ILVA dovrà essere messa in vendita entro il prossimo giugno.  Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha firmato questa sera il decreto che autorizza la cessione del complesso siderurgico di Taranto  e l’avvio delle procedure per il trasferimento delle aziende che fanno capo alle società del gruppo attualmente in amministrazione straordinaria. Con il semaforo verde da parte del Mise, si avvia l’esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali dell’ ILVA predisposto dai tre commissari Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi, che avrà una durata fino a 4 anni.  Entro il 30 giugno 2016, quindi, ci sarà l’aggiudicatario del bando; mentre  la cessione degli asset sarà completata entro i 4 anni .

Prende quindi di fatto piede il programma che era stato annunciato dal ministro Guidi in un’intervista a Repubblica, solo pochi giorni fa,  dopo mesi di percorsi confusi e contraddittori, durante i quali prima si era ipotizzata l’idea del “privato”, poi quella della “nazionalizzazione”, per poi decidere di tornare sul mercato. Si è quindi escluso il cosiddetto “spezzatino” dell’acciaieria e non si è escluso l’intervento in cordata di gruppi italiani, mentre quasi certamente nascerà una “newco” con la possibile partecipazione in minoranza della Cassa depositi prestiti, controllata dal Ministero dell’Economia.
CdG sede ilva

Domani mattina verrà pubblicato – sulla stampa nazionale e internazionale – il bando per le manifestazioni di interesse “al fine di consentire – riporta una nota del ministero – l’espletamento delle relative procedure entro il termine del 30 giugno 2016”, come previsto dal decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 4 dicembre e che da giovedì passerà al vaglio delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera per la conversione in legge. Il programma di cessione, predisposto dai commissari Ilva, Piero Gnudi, corrado Carruba ed Enrico Laghi, avrà una durata di quattro anni”

Gli acquirenti dell’ ILVA dovranno quindi farsi avanti entro i  prossimi trenta giorni, secondo quanto previsto dal decreto . Successivamente partirà la procedura di approfondimento delle proposte presentate che scadrà il 30 giugno. Tra i nomi è tornato in auge negli ultimi giorni quello della multinazionale dell’acciaio Arcelor-Mittal, che già un anno fa avevano manifestato  interesse a rilevare lo stabilimento siderurgico di Taranto, a condizione che venissero esentati da qualsiasi coinvolgimento nei noti problemi giudiziari e ambientali. Torna a circolare anche questa volta il nome della Arcelor-Mittal fra i pretendenti che dovrebbe farsi avanti insieme a una cordata con la Cassa depositi e prestiti e altri nomi di imprenditori italiani: Arvedi, Amenduni (già socio dei Riva, con cui era in contrasto anche legalmente), Marcegaglia. All’ eventuale acquisto dell’ILVA sarebbe interessato anche un gruppo svizzero.

CdG Renzi

nella foto, il premier Matteo Renzi

Resta accesa, però, la discussione sulla mossa del governo che ha letteralmente “spiazzato” Confindustria Taranto e diviso fra di loro i sindacati. Il premier Matteo Renzi alla vigilia della decisione del ministro Guidi, polemizzando con quel “partito anti-Ilva” che allinea nell’Unione europea e lanciando un vero e proprio altolà ai “maestrini” di Bruxelles,  in un’intervista ha commentato “che qualcuno amerebbe veder chiudere Taranto è cosa nota: ma non lo accetteremo” . Secondo Flavio Tosi il sindaco di Verona  “il decreto del Governo che punta a vendere l’ILVA di Taranto è una sorta di esproprio proletario di stampo sovietico. Quando il decreto arriverà a Montecitorio, faremo sentire la nostra voce. Siamo in totale disaccordo con l’intento del governo. Dopo sette salvataggi pasticciati dell’azienda, si è arrivati – ha aggiunto Tosia una soluzione, si fa per dire, che riporta il Paese alla non rimpianta Unione Sovietica, dove lo Stato spossessa il privato di una sua legittima proprietà . Proprio un bel biglietto da visita per chi dall’estero volesse investire sulla nostra siderurgia. Così si svenderà per pochi euro, se non anche gratis, alle solite cordate all’italiana, tipiche di certe pessime privatizzazioni, fenomeno tristemente noto nel Belpaese“.

Sul fronte sindacale continuano le divisioni sulla decisione del governo.

 In linea con Tosi   il segretario nazionale della Uilm Rocco Palombella: “Il processo di accelerazione di vendita o privatizzazione dello stabilimento creerà non poche difficoltà da un punto di vista degli assetti industriali. Si rischia di svenderla. Se non è in grado lo Stato stesso di farsi carico dell’azienda, come può farlo un privato? Un anno fa  i possibili acquirenti volevano garanzie  – dice Palombellae ad oggi la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata: si è fermato l’altoforno numero 5 (il più grande, garantiva il 40 per cento della produzione), non ci sono stati i processi di ambientalizzazione necessari e ad aggravare tutto questo c’è stato anche il blocco degli 1.2 miliardi dei Riva che dovevano servire al risanamento. Ci auguriamo solo che non ci sia nè un ridimensionamento produttivo, nè una riduzione dei livelli occupazionali – ha concluso Palombella e soprattutto, l’ambientalizzazione dello stabilimento che è la parte più importante per poter dare una prospettiva allo stabilimento.”

Di parere contario e quindi a foavore della decisione del Governo Renzi,  la Fim Cisl che si è sempre dichiarata contraria a qualsiasi processo, vero o presunto, mascherato o no, di “nazionalizzazione”.  “Ci auguriamo  che ci sia capacità di selezione da parte del governo di soggetti con reali intenzioni di investimento e rilancio – dice il segretario generale nazionale Marco Bentivogli servono soggetti industriali che si occupino realmente del futuro di ILVA perchè la crisi dopo il sequestro è costata non solo dieci miliardi di euro, ma anche un’ambientalizzazione che si è fermata e la perdita di metà della capacità produttiva fissata dall’Aia, circa 4 mln di tonnellate“.

 




Cesareo riconfermato per il prossimo triennio alla guida di Confindustria Taranto

Confermata oggi dall’ Assemblea dei soci di Confindustria di Taranto tenutasi presso la Cittadella delle Imprese alla Camera di Commercio di Taranto  la rielezione per il triennio 2015/2018 di Vincenzo Cesareo, cioè l’attuale presidente in carica ed uscente.  Una conferma che premia il suo impegno in un momento di gravi difficoltà per l’economia tarantina che patisce le svariate crisi aziendali, una situazione occupazionale a dir poco “esplosiva”, conseguente alla mancanza di lavoro conseguente alla crisi delle aziende, sopratutto quelle impegnate nell’ indotto ILVA. Nel suo intervento, Cesareo ha detto “sappiamo di non poter pretendere – né abbiamo la voglia – di sostituirci alla politica e tantomeno alle istituzioni, perché il nostro ruolo è un altro. Continueremo tuttavia con la nostra azione di stimolo, di proposta, di forte impulso nei confronti dei decisori territoriali per far sì che questo territorio esca dal profondo torpore in cui è sprofondato da oramai troppi anni!”

CdG ilva_stabilimento taranto

Nel suo intervento Cesareo si è soffermato sull’attuale crisi stagnante nell’economia tarantina,  ricordando che “negli ultimi trent’anni non si registra una situazione come quella che al momento investe l’area nella sua totalità: le grandi realtà –Ilva, Porto, Arsenale– sono interessate da crisi oramai conclamate, che raggiungono livelli di eccezionalità nel caso del centro siderurgico. Altri pezzi dell’economia, sia di tradizione che di più recente costituzione, stanno rimettendo in discussione la loro permanenza sul territorio, stravolgendo i livelli di produzione, di occupazione, di ritorno economico- finanziario sull’intera area jonica. E parliamo – ha aggiunto Cesareo  di Teleperformance, di Cementir, di vertenze che investono grandi catene commerciali come Auchan. Parliamo di realtà imprenditoriali, come Vestas, che hanno ridimensionato gli insediamenti sul nostro sito, altre, come Miroglio e Marcegaglia, che lo hanno definitivamente abbandonato, cancellando ogni tipo di prospettiva non solo di rilancio ma di permanenza e continuità”.

CdG confindustria_tarantoIl Presidente di  Confindustria Taranto ha reso noto, nel corso della sua relazione agli associati “di aver sottoscritto con i sindacati un documento” – che verrà presentato nei prossimi giorni – “che ci consentirà di imprimere maggior forza e senso di unitarietà al pressing che d’ora in avanti – giocoforza – andremo ad esercitare nei confronti del governo centrale e delle istituzioni regionali e locali per fronteggiare le troppe criticità presenti sul territorio. Con il documento – una vera e propria road map anticrisi – riprendiamo la concertazione con i sindacati sui temi che ci accomunano e sulla necessità, condivisa, di risolvere i problemi della crisi industriale, così come sta avvenendo anche a livello regionale fra il governatore Emiliano e le parti sociali”.

Cesareo ha aggiunto che “Taranto deve ritrovare la capacità di fare sistema: è necessario però che tutti i protagonisti dell’economia, della politica e della società civile si impegnino, con consapevolezza e realismo, per definire insieme una politica industriale che restituisca competitività al territorio. Sono convinto che ricchezza e profitto, se coniugati con lo sviluppo sociale, con la creazione di posti di lavoro, con un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali e con tutte le istituzioni, nel rispetto dei lavoratori e, più in generale, di tutti i portatori di interesse, costituiscano elementi fondamentali per la crescita del bene comune

confindustriaConcludendo Cesareo ha parlato del nuovo ruolo della “squadra” ai vertici dell’associazione degli imprenditori di terra jonica, perchè  la Confindustria Tarantodeve diventare un luogo di elaborazione di idee e di proposte in cui i vicepresidenti, la Giunta, il comitato di Presidenza, siano elementi di mediazione fra le varie esigenze delle aziende associate e di collegamento con i soggetti istituzionali esterni“.

Al riconfermato Presidente di Confindustria Taranto è arrivato il messaggio di congratulazioni dell’ on. Michele Pelillo, vice presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati: “Rivolgo il mio personale augurio di buon lavoro ad Enzo Cesareo, che è stato confermato alla presidenza di Confindustria Taranto. Sono convinto che continuerà a lavorare bene per le imprese di Taranto e la provincia ionica, oggi più che mai bisognose di una guida e di una voce forte e autorevole, per affrontare la grave crisi economica e sociale che attanaglia in particolare la nostra realtà. A Cesareo va il mio plauso per l’avvenuta rielezione, con l’impegnoche il dialogo interistituzionale proseguirà nell’interesse del territorio e dello sviluppo, convinto, come lui, che sia necessaria la concertazione”.

Questo il nuovo vertice per il prossimo triennio:

Presidente:  Vincenzo Cesareo

Vice Presidente Vicario: Antonio Marinaro (presidente ANCE Taranto)

Vice Presidenti: Antonio Albanese (delega all’ Ambiente), Luca Amoruso ( ENI – delega per l’ energia), Emanuele Di Palma (BCC S.Marzano di S.Giuseppe – marketing) , Domenico Nardelli (Internazionalizzazione)

Componenti di diritto

Luigi de Filippis (Presidente Piccola Industria), Luigi de Francesco (Presidente Gruppo Giovani), Giuseppa Ancona (delegato di zona)

Consiglieri Delegati

Angelo Bozzetto (Rigenerazione Urbana), Michele De Pace (Marketing Associativo), Domenico Cassalia ( Bonifiche) , Michele Dioguardi (Credito e Finanza)  Lorenzo Ferrara (Credito e Università), Antonio Galeone (Progetti speciali)




Mucchetti: “Siderurgia strategica. E il ruolo dello Stato è essenziale”

di Fabio Tamburini

Quali sono gli errori da evitare?

L’acciaio pubblico ha avuto le sue infinite tristezze, ma è stato l’architrave del boom degli anni 50 e 60. Se avessimo dato retta alla Falk e non a Oscar Sinigaglia non avremmo mai avuto gli altoforni che hanno alimentato l’industria meccanica nazionale. Le privatizzazioni dell’Iri-Finsider, invece, sono state un disastro. Purtroppo Falck e Agarini hanno rivenduto ben presto la Terni alla Thyssenkrupp, che l’ha splpata trasferendop in Germania la tecnologia del lamierino magnetico e ora la vuole ridurre ai minimi. Il gruppo Lucchini, che pure con il materiale ferroviario conferma la vocazione indsutriale, ha dovuto cedere le Acciaierie di Piombino ai russi di Severstal che le hanno portate al crac. I Riva hanno guadagnato molto con l’Ilva, ma con luci ed ombre.

Quali?

Hanno tagliato i rapporti tra l’Ilva e la criminalità organizzata pugliese. Grande merito. Ma non hanno rispettato i vincoli ambientali. Grande miopia, che consegna la fabbrica ad una magistratura, quella di Taranto, ispiarata anche da pregiudizi anti industriali. Le privatizzazioni e l’internazionalizzazione delle proprietà, cardini degli anni 90, si sono dimostrate poco efficaci. Almeno in siderurgia.

Come uscirne?

Il governo punta a sconti sulla bolletta elettrica per i siderurgici. Ok, ma se per ogni crisi d’imprese energivore batte questa strada e poi non realizza nemmeno la cartolarizzazione degli incentivi alle energie rinnovabili, come farà a tenere fede alla riduzione del 10% della bolletta per piccole e medie imprese, promessa nel decreto Competitività? Occorre maggiore capacità esecutiva. E a questo punto non si può escludere l’intervento dello Stato nel capitale a rischio. Certo, il Renzi tatcheriano che plaude a Sergio Marchionne dovrà mettersi d’accordo con il Renzi statalista nell’acciaio. Ma basterà un tweet.

Verrà coinvolta la Cassa depositi e prestiti?

Gorno Tempini ha ribadito in Senato che può intervenire solo in aziende sane. Dunque non nell ’Ilva o a Piombino, ma solo nel capitale di società interessate a rilanciare queste aziende. Va bene, ma per evitare che la prudenza scada a ipocrisia, lo Stato deve metterci la faccia. Per l’ Ilva si parla di Arvedi o Marcegaglia, gruppi fortemente indebitati. Se la Cdp li vuole ricapitalizzare è un conto e va seguito un certo percorso. Se invece lo vuole fare in funzione dell’Ilva occorre massima chiarezza sull’entità dell’investimento e sulla governance.

Condivide il progetto della cordata di imprenditori siderurgici organizzata per produrre a Piombino il cosiddetto preridotto, cioè semilavorati da utilizzare nell’alimentazione dell’acciaieria?

E come no? Servirebbe a Piombino, agli industriali bresciani e pure a Taranto. Ho chiamato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, a riferircene in Senato. Intanto noto come gli stessi imprenditori. soltanto pochi mesi fa, avevano bocciato un piano analogo dell’ex commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, ritenendolo antieconomico. Ma gli industriali possono essere anche capiti: hanno i loro tempi nel leggere le tendenze dei prezzi del gas e del minerale e i loro interessi specifici. Il problema è il governo, subalterno a industriali, banche, liquida Bondi e dà mandato per vendere l’Ilva, a un nuovo commissario, il peraltro ottimo Piero Gnudi, bruciandogli i vascelli alle spalle. Un errore drammatico. Ma con un pò di sale in zucca siamo ancora in tempo per recuperare.

* intervista tratta dal CorriereEconomia inserto economico del Corriere della Sera




Presidio di solidarietà della Fiom di Taranto per l’ Ast di Terni

La Fiom di Taranto insieme ad altre categorie della Cgil manifesteranno venerdì prossimo con  un presidio di fronte alla Prefettura di Taranto  per rivendicare il legitimo “diritto a manifestare senza essere aggrediti, in solidarietà ai lavoratori dell’ Ast di Terni e a sostegno della loro vertenza, per salvare l’ Ilva, la siderurgia e il lavoro manifatturiero in Italia, per riaccendere i riflettori su vertenze tarantine come quella dei lavoratori di Marcegaglia nuovamente precipitata nell’emergenza’’.

L’iniziativa è stata organizzata in vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici che si terrà con la manifestazione a Napoli il 21 novembre.  Il sindacato vuole dire  “no al Jobs Act, no alla legge delega. Si estenda a tutti e a tutte l’art. 18 e lo Statuto dei diritti dei lavoratori. No al demansionamento e alla video sorveglianza». Nel corso del presidio, che avrà inizio alle 9.30, prenderanno la parola i delegati della Fiom, il segretario della Cgil di Taranto Giuseppe Massafra, il segretario della Fiom di Taranto Donato Stefanelli. La Cgil e la Fiom di Taranto chiederanno un incontro al Prefetto Guidato.




Ilva, il prezzo che Taranto non può e non deve pagare

di Antonello de Gennaro

Il “caso ILVA” è costato sin troppo alla città di Taranto, sia in termini economici, che sociali ma sopratutto ambientali . Le ferite procurate e lasciate, in questi ultimi due anni e mezzo, rappresentano uno dei casi più drammatici complessi della storia dell’industria italiana: I dipendenti dell’ ILVA, ed i cittadini di Taranto non sono mai stati messi nelle condizioni di poter lavorare e vivere con tranquillità non soltanto occupazionale, ma sopratutto per la loro salute.  Sono stati i tarantini  a pagare per primi i rischi e le conseguente dell’inquinamento ambientale.  Non è giusto nè legittimo che circa 200mila abitanti italiani e cioè il numero dei cittadini a Taranto, debbano convivere quotidianamente da troppi anni in una situazione poco salubre e sopratutto di crisi e rischio occupazionale.

ILVAQuanto è sinora successo, ha creato non pochi danni anche all’industria ILVA che ha visto diminuire di circa un terzo la propria attività produttiva a vantaggio dei concorrenti internazionali, e crollare il proprio patrimonio netto  di 2,5 miliardi di euro. Con lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto in mano al Gruppo Riva, l’ economia italiana,  ha potuto contare sull’ottavo gruppo siderurgico al mondo,  mentre adesso si assiste al tentativo di salvataggio di quel che ne resterà. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, nelle ultime ore ha accennato ad un’ipotesi di un salvataggio comune per il “sistema” siderurgico italiano.

Chi rileverà, se ciò accadrà, lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto, avrà a disposizione degli impianti industrialmente efficienti, ma dovrà fare i conti anche con situazioni poco “allegre” (una valanga di processi e richieste risarcitorie)  e con un gap di quote di mercato ormai in mano alle aziende straniere  concorrenti da riconquistare. Arrivati a questa situazione, è necessario che il Governo Renzi riesca a mettere in piedi e concludere un rapporto chiaro, forte e fermo, con qualsiasi cordata estera-italiana si faccia avanti.E’ necessario tutelare la capacità di produzione specialistica  industriale dell’ ILVA che vanta un’importante produttiva siderurgica , cioè la capacità di realizzare nell’impianto siderurgico con la produttività più elevata d’Europa, nove milioni di tonnellate di acciaio

CdG famiglia RIVAEscludendo le inconfutabili ed accertate responsabilità della famiglia Riva, che la magistratura sta man mando accertando, va ricordato con oggettività che tutte le leggi speciali create “ad hoc” e la loro reale interpretazione ed applicazione in un concentrato di interpretazione  politica, legislativa e giudiziaria e  non sempre coerenti ed in linea fra di loro , hanno sinora prodotto dei risultati contrastanti fra di loto. Qualcuno, in ambiente confindustriale nazionale, sostiene che l’interpretazione ed applicazione letterale dei codici di legge da parte della magistratura di Taranto sembra avere tenuto poco conto della fisiologia industriale e finanziaria dell’impresa. Ma è giusto e corretto che sia  così. Infatti, contrariamente non si può chiedere alla magistratura di adattare delle leggi, ed interpretarle “ad personam” (cioè ad una precisa vicenda giudiziaria-societaria)

Il Sole 24Ore , quotidiano della Confindustria,  parla ieri in suo articolo di “commissariamento trasformato in una sorta di spossessamento – per non usare la parola “esproprio” – dei proprietari. Con l’esito paradossale che, in questi ultimi mesi, i Riva – coinvolti in un procedimento, “Ambiente Svenduto” (91 i morti imputati dai magistrati all’acciaieria), di cui è appena iniziato il processo – sono stati tagliati fuori da ogni negoziato. Tanto che, adesso, il Governo, si appresta a vendere l’Ilva – quasi che fosse una società pubblica – senza coinvolgere né loro né gli Amenduni, titolari del 10% del capitale ed estranei al procedimento giudiziario. In più, i magistrati di Milano, dopo un’altra legge speciale, hanno scelto di girare a Taranto i soldi sequestrati a trust dei Riva per presunti reati fiscali e monetari che non c’entrano con le accuse di disastro ambientale per l ‘ILVA, in una inchiesta di cui non si sono ancora concluse le indagini“.

Il quotidiano confindustriale che a Taranto può contare anche sulla presenza e “posizione” del proprio corrispondente locale, che è anche il capo servizio della locale redazione della Gazzetta del Mezzogiorno (il più diffuso quotidiano regionale, anch’esso in stato di crisi) , dimentica però di dire tante cose. Dimentica tutte le operazioni fraudolente che sarebbero state messe in opera dalla famiglia Riva (come sostengono ben due procure: Taranto e Milano) la quali ha fatto scomparire e sottratto alla tassazione ingenti capitali provenienti dai profitti dell’ ILVA di Taranto. Dimentica i contrasti interni, i voti contrari e le azioni legali intraprese proprie dalla famiglia Amenduni nei confronti della famiglia Riva, che emergono anche dalle inchieste giudiziarie.

E’ semplicemente ridicolo nonchè vergognoso leggere chi scrive (Il Sole24Ore – n.d.r.) quando parla di “mancato rispetto sostanziale dei diritti di proprietà e l’ingarbugliarsi di percorsi processuali distinti ledono il profilo di una società liberale e, nella forma mercato del capitalismo occidentale, compromettono ogni ipotesi di razionalità economica. Esattamente quello che – in ogni settore – non piace ad alcun investitore, italiano o straniero che sia. Un danno inaccettabile per il Paese“. Il giornale della Confindustria dovrebbe parlare di mancato rispetto del diritto al lavoro degli operai vessati e minacciati dagli “uomini di fiducia” dei Riva , del mancato rispetto da parte del del Gruppo ILVA (sotto la gestione Riva) delle norme di legge ambientali, del mancato rispetto della famiglia Riva nei confronti della salute dei cittadini di Taranto, del loro  mancato rispetto delle normative fiscali ( milioni e milioni di euro) di tasse non pagate, cioè evase dai loro cari “amici” della famiglia Riva. E questo non sono opinioni personali. Sono tutti fatti accertati dagli organismi competenti per Legge, cioè Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Magistratura e tribunali di Taranto e Milano

Il giornalista del SOLE24ORE ignora (o fa finta di non sapere ?)  che la famiglia Riva nello scorso 2011 aveva chiuso un contenzioso da quasi 100 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate, somma che aveva fatto quasi triplicare i debiti tributari del gruppo Riva Fire, ed ignora ( evidente il corrispondente da Taranto, non glielo ha comunicato…. )  che il Comune di Taranto, attende dall’ ILVA, altri 2 milioni e 300mila euro di Ici dovuti per l’anno 2007,  oltre a quella già versata. Come rivelato dal sito  LINKIESTA.IT   “pendono infatti due richieste di pagamento notificate nel 2012 – avvisi n. 150 e 2210 –  e che si riferiscono all’ex imposta comunale su fabbricati e terreni entrata in vigore a partire dal 1993 e sostituita lo scorso anno dall’ormai famosa IMU (imposta municipale unica) che nella “città dei due mari” ha portato un gettito di 53 milioni e mezzo di euro. Sull’ ICI qualcosa è andato storto nei calcoli del 2007: in quell’anno, stando almeno ai dati dell’azienda, l’ ILVA ha versato nelle casse comunali poco più di 3 milioni e 600 mila euro (3.616.000 euro), ma secondo gli ultimi rilievi dell’ufficio Programmazione economico finanziaria del Comune la più grande industria della città dovrebbe tirarne fuori altri 2 milioni e 300mila (2.286.117 euro, 202.479 euro nel primo avviso e 2.083.638 euro nel secondo)”. E questi che vedere cari lettori, sono documenti, non fumose parole o editti confindustriali al vento !

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Infatti non a caso, è proprio il corrispondente tarantino del SOLE24ORE, in suo articolo pubblicato però sulla Gazzetta del Mezzogiorno  , a parlare di rischi, di fretta, formulando insieme a qualche collega delle ipotesi campate in aria e basate su supposizioni personali o su imbeccate sindacali o aziendali. La  Gazzetta del Mezzogiorno parla di Possibilità. Che si incrociano con un dato di fondo: non c’è più molto tempo per salvare l’ ILVA. L’azienda ha ormai esaurito la liquidità che gli hanno trasferito le banche con la prima rata del prestito ponte (125 milioni) e quindi si deve accelerare nella costruzione di un nuovo assetto societario che assuma tra le sue priorità il risanamento ambientale, la tutela dei posti di lavoro e il rilancio industriale“. Niente di più sbagliato. Il prestito-ponte (garantito dal Governo) messo a disposizione dalle banche alla gestione commissariale dell’ ILVA è di 250 milioni di euro, non solo di 125 ! E con l’arrivo della domma di  1 miliardo e 200 milioni di euro, sequestrati alla famiglia Riva, che è stata disposta dal Gip del tribunale di Milano, le banche sono molto ma molto più serene. La fretta negli affari, nelle trattativa è il peggiore consigliere, ma i giornalisti che scrivono certe cose vanno capiti e giustificati: loro probabilmente non hanno mai fatto un affare o condotto una trattativa economica, se non quella del proprio stipendio (attraverso quella specie di sindacato giornalistico da cui si fanno rappresentare !)  per ottenere qualche euro in più in busta paga.  Probabilmente, invece, a preoccuparsi adesso sono coloro i quali pensavano di potersi impossessare dell’ ILVA senza dover sborsare un solo euro. Ipotesi-proposta questa che il commissario Gnudi ha di fatto già rispedito al mittente.

Piero Gnudi

Piero Gnudi

Il Commissario governativo dell’ ILVA, Pietro Gnudi , nominato dal premier Renzi, ha le spalle “larghe”,  gode di una consolidata esperienza istituzionale ed industriale. E di una cosa siamo certi, insieme a chi lo conosce bene: Gnudi non svenderà mai l’ ILVA, sopratutto ora che è arrivata la decisione del Gip del Tribunale di Milano che come dicevamo prima, ha assegnato  il miliardo e 200 milioni di euro alle casse alla gestione commissariale governativa dell’ ILVA, con tutte le tutele del caso,   per attuare il piano di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Emma Marcegaglia

nella foto, Emma Marcegaglia (ex presidente di Confindustria) 

Non è un caso infatti, che all’improvviso, quando tutte le ipotesi giornalistiche davano quale unica proposta concreta quella del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia , all’improvviso è ritornato in ballo il gruppo Arvedi di Cremona, ed infatti è più di una ipotesi che  la Cassa Depositi e Prestititi ed il controllato Fondo strategico possano sostenere Giovanni Arvedi, l’industriale siderurgico lombardo interessato ad acquisire l’ ILVA . Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti (sinora silente),  ha indicato la strada in cui  l’istituto finanziario pubblico potrebbe muoversi e cioè il sostegno ad un’impresa italiana che entri nell’azionariato dell’azienda siderurgica.  “L’ ILVA – ha dichiarato Gorno Tempininon è investibile per statuto da Cdp, nè dal Fondo strategico, ma questo non significa affatto che noi non si guardi alla siderurgia come a uno dei settori importanti dell’economia italiana”. E  Gorno Tempini ha confermato che “è in corso un dialogo con gli operatori del settore per vedere se non ci siano le condizioni per il Fondo strategico per investire in una di queste aziende. Un possibile coinvolgimento nell’ ILVA non ci vedrebbe contrari” . Non è un dettaglio ininfluente che per statuto, Cdp e Fondo strategico possono investire  solo in aziende che hanno una “stabile condizione di equilibrio finanziario“.  Resta arduo definire tale il Gruppo Marcegaglia, (alleato dei franco indiani) che proprio l’ anno scorso ha chiuso lo stabilimento Marcegaglia di Taranto che produceva pannelli coibentati e di pannelli fotovoltaici, cessando la sue attività, con la chiusura  avvenuta lo scorso 31 dicembre 2013 ed il licenziamento di 134 dipendenti,. 

Ma questi dettagli nè ilSole24Ore, nè la Gazzetta del Mezzogiorno lo ricordano. Chissà perchè…

P.S. Per la cronaca il Comitato Fondo Antidiossina Onlus di Taranto ha spedito a mezza raccomandata per il deposito alla Procura della Repubblica di Taranto,  del nuovo materiale sulle reiterate attività inquinanti dello stabilimento ILVA di Taranto, postando un filmato su Youtube. (guarda QUI)

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