Ecco il nuovo decreto sul Coronavirus: chiuse Lombardia e 11 province, stop a discoteche e pub in tutta Italia

ROMA – Il nuovo bilancio dei contagi da CoronaVirus, reso noto oggi pomeriggio dal commissario Angelo Borrelli è di 5.061 i malati per  in Italia e 233 i morti, 36 in più. Sono 567 i malati ricoverati in terapia intensiva, 359 di questi  sono in Lombardia, che ha avuto un incremento di 50 casi in un giorno .

Sono invece 2651 i malati con sintomi ricoverati e 1843 quelli in isolamento domiciliare. Tra i nuovi provvedimenti annunciati il trasferimento, dagli ospedali della Lombardia, a quelli di altre regioni, di malati in terapia intensiva per malattie diverse dal contagio da coronavirus.

Dai dati della Protezione Civile emerge che sono 2.742 i malati in Lombardia, 937 in Emilia-Romagna, 505 in Veneto, 202 in Piemonte, 201 nelle Marche, 112 in Toscana, 72 nel Lazio, 61 in Campania, 42 in Liguria, 39 in Friuli Venezia Giulia, 33 in Sicilia, 23 in Puglia, 24 in Umbria, 14 in Molise, 14 nella provincia di Trento, 11 in Abruzzo, 9 nella provincia di Bolzano, 8 in Valle d’Aosta, 5 in Sardegna, 4 in Calabria e 3 in Basilicata.

Complessivamente sono finora 5.883 i contagiati totali dal coronavirus, comprese le vittime e le persone guarite. Le vittime in Lombardia sono 154  (19 in più di ieri), 48 in Emilia Romagna (+11), 13 in Veneto (+1), 6 nelle Marche (+2), 5 in Piemonte (+1), 4 in Liguria (+1), 2 in Puglia (+1) ed 1 nel Lazio.  Quanto ai tamponi, ne sono stati eseguiti 42.062, dei quali oltre quasi 30mila in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto

Cosa prevede il nuovo decreto

Il Governo dispone di “evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita” nella Regione Lombardia e in 11 province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Marche dall’ 8 marzo al 3 aprile per “contrastare e contenere il diffondersi del Coronavirus” .

 

Lo prevede il Dpcm pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Al divieto viene fatta eccezione esclusivamente per “indifferibili esigente lavorative o emergenze“.

In Lombardia e 11 province di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche le scuole di ogni ordine e grado e le università resteranno chiuse fino al 3 aprile. E’ quanto contiene la bozza del nuovo Dpcm, ancora suscettibile di modifiche ed in fase di elaborazione da parte del Governo, che dovrebbe essere adottato nelle prossime ore. In Lombardia e 11 province di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche dall’ 8 marzo al 3 aprile “sono sospese le cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri”. L’apertura di chiese e luoghi di culto è condizionata alla possibilità di evitare assembramenti.

decreto virus

Regole per fronteggiare l’emergenza Coronavirus sull’intero territorio nazionalesono sospese fino al 3 aprile le attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati”. Sono previste “specifiche sanzioni in caso di mancato rispetto“. Limiti anche alle aperture di bar e ristoranti in tutta Italia: si potranno svolgere le attività “con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro“, . Prevista “sanzioni” per chi non rispetta le nuove regole.

“Si raccomanda di limitare la mobilità al di fuori dei propri luoghi di dimora abituale ai casi strettamente necessari”. E’ una delle raccomandazioni previste nella bozza di Dpcm , ancora soggetta a possibili modifiche da parte di Palazzo Chigi, che dà le indicazioni da seguire in tutta Italia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Contingentare gli accessi a negozi, mercati, fiere per evitare “assembramenti di persone“. E’ una delle raccomandazioni previste nella bozza del nuovo Dpcm, che raccomanda “fortemente” ai gestori di “esercizi commerciali diversi da” bar e ristoranti, “all’aperto e al chiuso” di garantire “misure organizzative tali da consentire” l’accesso “con modalità contingentate o comunque idonee ad evitare assembramenti di persone, nel rispetto della distanza” di almeno un metro tra i visitatori”.

Non pienamente soddisfatti i presidenti delle regioni Lombardia ed Emilia Romagna. Attilio Fontana (Lega) commenta: “La bozza del provvedimento del governo sembra andare nella direzione giusta ma non posso non evidenziare che sia a dir poco pasticciata“. Più critico Stefano Bonaccini (Pd) “Ho chiesto al presidente Conte e al ministro Speranza, in una logica di leale collaborazione, di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire alle soluzioni più coerenti e condivise“.

Sospesi congedi per medici e infermieri

Sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale. L’accesso di parenti e visitatori ai degenti ricoverati nelle strutture ospedaliere è limitato solo ad alcuni casi. Mentre è vietato gli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso.

Deroga per partite a porte chiuse. Chiuse palestre e piscine.

Le competizioni sportive all’aperto sono ammesse solo a porte chiuse. Il decreto stabilisce inoltre  in Lombardia e nelle 11 province prima citate la chiusura di tutte le palestre, piscine, spa e centri benessere. I centri commerciali dovranno essere chiusi ma solo nel week end. Chiusi invece i musei, centri culturali e le stazioni sciistiche. Anche le scuole continueranno a essere chiuse fino al 3 aprile. Sospesi anche i concorsi.

Chiusi cinema e teatri. Niente matrimoni né funerali. 

Sospese le cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri. Sospese anche tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, come grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati.

Bar e ristoranti aperti ma solo se in grado di distanziare gli avventori

Bar e ristoranti potranno rimanere aperti ma con l’obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione.

Sanzioni

Chi non rispetti i limiti agli spostamenti e le nuove misure per fronteggiare il coronavirus disposte in Lombardia e nelle altre 11 province può essere punito con l’arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda. Sono le stesse sanzioni già previste per chi violava le prime disposizioni assunte per le “zone rosse”.

Raccomandate le ferie

Nella zona rossa, si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di anticipare, dall’8 marzo al 3 aprile, “la fruizione per i lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario o di ferie”.

Le restrizioni nel resto d’Italia

Il Governo, con un secondo decreto, dispone e conferma su tutto il territorio nazionale la sospensione di una serie di attività che vanno dai congressi medici, alle gite di istruzione scolastica agli assembramenti per partite di pallone, alle discoteche. Mentre raccomanda di nuovo alcune misure di sicurezza come il mantenimento della misura di distanza di un metro fra le persone. Tra i provvedimenti c’è la sospensione di matrimoni e funerali e di eventi e spettacoli di qualsiasi natura che “comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Quanto ai viaggi, “si raccomanda di limitare la mobilità al di fuori dei propri luoghi di dimora abituale ai casi strettamente necessari”. Ovviamente permane il “divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus“.




L 'Italia può attendere...per Alessandro Di Battista è più importante il derby di Belgrado

ROMA –  A scoprire Alessandro Di Battista l’esponente del Movimento 5 Stelle , sugli spalti del derby di Belgrado tra Stella Rossa e Partizan è stata la giornalista sportiva Paola Ferrari (Rai). “Guardate chi c è a Belgrado in questo momento ad assistere al derby più ‘cruento del mondo’“, scrive su Twitter la conduttrice.

Chissà se adesso gli esponenti del M5S avranno ancora il coraggio di criticare Matteo Salvini che lo scorso weekend ha portato in montagna i propri figli.

 




I numeri drammatici della giustizia in Italia. Quello che il Guardasigilli Bonafede non racconta...

ROMA – L’annunciato “stop” all’ impunità per evasori e corrotti, alla prescrizione per inquinatori e banchieri ladri di risparmi millantato dal M5S è un “bluff”. Prevista una partenza in tal senso dal 2025. Soltanto tutta la scienza politica e giuridica italiana è capace di  rischiare una crisi di governo, spaccando la giustizia, su una riforma destinata a produrre i primi effetti concreti, salvo intese contrarie, tra almeno cinque anni.

Il sistema nel frattempo resterà ancorato alle tristi statistiche delle ultime annate giudiziarie, in un paese come l’Italia, dove ad esempio, nessuno ammetto di  aver cercato di incassare o pagare delle tangenti. Così come il numero di condanne definitive per tentata corruzione o concussione è emblematico: zero !

Nel frattempo gli ultimi dati aggiornati della Banca d’Italia e dell’ Istat quantificano l’evasione fiscale in oltre 190 miliardi, mentre gli sfortunati che stanno scontando la pena prevista dalla legge per il reato di “dichiarazione infedele” in carcere , per aver sottratto al fisco almeno 150 mila euro all’anno, sono soltanto 8 !

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di offrirvi la copia integrale del disegno di legge Bonafede sulla riforma del codice penale, sul quale, insieme alla prescrizione, il Governo Conte rischia di cadere.

disegno Legge Bonafede

Processi più rapidi, definiti in 4-5 anni, tempi più stretti per le indagini preliminari, rischio di sanzioni per le toghe nel caso di violazioni per “negligenza inescusabile“. Sono questi i punti centrali del disegno di legge delega sulla riforma del processo penale, approvato ieri sera dal Cdm dopo una lunga giornata di tensione all’interno del governo. L’obiettivo della riforma è eliminare i tempi morti nel processo e dare una risposta più veloce alla domanda di giustizia dei cittadini. Dentro vi è anche il lodo Conte bis sulla prescrizione.

Ecco dunque le principali novità del ddl delega. 

PRESCRIZIONE – Con il lodo Conte bis si prevedono modifiche alla riforma, introdotta con la Legge Spazzacorrotti, della prescrizione entrata in vigore il primo gennaio scorso che blocca la decorrenza dei termini dalla sentenza di primo grado. Con il lodo, invece, si distingue tra condannati e assolti: per i primi resta lo stop, ma in caso di assoluzione in appello si potranno recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati.

PROCESSI IN 4-5 ANNI – Tempi prefissati – massimo 5 anni – per i processi penali, salvo quelli per i reati più gravi quali mafia, terrorismo e quelli di maggior rilievo contro la Pubblica amministrazione. Si prevedono un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità, nei procedimenti per i reati di competenza del giudice monocratico; due anni per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità nei processi davanti al tribunale collegiale.

Tali termini possono essere determinati in misura diversa dal Consiglio superiore della magistratura in relazione a ciascun ufficio, con cadenza biennale, tenendo conto di “pendenze“, “sopravvenienze“, “natura dei procedimenti e loro complessita’“, “risorse disponibili“. Il dirigente dell’ufficio è tenuto a vigilare sul rispetto di tali regole e a segnalare ai titolari dell’azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative “quando imputabile a negligenza inescusabile“.

APPELLO IN 6 MESI SU RICHIESTA PARTI – Nei casi di impugnazione delle sentenze di condanna, le parti possano presentare istanza di immediata definizione del processo, decorsi i termini di durata dei giudizi in grado di appello e in Cassazione: il processo va definito entro sei mesi dal deposito dell’istanza di immediata definizione. I casi di violazione e di non adozione di idonee misure organizzative possono integrare un illecito disciplinare, se vi e’ stata “negligenza inescusabile“.

STRETTA SU TEMPI INDAGINI – La riforma prevede una modifica dei termini di durata delle indagini preliminari, modulati in relazione alla gravità dei reati: 6 mesi dall’iscrizione sul registro degli indagati per quanto riguarda i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 3 anni, un anno e 6 mesi se si tratta dei reati considerati di maggiore gravita’, un anno per tutti gli altri casi. Il pm puo’ chiedere una proroga di massimo 6 mesi per una sola volta.

OBBLIGO DISCOVERY DEGLI ATTI – Il pm, dopo un tempo fissato dalla scadenza massima dei termini di indagine, deve notificare senza ritardo all’indagato o alla parte offesa che abbia dichiarato di volere esserne informata, avviso del deposito degli atti e della sua facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. La violazione da parte del pm di queste prescrizioni integra illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza.

Anche l’omesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa, fatte salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, integra un illecito disciplinare quando il fatto e’ dovuto a dolo o a negligenza.

NUOVE REGOLE SU RITI ALTERNATIVI E APPELLO – Il ddl delega fissa nuove regole riguardanti i riti alternativi – dal patteggiamento, al rito abbreviato, al giudizio immediato – e ‘paletti’ sulla possibilità di ricorrere in appello: inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa, della sentenza di condanna a pena sostituita con il lavoro di pubblica utilità. Viene introdotto anche il procedimento monocratico in appello.

CALENDARIO DEL PROCESSO – Quando non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, dopo la lettura dell’ordinanza con cui provvede all’ammissione delle prove il giudice comunica alle parti il calendario delle udienze per l’istruzione dibattimentale e per lo svolgimento della discussione.

PRIORITA’ A PROCESSI SU DISASTRI – Va assicurata la priorità assoluta anche ai processi relativi ai “delitti colposi di comune pericolo“.

DEPOSITO ATTI E NOTIFICHE TELEMATICHE – Nei procedimenti penali di ogni ordine e grado, il deposito di atti e documenti puo’ essere effettuato anche con modalita’ telematiche. Rafforzato il sistema di notifiche telematiche.

 




Regionali Puglia. E' ufficiale: semaforo rosso della Lega a Fitto

ROMA – Si inizia a fare chiarezza nel centrodestra in vista delle prossime elezioni  Regionali che si terranno in Puglia la prossima primavera. La Lega fa chiarezza una secca nota del segretario regionale Luigi D’Eramo, che di fatto ha bloccato ufficialmente la candidatura di Raffele Fitto, avanzata da Giorgia Meloni. Una presa di posizione condivisa da tutto lo stato maggiore ed i parlamentari  pugliesi della Lega.

Questa la nota ufficiale della Lega diffusa dall’ On. D’ Eramo : “Trovo quantomeno bizzarro che Ignazio La Russa venga in Puglia a promuovere l’armonia nella coalizione accusando gli alleati di provincialismo e “cazzettismo”. Delle due l’una! Sicuramente sarà stata una svista. “Sviste” che, però, non si possono commettere quando si gioca con il destino di quattro milioni e mezzo di Pugliesi che chiedono un nuovo modello di gestione e sviluppo regionale dopo 15 anni di cattiva amministrazione di sinistra. Quindici anni in cui la sinistra ha vinto essenzialmente per demeriti del centrodestra che si è presentato diviso per sfide e imposizioni personali“.

“Oggi abbiamo l’obbligo di imparare dagli errori del passato per vincere e rinnovare la Puglia. – continua la nota della Lega PugliaSono certo che al tavolo nazionale i nostri leader sapranno leggere la storia per scrivere il futuro, rispettando quanto ci hanno detto e chiesto gli elettori con il loro voto. Questo sia quando ci hanno premiato ma soprattutto quando non ci hanno dato fiducia, perché è in quel momento che ci hanno dato la direzione per non sbagliare. E in Puglia con la Lega non si sbaglierà più, abbiamo la responsabilità del consenso della maggior parte dei pugliesi e la vittoria è alla nostra portata con tre parole d’ordine: unità, lavoro e rinnovamento. Questa è la visione della Lega e questa sarà la visione da condividere nella coalizione“.

I vertici della Lega pugliese, in stretto collegamento con il vertice nazionale, hanno interpretato come delle  vere e proprie “provocazioni”  le dichiarazioni fatte ieri dal senatore Ignazio La Russa e dall’eurodeputato Raffaele Fitto a Bari,  in occasione della commemorazione di Pinuccio Tatarella, padre della nuova destra italiana. Dall’europarlamentare salentino, candidato da Giorgia Meloni per la guida della Regione contro Michele Emiliano, sono pervenuti i “soliti” richiami al rispetto dei patti e degli accordi presi tempo fa con Fitto che ha incredibilmente affermato di essere già in campagna elettorale.

Esponenti della Lega pugliese raccontano che le parole di Fitto hanno scatenato una vera e propria quasi un’insurrezione tra i militanti leghisti, in quanto “si era deciso che tutto era demandato al prossimo tavolo nazionale del centrodestra fra Salvini, Berlusconi e la Meloni” e pertanto le dichiarazioni dei due esponenti di Fratelli d’ Italia vengono ritenute come delle vere e proprie “provocazioni”.

Le invasioni di campo  “ingombranti” di La Russa e l’autocandidatura di Fitto a Bari,  non sono state accolte molto bene tra i leghisti pugliesi ed hanno scatenato la dura  ma ponderata reazione molto chiara che emerge dalla nota ufficiale del segretario regionale On. Luigi D’Eramo.

E’ stata questa la ragione che ha indotto di rispondere con una nota ufficiale – rivista ed analizzata  con continui contatti telefonici del segretario regionale Luigi D’Eramo con la Calabria, dove si trova in visita Matteo Salvini ed e il vicesegretario Giancarlo Giorgetti –   al momento unico delegato a parlare in nome e per conto della Lega in Puglia, la cui sintesi altro non è che il mancato accordo e sostegno sulla candidatura di Fitto. La Lega infatti, ha già un ventaglio di candidature abbastanza autorevoli, qualcuno persino priva di “colorazione” politica, sull’esempio della trionfale candidatura ed elezione alle scorse regionali in Basilicata a governatore  del Gen. Bardi,  grazie alla quale il centrodestra ha mandato a casa il centrosinistra rappresentato dalla famiglia Pittella che da decenni imperversava e governava la Basilicata.

Teresa Bellanova

I numeri dei recenti sondaggi commissionati che danno il Centrodestra vincente con il 43%, a seguito anche  dei forti contrasti e divisioni in Puglia tra Pd, M5S e Italia Viva  dai quali non emerge alcuna  volontà  comune di rieleggere Michele Emiliano . “Faremo pressing sul Pd perché individui in Puglia un candidato che faccia unità e mobiliti la coalizione. E questo non può essere Emilianoha detto a Lecce la ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova (Italia viva), nel corso della prima assemblea provinciale del partito. “In Calabria e in Basilicata il centrosinistra ha perso – ha aggiunto la Bellanovaora si voterà in Puglia e in Campania. Da queste due regioni può partire il processo di riformismo del centrosinistra – ha concluso – ma se il Pd continua a guardare solo al risultato dell’Emilia Romagna, vuol dire che abbandona il Mezzogiorno al ribellismo”.

Ma è stato sopratutto il recente risultato delle Elezioni Europee 2019, che ha indotto la Lega a puntare sulla Puglia e non sulla Campania. Raffaele Fitto infatti in tutte le sue precedenti competizioni elettorali pugliese, ha sempre creato rotture e frizioni a partire da quella con Silvio Berlusconi per finire a quella con Adriana Poli Bortone. E secondo i sondaggisti per vincere in Puglia occorre un centrodestra unito e non diviso .




Dall' anticasta alla "casta" sfrenata: l'evoluzione del ministro Bonafede

di Giuseppe De Lorenzo*

Palazzina di S. Paolo alla Regola, a due passi dal Ministero di Giustizia. Si trova qui “l’ alloggio riservato” ad Alfonso Bonafede, Guardasigilli e capo delegazione di quel Movimento che aveva fatto della lotta alla casta il proprio grido di battaglia. Un locale in pieno centro a Roma, in una bella struttura storica e arredato appositamente per il ministro grillino.

La sistemazione emerge da sei atti firmati dal capo di Gabinetto Fulvio Baldi. A giugno 2018, il capo della Segreteria di Bonafede invia una richiesta per “l’ allestimento dell’ alloggio riservato al ministro con arredi idonei a consentire il pernottamento e l’ utilizzo nell’ arco completo della giornata”. L’ importo per il solo mobilio è di 4.390,40 euro più iva per un letto matrimoniale, un comò, un paio di comodini, due lampade, un divano e un tavolo con quattro sedie. Poco tempo dopo la “cameretta” ministeriale viene completata con l’ aggiunta di piccoli elettrodomestici: un fornello a induzione (85 euro), un forno a microonde (120 euro) e un bollitore (78,50 euro).

Diverso, invece, il discorso per 4 televisori: il costo complessivo a bilancio risulta di 2.315 euro oltre iva, ma comprende anche due apparecchi per le segreterie dei sottosegretari. Storia simile per due frigobar da ufficio, pagati 923,29 euro ed assegnati uno al capo dell’ Ufficio legislativo e l’ altro all’ alloggio del ministro. A completare l’ arredamento, infine, le tende oscuranti da 2.370 euro e la biancheria da bagno, da letto e da tavola per 811,40 euro. Totale degli acquisti: 11.093,59 euro. Più iva.

Dopo il “caso Trenta” e le ristrutturazioni di Conte a Palazzo Chigi, un nuovo appartamento rischia così di creare imbarazzo al M5S proprio nel bel mezzo dello scontro sulla prescrizione. Se l’ abitazione di servizio non è di per sé uno scandalo, resta da capire se sia in linea con l’ ideale pauperista del Movimento. Lo staff di Bonafede fa sapere che il locale di circa 40 mq era stato ristrutturato in passato e già “destinato a uso foresteria esclusivo del ministro“.

quando Bonafede faceva il “vocalist” in discoteca

Lui ha solo aggiunto alcuni arredi per utilizzarlo come “punto di appoggio” a Roma, visto che normalmente fa il pendolare da Firenze. Una decisione che sarebbe dettata da motivi di “maggior sicurezza” ma anche di “economicità” perché il soggiorno in albergo, causa l’ impiego di 15 agenti, comportava “grandi spese per la garanzia della sicurezza”. Bene. Eppure va detto che non tutti i ministri della Giustizia hanno goduto di questo privilegio (Orlando, per dire, è rimasto nella dimora privata) e Mastella rinunciò pure al costoso progetto per la tutela personale. E poi, non doveva essere la gente la scorta dei pentastellati ?

Ma non è solo questo il punto. Ogni mese, infatti, dei rimborsi che gli spettano da parlamentare, Bonafede trattiene 3mila euro forfettari che, regolamento M5S alla mano, servono per “le spese generali e di diaria incluse quelle di soggiorno, vitto, trasporti e telefoniche. Chi abita a Roma e provincia, però, dovrebbe conservarne solo 2mila. Fa così, per esempio, Paola Taverna che abita nella Capitale.

La domanda è: una volta ottenuto l’ alloggio di servizio, il Guardasigilli non avrebbe forse dovuto rinunciare ad altri mille euro al mese? “Lui risiede a Firenze e ha restituito 309.591,62 euro“, taglia corto lo staff. Bonafede, a quanto pare, è convinto di poter dormire sonni tranquilli. Magari tra i due comodi guanciali dell’ alloggio riservato.

(Ha collaborato Elena Barlozzari)

*tratto dal quotidiano IL GIORNALE




La vera mappa politica nelle Regioni dopo il voto

ROMA – La vera situazione generale nelle Regioni d’ Italia dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini mentre in Calabria la vittoria e la maggioranza è andata a Jole Santelli,  candidata di Forza Italia per il centrodestra e prima governatrice donna, è ben diversa da quella che vi raccontano i giornali schierati  da sempre con il centrosinistra o negli ultimi con il M5S.

Esiste una nuova mappa nelle Regioni d’Italia, che rispetto a soli sei anni fa vede oggi un netto cambiamento . Un cambiamento che illustri “politologi” ( o meglio conta frottole !) non riescono a percepire.

Il Corriere della Sera unico giornale serio ed equilibrato, ha messo correttamente a confronto le ultime precedenti elezioni  regionali 2014 con quelle del 2020. Ebbene sei anni fa, le Regioni italiane guidate dal centrosinistra erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrodestra. Successivamente il rapporto di forze politiche nel 2019, si era ribaltato ed il voto per la Regione Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra.

Adesso dopo il turno elettorale di domenica scorsa, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, con la sconfitta del centrosinistra nella Regione Calabria dove ha perso la maggioranza e la guida,  le proporzioni rimangono invariate.  Se l’Emilia Romagna resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Il governatore uscente Stefano Bonaccini ha vinto con il 51,4% contro il 43,6% di Lucia Borgonzoni e il Pd è rimasto primo partito della Regione col 34,7% a fronte del 31,9% ottenuto dalla Lega. Per molti “politologi”…si tratta di  una sconfitta netta, considerato anche il fatto che, a differenza di cinque anni fa, ha votato quasi il 30% in più degli emiliano-romagnoli: si è passati dal 37,8% del 2014 al 67,7%.

La scarsa affluenza, alle precedenti elezioni Regionali del 2014, è da considerarsi un’anomalia cosneguente alle dimissioni anticipate dell’ex governatore Vasco Errani che venne condannato in primo grado nell’ambito del processo sul caso “Terre emerse”, inchiesta dalla quale due anni dopo è stato assolto . particolare che la dice tutta sulle ingerenze della magistratura sulla vita politica democratica del nostro Paese.

Matteo Renzi

Ma non solo. Infatti, l’allora segretario del Pd, Matteo Renzi si trovò a dover scegliere tra due “fedelissimi”: Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, entrambi indagati (poi assolti) per l’inchiesta sulle “spese pazze” che coinvolse numerosi ex consiglieri regionali dell’Emilia Romagna. Questa volta, invece, l’aumento di partecipazione alle Elezioni regionali è stato causato dalla personalizzazione dello scontro politico voluta da Salvini contro il Governo e dalla conseguente mobilitazione voluta dalle “sardine”.

Se è vero che i consensi per Bonaccini sono leggermente aumentati (dal 49% al 51%), è altrettanto vero che il distacco dal suo sfidante si è notevolmente ridotto. Nel 2014, infatti, il leghista Alan Fabbri, attuale sindaco di Ferrara, si fermò al 29, 8%, mentre la Borgonzoni, ha ottenuto 14 punti percentuali in più. raggiungendo il 43,6%, Un risultato certamente non pessimo per una candidata che è stata dipinta ripetutamente in cmpagna elettorale dal proprio rivale Bonaccini come “debole“, “invisibile” “inconsistente“.

Nicola Zingaretti che è felice per il 34,7% conseguito domenica, ma dovrebbe ricordarsi che il Pd cinque anni fa ottenne il 44,5% e, quindi, l’emorragia di consensi per la sinistra emiliano-romagnola che ha perso quasi 10 punti in percentuale di consensi, non si è affatto arrestata, come invece vogliono far credere ai propri iscritti ed agli italiani.

Le regioni Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, queste 6 regioni sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altre 13 regione italiani, invece, sono amministrate dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Adesso bisognerà aspettare il voto di maggio e giugno in altre 6 Regioni, che  verranno chiamate al voto, cioè Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria per avere una nuova mappa dell’Italia definitiva per il 2020.




Luigi Di Maio si dimette da capo politico del M5S: "Ho portato al termine il mio compito". La diretta video delle sue dimissioni

ROMA – E’ stato il senatore M5S Emilio Carelli a chiedere un applauso per Luigi Di Maio l’evento al Tempio di Adriano di Roma in cui l’ormi ex- leader M5S ha annunciato le sue dimissioni da capo politico del movimento. Di Maio parte dai facilitatori, dicendo che renderanno possibile dare una risposta a quanti sul territorio vogliono dare una risposta ai cittadini. “Da oggi inizia il percorso per gli Stati generali del Movimento“, premette. “È giunto il momento di rifondarsi. Oggi si chiude un’era. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa. Una volta nominati i facilitatori il mio compito è terminato. Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”, ha proseguito Di Maio.

Questa la diretta streaming del suo intervento:

“Per stare al governo serve essere presenti sul territorio in maniera organizzata: ci ho lavorato un anno ed ho portato a termine il mio compito. Ora inizia il percorso verso gli Stati generali“. ha detto Luigi Di Maio parlando al Tempio di Adriano. “Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”, ha aggiunto. “Io mi fido di voi, mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”.

“Quello che ci anima è il fuoco che abbiamo dentro. Abbiamo tanti nemici, quando si prova a cambiare le cose c’è sempre qualcuno che ti fa la guerra. Ma i peggiori nemici sono quelli che contraddicono i valori per i quali si è lottato insieme” ha detto Luigi Di Maio “Persone che lavorano solo per la propria visibilità”. “Ho dato tutto me stesso, ho fatto crescere il Movimento, spesso per molti di noi non c’è stato il tempo di festeggiare le vittorie. Non è finita, il nostro percorso è ancora lungo” ha continuato Di Maio “”Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata. Io mi fido di chi verrà dopo di me“.

“In 10 anni siamo cambiati noi ed è cambiato tutto, ora dobbiamo continuare a migliorare – ha proseguito Di Maio nel suo intervento – “ Oggi dobbiamo vivere, è la nostra responsabilità vivere con tutte le responsabilità, con fiducia nel futuro“. “Quello che ci anima è il fuoco che abbiamo dentro. Abbiamo tanti nemici, quando si prova a cambiare le cose c’è sempre qualcuno che ti fa la guerra. Ma i peggiori nemici sono quelli che contraddicono i valori per i quali si e’ lottato insieme” ha detto Luigi Di Maio. “Persone che lavorano solo per la propria visibilità.Il Movimento per questo non può essere valutato solo dopo 20 mesi di governo, per questo penso che il governo debba andare avanti“.

“Alcuni obiettivi purtroppo non abbiamo potuto raggiungerli ma abbiamo sempre lottato” – ha poi aggiunto Di Maio parlando al M5s dal Tempio di Adriano –  “Sono consapevole che parte del Movimento e’ rimasta delusa e si è allontanata. Non sono ingenuo ma lo preferisco a traditore. Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Io penso che il governo deve andare avanti, perche’ alla fine della legislatura i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima. Ci sono stati casi in cui abbiamo capito che bloccare alcune opere sarebbe stato un danno per l’Italia, perche’ le richieste di risarcimento e i rischi per i lavoratori erano insostenibili. Abbiamo lottato fino all’ultimo per portare a casa sempre il migliore risultato possibile“.

“Governare movimento eterogeneo è complicato, ci sono sempre state divisioni, sempre qualcuno scontento. Il fuoco amico da parte di alcuni del Movimento grida vendetta“. ha continuato Di Maio al Tempio di Adriano  “Dalle leggi che abbiamo approvato non si puo’ tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io saro’ con loro“.

“Auguro al movimento di rispettare le regole che ci siamo imposti, chiedo almeno un po’ di pudore – ha detto Di MaioSe ci daremo nuove regole, va bene, ma poi dobbiamo impegnarci a rispettarle. Io ci sarò agli Stati Generali, porterò idee“. “Tanti stamattina mi hanno detto di non mollare, ma come potre farlo? Il Movimento è la mia famiglia. Dobbiamo però avere in futuro un approccio positivo e non rivendicativo“.

“Te ne vai dal Movimento e poi continui a votare la fiducia dal Misto? Non e’ politica: è psichiatria”. ha detto l’ex capo M5s Luigi Di Maio parlando al  Tempio di Adriano e facendo riferimento a chi e’ uscito dal Movimento 5 Stelle come l’ex ministro Lorenzo Fioramonti. “Chi assume comportamenti inaccettabili deve essere sanzionato. Da noi le regole si rispettano a dispetto del Paradiso“. ha continuato Di Maio, tornando sulle polemiche legate alle rendicontazioni e alle critiche su Rousseau. “Al premier Conte non bisogna insegnare nulla, avevo preoccupazione e ora è ammirazione. Sarà la fine di una fase, lavorerò per voi, ci credo come tanti altri che anche ci credono di meno. Vi ringrazio dal profondo del cuore, ringrazio la mia famiglia che ho visto poco negli ultimi anni. Ringrazio i membri del gruppo della comunicazione, i miei colleghi ministri di entrambe le legislature“. “Si chiude una fase, mi dimetto ma da stasera le mie funzioni di capo politico passano a Crimi, il membro anziano del Movimento, come da regolamento. Parleremo del Cosa negli Stati Generali e poi del Come“.

“All’inizio tanti mi prendevano  in giro perché ero l’unico ad indossare sempre la cravatta, ed ora me la tolgo”. Così Luigi di Maio ha concluso il suo discorso, durato circa 75 minuti, in cui si è dimesso da capo politico del Movimento Cinque Stelle.

 

In aggiornamento




"Stupidario" della politica: le assurdità dette nell'ultimo decennio | 3a puntata, 2018-19

ROMA – Dieci anni esatti, 3.651 giorni, tre legislature, sette governi. Un lungo viaggio tra frasi celebri e scandali sessuali e abitativi, fiammate omofobe e razziste, congiuntivi fantozziani e gaffe planetarie, e contraddizioni, complotti e menzogne.  Ma tutto ciò è niente.
E’ giunto il momento di attraversare questo decennio attraverso le peggiori dichiarazioni proferite dai più alti vertici istituzionali del Paese, dal gennaio 2010 al dicembre 2019.

2018

Ok
“Non è una Margherita, ma un fiore petaloso”. (La ministra Beatrice Lorenzin sul nuovo simbolo di Civica Popolare, 9 gennaio 2018)

Perché proprio Matteo?
Di Salvini mi ha colpito la nitidezza di pensiero”. (L’avvocato penalista Giulia Bongiorno si candida con la Lega Nord, 18 gennaio 2018)

Rimborsi a 5 Stelle
Il Movimento 5 stelle gli imputa dichiarazioni false per 270mila euro, è il recordman delle non-restituzioni (…). “Non sono in Marocco, non scappo da niente”. Ma come le è venuto in mente di tenersi i soldi? “Ho restituito qualcosa ogni mese, ma non quanto dichiaravo”. Come faceva? “Postavo bonifici che poi non inviavo” . (Ivan Della Valle, ex M5S, da Repubblica del 15 febbraio 2018)

Legislatori
Ho scoperto che Luigi Di Maio è gay ed è fidanzato con Vincenzo Spadafora, suo responsabile per le relazioni istituzionali. Sono felice di avere finalmente un premier gay, così sereno, affettuoso, sorridente. È elogiativo: anzi, pare che Di Maio sia bisessuale, e bisessuale è ancora meglio”. (L’onorevole Vittorio Sgarbi, 12 marzo 2018)

Lo sguardo di Toninelli
Questa fotografia forse può dimostrare anche la MASSIMA CONCENTRAZIONE con cui stiamo affrontando questa importante missione”. (Danilo Toninelli pubblica la foto del proprio sguardo su Instagram, 9 maggio 2018)

Il ministro dell’Interno
Un bacione a Saviano. Stiamo lavorando a una revisione dei criteri per l’assegnazione delle scorte”. (Matteo Salvini, 30 maggio 2019)

Nobel per la Pace
Penso proprio di sì, Salvini merita il Nobel per la Pace, sta cercando di difendere gli interessi del proprio Paese, usando le parole di grandi personaggi religiosi come papa Giovanni Paolo II...”. (Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, 21 giugno 2019)

Diceva?
Salvini, Meloni, mangiate tranquilli. Il M5S non fa alleanze con quelli che da decenni sono complici della distruzione del Paese”. (Beppe Grillo, 23 gennaio 2017)

Diceva? / 2
Voglio rispondere a chi ci definisce alleati della Lega: io sono del Sud, io sono di Napoli. Faccio parte di quella parte d’Italia a cui la Lega diceva ‘Vesuvio lavali col fuoco’. Non ho nessuna intenzione di far parte di un Movimento che si allea con la Lega Nord”. (Luigi Di Maio, 19 giugno 2017)

Ho tanti amici gay
Io contro i gay? Ma va. Ho tanti amici omosessuali, del resto ho vissuto a Bruxelles tanti anni dove ci sono anche nelle istituzioni. Le famiglie arcobaleno? Perché, esistono?”. (Lorenzo Fontana, ministro leghista alla Famiglia, 2 giugno 2018)

Voce del verbo nomadare
Se sono nomadi non sono stanziali. I campi Rom quindi non sono tollerabili. Se sono nomadi dopo tot mesi devono #NOMADARE”. (Giorgia Meloni, leader Fdi, 13 giugno 18)

Voce del verbo sgrugnare
Io quand’ero piccola, che c’avevo poco a poco un cugino che c’aveva una malattia esantematica, facevamo la processione a casa di mio cugino perché così la zia se sgrugnava tutti e sette i nipoti, così tutti se l’erano levata dalle palle”. (Paola Taverna, vicepresidente del Senato, 7 agosto 2018)

Percentuali
“Il ritorno all’acqua pubblica è un tema culturale del Paese, perché l’acqua è quello per cui noi siamo costituiti per oltre il 90%”. (Il vicepremier Luigi Di Maio, 4 settembre 2018)

Ciaone alla povertà
Ce l’abbiamo fatta! Con questa manovra abbiamo abolito la povertà!”. (Luigi Di Maio in festa dal balcone di Palazzo Chigi, 25 settembre 2018)

Renzi da piccolo
Da piccolo volevo fare il giornalista, poi il giornalaio, ma pure il camionista, ed in alcuni momenti il Papa”. (Matteo Renzi, 4 ottobre 2018)

#tunnelToninelli
Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero...”. (Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parla di un tunnel inesistente ed inoperoso: non sarà completato prima del 2025, ed inoltre sarà esclusivamente ferroviario, 2 ottobre 2018)

La manina
+++ È accaduto un fatto gravissimo! Il testo sulla pace fiscale che è arrivato al Quirinale è stato manipolato. (…) Non so se una MANINA politica o una MANINA tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato! +++”. (La nota del vicepremier Luigi Di Maio, 17 ottobre 2018)

PING! PING! PING!
Il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio vola a Shanghai per alcuni importanti accordi commerciali, ed in tre occasioni diverse sbaglia il nome dell’uomo più potente del mondo, il presidente cinese Xi Jinping, chiamandolo semplicemente “Ping”. L’equivalente di un “Giggino”. (5 novembre 2018)

Ogni volta che la rileggo, migliora
Trump? Sta facendo molto bene per il suo Paese. Ma non voglio sbilanciarmi perché gli americani devono votare e non voglio creare un’interferenza...”. (Il premier Giuseppe Conte, 6 novembre 2018)

La piaga del porno
“Se governassi l’Italia chiederei a Rocco Siffredi di cambiare mestiere o di non tornare più in Italia. YouPorn ha distrutto la vita di tanti giovanissimi”. (Mario Adinolfi, 16 novembre 2018)

Bisex
“Non si dica che io sono solo per la birra e non per il vino: no, io sono bisessuale”. (Pierluigi Bersani, 24 novembre 2018)

Rassicurazioni
Penso che Genova tornerà più forte di prima in pochi mesi, al massimo anni…”. (Danilo Toninelli, 3 dicembre 2018)

2019

Il boom
“Io credo che in Italia possa esserci un nuovo boom economico, come negli anni ’60”. (Luigi Di Maio, 11 gennaio 2019)

Boom / 2
Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per una ripresa che continui negli anni a seguire”. (Giuseppe Conte, 1 febbraio 2019)

La ruspa
Per Natale ho ricevuto in regalo da mia figlia e dal suo fidanzato una piccola ruspa telecomandata. La mando avanti e indietro per l’ufficio gridando ruspa, ruspa, ruspa!”. (Mario Giordano, giornalista Mediaset e a La Verità, 11 gennaio 2019)

M’avete preso per un c…
Oggi vogliamo dare una notizia all’Italia, una notizia che da ministro dello Sviluppo economico mi riempie d’orgoglio. Abbiamo reso Lino Banfi patrimonio dell’Unesco!”. (Luigi Di Maio, 22 gennaio 2019)

Dunque
Vorrei ripristinare la verità: chi ha il pisello è un uomo e chi ha la vulva è una femmina. Punto!”. (Daniela Santanchè, parlamentare sovranista, 10 marzo 2019)

Il dibattito sul clima in Italia: non solo i “ceffoni” di Feltri…
Greta è malata di autismo, e a quel punto politically correct e buonsenso mi vietano di dire quello che avrei detto se fosse stata sana: l’avrei messa sotto con la macchina! Se po’ dì?”. (La giornalista Maria Giovanna Maglie, 16 marzo 2019)

Leggiamo da Libero
Dibba rinuncia a candidarsi e si ritira: si dedicherà a seghe e chiodi. “Mi sono iscritto ad un corso di falegnameria a Viterbo, è fichissimo, di giorno studio gli incastri a coda di rondine, la sera studio il franco Cfa, è una bella vita” – (31 marzo 2019)

#ZucchinediMare
In questa Europa devo farmi dire da Macron il diametro delle zucchine che i miei pescatori possono pescare nei mari italiani”. (Giorgia Meloni, 30 aprile 2019)

Preghiamo per Pillon
“Ho appreso la notizia della morte di Vittorio Zucconi. Prego per lui, perché al di là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica, si salvi l’anima. Ora, dove si trova, vede tutto molto più chiaramente”. (Simone Pillon, senatore della Lega, 28 maggio 2019)

Qui si fa la storia del Movimento 
Per i consiglieri comunali abbiamo deciso di introdurre il cosiddetto mandato zero. Che cos’è il mandato zero? È un mandato, il primo, che non si conta nella regola dei due mandati. Una mandato che non vale”. (Luigi Di Maio, tutorial, 22 luglio 2019)

Crisi di governo
Chiedo agli italiani di darmi pieni poteri!”. (Matteo Salvini, 8 agosto 2019)

L’endorsement del presidente Usa
(…) Prime Minister of the Italian Republic, GIUSEPPI Conte”. (Donald Trump su Twitter, 27 agosto 2019)

Si diceva Luigi?
“Io con il partito di Bibbiano non voglio avere nulla a che fare, con il partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli non voglio avere nulla a che fare”. (Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, 18 luglio 2019)

Ducefobia
Chi espone la foto o il disegno di mio nonno a testa in giù commette un atto di violenza, che andrebbe perseguito. Propongo di inserire nel nostro ordinamento giudiziario il reato di ‘DUCEFOBIA’”. (Alessandra Mussolini, 25 ottobre 2019)

Nasce Italia Viva
Quello del simbolo non è un gabbiano, che poi avere un gabbiano sopra la testa non porta benissimo… io ci vedo una spunta, la spunta di WhatsApp; e contemporaneamente è un’ala per alzarci in volo”. (Matteo Renzi, 20 ottobre 2019)

J’adore
“Oggi sono andata a Montecitorio con Dior, un maialino sensibile ed intelligente”. (Michela Vittoria Brambilla, con tanto di foto su Instagram, 4 dicembre 2019)

Il ritorno del Senatur
Mi sembra giusto aiutare il Sud, sennò se non li aiutiamo a casa loro straripano e vengono qui. È un po’ come l’Africa…”. (Umberto Bossi, 21 dicembre 2019)

E tanti auguri a tutti
Ora scusatemi, vi devo salutare perché devo andare a puttane!”. (Silvio Berlusconi, il premier più longevo della storia repubblicana, dallo stadio di Olbia, 1 dicembre 2019).




Raggiunto il numero di firme per referendum in Senato sul taglio dei Parlamentari

ROMA – E’ stato raggiunto e superato al Senato il numero minimo di firme (64)  necessario per presentare il quesito del referendum contro il taglio dei parlamentari. Nelle ultime ore, sarebbe arrivato un sostanzioso appoggio anche da parte di senatori leghisti. Nel pomeriggio è atteso il deposito in Cassazione.

C’è stato anche chi ci ha fatto dietrofront, ritirando la propria firma, come i senatori Mario Michele Giarrusso (M5s), Francesco Verducci (Pd) e Vincenzo D’Arienzo (Pd). “Stamattina ho ritirato la firma sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. L’ho ritirata, perché la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri“, ha scritto il senatore grillino.

I senatori del Pd Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo hanno ritirato le firme dalla proposta del referendum sulla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Fonti Dem spiegano che i due senatori lo avrebbero fatto in conseguenza “di un fatto politico nuovo” e cioè la presentazione di quella proposta di legge elettorale proporzionale, che fin dall’inizio era stata chiesta dal Pd in relazione al taglio dei parlamentari.

Un vero “flop” la raccolta di firme del Partito Radicale che ha ricevuto soltanto 669 firme per promuovere un referendum sulla riforma che taglia il numero dei parlamentari. Peccato che ne sarebbero servite 500 mila. Le sottoscrizioni sono state comunque depositate in Cassazione. “Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico – ha dichiarato Maurizio Turco, il segretario del Partito radicale – ai quali si era rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica”. Turco si è anche detto contrario alla riforma “che prevede la cessione di rappresentanza da parte dei cittadini“.

“Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salva-poltrone“, ha scritto in una nota Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia  . “Siamo e saremo sempre all’opposizione di questo governo dannoso, vogliamo andare al voto anche domani, ma vogliamo farlo in totale trasparenza eleggendo da subito un Parlamento più snello. Non abbiamo alcun interesse a sostenere un finto referendum, vogliamo dire la verità agli italiani. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere ho detto: non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo», ha proseguito la vicepresidente della Camera nel documento.

La Carfagna ha ricordato anche chela riduzione dei parlamentari è stata approvata con il sì di Forza Italia appena tre mesi fa, dopo quattro letture” e che il partito è “sempre favorevole al taglio delle poltrone” ricordando che il presidente Silvio Berlusconiè stato tra i primi a volere una riforma costituzionale di questo tipo“.

Ale 15 la presentazione delle firme in Cassazione. “Mi interessa che si possa svolgere nel Paese la consultazione. Alla fine hano firmato tutti i gruppi parlamentari“, ha commentato il senatore azzurro Andrea Cangini. Tra i nuovi arrivi i forzisti Roberta Toffanin e Dario Damiani, vicini a Silvio Berlusconi, irritato per l’iniziativa della Carfagna e sollecitato da Salvini perché richiamasse all’ordine i suoi parlamentari.

Tra i nuovi firmatari vi sono poi sei senatori leghisti. E c’è già anche chi guiderà il Comitato per il no: è la Fondazione Luigi Einaudi che ha anche promosso la raccolta delle firme tra i parlamentari. Il coordinamento nazionale dei comitati noiNO, contrari alla riforma approvata dal Parlamento, sarà presentato in una conferenza martedì prossimo nella sala stampa della Camera dei Deputati, con i costituzionalisti e i parlamentari che aderiscono alla campagna.




"Stupidario" della politica: le assurdità dette nell'ultimo decennio | 2a puntata, 2015-17

ROMA – Dieci anni esatti, 3.651 giorni, tre legislature, sette governi. Un lungo viaggio tra frasi celebri e scandali sessuali e abitativi, fiammate omofobe e razziste, congiuntivi fantozziani e gaffe planetarie, e contraddizioni, complotti e menzogne.  Ma tutto ciò è niente.
E’ giunto il momento di attraversare questo decennio attraverso le peggiori dichiarazioni proferite dai più alti vertici istituzionali del Paese, dal gennaio 2010 al dicembre 2019.

2015

Nientemeno…  
Mi piacerebbe essere ricordato come il Che Guevara di Napoli”. (Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, 15 gennaio 2015)Lo diceva l’internet
Vanessa e Greta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!”. (Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri rilancia su Twitter una falsità “letta in rete” relativa alle due giovani cooperanti italiane rapite in Siria, 17 gennaio 2015)

I consigli del leader
Guardare Peppa Pig rilassa il cervello!”. (Matteo Salvini, 9 febbraio 2015)

Su Radio Padania
Il popolo padano è vittima di pulizia etnica coordinata dall’Europa!”. (Matteo Salvini, 16 febbraio 2015)

Un tweet, doppio fail
Che origini hanno i piloti dell’autobus caduto???”. L’onorevole forzista Daniela Santanchè sul disastro dell’aereo Germanwings, costato la vita a 150 persone, 26 marzo 2015. In realtà era un “Airbus”, non un “autobus”, mentre i piloti erano tedeschi da generazioni…

Lapsus
Per essere giornalisticamente circoncisi…”. (Il capogruppo forzista Renato Brunetta, durante la conferenza stampa sulla riforma della scuola a Montecitorio, 23 aprile 2015)

Tutti in piedi
Il ruolo in politica non ha cambiato le mie abitudini: stiro, lavo e vado al supermercato da sola”. (Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme, 19 aprile 2015)

Elementare
“Per risolvere il problema degli sbarchi di clandestini, ho la mia cura: basta togliere il motore alle barche!”. (Silvio Berlusconi su Telepadova, 19 maggio 2015)

Il liceale
‘Migranti’… questo vocabolo nuovo inventato dalla Boldrini… sono clandestini! ‘Migrante’ è un gerundio!”. (In realtà sarebbe un participio presente… Matteo Salvini, 5 giugno 2015)

Tweet poi rimosso
Elezioni per Roma il prima possibile! Prima che Roma venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini”.(Beppe Grillo, 17 giugno 2015)

Corriere della Sera: “Vito Crimi e il ‘complotto’ dei piedi sporchi, le ironie della Rete su M5S”
Il senatore Crimi pubblica la lettera di un amico che si lamenta per i piedi sporchi del figlio a causa della polvere dopo due settimane di assenza da casa per le vacanze, e chiede il monitoraggio dell’aria. Esplodono le prese in giro sui social”.(15 luglio 2015)

Lo zoo
310 morti per un pellegrinaggio? Cose da pazzi! Sono come animali… più che alla Mecca, dovrebbero andare allo zoo!!!”.(Gianluca Buonanno, da eurodeputato leghista, 24 settembre 2015)

Maria
Sì, è vero, ho fatto un provino ad Amici, dalla De Filippi. Avevo 20-22 anni, e non andò bene...”. (Alessandro Di Battista, deputato 5 Stelle, 15 ottobre 2015)

Lo scherzone del decennio
@BITW__18: “Ciao Maurizio, un amico dice di aver fatto le scuole superiori con te, ti saluta calorosamente e continua a seguirti sempre :)”. @gasparripdl: “E chi è?”. @BITW__18: “STO CAZZO HAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH”. (Maurizio Gasparri, 30 ottobre 2015)

Gesù Cristo
Io trovo una vicinanza incredibile tra l’azione rivoluzionaria di Gesù Cristo e l’azione rivoluzionaria alla quale noi del Movimento 5 Stelle stiamo chiamando i cittadini…”. (Paola Taverna, senatrice M5S, 30 novembre 2015)

2016

Il governo ideale
Nel mio esecutivo vorrei Checco Zalone alla Cultura, poi Mauro Corona con delega a Montagna, Caccia e Agricoltura. Uno tra Claudio Borghi e Alberto Bagnai come ministro all’Economia. Agli esteri Berlusconi: rispetto a Renzi è avanti anni luce…”. (Matteo Salvini, 4 gennaio 2016)

Mi ci pulisco il culo e…
Non comprerò più niente da Ikea! Siccome mi sono rimasti dei loro fazzoletti in casa, mi ci pulisco il sedere e li rimando usati ai capi dell’azienda. Così forse li mangeranno…”.(Maurizio Gasparri contro la multinazionale svedese, colpevole di aver promosso alcune iniziative in favore delle unioni civili, 28 gennaio 2016)

Il Celeste
“L’odore della sconfitta sulla legge Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello, poverini”. (Roberto Formigoni, da senatore Ncd, 6 febbraio 2016)

Batti lei?
“Io ho detto ai miei: se vi trovereste… se ci troveressimo… se ci trovassimo!”. (I congiuntivi del senatore M5s Alberto Airola, durante un intervento in aula, 18 febbraio 2016)

Kung Fu Panda
Volete capire come si fa il lavaggio del cervello gender ai bambini? Ad esempio con il protagonista di Kung Fu Panda che ha due papà”.(Mario Adinolfi, 14 marzo 2016)

Ciaone
Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare. #CIAONE”. (Il deputato Pd Ernesto Carbone, su Twitter, dopo il fallimento del referendum sulle trivelle, 17 aprile 2016)

Il mio pantheon
I leader a cui mi ispiro sono San Suu Kyi, Martin Luther King e Gandhi”. (Virginia Raggi, 3 maggio 2016)

Me lo segno
Se io perdo il referendum, con che faccia rimango? Ma non è che vado a casa, smetto proprio di fare politica”.  (Matteo Renzi, premier, 8 maggio 2016)

Me lo segno / bis
Noi siamo persone molto serie e se Renzi perde anch’io lascio la politica. Come potremmo restare e far finta di niente?”. (Maria Elena Boschi, da ministro, 22 maggio 2016)

La laurea a sua insaputa
Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine. La vicenda mi lascia perplesso, escludo di aver fatto l’università”. (Renzo Bossi detto “il Trota”, 12 luglio 2016)

SkyTg24: “Salvini sul palco con la bambola gonfiabile”
Ecco la sosia della Boldrini!”. (Matteo Salvini durante un comizio, 25 luglio 2016)

Arare con il cazzo”
Il mio film ‘Something good‘ avrebbe dovuto essere a Venezia, ma venne rifiutato (…). Alzai il telefono e chiamai Barbera: ‘Portatore sano di forfora – urlai –, quando te ti facevi le seghe a Torino, io chiavavo Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed a Kansas City, aravo con il cazzo il mondo e guadagnavo miliardi, testa di cazzo!’”. (Luca Barbareschi, da direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, ex parlamentare, al Fatto Quotidiano, 31 luglio 2016)

Pulizia etnica controllata
“Quando arriveremo al governo, Polizia e Carabinieri avranno mano libera per ripulire le nostre città. Sarà fatta una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata, come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini”. (Matteo Salvini, con addosso la divisa della polizia, 15 agosto 2016)

Al
“No, non sono io a dirlo, ma mia moglie: per lei assomiglio ad Al Pacino…”. (Maurizio Gasparri, 15 settembre 2016)

Pinochet il venezuelano
“Renzi ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela”. (Cile, meglio. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, 13 settembre 2016)

Non gliela si fa al Carlo
Esiste una crisi idrica, quando c’è scarsità d’acqua. Esiste una crisi geologica, quando c’è scarsità di suolo. Esiste una crisi d’aria, quando è troppo inquinata. Non può esistere una crisi monetaria perché manca la moneta. (…) Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri. NON FACCIAMOCI FREGARE!”.
(Carlo Sibilia, onorevole M5S,19 settembre 2016)

Beatrice Di Maio
La mia compagna twittava quasi completamente a mia insaputa”. (L’onorevole Renato Brunetta sulle gesta social della compagna Tommasa Giovannoni Ottaviani detta “Titti”: dietro all’account Twitter “Beatrice Di Maio”, particolarmente amato dai grillini ed infamante nei confronti del governo Renzi, al punto da ricevere una querela dal sottosegretario Lotti, c’era proprio lei… 24 novembre 2016)

Debolezze
“Certe volte sento il desiderio di scendere dalla papamobile. Spesso accade davanti alle vecchiette. Io ho una debolezza per le vecchiette”. (Papa Francesco, 10 novembre 2016)

Questa roba
Mio padre orgogliosamente fascista? Sono super orgoglioso di lui. È più importante essere onesto che antifascista. Nel 2016 parlare di fascismo e antifascismo è come parlare di guelfi e ghibellini… ancora a parlare di questa roba?”. (Alessandro Di Battista, M5S, 12 dicembre 2016)

2017

Il sindaco-sceriffo
Come Mussolini, anche Hitler ha fatto delle cose giuste. Ha tolto la disoccupazione in Germania e dato da mangiare al suo popolo che aveva fame”. (Joe Formaggio, sindaco di Albettone, 1 febbraio 2017)

Altri meriti
Hitler almeno i disabili li eliminava gratis”. (Il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi sulla scelta di dj Fabo di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera, 27 febbraio 2017)

Dritte
Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum”.(Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, 27 marzo 2017)

Poster
“A 15 anni in cameretta avevo il poster di Roberto Baggio, dei Duran Duran e di Bob Kennedy…”; “Ma quali Duran Duran, a 15 anni avevo il poster di Samantha Fox!”. (Matteo Renzi, 27 aprile 2017)

Doppia bufala con congiuntivo
Incredibile, pare che Bebe Vio da piccola è stata vaccinata con il Morupar, vaccino poi ritirato perché provocava la Meningite”. (Bartolomeo Pepe, senatore Gal, ex 5 Stelle, 14 maggio 2017)

Bruno Sacchi
Sei musulmano? Vuoi stare in Italia? Ti mangi SUBITO davanti alle autorità la mortadella e sputi sul Corano ripreso da telecamere, sennò VIA!”. (Fabrizio Bracconeri, ex ragazzo della Terza C, già candidato alle Europee con Fratelli d’Italia, 7 giugno 2017)

Il Pil cresce? Merito dell’afa
A giugno ha fatto molto più caldo: i climatizzatori, la catena del freddo, l’aria condizionata delle auto. Renzi ha preso una tranvata dopo l’altra, serve autorevolezza… non possiamo gioire perché ha fatto troppo caldo!”. (Barbara Lezzi, senatrice 5 Stelle, 16 luglio 2017)

Au… che?
Il novello Napoleone Macron piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone, ma almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz”.(Lo sfondone di Alessandro Di Battista in aula: confonde Auschwitz e Austerlitz, 19 luglio 2017)

Dopo mucca e toro…
Lo dico a tutti i miei compagni: non accontentatevi del piccione in mano, andiamoci a prendere il tacchino”. (Pierluigi Bersani, Mdp, 20 luglio 2017)

Je suis Charlie
Si, in effetti penso che l’Isis debba tornare in redazione a Parigi e finire il lavoro…”. (Massimo Corsaro, da deputato di Direzione Italia, dopo la copertina del settimanale satirico francese sull’uragano Harvey, “Dio esiste: ha annegato tutti i nazisti del Texas”, 3 settembre 2017)

Ma che fa?
Mi pare che si vadi in una direzione assolutamente serena…”. (Dario Franceschini, da ministro dell’Istruzione, 21 settembre 2017)

Scopatori africani
Vado con Gheddafi ed i suoi architetti in questi centri di accoglienza, guardo i bagni e manca il bidet. ‘Qui non c’è il bidet, bisogna metterlo!’. Gheddafi mi guarda e dice: ‘Ma cos’è il bidet?’. ‘Non vi preoccupate, basta un piccolo spazio, li metto io’. Volevo l’orgoglio di insegnare a questi scopatori africani che esistono anche i preliminari!”. (Silvio Berlusconi alla platea di Forza Italia, 15 ottobre 2017)

#SpelacchioGate
“Sto con Spelacchio: secondo me è un mezzo complotto, c’è una regia in corso. Questo nomignolo girava fin dal primo giorno: quando lo hanno scaricato, ma dalle mie foto l’albero risultava essere ancora in forma. Spelacchio a me piace, è come un Picasso: va capito”. (Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente della giunta Raggi, 21 dicembre 2017)




Rousseau costa 1,1 milioni, addetti raddoppiati. Contributi M5S decisivi per sopravvivenza

ROMA – Le restituzioni rappresentavano dall’epoca dei primi giorni in Parlamento le due facce dei “grillini”: una nota di merito e nello stesso tempo il grande controsenso del Movimento 5 Stelle . Pochi elettori e sostenitori del M5S sono a conoscenza che rispetto alla precedente legislatura, è sparita la trasparenza degli scontrini e sopratutto il fondo per il microcredito.

Nel febbraio 2018, in piena campagna elettorale, i mancati bonifici (e quelli “taroccati”) di alcuni parlamentari furono al centro di una inchiesta televisiva del programma Le Iene , al punto tale da indurre i vertici a cambiare regole per la seconda legislatura in Parlamento. Da qui quindi la decisione di cambiare: stop al fondo per il microcredito e agli scontrini, restituzioni a forfait su un conto creato ad hoc. Che però è intestato a Luigi Di Maio (capo politico ed anche tesoriere) ed ai capigruppo della Camera e del Senato.

Una decisione questa che nel corso dei mesi della seconda legislatura parlamentare corrente, ha creato il dissenso di deputati e senatori diventando oggetto nevralgici delle rimostranze in assemblea. Molti hanno chiesto l’estratto conto bancario, pretendendo di conoscere i movimenti. In queste ore agitate anche i ritardatari delle donazioni sono d’accordo con i dissenzienti: “E’ necessaria trasparenza” . Sul sito tirendiconto.it sono presenti alcune destinazioni con tanto di importi devoluti: dalle popolazioni colpite dalle alluvioni, al fondo di ammortamento dei titoli di Stato.

I contestatori battono anche un altro punto, e cioè quello dei 300 euro mensili , oltre ai 2000 forfettari, da versare obbligatoriamente come contributo per l’ Associazione Rousseau che così facendo aggira le norme sul finanziamento ai partiti. I 33-35 “morosi” che finiranno nel mirino dei probiviri sui 45-47 segnalati, di fatto contestano i costi della piattaforma ma anche il ruolo di Davide Casaleggio. “Un po’ strano che ci sia chi firma una candidatura in cui viene messo nero su bianco quel versamento per la piattaforma, viene votato su quella piattaforma e poi la contesta“, reagiscono alcuni “fedelissimi” di Di Maio e Casaleggio .

Secondo alcuni parlamentari grillini i soldi da versare obbligatoriamente sotto forma di donazione all’ Associazione Rousseau sono esagerati : in totale circa 1,1 milioni di euro l’anno. Una cifra che costituisce l’ossigeno per le casse di Rousseau. Infatti, dal 2017 al 2018 la piattaforma “controllata” da Davide Casaleggio ed i suoi soci,  ha incredibilmente quasi triplicato i suoi costi di funzionamento.

I costi sono lievitati da 493mila euro a 1,1 milioni di euro. A “pesare”  oltre alle spese legali (24,3%) sono sopratutto quelle triplicate per il personale (29,8): dai 103mila del 2017 si è arrivati ai 335mila euro nel 2018. Attualmente i dipendenti sono 10 , mentre in precedenza erano 4 part time, 2 full time, uno stagista e un collaboratore coordinato e continuativo. Costi che rischiano di diventare una voce “fissa” e pesante nel bilancio dell’ Associazione Rousseau .

I costi di mantenimento per la l’infrastruttura informatica pesano per il 19,6%, mentre sono schizzati i costi  per la comunicazione balzati da 14mila a 87mila euro.  I “pasdaran” del M5S si difendono: “Poco se si considera che stiamo parlando della piattaforma che regge la vita politica del primo partito in parlamento” , dimenticando però di non essere più il partito leader per voti in Italia motivo per cui alle prossime elezioni è prevedibile un forte ridimensionamento del peso politico.

I costi dovrebbero ancora aumentare, in quanto nel 2019 è stata sviluppata una nuova versione della piattaforma per ovviare sopratutto  alle falle evidenziate dal Garante della Privacy. . Ma la piattaforma Rousseau, che doveva essere messa a disposizione agli “alleati” europei è rimasto inutilizzato a Bruxelles, il che la dice tutta sulla inesistente influenza politica degli europarlamentari a 5 Stelle. Rimangono quindi elevati ed ingiustificati gli ingenti costi di mantenimento che solo una pattuglia di oltre 300 parlamentari potrebbe garantire . Ed è per questo che Di Maio e Casaleggio hanno paura del voto degli italiani,

 




M5S, crollano i rimborsi al partito: in regola 15 parlamentari su 317

ROMA – Erano pochi  i morosi a gennaio 2019, uno piccolo gruppo dinnanzi alla maggioranza dei parlamentari ligi al dovere e disciplinati. Ma mese dopo mese la situazione è cambiata sensibilmente. Consultando il sito Tirendiconto.it si apprende che la situazione alla fine del 2019, i parlamentari cinquestelle in regola con le “rendicontazioni”, cioè quelli che  hanno restituito parte del proprio compenso, come il Movimento chiede, ed hanno pubblicato le cifre, la situazione  appare letteralmente rovesciata: infatti sono appena 10 su 216 deputati e 5 su 101senatori  ad essere in regola con le rendicontazioni di novembre. Analizzando ottobre, non va molto meglio: soltanto 27 deputati e 16 senatori sono in regola.

Il mese della “svolta” negativa è stato settembre, cioè dopo la crisi con la Lega, allorquando nasce il secondo governo Conte, a seguito del quale,  mentre aumenta l’incertezza sulla durata della legislatura, crollano i rimborsi dei parlamentari cinquestelle. Così il sito Tirendiconto.it non espone soltanto una situazione di quanto versato . Il “taglio” dei propri compensi è stato da sempre un cavallo di battaglia del Movimento, ma anche delle difficoltà e delle tensioni nei gruppi M5S.

Nei giorni scorsi il vertice del Movimento 5 Stelle ha posto all’ordine del giorno il problema dei rimborsi. Il ritardo nel versamento delle quote sta iniziando a creare un serio problema di risorse sopratutto alla piattaforma Rousseau, poichè nelle restituzioni sono inclusi i 300 euro mensili che ogni parlamentare è tenuto a versare alla piattaforma  dell’ Associazione presieduta da Davide Casaleggio , oltre al versamento mensile di almeno 2 mila euro sul conto di un comitato creato ad hoc, intestato a Luigi Di Maio e ai capigruppo della Camera e del Senato.

Per questo motivo adesso i vertici del Movimento 5 Stelle stanno studiando la soluzione: i ritardi potrebbero essere conseguentemente molto presto materia di lavoro per i probiviri, il comitato che decide sulle sanzioni. I parlamentari nel frattempo sono stati avvertiti: chi non è in regola con i versamenti non potrà candidarsi al ruolo di “facilitatore” regionale.

Non sarà certamente un’operazione semplice sollecitare la puntualità dei deputati e senatori grillini al bonifico mensile . La lista è lunga c’è persino chi nel 2019 non ha mai restituito nulla. Sul sito  Tirendiconto.it, in prima fila ci sono l’ex- ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ed il senatore Michele Giarrusso. Gli altri sono alla Camera: Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Daniele Del Grosso, Federica Dieni, Flora Frate, Francesca Galizia, Marta Grande, Mara Lapia, Paolo Romano, Gianluca Vacca e Andrea Vallascas. Mentre a Palazzo Madama si aggiungono: Cristiano Anastasi, Alfonso Ciampolillo (che è già finito in passato sotto la lente dei probiviri), Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco e Pietro Lorefice.

Tra i ritardatari ci sono non pochi ministri e sottosegretari. Come il ministro di Giustizia che da agosto non versa un euro Alfonso Bonafede, i viceministri Stefano Buffagni da settembre, Laura Castelli da ottobre, Federico d’Incà da aprile. Fra i ritardatari….ci sono esponenti di primo piano del M5S  come Carla Ruocco e l’ex ministra Giulia Grillo che non versa un euro dallo scorso aprile, così come Nunzia Catalfo ferma a marzo 2019, l’ex-ministra Barbara Lezzi che non versa nulla dallo scorso agosto, Vito Crimi e Danilo Toninelli fermi entrambi al giugno scorso.

Per dovere di cronaca è giusto segnalare un gruppo di parlamentari pentastellati che ha sempre versato nel 2019  quanto dovevano versare in linea con le regole. Da oltre un mese è possibile rendicontare l’ultimo periodo.. Sono i senatori Giorgio Fede, Barbara Floridia, Gabriele Lanzi, Arnaldo Lomuti e Fabrizio Trentacoste; ed i deputati Stefania Ascari, Lucia Azzolina, Raffaele Bruno,  Antonio Federico, Riccardo Olgiati, Davide Serritelle, Carlo Sibilia, Arianna Spessotto, Luca Sut e Davide Tripiedi.




Governo, il ministro Fioramonti si dimette con una lettera al premer: pochi fondi per l'istruzione:

ROMA – Le fibrillazioni nel governo non si placano neanche nel giorno di Natale . Sono arrivate come anticipate le dimissioni irrevocabili del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, vociferate per tutta la sera del 25 e confermate da Palazzo Chigi poco dopo le 23.

Fioramonti ha consegnato la sua lettera di dimissioni al premier Conte.  Una decisione quella presa del responsabile dell’Istruzione che circolava da giorni ed era legata all’approvazione della manovra, a seguito del mancato stanziamento dei fondi attesi per l’Istruzione.

Secondo le indiscrezioni nella sua lettera Fioramonti avrebbe spiegato che secondo lui bisognava rivedere l’IVA, anche lasciando l’aumento, per incassare i 2-3 miliardi che chiedeva per il suo ministero e che di fronte al blocco dell’aumento ha capito che non c’era volontà di fare maggiore gettito e dunque non ci sono più le condizioni per andare avanti.

Lo stesso Fioramonti era stato esplicito sulla propria volontà di un passo indietro in caso di fondi insufficienti per scuola, università e ricerca. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato dal quotidiano La Repubblica, aveva ammesso: “Abbiamo inserito circa due miliardi aggiuntivi per scuola, università e ricerca. Avrei voluto destinare ancora più risorse a questi settori fondamentali. L’impegno è per la prossima manovra“.

Fioramonti andrebbe a costituire un gruppo alla Camera a sostegno del premier come embrione di un nuovo soggetto politico. Nei giorni scorsi sono circolati i nomi di altri deputati che potrebbero seguirlo, tra cui Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, ma anche l’ex M5s Andrea Cecconi. In poche parole, di fatto, si moltiplicano le voci su possibili gruppi “contiani” nei due rami del Parlamento. Per la successione al ministero dell’Istruzione il nome in pole position è quello di Nicola Morra, attuale presidente della Commissione parlamentare antimafia.




Il premier Conte oggi a Taranto. La passerella pre-elettorale "grillina" continua...!

ROMA – Il premier Giuseppe Conte nel primo pomeriggio di oggi  visiterà il reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto, intitolato qualche giorno fa a Nadia Toffa, prima di recarsi allo stabilimento ex Ilva per porgere un saluto agli operai. E’ quanto si apprende da fonti dell’Asl Taranto.

Fonti sindacali hanno invece reso noto che Conte si recherà presso lo stabilimento siderurgico ex-Ilva (ora Arcelor Mittal) per incontrare gli operai che lo attendono intorno alle 16. La visita coincide con un momento particolare della vertenza dell’ex Ilva mentre prosegue la trattativa tra governo ed i Mittal per il salvataggio del polo siderurgico tarantino.

Il presidente del Consiglio era già stato a Taranto l’8 novembre scorso e aveva incontrato cittadini, lavoratori ed esponenti di associazioni davanti allo stabilimento siderurgico prima di partecipare al consiglio di fabbrica e terminare la sua visita in Prefettura. In quell’occasione disse ai lavoratori del Siderurgico di non avere “la soluzione in tasca“.  Soluzione che a distanza di quasi due mesi dimostra di non avere ancora.

Una visita quella del premier a Taranto che in realtà sa di tanto di campagna elettorale in favore del M5S di cui è espressione, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi che si terranno fra 6 mesi. Non si può non ricordare che i deputati del M5S eletti nel capoluogo jonico ed in Puglia sono sempre stati per la chiusura dello stabilimento, ed incredibilmente fra questi anche il sen. Mario Turco che Conte ha voluto come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Così come va evidenziato che fra le ultime elezioni politiche del 2018 e le europee del 2019, il M5S in Puglia ha dimezzato i propri voti scendendo al 20% e perdendo i due consiglieri comunali eletti a Taranto che hanno abbandonato il movimento




Scoppia il "Caso Moby": 840mila euro a Grillo e Casaleggio. Il M5S tace....

ROMA – “Un’azienda dà 60mila euro a Open: perquisizioni, accuse, aperture dei Tg. La stessa azienda ne dà poi 600mila a Casaleggio e 240mila al blog di Grillo. Tutti zitti: media proni, giudici silenti“. Lo scrive su Twitter Luciano Nobili, deputato romano di Italia Viva, in relazione delle notizie emerse sui finanziamenti della società Moby alla Casaleggio & Associati e al blog di Beppe Grillo.

 

nella foto l’armatore Vincenzo Onorato

L’inchiesta della Procura di Firenze puntava  a verificare i reali rapporti tra la Fondazione Open di Matteo Renzi e le centinaia di finanziatori tra il 2012 e il 2018 con un’attenzione particolare agli ultimi anni, quando Renzi è diventato presidente del Consiglio. A fine novembre sono scattate le perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di imprenditori e manager proprio alla ricerca di documenti per ricostruire il percorso dei soldi e nell’elenco c’era anche Onorato.

Sotto osservazione, i 50 mila euro versati dall’armatore “a titolo personale” e i 100 mila elargiti dalla società Moby spa. “Credo e crederò sempre negli ideali sociali di Renzi ed ho sostenuto la sua fondazione con un contributo pubblico perché chiaro, visibile e trasparente“, ha spiegato l’armatore. Il sospetto è però che quei soldi fossero in realtà una contropartita per interventi normativi. Infatti, nelle informative redatte dalla Guardia Finanza viene evidenziata l’approvazione della legge proposta dal deputato renziano Roberto Cociancich per disciplinare il regime fiscale che gli era valso il ringraziamento pubblico proprio di Vincenzo Onorato.

Ma la vicenda non coinvolge solo Renzi, ma anche il M5S . In un articolo pubblicato ieri dal Corriere della Sera si parla di contratti pubblicitari da parte della società di navigazione Moby spa di Vincenzo Onorato con Bello Grillo e “lobbistici” con  Davide Casaleggio, il reale “padrone-controllore” del M5S,   che avrebbe cercato appoggi non solo appoggiando Matteo Renzi e finanziando la Fondazione Open ma anche versando denaro per sostenere il blog dell’ex comico e la Casaleggio Associati. “Noi siamo garantisti: speriamo non perquisiscano Beppe e Casaleggio il giorno di Natale” aggiunge con ironia il deputato Nobili.

Nell’articolo pubblicato sul Corriere a firma della solita brava collega Fiorenza Sarzanini si legge che Onorato “Ha finanziato la Fondazione Open di Matteo Renzi, ma non solo. Perché la «Moby spa» di Vincenzo Onorato avrebbe cercato sponde politiche versando denaro per sostenere pure il blog di Beppe Grillo e la Casaleggio Associati. Bonifici che però sono stati segnalati come «operazioni sospette» dall’Uif, l’Unità antiriciclaggio di Bankitalia. E adesso sono in corso accertamenti per verificare gli accordi economici presi tra il 2018 e il 2019. Ma anche per stabilire se questi contributi abbiano portato vantaggi alla compagnia di navigazione che ha ereditato la Tirrenia ed è titolare di una convenzione con lo Stato da 72 milioni di euro l’anno il monopolio di alcune rotte marittime. Sull’accordo l’Unione Europea ha avviato un’istruttoria per verificare se si tratti di un «aiuto di Stato». E proprio questo avvalora l’ipotesi che Onorato abbia sovvenzionato fondazioni e società per ottenere appoggi per le attività delle sue aziende in Italia e all’estero e che si sia adoperato per ottenere la «modifica delle norme sull’imbarco dei marittimi sulle navi italiane“.

Il «contratto di partnership» segnalato dall’Uif è quello siglato per due anni — 2018/2019 — con l’azienda che gestisce il blog di Grillo e prevede un esborso annuo di 120 mila euro l’anno. In cambio la società garantisce sia l’inserimento di messaggi pubblicitari, sia «”contenuti redazionali” con interviste a testimonial della Moby da pubblicare anche su Facebook, Twitter e Instagram». Il patto prevede «la pubblicazione di uno “spot” al mese» e tutto ciò ha alimentato il sospetto che la cifra pattuita fosse in realtà un finanziamento politico mascherato.

E’ stato questo il motivo che ha attivato  le verifiche che prevedono controlli sui prezzi offerti ad altre aziende proprio per accertare la congruità della somma, ma anche accertamenti per stabilire se i soldi siano in realtà la contropartita versata dall’armatore per ottenere interventi di tipo normativo. Grillo e Onorato sono amici da tempo. Nel settembre 2018, quando il Movimento 5 Stelle in Sardegna si schierò contro la convenzione siglata con la Moby, guarda caso fu proprio il fondatore del M5S a difenderla attaccando le altre compagnie e rilanciando su Twitter gli articoli del suo blog, esattamente come previsto dal contratto pubblicitario.

Un accordo, quello con Grillo che evidentemente Onorato non riteneva sufficiente a tutelare i propri interessi e quindi ha deciso di rivolgersi anche alla Casaleggio Associati. L’accordo con la società specializzata nelle strategie digitali di Davide Casaleggio — il figlio di Gianroberto,  fondatore del Movimento 5 Stelle — è stato sottoscritto il 7 giugno 2018 e prevedeva la «stesura di un piano strategico e la gestione di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stakeolder del settore marittimo sulla limitazione dei benefici fiscali del Registro Internazionale alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari».

Il mandato di Onorato aveva un duplice scopo, e cioè quello: di “Sensibilizzare le istituzioni e raggiungere una community di un milione di persone“. In questo caso la cifra pattuita era di 600 mila euro ma con ulteriori clausole legate al raggiungimento del risultato. È stato infatti deciso il versamento di 250 mila euro ad obiettivo entro 12 mesi e 150mila euro ad obiettivo tra i 12 e i 24 mesi. Cioè un milione di euro !

Dello stesso “peso” di Nobili,  l’intervento di Maurizio Gasparri di Forza Italia.Vogliamo la verità, tutta la verità. I grillini hanno fatto della loro diversità l’unico codice identificativo. Poi abbiamo visto i casi Trenta, Di Battista, Di Maio, Taverna, con piccole e grandi vicende che hanno dimostrato quali fossero i difetti di questa galassia. Ora sui soldi di Onorato vogliamo tutta la verità. Non li molleremo per un secondo. Non si illudano di farla franca. Grillo deve spiegare anche molte cose della sua vita personale e familiare. Ma intanto spieghino tutto quello che è avvenuto con i soldi della Moby di Onorato“.

Gasparri aggiunge:Quali sono stati i rapporti tra Onorato e il mondo grillino? Onorato ha disonorato Grillo? Hanno preso soldi? Per quali prestazioni? Per quali spazi pubblicitari? Quali posizioni hanno preso i parlamentari grillini in merito alle normative riguardanti le società di navigazione? Vogliamo sapere se Onorato con i soldi ha condizionato o meno quella galassia. È tutto trasparente? Uno vale uno, e Onorato quanto vale?” aggiunge il senatore che dice: “la questione non può finire qui

Nel frattempo il M5S, che gridava “Onestà, onestà” tace . Avranno perso la voce, dopo la faccia ?




ILVA. Il Tribunale di Taranto nonostante il parere favorevole della Procura rigetta l' istanza di proroga per AFO2

ROMA – Questa mattina si era svolto un incontro durato circa due ore fra la delegazione governativa dei tecnici del Mise e del Mef,  guidata da Francesco Caio, per illustrare  ai rappresentanti di ArcelorMittal il piano industriale del Governo per l’ Ilva di Taranto, quando è arrivata la notizia da Taranto che il giudice del dibattimento del Tribunale jonico Francesco Maccagnano, ignorando la richiesta della Procura, ha rigettato l’istanza avanzata dai commissari governativi dell ‘ ILVA in Amministrazione Straordinaria con la quale si chiedeva una proroga di  12 mesi per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata dell’ altoforno AFO2.

Il parere della Procura era favorevole ma con le prescrizioni  che riguardavano l’adozione, da parte di ArcelorMittal, affittuario dello stabilimento siderurgico di Taranto, delle nuove procedure operative individuate da ILVA in Amministrazione Straordinaria. Nella relazione del custode giudiziario Valenzano  è stato evidenziato proprio questo punto, a seguito del quale il custode ha dato atto a ILVA di aver depositato entro il 13 novembre scorso (termine previsto, ), l’analisi di rischio ma ha altresì evidenziato che ArcelorMittal non aveva applicato le modificate procedure operative e finalizzate ad ottenere più sicurezza sull’impianto.

La decisione del giudice Maccagnano comporterebbe l’ inizio delle operazioni di spegnimento degli impianti a partire dal 13 dicembre data in cui scadono i tre mesi precedentemente concessi dal Tribunale del Riesame per ottemperare alle prescrizioni. Ma anche in questo caso sarà nuovamente il Riesame di Taranto a dire l’ultima parola in merito, ancor prima ci si si rivolga alla Suprema Corte

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

La pm Antonella De Luca della Procura della repubblica di Taranto aveva concesso parere favorevole, indicando nuove prescrizioni, alla richiesta di proroga avanzata dai commissari di ILVA in Amministrazione Straordinaria  dopo aver esaminato la relazione depositata dal custode giudiziario del siderurgico, Barbara Valenzano.  dirigente della Regione Puglia, considerata molto “vicina” ed allineata alle posizioni del Governatore Michele Emiliano. La decisione del giudice Maccagnano, dinanzi al quale si svolge il processo sulla morte dell’ operaio Alessandro Morricella, si esprimerà tra domani ed il prossimo 12 dicembre.

I legali dei Commissari governativi sono già al lavoro per fare ricorso al Tribunale del Riesame. Secondo il giudice l’altoforno AFO2 al momento non sarebbe sicuro per gli operai e quindi concedere il tempo richiesti per procedere all’ultimazione della messa in sicurezza secondo il teorema a dir poco discutibile del Tribunale, significherebbe far prevalere il diritto al lavoro sul diritto alla salute, mettendo così a rischio l’economia e l’occupazione di un’intera provincia, quella di Taranto, il cui 70% dell’economa è di fatto “Ilva-dipendente“.

 

Si è di fronte ad una situazione paradossale: da un lato, infatti, ci sono i giudici del tribunale milanesi che hanno invitato Arcelor Mittal a non spegnere gli altoforni e a continuare la produzione; dall’altro un giudice tarantino tarantina che impone lo spegnimento. L’ennesimo scontro istituzionale all’interno dello Stato. Senza l’ altoforno AFO2 rimangono in funzione solo gli altri due altoforni, Afo1 e AFO4: ognuno dei due altoforni  infatti può produrre al massimo due milioni di tonnellate di acciaio l’anno, e soli  quattro milioni di tonnellate sono pochi legittimando di fatto i 4.700 esuberi dichiarati dall’azienda . Per rimettere in esercizio l’  AFO5, il più grande altoforno d’Europa, attualmente spento per opere di in ristrutturazione, occorre non poco tempo ed ingenti investimenti. Al momento infatti, gli altoforni elettrici restano ancora solo un’idea contenuta in un progetto.

“Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa, concesse espressamente oppure implicitamente, si impone a questo giudice rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura” scrive Maccagnano nel provvedimento di 29 pagine “il termine richiesto risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori“. Per il giudice Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da ILVA (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello “di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della Libertà comporti in sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori”.

Il contropiano presentato dal Governo è sicuramente lontano dagli intenti di ArcelorMittal, elencati nelle slide del nuovo piano industriale illustrato da Lucia Morselli, Ad di Arcelor Mittal Italia,  lo scorso  4 dicembre scorso al Mise . Dopo un mese di trattative la richiesta iniziale di 5 mila esuberi presentata lo scorso  4 novembre da Lakshmi Mittal  al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è scesa di ben poco, fermandosi a 4.700 tagli, di cui 2.900 a partire dal 2020. Nel dettaglio,

La proposta di ArcelorMittal prevede la riduzione degli attuali 10.789 dipendenti , cioè quelli “garantiti” del piano originario presente nel contratto firmato il 6 settembre 2018 ,  a 6.098 nel 2023, con 2.891 esuberi a partire dal 2020 ed altri 1.800 previsti nei successivi tre anni , cioè dopo che ArcelorMittal prevedeva lo spegnimento dell’ altoforno Afo2 sostituendolo con un forno elettrico ad arco che assorbirebbe minor mano d’opera, con un aumento della produzione fino a 6 milioni dal 2021, in risalita quindi dei 4,5 milioni di tonnellate attuali .

Ma adesso è arrivato da Taranto il nuovo problema giudiziario “ad orologeria” su Afo2, che è bene ricordare era una delle due giustificazioni ( o pretesti come sosteneva il premier Conte)  insieme alla scomparsa dello “scudo penale” per iniziativa del M5S a firma di Luigi Di Maio, che aveva spinto ArcelorMittal a comunicare lo scorso 4 novembre il proprio recesso  contrattuale. Da allora, nessuno dei due punti è stato rimosso.

Il salvataggio dell’ex ILVA di Taranto a questo punto si complica sempre di più. “I lavoratori dell’Ilva, dopo 32 ore di sciopero e una grande manifestazione a Roma, non sono nemmeno riusciti a tornare a casa  — ha dichiarato ieri sera Rocco Palombella segretario generale della Uilm  —  e trasmettere alle proprie famiglie un po’ di fiducia, che è arrivata la doccia gelata della decisione del Giudice di rigettare l’istanza dei commissari sulla continuità di marcia dell’altoforno 2“. ” Non voglio giudicare la decisione del Giudice – aggiunge il leader Uilmma ritengo che questa situazione sia l’ultimo tassello di una trattativa sempre più in salita, che vede allontanarsi una soluzione che vada nella direzione della tutela della salute, della salvaguardia dell’ambiente, della garanzia dei livelli occupazionale e della continuità produttiva“.

Rocco Palombella segretario generale della Uilm

” Anche in questa situazione drammatica – concluda Palombella –  mi sento di trasmettere un messaggio di speranza nei confronti dei lavoratori e del lavoro che porteranno avanti le istituzioni. Con la fermata dell’altoforno 2 si prefigurano scenari preoccupanti che potrebbero portare fino alla chiusura dello stabilimento di Taranto e alla fermata degli altri siti italiani del gruppo. Questa decisione, inoltre, potrà inasprire il contenzioso tra Arcelor Mittal e lo Stato italiano”.

La decisione del giudice del Tribunale di Taranto complica senza alcun dubbio l’esito della trattativa in corso fra il Governo ed i Mittal, che non può prescindere dall’uso dell’ altoforno AFO2, senza del quale gli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto sarebbero produttivamente inutilizzabili. Per dovere di cronaca occorre segnalare che il giudice Maccagnano fa parte della stessa sezione penale del Tribunale di Taranto presieduta dall’ ex Gip  Patrizia Todisco, da sempre “acerrima” nemica dello stabilimento siderurgico di Taranto. Solo una coincidenza ?

La parola adesso passa al Tribunale del Riesame di Taranto che ha molto spesso dato prova di assoluto equilibrio, annullando delle discutibili decisioni di qualche giudice a caccia di eccessivo protagonismo derivante da posizioni ideologiche e politiche che i magistrati dovrebbero rigorosamente evitare.

 

 




Salvini attacca, il premier Conte minaccia querele

ROMA – Questa volta non c’è la richiesta di pieni poteri di Matteo Salvini, non c’era nessun bicchierone di mojito davanti a una consolle da utilizzare per attaccarlo, ma c’è un Salvini che si riprende la scena a Roma, dentro ai palazzi, in Parlamento, per cercare di dare una spallata definitiva all’esecutivo Pd-M5S. Chi era presente nella sala Salvadori di Montecitorio per una conferenza sull’oggetto della contesa Mes, il tanto contestato “Fondo Salva Stati”, poteva accorgersi subito che qualcosa di molto “pesante” stava per accadere.

Il leader della Lega si è presentato accompagnato e “scortato” dallo stato maggiore leghista.  Al fianco di Salvini tutti incravattati, dai due capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari,  gli euroscettici “tecnici”  Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Solo il numero 2 della Lega, Giancarlo Giorgetti è stato indisciplinato, presentandosi senza cravatta, ma la sua presenza vale più di tutto perché, come racconta una gola profonda leghista, “è il segno di una compattezza ritrovata”.

Alle 11 e 30 Salvini nella saletta ubicata nella zona riservata ai gruppi, sale sul ring, indossa i guantoni e prende a “cazzotti politici” il “traditore”: il premier  Giuseppe Conte, con il quale ha un conto in sospeso dallo scorso mese di agosto. Il leader leghista come suo stile è diretto, parla e fa sul serio, intuendo che questo probabilmente è il momento giusto per attaccare e minare una maggioranza politica “ibrida” al Governo , che è fortemente divisa su tutto. Salvini si era divertito la sera prima commentando ad alcuni colleghi partito. “Avete visto, stanno litigando pure sulla Rai?”. Salvini è di nuovo pronto ad andare fino in fondo e non perde l’occasione per prendere di mira l’inquilino pro-tempore di Palazzo Chigi sul problema dei problemi cioè  il Mes sul quale la Lega non ha la minima intenzione di cedere.

“A giudizio nostro e dei documenti il presidente Conte ha commesso un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano” esordisce Salvini che non si ferma, è un fiume piena, ed attacca il premier come non ha mai fatto sinora: “Ricordiamo tutti i ‘no’ alle proposte della Lega ed adesso ci spieghiamo tutti i silenzi di Conte… ”. Ma  l’affondo finale del leader della Lega quello che rappresenta il colpo da KO quando appunto immagina l’apertura della crisi di governo. E lo fa evocando il nome del Capo dello Stato: “Chiediamo un incontro al presidente Mattarella per evitare la firma su un trattato che sarebbe mortale per l’economia italiana. Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere. Si torna in Parlamento. Sospendiamo tutto. I nostri avvocati stanno studiando l’ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte”.

Parole che hanno subito innescato una dura replica del premier con tanto di preannuncio di querela per calunnia a Salvini. C’è un particolare che riporta le lancette dell’orologio politico all’estate scorsa. Lunedì  prossimo il premier Conte sarà in Aula, alla Camera, a riferire sul Mesper spazzare via, menzogne, mezze ricostruzioni”  come se se in un millesimo secondo le lancette fossero tornate indietro a quel 20 agosto,  alle polemiche sul caldo torrido del Papeete, sui pieni poteri, quando Salvini che girava le spiagge di Italia perché convinto che di lì a poco Mattarella avrebbe ridato la parola agli italiani.

All’epoca dei fatti, dello scontro in Aula, un vero e proprio braccio di ferro in diretta televisiva si era celebrato il primo “round” dello scontro Conte contro Salvini, con il “Paese Italia” che si trovava nel mezzo di una crisi di Governo a seguito della quale è venuta alla luce la maggioranza giallorosso. quello che qualcuno ha definito “un aborto spontaneo”. Questa volta non c’è una crisi ma si avverte quel mormorio politico-parlamentare di una nuova crisi politica in arrivo. Questa volta la maggioranza al Governo sembra non riesca più a comunicare, è divisa su qualsiasi dossier, con il solito Luigi Di Maio che fa il “bullo” cercando di replicare il “modello Salvini” dei giorni del governo gialloverde. Da qui a Natale il governo  giallorosso dovrà affrontare il tormentato percorso parlamentare della legge finanziaria, dove basta un emendamento/trappola a far mancare i numeri alla maggioranza. e mandare tutti a casa.

Ma il vero significativo politico di questa “scazzottatura” fra Palazzo Chigi e la Lega,  è il simbolo di un Matteo Salvini che torna a presidiare il palazzo, annullando una serie appuntamenti perché vuole rimanere a Roma, a “marcare” il territorio, il Parlamento. O probabilmente perché spera di ricevere una chiamata da Mattarella.  Salvini oggi, dopo la conferenza stampa, ha riempito il Teatro Italia a Roma, con l’obiettivo di portare la Lega alla conquista del Campidoglio, dove chiunque eletto sarà migliore della “grillina” Raggi. Ed anche in teatro Salvini è tornato ad attaccare il premier Conte: “Leggo che Conte mi vuole querelare: allora preda il bigliettino e si metta in fila, dopo Karola e la Cucchi. Lui però mi ricorda una celebre frase del Marchese del Grillo, ‘io so io e voi non siete un cazzo’. Sia più umile che poi l’arroganza porta male“.

La Lega va all’attacco e chiede un intervento di Mattarella. “Il governo – dice il capogruppo a Montecitorio Claudio Molinarinon ha rispettato il mandato del Parlamento, un fatto gravissimo. Chiediamo l’intervento di Mattarella, c’è da difendere la Costituzione e il parlamentarismo“.

Anche il leghista Giancarlo Giorgetti più influente su Salvini aggiunge il “carico” su Conte: ” Sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l’abbiamo fatto nella sede Regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?“.

Salvini confessa ai fedelissimi la sua “strategia”:Questa volta siamo pronti ad andare fino in fondo”, . Con un progetto politico: “Dobbiamo riprenderci tutto: la Capitale, la Regione e Palazzo Chigi”. Non a caso, un autorevole esponente  della Lega dietro le quinte ricorda che “ad agosto quando nacque l’esecutivo Pd e Cinquestelle, il presidente Mattarella parlò di una maggioranza coesa e di lunga periodo, ma tutto ciò non si sta verificando. Oggi Matteo Salvini vuole tornare a riformulare la richiesta: voto in primavera

Come e cosa risponderà  questa volta il Capo dello Stato  ? Questo è il vero dilemma di molti….




L’ex ministra Trenta e il marito lasciano l'alloggio pubblico. Pagavano 141 euro d’affitto per la casa

ROMA – La “grillina” Elisabetta Trenta pur di non essere espulsa dal M5S  ha deciso di traslocare dopo le pressioni e sottintese minacce ricevute dei vertici del Movimento, con in testa Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, ma anche e sopratutto per evitare il rischio di venire sbugiardata in Parlamento.

La sede del Ministero Difesa

La relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni dei deputati e senatori sull’alloggio di servizio che aveva ottenuto quando era ministra e poi furbescamente fatto assegnare a suo marito, maggiore dell’Esercito, ha portato alla luce dei nuovi dettagli imbarazzanti sulla procedura seguita. Ed in particolar sul canone di affitto mensile: 141,76 euro.

Una somma ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva dichiarato (mentendo)  di pagare: “Oltre 540 euro, che è tanto” a fronte di 180 metri  quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano nel centro della Capitale. Sembrerebbe essersi chiuso il “caso”, ma rimane aperta l’inchiesta della Procura Militare e soprattutto incrinati i rapporti con il Movimento Cinque Stelle che l’avevano sfidata a “chiedere l’assegnazione di un nuovo appartamento, se davvero ha i titoli per averlo“.

Come racconta Fiorenza Sarzanini, la brava collega del CORRIERE DELLA SERA che ha portato alla luce la squallida vicenda che ha sbugiardato la Trenta, alle 9 di ieri l’ ex-ministra della Difesa si è arresa parlando anche a nome del marito, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli: “È tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo”. Aggiungendo a Radio24: “Nulla ci fa sentire in imbarazzo, lo facciamo per salvaguardare la serenità della famiglia, spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me”. Veramente l’unica schifezza sono state le sue menzogne, che potrebbero diventare degli “abusi” qualora la Procura Militare decida di fare per intero il proprio dovere senza alcun riguardo e timore.

La casa occupata illegittimamente dal Ministro Trenta

Poi la Trenta è passata a parlare dei suoi rapporti con il Movimento 5 Stelle. Domenica aveva detto di aver “spiegato a Di Maio come stanno le cose“, oggi invece  si sfoga: “Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. Mi è dispiaciuto che, prima di parlare e giudicare, nessuno mi abbia chiamata per chiedermi come stanno le cose. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla“.

E sul suo rapporto con il capo politico Di Maio al quale si era proposta come uno dei dodici “facilitatori” aggiunge: “Credo che Di Maio, con cui ho parlato, abbia capito le mie ragioni. Io sono un militare e so che prima di comandare le persone ci si parla, so che un comandante difende i propri uomini“.

Il procedimento della Procura Militare

A questo punto della squallida vicenda saranno l’indagine amministrativa avviata dallo Stato maggiore della Difesa e quella della Procura militare a dover stabilire se la procedura sia stata corretta. Quanto accertato finora conferma che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione dell’abitazione di servizio sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito. il 5 settembre scorso, cioè il giorno delle dimissioni del governo Conte, che ha visto uscire la Trenta dal Ministero della Difesa .

Soltanto 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. La Trenta secondo quanto prevede la legge aveva 90 giorni per liberare l’alloggio e tornare nel proprio appartamento di proprietà nel quartiere Pigneto. Invece  la pratica è stata chiusa il 2 ottobre ed i documenti relative a quella stessa casa sono state intestate al marito-maggiore Passarelli.

Secondo la versione diffusa dallo Stato MaggiorePassarelli aveva dichiarato di possedere un immobile a Roma e un altro a Campobasso che ai fini dell’assegnazione non rappresentava motivo ostativo perché il personale titolare di alloggio Asi può usufruire di un appartamento di servizio pur disponendo di proprietà alloggiativa nella stessa circoscrizione“.

Il canone di locazione mensile dell’alloggio

Sarà compito adesso dei magistrati della Procura militare accertare se questo iter sia stato realmente legittimo, se possano esserci stati favoritismi. La Difesa stabilirà invece se Passarelli abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio. Una cosa è certa: il canone pagato ogni mese dalla coppia di 141 euro (per 180 metri quadrati) è sicuramente di molto inferiore a quella dichiarata “pubblicamente” dalla ex ministra di 540 euro. Ed anche questo verrà sottolineato in Parlamento.

Secondo quanto risulta al Ministero delle Difesail canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio”. Totale 314,95 euro, arredamento compreso !

L’ex ministra ipotizza che la vicenda della casa sia “un attacco premeditato contro di lei, ma che ha un obiettivo più grande: forse Conte o l’università  Link Campus dove lavora , finita al centro delle polemiche per il filone italiano del “Russiagate“.

Adesso una cosa è però certa: la Trenta tornerà a vivere a casa sua in quanto quell’alloggio non spetta più nè a lei e tantomeno a suo marito.




Il Corriere della Sera scopre il "caso Trenta" (M5S) : si è fatta dare stabilmente la casa ricevuta dalla Difesa quando era ministra

ROMA – Nessuno ha il coraggio di fiatare nel M5s e commentare il caso dell’alloggio dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta che non ha restituito infatti allo Stato l’appartamento affidatole nel centro di Roma per coprire il suo incarico a Palazzo Baracchini. Il Movimento 5 Stelle, che della battaglia contro i privilegi della politica aveva fatto una delle sue ragioni fondanti, adesso si trova a dover rispondere di un caso a dir poco vergognoso che  riguarda sia il mantenimento dell’alloggio che l’iter per l’assegnazione.

I retroscena

L’ex ministra grillina Elibaetta Trenta è sposata con Claudio Passarelli maggiore dell’ Esercito Italiano, originario di Matrice nel Molise. Entrambi sono proprietari di una casa nella Capitale al quartiere Pigneto. Il protocollo vuole che quando un ministro, già proprietario di un immobile a Roma, assume l’incarico in un ministero, i militari mettono in sicurezza la casa, si assicurano che gli standard di protezione siano funzionanti e la vita domestica prosegue più o meno come prima dell’investitura dal Capo dello Stato.

Quando a giugno 2018 M5s ha dato vita al primo governo Conte, la Trenta, viene nominata senza alcuna competenza specifica ministra della Difesa, spacciata dal Movimento 5 Stelle come “esperta di questioni militari”,  fa comunque richiesta di una nuova residenza. Lei è il marito si trasferiscono in un appartamento vicino a piazza San Giovanni in Laterano. Chi l’ha visto – scrive la bene informata e valida collega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera – ha riferito che si tratta di un appartamento al secondo piano, molto ampio e sopratutto di “alta rappresentanza”. La replica delle Trenta è stata affidata ad una lettera all’autrice dell’articolo ed un post Facebook per respingere ogni accusa: “Tutto in regola, così lo Stato ha risparmiato”.

In mattinata così ha replicato la Trenta:Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza. L’alloggio è stato assegnato ad aprile 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio. Quando ho lasciato l’incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019)”. e continua ” “Come è noto, mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio Asir – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio Asi di prima fascia, aggiunge. Quindi spiega ancora: “Avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura”.

E qui iniziano i problemi e le anomalie….

La prima operazione di aggiramento dei regolamenti ministeriali pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, potrebbe essere avvenuta – sono ancora da verificare gli estremi del caso – perché la coppia era già proprietaria di un appartamento al Pigneto, e quindi non aveva diritto a una nuova assegnazione. La Trenta ed il “marito-maggiore” si trasferiscono nella nuova casa assegnata dal ministero: secondo la scala di valutazione utilizzata per classificare gli alloggi pubblici, l’appartamento di San Giovanni è di “livello 1”, cioè il più prestigioso.

È qui viene fuori il secondo “problema“: come mai la Trenta vive ancora nella casa che le è stata data per coprire il suo mandato al ministero della Difesa, benché ministra non lo sia più ormai da un po’ di mesi? Per quale motivo, al momento della concessione, Trenta è riuscita a far assegnare l’appartamento di pregio al marito, Claudio Passarelli. Quindi lei, che adesso non ricopre più un ruolo pubblico, non risulta beneficiaria di alcuna residenza del demanio. L’iter di assegnazione, adesso, è sotto i riflettori ed accertamento in fase di svolgimento da parte del del V reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito guidato dal generale Paolo Raudino.

L’abitazione di servizio detenuta illegittimamente dall’ex Ministro Trenta

Ben prima che il governo gialloverde entri in crisi, la ministra decide di rendere definitiva l’assegnazione. E così si stabilisce che l’intestatario sia il marito. In realtà appena due giorni dopo l’arrivo alla Difesa il rapporto tra Trenta e il consorte era stato al centro delle polemiche su un possibile conflitto di interessi. Passarelli era infatti “ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari Generali”  circostanza che aveva spinto l’opposizione a sollevare il problema di possibili incompatibilità.

Con una nota ufficiale i collaboratori di Trenta avevano dunque comunicato che “la ministra ha chiesto il trasferimento del maggiore Claudio Passarelli per questioni di opportunità all’ufficio Affari Generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale”. In realtà lo spostamento non risulta mai essere avvenuto, ma evidentemente la Trenta non ritiene che il suo legame familiare possa crearle problemi. Dunque va avanti la procedura relativa all’appartamento. E così quando a fine agosto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decreta la fine del governo gialloverde, Passarelli risulta intestatario dell’alloggio.

La sede del Ministero della Difesa

Le criticità riguardano due punti del regolamento del Ministero della Difesa in materia di assegnazione degli alloggi. Primo punto:, il marito della Trenta, con il grado di capitano maggiore, non ha diritto di ricevere un appartamento di “primo livello, soluzione che spetta a ruoli molto più alti del suo. Secondo punto: c’è da chiarire come la coppia sia potuta entrare in graduatoria, visto che tra i requisiti c’è quello di non avere un’altra abitazione nel Comune dove si risiede per svolgere il proprio incarico per la Difesa.  Non è da escludere che la Corte dei Conti sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione

Inutile chiedere chiarimenti al M5S, a Casalino, Conte, Di Maio: tutti tacciono. Fino a quando ? Unico esponente del M5S a prendere posizione è stato il vice-ministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni che così scrive su Facebook: “Il Movimento 5 Stelle è un’altra cosa! Ho letto stamattina la notizia dell’ex Ministro Trenta sull’immobile di pregio assegnato al marito, in cui vive. Ho altresì letto la risposta dell’ex Ministro Trenta: formalmente pare anche ineccepibile, ma non è da 5 stelle”. Il Movimento è nato, scrive, “con un’altra missione, stare nei palazzi rischia sempre di contaminarci, di cambiarci ed è contro questa ‘droga’ che dobbiamo tenere alta l’attenzione”.

“Non sono mai stato estremista ed ho sempre tenuto un po’ di elasticità ed alta tolleranza nelle cose attirandomi anche tante cattiverie nel Movimento – aggiunge – Non sono mai stato un giustizialista e capisco che durante il mandato possano nascere esigenze funzionali. Ma se fosse stato uno del Pd o uno della Lega ad assegnare al marito una casa di quel genere da tenere anche dopo il mandato cosa avremmo detto?”. Quindi Buffagni conclude: “Mi auguro che venga liberato il prima possibile l’appartamento e venga tolto dall’imbarazzo il Movimento 5 Stelle. Poi mi auguro si apra una riflessione su tutti questi immobili, sui loro utilizzi e sugli sprechi che si annidano lì in mezzo. Il Paese vive un momento difficile ed ogni euro risparmiato è un euro per chi soffre, per le imprese e per chi lavora. Abbiamo bisogno di evolverci come M5S perché la sfida del governo impone una maturazione, ma senza rinnegare alcuni capi saldi della nostra identità. Siamo cittadini nelle istituzioni, non privilegiati”.

Sulla vicenda è intervenuto il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. che  chiesto alla Trenta di chiarire “velocemente” e aggiunto che “se le indiscrezioni risultassero vere, saremmo di fronte ad un comportamento molto grave, anche perché coinvolgerebbe una esponente di primissimo livello del M5S” e quindi preannunciato un’interrogazione urgente del gruppo Pd.

Per il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italiail grado del maggiore consorte Passarelli non giustifica l’assegnazione del lussuoso appartamento in zona San Giovanni“. Il forzista si appella all’attuale titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, “per una risposta sollecita“. “A chi risulta assegnato l’appartamento? – si domanda – È ancora nella disponibilità dell’ex ministro Trenta e dei suoi familiari? Quale canone ha pagato la Trenta quando era ministro e quanto paga il maggiore marito“. Gasparri si chiede infine “se il ministro non ritenga di sgomberare entro oggi l’alloggio di pubblica proprietà. Uno vale uno, Trenta vale zero“.




E' ancora "Stato contro lo Stato": la Procura della Repubblica di Milano apre un fascicolo sulla vicenda Arcelor Mittal-ex Ilva. Le ombre sui rapporti Morselli-Di Maio

il procuratore capo di Milano Francesco Greco

di Antonello de Gennaro

Con un comunicato stampa  il procuratore capo della Repubblica Francesco Greco ha reso noto questa mattina che la Procura della Repubblica di Milano ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale” ha aperto un fascicolo esplorativo (modello 45) per verificare “l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato” sul caso Arcelor Mittal-ex Ilva.

La Procura di Milano, ha deciso di esercitare il “diritto-dovere di intervento” previsto dal codice di procedura civilenella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promosso dalla società Arcelor Mittal Italia contro l’ Amministrazione Straordinaria dell’Ilva.

Incredibilmente a Taranto i magistrati di Taranto sono il convitato obbligatorio ad ogni tavolo tecnico e politico sull’ ex Ilva. Non è un caso che buona parte della lettera con la quale ArcelorMittal ha annunciato il proprio abbandono dello stabilimento di Taranto, riguarda proprio aspetti giudiziari. A partire dallo “scudo penale” istituito dal Governo Renzi (è bene ricordarlo) per tutelare i commissari Carruba, Gnudi e Laghi dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria, garanzia che durante la gara pubblica internazionale era stato estesa dal Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Carlo Calenda (Governo Gentiloni) all’aggiudicatario, quindi Arcelor Mittal, salvo poi venire revocato dal ministro Di Maio, per arrivare poi all’ ordine di spegnimento dell’ altoforno AFO2  disposto da parte del Tribunale se i lavori di adeguamento non saranno terminati entro il 13 dicembre (e già si sa che è impossibile) e tutto ciò a causa delle mancante ottemperanze alle prescrizioni da parte dei commissari Carruba-Gnudi e Laghi dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria (cioè lo Stato) che disponeva dei 1.083 milioni di euro, per la precisione, sequestrati dalla Fiamme Gialle in Svizzera. Il “tesoretto” della famiglia Riva, era stato scovato nel 2013 dai magistrati milanesi in Svizzera e disponibili da giugno 2017, è stato vincolato dal Tribunale di Milano al risanamento ambientale (decontaminazione e bonifica) dell’area Ilva di Taranto.

Abbiamo provato a contattare telefonicamente uno dei tre commissari dell’ ILVA in A.S. nominato dal Governo Renzi, e cioè l’ avvocato romano Claudio Carruba il quale si è dichiarato indisponibile a rispondere alle nostre domande giornalistiche per meglio chiarire ai lettori, ai contribuenti ed ai cittadini (sopratutto quelli di Taranto) come mai insieme ai colleghi Gnudi e Laghi non abbiano rispettato le prescrizioni giudiziarie sul risanamento di AFO2. Vedere qualcuno pagato profumatamente dai soldi pubblici che si rifiuta di rispondere a delle legittime domande, prefigura più di qualche legittimo dubbio…

Dal 1° giugno scorso Carruba, Gnudi e Laghi hanno lasciato il posto ai loro successori nominati dal ministro Di Maio: i pugliesi Francesco Ardito (commercialista e dirigente di Acquedotto Pugliese) e Antonio Lupo (avvocato amministrativista di Grottaglie ed attivista del M5S) ed il lombardo Antonio Cattaneo (partner di Deloitte). ma proprio quest’ultimo, prima ancora di insediarsi con grande etica professionale e correttezza legale ha deciso di rinunciare all’incarico per evitare un conflitto d’interesse, infatti  tra gli “audit client” di Deloitte vi è una società che controlla una controparte di ArcelorMittal, diventata locataria-proprietaria di ILVA. I tre commissari uscenti “ufficialmente”si sono dimessi dopo aver portato a termine il passaggio ad ArcelorMittal, conclusosi il 1° novembre 2018. Ma in realtà il cambio della guardia è stato deciso dal ministro Luigi Di Maio e del suo staff di gabinetto al MISE, che ha voluto iniziare quella che lo stesso vicepremier chiamava la “Fase 2 di Taranto” e dell’acciaieria. Che è inizia già zoppa: con un commissario in meno, e sopratutto a causa del 20% dei consensi del M5S persi in un anno a Taranto (dalle Politiche 2018 alle Europee 2019).

Tornando ai numeri: in cassa dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria , del “tesoretto” sequestrato e successivamente confiscato ai Riva sarebbero rimasti circa 450 milioni di euro , che non stati nè assegnati nè tantomeno né spesi. Soldi questi avrebbero dovuti essere destinati ad altri interventi di bonifica dell’area Ilva, che sono attualmente sotto sequestro, come quelle delle discariche adiacenti alla gravina Leucaspide, alla Cava Mater Gratiae e quella delle collinette che separano l’acciaieria dal quartiere Tamburi.

Collinette ecologiche che avrebbero dovuto tutelare il quartiere di Taranto adiacente allo stabilimento siderurgico dell’ ex-Ilva dall’inquinamento dell’acciaieria ed invece si erano trasformate in altre discariche, inquinate a tal punto che i ragazzi che frequentavano le adiacenti scuole “De Carolis” e “Deledda” nell’ultimo anno scolastico sono stati costretti a dover frequentare le lezioni nelle aule di altri istituti scolastici di Taranto. Per fortuna sulle collinette c’è stato l’intervento del procuratore capo di Taranto Capristo ed i lavori sono stati effettuati e portati a termine

Un vero e proprio paradosso  considerato che si trattava di due scuole (sulle 5 totali) che erano state rimesse a norma nel 2016, con un’altra bonifica costata 9 milioni di euro,  dell’area Sin (Sito di interesse nazionale) di cui è commissario dal 2014 Vera Corbelli. Partendo dal presupposto che per le aree sequestrate ogni intervento di fatto andrò valutato e deciso di concerto con l’Autorità Giudiziaria di Taranto (che non ha molte competenze in materia industriale) con i 450 milioni restanti, con i quali al momento i nuovi commissari nominati da Di Maio, di fatto, potranno fare ben poco. E’ forte il dubbio ed il timore a questo punto che adesso questi fondi stano stati impiegati o addirittura dirottati altrove, nonostante una norma legale li vincoli al risanamento ambientale di Taranto. Va ricordato che per superare la  legge 123 dell’agosto 2017,  bisognerebbe farne un’altra, operazione fattibile dal Governo con un decreto.

Lo spegnimento  conseguente spegnimento di AFO2 comporta conseguentemente anche quello degli altiforni AFO1 e AFO4 in quanto “ragionevolmente andrebbero estese le stesse prescrizioni», fino al parziale sequestro del molo 4 per lo scarico di materiali grezzi disposto dalla Procura di Taranto a seguito di un incidente causato da avverse condizioni meteo, per il quale non sono state ancora accertate responsabilità penali. È facile capire, quindi, le ragioni per cui il premier Giuseppe Conte nella sua “missione” personale a Taranto abbia voluto parlare direttamente e riservatamente con il Procuratore Capo di Taranto Carlo Maria Capristo.

A questo punto solo un incontro tra il premier Conte e la proprietà Mittal potrebbe dirimere il duro braccio di ferro, che al momento sembra aver preso la vita esclusiva della strada giudiziaria. Il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli a margine dell’inaugurazione dell’elettrodotto Terna tra Italia e Montenegro ha reso noto che “l’azienda ha vietato le ispezioni ai commissari, credo sia un fatto gravissimo che dovrà avere una adeguata risposta”.

Sono ore decisive per l’ex Ilva di Taranto. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per il pomeriggio di oggi alle 15:30  l’ azienda ed i sindacati nel tentativo di aprire un canale di confronto istituzionale con un’azienda. Ci saranno l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, e i leader sindacali di Fim, Fiom e Uilm. Ma con la posizione “grillina” di opposizione ad oltranza per chiari ed evidenti motivi politici-elettorali è pressochè inutile sperare in una mediazione “politica” in sede ministeriale. Oggetto ufficiale dell’incontro in realtà è la procedura ex articolo 47 di retrocessione dei rami d’azienda ai commissari.

 

In questo periodo di grande confusione politica, occupazionale ed industriale,  sono emerse dietro le quinte nelle scorse settimane  non poche variabili sospette. Dopo la firma del contratto, che prevedeva delle prescrizioni ambientali ed un crono-progamma ben preciso,  il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) un “fedelissimo” di Di Maio, ancor prima dell’ Arma (Costa è un generale dei carabinieri Forestali) ha infatti deciso recentemente di modificare le prescrizioni anti-inquinamento per l’acciaieria ArcelorMittal Italia, firmando un nuovo decreto per riesaminare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Il ministro Costa  si è limitato a rendere noto la scorsa estate che “si procederà eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio“.

Un comportamento fuori dalle norme contrattuali che non è piaciuto molto ad ArcelorMittal. “Abbiamo preso un impegno — aveva dichiarato l’ Ad Matthieu Jehl  prima di essere sostituito dalla Morsellie fatto un contratto con Ilva con un certo quadro di leggi. Dobbiamo andare avanti con la certezza che questo quadro c’è“. Un quadro, però, modificato anche ArcelorMittal, il gruppo guidato dalla famiglia indiana Mittal, che, dopo poco meno di dieci mesi dall’accordo ha deciso per lo stabilimento di Taranto di dar via alla cassa integrazione. A causa della crisi di mercato.

Ed adesso la famiglia Mittal aveva chiesto al Governo nell’incontro avuto dalla a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte di tagliare addirittura un totale di 5.000 dipendenti attualmente a libro paga (invece dei 1.400 inizialmente previsti ed autorizzati)  il personale alle proprie dipendenze, dimezzando quello previsto in sede di gara e di stipula contrattuale. Una vicenda che soltanto una seria auspicata inchiesta della magistratura milanese e tarantina potrà chiarire fino in fondo. E non un caso che proprio la Procura Milano sia immediatamente partita

Il ruolo imbarazzante di Lucia Morselli ed il M5S

Ma abbiamo scoperto qualcosa di molto imbarazzante sul ruolo di Lucia Morselli, da qualche settimana diventata presidente-amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia, con il chiaro intento di abbandonare l’investimento della multinazionale franco-indiana in Italia ed in particolare a Taranto. Era il 24 agosto 2018, come scriveva il collega Francesco Pacifico sul quotidiano online Lettera 43 che raccontava che Lucia Morselli  “con chiunque parlasse – e sono pochi, selezionati e potenti amici – ripete da giorni: «Ci riprendiamo l’Ilva“.

L’anno scorso la cordata AcciaItalia guidata dagli indiani di Jindal, con la presenza e partecipazione italiana della Cassa depositi e prestiti, del Gruppo Arvedi di Cremona e la Delphin Holding S.à.r.l., società finanziaria con sede a Lussemburgo, amministrata da Romolo Bardin, della quale Leonardo Del Vecchio possiede a suo nome il 25% , ed alla sua morte passerà alla moglie Nicoletta Zampillo; mentre il restante 75% è diviso equamente tra i suoi sei figli (12,5% a testa),  “cordata” della della quale la Morselli era la “pivot” e perse contro Arcerlor Mittal nell’asta per conquistare il gruppo italiano.

 

“La manager sessantaduenne è convinta scriveva Lettera 43 sia che la partita si possa ribaltare, sia che la vecchia cordata possa riscendere in campo (almeno in parte: al momento ci sarebbe il sì soltanto di Jvc e Cdp). E questa assicurazione l’avrebbe data anche al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, del quale la Morselli sarebbe un’importante “consigliere” sul dossier Ilva. Pare che il Movimento Cinque Stelle si sia informato anche con lei se era il caso di chiedere l’intervento prima dell’Anac e poi dell’Avvocatura dello Stato”. Il quotidiano milanese solitamente bene informato aggiungeva che ” Dopo aver deciso di non rendere noto il parere dell’Avvocatura, Di Maio ha fatto sapere nelle ultime ore davanti alle telecamere di Agorà (RAI ) che «la questione dell’annullamento della gara non è finita. Per annullarla non basta che ci sia l’illegittimità, ci vuole anche un altro semaforo che si deve accendere, quello dell’interesse pubblico, e lo stiamo ancora verificando». Soprattutto non ha escluso che possa esserci un altro compratore. E qui entra in scena Lucia Morselli

La manager che Letizia Moratti volle alla guida di Stream in questi giorni starebbe tirando le fila per rimettere in piedi AcciaItalia. – concludeva Lettera43 Gli analisti del settore sono molto scettici su questa ipotesi, ma gli indiani di Jindal – conclusa l’acquisizione dell’ex Lucchini a Piombino – potrebbero tornare nella partita anche soltanto per dare un colpo allo storico concorrente Mittal. Inutile dire che la nuova Cdp dell’era sovranista non si farebbe grandi scrupoli a prendere una quota dell’acciaieria. Non ha velleità di tornare in partita, invece, Giovanni Arvedi, anche Leonardo Del Vecchio – che in passato ha polemizzato non poco con l’ex ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda – non sarebbe interessato”. Francesco Pacifico, su Lettera 43, infatti, accreditava l’ipotesi, sia pure usando il condizionale, che la Morselli sia un consigliere del ministro Di Maio nel dossier ILVA.

 

“Il ministro Luigi Di Maio smentisca, nella vicenda ILVA di Taranto, qualsiasi coinvolgimento di cordate fantasma.”

Tutto ciò era ben noto anche ai sindacati, infatti a seguito di quell’articolo arrivò la richiesta di chiarimenti dal segretario nazionale della FIM-CISL Marco Bentivogli attraverso una nota in cui qualche giorno spiega:”apprendiamo da LETTERA 43 dell’attivismo dell’ex amministratore delegato di Acciai Speciali Terni, Lucia Morselli, un anno fa nominata in quota Cassa Depositi e Prestiti amministratore delegato di Acciai Italia.La cordata con Jindal, Arvedi e Delphin che ha perso, nel giugno 2017, la gara di acquisizione dell’Ilva di Taranto. Non sappiamo quale sia la casacca di queste ultime ore della Morselli, CDP? Fondo Elliott? Consulente del governo? Ci auguriamo che il ministro Di Maio smentisca questa collaborazione.

Marco Bentivogli FIM Cisl

“Ricordiamo  che di Jindal allora in una offerta di 1,2 miliardi metteva solo 3/400 milioni a differenza di 1,8 miliardi di Arcelor-Mittal” sottolineava Bentivogli . “Il resto era a carico di Arvedi, Delphin e Cassa Depositi e Prestiti. Non sappiamo che intenzioni abbia Jindal – aggiunge il segretario della FIM-CISL – ma, gareggiare perché un Fondo finanziario come Elliott prenda gli asset siderurgici italiani è inaccettabile. Trapela in queste ore, infatti, l’interesse del Fondo finanziario per il sito di Terni di Thyssenkrupp. E la Cassa Depositi e Prestitisi domandava  Bentivogli – dovrebbe favorire l’ingresso di un Fondo finanziario americano in una cordata dalla quale si sono defilati gli unici italiani, Luxottica e Arvedi?

Allora concludeva Bentivogli,ricordiamo i 36 giorni di sciopero che furono necessari per riportare l’amministratore delegato di Acciai Speciali Terni alla ragione e soprattutto chiediamo a Di Maio di smentire immediatamente un conflitto di interessi che sarebbe senza precedenti.”

La strizzata d’occhio della Morselli al programma del M5S sull’ ambiente

Detto questo, la Morselli  considerato il suo curriculum e le poltrone sulle quali siede ha notoriamente grandi collegamenti nel mondo finanziario. Ma non è soltanto questo il suo ruolo in questa vicenda. Ha ottimi rapporti nel mondo bancario e fino all’anno scorso era guardata con simpatia anche dai sindacati. Inoltre è pronta a venire incontro a quella che è la principale richiesta di Di Maio sul fronte ambientale. Come ha ricordato in una recente intervista a Repubblica, “relativamente all’inquinamento, le tecnologie per non inquinare ci sono. Non a caso la cordata di Acciaitalia aveva stanziato un miliardo di investimenti in due nuovi forni elettrici a preridotto, introducendo un serio processo di decarbonizzazione”. Come sta scritto guarda caso…nel contratto di governo.

Abbiamo quindi contattato e raggiunto telefonicamente il collega Paolo Madron, direttore responsabile del quotidiano Lettera43.it , il qual ci ha confermato di “non aver mai ricevuto alcuna richiesta di rettifica, lettera di replica, querela nè da Lucia Morselli che da Luigi Di Maio e dal Movimento Cinque Stelle. Sarà stata una dimenticanza.. un disinteresse… o forse l’applicazione di un vecchio teorema del “chi tace acconsente…“?

A questo punto riteniamo che la Procura di Milano e quella di Taranto certamente avranno molto lavoro per verificare ed indagare facendo luce su questa torbida vicenda, diventata ormai un intrigo politico-industriale-occupazione che rischia di far diventare la città di Taranto e la sua provincia una vera e propria “polveriera” sociale pronta ad esplodere da un momento all’altro.