Salta nuovamente lo "scudo" penale per l'ex-Ilva: azienda e sindacati allarmati

ROMA – Ancora una volta il M5S mette a rischio l’occupazione dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, il cui indotto di fatto regge in piedi l’economia di tutta la provincia jonica e genera un punto di PIL nazionale.  17 senatori grillini hanno presentato l’emendamento al decreto salva-imprese per sopprimere la norma sull’immunità penale all’ex Ilva, che sarà eliminata dal testo. Adesso il problema questione verrà riportato sul tavolo del Governo con un ordine del giorno che lo impegna a cercare una soluzione.

La poltrona del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli  è sempre più bollente, dopo il “fallimento” della trattativa sullo stabilimento campano di Whirlpool , diventa sempre più difficile convincere i franco indiani di ArcelorMittal a continuare la loro attività senza “scudo” penale, e non abbandonare la gestione dello stabilimento siderurgico . La settimana prossima il ministro Patuanelli incontrerà i vertici italiani, con il nuovo Presidente ed Amministratore Delegato Lucia Morselli. Non è un caso se dal dal quartier generale a Londra del gruppo ArcelorMittal, così come anche a Taranto , nessuno parla e tutti tacciono.

La credibilità della leadership del premier Conte vacilla sempre di più all’estero, a seguito della circostanza che in Italia si rimettano in gioco continuamente gli accordi già siglati, che fa perdere ogni autorevolezza e fiducia in questo governo traballante. Il  gruppo ArcelorMittal manifestò senza mezzi termini tutto il proprio dissenso quando venne varato il “decreto Crescita”  che aboliva lo scudo penale a far data dal 6 settembre,  arrivando a minacciando di restituire lo stabilimento ILVA di Taranto (che al momento gestiscono in affitto)  al Governo. Fu questo il vero motivo che indusse l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di affidare all’ ufficio legislativo  il compito di rielaborare la tutela nella versione inserita nel salva-imprese che era strettamente legata, come tempi e modalità, all’attuazione del piano ambientale . E che adesso salta per la seconda volta a causa di parlamentari irresponsabili del M5S.

Tutto torna quindi indietro con una nuova problematica in più: la sovraproduzione del acciaio in Europa strettamente connessa alla crisi dell’automotive, ha già portato ArcelorMittal a ridurre propria la produzione in Italia come anche negli altri suoi stabilimenti europei, mettendo in cassa integrazione 1.400 dipendenti. I sindacati sono molto preoccupati, come evidenzia il segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Venturi : “Mettere in discussione la soluzione trovata nel dl imprese rischia di aprire ad una fase di ulteriore incertezza. Non si tratta di dare immunità né tanto meno di impunità, ma di tutele legali che accompagnano un processo di riconversione ambientale degli impianti“. Altrettanto dura la posizione di Marco Bentivogli, leader Fim-Cisl: “La scelta di modificare nuovamente lo scudo penale per Arcelor Mittal dimostra un atteggiamento schizofrenico del governo, che in modo maldestro cerca di recuperare voti su Taranto ma in realtà fornisce un buon alibi all’azienda per andar via“. Allineato anche Rocco Palombella della Uilm, che ricorda che l’azienda perda “due milioni di euro al giorno” aggiungendo che “di questo passo si continua a giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini di Taranto su un tema delicato che invece viene gestito per consenso elettorale“.

 




ArcelorMittal: "Lo stabilimento ex Ilva di Taranto resta aperta grazie al decreto"

ROMA – Grazie alla pubblicazione in Gazzetta di un Decreto Legge che modifica il cosiddetto “Decreto Crescitavoluto dall’ex-ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che imprudentemente aveva eliminato la tutela legale in attesa dell’attuazione del piano ambientale per lo stabilimento di Taranto, ora di proprietà di ArcelorMittal, è stata evitata la chiusura dello stabilimento dell’ex Ilva. Dopo la sua pubblicazione, il Decreto Legge entra in vigore immediatamente, anche se la sua permanenza nell’ordinamento è soggetta a ratifica da parte del Parlamento entro 60 giorni.

Il decreto “per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, con le norme per l’ex Ilva di Taranto, adesso porta la firma anche del Presidente della Repubblica . Approvato salvo intese lo scorso 6 agosto era stato bloccato dalla crisi di governo, risolta negli stessi minuti della firma di Mattarella, il testo composto da 16 articoli era stato inviato giovedì scorso dal Ministero dello Sviluppo alla Presidenza del Consiglio che a sua volta l’ha girato agli altri ministeri per il necessario concerto con la richiesta di “comunicare con ogni possibile celerità eventuali osservazioni, comunque non oltre le ore 13 di lunedì 2”. I ministeri destinatari del provvedimento, non hanno rilevato criticità e quindi il testo è andato alla firma al Quirinale.

Nel nuovo decreto è prevista la reintroduzione per il siderurgico di Taranto delle tutele  di immunità penale “a scadenza”  che erano state eliminate del tutto nel decreto Crescita e avrebbero avuto effetti da domani venerdì 6 settembre, lasciando “scoperta” ArcelorMittal, aveva comunicato l’intenzione, di conseguenza  di disimpegnarsi nel caso in cui la situazione non fosse stata risolta e quindi il Governo era tornato sui propri passi, smentendo l’ennesima decisione-farsa di Di Maio, collegando lo ‘scudo’ penale all’attuazione del piano ambientale.

In pratica ArcelorMittal sarà coperta fino alla data prevista per completare l’ammodernamento impianto per impianto, restando senza tutela esclusivamente per eventuali incidenti sul lavoro e per danni alla salute.

Matthieu Jehl

Il Gruppo ArcelorMittal ha accolto favorevolmente il nuovo decreto del governo sull’immunità penale e rende che lo stabilimento di Taranto continuerà ad essere funzionante anche dopo il 6 settembre. Per Matthieu Jehl,  Ceo di di ArcelorMittal Italia,  “il nuovo decreto legge significa che, almeno per il momento, siamo in grado di continuare a gestire lo stabilimento di Taranto oltre il 6 settembre, pur continuando a valutarne l’impatto potenziale. Ora dobbiamo affrontare la questione dello spegnimento che è stato ingiunto per l’altoforno numero due. I commissari straordinari dell’ Ilva AS, hanno presentato al Tribunale di Taranto una nuova istanza. Mi auguro che si trovi una soluzione per continuare a far funzionare i tre altiforni indispensabili per la sostenibilità a lungo termine dello stabilimento di Taranto“.

“Colgo l’occasione per ringraziare – conclude Jehl –  tutti i nostri dipendenti che continuano a gestire l’impianto e a produrre l’acciaio presente in molti aspetti delle nostre vite quotidiane e nelle infrastrutture italiane“.




Il Tribunale di Taranto rigetta la concessione della facoltà di uso di AFO2 che ora va spento. Lo spettro della chiusura è sempre più vicino

ROMA – Il giudice monocratico del Tribunale di Taranto, Francesco Maccagnano ha rigettato l’istanza avanzata da Ilva spa in amministrazione straordinaria con la quale, l’azienda stessa, aveva chiesto l’utilizzo dell’impianto nonostante l’applicazione del provvedimento giudiziario. Di conseguenza l’Altoforno AFO2 che era stato sottoposto a sequestro il 26 giugno del 2015 adesso dovrà essere definitivamente spento dando esecuzione, come riportato nell’ordinanza, a quanto già indicato nel cronoprogramma predisposto dal custode giudiziario ing. Barbara Valenzano, notoriamente molto “vicina” al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano.

Naturali e prevedibili i conseguenti riflessi occupazionali della prossima chiusura dell’altoforno Afo2, che alimenta da solo un terzo della produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto, il cui attuale gestore in locazione  ArcelorMittal, “eredita” dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria questa decisione del Tribunale di Taranto .

Ecco il testo integrale dell’ ordinanza:

RIGETTO TER FACOLTA' D'USO ILVA SPA

ArcelorMittal in una nota prende atto della decisione del Tribunale di Taranto, di rigettare la revoca del sequestro dell’altoforno Afo2 notificata ad ILVA in Amministrazione straordinaria, e ricorda di non essere “parte” nel procedimento legale, e sta quindi valutando le ripercussioni che possono conseguire per l’operatività dello stabilimento di Taranto a seguito di questa decisione giudiziaria .

Il gruppo franco-indiano ha preparato un calendario per la chiusura dell’altoforno 2 come disposto,  continua ancora il comunicato emesso ieri sera.   In ogni caso ArcelorMittal auspica che venga trovata una soluzione alternativa poichè il funzionamento dell’altoforno 2 è parte integrante della sostenibilità del sito di Taranto.

Immediate le redazioni dei sindacati che prevedono circa un migliaio di nuovi possibili cassintegrati.  “Da tempo segnaliamo i ritardi proprio su Afo2 e tutta l’area altoforni relativi ad alcune prescrizioni vigenti –  dichiara Marco Bentivogli segretario generale della Fim Cisl –  Questa ulteriore tegola si aggiunge ai 1400 lavoratori in cassa integrazione dal 2 luglio a cui potrebbero aggiungersi altri 1000 proprio a causa del sequestro di Afo2“.

“Da qui al 6 settembre, data di cessazione dello scudo penale, la tensione in stabilimento aumenta ogni ora . Se aggiungiamo a questi 2400 i 1700 in cassa integrazione comprendiamo come la lentezza con cui si cerca di disinnescare i problemi ambientali si somma ad un’incertezza del Governo che innesca una bomba sociale inaccettabile” aggiunge  Bentivogli, ricordando che “ancora oggi in audizione al Senato un rappresentante del M5S ha ribadito la necessità di riconvertire l’area ex Ilva ad altra attività economica. I lavoratori non vogliono sussidi ma rientrare al lavoro, in un’ambiente salubre. Il benaltrismo non aiuta né il lavoro né l’ambiente. Il ministro Di Maio chiarisca definitivamente se rispetto all’accordo del 6 settembre 2018 ha cambiato idea  – conclude Bentivogli – e dia risposte chiare a lavoratori di tutto il Gruppo e ai cittadini di Taranto“.

Gianni Venturi

Ieri si è riunita la Commissione Industria e Attività Produttive del Senato con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm per un confronto sulle prospettive industriali, ambientali ed occupazionali del sito di Taranto e del gruppo ArcelorMittal. Gianni Venturi,  segretario nazionale Fiom-Cgil, che ha partecipato all’audizione ha chiesto con una nota che “il Governo ed il Parlamento si assumano la responsabilità di scegliere e di garantire le prospettive del sito ex Ilva di Taranto e del gruppo ArcelorMittal a cominciare dal rispetto degli impegni che sono stati sottoscritti con l’accordo di settembre del 2018 dal punto di vista del piano industriale, ambientale e occupazionale“.

“Le vicende di questi mesi con il superamento delle esimenti penali, – continua Venturigià previsto dal decreto Salva Ilva del 2015, hanno introdotto invece elementi di incertezza che insieme alla insicurezza prodotta tra i lavoratori per gli incidenti ricorrenti, purtroppo anche mortali, hanno riportato le prospettive dell’ex Ilva ad un tornante particolarmente drammatico. Abbiamo quindi chiesto alla Commissione – conclude  il segretario nazionale della  Fiom-Cgil  – di farsi carico di rappresentare e di audire il Governo in merito all’urgenza di trovare una soluzione equilibrata in vista della scadenza del 6 di settembre, data fissata per il definitivo superamento delle esimenti penali. A conclusione dell’audizione il Presidente della Commissione si è assunto l’impegno di dare seguito alle richieste delle organizzazioni sindacali nell’ambito di un’iniziativa più generale tesa alla salvaguardia di un settore strategico per l’economia complessiva del Paese“.

“ Abbiamo chiesto e ottenuto questo incontro per informare e aggiornare la Commissione Industria, commercio e turismo del Senato e il Parlamento tutto sulla situazione drammatica dell’ex Ilva di Taranto e sulle preoccupanti prospettive occupazionali per i lavoratori” ha dichiarato a sua volta Rocco Palombella, Segretario Generale della Uilm, durante l’audizione da parte della Commissione Industria, commercio e turismo del Senato della Repubblica sulla situazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

A circa un anno dall’accordo del 6 settembre 2018 e a 9 mesi dall’inizio della gestione di Arcelor Mittal la situazione rischia di precipitare con tutte le conseguenze nefaste per i lavoratori e per tutta la comunità di Taranto e della Puglia . La gestione di questa multinazionale  – continua il leader della Uilmsi è dimostrata fin da subito complicata per i gravi problemi ereditati ma la situazione nell’ultimo mese è diventata allarmante. La grave crisi del mercato dell’acciaio ha fatto assumere la decisione ad AM di ridurre la produzione negli stabilimenti euopei e in Italia ha fatto ricorso alla cigo per 1.400 lavoratori nel sito di Taranto”.

“Accanto a questa decisione unilaterale da parte della multinazionale – aggiunge Palombella c’è la decisione del Ministro dello sviluppo economico di eliminare l’immunità legale con il Decreto Crescita del 26 giugno 2019 che ha visto la reazione di ArcelorMittal con il conseguente annuncio da parte del Ceo Geert Van Poolverde della chiusura dello stabilimento dal 6 settembre 2019.Il nuovo sequestro dell’Altoforno Afo2 da parte della Magistratura e, soprattutto, la tragica morte del giovane operaio Cosimo Massaro – prosegue – hanno fatto precipitare la situazione dal punto di vista della sicurezza e del clima all’interno e all’esterno del sito di Taranto”.

“Ora nella fabbrica  si è creata una situazione di punto di non ritorno. – continua il Segretario Generale della Uilm – All’insicurezza si è aggiunta una prospettiva occupazionale e industriale drammatica, nonostante l’accordo del 15 luglio al Mise. Sono diminuiti notevolemente i livelli di produzione arrivando ad un dimezzamento dalle sei milioni di tonnellate previste dal piano industriale alle tre che si potranno produrre con gli attuali impianti in esercizio entro la fine dell’anno” e conclude “La situazione rischia di arrivare a una condizione ingovernabile e per questo vogliamo sapere cosa intende fare il Parlamento e questa Commissione ma soprattutto quali sono i provvedimenti che il governo metterà in campo per salvaguardare la sicurezza e i livelli occupazionali dello stabilimento di Taranto e la salute dei cittadini all’esterno dell’acciaieria”.

 

 

 

 




Ilva, la procura di Taranto ordina : stop all' Altoforno AFO2

ROMA – All’incontro al Ministero dello Sviluppo economico  di ieri si sarebbe dovuto parlare, fondamentalmente, della cassa integrazione di 13 settimane, partita all’inizio di luglio, per 1.395 dipendenti di Taranto. Ma invece  si è dovuto parlare dell’immunità penale cancellata dal “decreto Crescita“. Il vicepremier Luigi Di Maio ha voluto da subito ribadire quanto aveva già sottolineato alla fine del precedente tavolo,  del 4 luglio, incentrato proprio sull’immunità penale: “Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che torni“.

Su questo punto Di Maio e il suo codazzo di dirigenti ministeriali “grillini” non intendono fare dei passi indietro: il Governo riconosce che ArcelorMittal non può pagare per gli errori del passato  ma nessun arretramento sulla cancellazione completa dello «scudo» penale, diventato dal post-elezioni che ha visto perdere ai grillini oltre il 20 per cento dei voti, una bandiera di lotta e “posizione” del Movimento 5 Stelle. una via d’uscita proposta da Di Maio ad ArcelorMittal è che se saranno rispettate le prescrizioni, nessun amministratore sarà mai chiamato a rispondere del passato, proposta questa che equivale a dire: immunità penale nell’applicazione del Piano ambientale, fino al completamento nel 2023, a patto che vengano rispettati i tempi.

Ma in definitiva in questi tavoli ministeriali del 4 e del 9 luglio nulla di fatto è cambiato. «Anche perché mai, nel contratto, così come in nessun altro documento, viene citata espressamente o implicitamente l’esimente penale“. Ma il problema è che Di Maio ed i suoi non sono capaci di saper leggere un contratto come sinora hanno dato ampia dimostrazione.  Ma proprio mentre era in corso l’incontro al ministero, a Taranto il capo dell’ufficio dei Gup e Gip, il dottor Pompeo Carriere ha rigettato l’istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 presentata dai commissari straordinari Carruba, Gnudi e Laghi (recentemente dimessisi) di ILVA in amministrazione straordinaria, in relazione al procedimento penale per la morte dell’operaio Alessandro Morricella avvenuta nel giugno 2015.

Decreto GIP Carriere

Da qui il conseguente decreto della pm Antonella De Luca, fatto notificare in giornata ai nuovi proprietari dell’Ilva:  “Alcune delle prescrizioni a suo tempo imposte risultano attuate o non attuate soltanto in parte“. In pratica, così, l’Altoforno AFO 2 che attualmente è l’ unico a produrre,  dei tre altoforni attualmente in funzione a Taranto,  insieme ad AFO1 ed AFO4 (i quali alimentano AFO2 ed AFO5, quest’ultimo spento da tempo in attesa di ristrutturazione) con lo spegnimento disposto dall’ Autorità Giudiziaria rischia di far chiudere e boccare l’attività produttiva dello stabilimento di Taranto. I nuovi commissari straordinari (nominati dal Ministro Luigi Di Maio) , hanno annunciato in accordo con ArcelorMittal,  un’istanza al giudice per chiedere la sospensione del provvedimento, in modo da consentire alla multinazionale di poter mettere a norma gli impianti.

ATTI procura taranto

Infatti in passato l’ILVA in amministrazione straordinaria gestita dai commissari Carruba, Gnudi e Laghi, subito dopo l’incidente mortale dell’operaio Morricella, ottenne l’uso dell’impianto sequestrato , grazie a un piano che prevedeva una serie di interventi e di lavori di messa a norma dell’Altoforno AFO2. Lavori che però non sono stati portati a termine per 4 prescrizioni sulle 15 previste, Constatando però che alcune opere previste non erano state effettuate dall’ ILVA in amministrazione straordinaria, il Gup di Taranto ha respinto l’istanza di dissequestro, che è quindi stata notificato dalla Procura di Taranto (atto dovuto) sia ai commissari straordinari Ilva firmatari dell’istanza, che ad ArcelorMittal Italia, la società italiana del gruppo franco-indiano, subentrata a ILVA in amministrazione straordinaria, e che gestisce in locazione l’acciaieria dallo scorso 1° novembre.

Il rigetto dell’istanza ha conseguentemente attivato il percorso giudiziario che prevede la fermata dell’impianto che produce la ghisa. Ma se l’istanza dei commissari sarà accolta, accompagnata da un piano di prescrizioni sulla messa in sicurezza dell’Altoforno AFO2 per ovviare in tal modo alle carenze riscontrate dagli accertamenti tecnici, ci sarebbe il tempo necessario per presentare il piano e farselo approvare, considerato anche che altoforno è un impianto complesso e richiede molto tempo e diverse fasi organizzative ed operative prima di essere spento.

L’attuale situazione di Taranto e la posizione irremovibile di Arcelor Mittal sulla cassa integrazione per la quale l’azienda non torna indietro, e preoccupa ovviamente i sindacati: “Riteniamo positive le parole del ministro Di Maio che oggi ha assunto impegni precisi per scongiurare la fermata dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ha ribadito la inderogabile validità del Dpcm di settembre 2017 (piano ambientale) e si è impegnato nei prossimi giorni a intervenire, se necessario, con strumenti legislativi per garantire il rispetto del piano stesso”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, all’uscita dal ministero dello Sviluppo economico dove si è tenuto un incontro tra sindacati, governo, commissari e ArcelorMittal. “Abbiamo registrato invece – spiega Palombellaun ritardo nell’applicazione dell’accordo del 6 settembre 2018 sia da parte di ArcelorMittal che dell’ ILVA in amministrazione straordinaria”.

“Sul tavolo c’era anche un altro argomento su cui purtroppo non ci sono stati passi in avanti, – continua il leader della Uilm –  ovvero la cassa integrazione ordinaria per circa 1.400 lavoratori, una decisione presa unilateralmente da ArcelorMittal per la quale abbiamo indetto 24 ore di sciopero il 4 luglio, a cui ha aderito circa l’80% dei lavoratori. Senza contare – aggiunge – che ci sono ancora 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria legati alla ripresa dell’attività produttiva, al piano di bonifiche e ai corsi di riqualificazione organizzati dalla Regione tuttora fermi”.
“Ancora una volta il peso della crisi dell’acciaio sta per ricadere esclusivamente sulle spalle dell’Italia e dei lavoratori dell’ex Ilva. Se è vero – continua Palombella –  che ArcelorMittal perde come ha detto 150 milioni di euro in sei mesi, il risparmio ottenuto dalla cassa integrazione ordinaria, circa 8 milioni di euro, è nulla al confronto. Taranto sta già pagando il prezzo di questa crisi, il taglio stesso della produzione di acciaio negli stabilimenti ArcelorMittal sta avvenendo in modo discriminatorio: a Taranto sono previste 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale, mentre negli stabilimenti in Polonia, Germania, Francia e Spagna si tagliano complessivamente 2 milioni di tonnellate di acciaio”. “Questo atteggiamento – conclude il Segretario generale Uilmaumenta le tensioni e le preoccupazioni dei lavoratori. Se le cose non cambieranno, ci vedremo costretti a continuare le iniziative di lotta coinvolgendo tutti gli stabilimenti ArcelorMittal Italia che attualmente non sono coinvolti, ma che sono comunque a rischio”.



Lega e M5S allo scontro sull' ex Ilva di Taranto. Giorgetti (Lega): "rispettare gli accordi"

ROMA – Il duello a distanza tra 5 Stelle e Lega sull’ ex Ilva di Taranto continua, con il premier Giuseppe Conte, diviso tra la sua appartenenza al Movimento 5 Stelle e il suo ruolo di premier e contemporaneamente di “mediatore” per mantenere in piedi una maggioranza di governo sempre più divisa ed in contrasto.

il top management di Arcelor Mittal Italia

Il problema si è aperto col gruppo Arcelor Mittal sull’ex Ilva e, dopo che nel “decreto crescita” è stata eliminata l’immunità penale per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro per il gruppo franco-indiano gestore per due anni degli stabilimenti e successivamente proprietario dell’azienda siderurgica, parla di “rottura degli accordi col governo” e minaccia di chiudere gli stabilimenti lasciando a spasso e senza lavoro 11 mila dipendenti. Una chiusura che secondo gli analisti ed economisti dello Svimez causerebbe la perdita  dell’1,4 per cento del Pil italiano.

Conte come prevedibile si è schierato coi 5 Stelle: “Pensare che si possa gestire una azienda solo a condizione di avere una immunità penale mi sembra un privilegio. Confido che gli investitori non abbiano affidato i propri investimenti a questa regoletta” manifestando un’ignoranza palese sul contratto in questione, mentre la Lega si è schierata con Arcelor-Mittal . Il sottosegretario leghista alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, notoriamente quasi mai d’accordo con il premier Conte, lo ha ribadito su Sky-Tg24 nel “L’Intervista” con Maria Latella : “Se il governo ha assunto un impegno in sede di negoziazione, diventa complicato e disdicevole non mantenerlo”.

Il passaggio dell’ex Ilva ad ArcelorMittal fu sancito da un accordo siglato a settembre del 2018. Adesso saranno fondamentali gli incontri in calendario nei prossimi giorni tra ArcelorMittal, il Governo e lavoratori . A partire da quello di domani tra azienda e sindacati locali a Taranto. Infatti proprio domani scadono i 25 giorni della procedura di cassa integrazione ordinaria avviata a causa della crisi del mercato dell’acciaio lo scorso 5 giugno da ArcelorMittal  di 13 settimane per 1.400 dipendenti dello stabilimento di Taranto, che costituiscono praticamente il 17% della forza lavoro.

Nonostante Arcelor-Mittal sia ancorata sulle proprie posizioni, i sindacati sperano in un rinvio della CIG, e  da domani si partirà con lo smaltimento ferie). Una richiesta sopratutto per rispetto istituzionale, considerato che sono partite dal Mise due convocazioni: una fissata per il 4 luglio per discutere dell’immunità penale, e l’altra per il 9 luglio quando si farà una verifica dell’accordo del settembre 2018 che costituì di fatto il passaggio ufficiale dell’ ex-Ilva ad ArcelorMittal.

Se azienda e Governo resteranno fermi sulla proprie posizioni, infatti, dal 6 settembre,  data che coincide a quella prevista dal “decreto Crescita” diventato legge lo scorso 27 giugno   non varrà più per i responsabili dello stabilimento di Taranto “l’impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro” , un fattore questo che ArcelorMittal, nei giorni scorsi, ha ribadito imprescindibile per poter ovviare ai numerosi problemi ambientali ereditati dall’ex Ilva, fino al completamento del Piano ambientale. Gert Van Poelvoorde, amministratore delegato per l’ Europa del Gruppo ArcelorMittal, ha reso noto che in mancanza di novità, si andrà alla chiusura dell’acciaieria. E le aziende dell’indotto, che lavorano per lo stabilimento siderurgico di Taranto hanno già dato mandato ai propri legali e consulenti del lavoro di preparare ed inviate le lettere di preavviso di licenziamento ai propri dipendenti.

Tutto ciò nel silenzio ed indifferenza della politica locale, priva di alcun “peso” nelle istituzioni romane. Le “diplomazie” delle parti in causa sono al lavoro per ricercare una soluzione che possa scongiurare evitare la chiusura dello stabilimento, che darebbe il via ad una causa civile miliardaria da parte di Arcelor Mittal che graverebbe sulle casse pubbliche del Paese. Il vicepremier Luigi Di Maio incurante di tutto ciò (anche perchè privo di esperienza e competenza in materia) non vuole cedere sull’immunità totale dagli incidenti nello stabilimento o dai danni ambientali e alla salute, sostiene (a parole) di essere d’accordo sul fatto che ArcelorMittal non può e non deve pagare per gli errori del passato.

Da domani, primo luglio, al 5 settembre restano soltanto sessantasei giorni per salvare l’ex Ilva , ed ogni giorno sarebbe utile per raggiungere un accordo tra governo e il nuovo proprietario ArcelorMittal ed evitare che il 6 settembre l’acciaieria smetta di produrre acciaio, mentendo in crisi l’economia della città di Taranto e la sua provincia (grande quanto tutta la Regione Basilicata) che verte all’80% sull’andamento e gli affari dello stabilimento siderurgico più grande d’ Europa

 

 

 

 

Per questo, nel risiko




Decreto legge crescita ? In realtà un nuovo "salvabanche" per le banche, fra cui la Popolare di Bari

ROMA – Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno acceso semaforo verde al decreto Crescita, arrivato in aula a Montecitorio ed i cui latori sono previsti oggi e domani, per essere approvato  rapidamente, probabilmente con un voto di fiducia, e poichè i tempi sono ormai stretti, dovrà  essere convertito in legge entro il 29 giugno, e quindi trasmesso al Senato. Un provvedimento in realtà sempre meno orientato alla crescita, passando dallo scopo originario, che era quello di un rilancio degli investimenti e dello sviluppo, adesso il decreto è diventato una sorta di “minimanovra” aggiuntiva, che persegue sempre di più l’obiettivo di risolvere situazioni complesse e urgenti nel paese.

Si passa dalle norme salva-Roma al salva-Radio Radicale, dal salva-Mercatone Uno al salva-Inpgi (l’istituto di previdenza dei giornalisti),  dal salva-opere al nuovo salva-Banche, facendo passare anche una norma sulle pensioni, che viene contestata dalle associazioni delle piccole e medie imprese, in quanto solo alle grandi aziende la possibilità di licenziare i lavoratori con un anticipo, cioè con uno scivolo di cinque anni. Il taglio al costo del lavoro con la riduzione di 600 milioni delle tariffe Inail dal 2023, diventa strutturale.

Il salva-Roma diventa salva-Comuni

Raggiunto finalmente un accordo sul debito del Comune di Roma Capitale: le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno approvato una volta riformulato l’emendamento dei relatori, che trasferisce parte del debito storico della Capitale (1,4 miliardi) allo Stato  e prevede l’istituzione di un fondo ad hoc ove far convergere gli eventuali esborsi minori per la rinegoziazione dei mutui da parte dell’attuale Commissario al debito di Roma, che serviranno per i debiti delle città metropolitane. Previste anche delle norme salva-bilancio per Alessandria, Catania e i Comuni della Provincia di Campobasso.

Arriva il salva-Popolare di Bari

Per opposizione è  il nuovo salva banche, ed infatti la banca che sarà salvata è la Banca Popolare di Bari, grazie a una importante agevolazione fiscale che agevola l’aggregazione di un “super polo bancario” del Mezzogiorno.  L’emendamento consente a imprese e istituti di credito del Sud di utilizzare le Dta (cioè attività fiscali differite ) trasformandole in credito di imposta fino a 500 milioni di euro in caso di aggregazioni.

La norma è stata proposta su ispirazione del Mef e con la consulenza tecnica di Banca d’Italia, dalla maggioranza di governo  Il leghista Giulio Centemero relatore al dl crescita,   ha assicurato che la norma ha l’ok della Direzione Generale Competition dell’ Unione Europea. Le intenzioni degli estensori della norma sembrano basarsi sul progetto di creare un polo nel Mezzogiorno partendo dalla Banca Popolare Bari,  (che dovrà varare un aumento di capitale da 500 milioni, cedere gli npl e la controllata Cr Orvieto), coinvolgendo dalle altre realtà locali, come la Banca Popolare di Puglia e Basilicata e la Banca Popolare Pugliese.

Proroga per Banca Carige

Via libera alla garanzia pubblica fino alla fine dell’anno sui bond di Banca Carige: le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno approvato l’emendamento del governo che sposta di 6 mesi la scadenza, fissata attualmente al 30 giugno. Si tratta della ‘soluzione ponte’ che si era delineata nei giorni scorsi, per dare più tempo per trovare una soluzione per la cassa genovese. Fino al 31 dicembre si potrà quindi concedere garanzia nei limiti dell’ammontare ancora disponibile, cioè circa 1 miliardo.

Un aiuto ai fornitori di Mercatone Uno

Via libera anche all’emendamento che estende la platea dei beneficiari del “Fondo per le  vittime dei mancati pagamenti“. Oltre alle Pmi potranno accedervi anche i professionisti, mentre i debitori potranno essere anche soggetti diversi dalle aziende. Più ampio anche il genere dei reati commessi dai debitori, che includeranno anche bancarotta, bancarotta fraudolenta e ricorso abusivo al credito.

Presente anche il salva-opere

Arriva il fondo per garantire il “rapido completamento” delle opere, tutelare i lavoratori e le imprese sub-appaltatrici che vantano crediti. Il fondo viene  alimentato dal versamento di un contributo pari allo 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori di importo pari o superiore a 200 mila euro a base d’appalto, e di servizi e forniture di importo pari o superiori a 100 mila euro a base d’appalto.

Solidarietà “espansiva” riservata per le grandi imprese

Approvata l’istituzione del contratto di espansione che sostituirà i contratti di solidarietà espansiva. Adesso le grandi imprese con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani offrendo loro in cambio ‘uno scivolo‘ – a carico delle aziende stesse – di 5 anni  ( la precedente versione della proposta di modifica prevedeva uno scivolo di 7 anni)  che prevede un’indennità commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. .

Dal 2023 taglio strutturale al cuneo Inail 

Il taglio al cuneo Inail, che diventerà strutturale dal 2023 viene molto contestato dall’opposizione parlamentare di Governo e dai sindacati . Il taglio da 600 milioni delle tariffe Inail rende permanente, ma con uno stop di 1 anno in cui le tariffe non saranno scontate (il 2022), la riduzione del costo del lavoro, introdotta per tre anni (2019-21) con la legge di Bilancio

Scontrino elettronico:  fine alle deroghe 

 I piccoli esercizi che finora avevano beneficiato di una deroga, dovranno trasmettere gli scontrini in via telematica all’Agenzia delle Entrate. L’emendamento dei relatori concede però più tempo a chi è sprovvisto di copertura o connessione Internet per l’invio : avranno 12 giorni dall’effettuazione della cessione o della prestazione anche se, l’obbligo di memorizzazione dei dati deve continuare ad avvenire con cadenza giornaliera.

Ampliata la platea dei risparmiatori rimborsati

Si allentano vincoli relativi al patrimonio mobiliare, per i beneficiari del fondi di indennizzo risparmiatori. La misura esclude dal computo del limite di reddito mobiliare (pari a 100.000 euro), eventuali prestazioni di previdenza complementare erogate sotto forma di rendita e del valore del patrimonio mobiliare posseduto al 31 dicembre 2018. Esclusi anche i contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e strumenti finanziari oggetto di indennizzo.

Prorogati gli indici Isa

Proroga al 30 settembre dei versamenti legati agli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Approvato un emendamento che sposta i versamenti che scadono dal 30 giugno al 30 settembre. Lo slittamento è concesso ai soggetti che “esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale” e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun indice”.

Estesi anche agli sportivi le agevolazoni per il  rientro dei “cervelli” 

Si potrà applicare anche agli sportivi professionisti la “mini-tassa” per chi decide di trasferire la propria residenza in Italia , anche se con uno sconto un po’ più basso rispetto al resto dei lavoratori ‘rimpatriati’. I relatori al decreto Crescita hanno presentato un emendamento che prevede infatti che venga tassato il 50% del reddito invece del 30%). Prevista anche la creazione di un fondo ad hoc per potenziare i settori giovanili, alimentato con lo “0,5% della base imponibile” di chi opta per il regime fiscale agevolato.

Aumentati i controlli sugli affitti turistici

Pronta la stretta anti evasione sull’imposta di soggiorno e sugli affitti brevi. Chi pensa di poter continuare a fare il il furbo e non versa al Fisco quanto dovuto rischia una multa da 500 a 5 mila euro. Anche se la solita Confedilizia esprime forti perplessità all’emendamento.

Risparmi per gli automobilisti “virtuosi”

Previsto anche un emendamento per consentire ai “conducenti virtuosi”, e ai loro familiari, di poter assicurare più veicoli, anche di diversa tipologia, con la classe di merito più favorevole, della quale si potrà fruire anche sede di rinnovo, a condizione che non si sia responsabili di incidenti negli ultimi 5 anni.

Un commissario per gli Europei di calcio 2020

In vista degli Europei di calcio del 2020, che si svolgeranno in diverse città europee, compresa Roma, verrà nominato un un commissario per accelerare gli appalti . Il commissario, prevede l’emendamento dei relatori al decreto Crescita, potrà essere nominato da Roma Capitale ma non percepirà compensi, gettoni di presenza o indennità.




Decreto Crescita: incertezze sulI'immunità ex-ILVA

ROMA– Rinviati a lunedì mattina i lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei deputati sul Decreto Crescita e quindi il provvedimento atteso per lunedì slitterà a martedì 18 giugno. Tra i punti più importanti ancora da risolvere e definire, il dibattito sull’eliminazione dell’immunità penale concessa per gli amministratori straordinari dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, adesso passato in locazione (con diritto di acquisizione) sotto il controllo della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal.

Una norma del decreto in discussione limita l’esclusione della responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale soltanto sino a settembre 2019. Arcelor Mittal in base all’accordo siglato al Mise pretende un periodo più lungo (5 anni) estendendola anche alla sicurezza sul lavoro, ma questa pretesa viene esclusa dai parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Dovrebbe essere un confronto in Consiglio dei Ministri a definire quale sarà la posizione della maggioranza nelle commissioni. Peraltro le realizzazioni delle bonifiche programmate dal piano ambientale sono di competenza dei tre commissari straordinari, che a fine dello scorso maggio sono stati sostituiti da una nuova terna, all’interno della quale il Movimento 5 Stelle ha “piazzato” un legale, l’ avv . Lupo di Grottaglie (Taranto), attivista grillino, che peraltro è sposato con un magistrato della Procura di Taranto !

I rapporti fra Arcelor Mittal ed il Mise non sono molto sereni, a seguito della decisione (non prevista dal contratto firmato al Mise) della multinazionale di porre in cassa integrazione 1.400 dipendenti dello stabilimento ex-Ilva di Taranto, che quindi andranno a gravare per 13 settimane a partire dal 1 luglio sul portafoglio del contribuente. Un numero di dipendenti che peraltro erano quelli ottenuti in più durante la trattativa sindacale condotta dal Ministro Luigi Di Maio.




Il piano strategico della Provincia di Taranto per il rilancio dell’economia

di Valentina Taranto

prefettura-taranto11-e1409219528825-580x330La prima fase del piano strategico promosso dalla Provincia di Taranto,è stato illustrato ieri mattina nella Sala Presidenza dell’ Ente provinciale jonico attraverso un incontro tra gli imprenditori del territorio e la Provincia stessa. I lavori sono stati introdotti dal presidente Martino Tamburrano che  si è detto soddisfatto  e ottimista della risposta sin qui ottenuta, sottolineando la volontà delle realtà tarantine di voler creare alternative valide alla monocultura industriale. Il presidente Tamburrano ha voluto ricordare e mettere in evidenza che il Piano strategico della Provincia di Taranto “non è un progetto parallelo o secondario rispetto ai finanziamenti previsti nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo, come alcuni mezzi di informazione hanno erroneamente scritto, ma bensì si integra ad esso ed è inteso nella stessa ottica di sviluppo del territorio ionico”.

I finanziamenti stanziati dal Cis, di oltre 850milioni di euro, provengono dalla legge n. 20/2015 mentre il Piano strategico è stato reso possibile grazie ai fondi stanziati (ex legge n. 181 del 1989) dal Ministero dello Sviluppo Economico,  riformata dal “Decreto Crescita“,   disciplinati dal MISE il 31 gennaio 2013.

Azzaro

Il vicepresidente della Provincia Gianni Azzaro ( a sinistra nella foto) rappresentante dell’ente nel Tavolo per Taranto del CIS ha aggiunto : “Ad oggi possiamo raccontare 91 progetti presentati, 150 manifestazioni da svolgere, 31 protocolli di intesa tra amministrazione pubbliche ed enti locali (fra cui la Camera di Commercio ed il Consorzio ASI ) . Con l’ inaugurazione del sito web www.cis.taranto.org e le due pagine social di Facebook e Twitter abbiamo raggiunto 200 contatti ed il trend viaggia assolutamente in positivo“.

L’impegno della Provincia è attivo – ha continuato Azzaro – ed allarga i suoi orizzonti oltre ai confine della città di Taranto rivolgendosi a tutta l’ area territoriale. Il 70% dei progetti ricevuti sono rivolti allo sviluppo turistico mentre il restante a riutilizzare aree territoriali per produzioni aziendali. Fondamentale sarà il “click day” dove raggiungeremo l’ accordo per avviare gli ammortizzatori finanziari come la riduzione dell’ Iva al 10%e ridurre gli squilibri economici”.

Il vicepresidente della Provincia ha reso noto  che  il Piano strategico “è stato consegnato  anche alla Regione Puglia, nella persona del presidente Emiliano, il quale ha dichiarato di voler collaborare”, mettendo a disposizione ulteriori finanziamenti  regionali a quelli già previsti dall’esecutivo nazionale.

Sfogliando i dati relativi ai progetti, il 70% destinati al comparto turistico-ricettivo ed a progetti di ambito agricolo mentre il restante 30% è incentrato sulla riqualificazione di aree abbandonate o insediamenti produttivi dismessi,  secondo quanto previsto dai presentatori, si potrebbero creare oltre 3.000 posti di lavoro. Agli imprenditori viene richiesta una compartecipazione al proprio progetto nella misura del 25% dell’investimento previsto per la realizzazione dei singoli progetti. .

CdG molo s eligio tarantoFra gli interventi da segnalare quello dell’ ing.Melpignano, gestore nautico del Molo S. Eligio di Taranto che ha presentato un progetto di raddoppio per quanto attiene al settore della diportistica nel porto di Taranto, . :”Abbiamo voluto presentare un progetto importante che ha visto il raddoppio delle presenze nautiche queste anno e che offrirà nuove infrastrutture per avvicinare e sviluppare maggiore turismo” e  l’ Ing Carlo De Carlo ,amministratore comunale di Mottola: ”Attraverso il dialogo tra amministrazione e impresa abbiamo creato un consorzio di alberghi che vedrà la realizzazione di oltre 60 attività turistiche e insediamenti produttivi che vedranno impegnate 32 aziende e continua il fermento di richieste.Finalmente c è qualcosa di scritto e concreto, progetti che lasceremo alle generazioni future che vedono coinvolti la regione e ogni territorio capace di individuare i propri punti di forza recuperando i centri storici e la propria cultura.Ogni intervento di natura pubblica sarà finalizzato allo sviluppo del turismo e all’ economia agricola,settore da supportare.”

Questi risultati sono motivo di orgoglio e soddisfazione – ha concluso Azzaro –per aver abbattuto i conflitti di natura politica tra imprese e amministrazioni e aver messo il territorio e il suo sviluppo come protagonista. E’ la risposta a chi continua a dire che il territorio non investe e che la provincia è morta. I numeri parlano chiaro,il lavoro è in “working in progress”,  la risposta in termini di progetti presentati è stata di gran lunga superiore alle premesse. Ora la fase successiva riguarda l’accordo di programma con il Governo centrale. La recente visita a Taranto del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti  è stata utile anche per pianificare i prossimi incontri che si svolgeranno a Taranto ed a Roma”.