Scontro “napoletano” fra il sindaco De Magistris e Roberto Savino

Scontro “napoletano” fra il sindaco De Magistris e Roberto Savino

E’ scambio di accuse tra il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e Roberto Saviano dopo le parole dello scrittore sul dilagare della criminalità in città. Dopo la sparatoria in un mercato di Forcella, nel centro della città, Saviano ha infatti sottolineato che a Napoli nulla è cambiato in tema di sicurezza negli ultimi tempi. Di buon mattino, ieri alle 7  il sindaco ha deciso di rispondere sui socialnetwork con  un lunghissimo e pesantissimo attacco in cui accusa Saviano di speculare sulla città con questo post:

Caro Saviano, mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco.

Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva, come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inferno e nulla più. Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra. Se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari.

Ed allora, caro Saviano, mi chiedo: premesso che a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il Sistema, come fai a non sapere, a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli ? Ce lo dicono in tantissimi. Tutti riconoscono quanto stia cambiando la Città. Napoli ricca di umanità, di vitalità, di cultura, di turisti come mai nella sua storia, di commercio, di creatività, di movimenti giovanili, di processi di liberazione quotidiani. Prima città in Italia per crescita culturale e turistica. Napoli che ha rotto il rapporto tra mafia e politica. Napoli dei beni comuni. Napoli del riscatto morale con i fatti. Napoli autonoma. Napoli che rompe il sistema di rifiuti ed ecomafie. E potrei continuare.

Caro Saviano, come fai a non sapere, come fai a non conoscere tutto questo ? Allora Saviano non sa i fatti, non conosce Napoli e i napoletani, allora Saviano è ignorante, nel senso che ignora i fatti, letteralmente: mancata conoscenza dei fatti. Non credo a questo. Sei stato da tanto tempo stimolato ad informarti, a conoscere, ad apprendere, a venire a Napoli. Saviano non puoi non sapere. Non è credibile che tu non abbia avuto contezza del cambiamento. La verità è che non vuoi raccontarlo. Ed allora Saviano è in malafede ? Fa politica ? È un avversario politico ? Non ci credo, non ci voglio credere, non ne vedrei un motivo plausibile. Ed allora, caro Saviano, vuoi vedere che sei nulla di più che un personaggio divenuto suscettibile di valutazione economica e commerciale? Un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere che Saviano è, alla fin fine, un grande produttore economico? Se Napoli e i napoletani cambiano la storia, la pseudo-storia di Saviano perde di valore economico.

Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci. Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele. Nella mia vita mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto, per cambiarla. Chi davvero – e non a chiacchiere – lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente.

Caro Saviano tu sei un caso all’incontrario. Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza. Caro Saviano ti devi rassegnare: Napoli è cambiata, fortissimo è l’orgoglio partenopeo. La voglia di riscatto contagia ormai quasi tutti. Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera. Vieni qui, mischiati insieme a noi. Ai tanti napoletani che ogni giorno lottano per cambiare, che soffrono, che sono minacciati, che muoiono, che sperano, che sorridono anche.

Caro Saviano, cerca il contatto umano, immergiti tra la folla immensa, trova il gusto di sorridere, saggia le emozioni profonde di questa città. Saviano pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma solo una voce come altre, nulla più. E credimi, preferisco di gran lunga le opinioni dei nostri concittadini che ogni giorno mi criticano anche, ma vivono e amano la nostra amata Napoli.

Ciao Saviano, senza rancore, ma con infinita passione ed infinito amore per la città in cui ho scelto di vivere e lottare”. Luigi De Magistris

 

Non è  questa la prima volta che il sindaco di Napoli e lo scrittore campano che vive sotto scorta da anni, si scontrano. “Chi dice che Napoli è uguale e che non è cambiato nulla è un fiancheggiatore involontario di chi fa il male della città”, aveva detto l’ex magistrato nel febbraio scorso, replicando alle critiche espresse da Saviano nei confronti della sua amministrazione, rea di aver “fallito l’unica missione che aveva”. Uno scambio di accuse già avvenuto in precedenza , quando lo scrittore aveva definito  nel 2013 “due anni di nulla” il primo biennio di amministrazione di De Magistris, e quindi replicato nel dicembre scorso: Saviano aveva definito il sindaco di Napoli un  “caudillo” , il quale a sua volta lo accusava di “non conoscere Napoli, di fare l’osservatore esterno”.

 

Immediata la replica di Roberto Saviano:

“Il sindaco De Magistris si rivolge a me in un lungo post su Facebook, ma come sempre non dice nulla sul merito delle questioni, è per questo che è un populista, definizione politica nella quale credo che tutto sommato si riconosca.

Napoli 4 gennaio 2017: due sparatorie in pieno centro e una bambina di 10 anni ferita in un luogo affollatissimo della città. Ma il sindaco è infastidito dalla realtà, a lui non interessa la realtà, a lui interessa l’idea, quell’idea falsa di una città in rinascita: problema non sono le vittime innocenti del fuoco della camorra, problema è che poi Saviano ne parlerà. Il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni criminali, fatto di assenza delle regole e lassismo, da quando lui è sindaco non solo non è mutato, ma ha preso una piega addirittura più grottesca: ora la camorra in città è minorenne e il disagio si è esteso alle fasce anagraficamente più deboli.

Ma di tutto ciò lui non ama parlare e detesta che lo facciano altri: pare che la città sia ridotta al salotto di casa sua, a polvere da nascondere sotto al divano. Basta pensare alla superficialità (per non dire al fastidio) con cui il Sindaco parla di periferie annegate nel degrado: al sindaco fa schifo Soccavo, fa schifo Pianura, si vergogna del rione Conocal, se ne frega del rione Traiano. Il sindaco è del Vomero, gli piacciono le cose ordinate, pulite. E così succede che sulla gestione del patrimonio immobiliare comunale, nelle periferie controllate dalla camorra, difficilmente spenda una parola, nonostante inchieste giornalistiche serissime inchiodino l’amministrazione comunale a responsabilità enormi. E chissà che su questa, come su altre vicende, anche la Procura della Repubblica prima o poi non intervenga.


Ma che importa, dirà il Sindaco:
la realtà di Napoli sono le strade affollate e non i killer pronti a sparare nel mucchio, magari per un regolamento di conti, per poche centinaia di euro. E il problema non sono i killer, per carità, ma Saviano che poi ne parlerà.

Distoglierei lo sguardo da Napoli se le organizzazioni criminali smettessero di tenere sotto giogo l’intera città, che è tutta una periferia, tranne qualche quartiere collinare ricco dei reinvestimenti della camorra. Mi piace meno il commento sulla mia pericolosità, quello è da webete: De Magistris, lei è un ex magistrato, dovrebbe sapere che la scorta si dà per proteggere e non per mandare a morire.

A Falcone gente ingenua e priva di riferimenti diceva che gli attentati se li organizzava da solo, almeno lei non ha detto che la situazione in cui vivo me la sono inventata io, è già qualcosa. Ma lei ha bisogno di me, ha bisogno di contrapporsi a qualcuno: lei ha bisogno delle contrapposizioni perché senza quelle dovrebbe affrontare la realtà dei tanti soprusi che la sua amministrazione tollera. Ma non è l’unico: quando criticavo Berlusconi ero da strozzare, con Renzi sono diventato un gufo, se parlo di infiltrazioni mafiose al Nord diffamo.

Lei mi definisce uno “zelluso” (traduzione italiana: calvo) anemozionale e la cosa, in fondo, mi fa anche sorridere. Quel che è certo, sindaco De Magistris, è che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno pagati, dei quali si circonda per edulcorare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla.Roberto Saviano

Questa volta l’attacco violento del sindaco De Magistris all’autore di Gomorra  arrivato attraverso un post su facebook  ha suscitato le ire del Partito Democratico sul sindaco napoletano. “Il sindaco di Napoli risponde a Roberto Saviano come un guappetto qualsiasi. Le sue parole sono la prova di quanto ancora ci sia da cambiare”, dice l’europarlamentare Pina Picierno. “La narrazione di Saviano non mi convince da tempo, per mille motivi che ho espresso più volte. Ma  – aggiunge Francesco Nicodemo  non ho mai invidiato la sua vita sotto scorta da 10 anni, né ho messo in discussione il valore che ha avuto Gomorra nella lotta alle mafie e ai Casalesi. Oggi resto a bocca aperta. Il sindaco di Napoli, quindi il primo cittadino rappresentante di tutta la città, accusa Saviano di fare i soldi sulla camorra e sullo sputtanapoli come se fosse l’ultimo dei troll. Io non ho più parole. Mi vergogno per lui”.

Sepe il cardinale di Napoli dal canto suo, ha urlato : “Camorra bestiale, vergogna e dolore perché c’è chi spara all’impazzata tra la gente e colpisce, in maniera bestiale, persone innocenti. C’è chi vigliaccamente vuole imporre la legge del pizzo a persone costrette a lasciare la propria terra. C’è chi fa il guappo per la forza irrazionale di una pistola”  ed ha aggiunto, “bravi i fratelli immigrati e minacciati, il loro è un esempio forte da esaltare, seguire, imitare. Tutti dobbiamo dire basta ai soprusi e alle prepotenze, non abbassare la testa per assuefazione, reagire con dignità“.

Quello che il sindaco De Magistris non ricorda è il suo “flop” nella carriera di magistrato. Lui dice che “Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato”. Infatti Dopo il fallimento delle sue inchieste su  “Toghe lucane” e “Why not”, la procura di Salerno ha chiesto l’archiviazione di “Poseidon”, non rilevando responsabilità penali ai danni dei cinque indagati dal sindaco di Napoli  Luigi De Magistris, quando portava ancora la toga, prima di darsi alla politica seguendo Antonio Di Pietro  nell’ Italia dei Valori, partito di fatto ormai pressochè inesistente .

Un flop totale per l’ex pm napoletano, che diceva: “Ci sono una montagna di prove“.  Ma il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha dimenticato… o gli conviene dimenticare che dopo Why not e Toghe lucane è stata archiviata con un nulla di fatto anche l’inchiesta “Poseidon” . Le indagini ruotavano su una presunta fuga di notizie che vedeva indagati l’ex procuratore generale di Catanzaro, Domenico Pudia, l’ex procuratore capo, Mariano Lombardi, scomparso di recente, l’ex sostituto procuratore generale, Pietro D’Amico, l’ex presidente dell’ufficio gip-gup, Antonio Baudi, il carabiniere Mario Russo in servizio alla Procura della Repubblica di Catanzaro.

La procura di Salerno non ha rilevato alcuna responsabilità penale a carico dei cinque , chiedendo l’archiviazione che è stata disposta dal gip. La notizia venne pubblicata dalla Gazzetta del Sud.  Il quotidiano milanese Il Giornale dedicò alla vicenda un duro ma efficace commento : “C’era una montagna di prove, a detta di De Magistris. Non era vero niente, ha sentenziato il gip di Salerno, competente sulle cause relative ai magistrati di Catanzaro. Tant’è che il fascicolo su toghe corrotte e talpe in procura è stato cestinato causa «l’insussistenza della notizia di reato»”.

Dopo l’archiviazione dei trenta imputati dell’inchiesta “Toghe Lucane (il presunto comitato d’affari tra magistrati, politici e imprenditori) e lo sgretolamento della costosissima e mastodontica inchiesta “Why Not” sulle agenzie interinali che assumevano amici per posti nel pubblico,  l’inchiesta “Poseidon”  è stata  “l’ennesimo flop” dell’ex pm Luigi De Magistris.
 Sintetizzando, l’inchiesta ,  riguardava fondi europei sprecati in depuratori mai realizzati: un’indagine lanciata nel maggio 2005. Il reato ipotizzato dalla procura di Catanzaro era associazione a delinquere finalizzata alla truffa (l’inchiesta è stata poi sottratta a De Magistris dal procuratore Mariano Lombardi per presunte irregolarità procedurali.

Il 19 marzo invece il Gip di Catanzaro Maria Rosaria di Girolamo aveva accolto la richiesta di archiviazione della procura per l’ultima maxi-inchiesta svolta dal pm poi scesa in politica, “Toghe Lucane: trenta archiviazioni per altrettanti indagati. All’epoca dei fatti Giuliano Ferrara, durante il suo spazio di approfondimento televisivo su Rai 1, avevacosì commentato la notizia : “Non sarebbe nessuno se avesse indagato scrupolosamente e con successo, se avesse impostato le sue inchieste su cose concrete, vere, anzi sarebbe stato quello che un magistrato dovrebbe essere, un eroe anonimo della giustizia giusta”. Il direttore editoriale e fondatore del quotidiano Il Foglio si rivolse poi direttamente a Michele Santoro: “In diretta tv si raccontavano inciuci, losche contaminazioni tra politica, malavita e massoneria… Ma alla luce della recente archiviazione quelle parole assumono tutto un altro significato. Anche i giudici responsabili del provvedimento hanno infatti parlato di “enorme risalto mediatico” e di “distorta e infedele rappresentazione delle reali risultanze delle prove””.

Ma tutto questo De Magistris non lo dice….

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