Saranno pignorati i conti correnti a chi non paga le multe, Imu e Tari ?

Saranno pignorati  i conti correnti a chi non paga le multe, Imu e Tari ?

Il  premier Giuseppe Conte a chi gli chiedeva informazioni sull’esistenza di una norma in manovra che permetterebbe agli enti locali, in particolare ai Comuni, di bloccare i conti a chi non paghi multe e altre tasse locali. ha risposto “I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta”.

ROMA – Diventa un caso l’emendamento alla legge di Bilancio 2020, di cui sono circolate ieri alcune indiscrezioni, che proporrebbe di estendere l’applicazione del cosiddetto “accertamento esecutivo” anche ai tributi locali come l’Imu o la Tari.  I Comuni e gli altri enti locali – Province, città metropolitane, comunità montane, unioni e consorzi di Comuni – possono già attualmente  pignorare stipendi, conti correnti, fatture, immobili (tranne prima casa) o bloccare l’auto per recuperare dal contribuente il dovuto

Diventerebbero di conseguenza pignorabili i conti correnti, anche per il mancato pagamento delle multe e delle imposte locali. Il Comune e gli altri enti locali potranno richiedere il pignoramento del conto corrente del contribuente già dopo la mancata risposta all’avviso di accertamento e all’intimazione di pagamento. È una delle modalità con le quali il Governo conta di ridurre l’evasione fiscale.

L’articolo 96 della manovra rende più spedito l’iter delle azioni esecutive per recuperare tasse e tributi non pagati, dai rifiuti alle rette degli asili: 19 miliardi ancora non riscossi. Per ora sono escluse le multe stradali, ma durante l’iter parlamentare la norma potrebbe cambiare L’articolo 96 della legge di bilancio – ora all’esame del Senato – introduce però una “Riforma della riscossione degli enti locali” che consente a questi stessi enti di andare più veloci, senza attendere i tempi di iscrizione a ruolo del debito o di predisposizione dell’ingiunzione. Riduce in sostanza tempi e costi.

Dall’1 gennaio 2020 ai sindaci servirà un solo atto anziché due (accertamento e ingiunzione) per arrivare alla soluzione estrema: l’esecuzione forzata. Parliamo dell’atto unico di accertamento che – al pari di quanto già oggi vale per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione a livello di tributi erariali – contiene in sé tutti gli elementi di titolo idoneo anche al pignoramento del conto corrente o del quinto dello stipendio.

I Comuni potranno attivare le procedure di riscossione attraverso comunicazioni ufficiali con raccomandata o posta certificata, entro 3 mesi dalla notifica dei mancati pagamenti. L’azione resta comunque sospesa per altri 6 mesi, così da consentire agli interessati di mettersi in regola ed evitare le procedure di recupero forzato. Tra notifica e ganasce (ovvero fermo amministrativo, pignoramento o ipoteca) passeranno dunque 9 mesi.

La norma non si applica a debiti inferiori a 10 mila euro – che sono la stragrande maggioranza nei Comuni – se non previo invio al debitore di un sollecito di pagamento. E verranno consentite rateizzazioni di pagamento in base all’importo del debito: fino a 100 euro nessuna rata, da 100 a 500 euro 4 rate mensili e poi su fino a 72 rate mensili per debiti oltre 20 mila euro.

Il  premier Giuseppe Conte a chi gli chiedeva informazioni sull’esistenza di una norma in manovra che permetterebbe agli enti locali, in particolare ai Comuni, di bloccare i conti a chi non paghi multe e altre tasse locali. ha risposto “I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta“.

Immediate le critiche del leader della Lega, Matteo Salvini. Se entrano nel tuo conto corrente per pignorare, secondo me siamo all’Unione sovietica fiscale, lo stato di polizia fiscale“. Sono queste le parole di commento sull’emendamento del leader della Lega alla presentazione del libro di Bruno VespaPerché l’Italia diventò fascista“.

Salvini però dimentica che tutto già oggi succede. E che nel governo Conte 1 lo stesso viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia  sponsorizzava la riforma della riscossione degli enti locali, visto che il non riscosso degli enti locali è pari a 19 miliardi. Riforma portata avanti dalla sua collega, la pentastellata Laura Castelli, riconfermata viceministra all’Economia nel Governo Conte 2 .

Ad oggi circa 3 mila su 8 mila Comuni italiani  hanno affidato il servizio di recupero delle tasse evase all’Agenzia delle Entrate. Probabilmente continueranno a farlo. Anche perché la riscossione in proprio richiede un’organizzazione “ad hoc” che solo le città più grandi e meglio strutturate possono permettersi.

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