Le armi e l’ Italia: non siamo nel Far West

Le armi e l’ Italia: non siamo nel Far West

Il recente rapporto del Censis ha dimostrato che un 40% degli italiani vorrebbe un più facile accesso alle armi da fuco, principalmente anziani o persone con minor livello d’istruzione, ed un aumento di licenze di caccia del 20%. Ma il rapporto non dice niente di quanti sarebbero disposti ad allenarsi assiduamente fino ad essere realmente capaci di utilizzare queste armi.

di Paolo Campanelli

Arma. sostantivo femminile: qualsiasi oggetto di cui l’uomo si serve come mezzo materiale di offesa o di difesa, ogni strumento fabbricato appositamente per la guerra, per la difesa personale, o anche per la caccia o per lo sport del tiro a segno. “Non importa chi siano, se entrano in casa mia devono aspettarsi di essere impallinati” afferma il Bufalo Bill di Busto Arsizio.“Se vedo qualcuno che cerca di derubare per strada, gli sparo, senza dubbio” dice il John Wayne di Alberobello “Dovrebbe essere più facile avere il porto d’armi, c’è troppa gente che ha bisogno di un’arma in giro” asserisce il Billy The Kid di Fiano Romano. “Dovrebbe essere più come in America” è un pensiero comune alla quasi totalità di questi discorsi.

Ma per chiunque abbia effettivamente verificato come e perché le regole siano nettamente differenti tra Italia e America in materia di armi personali, tutte queste frasi si rivelano per quel che sono, una grande sciocchezza. In primo luogo, va affrontato un importante, essenziale dettaglio su come le due Costituzioni sono costruite; gli Stati Uniti d’America nascono come colonia, lontana dalla madrepatria che pretende dazi, ma che, causa della distanza, non può effettuare attacchi armati diretti. La loro Costituzione è specchio di questo e delle loro speranze per il futuro, in quanto prima costituzione ancora in vigore.

Il secondo emendamento della Costituzione statunitense, è quello che più ci interessa in questo specifico caso, il diritto di possedere armi; creato in un periodo temporale in cui il rateo di fuoco era di quasi un colpo al minuto, e la precisione era più una questione di limiti tecnologici più che di abilità, ed è contestato sin dall’inizio del XX secolo. Inoltre, l’emendamento non fa differenza tra militari, forze dell’ordine, privati cittadini o milizie, solo che le armi siano necessarie per la difesa personale e delle proprietà.

Di leggi effettivamente riguardanti le armi ce ne sono solo di locali, e le armi da fuoco fanno parte della cultura al punto tale che molti americani sparano per la prima volta quando sono ancora bambini, e creare dei poligoni di tiro ha limitazioni relativamente leggere.

La Costituzione italiana parla di armi esclusivamente nell’articolo 117, dove ci si riferisce a esse (e ad ordigni esplosivi) come vincolati dalle decisioni da parte dello stato; Secondo il Codice Penale italiano (articoli 585 e 704), agli effetti della legge penale, per “armi” s’intendono quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona. Vi è differenza tra armi proprie (armi da fuoco o armi bianche), armi improprie e armi ad area compressa.Le armi automatiche, in Italia, rientrano nella classe di “armi da guerra”, ed è illegale possederle per tutti eccetto forze dell’ordine propriamente autorizzate.

Per armi improprie si intendono strumenti il cui principale uso non è quello di danneggiare o uccidere altri, ma che utilizzati, per l’appunto, impropriamente ne sono in grado. Martelli, cacciaviti, tagliacarte, sedie, pentole… la lista è potenzialmente infinita. Vi è libero possesso e trasporto, ma è necessaria una motivazione per averla effettivamente sulla propria persona, ad esempio un idraulico che si sta dirigendo verso una abitazione con un grosso tubo, o, come vedremo tra poco, un maestro di arti marziali che torna a casa dopo una lezione con aste e lance.

Le armi ad aria compressa sono giocattoli, più o meno realistici, opportunamente segnati dal bordo rosso intono alla canna. Al di sotto di 7.5 joule sono liberamente acquistabili, ma al di sopra di 10 joule sono a tutti gli effetti armi da fuoco. Tecnicamente ci sono differenze tra soft-air elettriche, a molla o a gas, e sono classificate come “strumenti”, non come giocattoli, ma per quanto riguarda le armi bianche, va fatta una chiara distinzione, sono infatti armi bianche le Spade originali (affilate o meno che siano, quindi anche quelle cerimoniali), repliche di spade affilate, pugnali, coltelli automatici (anche noti come “serramanico”) e mazze, mentre non lo sono (e quindi legalmente sono armi improprie) le repliche di spade e coltelli privi di filo o di plastica, coltelli “fissi” la cui lama non superi le 4 dita di lunghezza, e l’attrezzatura sportiva (quindi fioretti, sciabole, coltelli da lancio e via discorrendo); le armi che fanno parte di divise sono prive di punta o filo e rientrano in questa categoria;

Le armi bianche vanno denunciate all’Autorità al momento dell’acquisto, per cui è necessario un certificato medico, e se trasportate devono essere portate alla loro destinazione con il più breve percorso possibile, o in maniera ragionevolmente simile. Il porto d’arma bianca è vietato, principalmente perché l’introduzione delle armi da fuoco le ha rese obsolete e l’intrinseca difficoltà dell’utilizzare una spada rispetto ad un bastone. Una differenza che salta subito all’occhio tra armi bianche e armi da fuoco è l’estrema variabilità delle prime nell’infliggere danno, rispetto alla costanza delle seconde: senza tirare in ballo le distanze, usare un bastone richiede tutto il corpo, una spada richiede anche tecnica, un coltello da lancio corpo, tecnica e mira; una pistola richiede solamente mira. O, almeno, questo è quello che si crede.

Una delle caratteristiche delle armi da fuoco è l’impersonalità dell’atto. Un proiettile viaggia con la stessa forza sia un adulto consapevole che spara allo stomaco un rapinatore, sia un bambino che gioca con la pistola del padre mentre si punta in un occhio. Ed è questo il punto, sparare ad una persona è differente che sparare ad un pupazzo, al punto tale che molti rapinatori fanno spesso uso di sostanze stupefacenti per poter essere sicuri di riuscire a fare fuoco.

Il rovescio della medaglia, è che la pistola può sembrare una panacea, qualcosa che basta avercela per risolvere una situazione, un deterrente, non uno strumento. C’è un chiaro e famoso modo di dire al riguardo “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”. Non si riferisce all’oggettiva arma da fuoco (una pistola è molto più immediata da puntare rispetto ad un fucile, la cui potenza aggiuntiva sarebbe sprecata), ma alla mentalità che vi è dietro.

Quante persone emozionali, una volta “mostrato il ferro”, si troverebbero ad impugnarlo verso qualcun altro che ha mostrato il suo? Quanti incidenti stradali, riunioni di condominio, litigate con i vicini, sarebbero a rischio? Per ovviare all’abuso, nella legge vi sono rigide, seppur semplici, leggi su come utilizzare le armi da fuoco quanto strumento di difesa. Queste leggi si basano principalmente su di un concetto di onore, che ne cittadino medio si è andato a perdere negli ultimi vent’anni. Fare fuoco su chi fugge, su persone visibilmente disarmate, su eccessivamente lunghe distanze, per strada. Tutti concetti semplici e con enormi conseguenze nel caso non si sia in grado di utilizzare l’arma come si afferma di essere in grado

Un punto a favore dell’utilizzo delle armi, è quello di rendere obbligatorie periodici controlli, ma prendendo in analisi altri dati, fra cui simili controlli relativi ad oggetti di uso comune quali automobili, non è una soluzione verosimile. Recentemente sono state mosse mozioni per l’uso di attrezzature supplementari da parte delle forze dell’ordine o dei privati cittadini come alternativa alle armi da fuoco, lo “spray al peperoncino” ed il “Taser“. Per quanto riguarda il primo, si tratta fondamentalmente di essenza di peperoncino che viene spruzzata in forma gassosa. I parametri tecnici sono ben definiti e tutte le bombolette che ne rientrano sono considerate legali.

Il Taser è un congegno che sfrutta una scarica elettrica per, a seconda della potenza, inibire o neutralizzare un bersaglio. Da gennaio è in corso una sperimentazione con le forze dell’ordine in alcune città italiane. Considerata arma propria (ma non arma da fuoco), è comunque un congegno pericoloso, in quanto una scarica elettrica in pieno petto può risultare letale persino per persone fisicamente sane, e le convulsioni da elettrocuzione possono causare impatti e lacerazioni. È necessario un porto d’armi per possedere il Taser, ma non può essere portato fuori dalla propria abitazione, e c’è sempre il rischio che queste armi possano essere modificate illegalmente per sprigionare un voltaggio molto elevato.

Il recente rapporto del Censis ha dimostrato che un 40% degli italiani vorrebbe un più facile accesso alle armi da fuco, principalmente anziani o persone con minor livello d’istruzione, ed un aumento di licenze di caccia del 20%. Ma il rapporto non dice niente di quanti sarebbero disposti ad allenarsi assiduamente fino ad essere realmente capaci di utilizzare queste armi.

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