Inchiesta (presunti) fondi russi: dai telefoni di Savoini non risultano contatti con Salvini

Inchiesta (presunti) fondi russi: dai telefoni di Savoini non risultano contatti con Salvini

Stando agli esami sui due telefoni cellulari, sequestrati dalla Procura di Milano, al presidente dell’Associazione Lombardia-Russia nell’ambito dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi al Carroccio, non è emersa alcuna traccia di contatti diretti tra Savoini e il leader della LegaSarebbero emersi invece contatti preparatori allʼincontro al Metropol di Mosca tra il presidente dellʼassociazione LombardiaRussia e gli altri due italiani coinvolti

MILANO – Secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari della Procura di Milano dall’esito dell’analisi dei due telefoni sequestrati allo stesso Savoini e dell’esame dei tabulati telefonici, non risulterebbero contatti via chat, mail o telefono tra il presidente dell’Associazione LombardiaRussia Gianluca Savoini e il leader della Lega Matteo Salvini. Sarebbero invece emersi contatti preparatori all’incontro all’ Hotel Metropol di Mosca tra Savoini e gli altri due italiani coinvolti.

Quindi stando agli esami sui due telefoni cellulari, sequestrati dalla Procura di Milano, al presidente dell’Associazione Lombardia-Russia nell’ambito dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi al Carroccio, non è emersa alcuna traccia di contatti diretti tra Savoini e il leader della Lega.  Dalle analisi effettuate dai consulenti tecnici incaricati dalla procura di esaminare documenti e file contenuti nei due smartphone, infatti non sono emersi scambi di chat, mail o telefonate tra il leader della Lega e il suo ex portavoce nel periodo compreso tra giugno 2018 e luglio 2019.

Gli investigatori della Gdf, coordinati dall’aggiunto Fabio De Pasquale e dai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, avrebbero trovato nei telefoni di Savoini elementi utili (come chat ed email soprattutto) dai quali si evince che il leghista, ex portavoce di Salvini, avrebbe avuto una serie di contatti, almeno dal giugno dello scorso anno, preparatori all’incontro nell’albergo moscovita. Contatti, che emergerebbero anche dai tabulati, non solo con l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex bancario Francesco Vannucci (gli altri due italiani indagati per corruzione internazionale) ma anche con persone legate ai tre russi (i due nomi emersi finora sono Ilya Andreevich Yakunin e Andrey Yuryevich Kharchenko ) che erano seduti al tavolo il 18 ottobre scorso. In particolare, Yakunin sarebbe stato un “veicolo” di intermediazione nella presunta trattativa. Nell’ipotesi della Procura, infatti, la presunta compravendita doveva servire anche a far arrivare denaro ad uno o più funzionari pubblici russi. Da qui l’accusa di corruzione internazionale.

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Uno dei due telefoni Savoini ora sotto sequestro è nuovo essendo  stato acquistato di recente. Giovedì mattina si è celebrata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Milano che dovrà valutare la richiesta di dissequestro presentata dal difensore di SavoiniI sospetti degli inquirenti , che sono ancora tutti da verificare, è proprio che, nel passaggio dal telefono vecchio a quello nuovo, non siano volutamente stati trasferiti alcuni file (come chat, video, mail o telefonate) utili allo sviluppo delle indagini. Il difensore di Savoini.

L’ avvocato Lara Pellegrini, ha sostenuto l’inutilizzabilità dell’audio del Metropol, e depositato una memoria di 20 pagine . A suo avviso, non sapendo quale sia la provenienza e chi sia stato l’autore, non può essere posto a sostegno del decreto di perquisizione e del sequestro di luglio dei cellulari e di documenti. Decreto che, secondo la difesa, va annullato. I pm hanno invece insistito con la legittimità di quell’atto istruttorio in quanto ritengono la registrazione una “notizia di reato”. L’accusanell’udienza a porte chiuse a cui non ha partecipato l’indagato ha insistito sulla legittimità del sequestro scattato lo scorso luglio.

“Non essendo certa la provenienza del file non si può porre alla base di un provvedimento di sequestro”, spiega. “Se la captazione è illecita”, e non si conosce in che modo e da chi è stata fatta, aggiunge il difensore “allora non può legittimare un sequestro. Ho fatto anche un rilievo relativo a un problema di traduzione della conversazione che i pm hanno depositato”.

Gli inquirenti stanno anche lavorando per identificare con certezza il funzionario o i funzionari che avrebbero dovuto intascare le presunte tangenti attraverso una compravendita di petrolio che avrebbe dovuto anche, stando alla registrazione audio dell’incontro, portare 65 milioni di dollari nelle casse della Lega. Ad acquistare il petrolio, stando sempre alla registrazione, avrebbe dovuto essere l’Eni, che ha più volte smentito ogni coinvolgimento nella vicenda.

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