Il caso Cesare Battisti. Nonostante la disinformazione di un certo giornalismo “militante”, estradizione sempre più vicina

Il caso Cesare Battisti. Nonostante la disinformazione di un certo giornalismo “militante”, estradizione sempre più vicina

ROMA – Secondo il quotidiano il Dubbio, finanziato dal Consiglio Nazionale Forense attraverso una sua fondazione, contro il volere di alcuni ordini territoriali che hanno fatto ricorso persino al Tar, a cause anche delle perdite vicine al milione di euro del giornale diretto da Piero Sansonetti,  sarebbe “impossibile riportare Cesare Battisti in Italia rispettando le leggi brasiliane. Per rimpatriarlo occorre necessariamente violare le norme. Questo sostiene il gruppo di sei avvocati dell’ex militante dei Proletari armati per il comunismo condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi compiuti negli anni Settanta di cui lui si dice innocente” . Secondo la giornalista del Dubbio, “se una strada legale per il rimpatrio forzato invece c’è, l’ambasciata italiana a Brasilia non l’ha ancora trovata“.

 

Forse sarebbe il caso che qualche autorevole penalista italiano facesse ai giornalisti del Dubbio un bel corso accelerato di procedura penale, e che spieghi loro che le sentenze non si valutano, ma si rispettano. Magari aggiornandosi…visto la presa di posizione del ministro della Giustizia brasiliano Torquato Jardim già consigliere del Tribunale Superiore Federale (TSF), ritenuto un “fedelissimo” del presidente Temer di cui è  tra i più ascoltati consiglieri in materia giuridica.

il ministro Torquato Jardim

Cesare Battisti”, spiega il ministro Jardim in un’intervista alla Bbc Brasil, “ha rotto il rapporto di fiducia con il paese che lo sta ospitando. Ha cercato di uscire da Brasile senza una ragione precisa dicendo che stava andando a comprare materiale da pesca. In questo modo ha rotto quel rapporto di fiducia che si instaura sempre tra un ospite particolare come l’italiano e il Paese che lo accoglie. Ha commesso un illecito. Stava andando in Bolivia con una somma di denaro superiore a quella consentita e senza un valido motivo apparente”. Una presa di posizione non da poco a cui il Guardasigilli Andrea Orlando plaude apprezzando il mutamento di valutazione sulla vicenda da parte  del governo brasiliano.

La polizia federale brasilia sta “controllando ogni passo dell’ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo, da quando ha ottenuto la libertà provvisoria seguita all’arresto per sospetto traffico di valuta il 5 ottobre a Corumba, al confine con la Bolivia. Gli agenti hanno ricevuto l’ordine di tenere sotto controllo la casa di Cananeia, sul lungomare paulista, dove l’italiano ha dichiarato di aver stabilito la propria residenza, per accertare e confermare la sua presenza sul posto.

Nell’intervista rilasciata alla Bbc Brazil, il ministro della Giustizia Torquato Jardim si è soffermato sulla serie di sentenze giuridiche degli ultimi giorni, ricordando che la decisione di non concedere l’estradizione di Battisti, adottata dall’ allora presidente Lula poteva essere rivista entro 5 anni, cioè è sta prescritta nel 2015. Il consigliere-ministro del Supremo, Marco Aurélio Mello su questo punto. si espresse in maniera molto chiara  “Per una revisione”, ricorda Jardim nell’intervista  “era necessario un fatto nuovo. E quel fatto è avvenuto quando Battisti ha cercato di passare la frontiera con la Bolivia violando la legge brasiliana sull’esportazione di valuta”.

La posizione del Guardasigilli brasiliano ha un influente alleato, cioè João Doria, figura emergente del PSDB, lo stesso partito di Temeril, ed attuale potente sindaco di San Paolo, probabile prossimo candidato alla presidenza nelle elezioni dell’ottobre 2018, il quale a sua volta ha colto l’occasione di una visita a Milano per esprimere una posizione netta sulla tumultuosa vicenda legata all’ex militante dei Pac. “Adesso in Brasile abbiamo un Governo veramente democratico . Non possiamo dare protezione ad un criminale come Battisti. La richiesta di estradizione del Governo Italiano deve essere concessa e applicata”.  Infatti a “salvare” Cesare Battisti fu l’ex- presidente Luiz Inacio Lula da Silva, proprio nel suo ultimo giorno di mandato il 31 dicembre del 2010, negando l’estradizione.

Cesare Battisti si arrampica sugli specchi sostenendo che è stata una trappola, e che è stata pianificata proprio per incastrarlo. Nessun tentativo di fuga. A suo dire un “normale viaggio in Bolivia per comprare cose che laggiù costano meno” e concede brevi interviste solo a quotidiani e tv brasiliane E lo fa seguendo una strategia mediatica ben precisa con il chiaro intento di condizionare la decisione del Governo brasiliano. Parla al paese che lo ospita, quello che deve decidere il suo futuro. Due giorni fa aveva dichiarato che la sua eventuale estradizione equivaleva “ad una condanna a morte”. In realtà la condanna a morte l’hanno subita le persone che lui ha ucciso in Italia prima di fuggire in Brasile. Ma tutto questo il Dubbio non lo racconta…

Oggi Battisti si è scagliato contro l’Italia, dalla pagine di Folha de Sao Paolo, il quotidiano più letto nella capitale economica-finanziaria del Brasile,  definendo il proprio Paese un “paese così arrogante”. Latitante da 36 anni, condannato in via definitiva a due ergastoli per due omicidi e altri due per concorso in omicidio, sostiene che “in Italia sono convinti che sia un compito facile portarmi via da qui. Nei miei confronti c’è un chiaro atteggiamento di orgoglio e vanità”.

Il ministro della Giustizia brasiliano Jardim ha comunque consigliato il presidente Temer prima di  firmare il decreto presidenziale pronto da giorni per l’estradizione ad attendere  il verdetto del TSF, il Tribunale Superiore Federale a cui si è rivolta la difesa di Battisti per chiedere l’”habeas corpus”, la conferma della libertà che blocchi l’estradizione. Secondo JardimSi deve procedere nel massimo rispetto della nostra giurisprudenza, non si può correre il rischio di un annullamento da parte del Supremo”.

La decisione sull’habeas corpus spetta al giudice monocratico Luiz Fux. E sempre secondo indiscrezioni di fonte brasiliana, il Governo starebbe già preparando un parere, nel caso in cui la Corte ritardasse la sentenza o stabilisse che la decisione spetta all’esecutivo. Ma per ora il governo sembra intenzionato ad agire solo dopo che il giudice si sarà pronunciato. E Battisti ha sempre più probabilità di rientrare in Italia ed espiare le sue pene, che di restare a fare il “latitante” in Brasile.

 

 

 

 

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