Regionali Puglia. E' ufficiale: semaforo rosso della Lega a Fitto

ROMA – Si inizia a fare chiarezza nel centrodestra in vista delle prossime elezioni  Regionali che si terranno in Puglia la prossima primavera. La Lega fa chiarezza una secca nota del segretario regionale Luigi D’Eramo, che di fatto ha bloccato ufficialmente la candidatura di Raffele Fitto, avanzata da Giorgia Meloni. Una presa di posizione condivisa da tutto lo stato maggiore ed i parlamentari  pugliesi della Lega.

Questa la nota ufficiale della Lega diffusa dall’ On. D’ Eramo : “Trovo quantomeno bizzarro che Ignazio La Russa venga in Puglia a promuovere l’armonia nella coalizione accusando gli alleati di provincialismo e “cazzettismo”. Delle due l’una! Sicuramente sarà stata una svista. “Sviste” che, però, non si possono commettere quando si gioca con il destino di quattro milioni e mezzo di Pugliesi che chiedono un nuovo modello di gestione e sviluppo regionale dopo 15 anni di cattiva amministrazione di sinistra. Quindici anni in cui la sinistra ha vinto essenzialmente per demeriti del centrodestra che si è presentato diviso per sfide e imposizioni personali“.

“Oggi abbiamo l’obbligo di imparare dagli errori del passato per vincere e rinnovare la Puglia. – continua la nota della Lega PugliaSono certo che al tavolo nazionale i nostri leader sapranno leggere la storia per scrivere il futuro, rispettando quanto ci hanno detto e chiesto gli elettori con il loro voto. Questo sia quando ci hanno premiato ma soprattutto quando non ci hanno dato fiducia, perché è in quel momento che ci hanno dato la direzione per non sbagliare. E in Puglia con la Lega non si sbaglierà più, abbiamo la responsabilità del consenso della maggior parte dei pugliesi e la vittoria è alla nostra portata con tre parole d’ordine: unità, lavoro e rinnovamento. Questa è la visione della Lega e questa sarà la visione da condividere nella coalizione“.

I vertici della Lega pugliese, in stretto collegamento con il vertice nazionale, hanno interpretato come delle  vere e proprie “provocazioni”  le dichiarazioni fatte ieri dal senatore Ignazio La Russa e dall’eurodeputato Raffaele Fitto a Bari,  in occasione della commemorazione di Pinuccio Tatarella, padre della nuova destra italiana. Dall’europarlamentare salentino, candidato da Giorgia Meloni per la guida della Regione contro Michele Emiliano, sono pervenuti i “soliti” richiami al rispetto dei patti e degli accordi presi tempo fa con Fitto che ha incredibilmente affermato di essere già in campagna elettorale.

Esponenti della Lega pugliese raccontano che le parole di Fitto hanno scatenato una vera e propria quasi un’insurrezione tra i militanti leghisti, in quanto “si era deciso che tutto era demandato al prossimo tavolo nazionale del centrodestra fra Salvini, Berlusconi e la Meloni” e pertanto le dichiarazioni dei due esponenti di Fratelli d’ Italia vengono ritenute come delle vere e proprie “provocazioni”.

Le invasioni di campo  “ingombranti” di La Russa e l’autocandidatura di Fitto a Bari,  non sono state accolte molto bene tra i leghisti pugliesi ed hanno scatenato la dura  ma ponderata reazione molto chiara che emerge dalla nota ufficiale del segretario regionale On. Luigi D’Eramo.

E’ stata questa la ragione che ha indotto di rispondere con una nota ufficiale – rivista ed analizzata  con continui contatti telefonici del segretario regionale Luigi D’Eramo con la Calabria, dove si trova in visita Matteo Salvini ed e il vicesegretario Giancarlo Giorgetti –   al momento unico delegato a parlare in nome e per conto della Lega in Puglia, la cui sintesi altro non è che il mancato accordo e sostegno sulla candidatura di Fitto. La Lega infatti, ha già un ventaglio di candidature abbastanza autorevoli, qualcuno persino priva di “colorazione” politica, sull’esempio della trionfale candidatura ed elezione alle scorse regionali in Basilicata a governatore  del Gen. Bardi,  grazie alla quale il centrodestra ha mandato a casa il centrosinistra rappresentato dalla famiglia Pittella che da decenni imperversava e governava la Basilicata.

Teresa Bellanova

I numeri dei recenti sondaggi commissionati che danno il Centrodestra vincente con il 43%, a seguito anche  dei forti contrasti e divisioni in Puglia tra Pd, M5S e Italia Viva  dai quali non emerge alcuna  volontà  comune di rieleggere Michele Emiliano . “Faremo pressing sul Pd perché individui in Puglia un candidato che faccia unità e mobiliti la coalizione. E questo non può essere Emilianoha detto a Lecce la ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova (Italia viva), nel corso della prima assemblea provinciale del partito. “In Calabria e in Basilicata il centrosinistra ha perso – ha aggiunto la Bellanovaora si voterà in Puglia e in Campania. Da queste due regioni può partire il processo di riformismo del centrosinistra – ha concluso – ma se il Pd continua a guardare solo al risultato dell’Emilia Romagna, vuol dire che abbandona il Mezzogiorno al ribellismo”.

Ma è stato sopratutto il recente risultato delle Elezioni Europee 2019, che ha indotto la Lega a puntare sulla Puglia e non sulla Campania. Raffaele Fitto infatti in tutte le sue precedenti competizioni elettorali pugliese, ha sempre creato rotture e frizioni a partire da quella con Silvio Berlusconi per finire a quella con Adriana Poli Bortone. E secondo i sondaggisti per vincere in Puglia occorre un centrodestra unito e non diviso .




Le "fake news" delle sardine joniche sulla Lega.

ROMA – Il leader della Lega,  Matteo Salvini, ribattezzato dalle sardine pugliesi  “lo sciacallo” con una carenza di stile di linguaggio degno dei centri sociali,  potrebbe trovare il 19 febbraio a Taranto  un comitato di attivisti locali ad attenderlo . Il movimento, di fatto una costola della sinistra, sostenuto in tutto e per tutto dal Pd e dal sindacato CGIL , si prepara a riceverlo  con una iniziativa concomitante.

La prossima settimana si riunisce a Taranto il coordinamento pugliese del movimento  si occuperà con la scusa di affrontare temi cruciali “su cui occorre che noi per primi abbiamo delle risposte“, sopratutto di organizzare l’offensiva alla prima discesa pre-regionali in Puglia dell’ex ministro dell’Interno leghista.

Lo ha dichiara al Corriere del Mezzogiorno la portavoce Maristella Bagiolini, in un recente passato portavoce del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci (PD) nella sua campagna elettorale, ed attuale addetto stampa dell’ ANCE (l’ associazione dei costruttori aderenti a Confindustria) a Taranto.  Dichiarazioni che hanno fatto balzare sulla sedia il presidente di Confindustria Antonio Marinaro e dell’ ANCE  Paolo Campagna.il quale contattato dal nostro giornale si è subito dissociato dalle dichiarazioni della sua addetta stampa, annunciando delle iniziative disciplinari in quanto “l’ ANCE fa di tutto per essere apartitica ed apolitica e non possiamo permettere che qualcuno che ci rappresenta nella comunicazione prenda delle iniziative come quella Baggiolini.”

“Siamo una terra accogliente da sempre e siamo una città di mare – dice la Bagiolini  al Corriere del MezzogiornoPrepareremo anche per Salvini un comitato di accoglienza insieme a tutte le sardine pugliesi che in quella occasione vorranno essere in città».

La discesa in campo del leader della Lega proprio nella martoriata Taranto non va per niente giù alle sardine.  decise ad arrestare la marcia di Salvini che ha tutta l’intenzione di radicare la Lega anche al Sud, dove è in forte crescita la leadership di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, alleati nella coalizione di centrodestra.

Le sardine provano a smontare le bugie del capo della Lega che approfitta dello sbarco di circa 400 immigrati a Taranto per fare propaganda. – attacca la BagioliniDi questi 407 (132 minori, 12 donne in stato di gravidanza, 20 nuclei famigliari, provenienti da Marocco, Guinea, Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Kenia, Mali e Somalia)  nessuno minerà il già precario equilibrio della crisi tarantina. Andranno per il momento al Cara di Bari e molti di loro saranno ricollocati in base al programma della ripartizione europea in altri stati membri”.

“Come è sempre accaduto – ha aggiunto la portavoce delle sardine pugliesi – Salvini lo sa bene, e lui, che è stato ministro dell’Interno, non dovrebbe confondere la vicenda della nave militare italiana Gregoretti con quella della Ong Ocean Viking arrivata a Taranto. Perché questo sciacallaggio? Spieghi, piuttosto – conclude Bagiolini –l’investimento della Lega, in bond da 300mila euro, nell’ex Ilva degli indiani di Arcelor Mittal, alla faccia del “prima gli italiani”. Evidentemente la Bagiolini non sa informarsi molto bene , in quanto il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, ha chiarito e documentato nel novembre 2019 che il bond ArcelorMittal in cui il partito guidato da Matteo Salvini aveva investito 300mila euro è stata ceduto nel gennaio 2015.

Sarebbe bastato alla sfortunata “portavoce” leggere e capire che l’operazione finanziaria è stata fatta da Via Bellerio (“non da Salvini personalmente“, spiegava una fonte qualificata) ma, come emerge da documenti in possesso dell’ agenzia AdnKronos, l’investimento è stato poi “chiuso”, dopo la vendita dei titoli.

Resta da capire come faccia la Baggiolini a diffondere certe informazioni sui migranti, allorquando non sono ufficiali, e l’unico ente preposto a fornirle è il Ministero dell’ Interno ! Così come resta da capire come faccia l’ ANCE a farsi rappresentare nella comunicazione da una persona così “schierata” come Maristella Bagiolini e notoriamente collegata al sindacato ed alla sinistra vendoliana.  E’ stata responsabile della campagna elettorale di Ludovico Vico fin dai tempi della sua candidatura a Sindaco di Taranto, e poi di Melucci fino a quando è entrata in rotta di collisione con la “staffista” Doriana Imbimbo a seguito della quale venne messa alla porta del comitato elettorale. E questo sarebbe il “cambiamento”, i giovani delle sardine ?




Puglia. Salvini frena sulla candidatura di Fitto: "Da oggi ragioniamo sul candidato"

ROMA – Intervenendo nel programma  “Radio anch’io” su Rai Radio 1, il leader della Lega Matteo Salvini, rispondendo alla domanda su chi sarà il candidato del centrodestra che correrà alle regionali in Puglia, dove Fratelli d’Italia ha proposto il nome di Raffaele Fitto, ha detto : “Sulla Puglia ci ragioniamo da oggi in avanti“.

La candidatura di Fitto era stata proposta da Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia  che, ospite a “Quarta Repubblica” ha detto che “Per la Puglia abbiamo già il candidato e chiuso un accordo sulle altre Regioni che vanno al voto. Nell’ambito di queste trattative, abbiamo Puglia e Marche, abbiamo fatto i nomi di Raffaele Fitto e Francesco Acquaroli e altri nomi per altre Regioni esistono. Gli accordi ci sono e non credo si debbano ridiscutere“.

Probabilmente il risultato in Emilia Romagna sta facendo riflettere Salvini  con maggiore realismo sulla ricerca di una candidatura “forte” per cercare di sconfiggere Michele Emiliano, candidato del centrosinistra e governatore uscente.

La vittoria del centrodestra in Calabria, per Matteo Salvini, “è il modo migliore per avvicinarsi ai due appuntamenti elettorali in Puglia e in Campania, perchè l’obiettivo anche lì è offrire una valida alternativa al poco fatto dal Pd, da Michele Emiliano e da Vincenzo De Luca”.

Il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano commentando il voto ha fatto sapere di “avere tirato un sospiro di sollievo” ma non dice una parola di più, evitando di azzardare altri commenti, mentre il suo  staff è già al  lavoro per organizzarsi in vista dell’imminente campagna elettorale. anche se dicono che non hanno ancora deciso “come impostare la campagna elettorale”. Una posizione attendista in quanto la contesa contro un possibile candidato leghista, sarebbe ben diversa da un confronto che viene considerato più facile con l’eventuale candidatura Raffaele Fitto nei confronti del quale sarebbero già stati preparati una serie di “dossier da tirare fuori al momento opportuno” per diventare motivo di imbarazzo per Fitto.
Ma Emiliano dimentica i vari procedimenti a suo carico della Procura di Bari che lo vedono “indagato”. Al di là delle questioni giuridiche, gli uomini di Emiliano si preparano a rappresentare la vicenda come motivo di imbarazzo per Fitto. Poi ci sono le questioni amministrative da imputare all’eurodeputato di FdI. “Se Fitto non sarà della partita – dice oggi un anonimo collaboratore di Emiliano al Corriere del Mezzogiorno  saremo amici come prima. Ma se sarà lui a correre non gli daremo tregua”.
Una cosa è certa: senza una candidatura forte ed autorevole in Puglia, il centrodestra rischia di fare un altro “flop” che non può permettersi. Ed i nomi che girano al momento sembrano un pò deboli.

 




La Lega inizia a scaldare i motori. Ed Emiliano a sentire ballare la propria poltrona.....

ROMA – Con un’intervista rilasciata all’edizione dell’ Emilia-Romagna  del quotidiano LA REPUBBLICA, l’eurodeputato della Lega, Massimo Casanova, avanza la propria candidatura ed ufficializza la posizione leghista sulla candidatura di Raffaele Fitto giocata d’anticipo da Fratelli d’ Italia.

La ragione del “niet” della Lega è chiara : Matteo Salvini si è convinto che in questa maxi tornata delle Elezioni Regionali 2020, la Lega non potrà rinunciare a conquistare una grande regione del Mezzogiorno se vorrà realmente far diventare il suo partito del 30 per cento una forza politica di respiro nazionale. Ed avrebbe deciso non soltanto di puntare sulla Regione Puglia, ma anche il candidato su cui quale potrebbe puntare: il 48enne Massimo Casanova, eletto eurodeputato nel maggio scorso con 65.231 preferenze .

Casanova è il “patron” del “Papeete” di Milano Marittima  lo stabilimento balneare romagnolo in comproprietà con sua sorella Rossella (candidata della Lega alle Regionali in Emilia Romagna)  che da anni in estate ospita le vacanze del leader della Lega. Massimo Casanova è proprietario anche  di importanti possedimenti in Puglia, sul Gargano. Ma sopratutto  di una vera consolidata amicizia personale con Matteo Salvini.

Il suo nome è stato tirato in ballo, dopo il suo imponente successo elettorale nella circoscrizione Sud nel maggio scorso, e metterebbe d’accordo le varie anime interne alla Lega in Puglia, dove non si contano gli anti-Fitto, che dopo essere stati nella corrente dell’ex.-presidente della Regione Puglia, lo hanno abbandonato passando alla corte di Salvini.

“Il nome lo sceglie Matteo – chiarisce Casanova al quotidiano La Repubblica –  Quel che è  certo è che col mio o con un altro, battiamo Emiliano. Se si candida Fitto invece perdiamo.  La Puglia sarà nostra, c’è un vento forte che spira e raggiungerà anche il Sud. Poi portiamo Matteo a Palazzo Chigi”.




Il premier Conte oggi a Taranto. La passerella pre-elettorale "grillina" continua...!

ROMA – Il premier Giuseppe Conte nel primo pomeriggio di oggi  visiterà il reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto, intitolato qualche giorno fa a Nadia Toffa, prima di recarsi allo stabilimento ex Ilva per porgere un saluto agli operai. E’ quanto si apprende da fonti dell’Asl Taranto.

Fonti sindacali hanno invece reso noto che Conte si recherà presso lo stabilimento siderurgico ex-Ilva (ora Arcelor Mittal) per incontrare gli operai che lo attendono intorno alle 16. La visita coincide con un momento particolare della vertenza dell’ex Ilva mentre prosegue la trattativa tra governo ed i Mittal per il salvataggio del polo siderurgico tarantino.

Il presidente del Consiglio era già stato a Taranto l’8 novembre scorso e aveva incontrato cittadini, lavoratori ed esponenti di associazioni davanti allo stabilimento siderurgico prima di partecipare al consiglio di fabbrica e terminare la sua visita in Prefettura. In quell’occasione disse ai lavoratori del Siderurgico di non avere “la soluzione in tasca“.  Soluzione che a distanza di quasi due mesi dimostra di non avere ancora.

Una visita quella del premier a Taranto che in realtà sa di tanto di campagna elettorale in favore del M5S di cui è espressione, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi che si terranno fra 6 mesi. Non si può non ricordare che i deputati del M5S eletti nel capoluogo jonico ed in Puglia sono sempre stati per la chiusura dello stabilimento, ed incredibilmente fra questi anche il sen. Mario Turco che Conte ha voluto come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Così come va evidenziato che fra le ultime elezioni politiche del 2018 e le europee del 2019, il M5S in Puglia ha dimezzato i propri voti scendendo al 20% e perdendo i due consiglieri comunali eletti a Taranto che hanno abbandonato il movimento




Elezioni Regionali: Fitto candidato del centrodestra per sconfiggere Emiliano

ROMA – L’annuncio pubblico è stato affidato ad una nota di Fratelli d’Italia: “Nel rispetto degli accordi assunti con gli alleati che, oltre all’Emilia-Romagna e alla Calabria, riguardano tutte le altre Regioni nelle quali si voterà nel 2020 – continua il documento – Fdi conferma il proprio sostegno, con convinzione e impegno , alle candidature di Lucia Borgonzoni ( indicata dalla Lega n.d.r.) e di Jole Santelli (candidata da Forza Italia )“.

Allo stesso tempo, sempre in base agli accordi assunti – che assegnano a Fdi l’indicazione dei candidati per Puglia e Marche – annunciamo le candidature di Raffaele Fitto per la Puglia e di Francesco Acquaroli per le Marche“.

È quindi Raffaele Fitto il candidato del centrodestra alle prossime elezioni regionali in Puglia del 2020. L’eurodeputato, che ha già governato la Puglia prima di passare il testimone a Nichi Vendola, sfiderà Michele Emiliano. che giorno dopo giorno non sembra  più godere del sostegno di tutto il centrosinistra, a partire da una consistente parte del Pd pugliese.

“Come sempre Fratelli d’Italia sarà coerente e leale rispetto agli impegni presi con gli alleati del centrodestra, e siamo certi – prosegue la nota – che anche loro sapranno fare altrettanto. Lavoreremo insieme, con convinzione ed entusiasmo, per vincere in tutte le Regioni e garantire ai cittadini dei governi alternativi alla sinistra”.




Salvini: "Dobbiamo cacciare la sinistra: da Ilva alla Popolare di Bari ha fatto disastri"

BARI – Intervenendo a Bari  alla Fiera del Levante il leader della Lega, Matteo Salvini,  in occasione della  manifestazione “Liberiamo la Puglia” con i militanti pugliesi provenienti da tutta la regione, con striscioni di gruppi di Gioia del Colle, Taranto, Andria, Fasano e Carovigno . Salvini ha fatto salire i giornalisti sul palco mentre con il telefonino faceva un video della platea.
Salvini ha  risposto alle domande dei giornalisti sulla scelta del candidato presidente della Regione Puglia per le prossime regionali, ha detto: Il nome dei candidati governatori arriva alla fine. Prima la squadra, prima il progetto. Lo ripeto per la terza volta  il nome del presidente viene alla fine. Parliamo di Puglia, di lavoro, di ferrovie, di futuro, di programmi? Non mi piace parlare di nomi, ok?”  ha detto Salvini , che  a quel punto ha smesso di rispondere alle domande dei giornalisti che sono stati gentilmente invitati a scendere dal palco.
“Anche in Puglia, siamo pronti a fare la Storia” ha esordito Matteo Salvini, nello sala spazio 7 della Fiera del Levante,  da 1400 posti a sedere tutti occupati completamente gremito, per la manifestazione , con molte persone rimaste  in piedi,  che hanno sventolato bandiere, al grido di “Puglia libera”.  Salvini è andato giù molto “duro” parlando dell’alleanza di governo giallorossa : “Si troveranno per parlare della Banca Popolare di Bariio voglio vedere in galera quelli che hanno rubato i risparmi dei lavoratori pugliesi, degli imprenditori pugliesi. Voglio vedere in galera quelli che stanno rubando il futuro agli operai dell’Ilva di Taranto“.
“Ditemi se possiamo avere un presidente del Consiglio che o è ignorante o è bugiardo, oppure tutte e due le cose – ha continuato  Salvini  – viviamo in un Paese in cui il presidente del Consiglio, ahimè figlio di questa terra, venerdì pomeriggio dice alle agenzie che le banche italiane sono sicure, e che la Popolare di Bari non corre nessun rischio. E venerdì sera alle 20, cinque ore dopo, Banca d’Italia commissaria la Banca popolare di Bari che ha un buco da un miliardo di euro su cui qualcuno doveva vigilare. Spero che il Parlamento approvi il prima possibile la proposta di legge firmata dalla Lega e anche dai Cinquestelle per riformare la Banca d’Italia e farla passare attraverso il Parlamento, quindi attraverso il popolo italiano“.
“L’obiettivo è mandare a casa una sinistra che ha fatto disastri in Puglia e in Italia. – ha detto SalviniDobbiamo mandare a casa gli Emiliano, i De Luca, i Renzi, gli Zingaretti, partendo dai territori, partendo dal lavoro. Qui in Puglia ci sono liste d’attesa inaccettabili, ci sono tempi, burocrazie e finanziamenti alle imprese che non arrivano, quindi vogliamo correre. Come Lega abbiamo una squadra eccezionale. In Puglia poi oltretutto fra Popolare di Bari, Ilva, sanità, Acquedotto, Tap, sono tali e tanti i disastri, quindi ci metteremo l’anima per rilanciare questa splendida terra facendo tornare in Puglia tutti pugliesi che sono in giro per il mondo“.

Qui in Puglia ci sono liste d’attesa inaccettabili, ci sono tempi, burocrazie e finanziamenti alle imprese che non arrivano, quindi vogliamo correre. Come Lega abbiamo una squadra eccezionale” ha aggiunto Salvini durante il suo intervento nella Fiera del Levante di Bari “Per qualcuno va di moda cantare “Bella ciao”. Io preferisco cantare la canzone su cui i nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita per salvare il nostro Paese, con “il Piave che mormorava che non passa lo straniero”. Questa è la canzone che porto dentro. Bella ciao al clandestino è l’unica bella ciao che mi interessa”.

Salvini parlando di immigrazione,  ha ricordato che i primi migranti “sono le centinaia di migliaia di pugliesi che sono stati costretti a scappare nel resto del mondo per trovare un lavoro e formare famiglia: quelli sono gli immigrati che vogliamo riportare a casa, non barchini e barconi, quelli non ci interessano. Prima i pugliesi, prima gli italiani poi, se avanza, il resto del mondo. Ce ne sono 360mila di pugliesi iscritti nei registri degli italiani all’estero, preoccupiamoci di questi anziché regalare la cittadinanza in anticipo a chi è arrivato qui o accogliere chiunque arrivi” ha concluso Salvini ,

 




Bankitalia commissaria la Banca Popolare di Bari. Il blitz salva-banca fallisce: Governo ancora una volta diviso

di Francesca Ranieri

ROMA – Alla Popolare di Bari  è stato nominato  un nuovo vertice al posto del board guidato finora da Vincenzo De Bustis ; “La Banca d’Italia ha disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca Popolare di Bari e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi degli articoli 70 e 98 del Testo Unico Bancario, in ragione delle perdite patrimoniali“, si legge sul sito della banca pugliese, 3.300 dipendenti, 70 mila soci,  cercando di rassicurare i clienti: “La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia“.

Precedentemente Bankitalia aveva convocato il CdA e comunicato la decisione di commissariare l’istituto di credito pugliese, nominando commissari straordinari Enrico Ajello e Antonio Blandini  e come componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto ed Andrea Grosso , ai quali è affidato il presidio della situazione aziendale, la predisposizione delle attività necessarie alla ricapitalizzazione della banca nonché la finalizzazione delle negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio della banca.

Nelle stesse ore il Consiglio dei Ministri veniva convocato a Palazzo Chigi per discutere di un decreto ed intervenire sulla crisi ed adottare provvedimenti straordinari per salvare la banca: la Popolare di Bari ha un’esigenza di maxi ricapitalizzazione per una cifra stimata tra 800 milioni e 1miliardo di euro  necessari per il salvataggio della banca più grande del sud, che nei giorni scorsi ha confermato una richiesta d’aiuto al fondo interbancario e l’avvio di un dialogo con il Mediocredito Centrale  meglio noto come Banca del Mezzogiorno – controllata del Tesoro tramite Invitalia – che a quel punto opererebbe da partner industriale per attivare il Fondo Interbancario per la tutela dei depositi (Fitd) e proverebbe a rilanciare l’istituto pugliese.

Alle dieci di sera seduti al tavolo del Consiglio dei ministri ci sono solo il premier Giuseppe Conte, i ministri Roberto Gualtieri, Dario Franceschini, Enzo Amendola, Roberto Speranza e Riccardo Fraccaro. Matteo Renzi ha appena reso noto che se andranno avanti senza ascoltare le ragioni di Italia Viva, i suoi non voteranno un decreto per salvare la Banca Popolare di Bari . A sua volta Luigi Di Maio, che aveva già esternato le sue perplessità, ritira la delegazione dei ministri M5S. Il decreto salta. Dario Franceschini si rivolge il premier e gli dice: “A questo punto non ci sta neanche il Pd. Se non riesci a farli ragionare, rischiamo che salti tutto“. E’ di fatto, l’apertura di vera e propria crisi interna al Governo. Il premier Conte decide che il Consiglio dei ministri si tiene lo stesso, ma non ci sono né i grillini né i renziani . Il premier è seduto al tavolo solo con i ministri espressi da Leu, e dal Pd ed una confusa ed imbarazzata Luciana Lamorgese.

Palazzo Chigi

Per  Popolare di Bari, non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di circa un miliardo di euro, si è fino ad ora parlato di un salvataggio in tandem del sistema bancario, attraverso il Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi). Il ministro Roberto Gualtieri, si apprende da fonti del Tesoro, ha illustrato in Cdm i contenuti di uno schema di Decreto che prevede il potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie di Mediocredito Centrale. Il Governo fornirebbe quindi una dotazione patrimoniale che consentirebbe a Mediocredito centrale di operare come banca di investimento e, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) ed eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari.  Il Fondo interbancario, che ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre, attende una richiesta d’aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale. La vera “questione” Popolare di Bari è quindi solo rinviata.

L’ argomento banche è pero un tasto dolente dopo tanti anni di battaglia politica “dura” e senza sconti su Banca Etruria, che hanno visto i “renziani” e i “grillini” contrapposti ed agguerriti su posizioni molto distanti. L’effetto della tensione politica è che doveva essere varato un decreto ma le proteste di Italia Viva hanno di fatto fatto saltare il programma: il decreto infatti è stato soltanto illustrato da Roberto Gualtieri, mentre il Cdm ha avviato “un’ampia discussione”, come riporta la nota di Palazzo Chigi, ed esprime la “determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori e a rafforzare il sistema creditizio”, non senza portare avanti “azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni” del commissariamento della banca.

La riunione del Consiglio dei Ministri insolitamente e improvvisamente convocata per le 21 di ieri sera – ha aperto una frattura probabilmente insanabile all’interno dell’alleanza di Governo. Italia Viva ha protestato e non ha voluto partecipare alla riunione denunciando una “gravissima rottura nel metodo e nel merito”. M5S sostiene che il loro obiettivo è salvare i risparmiatori e non le banche. Un vero e proprio caos politico in cui la Lega ha gioco facile a chiedere ancora una volta le dimissioni di Giuseppe Conte, definito una “persona instabile o incapace”. Questo perché il premier Conte poche ore prima, in occasione della conferenza stampa al termine dell’Eurosummit, aveva affermato rispondendo a una domanda sulla banca pugliese,  che “al momento non c’è nessuna necessità di intervenire per nessuna banca. Seguiamo con grande attenzione, ma abbiamo un sistema in buona salute, assolutamente”.

I renziani hanno disertano la riunione non assicurando i loro voti in Aula a un decreto sulla Popolare di Bari. “Le cose vanno fatte alla luce del sole, non con un Cdm convocato mezz’ora prima” ha dichiarato Luigi Marattin  “Non siamo contrari a salvare le banche, perché significa salvare i territori e tutelare i cittadini, ma le modalità sono sbagliate. Bisognava prima far emergere il problema, portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica, valutare chi è responsabile e poi intervenire”. Anche  perché si spendono soldi pubblici, prosegue Marattin, dopo che “si è fatta una discussione infinita per un centinaio di milioni della plastic tax”. Senza risparmiare una stoccata ai 5 stelle, in ricorso di una “ferita”, quella di Banca Etruria, ancora oggi mai rimarginata: ”È quantomeno paradossale –  aggiunge il deputato di Italia Viva che usa questi modi chi per anni ci ha accusato di aver regalato soldi alle banche con dei blitz”.

La posizione non era però del tutto inattesa. Infatti Matteo Renzi ieri a Rete4  aveva  dichiarato: “Sembra che il Governo debba mettere dei soldi sulle banche: sorrido sotto i baffi perché noi non avevamo messo un miliardo per le banche, ma ci hanno fatto un sacco di polemiche, ora toccherà a M5s farlo. Se bisogna salvare i risparmiatori è giusto farlo, ma chi ha raccontato balle dovrà avere il coraggio di dire alla fine ‘lo abbiamo attaccato ingiustamente’. Il tempo è galantuomo”.

Matteo Salvini

La Lega osserva la situazione e attacca direttamente Giuseppe Conte. “Come può nel giro di poche ore il premier sostenere che sulla Banca popolare di Bari non ci sarà nessun intervento salvo convocare un Cdm d’urgenza a distanza di poche ore mentre Bankitalia ordina il commissariamento dell’istituto? – hanno dichiarato congiuntamente Matteo Salvini e Giancarlo GiorgettiUn pacato “no comment” avrebbe evitato una farsa e sarebbe stato più serio anche a mercati aperti. Vorremmo capire cosa è successo: dal tutto bene al fallimento. Siamo nelle mani di una persona instabile o incapace che guida il governo del Paese. Conte si dimetta immediatamente”.

Il premier Conte non può permettersi di arrivare a lunedì senza aver trovato una quadra del problema: i mercati aggredirebbero le banche e di fatto metterebbero a rischio l’intero sistema. Vorrebbe provare ad andare avanti, insieme al ministro dell’Economia Gualtieri, cercando di forzare la mano, ma si rende conto che non può permetterselo: al termine dalla riunione, viene fuori solo un imbarazzante comunicato pieno di buone intenzioni. Servirà tutto il fine settimana per trattare e convocare un nuovo Cdm, forse domenica, e comunque prima della riapertura delle borse, per fare il decreto cercando di tenere dentro l’intesa tutta la maggioranza.  L’avventura di questo governo sembra essere arrivata ai titoli di coda.




Ecco le prime idee del Governo per l' ILVA ed il "Cantiere Taranto"

ROMA –  Intervistato da Lucia Annunziata nel programma “Mezz’ora in più” (RAITRE)  il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha spiegato che con il Governo “abbiamo riavviato il negoziato  con Arcelor Mittal per risolvere la crisi dell’ex Ilva”  e che  adesso “c’è un tavolo di negoziato ma il tema non si affronta singolarmente ma con una visione più ampia” e  che “si lancia un grande progetto per Taranto”.

il ministro dell’Economia e Finanze (MEF) Roberto Gualtieri

Un fondo “straordinario” da 50 milioni per i lavoratori ex ILVA in Amministrazione Straordinaria che prevede anche degli incentivi rafforzati, con sgravi che arriverebbero al 100% per tre anni, per chi assume lavoratori in esubero del polo siderurgico. Sono queste alcune delle misure allo studio del Governo per il “Cantiere Taranto“. Al momento è stato elaborato un pacchetto che contiene solo una decina di misure, che vanno dal sostegno alla zona del Porto al potenziamento dei presidi sanitari. Al momento si sta valutando se inserire alcune norme in manovra o se invece contenere tutto in un decreto ad hoc.

Il pacchetto del “Cantiere Taranto” raccoglie le istanze dei vari ministeri e sarebbe ancora in fase di valutazione tecnica e politica. Il Governo sarebbe orientato a ricondurre tutti gli interventi in un unico “decreto Taranto”, più organico. Per gestire il problema degli esuberi, a partire dai lavoratori che erano rimasti in carico alla gestione commissariale dell’ex Ilva, sono allo studio diverse ipotesi, compresa quella di incentivare, con un “bonus”, tutti coloro che dovessero accettare un nuovo lavoro lontano da Taranto.

Tra le proposte compare poi l’annunciata creazione di un Polo universitario di Taranto per la sostenibilità ambientale e per la prevenzione delle malattie sul lavoro, con un finanziamento di 9 milioni l’anno per tre anni e la previsione di una laurea magistrale in medicina e chirurgia con sede a Taranto dall’anno accademico 2020-21. Al vaglio anche l’istituzione di una Zona franca doganale, per incentivare il recupero delle potenzialità del Porto di Taranto, oltre alla proroga dell’Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale fino al 2022, nella quale sono confluiti circa 530 lavoratori in esubero delle imprese per la movimentazione dei container.

L’esecutivo punta quindi ad accelerare il completamento delle infrastrutture nelle Zone economiche speciali che hanno subito rallentamenti per problemi di autorizzazioni o di sequestri. Si guarda anche alla “green mobility“, con un piano  da realizzare lungo linee ferroviarie dismesse per la “mobilità dolce”. Infine potrebbe arrivare un finanziamento ad hoc per supportare le tradizioni del territorio che sono state danneggiate dalle crisi siderurgica.

E’ stato smentito duramente dal Ministero dello Sviluppo Economico  la colossale “fake news” pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Gazzetta del Mezzogiorno che parlavano di una fantomatica lettera (mai pervenuta) che sarebbe stata inviata dalla multinazionale franco-indiana al Mise, con la quale nella fantasia vergognosa dei soliti giornalisti tarantini a caccia di protagonismo (e di qualche euro in più). ArcelorMittal avrebbe proposto al Governo la risoluzione definitiva di ogni rapporto sulla vicenda ex Ilva mettendo sul piatto il pagamento di un miliardo di euro per lasciare Taranto entro aprile 2020, cifra che ArcelorMittal arriverebbe mettendo assieme i 500 milioni per lo svuotamento del magazzino, la fideiussione di 90 milioni intestata a favore dell’Ilva a garanzia del pagamento dei canoni di fitto (15 milioni al mese), la rinuncia agli investimenti ambientali finora sostenuti (altri 400 milioni)” come riportava l’agenzia Ansa (da Taranto) nelle ultime notizie di ieri, sostenendo persino che il Governo avrebbe chiesto il doppio !

Nessuna lettera è arrivata dalla multinazionale Arcelor Mittal ha fatto sapere il Mise smentendo l’indiscrezione fantomatica degna di una vergognosa “fake news” “con l’azienda non si è mai nemmeno parlato di una transazione economica per la sua uscita dallo stabilimento”.

Dalle ore 23  di oggi lunedì 9 dicembre alle 7 di mercoledì 11 le segreterie provinciali di Taranto dei sindacati metalmeccanici hanno annunciato uno sciopero di 32 ore contro il nuovo piano industriale di ArcelorMittal. La manifestazione nazionale a Roma si terrà invece martedì 10 dicembre a partire dalle ore 10. Lavoratori e delegati sindacali partiranno da Taranto con 15 bus. Il concentramento dei manifestanti sarà in piazza Santi Apostoli.




Mario Turco, l' uomo del Conte ha detto "ni"

di Vittorio Malagutti e Gloria Riva*

La modestia almeno a parole non gli fa difetto. A metà settembre, nella sua prima intervista da sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Mario Turco raccontò di aver pensato a “uno scherzo” quando Giuseppe Conte gli telefonò per annunciargli la nomina.

Da qualche settimana però l’esibito understatement dell’esordiente al Governo ha lasciato il posto ad un attivismo mediatico da politico di prima fila, fra dichiarazioni ai giornali, note ufficiali ed interventi sui social. Ha imparato in fretta Turco.

Solo due anni fa era un anonimo commercialista pugliese. Un ricercatore universitario a digiuno di politica e di partiti.

Adesso gioca da “pivot” nella squadra di Conte a Palazzo Chigi e come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio segue in prima persone le partite più complicate a cominciare dall’ ILVA. Del resto l’anno scorso i Cinque Stelle hanno fatto man bassa di voti predicando la chiusura degli impianti. Ed appena eletto anche Turco chiedeva “un nuovo contratto di programma che puntasse alla riconversione economica dell’area di Taranto“. Adesso che il senatore pugliese è approdato al governo, le promesse del recente passato hanno fin qui partorito niente più che un elenco di obiettivi proiettati in un futuro indefinito.

Il sottosegretario gioca in casa e sa bene come muoversi. Nel suo passato non ci sono “meet up” grillini, nessuna partecipazione militante alle storiche battaglie dei Cinque Stelle.

Sul piano professionale l’ascesa di Turco è passata anche attraverso l’esperienza di docente dell’ Università del Salento, ramo finanza aziendale, con la qualifica di professore aggregato, cioè un ricercatore al quale vengono affidati anche compiti di insegnamento. Quello del senatore tarantino è quindi un incarico a tempo, che non presuppone la partecipazione ad un concorso nazionale, come per i professori associati e per quelli ordinari. Nella banca dati del Ministero dell’ Istruzione, al nome del sottosegretario corrisponde la qualifica di ricercatore. Una questione di titoli ma anche di sostanza.

Dal marzo dell’ anno scorso infatti, da quando è diventato un politico a tempo pieno Turco non può più essere “professore aggregato” al contrario di quanto si legge nel suo curriculum pubblicato in rete sul sito del Governo.

*giornalisti del settimanale L’ESPRESSO

Eccovi l’articolo integrale in esclusiva per i lettori del CORRIERE DEL GIORNO

ARTICOLO ESPRESSO TURCO



Conte: “Non va bene piano di Arcelor Mittal per l'ex-Ilva, lo respingiamo”

ROMA. “Il progetto che ci è stato anticipato in un incontro non va assolutamente bene, è molto simile a quello originario, lo respingiamo. Lavoreremo durante questo negoziato agli obiettivi prefissati con il signor Mittal e che il signor Mittal si è impegnato con me personalmente a raggiungere. E ci riusciremo”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto alle domande dei cronisti parlando di Arcelor Mittal a margine di un evento all Università RomaTre .

La ex Ilva si prepara intanto a una battaglia per la difesa dei posti di lavoro a rischio, nella causa a Milano. La posizione è che una trattativa sulle basi presentate nel piano di ArcelorMittal, che prevede 4700 esuberi, non può iniziare, perché il gruppo un anno fa si è impegnato a garantire 10mila posti di lavoro.

 “L’Ilva è un gruppo importante e significativo per il nostro piano industriale. Ieri ci è stato presentato il nuovo piano industriale dall’azienda, per noi è irricevibile”, dice Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, sull’incontro avvenuto ieri al Mise tra sindacati e Governo sull’Ex Ilva. “Non è possibile che dopo tutto quello che è successo – osserva Furlane dopo tutto il dibattito di fatto sul tavolo ci sono 6.300 esuberi, lavoratori e famiglie che rimangono senza reddito. Il 10 ci sarà sciopero generale”.

“Il Governo? Sulle crisi industriali – aggiunge la numero uno della Cislè difficile dire il Governo di oggi, ma è da tanto tempo che siamo all’anno zero, si aggiungono e riaprono crisi. E poi c’è la questione dello sblocco dei cantieri, che significa mettere in circolo soldi bloccati da anni, che corrispondono a posti di lavoro. Non è possibile tenere ferme le risorse in un Paese che ne ha davvero bisogno. È inaccettabile tenere bloccati quei miliardi“.

Il governo è al lavoro sulle proposte da presentare per l’ex Ilva. Martedì 10 tornerà a incontrarsi il gruppo ‘tecnico’ che ieri si è riunito prima del tavolo con il ministro dello Sviluppo economico, azienda, commissari e sindacati. Come ieri, dovrebbero essere presenti il consulente del governo Francesco Caio, ex ad di Poste Italiane, l’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli e i rappresentanti dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico.




Emiliano, Morselli e Melucci: "Ora stiamo insieme". Della serie al ridicolo non c'è mai fine... !

ROMA – Ci sarebbe voluta la presenza di Roberto Giacchetti durante un assemblea per le primarie del PD quando disse ad Emiliano : “avete la faccia cole il culo”,  alla conferenza stampa “farsa” di ieri  con  l’ad Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli , il governatore Michele Emiliano e il sindaco Rinaldo Melucci nella consueta parte degna del suo soprannome di “Sergente Garcia” con il quale ormai viene chiamata ed indicato da tutta Taranto .

Ascoltare  Emiliano dire cheper la prima volta mi sono sentito a casa” e Melucci aggiungere “Momento di ricucitura” e la Morselli affermare “L’acciaieria non finisce con un perimetro, esce da questa cerchia in cui sembra definita ed entra nelle case di tutti i dipendenti – ha dichiarato la numero uno di Am Italia per la prima volta dal suo subentro al cospetto della stampa locale (profumatamente “legata” cioè retribuita pubblicitariamente dal gruppo franco-indiano)  – abbiamo costruito una comunione d’intenti e sappiamo che stiamo insieme“.

Dire “Adesso sappiamo che stiamo insieme”, il giorno dopo in cui la Regione Puglia ed il Comune di Taranto si sono costituiti nel giudizio di Milano contro Arcelor Mittal Italia, relativo al ricorso cautelare presentato dai commissari contro il tentativo di sottrarsi agli obblighi contrattuali stipulati del gruppo franco-indiano.

La conferenza stampa fortemente voluta da Emiliano a fini elettori (a giugno 2020 si vota per il rinnovo del Consiglio regionale)  come di consueto ha quindi rasentato il ridicolo. La Morselli ha dichiarato sulla questione pagamenti che c’è stata “qualche difficoltà nei giorni scorsi, non voglio minimizzare perché sono cose molto serie. Con l’aiuto del presidente e del sindaco siamo riusciti a trovare rapidamente una soluzione. Una soluzione anche immaginando un percorso di coordinamento tra realtà produttiva locale e acciaieria di Taranto“. Sarà cioè costituita una specie di task force tra i fornitori dell’indotto ed appalto e l’amministrazione di Arcelor Mittal per evitare malintesi e difficoltà: si incontreranno con cadenza mensile “ma faccio un invito a loro per qualsiasi chiarimento, dubbio: siamo aperti e disponibili tutti i giorni”.

Resta da chiedersi, visto che nessun giornalista in conferenza stampa si è degnato di domandarlo, cosa c’entrino un governatore regionale ed un sindaco nelle procedure di pagamento di un’azienda facente parte di un Gruppo come Arcelor Mittal Italia quotato in Borsa . E sopratutto come mai siano “aperti e disponibili tutti i giorni” allorquando nei giorni precedenti, come dimostrato su alcuni programmi televisivi nazionali, ai loro centralini amministrativi non rispondeva nessuno, fino al vero intervento risolutivo e cioè quello delle procure di Milano e Taranto .

In serata è arrivata la notizia da Milano  l’udienza della causa civile a Milano che si è svolta ieri mattina all’interno della quale è stata  comunicata il cronoprogramma per il riassortimento dei magazzini. Il giudice Claudio Marangoni ha manifestato in apertura di udienza il proprio apprezzamento verso ArcelorMittal che rispettato l’invito, contenuto nella sua decisione del 18 novembre scorso, a non svolgere attività che potessero avere effetti irreversibili e danneggiare l’azienda. Fonti presenti all’udienza hanno riferito che Lucia Morselli Ad di ArcelorMittal Italia  “ha garantito il normale funzionamento degli impianti e la continuità produttiva” e quindi nessuno stop degli altoforni, con una ripresa del riassortimento dei magazzini nel prossimo mese con una produzione che da 10,5 kiloton che aumenterà fino a 12 kiloton in quattro settimane.

Adesso ArcelorMittal qualora la mediazione con il Governo non dovesse portare ad un accorso, avrà tempo fino al 16 dicembre per depositare una propria memoria nel procedimento sul ricorso cautelare presentato dai commissari. Quindi se il 20 dicembre ci sarà una convergenza sul contratto definitivo, che non sarà più quello originario ma dovrebbe contenere una serie di modifiche, la causa si estinguerà con un “non luogo a procedere”. nel procedimento sul ricorso d’urgenza dei commissari ILVA in A.S.  contro l’addio di ArcelorMittal, presenti come parti la Procura di Milano, la Regione Puglia e il Comune di Taranto. I legali dell’associazione di consumatori del Codacons hanno annunciato di essersi costituiti nel procedimento civile.

All’udienza erano  presenti per Am InvestCo (Arcelor Mittal) gli avvocati Giuseppe Scassellati, Ferdinando Emanuele, Roberto Argeri, Roberto Bonsignore (dello studio Cleary Gottlieb), De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni per l’ ILVA in Amministrazione Straordinaria.  La Procura di Milano , intervenuta nell’udienza di ieri, parallelamente continua a lavorare nell’ambito dell’inchiesta penale con le ipotesi di reato di aggiotaggio informativo e falsa dichiarazione dei redditi nei confronti del gruppo franco-indiana.

 

 




Pax giudiziaria in Tribunale a Milano fra il Governo ed i Mittal

ROMA – I commissari straordinari dell’ex Ilva hanno ricevuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, da cui dipende la loro nomina ed operato, espresso mandato per depositare al giudice civile milanese, Claudio Marangoni, un’istanza di sospensione dell’ udienza originariamente fissata per mercoledì 27 novembre prossimo relativa al procedimento d’urgenza avviato contro Arcelor Mittal Italia ed AM Investco, che giuridicamente al momento sono i locatori dello stabilimento siderurgico di Taranto .

L’input arrivato dal Governo è conseguente alla svolta nei rapporti intercorrenti fra il Governo ed Arcelor Mittal, avvenuta venerdì scorso 22 novembre, quando davanti al premier Giuseppe Conte ed ai ministri Gualtieri e Patuanelli  i vertici del gruppo franco-indiano hanno manifestato la propria disponibilità ad un nuovo impegno più serio nell’adempimento del Piano ambientale e industriale che è oggetto dei contratti del 2017 e dell’ addendum stipulato nel 2018.

Fonti del MISE  fanno trapelare che si tratta solo di una “tregua” che dovrebbe auspicabilmente durare fino alla fine di quest’anno anno, esclusivamente per verificare l’effettiva percorribilità del piano di rilancio industriale e di garanzie occupazionali e ambientali. Quindi non si esclude un eventuale ritorno in un’aula giudiziaria del procedimento d’ urgente se da Taranto dovessero arrivare nuovi segnali  di smobilitazione, ma e anche se ArcelorMittal decidesse di proseguire l’azione civilistica avente lo scopo di ottenere una risoluzione giudiziale dei contratti, la cui udienza civile è fissata sempre in Tribunale a Milano per il prossimo 6 maggio 2020.

La nuova apertura di rapporti con il Governo attuata della multinazionale, che dopo l’avvio di due indagini delle Procure di Milano e  Taranto,  e dopo un invito alla ragionevolezza da parte del Presidente del Tribunale di Milano, Arcelor Mittal Italia aveva revocato la propria decisione di interrompere  l’attività produttiva con lo spegnimento degli altoforni, non ha un impatto diretto in ogni caso sul lavoro in corso da parte della Guardia di Finanzia e dei Carabinieri, delegati dalle due Procure della Repubblica che indagano, che è bene ricordare, allo stato attuale procedono contro ignoti.

La ripresa delle forniture  ed il conseguente riempimento dei magazzini, lo sblocco di pagamenti ai fornitori dell’indotto che aspettano di incassare 60 milioni di euro annunciato oggi, e la riprese della continuità aziendale evidenziano una nuova luce su molte delle ipotesi di reato, come le distrazione fallimentare e quella ancora più grave di attentato a un asset strategico dell’economia nazionale.

Il prudenziale limitato ottimismo delle ultime ore in cui si è arrivati addirittura  parlare di decarbonizzazione degli impianti produttivi dello stabilimento siderurgico di Taranto, con un progetto di riconversione a sette anni allunga i termini di rilancio dell’ ILVA oltre il termine della durata dei contratti di affitto d’azienda siglati tra il 2017 e il 2018 con il corredo del Piano ambientale e dell’ormai famoso scudo penale, in scadenza tra il 2020 e il 2021, con una duplice possibilità d’uscita.  La principale è l’acquisto-riscatto del Gruppo ILVA da parte di ArcelorMittal, la possibilità secondaria invece consisterebbe nella restituzione dello stabilimento di Taranto  e degli impianti nelle condizioni (da un punto di vista tecnico ottimali) nelle quali sono stati consegnati ai franco-indiani dai commissari ILVA in amministrazione straordinaria.

 

Rileggere con attenzione gli atti del contenzioso giudiziario in corso avviato lo scorso 4 novembre aiuta bene a comprendere le posizioni cambiate da Arcelor Mittal ed ILVA in A.S. negli ultimi giorni

ARCELOR MITTAL citazione

A seguito dell’atto legale depositato da Arcelor Mittal  al Tribunale di Milano di domenica notte, a mercati finanziari chiusi,  con il quale chiedeva ai giudici di “esercitare il proprio diritto di recesso con effetto immediato ai sensi dell’articolo 27.5 del Contratto» con riferimento allo scudo penale, cessato per effetto della legge entrata in vigore il 2 novembre scorso,  intimando “la collaborazione delle concedenti per dar corso alla restituzione dei rispettivi rami d’azienda entro 30 giorni dal 4 novembre 2019″ i commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria a loro volta si erano rivolti  al giudice Marangoni con un ricorso d’urgenza (ex-art. 700)  per ottenere in via di urgenza un’ ordine che inibisse ad Arcelor Mittal Italia di proseguire nelle preannunciate ed iniziate operazioni di progressivo spegnimento degli altoforni e quindi la cessazione delle attività produttive funzionali alla restituzione dei rami d’azienda con i tempi e le modalità che avrebbero portato alla chiusura dello stabilimento ILVA e la distruzione delle sue attività.

ricorso Commissari_ILVA

I commissari di ILVA in A.S. con la loro iniziativa legale avevano chiesto al Tribunale di Milano di ordinare ad ArcelorMittal di proseguire “nella piena e regolare esecuzione dei contratti inter partes in conformità alle disposizioni ivi contenute” in conformità ai propri obblighi contrattuali nella gestione delle aziende .

 




Sbarcano a Taranto i 62 migranti trasportati dalla nave Open Arms

ROMA – Continua l’ applicazione dell’accordo di Malta stipulato fra Italia, Malta, Francia e Germania  sulla redistribuzione dei migranti soccorsi nel Mediterraneo nella vana speranza che altri Paesi europei lo sottoscrivano.

Così come era accaduto per la Ocean Viking, i quattro Paesi hanno chiesto congiuntamente alla Commissione europea di avviare l’iter per la ricollocazione dei 151 migranti a bordo delle navi Open Arms e Aita Mari, le due Ong spagnole che da 48 ore si stanno riparando dal mare in tempesta sotto le coste della Sicilia orientale, guardandosi bene dal portare nei porti spagnoli i migranti soccorsi in mare. Anche questa volta il Ministero dell’ Interno  ha concesso loro un porto italiano in cui approdare e sbarcare i migranti.

La Open Arms, con 73 persone a bordo, dirigerà la sua rotta di navigazione verso Taranto appena le condizioni meteo lo consentiranno, mentre la Aita Mari, che ha soccorso 78 naufraghi, si recherà a Pozzallo per sbarcarli.

“Assegnato Taranto come porto di sbarco per le 73 persone a bordo Open Arms. Impossibile muoverci prima di domani a causa condizioni meteo” scriveva ieri sul suo profilo twitter l’organizzazione spagnola non governativa.

“A bordo abbiamo una situazione molto critica, abbiamo un ragazzo a cui hanno sparato. Dobbiamo richiedere l’evacuazione. Abbiamo anche persone con delle forti ustioni dovute alla benzina, abbiamo 26 minori in totale di cui 24 non accompagnati“. Queste le parole di Riccardo Gatti, capo missione di Open Arms, l’imbarcazione battente bandiera spagnola che nei giorni scorsi ha tratto in salvo 73 persone. “Stamattina siamo ormai nella zona della costa orientale siciliana. Siamo dovuti venire a proteggerci dal maltempo – continua -. Abbiamo ricevuto l’autorizzazione ad entrare nelle acque territoriali italiane per poterci mettere al riparo“.




Palazzo Chigi: "Mittal disponibile all'interlocuzione. Obiettivo è un nuovo piano industriale"

ROMA – E’ stato un confronto teso, ma fondamentale quello tenutosi ieri sera a Palazzo Chigi per capire se il futuro dell’acciaieria di Taranto sarà ancora targato Arcelor Mittal. I proprietari del colosso siderurgico, Lakshimi Mittal e il figlio Aditya, accompagnati da una traduttrice, hanno trattato a lungo  con il premier Giuseppe Conte, affiancato dai ministri dell’Economia Roberto Gualtieri e allo Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Al vertice è sopraggiunta l’ amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia  Lucia Morselli, da poco più di un mese alla guida della società italiana,  che secondo voci sempre più ricorrenti (smentite) potrebbe presto lasciare il gruppo.

Conte affiancato dai due ministri ha cercato innanzitutto di carpire le reali intenzioni dei Mittal. I quesiti principali erano se è possibile bloccare la loro richiesta di recedere dal contratto, e se reintroducendo lo scudo penale, si potrebbe tornare a trattare. Ma il nodo difficile ed ancora più importante, è stato quello sull’occupazione. Il Governo non ha intenzione di accogliere la richiesta dei Mittal  di 5mila esuberi di cui si era parlato nel precedente incontro . Il Governo avrebbe già pronta una bozza di ‘decreto Taranto‘, con cui si potrebbe reintrodurre l’immunità penale ed eventualmente arginare l’emergenza occupazionale con un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali.

Prima dell’incontro a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Superiore della Polizia di Stato , Conte aveva sottolineato di non poter accettare un disimpegno da parte di Mittal sulla gestione del sito pugliese. “Non abbiamo promosso noi la battaglia giudiziaria che, l’ho sempre detto, è una sconfitta per tutti” aggiungere, sopratutto da avvocato, che la reazione dello Stato nei Tribunali sarà durissima, chiedendo un risarcimento esorbitante.Nel frattempo lo scontro prosegue nelle aule giudiziarie su diversi punti contrapposti.

Mercoledì della prossima settimana il Tribunale di Milano si svolgerà un’udienza sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, a fronte della richiesta di recesso avanzata dal colosso franco-indiano. “Ci venga detto chiaramente rispetto agli impegni presi qual è la posizione di Mittal, da lì partiremo“, aveva detto Conte prima di iniziare la trattativa negoziale di ieri sera. Arcelor Mittal punta il dito contro il provvedimento legislativo che ha rimosso lo scudo penale, sostenendo che il contratto firmato nei scorsi mesi prevede esplicitamente che un cambio delle leggi può costituire elemento per disimpegnarsi.

Parlando con la stampa al termine dell’incontro con i vertici Arcelor Mittal il premier Giuseppe Conte ha riferito ai giornalisti che “E’ stata valutata anche la possibilità di un coinvolgimento pubblico nel nuovo progetto. Abbiamo messo subito sul tavolo il pieno coinvolgimento del sistema Italia. Abbiamo assicurato in questa prospettiva la disponibilità di un coinvolgimento anche pubblico”.

“E’ stata valutata anche la possibilità di un coinvolgimento pubblico nel nuovo progetto. Abbiamo messo subito sul tavolo il pieno coinvolgimento del sistema Italia. Abbiamo assicurato in questa prospettiva la disponibilità di un coinvolgimento anche pubblico“. ha  affermato il premier Conte che ha aggiunto “L’obiettivo è un nuovo piano industriale con nuove soluzioni produttive con tecnologie ecologiche e massimo impegno nel risanamento ambientale”. Conte ha fatto sapere che il gruppo indiano sarebbe “disponibile all’interlocuzione

“Per consentire che questo processo possa partorire un piano ecologico e dobbiamo assicurare un rinvio dell’udienza e chiederemo ai commissari una breve dilazione dei termini processuali, per un rilancio dell’udienza lasciando in pregiudicato qualsiasi diritto di difesa” ha detto Conte, in sala stampa a Palazzo Chigi, dopo l’incontro con i vertici ArcelorMittal. “Chiederemo ai commissari – ha aggiunto il premier – di acconsentire ad una breve dilazione dei termini giudiziari in modo da ottenere il rinvio dell’udienza, lasciando in pregiudicato qualsiasi diritto di difesa posponendo semplicemente l’udienza in modo da consentire che si realizzi questa interlocuzione. Siamo disponibili a concedere questo differimento a condizione che ArcelorMittal assicuri il normale funzionamento degli impianti“. specificando che l’obiettivo è la “massima occupazione” e spiegando che la negoziazione “sarà faticosa e complicata“.

“Non abbiamo discusso di scudo penale ma di come risolvere il problema di un polo industriale che ha rilievo per l’intera manifattura nazionale“, ha aggiunto il Presidente del Consiglio. “A me come decisore politico preoccupa molto di più l’obiettivo di ottenere un piano industriale sostenibile, e su questo sono concentrato. Vorremo fare di Taranto un polo siderurgico all’avanguardia nel mondo. Prendiamo atto della grande apertura, della mutata disponibilità dei Mittal, ma non abbiamo ancora incassato nulla. Si avvierà una trattativa, ci sarà una negoziazione. In tutto questo se volete parlare di scudo lo fate da soli“. ha detto Conte ai giornalisti.

Il premier Conte ed esponenti della maggioranza al termine dell’incontro con i Mittal

“E’ stata valutata anche la possibilità di un coinvolgimento pubblico nel nuovo progetto. Abbiamo messo subito sul tavolo il pieno coinvolgimento del sistema Italia. Abbiamo assicurato in questa prospettiva la disponibilità anche di un coinvolgimento pubblico”. ha detto il premier in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Chiederemo ai commissari straordinari – ha fatto sapere Contedi acconsentire ad una breve dilazione dei termini giudiziari in modo da ottenere il rinvio dell’udienza, lasciando in pregiudicato qualsiasi diritto di difesa posponendo semplicemente l’udienza in modo da consentire che si realizzi questa interlocuzione. Siamo disponibili a concedere questo differimento a condizione che ArcelorMittal assicuri il normale funzionamento degli impianti“.

Durante il vertice con Mittal sulla vicenda della trattativa sull’ex Ilva, l’ esecutivo di Governo si è dichiarato “disponibile a sostenere questo processo anche con misure sociali, ove mai necessarie, in accordo con le associazioni sindacali“. come riporta la nota stampa emessa dalla Presidenza del Consiglio al termine dell’incontro durato circa quattro ore.

“Torneremo presto a Taranto con un pacchetto di rilancio” – ha continuato il presidente del Consiglio al termine dell’incontro con i vertici di ArcelorMittal sul futuro degli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva. “Cercheremo di realizzare un progetto di continuità aziendale con il massimo di risanamento ambientale possibile. E già ieri in Consiglio dei ministri  abbiamo lavorato intensamente su alcuni significativi progetti per Taranto città”, ha ricordato. “ Taranto non è solo l’ex Ilva ma una comunità di cittadini che da anni soffrono e attendono segnali e su questo la politica deve dare risposte: stiamo lavorando ma non può essere un singolo governo a fornirle, dobbiamo farlo tutti insieme. Per questo posso già ringraziare molti dei nostri campioni nazionali che hanno già portato progetti“.

E’ possibile a questo punto che il confronto con Mittal possa continuare nei prossimi giorni, parallelamente agli sviluppi giudiziari. Se veramente si dovesse concretizzare l’addio di Arcelor Mittal, il Governo potrebbe mettere in atto una nazionalizzazione temporanea, con l’obiettivo di mantenere la continuità produttiva.

AGIORNAMENTO del 23 novembre 2019

Dopo le dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, anche il gruppo ArcelorMittal,  ha confermato che l’incontro di ieri sera “è stato costruttivo” aggiungendo che adesso “l’obiettivo è di raggiungere al più presto un accordo. come riporta una nota del gruppo siderurgico: “AM Investco conferma che l’incontro tenutosi ieri con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed altri membri del governo per discutere possibili soluzioni per gli impianti ex Ilva è stato costruttivo. Le discussioni continueranno con l’obiettivo di raggiungere al più presto un accordo per una produzione sostenibile di acciaio a Taranto”.




Mafia. Capitano Ultimo: "le forze dell'ordine sono un'avanguardia della lotta alla criminalità, che deve continuare e diventare un patrimonio per i cittadini"

BARI –  Il Colonnello  Sergio De Caprio, noto a tutti come “Capitano Ultimo“, l’ufficiale dell’ Arma dei Carabinieri che al comando dell’Unità CRIMOR del R.O.S. arrestò Totò Riina, è stato invitato a Bari dalla Commissione regionale sulla criminalità della Regione Puglia su iniziativa del consigliere regionale Renato Perrini (Fratelli d’ Italia) . Parlando della crescente mafia nel foggiano De Caprio ha detto  che”non serve un Capitano Ultimo, serve una comunità unita che pratica l’uguaglianza, la fratellanza e il mutuo soccorso. La sicurezza partecipata è la vera manovra strategica contro la mafia. Dagli anni delle stragi ad oggi abbiamo dato per scontato che determinate battaglie culturali e anche militari divenissero patrimonio delle generazioni successive. Purtroppo non è stato così, colpa nostra, dobbiamo chiedere scusa e ricominciare a spiegare cosa sono le mafie, come possono evolversi e riprodursi. Chi ha la responsabilità di condurre questa lotta deve dare risposte chiare, precise, non deve abituarci alla convivenza con le mafie. Se non ci dà risposte chiare, deve essere rimosso».

Le forze dell’ordine, ha detto De Caprio, sono “le forze dell’ordine rappresentano un’avanguardia della lotta alla criminalità, che deve continuare e diventare un patrimonio per tutti i cittadini. Il vero esercito sono le comunità, i sindaci che si trovano ad affrontare situazioni di illegalità nei loro Comuni, i ragazzi che chiedono cosa possono fare per essere parte attiva di questa battaglia“. Parlando della crescente pericolosità della criminalità mafiosa nel Foggiano “Capitano Ultimo” ha detto: “Non sono un professore, non devo dare insegnamenti a chi tutti i giorni combatte sulla strada e saprà dare le risposte. E se non danno risposte se ne devono assumere la responsabilità. Quindi o cambiano metodi o cambiano le persone“.

Il colonnello De Caprio rispondendo alle domande dei consiglieri regionali pugliesi,  ha evidenziato che nel rapporto tra società civile e organizzazioni mafiose, oggi si è raggiunto un livello molto alto di consapevolezza, evidenziando che manca ancora un meccanismo che consenta di annullare delle abitudini di malcostume: “Serve sistematizzare il vantaggio competitivo raggiunto, dargli continuità e rivedere invece gli elementi che non hanno funzionato individuando e rimuovendo i responsabili. Quando si verificano determinate situazioni, il problema riguarda la comunità, ma soprattutto chi è deputato a difenderla“.

Una conoscenza da tramandare ai giovani ma non è stato così, colpa nostra, dobbiamo chiedere scusa e ricominciare a spiegare”. Rispondendo poi sulla vicenda personale della sua scorta, per due volte revocata dal Viminale, e per altrettante volte riassegnata dalle decisioni del TAR Lazio, Il Colonnello Sergio De Caprio ha ricordato che ” “La scorta non è un mio diritto, non lo è di nessuno. Quando si dice che la scorta non viene data perché Bagarella, Messina Denaro, Cosa Nostra non è più un pericolo concreto, il problema non è più la scorta del Capitano Ultimo, ma le persone che dicono queste cose” ricordando  è inaccettabile che altri funzionari dello stesso Stato dichiarino esattamente il contrario. Il problema non è la mia scorta, ma che ci sono persone ai vertici dello Stato che dicono che questi mafiosi non costituiscono più un pericolo“.

Decisioni quelle del Viminale chemettono in discussione non la sicurezza di un singolo, ma del principio a tutela di quella di tutti i cittadini“. Al termine dell’ audizione ringraziamenti sono stati rivolti a “Capitano Ultimo” dalla Commissione “per la testimonianza di impegno e di lotta in difesa dei principi che fondano la nostra democrazia, una testimonianza fondamentale per parlare di legalità e della lotta alla criminalità organizzata”. Un’audizione che aveva come scopo anche quello di capire come negli anni sia cambiata la mafia e con quale si potrebbe intraprendere una campagna di sensibilizzazione e iniziative sui territorio pugliese.

“La sicurezza non è propaganda, non è soddisfazione per chi la pratica, ma è un dono“. ha affermato il colonnello De Caprio. “Non esiste la propaganda sulla sicurezza ma esiste sconfiggere le mafie oppure no. Poiché le mafie ci sono ancora, perdiamo tutti da anni ed è una vergogna“. Rispondendo  al termine dell’audizione, alla folla di giornalisti presenti se  negli ultimi anni la politica abbia fatto del tema della sicurezza uno strumento di propaganda, il colonnello De Caprio ha detto: “Non sono nessuno per giudicare la politica. La politica in cui io credo e per la quale mi sono battuto è quella delle famiglie, dei condomini, delle case popolari, delle case famiglia, delle parrocchie, delle persone. È la politica fatta per il bene comune e la fazione che la pratica è il popolo“.

Il Capitano Ultimo è un esempio per tutti noi – ha concluso la Presidente  Barone della Commissione – e nessuno deve dimenticare quello che ha fatto e che continua a fare per il nostro Paese”.

 




Pinocchio-Emiliano smentito da Arcelor Mittal: confermata chiusura definitiva a gennaio

ROMA – E’ sempre più vicino il fermo definitivo dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, condotto in locazione da ArcelorMittal . Il nuovo presidente-amministratore delegato Lucia Morselli ha incontrato i sindacati e reso noto un piano di chiusure degli impianti. Il primo impianto a fermarsi il prossimo 13 dicembre, sarò l’altoforno AFO2 come previsto e richiesto dai provvedimenti della magistratura tarantina. Successivamente toccherà all’altoforno AFO4 il 30 dicembre e  quindi l’altoforno AFO1 il 15 gennaio 2020.

Come ben noto a chi lavora nel siderurgico o se ne occupa a ragione veduta, l’altoforno AFO5 (il più grosso d’ Europa) è inattivo dal 2015 perché va ristrutturato completamente, mentre l’ l’altoforno  AFO3 non è più in funzione da molti anni ed attualmente in base alle prescrizioni Aia si trova in fase di demolizione.

ArcelorMittal  nella mattinata di oggi, giovedì 14 novembre , dopo aver smentito ufficialmente le affermazioni di Emiliano, ha comunicato ai sindacati che dopo la chiusura del Treno nastri 1 , dal prossimo 26 novembre verrà fermato anche il Treno nastri 2. L’ad Lucia Morselli ha smentito con fermezza di aver mai dichiarato in occasione dell’incontro avuto a Bari con il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano presso la Presidenza della Regione Puglia, che la società rimarrebbe attiva a Taranto sino a maggio 2020 per la gestione degli impianti, non-notizia questa che quindi diventa l’ennesima “fake news” circolante di questa ingarbugliata vicenda.

Le dichiarazioni di Emiliano erano state diffuse incolpevolmente da Antonio Marinaro presidente di Confindustria Taranto , che ha riportato di aver ricevuto la telefonata di Emiliano dopo l’incontro intercorso da quest’ultimo con la Morselli. Il Governatore barese Emiliano, secondo quanto riferito e confermatoci personalmente da Marinaro, gli ha riferito due cose: la prima è che ArcelorMittal pagherà le fatture scadute dell’indotto e che il ritardo è stato soltanto causato da delle necessarie verifiche  amministrativo-contabili conseguenti al cambio dei dirigenti e delle persone “tecniche” preposte al controllo ; la secondo, che “ArcelorMittal resta sino a maggio e gestisce il gruppo” e non va via ai primi di dicembre cioè alla scadenza dei 30 giorni dall’avvio della procedura di recesso già avviata.

Secondo fonti vicine ai commissari ed avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria (tutti nominati dal Ministro Di Maio), il ricorso cautelare urgente, previsto dall’articolo 700 del Codice di procedura civile, conterrebbe anche risvolti penali che chiamano in causa ArcelorMittal, ma che chiaramente non potranno essere affrontati dinnanzi alla Giustizia civile. Per dare corso a delle eventuali azioni di responsabilità penale, dovranno essere presentate delle eventuali rischiose denunce penali.




Arcelor Mittal: il premier Conte, rinvia il Consiglio dei Ministri sulla vertenza

ROMA – Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso di posticipare all’inizio della prossima settimana il Consiglio dei ministri che era stato previsto inizialmente per domani con all’ordine del giorno la vertenza con ArcelorMittal. La causa civile in Tribunale a Milano avviata da ArcelorMittal per la richiesta di recesso dal contratto di affitto dell’ex Ilva,  è stata assegnata alla sezione A e la prima udienza si svolgerà il prossimo il 6 maggio 2020.

I commissari straordinari dell’Ilva come avevamo annunciato hanno depositato oggi, termine di scadenza per la presentazione,  al Tribunale di Taranto l’analisi di rischio sull’altoforno  Afo2; in tempo utile oggi scadeva il termine per la presentazione. I lavoratori ed i sindacati rilanciano l’allarme: “L’azienda sta spegnendo gli impianti. O si interviene presto o si va verso lo stop totale“.

Il centro siderurgico di Taranto dell’ ex Ilva è il più importante d’Europa e ha un ruolo fondamentale e strategico nella organizzazione industriale della industria manifatturiera  italiana che è la seconda d’Europa, cioè quella italiana.

Nell’accordo contrattuale “figlio” di una gara internazionale, passata al vaglio dell’ Authority Antitrust Europea, ed ancor prima dall’ Avvocatura dello Stato per ben due volte (per far contento il “bibitaro” Di Maio) il gruppo franco-indiano, leader mondiale nella produzione dell’acciaio,  si era impegnato al risanamento ambientale ed al contestuale rilancio del polo tarantino dell’acciaio. In cambio aveva chiesto e ottenuto  uno scudo penale che era già stato assegnato da ben tre Governi (a guida PD) guidati da Letta, Renzi e Gentiloni, ancor prima della gara internazionale, e che garantivano ai partecipanti di non dover temere delle conseguenze penali per dei reati ambientali provocati peraltro dagli interventi di risanamento effettuati dalle gestioni precedenti dei Riva e, va ricordato, ancor prima erano dell’azionista “statale” a cui ha fatto capo per lungo tempo l’Ilva (ex-Italsider). Quindi non si trattava di una pretesa o di  un privilegio illegittimo: lo scudo giuridico era una garanzia prevista dall’ordinamento italiano fin dal 2015, cioè quando era stato concesso ai commissari.

Normalmente fra persone d’onore e uomini di affari “seri” una volta bastava una stretta di mano. Ma questa volta è stata persino approvata una norma di legge, quella stessa norma di legge, che poco più di un mese fa, è stata abolita proprio da quella maggioranza parlamentare che sostiene l’attuale  Governo “bis” guidato da Giuseppe Conte.

Qualcuno si chiede in ambienti industriali e politici, come potevano non sapere che ArcelorMittal sta perdendo a Taranto la cifra di oltre 1 milioni di euro al giorno? Come potevano non sapere che una certa componente “politicizzata” della magistratura tarantina è tornata ad usare l’azione giudiziaria ? E sopratutto, come potevano non sapere i vertici del Gruppo Arcelor Mittal che in Europa c’è una crisi di sovracapacità produttiva drammatica?

Il risultato della decisione di abolire lo scudo penale, decisa la prima volta dal ministro Luigi Di Maio, con il Governo gallo-verde in sella, che risulta inaccettabile sul piano dei comportamenti in quanto ha sullo scenario internazionale il  rimangiarsi un impegno preso dallo Stato italiano, che come effetto ha comportato quello di minare la credibilità internazionale dell’Italia e nello stesso tempo di fornire un “alibi legale-contrattuale” pressochè perfetto ad ArcelorMittal. E chiaramente la multinazionale ha colto l’occasione al volo decidendo di restituire (come aveva preannunciato)  lo stabilimento siderurgico allo Stato italiano.

Luigi Di Maio lo scorso luglio, poche settimane prima di abbandonare la doppia poltrona di ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro per traslocare agli Esteri, senza essere riuscito a farsi riconfermare vicepremier,  aveva liquidato  la moltiplicazione delle crisi aziendali durante il primo governo Conte come “una montatura grottesca“. In un’intervista l’allora vicepresidente del Consiglio  si chiedeva polemicamente “E che le ho aperte io?”  . Ef infine, come da consueto collaudato copione di casa “grillina”, Di Maio si auto assolveva addossando ogni responsabilità per i guai dell’industria italiana su “quelli di prima“. Il suo successore alla guida del Mise, Stefano Patuanelli,  ha sinora evitato di insistere sullo scaricabarile. Il perchè è facile da capire considerato che i Cinque stelle adesso si trovano a governare proprio con “quelli di prima”, cioè con il Pd.

Allo stato attuale il governo Conte “bis” si trova in un vicolo cieco, privo di uscite. Appare sin troppo, molto difficile ipotizzare a delle soluzioni diverse dal rinegoziare l’accordo con ArcelorMittal, ma in realtà non è così facile come potrebbe sembrare a qualche ministro o parlamentare sprovveduto del M5S. Il problema è il prezzo, chi lo paga ed a quali condizioni. Il rischio, in caso contrario, è che la vicenda Ilva possa chiudersi con un bilancio di diversi miliardi di euro perdite a carico dello Stato pesante. E il conto alla fine potrebbe risultare molto  pesante per le casse dello Stato.

L’unica certezza al momento che chi pagherà il prezzo dell’improvvisazione e dell’incompetenza “a 5 stelle” sarà, ancora una volta, il mitico “Pantalone“, cioè il portafoglio di quegli italiani, pochi, che pagano le tasse fino all’ultimo euro. Ciò è francamente inaccettabile. Così come è inaccettabile che, in questi giorni, si stia dando ascolto o credibilità alle solite dichiarazioni prive di alcuna credibilità provenienti dal Movimento 5 Stelle proponendo improbabili soluzioni.

Un passaggio della lettera inviata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai componenti del Governo,  rappresenta lo spunto per qualche riflessione. È l’invito “a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche  per processi di ristrutturazione o riconversione del tessuto industriale e delle infrastrutture” di Taranto. Sembra molto difficile immaginare che dal tavolo del Consiglio dei Ministri possa uscire una soluzione alternativa per lo stabilimento siderurgico tarantino. Sarebbe come chiedere consigli al primo che passa sotto Palazzo Chigi.

Le “quarantott’ore” minacciate da Conte ai Mittal per tornare al tavolo con una proposta ragionevole finite ai limiti del ridicolo  si sono tramutate in una linea telefonica rimasta pressoché muta e in una settimana priva di un piano che potesse riportare i franco-indiani a trattare. Un dilatamento dei tempi destinato a prolungarsi ulteriormente, ed a superare con tutta probabilità il fine settimana.

Il premier Conte è irritato per le posizioni di intransigenza di un pezzo del Movimento 5 Stelle (quello pugliese). Il problema è quello della possibilità di ripristinare un’immunità penale per l’azienda sopratutto come strumento per riaprire un tavolo negoziale  sul quale il “blocco”pugliese del gruppo parlamentare oppone un no secco. Da Palazzo Chigi ormai filtra da diversi giorni che il premier ritenga indispensabile una mossa in quella direzione, pur continuando a dire che l’unica strada percorribile è inchiodare i Mittal al contratto stipulato un anno fa. È per questo che il premier Conte spera nella difficile opera di convincimento della maggioranza alla Camera e, soprattutto, al Senato prendendosi qualche giorno in più .

La tentata mediazione di Patuanelli è stata un “flop”

Stefano Patuanelli  ex presidente del gruppo dei senatori grillini a Palazzo Madama, neo ministro dello sviluppo economico, si è caricato dietro le quinte il peso della mediazione e ieri si è presentato davanti ai suoi colleghi , con un doppio incarico. Quello ricevuto da  Conte di sondare il terreno e gli umori del gruppo pentastellato, e contestualmente di cercare di riportare alla ragione e mediazione di quelli più  duri e scontenti. Ma anche un incarico ricevuto da Di Maio, che vuole rimanere defilato incaricandolo di  raccogliere le opinioni del gruppo. Un uomo a lui molto vicino spiega “Di Maio sa che non può forzare la mano su Ilva, rischia di diventare una seconda Tav” . Ha origine da tutto ciò la strategia di muoversi sottotraccia prendendo in considerazione quelle che potranno essere le decisioni del gruppo.

Patuanelli ha più volte ribadito: “Noi siamo contrari allo scudo ”. Ragionamento in linea a quello fatto dal premier Conte ai senatori e ai deputati in occasione dell’ incontro pressochè disastroso avuto con i parlamentari  pugliesi del M5s : “Siamo convinti che lo scudo sia un pretesto e non un problema. Ma qualora scongiurasse l’addio di Mittal, che facciamo, ci tiriamo indietro?”. Ma le tre ore di assemblea del gruppo grillino a Palazzo Madama non ha prodotto alcunchè.

I senatori grillini hanno dato mandato pieno al loro ex capogruppo a gestire la complicata vicenda, fermo restando la loro assoluta opposizione all’immunità penale, che qualora il Governo dovesse mettere la fiducia, rischierebbe di cadere sotto il fuoco amico. L’unico risultato che è riuscito a spuntare Patuanelli diventato ormai il vero plenipotenziario della mediazione, scavalcando l’ambiguo senatore tarantino  Mario Turco, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che a Roma fa il “fedelissino” del premier Conte, mentre in Puglia e dietro le quinte fa l’ “ambientalista” anti-Ilva,  di fatto è stato un impegno a ritornare dal gruppo al Senato e rimettere in discussione una decisione “sgradita” nel caso in cui il Governo, per necessità o volontà , si vedesse costretto a procedere in tal senso.

Un risultato quello raggiunto da Patuanelli che non ha certamente entusiasmato Conte, ancora oggi speranzoso di riuscire a trovare una soluzione, mentre che invece ha pienamente soddisfatto Luigi Di Maio, che vuole allontanare da stesso il più possibile non solo le accuse di eccessivo “leaderismo”, e di essere accusato ed indicato come il vero responsabile dell’ennesima giravolta “grillina” sul tema scudo penale.

La componente pentastellata di Governo è convinta di poter ribaltare il tavolo. Il premier Conte per primo, che in questi giorni si trova a Venezia per l’inondazione, continua a predicare calma e pazienza, mentre a Roma si rincorrono voci di decisioni già prese sullo scudo e di incontri di Patuanelli con i commissari (nominati da Luigi Di Maio) e di altrettante smentite . Il presidente del Consiglio mentre invita il M5S a mantenere i nervi saldi, pur non avendo alcuna arma di persuasione in mano, è convinto a sua volta di potersi riprendere in mano la maggioranza con un po’ di tempo . Anche se forse realmente non sa  cosa possa prendere…




Il ministro Gualtieri : "La nazionalizzazione dell'Ilva è una pericolosa illusione"

ROMA –  Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso del convegno organizzato dal quotidiano online Huffpost dal titolo “Metamorfosi. Le conseguenze del cambiamento”, si è dichiarato fiducioso per l’esito del negoziato fra Governo e ArcelorMittal sullo stabilimento pugliese, ma fissa alcuni paletti. Occorre discutere e confrontarsi con i Mittal per salvare l’ex Ilva a Taranto, anche adattando il piano industriale alla congiuntura sfavorevole del mercato dell’acciaio, ma non snaturando i patti siglati con il Governo.

“Non c’è bonifica ambientale se non c’è piano industriale. Ed è un’illusione che ci sia un magico risanamento se si chiude Ilva, non è così, non avverrebbe così, le due cose sono legate” sottolinea il ministro. E di “pericolosa illusioneGualtieri ha parlato anche in relazione alla ventilata ipotesi di nazionalizzazione dell’ex Ilva: “Non è uno strumento che va escluso dalla cassetta degli attrezzi, ma chi pensa che lo Stato compri e assorba i costi che impediscono a un soggetto di essere competitivo sul mercato globale alimenta una pericolosa illusione. Eviterei quindi una discussione tra bianco e nero, o si fa la nazionalizzazione di tutte le imprese in crisi, risolvendo magicamente i problemi, oppure lo Stato alza le mani e dice: se ne occupi il mercato. Non è vera né l’una né l’altra cosa, abbiamo ben presente che ci sono strumenti e li utilizzeremo”.

Secondo Gualtieri nel dialogo con i Mittal, “il Governo deve mettere le sue forze per tenere insieme sviluppo industriale e sostenibilità ambientale. La soluzione deve vedere il rilancio di Ilva attraverso lo sviluppo del piano industriale adattato al difficile momento congiunturale ma non snaturato. Il Governo metterà in campo tutti gli strumenti necessari”. Tuttavia, ha proseguito Gualtieri, “non si può accettare di scaricare sul lavoro le difficoltà di questa fase produttiva, né di derubricare, ridimensionare la portata di un piano che non può andare sotto determinate soglie altrimenti viene meno la sostanza di avere un grande polo produttivo e competitivo della siderurgia a Taranto. Crediamo che ci sia un futuro per Ilva e concorreremo come Governo a una difficile, ma niente affatto disperata discussione

L’Italia secondo il ministro dell’Economia deve “assolutamente rimanere un grande paese manifatturiero, perché proprio nell’integrazione fra manifattura, tecnologia e servizi c’è l’opportunità di sviluppo per l’Italia. Se il Paese ha bisogno di restare un paese manifatturiero ha bisogno dell’industria di base e quindi ha bisogno della siderurgia. Pensiamo che avere un grande produttore moderno, ambientalmente sostenibile, di acciaio a ciclo integrale sia nell’interesse strategico per l’Italia e per l’Europa. Il Governo è impegnato per questo, questo è necessario che si richiami Mittal al rispetto degli impegni presi, e nel frattempo lo Stato italiano deve essere in grado di dare tutte le necessarie garanzie giuridiche, amministrative e di concorso della politica industriale a sostegno della capacità di affrontare un momento congiunturale difficile. Ma non si può accettare che si vada a 4 milioni di tonnellate, perché si arriva a una soglia di non sostenibilità”.

Parlando dei suoi mesi al Governo, Gualtieri ha detto che “sapevo che sarebbe stata una sfida impegnativa, lo è, ma sono fiducioso, siamo sulla strada giusta. Siamo riusciti a risolvere alcuni dei problemi, ma non dimentico quando ho giurato sapendo di dover trovare 23 miliardi in 23 giorni per disinnescare l’aumento dell’Iva. Superato lo scoglio della manovra potremo dispiegare un’azione di governo ambiziosa, che punta ad affrontare anche le eredità congiunturali ma anche i nodi strutturali, dentro un rapporto positivo, propositivo e di iniziativa nei confronti dell’Europa”.

La mossa più politica del suo dicastero, ha aggiunto ancora Gualtieri, è stato quello di “fissare un livello di deficit che ritengo adeguato” ed inoltre “spiegare sul lato interno che è giusto che l’Italia rivendichi il dovere di non dover fare una manovra restrittiva ma al tempo stesso questa rivendicazione di spazi di bilancio non equivalga a scaricare sul deficit qualsiasi tensione o qualsiasi difficoltà a definire la composizione della manovra”.




Italia Viva presente un emendamento per rimettere lo scudo penale sull'ex Ilva

ROMA – La vicenda dell’ ex-ILVA si prende la scena sul palcoscenico  nell’ambito del percorso parlamentare del decreto fiscale, con la presentazione degli emendamenti dei “renziani” di Italia Viva che nella Commissione Finanze della Camera dei Deputati, hanno introdotto e presentato un doppio emendamento nell’ambito della conversione del decreto: la proposta ha di fatto  l’effetto di ripristinare lo scudo penale per ArcelorMittal, quello che metteva al riparo i commissario dell’ amministrazione straordinaria statale ed i manager dai processi per quel che concerne l’attività di esecuzione del piano ambientale dell’acciaieria tarantina.

Una protezione al momento abrogata dal M5S (con voti anche del Pd e di LeU) dopo una serie di cambi d’idee, motivo per cui la multinazionale franco-indiana aveva annunciato e confermato la decisione di abbandonare Taranto e l’ Italia, dove erano presti 4 miliardi e mezzo di investimenti, chiedendo al tribunale di Milano di annullare il contratto successivo alla gara internazionale, grazie alla quale si era aggiudicata l’acciaieria.

Gli emendamenti sul caso-Ilva di Italia Viva sono due: uno valido per il caso di “specie” dello stabilimento di Taranto, ed uno in via generale per le imprese eventualmente impegnate nel contesto di un processo produttivo per realizzare un’opera di bonifica ambientale.

Nel pacchetto di modifiche presentate dai “renziani” vi sono delle misure correttive relative all’articolo 4 (quella limita una ulteriore burocrazia alle imprese, assolutamente non necessaria ), una per l’articolo  39 (quello sui reati tributari), l’accelerazione dei fabbisogni standard per i comuni, il sostegno al settore agricolo, le semplificazioni fiscali, il blocco delle aliquote locali. Le proposte di Italia Viva  sono 58 in tutto: la grande maggioranza di esse si concentra proprio sul fronte dei reati tributari.

I Cinque stelle sono sul piede di guerra e la presidente della Commissione Finanze, la “grillina” Carla Ruocco, sembrava intenzionata a dichiararlo inammissibile. Il guanto di sfida resta però sul tavolo e dagli uomini del Pd – visto il clima – sono partiti degli sms in direzione Movimento5 Stelle per far sapere e rassicurarli che l’emendamento da loro non verrà preso in considerazione.

Gli emendamenti targati Partito democratico sono ancora più numerosi  : ne hanno presentati 200 con l’impegno a scremare a circa 140 le proprie proposte di modifica su cui concentrare l’esame . Da quanto si apprende dall’interno della Commissione, però non è stato presentato dal Pd alcun emendamento per reintrodurre lo scudo penale per ArcelorMittal nella realizzazione del piano per l’ex Ilva. Il Pd inizialmente nel recente passato si era manifestato pubblicamente pronto ad attivarsi per la via parlamentare sul tema, possibilmente con una norma valida per tutti i casi e non “ad hoc” su Taranto.

Oggi pomeriggio il premier Conte dovrebbe nuovamente incontrare a Palazzo Chigi i vertici di Arcelor Mittal per tentare di riaprire la trattativa sull’Ilva di Taranto. Sempre che dopo l’incontro con i Mittal ci sia ancora qualcosa di cui discutere, Conte, avrebbe pianificato anche di incontrare tutti i deputati e senatori grillini del territorio, e quelli capitanati dalla senatrice Barbara Lezzi, che di scudo penale non vogliono sentir parlare e potrebbero far mancare la maggioranza al Governo. Ed a questo punto, qualora venisse posta la fiducia, anche il governo giallorosso, come quello gialloverde entrerebbe a far parte drl libro dei brutti ricordi.