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26 Ottobre 2026 17:02

Violenze in carcere a S. Maria Capua Vetere: 105 agenti e funzionari a processo

Tutti rinviati a giudizio gli accusati tra poliziotti penitenziari, funzionari del Dap e dell'azienda sanitaria locale per le violenze ai danni dei detenuti del 6 aprile 2020. Dodici gli imputati che dovranno rispondere di omicidio colposo per la morte di Lakimi Amine

Tutti rinviati a giudizio i 105 imputati, poliziotti penitenziari, funzionari del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e dell’azienda sanitaria locale, accusati a vario titolo di responsabilità in ordine alle violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 aprile 2020. La decisione è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Pasquale D’Angelo, che ha rinviato tutti al dibattimento che inizierà il 7 novembre prossimo davanti alla Corte d’Assise del tribunale sammaritano.

Il giudice per le indagini preliminari di Santa Maria Capua Vetere ha fissato per il 25 ottobre prossimo l’udienza in cui si terrà il processo con rito abbreviato (davanti allo stesso gup) per due imputati che ne hanno richiesta, tra cui il commissario capo della polizia penitenziaria Anna Rita Costanzo, ritenuta tra i principali organizzatori delle violenze in carcere.

Tra le accuse contestate a quasi metà degli agenti c’è quella di tortura, fattispecie introdotta pochi anni fa e contestata per la prima volta a così tanti funzionari pubblici; c’è anche l‘omicidio colposo del detenuto algerino Lakimi Hamine, addebitato a 12 imputati. Uno degli imputati, su richiesta della Procura, accolta dal Gup, è stato prosciolto: si tratta dell’agente 50enne della Penitenziaria Luigi Macari.

Andranno a processo di novembre davanti alla giuria popolare, tra gli altri l’ex provveditore regionale del Dap Antonio Fullone e gli ufficiali della penitenziaria Pasquale Colucci, Gaetano Manganelli, Tiziana Perillo e Nunzia Di Donato. Insieme a loro decine di agenti, e due medici del carcere, che il 6 aprile 2020 erano in servizio all’istituto di reclusione casertano, mentre restano non ancora identificati gli oltre 100 poliziotti provenienti soprattutto dal carcere di Secondigliano i quali durante le violenze, alle quali parteciparono attivamente, indossavano caschi e mascherina protettiva e quindi non riconoscibili dai detenuti.

Oltre cento parti civili si sono costituite al processo, tra i quali una novantina di reclusi vittime dei pestaggi, il garante nazionale e quello regionale dei detenuti, alcune associazioni (Antigone, Carcere possibile, Agadonlus, Abusi in divisa), ed enti come l’Asl di Caserta ed il Ministero di Grazia e Giustizia, che compariranno anche nelle vesti di responsabile civile per le condotte dei propri dipendenti.

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