Vigili del fuoco ancora al lavoro. Trovate le scatole nere dei treni dello scontro

Vigili del fuoco ancora al lavoro. Trovate le scatole nere dei treni dello scontro

Si continua a scavare e cercare tra i resti dei due treni che si sono scontrati tragicamente fra Andria e Corato. Il bilancio delle vittime è salito a 27 morti e 50 feriti. Si indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Nel corso delle ricerche è state recuperata anche la scatola nera mancante dei due treni coinvolti nell’incidente.

nella foto il prefetto Clara Minerva

nella foto il prefetto Clara Minerva

Sale il bilancio ufficiale che parla di 27 vittime: i corpi recuperati sono 23,4 i dispersi, 18 le persone sinora identificate dai familiari, e 24 feriti ancora ricoverati di cui otto in gravi condizioni, mentre si  continua a scavare tra le lamiere e i resti dei due treni delle Ferrovie del Nord barese che alle 11.30  di ieri , si sono tragicamente scontrati sul tratto a binario unico che collega Andria a Corato .  Le Autorità fanno sapere  che si lavorerà ad oltranza tra i detriti dei treni   perché in assenza di una lista dei passeggeri, soltanto con l’ispezione completa dei rottami sarà possibile potrà accertare il reale numero definitivo delle vittime.   Clara Minerva, il prefetto della provincia di Barletta-Andria-Trani  ha spiegato infatti  che dopo che i Vigili del fuoco e la Protezione civile hanno rimosso la locomotiva e “dallo spostamento  sono emersi altri resti umani. La nostra speranza è che si compongano con le 23 salme già ritrovate“.

Il riconoscimento delle vittime Questa mattina  si è svolto presso il Policlinico di Bari il riconoscimento ufficiale delle vittime della tragedia. Un’operazione difficile e resa ancor più complessa date le tragiche condizioni di molti delle salme rinvenute. Attualmente solo 23 le salme che sono state ricomposte ed accertate, oltre ai resti, si presume di altre quattro persone ancora da identificare . Attualmente le vittime identificate sono 18  mentre  le persone che mancano all’appello sono 27  . Il bollettino medico diramato congiuntamente dal dottor Vitangelo Dattoli direttore generale del Policlinico di Bari e dal dr. Giovanni Gorgoni responsabile del Dipartimento Salute della Regione Puglia, rende noto che  “al momento non abbiamo notizie di altre salme un arrivo, qui al Policlinico ce ne sono 23 e il riconoscimento è avvenuto per 18 di loro.

Maria Storelli del gruppo di psicologi mobilitati per sostenere i familiari che si recano al Policlinico per riconoscere le vittime  racconta ai giornalisti che ” Ci sono molti giovani tra le vittime,  noi proviamo a immedesimarci nello stato d’animo di queste persone che stanno ancora cercando di capire se i loro cari sono morti. Poi bisogna essere pronti nel momento in cui le loro flebili speranze impatteranno, speriamo di no, con il momento del riconoscimento. Ma non fatemi dire altro, anche per noi non è facile“.

“Ci sono degli stranieri” fra i dispersi I vigili del fuoco attualmente al lavoro fra le macerie ferroviarie insieme agli altri soccorritori,, sono una cinquantina ed hanno continuato a tagliare e spostare le lamiere dei due convogli. Un lavoro massacrante e difficoltoso, come ka spiegato il comandante dei vigili del fuoco di Bari Curzio, e che sarà ancora lungo: “Stiamo demolendo progressivamente i pezzi delle carrozze più incidentate, poi procederemo alla rimozione dei resti. Opereremo in questa maniera, anche con l’aiuto delle unità cinofile, fino a quando non potremo escludere la presenza di altre persone”.  Mentre  è ancora in corso il recupero dei resti, come racconta  il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli c’erano stranieri tra i dispersi. Abbiamo richieste di notizie dall’Ambasciata francese“.

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La dinamica dell’incidente

L’incidente è avvenuto martedì mattina poco dopo le 11, al chilometro 51 della linea ferroviaria del nord barese gestita dalla società privata Ferrotramviaria. Uno dei due treni era partito da Corato diretto ad Andria e l’altro, viceversa, proveniva da Andria e andava in direzione Corato. A bordo solitamente  oltre ai pendolari e studenti, viaggiano anche molti passeggeri che vogliono raggiungere in treno  l’aeroporto di Bari Palese. I treni viaggiavano ad una velocità di 100-110 km all’ora, l’impatto nello scontro è stato violentissimo. I vagoni sono stati letteralmente sbriciolati, pezzi di lamiere sono volati ai lati dei binari per decine di metri tra gli ulivi della campagna pugliese. Uno dei due convogli ferroviari coinvolti nell’incidente  ha soltanto due vagoni rimasti pressoché intatti; l’altro solo l’ultimo, quello di coda.

Le incongruenze nella ricostruzione dell’incidente

Stanno emergendo di ora in ora  anche ulteriori nuovi particolari sull’incidente. Secondo quanto si è appreso i treni delle Ferrovie del Nord Barese provenienti da Corato e diretti verso nord erano due ed uno di questi due convogli viaggiava con qualche minuto di ritardo. Sarebbe stata questa la circostanza potrebbe aver indotto il capostazione di Andria a dare il via libera al treno che si trovava fermo in stazione. Il treno circa dieci minuti dopo la partenza dalla stazione di  Andria,  si è scontrato con il treno proveniente da Corato. Il direttore generale di Ferrotramviaria, Massimo Nitti  ha dichiarato “a caldo” subito dopo l’incidente che “L’unica stazione di incrocio è quella di Andria. Quel treno che scendeva da Andria, lì non ci doveva essere. I macchinisti non si potevano vedere perché la disgrazia è stata anche quella di trovarsi faccia a faccia all’uscita di una curva, probabilmente non hanno neanche provato a frenare”.

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Le indagini e le scatole nere

La Polfer di Bari ha recuperato nel corso delle ricerche le “scatole nere” di entrambi  i due treni coinvolti nell’incidente, che vengono considerate dagli investigatori  “di primaria importanza per lo sviluppo delle indagini“. Infatti, sarà possibile risalire dalle scatole nere  alla velocità cui viaggiavano i due treni e ricostruirne tutti i movimenti prima del tragico impatto. La Polfer già da ieri ha  sequestrato  nelle stazioni di Andria e Corato anche le documentazioni che potrnno essere utile per capire se effettivamente ci sia stato un errore nella segnalazione di partenza da una delle stazioni interessate. La procura di Trani indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario ed ha costituito un  apposito “pool” di magistrati per le indagini in corso. Il fascicolo è stato aperto al momento a carico di ignoti. L’ipotesi  della Procura di Trani  che sta analizzando e valutando tutte le ipotesi possibili ed immaginabili, compresa quella del guasto  è prevalentemente quella di un errore umano.

Il raddoppio della tratta ferroviaria

L’indagine della Procura di Trani dovrà accertare non solo chi ha sbagliato in occasione del disastro ferroviario, ma anche se chi ha sbagliato è caduto in errore da solo o se sia stato indotto in errore da altri. Inltre dovrà verificare anche  l’adeguatezza del sistema di controllo rispetto alle norme di legge in materia di sicurezza ferroviaria attualmente in vigore, ed il rispetto delle procedure e dei tempi del raddoppio della tratta e di ammodernamento del sistema di controllo del traffico.

nella foto il viceministro Riccardo Nencini

nella foto il viceministro Riccardo Nencini

Il progetto di raddoppio della linea ferroviaria Bari-Barletta, gestita da Ferrotramviaria, era previsto dal 2008 e doveva concludersi entro il 2015, ma al momento non è stato portato a termine compiutamente.”Il binario unico di per sé non è fonte di disagio e potenziale disastro, il punto sono i controlli”, ha dichiarato il viceministro del Trasporti, Riccardo Nencini,  in un’intervista a Studio24 in onda su di Rainews24  nella quale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta anche da parte del Ministero .

Nencini ha spiegato  che nella tratta ferroviaria coinvolta nell’incidente “vigeva il sistema vecchio del controllo telefonico e la mancanza di automazione è stata probabilmente una delle cause di una tragedia disastrosa”,  facendo presente che un tratto “che va da Nord a Sud” di 9 mila chilometri a binario unico gestiti da Ferrovie dello Stato,  “è decisamente sicuro perché è stato automatizzato“.

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