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13 Aprile 2026 15:08

Ucciso da un branco di rumeni davanti al figlio, la compagna: “Hanno smesso di picchiarlo solo quando è morto”

Tra le immagini più dolorose e strazianti quella del figlio undicenne della vittima. “Gli teneva la mano e gli diceva: ‘Babbo, alzati’”, mentre alcuni presenti hanno tentato le manovre di rianimazione.

È nella centralissima piazza di Massa che sabato notte si è consumata l’aggressione costata la vita a Giacomo Bongiorni in una serata di primavera, mentre passeggiava con la famiglia. Secondo il racconto della compagna 47enne Sara Tognocchi tutto sarebbe nato per un episodio banale. Un gruppo di giovani stava lanciando bottiglie contro una vetrina. Il fratello di Sara è intervenuto, senza aggressività, chiedendo di smettere. La reazione, però, è stata immediata e brutale. “Li hanno circondati, poi hanno iniziato a colpirli. Non hanno detto nulla, li picchiavano e basta”, ha raccontato la donna. In pochi istanti la situazione è degenerata . Bongiorni e suo cognato sono finiti a terra, ma la violenza degli aggrassori non si è arrestata. “Continuavano anche quando erano già a terra. Non si fermavano”.

Sara ha assistito alla scena, impotente. Prima ha allontanato il figlio dell’uomo, nel timore che che potesse essere coinvolto, poi ha provato a chiedere aiuto. “Urlavo, chiedevo che smettessero. Ma loro continuavano ” . Quando finalmente la violenta aggressione si è interrotta, era troppo tardi. “Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono accorti che era morto”. Una ventina i ragazzi (alcuni ubriachi) che sarebbero stati presenti nella piazza, e che ieri, grazie al lavoro dei Carabinieri, sono stati rintracciati e portati in caserma. 

Pesanti conseguenze si annunciano anche per gli altri giovani che hanno aggredito il genero di Bongiorni: anche in questo caso ci sarebbe il coinvolgimento di minorenni. I carabinieri indagano coordinati dalla procura di Massa e da quella dei minori di Genova. e in queste ore continuano a raccogliere testimonianze e analizzare i video. I primi accertamenti, spiegano fonti vicine all’inchiesta, hanno dato un quadro drammatico, di una violenza particolarmente efferata.

Tra le immagini più dolorose e strazianti quella del figlio undicenne della vittima“Gli teneva la mano e gli diceva: ‘Babbo, alzati’”, ha ricordato la donna. Intanto alcuni presenti hanno tentato le manovre di rianimazione. Sara si è inginocchiata accanto al compagno: “Gli tenevo la testa, ma perdeva sangue dalle orecchie”. Il racconto si ferma quando la donna parla del futuro che non ci sarà. “A luglio ci saremmo sposati”, ha aggiuntola donna, che ieri ha ricevuto la visita del sindaco di Massa Francesco Persiani.. La casa già pronta, un progetto di vita condiviso spezzato dalla violenza di un branco di romeni.

Dopo l’aggressione, gli assalitori si sono dati alla fuga. Sul posto sono arrivati i soccorsi e i Carabinieri, che hanno raccolto le prime testimonianze“Una persona ha fatto il nome di uno di loro”, ha riferito Sara. Gli investigatori si sono attivati immediatamente per identificare tutti i componenti del gruppo e ricostruire con precisione le responsabilità. “Mi auguro che almeno la giustizia ora faccia il suo corso“. Lo hanno ucciso come animali, dice un nipote di Giacomo, svegliato nella notte dalla madre e avvisato della tragedia appena accaduta. “Dobbiamo essere più comunità”, dice il sindaco Persiani. Ma fra i massesi, in questo momento, gistamente quella di adesso è l’ora della grande rabbia.

Tra gli amici più cari il pensiero è alla figura gentile di Giacomo Bongiorni, descritto come un padre di famiglia sempre presente ed entusiasta. “Cosa volere di più”, scriveva soltanto poche settimane fa su Facebook, pubblicando una foto con i figli. Dopo il divorzio dalla moglie, alcuni anni fa aveva iniziato la relazione con Sara e con lei era tornato ad abitare a Mirteto, dove vivono anche gli anziani genitori. Responsabile di una ditta di carpenteria, tifoso della Fiorentina, si divideva nei ritagli di tempo tra la passione per il calcio — giocava in una squadra di calcio a 7 — e la vita di quartiere con gli amici di sempre. “L’ho visto crescere, diventare un uomo perbene — racconta un uomo al tavolo di un bar — Era una persona generosa, che non sopportava le ingiustizie, forse è morto proprio per questo. Giacomo ha solo detto a quei ragazzi di smetterla, nient’altro. Loro l’hanno assalito come un branco”. Il pensiero di molti è rivolto ai genitori degli aggressori. “Non si sono accorti che i loro figli sono fuori controllo? Non vedono quello che fanno nelle piazze? Questa violenza non si era mai vista, almeno non qui“.

Il quadro investigativo, delineatosi già nelle prime ore successive ai fatti, ha consentito ai carabinieri di individuare tutti i soggetti coinvolti nello scontro e di procedere a perquisizioni e sequestri di materiale ritenuto utile alla ricostruzione dell’accaduto. Un risultato investigativo rapido, reso possibile anche dalla presenza di sistemi di videosorveglianza nella zona e dalle numerose testimonianze raccolte, come ha sottolineato il procuratore di massa Piero Capizzoto. All’esito della prima attività istruttoria, la Procura per i minorenni di Genova, diretta dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha disposto il fermo di un ragazzo di 17 anni ritenuto, allo stato, responsabile di omicidio volontario.  Determinante, per chiarire in modo definitivo le cause del decesso, sarà anche l’esame autoptico sul corpo della vittima, che verrà eseguito nei prossimi giorni.

il fermo effettuato dai Carabinieri degli aggressori romeni

È stata resa nota l’identità dei due giovani fermati con l’accusa di omicidio volontario in concorso aggravato del 46enne Giacomo Bongiorni aggredito in strada. Si tratta di Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, entrambi di nazionalità rumena. A essere fermato, c’è anche un minorenne la cui identità non è stata resa nota. Il fermo dei due giovani che avrebbero picchiato mortalmente Bongiorni dopo il rimprovero, da parte del cognato, perché intenti a rompere una vetrina scagliando contro alcune bottiglie, è avvenuto nelle scorse ore. Da quel che si sa fino a questo momento, il più grande dei due, Miron, abita a Montignoso, comune in provincia di Massa-Carrara, mentre il 19enne Carutasu abita proprio a Massa ed è originario della città di Buzau, Romania.

il romeno Alexandru Ionut Miron

Quest’ultimo, sul proprio profilo Facebook, ha postato una foto di Anonymous, ovvero quella maschera che è diventata nota al grande pubblico grazie al film “V per Vendetta” per indicare la resistenza ai poteri forti, ad oppressione e tirannia. Dalle informazioni raccolte finora sembra che i due giovani siano abbastanza conosciuti nella provincia toscana. Ad occuparsi delle indagini sono i carabinieri di Massa con il coordinamento sia della Procura del capoluogo toscano ma anche della Procura per i Minorenni di Genova. Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori sia davanti al gip del Tribunale di Massa che davanti a quello dei Minorenni nel capoluogo ligure. Potrà essere anche decisiva l’autopsia sul corpo della vittima per ulteriori dettagli sul decesso.

La tragedia è avvenuta quando nelle ore in cui è stata festeggiata la Pasqua ortodossa con la comunità romena riunitasi, per la speciale ricorrenza, in piazza Palma. Alcuni presenti ascoltati per rilasciare qualche dichiarazione rifiutano l’idea che i due giovani possano aver preso parte a una baby gang. Robert Delanu, il primo straniero eletto nel 2023, nel Comune toscano, entrando a far parte del Consiglio comunale di Massache non ha voluto commentare l’accaduto dopo essere stato interpellato dal Corriere della Sera. Un pessimo esempio di integrazione.

Tra le parole di cordoglio alla famiglia di Bongiorni anche quelle del vescovo Mario Vaccari di Massa Carrara-Pontremoli: “Mi chiedo: cosa stiamo diventando? Cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni? Queste domande non hanno una risposta facile, e diffido di chi pensa di averne una già pronta”.

L’omicidio ha avuto un’immediata eco sul piano istituzionale. Nella stessa mattinata di domenica, il prefetto di Massa-Carrara, Gaetano Cupello, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Alla riunione hanno partecipato i sindaci di Massa e Carrara, Francesco Persiani e Serena Arrighi, il presidente della Provincia, Roberto Valettini, il questore Bianca Venezia e i vertici locali delle forze dell’ordine. Nel corso dell’incontro è stata analizzata in particolare la situazione legata alla movida nei due comuni, già oggetto di attenzione nelle settimane precedenti. Sono state quindi decise misure straordinarie per prevenire episodi analoghi.

Tra i provvedimenti adottati: intensificazione dei controlli nelle aree più frequentate nelle ore serali e notturne, con il supporto di reparti specializzati; chiusura anticipata dei locali entro le 00:30 fino al 31 maggio; divieto di vendita e asporto di bevande in vetro dopo le 22; controlli rafforzati sulla vendita di alcolici ai minorenni. Allo studio anche l’introduzione di “zone a vigilanza rafforzata”, con possibilità di allontanamento per soggetti ritenuti pericolosi o responsabili di comportamenti antisociali.

L’episodio ha riacceso i riflettori su un fenomeno già segnalato da residenti e amministratori: quello della cosiddetta “malamovida”, caratterizzata da eccessi, abuso di alcol e frequenti episodi di violenza tra giovani. Solo pochi giorni prima, sempre nel centro cittadino, si era verificata un’altra rissa con lancio di bottiglie e feriti. Un precedente che, alla luce di quanto accaduto, assume un significato ancora più allarmante.






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