di Antonello de Gennaro
Sabato, la città di Torino è stata travolta da una violenza organizzata a tavolino dagli “antagonisti”: sequestrati e ritrovati martelli, molotov, bombe carta con chiodi, oggetti contundenti e jammer utilizzati contro le forze dell’ordine. La Digos della Questura di Torino guidata dal nuovo questore Massimo Gambino ha identificato e denunciato 24 persone coinvolte negli scontri durante la manifestazione pro Askatasuna di sabato. Prima delle violenze organizzate gli antagonisti avevano distribuito sui social il “Manuale del corteo”.
Pietro Desideri 31 anni, Matteo Campaner 35 anni, e Angelo Francesco Simionato 22 anni. Sono questi i nomi dei primi tre arrestati – assieme a 24 altri fermati ma rilasciati con una semplice denuncia a piede libero. Il toscano Simionato, residente a Grosseto, è direttamente coinvolto nel brutale pestaggio del poliziotto Alessandro Calista. Gli altri due Campaner e Desideri dalle prime informazioni, risultano residenti a Frosinone sono stati arrestati con accuse di reati di “resistenza e violenza al pubblico ufficiale”. Al 22enne Simoniato viene contestato il concorso di “lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico” in occasione di manifestazione, la “violenza al pubblico ufficiale” e anche il reato di “rapina in concorso“.

Angelo Francesco Simionato originario di Arcidosso (Grossetto) è incensurato, nessuna segnalazione di Polizia, nessun precedente di giustizia, lavora come cameriere stagionale, oggi è uno degli accusati al centro delle indagini sugli scontri di Torino. Secondo gli investigatori avrebbe partecipato al pestaggio collettivo ai danni del poliziotto Alessandro Calista. Una violenza documentata dal video le cui immagini lo hanno inchiodato, i cui fotogrammi la cui sequenza è stata analizzata e verificata, uno dopo l’altro, frame by fame, e ritenuti decisivi per effettuare l’arresto. Immagini che sono arrivate anche a Montelaterone, una frazione del comune di Arcidosso, nella provincia di Grosseto in Toscana dove Simionato risiede. Non si tratterebbe di quello armato di martello, ma il più «riconoscibile» del gruppo, ritratto in un’altra occasione mentre lanciava oggetti contro le forze dell’ordine nonché per rapina in concorso, facendo parte del gruppo che, oltre ad aggredire il poliziotto, gli ha tolto lo scudo, l’U-bot e la maschera antigas.
Ad incastrare il giovane ed agevolare le indagini sono stati alcuni dettagli di colore rosso, un segno distintivo in mezzo alla decina di individui vestiti dalla testa ai piedi di nero per rendersi irriconoscibili. Arrestato è stato trasferito nella notte nel carcere di Torino. Per i genitori, arrivati ieri a Torino era un bravo ragazzo. “Siamo brave persone, ci spiace molto per quello che è successo — avrebbero detto agli ingressi in questura del Lorusso e Cutugno —. E anche nostro figlio è un bravo ragazzo“.

“Si definiva anarchico ma nessuno avrebbe immaginato un suo coinvolgimento in uno scenario simile” commenta chi lo conosce. Nelle stesse ore hanno iniziagto a circolare fotografie diffuse dai protestanti-antagonisti di un uomo a terra con il volto insanguinato, farcito da accuse di violenza, abbandono e mancagto soccorso da parte della Polizia. Niente di più falso e tendenzioso. Infatti grazie ad un altra fotografia scattata da un fotografo dell’ agenzia LaPresse ha mostrato che in realtà l’uomo è stato soccorso, mentre nello stesso momento nelle vicinanze un automezzo della Polizia stava bruciando, a rischio di esplosione, e quindi l’uomo era stato spostato per metterlo al riparo.


I denunciati sono stati prelevati dalla loro abitazioni e condotti in Questura in quanto accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento, porto di armi improprie e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. Durante le operazioni di controllo e le perquisizioni domiciliari, gli agenti hanno sequestrato un ampio quantitativo di materiale utilizzato per l’aggressione e il travisamento: passamontagna, maschere antigas, sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, frombole e coltelli. I disordini hanno avauto come protagonisti oltre 1.500 manifestanti che hanno approfittato di una fitta coltre di fumogeni per indossare abiti neri e coprirsi il volto. Difesi da scudi in lamiera, erano divisi in «squadre» che utilizzavano nomi in codice per riconoscersi e compattarsi dopo le varie avanzate. Molti di loro, tra cui 54 stranieri, sono stati intercettati dalla Digos prima che potessero unirsi al corteo: spiccano in particolare 35 francesi e 3 turchi, ma anche australiani, greci e messicani per un appuntamento che ha richiamato attivisti violenti anche dall’estero.

Gli oggetti sequestrati che, secondo gli investigatori, erano destinati a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine e a compiere azioni violente contro poliziotti e giornalisti presenti sul posto. Gli agenti sono stati colpiti mentre svolgevano il loro dovere: particolare rilievo mediatico è stato dato al video, terribile, del poliziotto Alessandro Calista del Reparto Mobile di Padova che è stato accerchiato da una dozzina di antagonisti – a volto coperto -, preso a pugni e calci e a martellate, mentre il collega Lorenzo Virgulti è intervenuto a proteggerlo con lo scudo portandolo in salvo. La premier Giorgia Meloni ieri mattina ha visitato i poliziotti ricoverati alle Molinette portando loro la vicinanza e solidarietà dello Stato.
“Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio” ha dichiarato la premier Meloni accompagnata nel reparto ospedaliero, dal presidente della Regione Alberto Cirio, che ha definito le violenze “incompatibili con la vita di una comunità democratica” affermando con fermezza che “Askatasuna non rappresenta libertà, ma violazione della legge e dei principi costituzionali”. Cirio, quando ha parlato dei poliziotti finiti in ospedale, lo ha fatto con il volto evidentemente provato e la commozione non nasconde l’amarezza per quanto accaduto il giorno prima. Torino, ribadisce, “ha sempre saputo difendere le libertà”.

Le prossime mosse della Procura di Torino
La procura di Torino chiederà nelle prossime ore la convalida al Gip dei tre arresti eseguiti dopo gli scontri. Tra gli arrestati per i quali i pm chiederanno la convalida anche il ventiduenne grossetano fermato in flagranza differita. Per la mattina di oggi lunedì 2 febbraio i pm della procura torinese, guidata da Giovanni Bombardieri, attendono una prima informativa della Digos sugli avvenimenti di sabato.
Sul fondo resta il nodo giudiziario e politico di Askatasuna. Proprio oggi la Procura generale di Torino ha annunciato che in appello chiederà il riconoscimento dell’associazione per delinquere nel maxi-processo contro alcuni storici attivisti del centro sociale, dopo che in primo grado l’accusa era caduta. Un elemento che rende gli scontri di Torino non solo un fatto di ordine pubblico, ma un nuovo capitolo di una vicenda che intreccia piazza, politica e giustizia.

Vertice di sicurezza
Stamani, intanto, si terrà una riunione, ha annunciato la premier Giorgia Meloni dopo aver visitato all’ospedale Le Molinette di Torino i due agenti feriti negli scontri, «per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione». Al tavolo con la Meloni i due vicepremier, Matteo Salvini ed Antonio Tajani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Guardasigilli Carlo Nordio. Nel “pacchetto sicurezza” predisposto dal Viminale si prevedono, tra le altre misure, la possibilità di estendere il cosiddetto Daspo urbano non solo ai soggetti condannati negli ultimi cinque anni per reati contro la persona e il patrimonio, ma anche nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva.
“Bande armate come le Br” Durissime le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato di “guerriglia urbana” messa in atto da militanti vicini al centro sociale Askatasuna sgomberato, evocando il paragone con le Brigate Rosse. “Non è in gioco una parte politica ma la Repubblica”, ha scritto, chiedendo una risposta unitaria dello Stato.








