Incredibile ma vero: il Governo Conte elimina le multe milionarie alle Ong ed amplia i permessi speciali

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e gli esponenti della maggioranza, nella serata del 30 luglio 2020, hanno trovato un accordo su un nuovo testo per annullare i precedenti Decreti sicurezza di Matteo Salvini emessi durante il 1° Governo Conte.

Al quinto incontro al Viminale conclusosi nella tarda serata del 30 luglio si è trovata l’intesa tra il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e gli esponenti della maggioranza su un nuovo testo che supera i testi dell’ex ministro dell’Interno. Una notizia che arriva guarda caso nello stesso giorno in cui il Senato ha autorizzato il processo contro Salvini per il caso Open Arms.

Un lungo dialogo nella maggioranza

Quello che ha portato all’approvazione del testo non è stato un percorso facile. Inizialmente le posizioni tra le diverse forze della maggioranza erano divaricate. Pd, LeU e Iv spingevano per un forte segnale di discontinuità con i precedenti provvedimenti firmati da Salvini che avevano introdotto, tra l’altro, multe fino a un milione di euro per le navi umanitarie che entravano in acque italiane violando la legge e avevano praticamente cancellato la protezione umanitaria ed eliminato i richiedenti asilo dal Sistema si accoglienza promosso con i Comuni (l’ex Sprar, diventato Siproimi). Il Movimento5Stelle che all’epoca dei decreti Salvini governavano insieme alla Lega, volevano invece limitarsi ad accogliere i rilievi espressi dal capo dello Stato Sergio Mattarella.

Via le multe milionarie alle Ong

Oltre alla cancellazione delle multe milionarie alle navi Ong, la ministra-prefetta vorrebbe introdurre l’allargamento della possibilità di accedere alla protezione umanitaria, la revisione del sistema di accoglienza Siproimi, la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale. Il testo sarà sottoposto all’attenzione delle autonomie locali, ma per l’approvazione  in Consiglio dei ministri se ne riparlerà a settembre.

Il M5S si è trasformato

Dopo il primo incontro, però, la posizione del Movimento 5 Stelle si è trasformata accettando le modifiche più sostanziali chieste dagli alleati. La ministra Lamorgese, con l’Ufficio legislativo del Viminale, ha messo a punto una bozza di decreto che è stata via via integrata cercando di trovare un punto di mediazione tra le richieste dei partiti . E l’altra sera si è acceso il semaforo verde ‘politico’. Per l’approvazione in Consiglio dei ministri e l’avvio dell’iter di conversione occorrerà in ogni caso attendere settembre, con la ripresa dei lavori parlamentari, confidando che il dossier immigrazione non diventi “bollente” come in queste settimane calde di luglio che ha visto un incremento del 600% di sbarchi di migranti clandestini.

La “ministra” Lamorgese ed il premier Conte

Le novità del dl Lamorgese

Oltre all’ incredibile eliminazione delle multe milionarie per le navi Ong ed all’iscrizione all’anagrafe comunale per i richiedenti asilo, nel testo ispirato e fortemente voluto dalla sinistra governativa trovano spazio l’ampliamento dei permessi speciali a chi rischia di subire “trattamenti inumani e degradanti” nel proprio Paese, a chi necessita di cure mediche, a chi proviene da Paesi in cui sono avvenute “gravi calamita’”; il dimezzamento dei tempi di trattenimento nei Cpr (da 180 a 90 giorni); la revisione del sistema di accoglienza Siproimi, che era stato limitato da Salvini e riservato ai soli rifugiati, prevedendo due livelli (uno di prima assistenza l’altro anche con l’integrazione) e strutture con piccoli numeri gestite da Comuni e allargate ai richiedenti asilo; la convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi per motivi di lavoro; l’intervento sulla ‘tenuita’ del fatto’ chiesto da Mattarella riguardo le ipotesi di violenze a pubblico ufficiale




Ecco le regole del Viminale per aziende e spostamenti: multe e sanzioni da 500 a 4 mila euro

ROMAMatteo Piantedosi, il  capo di gabinetto della ministra Luciana Lamorgese, attraverso una circolare inviata ai Prefetti ha indicato le direttive di applicazione del decreto varato dal premier Giuseppe Conte sabato 21 marzo sulle attività all’ aperto e gli spostamenti.

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Nel Consiglio dei ministri in corso verrà esaminato il decreto che  limita gli spostamenti dei cittadini per “evitare il contagio da coronavirus” e prevede una sanzione amministrativa da euro 500 a euro 4.000 per chi non rispetta i divieti. Per i negozi che non rispettano la chiusura è prevista “la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni”.

Il decreto legge non elimina le norme sin qui adottate con i precedenti D.P.C.M. a firma del premier Conte, ma le include in un documento unico. Pertanto i divieti in vigore restano validi.

Un’ importante novità introdotta riguarda le Regioni, che nelle settimane scorse hanno agito ed operato in ordine confuso contribuendo ad aumentare il caos. Da quanto riportato nella versione ancora provvisoria dell’articolo 3, i presidenti delle Regioni possono “introdurre o sospendere l’applicazione di una o più misure in relazione a specifiche situazioni di aggravamento ovvero di attenuazione del rischio sanitario” firmando ordinanze valide per sette giorni . Anche i Sindaci,hanno facoltà di introdurre o sospendere alcune misure, a certe condizioni, chiaramente sempre e soltanto in relazione all’evoluzione dell’epidemia.

Il Viminale cioè il Ministero dell’ Interno  nella circolare scrive: “Il provvedimento sospende tutte le attività produttive, industriali e commerciali, fatta eccezione per quelle essenziali indicate nell’allegato”. In relazione alle attività commerciali,  continuano ad essere valide  le previsioni recate dal D.P.C.M. 11 marzo 2020 nonché dall’ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020 .

Le attività produttive sospese possono continuare a svolgersi a condizione che siano organizzate secondo modalità a distanza o lavoro agile. Le attività professionali non sono sospese ma restano ferme le raccomandazioni indicate all’art. 1, punto 7, del citato d.P.C.M. 11 marzo 2020.

Per quanto riguarda l’attività  delle Pubbliche Amministrazioni è confermata la validità delle previsioni di cui all’art. 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, in materia di lavoro agile, che, fino alla cessazione dello stato di emergenza, rappresenta la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa“.

Tra le attività produttive consentite rientrano:i servizi di pubblica utilità nonché i servizi essenziali di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146. Resta, peraltro, confermata la sospensione dell’apertura al pubblico di musei e altri istituti e luoghi di cultura, e quella dei servizi di istruzione, ove non siano erogati a distanza o con modalità da remoto (art. 1, comma 1, lett. d); – le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere nei settori di cui al cennato allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità ed essenziali sopra indicati (art. 1, comma 1, lett. d);  – la produzione, il trasporto, la commercializzazione e consegna di farmaci.  tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari (art. 1, comma 1, lett. f); – ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza (art. 1, comma 1, lett. f). – le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti (art. 1, comma 1, lett. g). Va, tuttavia, precisato che, in relazione alle attività di cui all’art. 1, comma 1, lett. d) del D.P.C.M. in parola, l’operatore economico è tenuto a comunicare al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite”

“Allo stesso modo, i soggetti esercenti le attività di cui all’art. 1, comma 1, lett. g), sono tenuti a comunicare preventivamente al Prefetto competente per territorio la ricorrenza delle condizioni previste dalla norma per la prosecuzione dell’attività, fermo restando che tale comunicazione non è dovuta qualora si tratti di attività finalizzata ad assicurare l’erogazione di un servizio pubblico essenziale. In entrambe le descritte ipotesi, spetta al Prefetto una valutazione in merito alla sussistenza delle condizioni attestate dagli interessati, all’esito della quale potrà disporre la sospensione dell’attività laddove non ravvisi l’effettiva ricorrenza delle condizioni medesime” conclude il documento.

IL NUOVO MODULO DI AUTOCERTIFICAZIONE

Il ministero dell’Interno ha predisposto un modulo che occorre per giustificare il movimento fuori dalla propria abitazione. Vale per tutto il territorio nazionale: se non lo si può scaricare occorre copiare il testo su un foglietto o , se lo si dimentica e si viene fermati dalle forze dell’ordine, si può fare una dichiarazione verbale, che sarà poi verificata.

MODULO_autodichiarazione_23_3_2020

 

La decisione di adottare un nuovo modulo di autocertificazione è stata adottata per evitare che le persone fermate possano dire di non essere informate dei divieti, come invece molti cittadini controllati in questi giorni hanno tentato di fare. Per questo al primo punto del nuovo modulo la persona deve autocertificare “di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio”. Ma soprattutto, dopo il decreto che vieta gli spostamenti se non sono “per comprovate esigenze lavorative, assoluta urgenza e situazioni di necessità” si deve inserire anche l’indirizzo di partenza e quello di destinazione.

Il Viminale ha precisato anche che: “Rientra negli spostamenti per comprovate esigenze lavorative il tragitto anche pendolare effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro. Rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza i casi in cui l’interessato si rechi presso aeroporto, porti e stazioni per trasferire i propri congiunti alla propria abitazione“.

 




Governo Conte: ok aumento rimborsi accoglienza migranti

ROMA – Verranno aumentati i rimborsi per ogni singolo migrante accolto. Lo ha reso noto e disposto una circolare del Ministero dell’ Interno ed inviata ai prefetti e relativa al “Nuovo schema di capitolato di appalto per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al funzionamento dei centri di prima accoglienza“‘.

Il Viminale ha emanato la circolare ,che nasce dal fatto che molte gare per l’accoglienza erano andate deserte dopo i decreti ministeriali dell’ex ministro Matteo Salvini che avevano tagliato di circa il 40% il rimborso di 35 euro per ogni migrante ospitato.

Le norme volute da Salvini prevedono un massimo di 19 euro per chi è nelle grandi strutture e 26 per chi è negli appartamenti. Adesso viene stanziata una cifra più alta e in questo modo si consente agli stranieri anche di avere “l’assistenza sanitaria complementare da porre a carico dell’appaltatore che può essere rimborsato a parte rispetto al prezzo pro capite al giorno posto a base di gara”. L’aumento secondo il Viminale serve a garantire sia le visite periodiche, sia gli interventi di pronto soccorso. Il provvedimento prevede possibili ritocchi anche ai contratti in corso per scongiurare defezioni delle ditte fornitrici.

I prefetti avevano segnalato al Ministero dell’ Interno il problema della “fuga” dai bandi di gara e il ministero ha approfondito la questione. Adesso l’importo dei rimborsi potrà crescere di qualche euro rispetto ai decreti Salvini, rendendo così più “appetibili” le gare.
La crisi libica e l’allentamento dei controlli in Tunisia ha portato ad un incremento degli sbarchi e al Ministero dell’Interno ci si prepara per un eventuale impennata che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Attualmente vengono accolte nelle strutture 89.185 persone. Persone che attendono di conoscere il proprio destino rispetto all’istanza di asilo e che devono essere assistite ma alle quali non si riusciva a garantire nemmeno il minimo indispensabile.
Nella circolare firmata  dal capodipartimento Michele Di Bari  si parla di esplicitamente della “necessità di rimodulare i bandi che in prima pubblicazione hanno riscontrato la totale assenza di offerte“. E dunque viene fissata anche la regola secondo la quale “le Prefetture possono individuare alcuni operatori economici da consultare (almeno cinque) selezionando l’offerta migliore a condizione che non siano modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto”. Quindi una “procedura negoziata senza bando” che che secondo la ministra Lamorgese  dovrebbe garantire il funzionamento dei centri.
Quanto basta perché Salvini vada all’attacco: “Dopo aver riaperto i porti, il governo riapre i portafogli degli italiani, aumentando i soldi per chi accoglie richiedenti asilo e fa ripartire il business legato agli sbarchi. Vergogna!“.

 

 

 




Mafia. Capitano Ultimo: “le forze dell’ordine sono un’avanguardia della lotta alla criminalità, che deve continuare e diventare un patrimonio per i cittadini”

BARI –  Il Colonnello  Sergio De Caprio, noto a tutti come “Capitano Ultimo“, l’ufficiale dell’ Arma dei Carabinieri che al comando dell’Unità CRIMOR del R.O.S. arrestò Totò Riina, è stato invitato a Bari dalla Commissione regionale sulla criminalità della Regione Puglia su iniziativa del consigliere regionale Renato Perrini (Fratelli d’ Italia) . Parlando della crescente mafia nel foggiano De Caprio ha detto  che”non serve un Capitano Ultimo, serve una comunità unita che pratica l’uguaglianza, la fratellanza e il mutuo soccorso. La sicurezza partecipata è la vera manovra strategica contro la mafia. Dagli anni delle stragi ad oggi abbiamo dato per scontato che determinate battaglie culturali e anche militari divenissero patrimonio delle generazioni successive. Purtroppo non è stato così, colpa nostra, dobbiamo chiedere scusa e ricominciare a spiegare cosa sono le mafie, come possono evolversi e riprodursi. Chi ha la responsabilità di condurre questa lotta deve dare risposte chiare, precise, non deve abituarci alla convivenza con le mafie. Se non ci dà risposte chiare, deve essere rimosso».

Le forze dell’ordine, ha detto De Caprio, sono “le forze dell’ordine rappresentano un’avanguardia della lotta alla criminalità, che deve continuare e diventare un patrimonio per tutti i cittadini. Il vero esercito sono le comunità, i sindaci che si trovano ad affrontare situazioni di illegalità nei loro Comuni, i ragazzi che chiedono cosa possono fare per essere parte attiva di questa battaglia“. Parlando della crescente pericolosità della criminalità mafiosa nel Foggiano “Capitano Ultimo” ha detto: “Non sono un professore, non devo dare insegnamenti a chi tutti i giorni combatte sulla strada e saprà dare le risposte. E se non danno risposte se ne devono assumere la responsabilità. Quindi o cambiano metodi o cambiano le persone“.

Il colonnello De Caprio rispondendo alle domande dei consiglieri regionali pugliesi,  ha evidenziato che nel rapporto tra società civile e organizzazioni mafiose, oggi si è raggiunto un livello molto alto di consapevolezza, evidenziando che manca ancora un meccanismo che consenta di annullare delle abitudini di malcostume: “Serve sistematizzare il vantaggio competitivo raggiunto, dargli continuità e rivedere invece gli elementi che non hanno funzionato individuando e rimuovendo i responsabili. Quando si verificano determinate situazioni, il problema riguarda la comunità, ma soprattutto chi è deputato a difenderla“.

Una conoscenza da tramandare ai giovani ma non è stato così, colpa nostra, dobbiamo chiedere scusa e ricominciare a spiegare”. Rispondendo poi sulla vicenda personale della sua scorta, per due volte revocata dal Viminale, e per altrettante volte riassegnata dalle decisioni del TAR Lazio, Il Colonnello Sergio De Caprio ha ricordato che ” “La scorta non è un mio diritto, non lo è di nessuno. Quando si dice che la scorta non viene data perché Bagarella, Messina Denaro, Cosa Nostra non è più un pericolo concreto, il problema non è più la scorta del Capitano Ultimo, ma le persone che dicono queste cose” ricordando  è inaccettabile che altri funzionari dello stesso Stato dichiarino esattamente il contrario. Il problema non è la mia scorta, ma che ci sono persone ai vertici dello Stato che dicono che questi mafiosi non costituiscono più un pericolo“.

Decisioni quelle del Viminale chemettono in discussione non la sicurezza di un singolo, ma del principio a tutela di quella di tutti i cittadini“. Al termine dell’ audizione ringraziamenti sono stati rivolti a “Capitano Ultimo” dalla Commissione “per la testimonianza di impegno e di lotta in difesa dei principi che fondano la nostra democrazia, una testimonianza fondamentale per parlare di legalità e della lotta alla criminalità organizzata”. Un’audizione che aveva come scopo anche quello di capire come negli anni sia cambiata la mafia e con quale si potrebbe intraprendere una campagna di sensibilizzazione e iniziative sui territorio pugliese.

“La sicurezza non è propaganda, non è soddisfazione per chi la pratica, ma è un dono“. ha affermato il colonnello De Caprio. “Non esiste la propaganda sulla sicurezza ma esiste sconfiggere le mafie oppure no. Poiché le mafie ci sono ancora, perdiamo tutti da anni ed è una vergogna“. Rispondendo  al termine dell’audizione, alla folla di giornalisti presenti se  negli ultimi anni la politica abbia fatto del tema della sicurezza uno strumento di propaganda, il colonnello De Caprio ha detto: “Non sono nessuno per giudicare la politica. La politica in cui io credo e per la quale mi sono battuto è quella delle famiglie, dei condomini, delle case popolari, delle case famiglia, delle parrocchie, delle persone. È la politica fatta per il bene comune e la fazione che la pratica è il popolo“.

Il Capitano Ultimo è un esempio per tutti noi – ha concluso la Presidente  Barone della Commissione – e nessuno deve dimenticare quello che ha fatto e che continua a fare per il nostro Paese”.

 




Matteo Salvini indagato dalla procura di Agrigento, sfida i magistrati: “Possono arrestarmi ma non fermeranno il cambiamento”

ROMA -Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il capo di gabinetto del Viminale, sono stati iscritti nel registro degli indagati per la vicenda della nave “Diciotti”. I reati contestati daimagistrati inquirenti sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria svolta a Roma, infatti, “ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati, un ministro e un capo di gabinetto, e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo”.

La decisione della procura è stata resa pubblica a poche ore da un nuovo attacco dello stesso Salvini contro il pm di Agrigento su Facebook: “Il Procuratore di Agrigento ha chiesto ufficialmente i miei dati anagrafici. Per fare cosa???. Non perda tempo, glieli do io. Matteo Salvini, nato a Milano il 9/3/1973, residente a Milano in via xxx, cittadinanza italiana. Se vuole interrogarmi, o magari arrestarmi perché difendo i confini e la sicurezza del mio Paese, ne sono fiero e lo aspetto a braccia aperte!”, ha scritto Salvini. su Facebook.

Durissima la presa di posizione dell’Anm, per cui Salvini ha “rilasciato dichiarazioni tendenti ad orientare lo sviluppo degli accertamenti. Si tratta di una interferenza nelle prerogative dell’Autorità Giudiziaria; nessun altro soggetto può sostituirsi ai magistrati”.

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio dopo l’ispezione sulla nave Diciotti

Dal  palco della festa della Lega a Pinzolo, in TrentinoSalvini ha replicato    “Io penso che sarà difficile fermarci perché possono indagare me, possono arrestare me, ma non possono arrestare la voglia di cambiamento di 60 milioni di italiani. Sono qui, sono pronto, venissero a prendermi” aggiungendo “È crollato un ponte e sono morte delle persone e non è stata indagata una persona: indagano un ministro che difende la sicurezza e i confini di questo Paese, è una vergogna“.

 Salvini ha continuato sifando i magistrati: Cosa porti a casa? Che ti indagano. Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, voglio spiegargli le mie ragioni. Aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e chi favoreggia l’immigrazione clandestina. Gli ricordo che gli scafisti comprano armi e droga che poi viene spacciata magari fuori dalle scuole dei nostri figli”.

Salvini ha aggiunto un post scriptum nello stesso post: “Nonostante insulti, minacce, inchieste e vergogne europee, sto lavorando per chiudere la “pratica Diciotti” senza che a pagare stavolta siano gli Italiani, visto che abbiamo accolto e speso abbastanza. Vi voglio bene Amici!“.

Per quel che riguarda la gestione dei migranti e il caso della nave Diciotti – aveva detto poco prima – “mi spiace ci sia qualche giudice che ha tempo e denaro pubblico da perdere per andare a interrogare dei funzionari pubblici. Ribadisco che se devono indagare, interrogare qualcuno, vengano direttamente dal ministro che è colui che ha dato indicazioni e disposizioni. Quindi mi sembra meschino andare a prendersela con dei funzionari quando c’è un ministro e un vicepresidente del consiglio che si fa carico pienamente della responsabilità di dire no quando bisogna di dire no“.

 




Le menzogne di Travaglio per attaccare Renzi e difendere i suoi amati “grillini”

Stroppa con il Direttore del The Wall Street Journal

ROMA – Andrea Stroppa  è nato a Roma nel 1994 e un curriculum da fare invidia a chiunque. Infatti. ad appena 23 anni è ritenuto tra gli esperti di cyber sicurezza più autorevoli in Italia. Anche se lui  con grande umiltà dice: “Non credo di essere un esperto – ha scritto in un lungo post sulla sua pagina Facebookma credo di saperne qualcosa in tema di cyber security“. Entrato giovanissimo nelle file di Anonymous Italia, il gruppo di hackers etici, è  stato lui l’autore del report pubblicato alcuni giorni fa dal ‘New York Times‘ nel quale è stato dimostrato come la pagina ufficiale di ‘Noi con Salvini‘ condivida gli stessi codici Google con siti di disinformazione e con una pagina non ufficiale di propaganda del Movimento 5 Stelle.

Stroppa fa parte di un team di ricercatori che lavorano tra Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ricercatore di Ghost Data e consulente di Matteo Renzi sulla cyber security,  Dopo aver pubblicato numerosi dossier e ricerche in tema di contraffazione online, malaware e botnet,  il 23enne romana nel suo curriculum annovera anche collaborazioni con i quotidiani ‘La Stampa’ e la Repubblica‘. I suoi report sono stati pubblicati e diffusi oltre che sui prestigiosi quotidiani americani  New York Times, Washington Post, Wall Street Journal  anche sulla Cnn, sui magazines americani ‘Vanity Fair‘ e Forbes noti e letti in tutto il mondo solo per citarne alcuni.

 Nei giorni scorsi, è stato indicato come uno dei “Carrai boys” e il “pupillo di Marco Carrai, il manager e imprenditore tra i più noti esperti italiani di cyber sicurezza, amico e stretto collaboratore del segretario del Pd. Ed è per questo motivo che Stroppa è finito nel mirino del solito  Marco Travaglio, che sabato scorso in un suo editoriale su “Il Fatto Quotidiano”, come sempre poco attendibile,  l’ha definito “uno smanettone di 23 anni che da minorenne faceva l’hacker per Anonymous Italia durante gli attacchi ai siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale, Guardia costiere e al blog di Grillo”.

Sul Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio, l’altro giorno si occupavano di Stroppa alle pagine 1,2,3 compreso nell’editoriale dello stesso direttore, scrivendo “[…] Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa, che da minorenne faceva l’hacker per Anonymous Italia durante gli attacchi ai siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale, Guardia costiera e – pensate un po’ – al blog di Grillo; perciò fu imputato e ottenne il perdono giudiziale dal Tribunale dei minori”. Non contenti quelli del Fatto, a pagina 2, pubblicavano un articolo su Stroppa a firma di Virginia della Sala e Carlo di Foggia, sostenendo che  “Non è un tecnico ma può contare su una notevole rete di relazioni “, mentre a pagina 3, a firma di Wanda Marra viene definito “esperto di cyber security“. Basta tutto ciò per capire come sia crollata l’autorevolezza (e le copie vendute in edicola) sotto la direzione di Travaglio.

Stroppa non ha esitato un solo attimo a smentire Travaglio e ieri gli ha dedicato indirizzandogli un lungo post di replica via Facebook scrivendogli . “Caro direttore Travaglio, sì ho fatto parte di Anonymous. Avevo 17 anni, ho fatto degli errori, ho commesso dei reati e ne ho risposto di fronte la legge – si legge nel post – di fronte un tribunale, quello dei minorenni. Ho ottenuto il perdono giudiziale e ho ricominciato la mia vita facendo volontariato, costruendo la mia carriera con un lavoro lungo e appassionato. Nessuna scorciatoia, mi hanno proposto libri e interviste ‘sull’hacker di Anonymous’, potevo prendere la strada della notorietà, ho scelto quella del sacrificio“.

 

 

“Non ne ho mai parlato pubblicamente, non per vergogna, ma perché io penso che dei miei errori sia stato corretto rispondere di fronte la legge, non di fronte a lei, a voi – prosegue Stroppa -. Come forse saprà, i minori sono tutelati dalla legge sulla privacy e tutto quello che riguarda i loro processi non devono diventare di dominio pubblico. Lo sono diventati, prima con il libro di Belpietro ‘I segreti di Renzi‘, poi con un articolo di Fittipaldi su ‘L’Espresso‘ e ancora oggi sul suo giornale. Io non contesto ‘i guai giudiziari’ e guardi, non contesto in questa sede, nemmeno il fatto di aver violato nuovamente la mia privacy, ma contesto le falsità. Non ho mai attaccato i siti di Polizia, Carabinieri, Governo, Viminale e il blog di Grillo come lei scrive. E nemmeno il sito di D’Alema come ha scritto Fittipaldi. Sono andato di fronte il tribunale a rispondere alla legge italiana, per altri fatti. E questo come può intuire si chiama diffamazione“.

In merito ai suoi rapporti con Marco Carrai, Stroppa ha smentito di essere in società con l’imprenditore toscano. Circostanza confermata da Carrai lo scorso 27 novembre sulle pagine del ‘Corriere della Sera‘  “Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società - ha detto l’imprenditore -. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui“. Nella lettera aperta a Travaglio, il cyber esperto rimarca di aver “sempre lavorato con persone più brave di me e sono orgoglioso di aver avuto accanto persone che mi hanno insegnato molto, non soltanto dal punto di vista professionale“.

Stroppa contesta le affermazioni pubblicate da Travaglio nel suo articolo dove afferma inoltre: “Del resto Renzi sospetta l’intervento di una ‘ mano’ russa. E chi gliel’ha detto? Una società di sorveglianza informatica. E di chi è? Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa“. Non c’è nessuna società con Marco Carrai e io personalmente non ho mai parlato di “mano russa”. Anzi, le dirò di più: durante le elezioni americane ho pubblicato un report in esclusiva con Forbes dove documentavo che un importante numero di russi seguivano il candidato Trump e lo sostenevano attivamente, ma che non era possibile documentare nessun legame ufficiale con il governo russo. Altroché i suoi giochini linguistici”

Stroppa ed il vicepresidente di Google

“Non cerco da voi né dagli esperti che consultate per attaccarmi i vostri applausi, agli ‘esperti‘ che continuano da mesi ad insultarmi dico solo: se siete più bravi sono contento per voi – sottolinea Stroppa -. Vi auguro tanta felicità e gioia nella vostra vita. Su una cosa però voglio essere chiaro: non mettete in dubbio la mia onestà, il mio onore, non permettetevi di infangare la mia persona.

Stroppa chiude quindi il suo post con una dura “stoccata” a Travaglio: “Non ho bisogno della sua stima – scrive – penso che il mondo sia molto più grande de ‘Il Fatto Quotidiano’ e non credo sia un caso se le mie ultime ricerche sono state pubblicate con il ‘Washington Post‘, ‘Associated Press‘, ‘Wall Street Journal‘ e non con il suo giornale. E le assicuro che non è un caso nemmeno il fatto che quando voglio capire di economia, tecnologia, cultura, geo politica non leggo il suo quotidiano (…) Caro direttore Travaglio la coscienza è quella cosa che quando siamo soli ci guarda e non possiamo nasconderci. Mi auguro che lei possa affrontarla a testa alta”.




Nuovo attacco terrorista in Spagna. Dopo Barcellona, nella notte scontro a fuoco a Cambrils, evitata una strage

BARCELLONA – Questa notte alle 2 un autovettura Audi A3 si è lanciata alla velocità di 120 km sulla folla. Un secondo gruppo di terroristi, soltanto 9 ore dopo l’ attentato alla Rambla nel centro di Barcellona, che ha causato 14 morti ed oltre 100 feriti ,  ha cercato di portare la morte anche nella località turistica di Cambrils della Costa Brava, 100 chilometri a sud di Barcellona nel pieno della stagione turistica. Sette persone sono rimaste ferite ed i 5 terroristi che indossavano cinture esplosive sono stati uccisi dalla polizia catalana, che dopo circa due ore ha effettuato delle esplosioni controllate nel club nautico, il luogo dove sono stati abbattuti i terroristi,  facendo esplodere senza danni a cose e persone delle cinture esplosive che gli aggressori portavano addosso.

L’intervento provvidenziale  e tempestivo della polizia catalana ha evitato un vero possibile massacro, considerato che la zona a quell’ora della notte è affollata da turisti nei bar con i tavolini all’aperto, gelaterie, ristoranti e negozi aperti sino a tardi . Dopo aver investito i passanti, l’Audi su cui viaggiavano i terroristi si è scontrata con un veicolo dei Mossos d’Esquadra,  ed è iniziata la sparatoria.  Un’agente donna Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma della Catalogna, è rimasta  gravemente ferita. Quattro dei cinque terroristi assalitori, sono morti sull’ istante, mentre uno che era stato preso ancora vivo, due ore più tardi è deceduto per le ferite riportate nel conflitto a fuoco con la Polizia.

Gli attacchi terroristici sono stati quindi tre: Barcellona,  Cambrils e un’esplosione avvenuta mercoledì a Alcanar, una località vicina a Tarragona, nella quale è rimasta uccisa una donna. Infatti, in realtà., quella che inizialmente era sembrata una banale fuga di gas, sarebbe stato invece un incidente causato dal materiale esplosivo per un attentato. A Cambrils è stato arrestato un cittadino di Ceuta legato all’ esplosione avvenuta all’alba di giovedì a Alcanar (Tarragona) esplosa. Gli inquirenti collegando gli episodi, ritengono che nel progetto originario, il furgone,  sarebbe dovuto esplodere. Ma l’incidente avvenuto all’interno dell’abitazione di Alcanar ha fatto attivare un “piano B“: quello del furgone lanciato nello slalom mortale sulle persone che affollavano la Ramblas di Barcellona.

La casa distrutta dall’esplosione ad Alcanar (Spagna)

Lo ha confermato il maggiore dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero al quotidiano catalano ‘El Periodico‘ , spiegando che nell’esplosione ad Alcanar un uomo era morto mentre maneggiava bombole di gas e un altro era rimasto ferito ed è stato arrestato. Secondo i vicini, nella casa abitavano due fratelli magrebini. Ad Alcanar, nel luogo dell’esplosione, sono state trovate almeno 20 bombole di gas.

L’uomo ferito è stato ricoverato nell’ospedale Virgen de la Cinta. Secondo El Periodico, tra le macerie della casa crollata sono stati trovati documenti che riletti ora consentono di stabilire il collegamento con la strage di Barcellona. I Mossos d’Esquadra hanno interrogato il ferito, originario dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco, ma l’uomo si è rifiutato di rispondere alle domande ed è stato arrestato.

Due italiani morti nell’attentato

La Farnesina ha reso noto alle 12 di questa mattina  che tra le 14 vittime dell’attentato ci sono due italiani, il cui decesso è  stato confermate al Ministero degli Esteri dalle Autorità spagnole.

Nell’attentato alla Rambla di ieri ha perso la vita un 35enne italiano Bruno Gulotta, residente a Legnano, in Lombardia, responsabile del marketing e delle vendite di Tom’s Hardware Italia, che era in vacanza nella città catalana con la moglie e i figli. Gulotta,  al momento dell’attacco si trovava sulla Rambla e sarebbe rimasto ucciso dal furgone killer che è piombato sulla folla provocando ben 13 morti . Nella notte  hanno lavorato diverse equipe di medici forensi per le autopsie e l’identificazione delle 13 vittime dell’attacco della Rambla, che questa mattina è stata riaperta al pubblico. Tra le vittime ci sono inoltre 3 tedeschi e un belga, e fra gli altri feriti vi sarebbero poi 26 cittadini francesi (11 dei quali in gravi condizioni) e 4 australiani; una donna australiana compare tra i “dispersi'”.

Secondo il quotidiano tedesco Spiegel Online, sono rimaste coinvolte nell’attentato alla Rambla di Barcellona persone provenienti da 18 nazioni: Francia, Paesi Bassi, Belgio, Italia, Irlanda, Grecia, Ungheria, Romania, Macedonia, Algeria, Argentina, Venezuela, Perù, Cuba, Australia e Cina.

Commosso il ricordo dei colleghi di Gulotta, che lavorava alla Tom’s Wardware. Sul sito dell’azienda informatica è stata pubblicato una foto del team, e un commento affidato al country manager di Tom’s Hardware per l’Italia, Roberto Buonanno, che ha confermato la terribile notizia scrivendo: “Il collega e amico Bruno Gulotta è stato travolto e ucciso da un infame terrorista nel cuore di Barcellona. Era lì in ferie, insieme con la sua compagna e con i due figli. Aveva postato su Facebook le tappe del suo percorso e tutto sembrava procedere come uno si aspetterebbe da un viaggio di vacanza. Una foto da Cannes, una dalle Ramblas di Barcellona. E poi quello che nessuno si aspetta: la morte di un giovane uomo, padre e compagno di vita della madre dei suoi figli” impegnandosi ad essere un sostegno per la compagna del suo collega, Martina, “che con la forza di una giovane mamma si troverà davanti prove che nessuno dovrebbe mai sostenere, il piccolo Alessandro, “che si prepara a iniziare le scuole elementari con la consapevolezza che la vita sua e della famiglia non sarà più la stessa“, e la piccolissima Aria, “che non ha negli occhi la scena tremenda ma che non conoscerà mai il suo papà“.

 

Conclude Buonanno: “Non so come farò a sopportare la vista della sua postazione di lavoro vuota in ufficio e penso a quanto mi mancherà questo compagno di vita e di carriera. E poi realizzo che è un pensiero egoista perché ora tutto quello che conta e che è importante è dare il massimo supporto alla famiglia, per la quale ci sarò e ci saremo sempre. Riposa in pace Bruno, ti ricorderemo per sempre. Siccome sei stato un maestro di vita, ti giuro che trarrò anche da questo tuo ultimo atto sulla terra una lezione profonda. E sarai sempre nei miei pensieri ogni volta che sentirò la necessità di una voce amica, come se fossi sempre a disposizione, come lo sei sempre stato, a ogni ora del giorno e in qualsiasi momento“.

La seconda vittima italiana si chiama Luca Russo. 

Si chiama Luca Russo la seconda vittima italiana dell’attentato di Barcellona. L’uomo, secondo quanto riferito dall’Agenzia Ansa, si trovava nella città catalana insieme alla sua ragazza, rimasta ferita ma non in gravi condizioni.

La seconda vittima italiana nell’attacco nella città catalana, veneto di Bassano del Grappa, aveva solo 25 anni. Laureato in ingegneria, era a Barcellona con la fidanzata .

Su Facebook le sue foto dove appare felice e  sorridente, e quell’ultimo post, di giugno: “Nasciamo senza portare nulla, moriamo senza portare via nulla. E in mezzo litighiamo per possedere qualcosa”. E’ stata sua sorella a pubblicare in Rete l’appello per cercare il fratello, che ha consentito il riconoscimento del povero ragazzo rimasto ucciso dalla follia jihadista.

Marta Scomazzon, la fidanzata bassanese di Luca Russo, si trova attualmente in un ospedale della città spagnola con un piede e un gomito fratturati secondo quanto riferiscono amici della famiglia. “Stavamo camminando assieme poi ci è venuto addosso il pulmino: io sono caduta e mi sono accorta che Luca non c’era più, non l’ho più visto da quel momento, il suo corpo è stato spazzato via” sono le dichiarazioni rese da Marta  a sua zia Lucia, raggiunta dai colleghi dell’ ANSA.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine , un atto dovuto d’ufficio, in relazione a quanto avvenuto ieri a Barcellona e che è costato la vita a 14 persone. Attentato con finalità di terrorismo il reato ipotizzato dai pm coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone.

E’ intanto in corso l’identificazione delle vittime della strage della Rambla. Fra i morti, riportano i media spagnoli, c’è anche una bambina di tre anni. Innocente.

Il responsabile dell’attacco alla Rambla

Sarebbe stato l’appena diciottenne Moussa Oukabir, ma tutti e due i fratelli erano da poco rientrati in Spagna dal Marocco. Secondo alcuni tweet provenienti dalla Spagna,  Moussa avrebbe pubblicato sul web minacce e istigazioni all’uccisione di infedeli da parte dei musulmani. Due anni fa scriveva sui social network: alla domanda «Che cosa faresti nel tuo primo giorno come re/regina del mondo?» rispondeva «Uccidere gli infedeli e lasciare (in vita, ndr) solo i musulmani che seguano la religione». A un’altra domanda, fa sapere El Indipendiente, che ha visionato la sua pagina Facebook poco prima del suo oscuramento disposto dalla Polizia spagnola , «Che cosa faresti a qualcuno che ti mente?», il 17enne rispondeva invece: «Ucciderli di notte con una pistola. Uno scherzo». Come luogo in cui non avrebbe mai voluto vivere, citava «Il Vaticano».

nella foto il latitante marocchino Moussa Oukabir

I due fratelli  Moussa e Driss Oukabir di origine marocchina,  forse un terzo uomo ancora in fuga. La cellula che ieri ha colpito a Barcellona aveva ancora qualche anomalia, dei vaghi contorni, ma un forte connotato maghrebino, lo stesso che caratterizza la rete jihadista in Spagna. Gli Oukabir sono originari di Aghbala, un cittadina sull’Atlante, con residenza a Ripoll, in Catalogna.

L’attacco dell’ Isis non è riuscito a replicare le dimensioni di Atocha ma era stato pianificato, organizzato, attuando le linee guida dei “manuali” online che contengono istruzioni su come affittare e usare furgoni per far strage , che erano pubblicate sul numero 9 del mensile Rumiyah, uscito tre mesi fa, nel quale si incitava a “accoltellare gli infedeli, tagliargli le gole, mozzargli le teste, schiacciarli sotto i camion, e bruciarli vivi finché non pagheranno la jizyah e non saranno umiliati”. La presenza di complici conferma che ci si trova davanti  non davanti a un “lupo solitario” ma al cospetto di una vera e propria cellula jihadista, la cui portata ed espansione è ancora ignota all’antiterrorismo spagnolo.

Finora la Spagna era stata risparmiata, ma non era per questo fuori dal mirino dell’Isis: infatti dal 2013 sono state smantellate almeno 40 cellule dormienti. Anche se non sono numerosi come i francesi, secondo il centro studi Cts Sentinel i “foreign fighters” spagnoli hanno cominciato a raggiungere la Siria già nel 2012, al ritmo di 30-40 all’anno.  In principio si uniscono ad Al-Nusra la branca siriana di Al-Qaeda, e poi la maggior parte di loro passa con l’Isis.

L’alta percentuale di soggetti provenienti da Ceuta e Melilla trova conferma nelle statistiche, elaborate dal Combating terrorism center, che riguardano i 178  jihadisti arrestati  fra il 2013 e il 2016 in Spagna: il 32 per cento di loro proviene dalle due enclave, il 20 per cento da Barcellona e dintorni. In questo campione di islamisti la componente maghrebina è elevata: il 42,7 per cento hanno nazionalità marocchina, contro il 41,5 di spagnoli, la metà sono immigrati di seconda generazione, il 40 per cento di prima generazione, il 10 per cento sono convertiti.

Nel maggio scorso è stata individuata in Spagna una “cellula di collegamento” composta da tre sospetti terroristi. Uno di loro è stato arrestato a Tangeri, gli altri due in Catalogna, tutti marocchini attivi nel reclutamento di giovani da inviare a combattere in Siria. Ieri sera non era ancora chiaro se Driss Oukabir sia realmente un componente della cellula di Barcellona o sia stato coinvolto dal fratello minore che ha usato i suoi documenti per affittare il furgone. Dall’analisi sinora effettuata dall’antiterrorismo spagnolo attraverso il suo  profilo Facebook emerge un personaggio confuso: si dà il nome di battaglia “Soprano” in onore della serie tv sulla Mafia, esalta la “Mafia del Maghreb”, pubblicamndo immagini e video sugli scontri fra israeliani e palestinesi e definisce lo stato “pietoso” in cui versa “l’arabismo”.

L’Isis ha però dato prova di poter attirare nella rete jihadista giovani “borderline”, al confine fra delinquenza ed estremismo, comeil tunisino naturalizzato francese Mohamed Lahouaiej Bouhlel  autore della strage di Nizza dello scorso 14 luglio . Il fatto che nella rivendicazione lo Stato islamico parli di “soldati del califfato” viene interpretato come un segnale in codice per indicare un legame organico. Mosul è persa, Raqqa quasi, ma l’ Isis può contare ancora su migliaia di combattenti europei e maghrebini con cui vuole colpire l’Europa ed estendere la propria guerra all’Occidente.

nella foto coperto da un telo il furgone usato per l’attentato di Barcellona portato via scortato dalla polizia

 

Due delle tre persone arrestate sospettate di avere contribuito all’attentato di Barcellona sono state catturate a Ripoll, una cittadina dei Pirenei in provincia di Girona, il terzo nel comune di Alcanar, vicino a Tarragona. A Ripoll sono finiti in manette ieri Driss Oukabir, di origine marocchina, fratello di Mousa, sospettato di essere il conducente de furgone della strage. Nella stessa cittadina è stato arrestato secondo i media locali un cittadino marocchino conoscente degli Oukabir. Diverse perquisizioni sono in corso a Ripoll. A Alcanar è finito in manette un uomo che era rimasto ferito nell’esplosione mercoledì notte di una casa, dove secondo gli inquirenti la cellula terroristica forse stava preparando ordigni artigianali.

 Sarebbero tre finora gli italiani feriti nell’attentato a Barcellona

Lo ha reso noto l’ambasciatore italiano  in Spagna, Stefano Sannino intervistato questa mattina dal programma radiofonico ‘Voci del Mattino’ (Rai Radio 1) .  “I tre feriti italiani – ha poi aggiunto telefonicamente  l’ambasciatore a Sky Tg24sono stati ricoverati in ospedali di Barcellona, ma due sono già stati dimessi e l’altro ha riportato fratture ma la sua condizione di salute non è grave nè complessa“. L’ambasciatore ha ricordato che “si sta lavorando in stretto contatto con le autorità catalane e la magistratura spagnola” e quanto alla presunta vittima italiana ha detto di “non poter dare alcuna informazione in quanto non abbiamo ancora conferma“. Conferma che purtroppo è arrivata in seguito.

Tre gli arrestati. Driss Oukabir “Soprano”, di origine marocchina, è stato arrestato dopo essersi presentato in un commissariato assicurando di aver subito un furto di documenti poi usati per noleggiare il furgone usato sulla Rambla: l’uomo ha precedenti per abusi sessuali; la terza persona è stata arrestata a Ripoll (Girona), è sospettata di essere legata ai due attentati. Nessuno degli arrestati era alla guida del furgone che ha fatto strage a Barcellona e quindi nessuno di essi è legato direttamente all’attentato. Ieri i sospetti sono caduti su Moussa Oukabir, fratello di Driss, 18 anni, marocchino, arrivato in Spagna da una settimana. Anche il suo profilo Facebook è stato messo offline.

Poliziotto eroe a Cambrils: ha ucciso 4 terroristi

Quattro dei cinque terroristi uccisi a Cambrils questa notte sono stati abbattuti da un solo poliziotto. Lo rivela La Avanguardia, spiegando che i quattro erano scesi dall’auto con cui erano arrivati nella passeggiata del porto e si sono scagliati contro la polizia brandendo machete, coltelli e asce. La dinamica dell’attacco a Cambrils è ancora tutta da definire. Non è chiaro se le persone coinvolte siano state ferite da armi bianche o dal veicolo o da entrambe. Secondo i media locali la donna morta era stata ferita con armi bianche

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Ore 12: un minuto di silenzio

Un minuto di silenzio è stato osservato oggi in Plaza de Catalunya per le vittime dell’attentato di Barcellona. A rendere omaggio il re Felipe VI, il premier Mariano Rajoy, il presidente catalano Carles Puigdemont e il sindaco Ada Colau. Erano presenti migliaia di persone. Dopo il minuto di silenzio la folla si è sciolta in un lungo applauso, fra grida di “No Tengo Miedo“,  cioè “Non ho paura”.  Appartengono a 34 nazionalità diverse le vittime e i feriti negli attacchi di Barcellona e Cambrils. I feriti sono 130, di cui 16 in condizioni critiche.

Nuova condanna del Papa

Papa Francesco ha condannato ancora una volta “la violenza cieca, offesa gravissima per il Creatore”, ed eleva le sue preghiere per le famiglie delle vittime. Così il telegramma di cordoglio per le vittime dell’attentato terroristico avvenuto a Barcellona, inviato a nome del Pontefice dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, al cardinale Juan José Omella y Omella, arcivescovo di Barcellona

Ministero dell’ Interno, attenzione altissima in Italia

“L’attenzione rimane altissima” in Italia , anche se “il livello della minaccia non cambia“. È quanto è emerso al termine della riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo convocata dopo i fatti di Barcellona dal ministro Marco Minniti questa mattina, appena conclusasi al Viminale  . Il ministro Marco Minniti, ha chiesto ai vertici  delle forze dell’ ordine e dell’ Aisi ed Aise (i servizi segreti italiani)  di “mantenere elevato il livello di vigilanza, rafforzando sul territorio le misure di sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio, nonché verso i luoghi che registrano particolare affluenza e aggregazione di persone”.

Mattarella: “I Terroristi non rimarranno impuniti”

A Barcellona, nel cuore d’Europa, uomini scellerati hanno colpito persone e famiglie prive di ogni colpa, unite solo dal desiderio e dal diritto di vivere serenamente”  – afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio ai familiari delle vittime – “I terroristi hanno lacerato una comunità di tante nazionalità, inerme, fatta di innocenti, donne, uomini, bambini. Hanno aggredito la vita e la convivenza. Il terrorismo di matrice islamista e i terroristi non rimarranno impuniti” che aggiunge  “Ai familiari di Bruno Gulotta e di Luca Russo rivolgo i sentimenti di vicinanza e solidarietà di tutto il popolo italiano, così come rivolgo un pensiero di cordoglio alla Spagna e a tutte le vittime, di qualunque nazionalità, di questa ennesima strage”.

 

(notizia in aggiornamento) 




Ballottaggi in tutt’ Italia. il M5S il grande sconfitto alle comunali. Ha votato il 60,71% degli elettori.

ROMA –  Pressochè concluse le operazioni di scrutinio del voto amministrativo nei due capoluoghi di provincia in Puglia. Si sono chiuse alle 23  di ieri sera le urne  nei 1.004 comuni chiamati al voto per rinnovare le amministrazioni. Alla chiusura dei seggi il dato di affluenza nazionale è stato del 60,71%, spicca la Puglia dove hanno votato  il 72% di questa tornata elettorale in cui erano 879.843 i pugliesi chiamati alle urne, e 54 i Comuni ad andare al voto,  fra i quali i capoluoghi di provincia di Lecce e Taranto, mentre la Basilicata è al 61% quindi in linea con il dato nazionale
Era stata del 19,36% l’affluenza alle elezioni comunali rilevata dal Viminale alle ore 12. Il dato riguarda i 1.004 Comuni dove sono chiamati alle urne oltre 9 milioni di elettori per il rinnovo delle amministrazioni locali. I seggi si chiuderanno questa sera alle ore 23. Per quanto non sia possibile un raffronto omogeneo sullo stesso numero di Comuni, la partecipazione appare in notevole crescita rispetto alle tornate amministrative più recenti, quando però si votava anche il lunedì. Domenica 26 maggio 2013 alle ore 12 aveva votato l’11,57% degli elettori, mentre domenica 6 maggio 2012 l’affluenza alla stessa ora era stata del 13,05%. Alle 19  è stata del 42,35% l’affluenza alle urne rilevata per le elezioni comunali in 849 centri chiamati al voto (il dato diffuso dal Viminale non tiene conto delle comunali in corso in Friuli Venezia Giulia e Sicilia). Nelle precedenti amministrative alle 19 la percentuale dei votanti si era attestata al 37,7%, ma si era votato in due giorni.
ELEZIONI PUGLIA. Lecce è stato il comune, tra i 25 capoluoghi di provincia interessati dal voto amministrativo, dove, in base ai dati registrati dal Viminale alle 12, si è recato alle urne il maggior numero di elettori. All’ultimo posto Palermo con il 15,16%, come riporta il sito del Comune, visto che i risultati per Sicilia e Friuli Venezia Giulia sono rilevati direttamente dalle amministrazioni. Bassa l’affluenza anche a Genova, dove ha votato il 16,10%. Gli altri capoluoghi di Regione con l’affluenza più alta sono Catanzaro, al 22,13%, e L’Aquila al 19,35%. Tra rimanenti 20 capoluoghi: Alessandria 18,74%, Asti 18,65%, Cuneo 16%, Como 17,96%, Lodi 22,87%, Monza 17%, Belluno 17,59%, Padova 22,20%, Verona 18,20%, Gorizia 20,85%, La Spezia 18,67, Parma 18,29%, Piacenza 21,09%, Lucca 15,03%, Pistoia 17,21%, Frosinone 21,87%, Rieti 20,76%, Taranto 17,51% , Trapani 17,6%, Oristano 21,55%.

AFFLUENZA ALLE URNE A TARANTO

Sindaco uscente: Ippazio Stefàno (Centrosinistra), eletto al ballottaggio il 06 maggio 2012 con il 69,7%
Consiglieri da eleggere : 32  Abitanti / Elettori  202.016 / 168.695
Il 6 maggio 201 2012 alle h. 12 della 1a giornata di voto gli elettori al seggio furono l’ 12,28. %
Nel 2017 alle h. 12 di oggi, unica giornata di voto gli elettori al seggio sono stati il 17,51 %, quindi in aumento
Il 6 maggio 201 2012 alle h. 19 della 1a giornata di voto gli elettori al seggio furano l’ 31,75 %
Nel 2017 alle h. 19 di oggi, unica giornata di voto, gli elettori al seggio sono stati il 38,27 % ,

Alle h. 23 di oggi, unica giornata di voto, il dato definitivo  degli elettori al seggio nel capoluogo jonico si è fermato al 58,52% (precedente 2012 : 62,44%);

Questo il dato definitivo dei votanti a Taranto e provincia

QUESTI I DATI NEL COMUNE DI TARANTO

Le elezioni amministrative nel Comune di Lecce

nella foto la sede del Comune di Lecce

LECCE. Più delineata il risultato nel capoluogo salentino, dove allorquando le sezioni scrutinate sono 39 su 102, il candidato in testa è del centrodestra, Mauro Giliberti, con  8111 voti e il 45,09% davanti a Carlo Maria Salvemini, del centrosinistra, con 2906 e il 29,48%. Terzo Alessandro Delli Noci, dell’Udc che ha riportato il 16,77%. Molto indietro il candidato del Movimento 5 Stelle Fabio Valente, con il 5,98%

Questo il voto amministrativo a Lecce e nella provincia salentina

QUESTI I DATI NEL COMUNE DI LECCE

(notizia in fase di aggiornamento)



Continua l’ondata di delinquenza a Taranto. Lo Stato dov’è ?

ROMA – Ancora un incendio doloso a Taranto, dove un incendio, quasi certamente di natura dolosa, ha distrutto nella scorsa notte alle 23:40 quattro auto in esposizione della società Pianeta Auto un rivendita di auto plurimarche, con sede in via Cesare Battisti 543, all’interno della quale, nel cortile si è sviluppato il rogo. Per spegnere le fiamme dell’autorivendita sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Ingenti i danni all’attività commerciale. La concessionaria è situata a pochi metri dalla sede dell’ ex-Corpo Forestale dello Stato (ora Carabinieri).

 Quanto avvenuto L’ennesima conferma di quanto sosteniamo da mesi e cioè che nella città di Taranto occorre un pugno di ferro per garantire la sicurezza con la dovuta prevenzione, sopratutto nelle ore notturne, dove la città diventa terra di nessuno. E dove la parola prevenzione non esiste.

E non è finita. Infatti giovedì nel primo pomeriggio è divampato un incendio di natura dolosa in Corso Piemonte negli uffici di un Caf Labor, riconducibile a Michele Patano, candidato al consiglio comunale con la Lista “Progetto in Comune” a sostegno di Baldassari Sindaco. Danneggiati i locali e bruciati una marea di documenti fiscali di molti cittadini sino  al provvidenziale intervento dei vigili del fuoco che sono riusciti a spegnere le fiamme.  Sul posto oltre ai pompieri, che hanno spento l’incendio evitando ulteriori danni, anche gli agenti della Polizia e della Digos le cui indagini è facilmente presumibile non porteranno a nulla. Dai primi accertamenti dei Vigili del Fuoco. risulta che il rinvenimento di una bottiglia di plastica che conteneva sicuramente benzina.

“Qualcuno” in Questura avrà ancora il coraggio di dire che Taranto è una città sicura ? Dopo l’incendio all’autovettura del nostro direttore e le minacce ricevute, gli incendi a strutture ricettive commerciali di proprietà di una candidata alle elezioni amministrative, le continue sparatorie in pieno centro, persino a pochi metri dalla Prefettura e dall’ adiacente commissariato Borgo della Polizia di Stato, le cui indagini si protraggono inutilmente da mesi, ancora una volta la città è nelle mani della criminalità che fa quello che vuole, sopratutto nelle ore notturne quando manca un sufficiente controllo e prevenzione.

nella foto il Viminale, sede del Ministero dell’ Interno

 C’è da auspicarsi che a questo punto che i parlamentari Tarantini si rivolgano al Ministero dell’ Interno affinchè intervenga e garantisca la sicurezza anche per i cittadini di Taranto che non sono figli di un Dio minore e che hanno diritto alla propria sicurezza.

 




Allarme attentati sulle nostre spiagge: ecco le zone a rischio in Puglia

Massima allerta del Viminale per l’allarme terrorismo islamico e massima attenzione per i porti, in particolare quelli di Bari , Brindisi, ed Ancona, considerati le porte in Europa per i terroristi che vengono dai Balcani. Massima allerta quindi anche nei luoghi di mare che si affacciano sull’Albania.

Da tempo, secondo quanto riporta il quotidiano romano il Messaggero, i nostri servizi segreti stanno tenendo d’occhio la situazione in queste zone: “La regione balcanica è nodale per il radicalismo di matrice islamica, soprattutto per l’ attivismo incessante di soggetti e di gruppi estremisti di orientamento salafita, sempre più coinvolti nel reclutamento e nel trasferimento di jihadisti in territorio siriano e iracheno. Quelli presenti in Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Serbia (area del Sangiaccato), sono particolarmente attivi , e ruotano attorno a leader per lo più di origine bosniace e di etnia albanese”.

“Specie in Kosovo – continua il Viminale – al di là dell’approccio radicale predicato da taluni imam, l’idea del jihad sembra prendere piede soprattutto piede soprattutto in alcune aree meridionali del Paese, dove il diffuso disagio socio-economico accentua la permeabilità, specie tra i più giovani, all’azione di proselitismo di impronta salafita”.

E sono di questi giorni un paio di segnalazioni arrivate dagli 007 inglesi, nelle quali si parla della costituzione di unità di fuoco marittime“, in particolare nel Maghreb. In pratica si parla della drammatica evoluzione dell’aggressione jihadista, che potrebbe anche tramutarsi in missione suicide schiantandosi contro mercantili o navi militari.

CdG vedette marina-militare

Adesso il Ministero dell’Interno si aspetta attacchi via mare esattamente come si comportavano negli anni Settanta e Ottanta i commando palestinesi contro Israele. La  Difesa ha rafforzato le misure di sicurezza nel Mar Mediterraneo armando “unità navali, team di protezione marittima, aerei, elicotteri e velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettrinica” per proteggere “le linee di comunicazione dei natanti commerciali e delle piattaforme off shore nazionali” e“sorvegliare le formazioni jihadiste”.

Dopo le stragi alla fabbrica di Saint-Quentin-Fallavier e sulla spiaggia di Sousse, il Viminale ha ulteriormente alzato il livello di allerta individuando ottantacinque possibili jihadisti, mettendo sotto controllo una decina di centro di preghiera radicalizzati e autorizzando un giro di vite sulle espulsioni. “Chi non ha diritto a stare in Italia, va rimpatriato – ha dichiarato ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano – accogliamo i profughi e facciamo tornare a casa chi non ne ha diritto”.