Emiliano e Melucci: similia cum similibus (cioè: “i simili con i simili”). E la magistratura indaga su entrambi

di Antonello de Gennaro

Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, è tornato ad essere “devoto” a Michele Emiliano   ritornando all’ovile della corrente del governatore in occasione della sua ricandidatura alla guida della Regione Puglia, nonostante sia stato proprio il governatore Emiliano, attraverso il lavoro dietro le quinte di Rocco De Franchi con il contributo di Michele Mazzarano e del sindaco di Laterza Gianfranco Lopane a sbarrargli la strada per l’elezione a presidente della Provincia di Taranto, competizione in cui Melucci venne letteralmente doppiato ed “asfaltato” da Giovanni Gugliotti, attuale sindaco di Castellaneta.

E’ bene ricordare che nel ballottaggio di due anni fa in occasione delle Elezioni Amministrative al Comune di Taranto Melucci, fu la quarta scelta del centrosinistra  come candidato sindaco,  e che senza il sostegno finale di Emiliano e Michele Pelillo (all’epoca deputato e leader del Pd jonico) non sarebbe mai stato eletto per una manciata di voti superando Stefania Baldassari candidata della società civile sostenuta dal centrodestra, che al primo turno aveva preso 5 mila voti in più dell’attuale sindaco.

La manifestazione di ieri nella città vecchia di Bari, con cui Emiliano ha annunciato la sua intenzione a candidarsi da falso “civico” a cui hanno partecipato i sindaci di Bari, Antonio Decaro, di Lecce, Carlo Salvemini , di Brindisi, Riccardo Rossi. quello di Taranto, Rinaldo Melucci,  con la  giunta regionale quasi al completo, incluso il consigliere regionale Salvatore Ruggeri indagato insieme ad  Emiliano nella recente inchiesta in corso della Procura di Foggia per corruzione, in realtà non è stato un atto di forza ma bensì un atto di arrogante paura.

Lo ha confermato una piazza ma non pienissima come alle precedenti elezioni. Strategicamente presenti molti direttori generali della sanità e dirigenti regionali, che evidentemente sono tutti “devoti” ad Emiliano per le loro cariche ricoperte,  qualche ex- parlamentare e qualche consigliere comunale.

Questa volta Emiliano annuncia la sua candidatura senza passare come di consueto dalle “primarie” del centrosinistra dove avrebbe trovato lo sbarramento del Partito Democratico a cui il Governatore non è più iscritto per salvarsi dagli strali del Csm e della procura Generale della Cassazione, dopo la precedente sanzione disciplinare subita a seguito dei due procedimenti riuniti a suo carico. Una candidatura che sembra forte ma in realtà è molto debole, non potendo contare sui “renziani” rappresentati in Puglia dal ministro Teresa Bellanova, nè tanto meno dal Pd compatto. Figuriamoci poi dal movimento La Giusta Causa guidata dall’avvocato Michele Laforgia, l’associazione che insieme a Sinistra Italiana e ad un’ala del Pd incalza pesantemente il governatore su tempi e modi delle primarie del centrosinistra.

Un nervo scoperto per Emiliano che alle critiche di Laforgia che non a caso ieri non era presente alla manifestazione politica del governatore pugliese, reagì così: “Se qualche studio legale ci vuole far perdere le elezioni, può anche farlo. Ma non sarà facile. Io mi batterò come so fare“. Aggiungendo: «”Mi pare che qui ci sia qualcuno che vuole farci perdere le elezioni. Se si candideranno alle primarie e le vinceranno, sarò pronto a dare una mano come feci con Vendola. Salvo che non si tratti di lobbisti mascherati che vogliono farci perdere”. Dichiarazione sopratutto quest’ultima che Emiliano ha dimenticato, confermando la sua nota arroganza decisionista che questa volta però rischia di lasciarlo a piedi.

Siamo grati a chi ci ha preceduto e un pò oggi mi manca. Io e Nichi Vendola non sempre siamo riusciti ad essere come dovevamo e io mi assumo tutte le responsabilità che mi competono, però se non ci fosse stato lui io non sarei qui. Una leadership politica e umana come quella di Nichi oggi mi manca. Se fosse qui oggi io sarei l’uomo più felice del mondo“. Ha detto ieri il presidente della Regione Puglia, “Mi manca Vendola, non quelli che si sono serviti di lui, che sono una cosa diversa, perché fingono di rappresentare una sinistra della quale non hanno mai fatto parte“.

Mentre Vendola tace e non commenta, ed altrettanto fa con stile e signorilità l’avvocato Michele Laforgia che per una manciata di voti sei mesi fa non è stato eletto in Parlamento, la reazione più pesante è arrivato dal Movimento 5 Stelle che è stato così attaccato frontalmente da Emiliano; “In Puglia, sia chiaro, con quelli che prima dicevano una cosa e poi ne fanno un’altra, noi la maggioranza almeno al primo turno non la faremo mai, se non ci chiedono scusa di tutte le cose che hanno detto contro di noi, per poi rimangiarsi tutto». Avevano detto che avrebbero spostato il Tap e noi siamo rimasti con il cerino in mano; avevano detto che avrebbero chiuso l’Ilva e non hanno avuto la forza di farlo e non vogliono neanche aiutarci a decarbonizzarla. Con gente così, – ha aggiunto Emilianoche non rimedita sulle fesserie che ha detto, al Governo non ci vado, e noi vinciamo le elezioni anche senza di loro. Li travolgeremo, travolgeremo le chiacchiere e le infamità che vanno raccontando“.

I consiglieri regionali del M5S non hanno fatto attendere l’ immediata replica a Emiliano che ieri ha detto che con i pentastellati “almeno al primo turno» non farà mai alleanze se non chiedono scusa di tutte le cose che hanno detto contro di noi, per poi rimangiarsi tutto”. Questo il duro commento del M5S pugliese:  “Non vogliamo avere niente a che fare con chi governa come ha fatto lui, cercando di raccattare consensi per mantenersi attaccato alla poltrona e distribuendo poltrone pur di aumentare il suo bacino elettorale. Ed è un no che vale per la campagna elettorale e per tutto quello che ci sarà dopo“.  “Emiliano ha provato a ‘comprarè anche noi – sottolinea il M5Sproponendoci tre assessorati in cambio del silenzio su tutti gli altri provvedimenti della Giunta. E siamo stati gli unici a rifiutare l’offerta e andare avanti”.

I grillini accusano Emiliano di aver avviato una “finta battaglia contro il gasdotto Tap solo su giornali e tv, limitandosi a chiederne lo spostamento a Brindisi, città letteralmente abbandonata dalla sua Giunta». ed aggiungono “Oggi avrebbe dovuto parlare del suo programma per la Puglia, ma su temi come sanità, consorzi di bonifica, Arif, PSR, fondi per la pesca persi, emergenza rifiuti neanche una parola. Fallimenti evidenti anche ai consiglieri di quella che dovrebbe essere la sua maggioranza, oggi quasi del tutto assenti. Neanche loro hanno avuto il coraggio di presenziare a questa farsa. Pertanto visti i fallimenti e gli scandali giudiziari della sua maggioranza, riteniamo che sia Emiliano a dover chiedere scusa ai pugliesi.

Una posizione questa molto difficile da ricomporre in ogni caso e sede, contrariamente a quanto incredibilmente avvenuto nella Regione Umbria dove il M5S che aveva causato la caduta della giunta di centrosinistra a guida del PD con l’arresto di alcuni esponenti che guidavano l’ente regionale umbro ed il locale Partito Democratico, si sono alleati in questa campagna elettorale in corso sostenendo una candidatura neutrale, per fermare l’ondata del centrodestra a trazione leghista. In Puglia sarebbe pressochè ridicolo e poco credibile sostenere e “spacciare” come “civica” la candidatura di Emiliano solo perchè non ha rinnovato la tessera del Nazareno.

Doriana Imbimbo

Una cosa è certa: se il sindaco di Taranto Melucci è tornato all’ovile di Emiliano, molto è dipeso anche dal ritorno al suo fianco della “pasionaria”, cioè della sua staffista del cuore Doriana Imbimbo  (attualmente sotto processo per “truffa” al Comune di Taranto) che da sempre è un’ “adepta” del governatore pugliese, grazie al quale ha sempre sbarcato il lunario, prima del fatale incontro con Melucci.

Chissà cosa penserebbe Emiliano se scoprisse che Melucci avrebbe impedito all’ Avvocatura comunale di Taranto di costituirsi parte civile arrivando addirittura a minacciare pesantemente gli avvocati del Comune di Taranto di trasferirli ed esternalizzare il servizio, circostanza che sembra abbastanza veritiera non essendosi costituito parte civile nel processo appena iniziato il “truffato” e cioè il Comune di Taranto,   ed a seguito di un esposto sono in corso i dovuti accertamenti della Magistratura .

Gli indagati potrebbero quindi aumentare nella coalizione di Michele Emiliano, che questa volta non potrà più dire dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura ed alla Procura Generale della Cassazione che “gli assessori ed amministratori comunali di sua fiducia non hanno mai avuto problemi con la giustizia“. Ed ora inizia anche  il processo con rito abbreviato di Michele Mazzarano.

E meno male che Emiliano si professa ancora un magistrato dalla parte della legalità….

 

 

 




Taranto. Detenuti al lavoro anche in Tribunale

ROMA – Sottoscritta  una convenzione a Taranto dalla presidente (facente funzione) del Tribunale, Anna De Simone, dal procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo e dalla direttrice della Casa Circondariale  Stefania Baldassari, che rientra nella visione delle attività di recupero dei detenuti che avranno la possibilità di venire impiegati in lavori utili in Tribunale ed in Procura.

Lo scopo che si vuole raggiungere  è quindi quello di far vivere ai detenuti una esperienza diversa rispetto alla detenzione carceraria, favorendo così il reinserimento nella società civile e nella legalità. Nasce da questo obbiettivo l’iniziativa concordata con la magistratura di sorveglianza, di stipulare una convenzione che consenta ai detenuti di prestare il proprio lavoro nell’ambito di interventi che riguardino anche gli uffici del Tribunale e della Procura jonica.

La convenzione punta a far vivere i due uffici non più come luoghi in cui viene unicamente amministrata la giustizia e comminata la pena, ma dove poter riparare al danno provocato alla collettività con la commissione di reati, attraverso lavori di pubblica utilità».  I firmatari, “in linea con la recente Riforma dell’Ordinamento penitenziario in materia di lavori di pubblica utilità hanno condiviso l’iniziativa, in sinergia con la magistratura di Sorveglianza e con gli enti territoriali, puntando a percorsi di riabilitazione e reinserimento che trovano nello svolgimento di attività lavorative a beneficio della collettività il loro punto cardine”  spiega in una nota proprio la dr.ssa Baldassari direttrice del carcere di Taranto .

 




Si parlerà anche di mafia al “Magna Grecia Awards”

TARANTO – L’ evento “Magna Grecia Awards” intende celebrare anche quest’anno  la cultura ed in particolar modo la bellezza della vita, legati al prestigioso riconoscimento, con un cartellone che prevede una serie di incontri  che si svolgeranno domani presso il  Salone di rappresentanza della Provincia (in via Anfiteatro)  con inizio alle 19,30.

Era il 1996 quando il regista e scrittore pugliese Fabio Salvatore, mosso dalla passione per ogni forma d’arte e culturale, decise di fondare, insieme al papà Franco, il Magna Grecia Awards, per valorizzare l’operato di uomini e donne, figli di nuove forme culturali e comunicative, contaminate dall’esaltazione e dalla fioritura di grandi intelletti segnati dagli ideali e valori della Magna Grecia, in una serie di riconoscimenti pensati e tributati in armoniche suggestioni, donate da chi ha ben saputo imprimere i percorsi storici, umani e professionali di questa “Grande Madre” , culla di cultura e di civiltà.

Fabio Salvatore e Maria Teresa Trenta

Il “Magna Grecia Awards” quest’anno si lega ad un’iniziativa di beneficenza in sostegno al progetto “Trenta ore per la vita” in favore dell’AISM. Il comitato  è coordinato da Maria Teresa Trenta affiancata da Roberta Ungaro, partecipe nel progetto e “testimonial” dell’attività benefica in quanto da diversi anni convive con la sclerosi multipla. La carità è il filo conduttore che lega il premio pluridecennale fondato dalla famiglia Salvatore allo Stabat Mater, associazione che già in passato ha collaborato alla realizzazione nel 2015 del MGA , rappresentato da Raffaele Vecchi, anch’egli presente nel comitato organizzatore di questo evento a Taranto. 

Nel primo dei tre eventi presenti nel cartello della manifestazione  si partirà dal libro “Un morto ogni tanto” (ed. Solferino) scritto dal giornalista siciliano Paolo Borrometi, che vive sotto scorta dei Carabinieri, il quale dialogherà di mafia, ma anche di legalità e giustizia insieme a Fabio Salvatore, al Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Bari, dr. Alessio Coccioli, al presidente della Camera Penale di Taranto, Avv. Egidio Albanese ed al dirigente del Ministero di Giustizia dr.ssa Stefania Baldassari attuale  direttrice della casa Circondariale di Taranto,

 




Un drone per portare droga e telefoni ai detenuti del carcere di Taranto

TARANTO – Il carcere tarantino è il carcere più affollato d’ Italia con circa 600 detenuti a fronte di non più di 300 posti regolamentari, e sopratutto molti problemi irrisolti, dove si riesce a fare entrare di tutto e di più.   Una situazione  carceraria in cui si contrappone la minor percentuale agente/detenuto della nazione  a cause secondo i sindacati  della irresponsabilità del vertici del DAP (Santi Consoli, Buffa, De Gregorio) che hanno deciso di diminuire l’organico dei poliziotti  dai 357 in servizio nel 2001 , diventati 340 nel  2013, per arrivare poi  ai 277 del 2017 (cioè ben 80 agenti in meno) che sono quelli attualmente in servizio .

L’ultimo escamotage è stato l’utilizzo di un drone telecomandatoche trasportava due microtelefoni cellulari completi di cavetto di ricarica usb e un quantitativo di droga,  ma per fortuna, prima di arrivare a destinazione, è andato a impigliarsi in alcuni cavi prima di sbattere contro un muro e cascare al suolo e consentendo all’unico agente della Polizia penitenziaria di servizio al piano,  che dovrebbe controllare 3 sezioni e circa 200 detenuti, di accorgersene e dare l’allarme. Tutto ciò  mentre nella zona limitrofa alla Casa Circondariale di Taranto venivano esplosi dei fragorosi fuochi d’artificio, molto probabilmente lanciati per distrarre l’attenzione dei secondini.

A rendere noto l’episodio sono stati i rappresentanti sindacali  dell’  Osapp e Sappe. Il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, afferma che “come sempre, in fatto di tecnologia, la criminalità organizzata è al passo con i tempi a differenza dell’Amministrazione Penitenziaria che per problemi di disorganizzazione e di disattenzione costringe la Polizia Penitenziaria a mantenere a livelli del secolo scorso sia le proprie dotazioni in ausilio del servizio sia il proprio bagaglio di aggiornamento professionale“.

Federico Pilagatti segretario generale Sappe, spiega che ha droga trasportata assieme ai telefonini dal drone era contenuta in alcuni wurstel e  diretta attraverso il drone telecomandato in una stanza del terzo piano del carcere. “L’ingegnoso piano  prevedeva anche il diversivo di fuochi artificiali fatti esplodere all’esterno del carcere, mentre il piccolo drone veniva guidato nel posto giusto, attraverso la fiammella di un accendino che il detenuto aveva acceso dalla finestra della propria cella“.

Chiaramente sulla vicenda la direzione del carcere di Taranto tace. La direttrice dr.ssa Stefania Baldassari evidentemente è troppo impegnata in vista delle imminenti Elezioni Provinciali di Taranto, dopo un’intensa attività di firme di accordi e convenzioni inutili che di fatto non hanno portato alcun miglioramento delle condizioni carcerarie di Taranto.

Infatti i sindacati hanno evidenziato nei giorni scorsi anche un’altra anomalia, o nel caso è più facile ironizzando definirla una “pazzia“. Infatti  Da quando hanno chiuso i manicomi criminali i pazzi vengono ristretti nelle carceri normali   e così anche Taranto insieme ad altre carceri della regione,  è  diventato anche un manicomio in cui molti  di detenuti con seri problemi psichiatrici, creano caos e difficoltà ai poliziotti ed alla restante popolazione detenuta.

Esiste in realtà una legge dello Stato che ha dirottato  tutte le incombenze  sanitarie inerenti i detenuti  all’ASL che,   dovrebbe gestire  24  ore al giorno questi detenuti ritenuti malati di mente, ma nei fatti non destina a loro che pochi minuti al giorno di specialisti psichiatrici.  Conseguentemente gli agenti della Penitenziaria di Taranto che già da soli devono gestire più sezioni detentive , finiscono per essere oggetto di minacce ed aggressioni da parte di questi pazzi , provocando loro  lesioni anche gravi.

Sono decine infatti i poliziotti che a Taranto hanno dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso dopo essere stati attaccati da questi pazzi  che non hanno nulla da perdere, senza dimenticare che qualche mese fa si sfiorò la tragedia  con uno di questi che,  fu fermato all’ultimo momento mentre cercava di colpire  alla gola  un educatore con un pezzo di vetro.

Il SAPPE a seguito di questa situazione si è rivolto alla Procura di Taranto chiedendo un intervento per verificare eventuali violazioni od omissioni  da parte dell’ASL di Taranto che non rispetta la legge sull’assistenza  dei malati psichiatrici , nonché verificare se il taglio drastico di organico operato dai dirigenti del DAP  e dal  Ministro Orlando,  non abbia messo a repentaglio la sicurezza dei poliziotti, dei detenuti ristretti, nonchè della cittadinanza di Taranto.




Gli “strani” affari passati e presenti del Sindaco di Taranto | 1a puntata

di Antonello de Gennaro

L’offerta tecnica presentata nella seconda fase non è risultata concretamente supportata da elementi e/o documenti comprovanti quanto nella stessa dichiarato. Il rilascio di una concessione senza garanzia di adeguata e vantaggiosa futura utilizzazione, soprattutto dal punto di vista pubblico, di tale parte della banchina (primi 500 metri dalla testata) potrebbe pregiudicare l’utilizzo proficuo del molo polisettoriale nel suo complesso, seppure frazionato tra più operatori” con queste severe parole nel novembre l’ Autorità Portuale di Taranto  guidato dal riconfermato (nonostante tutti i disastri gestionali) avvocato Sergio Prete,  deliberava l’esclusione del Consorzio Ulisse – formato da ISC Ionian Shipping Consortium, Tecnomec Engineering Srl e Taranto Iniziative Produttive Srl – nella gara per l’assegnazione di una parte della banchina del terminal container rimasta vuota dopo il ritiro della concessione a TCT Taranto Container Terminal e la relativa restituzione degli asset. Presidente dell’ ISC era Rinaldo Melucci, l’attuale sindaco di Taranto

Il progetto rigettato del Consorzio Ulisse intendeva impiantare una attività di logistica industriale con la movimentazione di componenti oil e gas, con la marginalità del traffico container, project cargo e general caro. Una proposta evidentemente giudicata debole, generica e con poche prospettive di successo dalla Commissione, che ha preferito lasciare un’infrastruttura così importante e decisiva per lo sviluppo del porto pugliese del tutto orfana di operatività, in attesa di una migliore offerente.

A quei tempi lo ISC Ionian Shipping Consortium era guidato dall’attuale Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che già dava segni di arroganza mediatica:   “I nostri legali stanno preparando il ricorso al TAR della Puglia e stanno valutando altre fattispecie” commentava a caldo Melucci che “blindava” la comunicazione, aggiungendo che “nessuno dei nostri associati risulta al momento autorizzato a rilasciare dichiarazioni. Nel merito posso solo evidenziare che la nostra proposta non ha alcun difetto tecnico e/o procedurale, mentre le motivazioni della Port Authority appaiono puramente e debolmente discrezionali, evidentemente rispondenti a qualche logica o interesse a noi sconosciuto”.

Dopodichè come noto a tutti Melucci si avventurò nella campagna elettorale a Sindaco di Taranto, venendo eletto a capo di una coalizione di centrosinistra guidata dal Partito Democratico, grazie ad una manciata di voti (meno di 1.000) sulla sua diretta concorrente Stefania Baldassari esponente di un raggruppamento di liste civiche (imbarazzanti) del centrodestra. A sostenerlo arrivarono i voti di altri candidati sindaci come Franco Sebastio e Piero Bitetti, mentre Floriana de Gennaro ritirò la sua candidatura a Sindaco aderendo sin dal 1° turno alla coalizione che sosteneva Melucci.

Melucci ha spesso ostentato la sua presunta imprenditorialità, anche se da un punto di vista operativo e societario, i risultati che si evincono dalla lettura ed analisi dei bilanci della Melucci Shipping srl (costituita nel 2015) e che ora ha cambiato denominazione in Meridian Shipping & Chartering srl,  evidenziano il contrario, con perdite di gestione e riduzione persino del proprio compenso di amministratore da 5.000 a 2.000 euro  al mese. Una società con appena 10mila euro di capitale sociale che, come si apprende dal certificato camerale, era controllata con il 52%  (5.200,00 euro) da Rinaldo Melucci, al 15%  (1.500 euro) dal padre Adolfo Melucci, al 5% ( 500 euro) da sua sorella Vera Melucci ed al 28 %  (2.800 euro) da Fulvio Carlini. 2 soli i dipendenti !

Fulvio Carlini

Qualcuno potrebbe chiedersi a Taranto chi è Fulvio Carlini. Ve lo sveliamo noi. E’ un broker savonese, titolare al 100% della società Multimarine Services con sede a Savona ed appena 8 dipendenti,  che è incappato alla fine del 2016 in una inchiesta del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova comandata dal Col. Maurizio Cintura, che hanno scoperto che il Carlini in realtà preferiva usare per i suoi affari una società inglese, la  Colne Valley Shipping  con appena 10 sterline di capitale sociale e sede in un negozio di ferramenta in un sobborgo di Londra. La sede fiscale “coincideva con l’abitazione di Gary Storrar” che fungeva da direttore della Colne Valley Shipping. “ma privo di autonomia professionale”, mentre il domicilio fiscale nello studio che aveva certificato il bilancio della medesima Colne. 

Parte dei contratti di nolo effettuati di fatto dall’agenzia marittima “Multimarine Service”  che pur avendo sedi tra Genova, Savona, Livorno e Udine, risulta avere solo 8 dipendenti venivano fatturati dalla “Colne Valley Shipping,fittiziamente localizzata – scrive il Tribunale di Genova – a Upminster

Come raccontava a suo tempo il quotidiano SEXOLO XIXa tradire il broker Fausto Carlini (in società con la famiglia Melucci)  sono state delle intercettazioni dalla quale è emerso che fosse lui in realtà ad impartire ordini alla società inglese che controllava, motivo per cui il pm Francesco Pinto della Procura di Genova ha chiesto ed ottenuto dal Gip Roberta Bossi del Tribunale di Genova un sequestro preventivo di 7 MILIONI DI EURO eseguito su conti in banche a Montecarlo (Principato di Monaco) dove il Carlini aveva trasferito la propria residenza, ipotizzando una pratica che nel linguaggio dei reati finanziari viene definita “esterovestizione” cioè la costituzione ad hoc di una società in un Paese a fiscalità vantaggiosa rispetto all’ Italia, che in realtà è una scatola vuota che funge da paravento ad una società che sede ed attività in Italia, Stato in cui le tasse sono più alte che nel Regno Unito.

Dai redditi 2015 emergono dati incongrui scrive il giudice per le indagini preliminari Roberta Bossi nel decreto di sequestro – rispetto alle operazioni commerciali fatturate dalla Multimarine. E la Colne ha omesso di comunicare al sistema informatico “Vies” gli scambi intracomunitari”. Aggiungendo ed evidenziando : «Le scarne risorse patrimoniali e di personale della “Colne Valley Shipping”, priva d’una struttura organizzativa, appaiono incompatibili con la tipologia di prestazioni contemplate nell’accordo stipulato con la “Multimarine Service“.

Ma le operazioni “borderline” di Carlini & co. non sono finite qui. E si intrecciano negli ultimi tempi con la famiglia dell’attuale sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e la Melucci Shipping con un valzer di quote, di intestazioni di quote a dir poco sospette, di decisioni politiche ambigue, per non dire sospette,  ed un pò troppo collegate ai propri affari.

La nostra inchiesta è appena partita…..

1a puntata | segue

 

 

 

 

 




Per la Procura di Taranto il diffamatore-stalker Salvatore Micelli va processato

di Antonello de Gennaro

Un anno fa circa il “faccendiere” Salvatore Micelli, noto alle forze dell’ordine ed alla magistratura tarantina per le ripetute truffe compiute, ci scriveva sul social network Facebook, chiedendoci l’ “amicizia” esaltando il nostro modo di fare giornalismo . Cosa che chiaramente non ottenne, conoscendone la “fama” di cui si circondava a Taranto e provincia.

Un anno dopo , e cioè nel giugno scorso ci siamo occupati giornalisticamente del Micelli e della Cooperativa Indaco, attraverso la quale il “faccendiere” frodando lo Stato finanziava la campagna elettorale di una lista civica (Progetto in Comune)   infarcita di suoi dipendenti, e persino legali, guidata dietro le quinte dall’ ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Taranto con il centrosinistra, Alfredo Spalluto, candidatosi due anni fa alle elezioni regionali con la coalizione del governatore Michele Emiliano.  Ma successivamente Spalluto ha cambiato idea e sponda politica ed ha virato a destra appoggiando la campagna elettorale a sindaco del direttore del carcere di Taranto Stefania Baldassari (estranea alle illegalità del Micelli). Inutilmente.

Sulla Cooperativa Indaco e Micelli abbiamo pubblicato di tutto e di più, documentando persino con un video come usava il bastone nei confronti dei poveri migranti assegnati al centro sociale gestito dal Micelli. A seguito dei nostri articoli, il Comando Generale dei Carabinieri dei NAS da Roma ha inviato nel capoluogo tarantino  dal Comando Interregionale di Napoli il capitano Marra  il quale  ha coordinato le ispezioni condotte dal NAS dei Carabinieri di Taranto, ed a seguito delle relazioni negative, il nuovo prefetto di Taranto dr. Cafagna , persona seria e risoluta, ha revocato il contratto fra la Cooperativa e la Prefettura chiudendo i “rubinetti” dello sperpero di denaro pubblico , spostando i migranti altre strutture sociali più idonee e serie, che rispettano le norme di legge.

Il Micelli, del quale abbiamo una documentazione che definire illegale e scabrosa è dir nulla, (altro che il caso del produttore cinematografico americano Henry Weinsetin…!) che abbiamo ricevuto da numerose fonti, ha avviato sui social network una reiterata  campagna diffamatoria nei miei confronti, sostenuto dai suoi “sodali”  e compagni di cordata politica, offendendo la memoria di mio padre e persino quella di mia madre, 78 anni disabile al 100%, sostenendo cose irripetibili di cui adesso dovrà rispondere in Tribunale.

de gennaro_sequestro preventivo micelli

Infatti lo scorso 8 novembre il pm Antonella De Luca della Procura di Taranto, dopo aver richiesto al gip dr. Caroli del Tribunale di Taranto l’oscuramento cautelare della pagina Facebook ) ha concluso le indagini a carico di  Salvatore Micelli e di un suo “sodale” tale Cristiano Guarino, un venditore di orologi di Grottaglie emigrato a Roma, ottenendolo ed in corso di esecuzione tramite rogatoria alla società americana,  imputando il Micelli ed il Guarino dei reati cui agli articoli 612 bis (stalking) e 595 (diffamazione) del Codice Penale, notificando ai sensi dell’art. 415 bis la richiesta di rinvio a giudizio dei due, decisione avvallata e controfirmata dal procuratore capo dr. Carlo Maria Capristo.

de gennaro micelli 415bis

Voglio informare sin d’ora i nostri lettori di Taranto, che mi costituirò parte civile nel prossimo processo a carico di Micelli e Guarino, devolvendo il risarcimento danni in favore della associazioni no-profit che aiutano e sostengono i bambini di Taranto ammalati di tumore (ho perso mio padre per la stessa malattia) e di un associazione no-profit di Roma che aiuta i cani abbandonati ed i canili gestiti con amore dai volontari.

I soldi di certe persone non mi interessano. Mi interessa solo che finalmente la Giustizia possa compiere il suo percorso senza permettere a certa gente di salvarsi nel corso dei tre gradi di giudizio soltanto  grazie alla prescrizione. E che la gente capisca chi sono realmente.

 

Ecco tutti i nostri articoli sul signor Micelli:

Liste civiche o trasformismo ed affarismo alla “tarantina” ? (leggi QUI)

ESCLUSIVA. I retroscena dell’ “affaire” migranti. Ecco come la Coperativa Indaco truffava la Prefettura di Taranto 

(leggi QUI)

“Progetto in Comune” ? La vita dei fratelli Micelli a spese del contribuente, truffe comprese … (leggi QUI)

La Prefettura di Taranto ordina la chiusura del centro di accoglienza immigrati “Galeso” gestito dalla Cooperativa Indaco 

(leggi QUI)

Ecco l’ordinanza della Prefettura. Chiuse tutte le strutture della cooperativa Indaco di Taranto di Salvatore Micelli 

(leggi QUI)

Il TAR Puglia conferma il decreto della Prefettura di Taranto che ha disposto la chiusura del Centro accoglienza migranti Galeso gestito dalla Cooperativa Indaco 

(leggi QUI)




Ecco l’ordinanza della Prefettura. Chiuse tutte le strutture della cooperativa Indaco di Taranto di Salvatore Micelli

ROMA Come il CORRIERE DEL GIORNO aveva anticipato in esclusiva, a seguito dell’ ispezione dei Carabinieri del NAS guidati dal capitano Marra, coadiuvati dal servizio ispettivo dell’ ASL di Taranto, il Prefetto di Taranto dr. Cafagna il 26 giugno scorso ha disposto con propria ordinanza la chiusura definitiva delle strutture di accoglienza per i migranti(anche se risulta difficile definirla tale)  gestita dalla Cooperativa Indaco gestita dal “faccendiere” Salvatore Micelli, ben noto insieme alla sorella-socia  Barbara alle forze dell’ ordine ed alla Procura di Taranto per i loro precedenti truffaldini.

Ecco il provvedimento dell’ ordinanza:

revova INDACO prefettura di taranto.compressed

La Cooperativa INDACO come abbiamo comprovato, nella nostra precedente inchiesta (vedi QUI) sottraeva alle casse sociali i fondi della Comunità Europea  destinati  attraverso la Prefettura per l’ assistenza dei migranti ospitati nelle strutture di accoglienza di Taranto, in via Cesare Battisti ed al quartiere Paolo VI , per destinarli persino alla recente campagna pubblicitaria elettorale per le elezioni amministrative di Taranto, dove il Micelli in accordo con un consigliere comunale uscente, Alfredo Spalluto, un politicante noto per i suoi cambi di “maglietta”, e non per la sua pressochè inesistente attività politica (punita dai suoi stessi elettori) , avevano messo in piedi una lista civica, che appoggiava la candidatura a sindaco dell’ex-direttore del Carcere di Taranto Stefania Baldassari.

nella foto il neo-consigliere comunale Stefania Baldassari (estranea alla vicenda) e Salvatore Micelli

Una lista civica che in realtà era praticamente l’elenco dei dipendenti, soci, e consulenti della Cooperativa Indaco, che è stata sonoramente bocciata dagli elettori. E meno male che la Baldassari sosteneva di essere “garante” della propria coalizione politica…

Nel frattempo il Micelli, sta cercando di trasferire le proprie attività dalla Puglia in Emilia Romagna, partecipando ai bandi di gara per l’accoglienza dei migranti indetti dalle prefetture emiliano-romagnole. E non sono un caso i frequenti contatti fra il Micelli ed un’altra conoscenza della magistratura: Fabrizio Pomes, il politicante-faccendiere dell’associazione mafiosa D’ Oronzo-De Vitis a cui il GICO della Guardia di Finanza e la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e ha confiscato ogni bene ed attività in quanto frutto di illecito arricchimento. Dei quali nei prossimi giorni vi riveleremo dei retroscena….

continua/2.

 




Rinaldo Melucci (PD) nuovo sindaco di Taranto. Vincono moderazione e voglia di cambiamento

ROMA – In ogni competizione elettorale che possa definirsi tale, il candidato sconfitto chiama l’avversario vincente per i propri auguri diplomatici. Questo è un consolidato protocollo di diplomazia, e se vogliamo anche di buone maniere che non sono proprie all’ormai ex-direttore del carcere di Taranto. Rinaldo Melucci è stato eletto sindaco, dai dati del Viminale, con il il 50,91%, mentre la sfidante Stefania Baldassari  si è fermata al 49,09%.

L’imprenditore marittimo raccoglie l’eredità di Ippazio Stefàno, primo cittadino della città pugliese per due mandati  consecutivi, eletto al ballottaggio il 06 maggio 2012 con il 69,7% . Alla Baldassarri non è bastato il miglior risultato (22,73% ) conquistato nel primo turno. Circa un migliaio i voti di differenza tra i candidati 26.913 pari al 50,91% delle preferenze per il neo-sindaco eletto, 25.955 per la sfidante del centrodestra. Da segnalare il calo dell’ affluenza al voto registrata al ballottaggio, che dal 58,51% del primo turno, è scesa al 32,87% , cioè due elettori su tre non hanno votato, ed i votanti rispetto al ballottaggio di 5 anni si sono dimezzati.

 

Il Comune di Taranto resta quindi al centrosinistra. A spoglio concluso, sono stati confermati i dati iniziali diffusi subito dopo la chiusura delle urne dal programma  “Porta a Porta” (RAIUNO) che avevano indicato la tendenza per Taranto dove il candidato del centrosinistra Rinaldo Melucci veniva dato in lieve vantaggio sulla candidata del centrodestra Stefania Baldassari. Gli exitpoll realizzati dall’Istituto Piepoli per il programma televisivo condotto da Bruno Vespa indicavano infatti  Melucci al 50,5% contro l’avversaria Baldassari ferma al 49,5%.

L’ormai ex direttrice della casa circondariale di Taranto, era sostenuta da ben otto liste capeggiate da Forza Italia, che per l’occasione ha trasformato il simbolo in Forza Taranto, e da Direzione Italia, il movimento  di Raffaele Fitto, che sostiene la candidata come Direzione Taranto. Il Partito Democratico invece presentava  l’imprenditore Rinaldo Melucci  insieme ad altre sei liste che aveva conquistato il ballottaggio del 25 giugno con 16.799 voti, pari al 17,92% degli elettori tarantini aventi diritto. Sulla sua candidatura sono confluiti anche gli appoggi di Psi, Centristi, il Campo progressista di Giuliano Pisapia e quattro liste civiche.

 

In tarda serata, nella centrale via Di Palma sono scoppiati dei tafferugli davanti al comitato elettorale di Stefania Baldassari dove un gruppo di suoi supporter capeggiato da Salvatore Micelli, faccendiere tarantino ben noto alle Forze dell’ Ordine ed  Autorità Giudiziaria , ha aggredito degli attivisti del PD che sfilavano pacificamente per le vie del centro per festeggiare l’elezione a sindaco di Melucci.  Sul posto è intervenuta  anche una Volante della Questura di Taranto che ha evitato il peggio . Sulla nostra pagina Facebook (vedi QUI) potrete vedere i video girati nel corso degli incidenti.

La candidata del centrodestra sicuramente con poca eleganza e diplomazia (che onestamente nessuno si aspettava da lei)  ha così commentato amaramente la sconfitta : “Non c’è un sindaco vincitore ma un candidato del Pd eletto con una manciata di voti in più”.  In America alle presidenziali George Bush vinse solo per un migliaio di voti, e lo sfidante Al Gore seppur sconfitto si congratulò col vincitore, ma in questo caso stiamo parlando di politici veri, di cavalli di razza, non di dilettanti allo sbaraglio. E l’ America conta leggermente di più del Comune di Taranto.

Nessuno evidentemente, ha spiegato alla Baldassari che un Governo può cadere anche per un solo voto, e che per quella che lei chiama “una manciata di voti”, cioè mille voti,  è molto di più dei voti mancanti  che l’anno scorso a Brindisi non hanno consentito al PD di  eleggere a sindaco l’imprenditore brindisino Nando Marino. E’ più o meno quanti voti ha preso al primo turno una delle sue liste civiche messa in piede da un noto truffatore che ha candidato parenti e dipendenti. Ma probabilmente un direttore del carcere che ha molto spesso a che fare con i delinquenti dietro alle sbarre nella sua attività professionale, non è riuscita a riconoscerne qualcuno a piede libero.

Il nuovo Consiglio Comunale di Taranto

Alla maggioranza sono stati assegnati  20 seggi così distribuiti sulla base dei risulti delle preferenze conquistate (indicate all’interno delle parentesi) dai singoli consiglieri:

Partito Democratico, 11 seggi: Lucio Lonoce  (1.796),Vincenzo di Gregorio (1.418), Gianni Azzaro (1.231), Massimiliano Stellato (1.128), Michele de Martino (589), Carmen Galluzzo (568), Mario Pulpo (490), Francesca Viggiano (346), Federica Sìmili (293), Cataldo Fuggetti (281), Gaetano Ble’ (259);

Taranto Bene Comune, 2 seggi:  Vittorio Mele (389), Gianni Cataldino (347)

PSI, 2 seggi :  Patrizia Mignolo (531),   Mimmo Festinante (351);

Per Taranto Diamoci del noi, 1 seggi:  Dante Capriulo (480);

Taranto Popolare Centristi, 1 seggio : Salvatore Brisci (613);

Che sia primavera, 1 seggio :  Emidio Albani (150);

La Scelta per Taranto, 1 seggio : Floriana de Gennaro (440);

Un seggio per il candidato sindaco (1° turno) Franco Sebastio

Un seggio per il candidato sindaco  (1° turno) Piero Bitetti

 

All’ opposizione sono stati assegnati, 12 seggi

Un seggio per il candidato sindaco sconfitto Stefania Baldassari

Forza Taranto, 2 seggi : Giampaolo Vietri (811) e Cosimo Ciraci (687) ;

Lista Baldassari, 1 seggio:  Marco Nilo (570);

Taranto nel cuore, 1 seggio:  Antonino (detto Tony) Cannone (792) ;

M5S, 1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Francesco Nevoli e Massimo Battista (965)

At6,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Mario Cito ed Antonella Cito (1.607)

Un seggio al candidato sindaco (1° turno) : Vincenzo Fornaro

 

N.B. A seguito della insufficiente percentuale dei voti alla coalizione, inferiore alla soglia di sbarramento, restano esclusi dal Consiglio Comunale. i candidati sindaco Massimo Brandimarte, Pino Lessa e Luigi Romandini .

Non rieletti molti candidati del precedente consiglio comunale, in particolare quelli che nonostante facessero parte della maggioranza di centrosinistra guidata dall’ex-sindaco Ippazio Stefàno, avevano deciso di candidarsi nella coalizione di centrodestra guidata dalla Baldassari, come Filippo Illiano, Giovanni Guttagliere, Alfredo Spalluto, (o di sostenerla come Cosimo Gigante). Bocciata dagli elettori anche l’ex assessore Gina Lupo candidatasi nelle liste di Bitetti.

Tutta gente che ha ripetutamente cambiato “casacca” nel corso della propria esperienza politica, venendo punita dall’elettorato che li ha “rottamati”.

 

 




Elezioni Amministrative Taranto 2017: analisi sul confronto tv Baldassari-Melucci

ROMA – Abbiamo assistito questa sera al faccia a faccia televisivo fra i candidati Rinaldo Melucci (centrosinistra) e Stefania Baldassari (centrodestra)  moderato molto sapientemente dal collega Walter Baldacconi direttore dell’emittente televisiva Studio 100 di Taranto. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che entrambi i candidati prima delle elezioni hanno avuto rapporti professionali ed economici con la società editrice del nostro giornale e con le società ad essa collegate, puntualmente fatturati, quindi abbiamo ascoltato ed osservato il confronto, in assoluta par condicio e neutralità che ci consente di essere assolutamente equidistanti da entrambi, non avendo ricevuto dagli stessi e dalle loro coalizioni neanche un centesimo di euro di pubblicità elettorale . Com’ è doveroso e giusto che sia.

Abbiamo anche monitorato i social network, e non solo le pagine Facebook di entrambi i candidati, ma anche i gruppi collegati al nostro giornale che ci consentono ogni giorno di recapitare ai membri dei vari gruppi di cui siamo gestori, amministratori, moderatori, che contano circa 180mila  contatti e notifiche di lettura per ogni articolo al giorno che pubblichiamo, e quindi abbiamo una panoramica che nessun’altro media in Puglia può contare. Fino a prova contraria.

Il dato finale che emerge è che questo primo confronto è stato vinto “mediaticamente” senz’alcun dubbio dal candidato del centro sinistra Rinaldo Melucci il quale ha dimostrato di essere molto più concreto, preciso e chiaro nell’esposizione del suo programma. mentre la rivale Stefania Baldassari ha dimostrato di non poter fare a meno di leggere gli appunti e le schede che aveva con se, a conferma di una modesta preparazione politica ed assoluta inesperienza dinnanzi alle telecamere, circostanza che era emersa più volte in precedenza.

La Baldassari ha sciorinato una lunga file di inesattezze  sostenendo che la sua lista civica “è stata la più suffragata” all’interno della sua coalizione, dimostrando in realtà di non conoscere neanche i numeri del risultato elettorale , o ancora peggio di non conoscere come funzioni il sistema elettorale .

Ma non è così come il nostro “check-facting” può dimostrare.

Infatti, la Lista Baldassari è stata superata dalla finta lista civica Forza Taranto, che in realtà era la lista di Forza Italia com e i colori del logo ed i candidati confermano facilmente . Basta infatti fare qualche ricerca in rete per reperire un articolo pubblicato il 9 marzo scorso dal  giornale QUOTIDIANO DI PUGLIA, che annunciava l’avvenuta raccolta di 115 firme per sostenere la candidatura a sindaco della direttrice della Casa circondariale di Taranto.

L’iniziativa è stata sostenuta dall’avvocato Enzo Sapia e dal dottor Vincenzo Scialpi  – scriveva il QUOTIDIANO il 9 marzo  – attraverso una «lettera di sostegno» a seguito “della recente “dichiarazione d’intenti” della dottoressa Stefania Baldassari comparsa sulla stampa con la quale affermava di essere disponibile a mettersi al servizio della sua città”. Scialpi e Sapia (entrambi candidati nella lista di Forza Italia – n.d.r. ) si fecero promotori, solo in «48 ore», di ricavare le firme per una “lettera aperta” di sostegno civico alla candidatura della direttrice, affinché cominci «immediatamente il suo percorso di impegno per “progettare” e “ricostruire” una realtà cittadina – scrivono i due – che attualmente ci vede agli ultimi posti in tutti le graduatorie riguardanti gli indici di vivibilità“.

Nella lettera inviata anche alla alla stampa, l’iniziativa veniva presentata comefortemente voluta nei mesi scorsi dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Michele Di Fonzo, che chiese un contributo alle associazioni, ai movimenti e ai cittadini per stilare un programma da suggerire al prossimo sindaco.  Non si riesce a capire quindi come possa fare oggi la Baldassari a sostenere che i partiti non contino nulla nella sua candidatura. La candidata del centrodestra, peraltro dimostra di non conoscere neanche i risultati elettorali (o finge).

da sinistra Angelo Lorusso (ex portaborse dell’ assessore regionale Nardoni – SEL Vendola) , il coordinatore provinciale di Forza Italia Michele Di Fonzo (con occhiali scusi) e l’on. Gianfranco Chiarelli (Direzione Italia-Fitto) accanto alla Baldassari. E questa sarebbe la coalizione dei cittadini …? Una lista civica …?

Infatti il 1° partito per consensi nella sua coalizione è stato proprio Forza Taranto (cioè Forza Italia ) che ha ricevuto 5.949 voti di preferenza (leggi QUI)   pari al 6,74 nella coalizione, superando la Lista Baldassari che ha raccolto  4.790 voti di preferenza (cioè 1.200 voti in meno di Forza Italia-Taranto) equivalenti ad appena il 5,42 %.  Infatti qualora la Baldassari dovesse perdere il ballottaggio con Melucci, la sua  Lista Baldassari, otterrebbe soltanto 1 seggio che andrebbe al più votato cioè   Marco Nilo (570 voti di preferenza),  mentre  Forza Taranto, conquisterebbe  2 seggi : Giampaolo Vietri (811) e Cosimo Ciraci (687). Quindi la candidata sindaca del centrodestra ha detto più di qualcosa di contrario al vero.

La guerra dei “nervi”

La Baldassari ha perso anche la “guerra dei nervi” davanti ad un cinico, chiaro, sereno e tranquillo Melucci, che le ha ricordato dinnanzi alle accuse mosse dall’avversaria nei confronti del PD (a cui notoriamente Melucci non è iscritto e tesserato n.d.a.) , che non pochi  consiglieri della maggioranza ed assessori della giunta di centrosinistra uscente guidata da Ippazio Stefàno, come Filippo Illiano , Giovanni Guttagliere, Alfredo Spalluto in realtà si sono ricandidati nella coalizione di centrodestra. Come non trova alcun riscontro la sua dichiarazioneper il mio programma abbiamo usato una piattaforma come i grillini”. Peccato che questa piattaforma nessuno l’abbia mai vista ! Ma esiste ? Chissà se in un prossimo confronto la Baldassari ce lo vorrà far vedere….

Così come di poco effetto le accuse nei confronti dell’ avversario Melucci, di presunte responsabilità  del PD nella gestione della vicenda ILVA con i vari decreti dei Governi che si sono succeduti, dimenticando che sono stati proprio quei decreti a salvare l’ occupazione di 14.000 dipendenti dell’ ILVA di Taranto più i 4.000 dell’indotto ed appalto. Per ironia della sorte proprio oggi è stato firmato al Ministero dello Sviluppo Economico l’accordo di cessione dello stabilimento siderurgico tarantino ad una cordata guidata (all’85%)  dal colosso Arcelor Mittal, multinazionale n° 1 al mondo per la produzione dell’acciaio.

Il dissesto finanziario di Taranto

Altra manifestazione di insicurezza e di arroganza, la rabbia manifestata dalla Baldassari quando le è stata  ricordata da Melucci la vicenda del dissesto finanziario del Comune di Taranto con un crack di oltre 900 milioni di euro, , guidata dalla Sindaca Rossana Di Bello (Forza Italia) , dimenticando, omettendo (o ignorando ?) che il Comune di Taranto, di fatto non è ancora uscito definitivamente dalla procedura di dissesto, e che nei primi 5 anni della successiva giunta di centrosinistra il Comune di Taranto guidato da Ippazio Stefàno non aveva i soldi neanche per pagare le bollette delle luce, grazie alla precedente malagestione Di Bello-Tucci, quindi a doppia firma Forza Italia-UdC .

Purtroppo il convegno“ll dissesto finanziario degli enti locali. Il caso del Comune di Taranto nel corso del quale la Baldassari avrebbe potuto informarsi meglio… si terrà  il  prossimo 27 giugno 2017, presso la Cittadella delle imprese  (Sala Resta) alla CCIAA di Taranto, esattamente  48ore dopo il ballottaggio.

La Baldassari ha sbagliato quindi i contenuti (probabilmente a causa della mancanza di uno staff adeguato a tal uopo) , i toni aggressivi ed in alcuni casi arroganti come quando ha detto “io sto raccontando la verità”, come se fosse il verbo o la Cassazione. Altro aspetto imbarazzante della Baldassari è il suo modo di argomentare. Si rivolge ai cittadini, parla di “insieme” ma dice sempre “io“. “Io ho fatto questo..“. “Io ho fatto quello…“. “Io dico la verità…“. “Io dirigo un carcere…“. Ciliegina sulla torta “non entro nei contenuti, ho raccontato ai cittadini come parlo io“…”io racconto la verità“.  Evidentemente alla Baldassari non hanno consigliato di usare qualche volta…la parola “noi“. Che “insieme” può essere ripetere sempre  “io ” ?

Melucci ha vinto perchè

Il candidato del centrosinistra ha prevalso in questo dibattito televisivo, dimostrando più “self-control”, più preparazione tecnica, le idee molto chiare ed un programma “tecnico” piuttosto che degli annunci ad effetto. Ha saputo non reagire alle continue provocazioni della Baldassari, che ama molto più la comunicazione gridata. Melucci ha ricordato che “i cittadini di Taranto non sono solo il 20% che ha votato per la Baldassari“, ma anche “tutti coloro che hanno il diritto di parola e di voto” .

Melucci ha saputo ricordare alla Baldassari che il PD è stato “il partito più votato e senza camuffare simboli di partito” ed il secondo Forza Italia sotto le mentite spoglie “civiche” di Forza Taranto, aggiungendo “non capisco che risultati elettorali le hanno fatto vedere !“, spiegandole in un passaggio sul Porto di Taranto, che l’ “Autorità Portuale dipende dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e non dal Comune di Taranto“, e parlando di turismo ha ricordato che il traffico passeggeri sinora arrivato in porto con le navi della Thomson , è “un’iniziativa privata e non del Comune”.

Melucci ha dimostrato secondo noi ma anche secondo le opinioni cicolanti in rete, di avere idee molto chiare sulla “squadra” da comporre, che “dovranno esprimete profili di competenza, e riprogrammare la Città di Taranto con managers di alto livello, come hanno fatto a Matera“. Incisiva la stoccata finale del candidato sindaco del centrosinistra. che auspica “la massima trasparenza sui fondi elettorali” sulla quale la  Baldassari non ha saputo neanche rispondere.

Il cattivo “gusto” dell’ editore di Studio 100

Abbiamo trovato in conclusione di cattivo gusto, stile ed opportunità, la messa in onda nelle pause del confronto televisivo, dello spot pubblicitario (quindi a pagamento) della Baldassari  . Una presenza controproducente e peraltro costosa., che genera qualche dubbio sulla provenienza dei fondi elettorali, come ha ricordato il candidato sindaco Rinaldo Melucci nel corso del dibattito. 

Ma in questo caso la colpa non è soltanto del committente pubblicitario (la Baldassari) ma di Gaspare Cardamone editore di Studio 100, emittente televisiva che si regge in piedi grazie esclusivamente al sacrificio dei giornalisti e lavoratori che non vengono pagati da mesi. Un editore e venditore pubblicitario che notoriamente non conosce la parola “etica“. Figuriamoci il buon gusto…




L’alternativa impossibile a Taranto

di Alessandro Leogrande

Al primo turno delle amministrative, dal «laboratorio Taranto» emerge una conferma del trend nazionale. Il Movimento Cinque Stelle, la cui partecipazione al ballottaggio era data quasi per certa, esce fortemente ridimensionato. Si dirà che tra elezioni amministrative e politiche c’è sempre uno iato. Tuttavia è evidente la flessione del movimento in città, rispetto alle precedenti tornate elettorali. Evidente la sua flessione, evidente la debolezza della retorica grillina sul caso Taranto (e non solo sul caso Ilva). Altrettanto evidente è la debolezza di quelle forze che hanno sostenuto la candidatura di Nevoli, appoggiando i Cinque Stelle.

Così come appare lampante l’insuccesso di Cito. Superare il 10% con la sola storica lista At6, e per di più candidando il figlio «al proprio posto», davanti a una tale frammentazione, è la prova di un radicamento reale in un settore stabile dell’elettorato. Tuttavia tale radicamento non si traduce più – e da tempo – in ampliamento elettorale.

Così, le due varianti demagogiche in salsa jonica, il protogrillismo e il grillismo, o – se preferite – il citismo originario e il citismo 2.0, non riescono ad andare al di là di una confusa opposizione. Alimentano la frammentazione politica, ma non costituiscono alcuna alternativa, almeno in questo frangente della storia della città.

Viceversa al ballottaggio ci andranno il centrodestra e il centrosinistra, ma il modo in cui ci arrivano deve far riflettere. L’area di centrodestra, coalizzata intorno alla figura di Stefania Baldassari, riesce ad arrivare prima. Ma le otto liste che sostengono il candidato sono liste civiche.

 Non c’è nella coalizione un solo simbolo di partito; i «politici» sono trasmigrati in cartelli anonimi.
Lo stesso avviene, in gran parte, per l’area del centrosinistra che ha sostenuto Rinaldo Melucci. A parte Pd e Psi, la coalizione è fatta di liste civiche. Così viene da pensare che il successo delle aree politiche tradizionali incorpori già al proprio interno la crisi di rappresentanza dei partiti, e debba ricorrere ad altro pur di arrivare al ballottaggio. Si dirà: è un fenomeno non nuovo nelle elezioni amministrative, specie a Taranto. Ma, ancora una volta, il trend nazionale rivela una specifica debolezza locale. Quello del centrodestra ufficiale: ancora tramortito dal crack finanziario dei tempi della giunta Di Bello. Quello della sinistra, che ha amministrato la città negli ultimi anni, venendo risucchiato nel gorgo della crisi dell’Ilva.
Il ballottaggio offrirà una ricomposizione (forse solo apparente) di questo quadro oltremodo frammentato, in cui solo un candidato ha superato, e di poco, il 20% dei consensi.

*editoriale tratto dal Corriere del Mezzogiorno




Taranto: ipotesi di Consiglio Comunale dopo il ballottaggio

ROMA – Dovrebbero essere questi, salvo complicazioni, ricorsi, rinunce, i nomi dei primi eletti al consiglio comunale di Taranto. Scattato il seggio per i candidati sindaco, in rigoroso ordine alfabetico,  Stefania Baldassari, Piero Bitetti,  Mario Cito, Vincenzo Fornaro, Rinaldo Melucci, Francesco Nevoli e Franco Sebastio. Il più suffragato eletto nel consiglio comunale di Taranto, come candidato consigliere, è l’ex vicesindaco Lucio Lonoce (PD) che ha ottenuto 1796 preferenze, al secondo posto nelle preferenze Antonella Cito (AT6) con 1.607 preferenze. In attesa dell’ esito del ballottaggio del prossimo 25 giugno , queste le due ipotesi di consiglio comunale.

Sindaco Stefania Baldassari

Alla maggioranza spetterebbero  20 seggi che verrebbero così distribuiti sulla base dei risulti delle preferenze conquistate (indicate nella parentesi) dai singoli consiglieri

Forza Taranto (Forza Italia) , 6 seggi: Giampaolo Vietri (811) , Cosimo Ciraci (687) , Adriano Tribbia (664) , Mimmo Lardiello (485), Nicola Catania (537), Giovanni Ungaro (412);

Lista Baldassari, 4 seggi: Marco Nilo (570), Barbara Panunzio (317), Mirella Casiello (272), Matteo Lonoce (319);

Taranto nel cuore, 4 seggi: Tony Cannone (792), Filippo Illiano (764), Gianfranco Infesta (656), Giovanni Guttagliere (354);

Progetto in Comune, 2 seggi: Alfredo Spalluto (545), Michele Patàno (446):

Direzione Taranto (Direzione Italia), 2 seggi: Aldo Renna (364), Gianluca Pellitta (317) ;

Taranto Rinasce, 1 seggio: Daniela Bottazzo (303) :

Ambiente e Lavoro, 1 seggio : Guglielmo de Feis (250);

All’ opposizione spetterebbero, 12 seggi

Partito Democratico, 3 seggi (più il seggio del candidato sindaco) quindi 4 seggi : Rinaldo Melucci, Lucio Lonoce (1.796), Vincenzo di Gregorio (1.418),  Gianni Azzaro (1.231) ;

At6, 1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Mario Cito ed Antonella Cito (1.607):

M5S,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Francesco Nevoli e Massimo Battista (965);

Mutavento,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Franco Sebastio e Carmen Casula.(319);

Taranto bene comune,  1 seggio al candidato sindaco: Piero Bitetti

Tarantorespira,  1 seggio al candidato sindaco: Vincenzo Fornaro

 

Sindaco Rinaldo Melucci


Alla maggioranza spetterebbero  20 seggi
che verrebbero così distribuiti sulla base dei risulti delle preferenze conquistate dai singoli consiglieri:

Partito Democratico, 13 seggi  : Lucio Lonoce (1.796),Vincenzo di Gregorio (1.418), Gianni Azzaro (1.231), Massimiliano Stellato (1.128), Michele de Martino (589), Carmen Galluzzo (568), Mario Pulpo (490), Francesca Viggiano (346), Federica Sìmili (293), Cataldo Fuggetti (281), Gaetano Ble’ (259),  Simona Scarpati (258), Emanuele di Todaro ( 257) ;

PSI, 2 seggi :  Patrizia Mignolo (531),   Mimmo Festinante (351);

Per Taranto Diamoci del noi, 2 seggi:  Dante Capriulo (480), Giovanni Guarino (260);

Taranto Popolare Centristi, 1 seggio : Salvatore Brisci (613);

Che sia primavera, 1 seggio :  Emidio Albani (150);

La Scelta per Taranto, 1 seggio, Floriana de Gennaro (440);

All’ opposizione spetterebbero, 12 seggi

Forza Taranto, 2 seggi : Giampaolo Vietri(811) e Cosimo Ciraci (687) ;

Lista Baldassari, 1 seggio:  Marco Nilo (570);

Taranto nel cuore, 1 seggio:  Tony Cannone (792) ;

Un seggio per il candidato sindaco Stefania Baldassari

M5S, 1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Francesco Nevoli e Massimo Battista (965)

At6,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Mario Cito ed Antonella Cito (1.607) 

Un seggio per il candidato sindaco Franco Sebastio

Un seggio per il candidato sindaco  Piero Bitetti

Un seggio al candidato sindaco: Vincenzo Fornaro

A seguito della insufficiente percentuale dei voti alla coalizione, inferiore alla soglia di sbarramento, resterebbero esclusi dal Consiglio Comunale. i candidati sindaco Massimo Brandimarte, Pino Lessa e Luigi Romandini . 

 




Centrodestra e centrosinistra faccia a faccia a Taranto, Genova, Verona e Catanzaro

ROMA – Dopo tanto parlare di un’ Italia divisa per tre blocchi, improvvisamente si ritorna al passato del bipolarismo: il centrosinistra che se la gioca contro il centrodestra, mentre il Movimento Cinque Stelle ancora una volta ha sbagliato le candidature a sindaco ed i “grillini”  restano tutti a casa a fare gli spettatori. Il Movimento di Grillo e Casaleggio Associati infatti è rimasto escluso dai ballottaggi di tutte le maggiori città. Nei 21 capoluoghi di provincia e 4 capoluoghi di regione si andrà prevalentemente al ballottaggio il prossimo 25 giugno.

Il quadro è abbastanza chiaro. Nelle grandi città il M5S non raggiunge mai il ballottaggio. In alcuni casi non arriva neanche terzo o quarto. A Taranto, la città dell’Ilva, e delle contestazioni ambientalistiche, i “grillini” non hanno convinto i cittadini probabilmente anche a causa delle fratture interne al movimento “spaccato” in quattro anime. A Genova e a Palermo si è celebrato invece il suicidio “perfetto” con  il fallimento del Movimento 5 Stelle con istinti autodistruttivi, incapace di radicarsi con una classe dirigente locale, preda di lotte tribali interne, tra candidati e capicorrente che si combattono a colpi di veleni e dossier. Genova, la città di Beppe Grillo ha partorito la diaspora fra tre candidati di matrice grillina, diventando la città del “golpe” online, contro il quale si sono infranti i sogni dei molti che credevano nella democrazia diretta sul web spazzata via dalla decisione di Grillo di sostituire Marika Cassimatis, la legittima vincitrice delle primarie online, con Luca Pirondini, incapace di raccogliere nel capoluogo ligure i consensi necessari.

A Palermo lo scandalo delle firme false, diventato un’inchiesta della Magistratura, fra tre deputati di primo piano “indagati” e le guerre interne tra “bande” contrapposte, è culminato nel gioco autolesionistico degli audio rubati per indebolire il candidato Ugo Forello. Ma lo schiaffo più pesante per Grillo e Casaleggio  arriva da Parma dove Pizzarotti, lasciando Grillo ed il M5S  al loro destino, con un movimento “cucito” sulla sua amministrazione comunale uscente ha ridotto il M5S a numeri da “partitino” irrilevante, tra 2 e 4%.

Lecce e Taranto . Nelle due città capoluogo di provincia della Puglia, Lecce e Taranto, dove si votava per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale, sembrano ormai delineati due ballottaggi. Più definito il quadro nella città salentina, dove, quando le sezioni scrutinate sono 39 su 102, in testa è il candidato del centrodestra, Mauro Giliberti, con 8111 voti e il 45,85% piazzatosi davanti a Carlo Maria Salvemini, candidato sindaco del del centrosinistra, con 2906 e il 28,64%. Al terzo posto Alessandro Delli Noci, dell’Udc che ha riportato il 16,77%. Staccato , il candidato del Movimento 5 Stelle Fabio Valente con il 5,98%.

A Taranto sono 129 su 191 i seggi nei quali le operazioni di scrutinio si sono completate. Il quadro presenta ancora margini di incertezza visto anche il numero di candidati alla massima carica cittadina. In testa la candidata Stefania Baldassari sostenuta dalle liste del centrodestra (Forza Italia e Direzione Italia)  camuffate da “civiche” che ha ottenuto finora 13.837 voti e una percentuale del 22.28%. Un dato che andando avanti con lo spoglio delle schede delle sezioni dei quartieri più popolati, durante il corso dello spoglio scende progressivamente.

La tallona Rinaldo Melucci il candidato  sindaco del Pd,  ed altre liste civiche di centrosinistra , il quale finora ha riportato 11.296 consensi per una percentuale del 18,19%. Molto indietro Mario Cito della lista civica At6, con il 12,25% e 7.609 preferenze, mentre  Francesco Nevoli del Movimento 5 Stelle con 7.743 voti ed il 12,09% raggiunge un risultato pressochè inutile ed ininfluente .

Orlando vince a Palermo e annuncia la festa   . Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che veleggia verso la riconferma con il 44/45 per cento di consensi, ha annunciato nella notte una “grande festa di piazza per ringraziare tutti” per questa sera alle ore 20 in piazza Bellini, la piazza accanto a Palazzo delle Aquile. “L’avremmo voluta fare in piazza Pretoria – dice – ma ci sono i lavori alla fontana e quindi abbiamo deciso di farla nella piazza accanto”.

Spoglio a rilento a Catanzaro  dove non è ancora terminato confermano ma è confermato il ballottaggio tra i candidati di centrodestra e centrosinistra, Sergio Abramo – sindaco uscente – e Vincenzo Ciconte. Il primo è al 38,74% dei voti scrutinati, mentre Ciconte, consigliere regionale, primario di cardiologia e presidente dell’Ordine provinciale dei medici, è al 30,90%. Il docente universitario Nicola Fiorita, a capo di un raggruppamento di liste civiche tra le quali Cambiavento, da lui fondata, è al 24,62%, mentre la candidata grillina Bianca Laura Granato non va oltre il 5,74%.

nella foto Federico Pizzarotti

A Parma  il sindaco uscente Federico Pizzarotti è in testa e va al ballottaggio con Paolo Scarpa il candidato sindaco del centrosinistra con . Secondo i dati definitivi del Viminale, l’ex Cinquestelle Pizzarotti è in testa con il 34,78%, tallonato da Paolo Scarpa con il 32,73% (Pd e liste civiche) mentre la candidata di centrodestra Laura Cavandoli è al 19,27% e solo al 3,18% Daniele Ghirarduzzi (M5S).

Ballottaggio anche a Genova   dove è il candidato di centrodestra Marco Bucci a guidare il risultato elettorale: con lo scrutinio quasi finito, 643 sezioni completate su 653 totali, l’aspirante sindaco sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, DI e lista civica è al 38,70, contro il 33,42% di Gianni Crivello, sostenuto da Pd, A sinistra e due liste civiche. Sono loro due quindi i candidati che vanno al ballottaggio.

Testa a testa a Verona  dove il  ballottaggio sarà tra il candidato del centrodestra Federico Sboarina (centrodestra) e Patrizia Bisinella (Fare! e civiche). Secondo i dati definitivi del Viminale, il primo è in testa per la sfida a sindaco con il 29,26% mentre la Bisinella compagna di Flavio Tosi (il sindaco uscente n.d.r. ) è al 23,54%. Resta fuori la candidata Pd Orietta Salemi con il 22,48%.

Centrosinistra in vantaggio anche a L’Aquila uno dei 4 capoluoghi di regione dove si è tornati al voto per il rinnovo di sindaco e Consiglio comunale, si profila il ballottaggio tra centrosinistra e centrodesta, con il primo schieramento nettamente in vantaggio. Infatti, al momento, su 49 sezioni scrutinate su 81 – i dati sono dell’ufficio elettorale del Comune – Americo Di Benedetto del centrosinistra è al 47,63%. Pierluigi Biondi del centrodestra al 35,01%. Fabrizio Righetti, del M5S, è al 4,67%.

I pentastellati vanno “in finale” solo a Carrara, Guidonia e Acqui Terme. Bruciante la “perdita” del Comune di Mira, nel Veneto, uno dei primi comuni conquistati dal M5S nel 2012. Nel complesso, secondo i dati di YouTrend, il Movimento è al ballottaggio solo in otto comuni su 140 sopra i 15mila abitanti.

Per quanto riguarda la sconfitta elettorale del M5S alle amministrative  In primis la colpa va all’incapacità di amministrare la Capitale manifestata da Virginia Raggi a Roma ed alla strage mancata a Torino con la sindaca Chiara Appendino svanita per ore e ore mentre i feriti affollavano gli ospedali. Le due gentili “grilline” che, un anno fa esatto, erano i fiori all’occhiello del Movimento Cinque Stelle, oggi sono diventate due delle zavorre che lo affondano.

La sconfitta grillina è cocente, e senz’altro porterà forti scossoni al proprio interno, sopratutto quando la prima a finire nell’occhio del ciclone sarà Virginia Raggi, sulla quale ricadono pesanti responsabilità che potrebbero portarla ad  imminenti rinvii a giudizio per le vicende legate ai suoi due più stretti collaboratori  Raffaele Marra e Salvatore Romeo. Ma anche il “capocomico”Beppe Grillo e la sua arroganza dittatoriale a Genova hanno la loro pesante dose di colpevolezza e responsabilità in questa  colossale batosta elettorale. Le piazze semivuote dei comizi, dove i portavoce dell’ex-direttorio  e lo stesso Grillo,  si sono spesi di fronte a un manipolo di fedelissimi erano un’avvisaglia già inquietante per chi, fino a poco tempo fa, invece le piazze le riempiva.

Forse non avevano torto i giornalisti quando a Roma scrivevano e raccontavano documentavano decisioni ed errori della nuova giunta Raggi eletta al grido di “onestà, onestà“. Non avevano torto neanche i giornalisti che raccontavano le manovre dietro le quinte e le scelte imposte dal “capo comico”  in città importanti e cruciali come Genova o i giornali che evidenziavano la buona amministrazione del Comune di Parma con il sindaco estromesso per troppa autonomia. Perché alla fine la stampa quando fa bene il proprio lavoro è utile anche alla politica, se questa ha ancora capacità di autocritica ed intelligenza di ascoltare.

I 5 stelle così come non pochi partiti si sono sottratti con arroganza alle critiche. Ed il risultato  di questa notte delle urne ha messo in luce tutti gli errori. Il radicamento, la presenza sul territorio misura la qualità di un movimento o di un partito e dovrebbe diventare l’interfaccia costante dei vertici  politici così come dei semplici e militanti. Dovrebbe. Siete d’accordo ?




Paradosso Taranto: tra gli aspiranti sindaco l’Ilva rimane un tabù

di Paolo Baroni*

L’Ilva è grande una volta e mezzo la città di Taranto. È naturale che la sovrasti in tutto, che la fagociti. Il paradosso è che mentre la città rischia di affondare trascinata dalla crisi del suo siderurgico il tema in città è quasi tabù. Solo l’annuncio di una nuova ondata di esuberi fuori misura legati all’imminente passaggio di proprietà, 5-6 mila licenziati di qui al prossimo anno, ha smosso le acque. Si è fatto sentire il sindaco uscente, Ippazio “Ezio” Stéfano, che ha rivendicato il coinvolgimento della città nella trattativa per la cessione – un vero paradosso se si considera che tutti lo indicano come il campione dell’immobilità – e ha preso posizione qualcuno dei candidati che puntano a subentrargli alla guida di Palazzo di Città.

 Da anni e oggi ancora di più, con l’economia in caduta libera, centinaia di negozi e case sfitte o in vendita a prezzi da saldo e appena 3 persone su 10 che lavorano (mentre le altre vivono di sussidi pubblici ed espedienti), l’Ilva a Taranto è «La Questione». Eppure sino a ieri nei comizi elettorali come nelle interviste tv, pochi ne parlavano esplicitamente. «Molti si nascondono», spiega il candidato del centrosinistra Rinaldo Melucci. Troppo facile cavalcare una questione ambientale ma anche troppo rischioso immaginare di attaccare in qualche modo gli operai che comunque rappresentano pur sempre un bel pacchetto di voti. Anche il M5S un poco svicola. Il problema ambientale, complice l’alleanza col movimento “Liberi e pensanti” di derivazione Fiom, è solo il decimo punto del programma del loro candidato, Francesco Nevoli, avvocato di professione e figlio dell’assessore al Bilancio che nel 2006 portò il Comune al dissesto. Che oltre ad evocare l’esigenza di un accordo di programma per far pesare la città nelle scelte future, e a proporre un irrealizzabile grande piano di «riconversione economica» del territorio, non va.

Il Pd? Ha sposato la linea Emiliano della de-carbonizzazione, altro progetto lunare stante l’attuale indisponibilità di gas, ma lo affiancano a proposte più concrete nel campo del turismo e dell’agroindustria. Il centrodestra? Non pervenuto. La sua candidata Stefania Baldassari, direttrice in aspettativa del carcere cittadino, il più delle volte si sottrae al confronto come è capitato l’altro giorno con Confindustria. Spiega il presidente degli imprenditori tarantini Vincenzo Cesareo: «Purtroppo c’è molto pressappochismo: c’è tanta gente che parla per sentito dire e c’è poca conoscenza dei problemi. Anche se siamo in campagna elettorale questa vicenda non si può liquidare con una battuta dicendo solo “chiudiamo le fonti inquinanti”, oppure “mettiamo gli operai a fare le bonifiche”». «Se siamo arrivati a questo punto – denuncia a sua volta il segretario della Fim Cisl Valerio D’Alòè soprattutto a causa dell’assenza della politica locale».

A pochi giorni dal voto il quadro politico (e sociale) di Taranto si presenta frantumato come non mai: 10 aspiranti sindaci, 37 liste, oltre 1400 candidati. A contendersi il voto di protesta saranno i 5 Stelle e la Lega d’azione dell’ex sindaco Cito, che da pluri-condannato ricandida il figlio Mario. Il centrosinistra sulla carta potrebbe contare un ampio consenso ma si presenta diviso in ben quattro schieramenti. Il candidato di Pd, Psi e Alternativa popolare è Rinaldo Melucci, giovane presidente di un consorzio portuale.

Emiliano, suo grande sponsor lo ha indicato come futuro «sindaco sarto», chiamato insomma a «unire e a invertire il processo di confusione e di scomposizione che si è sviluppato in questi anni». Di certo Melucci non avrà vita facile perché se la dovrà vedere innanzitutto col presidente uscente del consiglio comunale, Pietro Bitetti (ex Pd ora Progetto Taranto), appoggiato dietro le quinte dal vecchio dominus cittadino Claudio Signorile e dal suo quotidiano Taranto BuonaSera. Quindi col prediletto del sindaco uscente, il giudice di sorveglianza Massimo Brandimarte (Sviluppo Democrazia Solidarietà), volto noto di “Forum“, con l’ex procuratore Franco Sebastio (lista civica MutaVento) e con l’allevatore Vincenzo Fornaro candidato di Verdi, Civati e De Magistris.

Possibile esito del voto dell’11 giugno? I sondaggi disegnano una gara a quattro, con Nevoli e Cito destinati a rubarsi i voti a vicenda, ma col candidato del M5S accreditato di un 18-20% davanti a Baldassari, e a Melucci e Bitetti. Quest’ultima competizione rischia di favorire per il ballottaggio la candidata del centro-destra che, assieme a Sebastio e Brandimarte, compone una singolare «filiera della giustizia». Melucci è convinto che i 5stelle siano sopravvalutati e che alla fine la partita tra centrosinistra e centrodestra.

In realtà tutti dovranno fare i conti con un terzo incomodo, l’astensionismo, che a Taranto viaggia ben oltre il 40 per cento.

*giornalista ed inviato del quotidiano LA STAMPA

 




“Taranto Mani Pulite”: aderisce anche la candidata sindaco Stefania Baldassari

ROMA – Questa mattina facendo seguito a quanto aveva preannunciato telefonicamente anche la dr.ssa Stefania Baldassari candidata sindaco, appoggiata dai partiti del centrodestra, ci ha inviato la sua documentazione (peraltro in gran parte pubblica) che siamo ben lieti di pubblicare.  La Baldassari ci ha fornito non soltanto la certificazione relativa ai compensi previsti dal Ministero di Giustizia, ma anche  la sua dichiarazione dei redditi completa come hanno fatto gli altri candidati che hanno aderito alla nostra campagna di trasparenza.

Ecco il CURRICULUM ed i REDDITI  PUBBLICI ( documentati dal Ministero di Giustizia)  di Stefania Baldassari

cv_BaldassariStefania (1) (1)

Ecco la DICHIARAZIONE DEI REDDITI di Stefania Baldassari:

Dich_redditi_Baldassari

Ecco il  CERTIFICATO GENERALE del Casellario Giudiziale ed i CARICHI PENDENTI diStefania Baldassari:

Certificati Baldassari Stefania

 

Per aderire alla nostra campagna

inviare la propria documentazione a: ilcorrieredelgiorno@gmail.com




Elezioni Taranto 2017: depositate le liste.

ROMA – È scaduto questa mattina a mezzogiorno il termine ultimo previsto dalla Legge per il deposito delle liste elettorali, per le prossime elezioni amministrative dell’ 11 giugno per il rinnovo del consiglio comunale. Sono scesi a 10 i “candidati” alla poltrona di sindaco : Stefania Baldassari, Piero Bitetti, Massimo Brandimarte, Mario Cito, Vincenzo Fornaro, Pino Lessa, Rinaldo Melucci, Francesco Nevoli, Luigi Romandini, Franco Sebastio.

Migliaia i candidati che concorrono come consigliere comunale, fra i quali numerosi quelli che in realtà cercano solo uno stipendio “sicuro” da consigliere comunale per prossimi 5 anni.

Stefania Baldassari,  8 liste a sostegno: “Lista Baldassari”, Taranto nel cuore”, “Forza Taranto”, “Ambiente e lavoro”, “Progetto in Comune”, “Direzione Taranto”, “Taranto Rinasce”, “Iniziativa Democratica”.
Piero Bitetti 7 liste a sostegno: “Taranto futuro prossimo”, “Taranto Bene Comune”, “Io sto con Taranto”, “Movimento civile Cultura e Università”, “Partito dei Pensionati”, “Laboratorio democratico” e “Rivoluzione cristiana”.
Massimo Brandimarte:  2  liste a sostegno: “Sds” (la stessa lista che faceva capo al Sindaco uscente Ippazio Stefàno in occasione delle precedenti elezioni amministrative e “Lista Brandimarte”.
Mario Cito 1  lista a sostegno: “AT6”.
Vincenzo Fornaro 3  lista a sostegno: “Partecipazione è cambiamento”, “Taranto Respira” e “DemA”.
Pino Lessa 1  lista a sostegno: “Lessa sindaco”

Rinaldo Melucci 7 liste a sostegno: “Pd”, “PSI”, “Che sia primavera”, “Insieme per cambiare”, “Centristi area popolare”, “PER”, “La Scelta”.
Francesco Nevoli, 1  lista a sostegno: “Movimento 5 Stelle”.
Luigi Romandini 3  liste a sostegno: “Lista Romandini”, “Taranto d’Amare” e “Taranto sorridi”.
Franco Sebastio 5  liste a sostegno: “Mutavento”, “Movimento Territorio è Vita”, “Riprendiamoci il futuro”, “Taranto in Comune” e “SiAmo Taranto”.
Potrebbero essere esclusi,

Si attende l’ufficialità dell’esclusione delle liste dei 2 candidati sindaco, Alfano Alfonso e Giuseppe Quaranta.

Aspiranti sindaco a parte, nelle 40 le liste presentate sono 1300 i candidati per i 32 posti di consigliere comunale, sembra un concorso pubblico : la caccia allo stipendio “sicuro” per i prossimi 5 anni a Taranto è aperta.




Tamburrano (Forza Italia): “noi siamo con la Baldassari con o senza simbolo”

di Valentina Taranto

Il portavoce regionale di Forza Italia, Martino Tamburrano,  in una conferenza stampa tenutasi  presso il salone della presidenza della provincia di Tarato, ha voluto illustrare alla stampa la posizione  ufficiale del partito in riferimento alle elezioni amministrative del prossimo 11 giugno a Taranto ed in particolare all’ appoggio al candidato sindaco Stefania Baldassari, capolista della lista civica #INSIEMEPERTARANTO

In seguito alle ultime notizie apprese dai giornali ed alle numerose polemiche border-line dei giorni scorsi, in merito all’ affiancamento di Forza Italia alle liste che appoggiano la candidatura del dirigente della casa circondariale di Taranto Stefania Baldassari,  il Presidente della Provincia di Taranto,  Tamburrano ha ritenuto necessario  un  chiarimento alla stampa  sul percorso che affronterà il  partito che rappresenta in vista delle elezioni amministrative di giugno 2017.

Tamburrano ha ricordato  che la città di Taranto sta affrontando un momento particolare di fermento pre-elettorale di una consultazione  importante in base agli avvenimenti di questi ultimi 10 anni. “Taranto – ha detto Tamburrano  – è una città che necessita di persone normali e capaci di interpretare bene i reali bisogni e lo stato sociale ed economico, quindi sarà necessario intraprendere un percorso difficile e dai tanti problemi poiché tutto quello che si è strutturato finora soprattutto in termini politici non è stato arricchito da postazioni culturalmente alte per definire chi deve amministrare e chi deve fare populismo”

Soffermandosi sul progetto politico della Baldassari ed alle motivazioni alla base di questa convergenza, Tamburrano ha dichiarato che “la trasversalità di partecipazione richiesta dalla Baldassari è quella da me messa in atto sin dal 29 settembre 2014, quando fui eletto presidente della Provincia, estendendo la coalizione ad altre forze politiche” che non fossero le storiche alleate di Forza Italia, facendo un riferimento implicito all’alleanza con il Pd per governare l’Ente Provincia di Taranto , sugellata con la nomina di Gianni Azzaro, capogruppo del Pd in seno al Consiglio comunale di Taranto, come vicepresidente della Provincia.

Tamburrano ha voluto sottolineare che  il partito di Forza italia  si è ristrutturato, all ‘ interno di esso ora, ci sono molte più forze civiche come  artigiani, imprenditori associazioni, vecchi entusiasmi e che insieme vogliono concorrere con, sobrietà riparata da altri giudizi, alla responsabilità della città affiaccandosi ad ideali storicamente conosciuti sotto quel simbolo e che hanno voluto dire la loro sull’ impostazione delle prossime elezioni di  Giugno 2017. “Potevamo proporre un candidato del cosiddetto polo delle libertà o del centro destra ma  non potevamo aggrapparci a schemi molto vecchi ,non vogliamo il solito prodotto ma uno nuovo capace di fare atti, di saperli leggere e con una marcia in più“.

A tal proposito Tamburrano ha voluto fare alcune precisazioni, visto che “si è detto e si è scritto molto”, distorcendo, a suo giudizio, la realtà dei fatti. “Siamo stati chiari sin da subito e qui lo ribadisco: il candidato sindaco Baldassari non è nostro ( cioè di Forza Italia, ndr), perché non l’abbiamo proposto noi bensì le liste civiche. Sicuramente potrà esserlo – ha proseguito il portavoce regionale di Forza Italia – nel momento in cui si condividerà un progetto assieme su tavoli istituzionali. Stiamo ancora guardando alla Dott.ssa Baldassari e all’ entusiasmo della città che porta con sé, e a tutto quello che può produrre se dovesse essere eletta, come mi auguro,convinti e chiari che può essere la persona giusta per Taranto”

“La nostra condizione di partecipazione è normale, paritaria – ha proseguito  Tamburranose ci saranno le giuste condizioni di  sintesi ,differenziandoci e proponendoci ad  un programma politico che vogliamo condividere, non solo la sosteremmo ma apriremo le porte a lei e a quelli che l ‘ hanno sostenuta per indicarla, lo faremo con degli incontri chiari e lineari attraverso una competenza maggiore,capacità e presenza che metteremo a disposizione degli altri”.

Il simbolo del partito secondo Tamburrano non è più rilevante in quanto “è un partito nuovo in un contesto, come quello di Taranto cambiato, in una condizione nuova, dove tutti ci guardano e che principalmente è più importante capire dove il voto va indirizzato e non a chi toglierlo.Verrà sostenuto il candidato che sarà capace di interpretare la nuova legge di Stato, su tutte la legge n. 1/2015, che stanzia oltre 800milioni di euro per Taranto. Bisogna tramutare in pratica questi finanziamenti, evitando che essi vadano persi. Chi sarà eletto il nuovo Sindaco di Taranto dovrà darà un altra visione di Taranto  diversificando l’ industria e il porto,con un forte spirito di solidarietà per riorganizzare il disordine attuale“.

La notizia del sostegno alla candidatura di Stefania Baldassari sarebbe, secondo Tamburrano, già “ufficiale” ma dovrà passare al vaglio del tavolo con gli alleati della coalizione  nei prossimi giorni,sicuramente prima di Pasqua. “Il Partito non è stato mai così compatto sulla responsabilità della città in difesa dell’ orgoglio e della dignità di appartenza – ha concluso- noi condividiamo l’ impostazione del candidato sindaco Stefania Baldassari con il quale condividiamo  proposte ed obbiettivi raggiungibili a breve




Denunciato un detenuto che aveva droga in carcere. Com’è entrata ?

Un detenuto nel carcere di Taranto  è stato sorpreso all’interno della sua cella,  con tre involucri contenenti circa 5 grammi di eroina e 33 grammi di hashish. La droga scoperta  grazie al fiuto di Tigro, un cane dell’ unità cinofila al Comando dell’Isp. Antonio Gugliotta, insieme al Distaccamento Cinofili Antidroga di Trani, era nascosta in un paio di scarpe del detenuto. è stata sequestrata, ed il detenuto è stato denunciato per violazione della legge sugli stupefacenti. Sono in corso le indagini per appurare come la droga sia stata introdotta in carcere. La dottoressa Stefania Baldassari direttore  della casa circondariale di Taranto sottolinea in una nota «la grande professionalità, l’intuito investigativo e l’abnegazione di tutto il reparto della Polizia Penitenziaria di Taranto»  segnalando che nonostante in grave difficoltà operativa conseguente alle recente apertura di un nuovo plesso detentivo, senza alcun invio di ulteriori unità di supporto, nonostante l’elevato aggravio del carico di lavoro e l’effettuazione di turni estremamente disagevoli, parla di “successo nell’opera di contrasto all’introduzione di sostanze stupefacenti in carcere ed al mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno dell’istituto di pena“. Chiaramente chi dovrebbe vigilare, si autodifende, ma una cosa è certa: i controlli non sono sufficientemente sicuri, altrimenti quella droga non sarebbe mai entrata in carcere. Ed a trovarla è stato un cane dell’ Antidroga di Trani. Non il personale di Taranto.