Da “porto delle nebbie” a “porto dei veleni”. La Procura di Roma non prende pace per la corsa alla nomina del nuovo procuratore capo

ROMA – Lo scontro in corso al Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autocontrollo dei magistrati è  violentissimo . Un conflitto che  a colpi di esposti, indagini, soffiate ed accuse di corruzione ha fatto letteralmente saltare in aria gli equilibri e gli accordi di retrobottega fra le correnti, . Tutto gira attorno alla più importante delle poltrone da assegnare: quella del procuratore capo di Roma.

Un incarico fondamentale per gli equilibri giudiziari interni alla magistratura. Dietro le quinte compare un avvocato siciliano Piero Amara onnipresente filo conduttore delle inchieste . Infatti c’è Amara al centro dell’esposto arrivato al Csm  che ha portato a galla un presunto conflitto d’interessi di Giuseppe Pignatore, il procuratore capo di Roma da poco andato in pensione, e Paolo Ielo, attuale aggiunto della Capitale. Sempre Amara viene citato nell’inchiesta che coinvolge l’attuale sostituto procuratore della Repubblica di Roma , Luca Palamara, leader di UNICOST Unità per la Costituzione, la corrente “moderata” della magistratura,  in passato presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, e consigliere del Csm nella precedente consiliatura .

Il Consiglio Superiore della magistratura, il baricentro dell’ordinamento giudiziario ha intuito troppo tardi la profondità della guerra in corso senza esclusioni di colpi fra toghe.  Ed ora manifesta  una fretta a dir poco sospetta ed imbarazzante, dividendosi, e mandando in frantumi ogni forma di “galateo” istituzionale, lasciando dunque cadere ogni richiesta di trasparenza arrivata dal capo dello Stato e presidente del Csm Sergio Mattarella.

Giuseppe Pignatone

Il Consiglio di Palazzo dei Marescialli ha trasformato la successione del procuratore Giuseppe Pignatone , che ha lasciato l’incarico l’8 maggio scorso per raggiunti limiti di età,  in una congiura di palazzo trasformatasi in un mercato delle vacche, mandando all’aria. equilibri,  correnti, alleanze.  Ed incredibilmente, non ha fatto i conti proprio con il lavoro della magistratura. E l’inchiesta della Procura di Perugia che ha informato il Consiglio, annuncia ora di travolgere tutto e tutti.

Palamara è indagato dalla procura di Perugia, l’ufficio giudiziario competente per reati commessi dai magistrati capitolini per rispondere sulle accuse di “corruzione” . La procura umbra ha immediatamente  informato il Csm. La vicenda, resa nota dal Corriere della Sera Repubblica, è strettamente collegata ai rapporti intercorsi tra il pm Palamara e Fabrizio Centofanti, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, arrestato nel febbraio del 2018 per frode fiscale.

Centofanti  considerato “vicino” agli ambienti del Pd, è in affari proprio con Piero Amara, l’avvocato coinvolto nelle indagini sulle sentenze comprate al Consiglio di Stato, sul caso del depistaggio delle inchieste sull’Eni, il quale ha già patteggiato (quindi riconosciuta la colpa) una sentenza a tre anni di reclusione per corruzione. Il fascicolo d’ indagine della Procura di Perugia sul pm Palamara, è affidato alla pm Gemma Milano e al Gico della Guardia di Finanza.

Al centro dell’attività degli inquirenti c’è il rapporto tra il pm e Centofanti, considerato troppo stretto, fatto di viaggi e “regali galanti“. “Apprendo dagli organi di stampa di essere indagato per un reato grave e infamante per la mia persona e per i ruoli da me ricoperti. Sto facendo chiedere alla Procura di Perugia di essere immediatamente interrogato perché voglio mettermi a disposizione per chiarire, nella sede competente a istruire i procedimenti, ogni questione che direttamente o indirettamente possa riguardare la mia persona”, scrive Palamara in una nota inviata alle agenzie.

Il pm Luca Palamara attualmente è in corsa per una delle due poltrone da procuratore aggiunto a Roma. E da “leader” della corrente di  Unicost ha un ruolo non da poco anche nelle trattative tra le correnti per nominare il nuovo procuratore capo della Capitale. Trattative in corso condotte con l'”influenza” di  Cosimo Maria Ferri, uno dei tanti magistrati entrati in politica, senza aver mai perso influenza nel mondo giudiziario.

Ferri è figlio d’arte essendo figlio di un magistrato che fu anche ministro per il PSDI nel governo De Mita, Ferri è stato sottosegretario alla giustizia nei governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Attuale deputato del Pd, intrattiene notoriamente rapporti più che buoni con Denis Verdini, Niccolò Ghedini e tutto l’ entourage berlusconiano. Cosimo Maria Ferri è ancora oggi un esponente molto influente di Magistratura Indipendente, la corrente più conservatrice delle toghe, di cui è stato anche segretario.

Proprio l’accordo raggiunto tra le due “correnti” di Unicost e Magistratura Indipendente – che hanno eletto dieci consiglieri togati al Csm – hanno portato all’elezione di David Ermini, ex responsabile giustizia del Pd, a vicepresidente di Palazzo dei Marescialli.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano La Repubblica, l’influenza di Ferri e Palamara  avrebbe portato a sciogliere l’accordo già siglato da Unicost e Mi nella corsa al vertice della procura di Roma,  per nominare Francesco Lo Voi, attuale procuratore capo di Palermo, al vertice della procura capitolina. Lo Voi è infatti un autorevole esponente di Magistratura indipendente, considerato “vicino” e molto amico  dello stesso Pignatone, ed è diventato Procuratore Capo di Palermo nel 2014 grazie un intervento fondamentale, peraltro irrituale, dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. All’epoca della sua nomina, infatti, Lo Voi aveva meno titoli dei due concorrenti, Sergio Lari e Guido Lo Forte, il quale peraltro aveva raccolto tre voti in commissione incarichi direttivi.

Dal Quirinale, però, era arrivata una lettera, che ordinava a Palazzo dei Marescialli di procedere con maggiore urgenza alla nomina degli incarichi vacanti da più tempo. Con il rinnovo del Csm ed una nuova maggioranza, di colore diverso. Il vantaggio di Lo Forte era stato azzerato aveva portato alla nomina di Lo Voi. Insomma, quello di Lo Voi non è certo un nome sgradito ai vertici del potere istituzionale. In più è vicinissimo a Pignatone, con cui ha lavorato diversi anni fa alla procura di Palermo.

Secondo il quotidiano LA REPUBBLICA  l’obiettivo di Palamara e Ferri è sopratutto quello di “azzerare” il lavoro e l’eredità di Pignatone a Roma e quindi boicottare Lo Voi. E’ questo il motivo per il quale – come scrive il collega Carlo Bonini – l’ accoppiata Ferri e Palamara punta su un altro esponente di Magistratura indipendente, il procuratore generale di Firenze Marcello Viola,  magistrato al di sopra di ogni sospetto e con il vantaggio di essere ritenuto coppia caratterialmente controllabile. A Palamara sarebbe stato “garantito” dalla corrente di ì Magistratura indipendente il sostegno per la sua nomina a procuratore aggiunto a Roma.

Dell’impronta di Pignatone sull’operato della Procura di Roma non si vuole fare rimanere neppure il più vago minimo ricordo. Non vanno fatti “prigionieri” nel gioco delle correnti, come ad esempio  l’aggiunto Michele Prestipino il quale nell’ipotesi di Lo Voi a Roma sarebbe destinato alla guida della Procura di Palermo), o altri “magistrati senza etichetta” come l’aggiunto Paolo Ielo, competente per i reati della pubblica amministrazione, o il sostituto Mario Palazzi (il pm che insieme a Ielo ha istruito il “caso  Consip“) o il pm Giovanni Musarò  che ha svela i depistaggi nel caso Cucchi.

La nomina del nuovo procuratore di Roma, in pratica vuole essere un ritorno alla “tradizione”, a quella  magistratura capace di stare un passo indietro, oltre ad essere la verifica di quella che toccherà ad altri uffici vacanti come ad esempio  la Procura di Torino, quella di Brescia (importante per la sua competenza per i reati commessi dai magistrati di Milano) e Perugia, dove il procuratore capo attuale Luigi De Ficchy si prepara a lasciare.

Un accordo questo di cui non vi è alcuna traccia nel voto espresso dalla Commissione per gli incarichi direttivi del Csm: infatti giovedì scorso Gianluigi Morlini il consigliere togato di  Unicost ( la corrente di Palamara n.d.r. ) non ha votato per Viola ma per il terzo candidato, Giuseppe Creazzo attuale procuratore capo a Firenze. A Viola sono arrivati i voti di Antonio Lepre (Magistratura indipendente), Piercamillo Davigo (Autonomie a Indipendenza), Emanuele Basile (membro “laico” indicato dalla Lega) e Fulvio Gigliotti (laico indicato dal M5s). In favore di Lo Voi è arrivato il voto di Mario Suriano membro “togato” di Area,  la corrente di sinistra delle toghe .  Ma la mancanza di “tracce” in commissione, non deve meravigliare più di tanto, in quanto in realtà vuol dire ben poco. Non sono state poche le nomine del “plenum” del Csm che hanno cambiato le indicazioni del plenum del Consiglio superiore della magistratura,

“Mai, e sottolineo mai, baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché e sono troppo rispettoso delle prerogative del Csm per permettermi di interferire sulle sue scelte e in particolare sulla scelta del procuratore di Roma e dei suoi aggiunti”, dichiara Palamara. Adesso la prima commissione del Csm magistratura aprirà un fascicolo. “In questi casi c’è un automatismo ma in presenza di un’indagine penale si sospende in attesa dell’esito”, spiega il presidente della Commissione, Alessio Lanzi, membro “laico” di Forza Italia.

Sullo sfondo del Csm si muovono le “operazioni” sotterranee per designare il successore di Pignatone. Presto gli stessi consiglieri dovranno occuparsi di un esposto che riguarda lo stesso ex procuratore capo di Roma, andato in pensione l’8 maggio scorso. A raccontare la storia è stato il collega Marco Lillo sul Fatto Quotidiano.

Piero Amara

L’esposto è firmato dal sostituto procuratore di Roma, Stefano Rocco Fava, che ha illustrato al Csm il presunto conflitto di interessi di Pignatone e Ielo. I rispettivi fratelli dei due magistrati svolgono un’attività professionale che li ha portati ad intrattenere contatti con Piero Amara. Roberto Pignatone, fratello dell’ ex-procuratore capo di Roma , ha 61 anni, è professore associato di diritto tributario con studio a Palermo, ha ottenuto nel 2014 un incarico da Piero Amara. Domenico Ielo, 49 anni, titolare di un suo studio associato con sede a Milano, ha fatto legittimamente il consulente per l’Eni, finita nel mirino della Procura di Roma per i pagamenti effettuati di decine di milioni a una società di nome Napag, considerata dello stesso Amara.

L’esposto al Csm su Pignatone. L ’esposto presentato dal pm Fava verte su una riunione convocata nel suo ufficio lo scorso 5 marzo dal procuratore Pignatone  per discutere dell’eventuale sua astensione in ragione dei rapporti professionali del fratello. Il 12 dicembre 2018 era stato lo stesso Fava a chiedere di accelerare un’indagine su soggetti legati ad Amara.

A quel punto è stato il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo a chiedere di astenersi per evitare conflitti, visti gli incarichi di suo fratello in Eni . La richiesta del pm Fava di andare avanti, però, non venne approvata da Pignatone (e dall’aggiunto Rodolfo Sabelli, che aveva preso il posto di Ielo). Il pm Fava contesta a Pignatone i rapporti di suo fratello con Amara. e quindi l’allora procuratore capo convoca  la famosa riunione del 5 marzo, a cui partecipano gli aggiunti Michele Prestipino, Paolo Ielo, Rodolfo Sabelli e il sostituto Mario Palazzi, il pm che con Ielo e Pignatone ha condotto l’inchiesta Consip. In quella riunione Pignatone sostenne che tutti sapevano i rapporti professionali di suo fratello Roberto e che nessuno aveva avuto nulla da ridire sulla sua “non astensione”. Ma il pm Fava nega questa circostanza. I procuratori aggiunti si schierano con il capo. Passano tredici giorni e guarda caso Pignatone toglie il fascicolo che era assegnato Fava  il quale a sua volta presenta il suo esposto al Csm.

Il procuratore generale della Corte di Cassazione Riccardo Fuzio ha reso noto che avvierà accertamenti disciplinari su Palamara: “Una pre-istruttoria ci sarà come accade per tutte le notizie di reato che riguardano i magistrati e che vengono comunicate alla Procura generale e al Csm”  ha dichiarato l’alto magistrato rispondendo ad una domanda dei cronisti a margine di una tavola rotonda . Fuzio facendo un riferimento ad alcuni articoli di giornali ha aggiunge: “Mattarella è il presidente del Csm e non ha attuato nessuna invasione di campo, ma ha rispettato le sue attribuzioni”




Il presidente dell’ Autorità Anticorruzione Cantone risponde a Davigo: “Oggi meglio che nel 1992”

Raffaele Cantone  un’intervista rilasciata al Corriere della Sera” contesta le tesi espresse dal nuovo presidente dell’ Anm, l’ associazione dei magistrati  Pier Camillo Davigo, sostenendo che non corrisponde al vero che oggi è peggio che nel 1992, così come non non è vero che l’Anac (l’ Autorità nazionale anticorruzione) sia la ruota di scorta di Renzi, e ribatte che  non è vero che che in Italia abbiano vinto i corrotti e replica “Non sono la ruota di scorta di Renzi. Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi e’ meglio che nel 1992

Io sto ai fatti, non alle allusioni”  ribatte Cantone. “Tutte le volte che c’era da criticare il Governo non mi sono mai tirato indietro. Il primo a denunciare il rischio dell’innalzamento dei contanti a 3 mila euro sono stato io. Ma per la prima volta c’è in Italia un’Autorità indipendente contro la corruzione cui sono stati dati poteri, secondo una visione nuova che non è affatto alternativa alla magistratura, al contrario di quel che qualcuno tende a pensare. L’Ocse, che bacchetta sempre l’Italia, ha elogiato il nostro lavoro sull’Expo. Il nuovo codice degli appalti ci attribuisce poteri autentici».

 

Davigo-Cantone. Botta e Risposta. Il “capo” dell’ Anac: “le manette non bastano”

In cosa abbiamo fatto la ruota di scorta?” dice Cantone “Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi è meglio che nel 1992“. E se il “pool Mani Pulite”  della procura della repubblica di Milano “ha fallito” è “perchè le manette da sole non bastano“. Ma al tempo stesso Cantone ricorda “che in Italia abbiano vinto i corrotti, non è assolutamente vero. Dire che tutto è corruzione significa che niente è corruzione, e il sistema non può essere emendato“. Le molteplici inchieste in corso dimostrano “che il sistema reagisce“.

nella foto, Nicola Gratteri

Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro

Davigo aveva affermato che i politici oggi “rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo ‘con i nostri soldi facciamo quello che ci pare‘, ma non sono soldi loro, sono dei contribuenti“. Immediate erano arrivate le polemiche da parte di esponenti della politica ma anche da parte di qualche magistrato. Nicola Gratteri, nuovo Procuratore capo di Catanzaro, dice che “Davigo ha sbagliato a generalizzare. Se si dice che ‘sono tutti ladri’, facciamo il gioco dei ladri‘. Per Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, Davigo rischia di alimentare “un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno, tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo e il confronto a volte anche critico, riforme, personale e mezzi“. L’ ex procuratore capo di Milano e già numero uno del sindacato delle toghe, Edmondo Bruti Liberati, al quotidiano La Repubblica ha detto che ““non esiste una magistratura buona contro un’Italia di cattivi

Dalla procura di Taranto invece stranamente nessuna dichiarazione, nonostante vi lavori l’ex-segretario nazionale dell’ ANM, Maurizio Carbone sconfitto insieme all’ex-presidente e collega Rodolfo Sabelli alle ultime elezioni per il rinnovo dei vertici dell’ associazione dei magistrati.

Secondo il magistrato Cantone serve la prevenzione che “ha tempi lunghi ma nel nord Europa ha funzionato” e ribadisce che “la soluzione non è solo la repressione, la ricetta non è solo la stessa del 1993, che all’evidenza ha fallito”. E porta l’ esempio degli infiltrati: “Ho parlato di agenti infiltrati un mese fa, a un convegno di magistrati. Capisco che Davigo possa non seguire quello che dico, ma in questo caso non è molto informato. Lo stimo, sono stato tra i primi a fargli gli auguri. Condividiamo l’amore smisurato per la magistratura; ma l’amore porta lui a vedere solo gli aspetti positivi; e porta me a vedere gli aspetti critici“.

Cantone replica anche alle frecciate di Davigo

Schermata 2016-04-24 alle 11.35.58Cantone contesta però la visione di fondo che fuoriesce delle parole di Davigo e ricorda che anche nella magistratura “ci sono le mele marce” e ci sono “gli aspetti critici“.  “L’idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, è comoda da vendere come fiaba ma è falsa” continua Cantone nell’intervista al Corriere  “Molto spesso  la magistratura non riesce a dare risposte ai cittadini, perché è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po’ meno del senso di giustizia individuale. Sul piano dei tempi e della prescrizione la risposta è insufficiente. Non a caso Ilvo Diamanti sostiene che la magistratura negli ultimi anni ha perso oltre il 20% della sua credibilità, passando dal 70% a sotto il 50. Si può sempre dire che la colpa è degli altri? Io mi ribello a questa logica del fortino assediato. La magistratura ha meriti eccezionali; ma sarebbe scorretto non evidenziare che certi meccanismi organizzativi non funzionano”.

Ad esempio la giustizia “molto spesso – spiega  Cantonenon riesce a dare risposte ai cittadini, perchè è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po meno del senso di giustizia individuale” e conclude ricordando che “la magistratura ha meriti eccezionali, ma sarebbe scorretto non evidenziare che certi meccanismi organizzativi non funzionano“.

Non vanno bene le generalizzazioni sui politici “che rubano”:

La politica deve fare molto di più. – dice il Presidente dell’ AnticorruzioneMa è ingiusto non riconoscere quanto è stato fatto negli ultimi anni. Dire che non cambia mai nulla è funzionale all’idea di non far cambiare mai nulla. Noi come magistratura abbiamo chiesto nuove norme sul falso in bilancio, sul voto di scambio politico mafioso, sull’autoriciclaggio: e queste riforme sono state fatte. Alcune potevano essere scritte meglio, ma qualche perplessità è stata superata dalle interpretazioni della giurisprudenza. Non riconoscere che qualcosa si può fare è come dire che non c’è più niente da fare, che l’unica strada sono le manette. Ma non è così.

Cantone ed il ruolo della magistratura: “Non deve salvare il mondo” 

Per Cantone la magistratura ha le sue colpe da farsi perdonare: “Ci sono testimoni che sono andati dieci volte ai processi e dieci volte sono stati rimandati indietro. Ci sono uffici giudiziari che danno risposte, e altri che non lo fanno. Ripeto: io amo la magistratura. Ma ho un’idea diversa del suo ruolo”. “In certe battaglie – prosegue Cantone – la magistratura è uno dei soggetti. Davigo pensa che sia l’unico a poter risolvere i problemi. Non condivido una visione autoreferenziale e salvifica. La magistratura non deve salvare il mondo; deve accertare i reati penali e decidere i processi civili. In nessun Paese del pianeta ha il monopolio nelle questioni di legalità; altrimenti finisce per esercitare una funzione di supplenza nei confronti della politica“.

Schermata 2016-04-24 alle 11.33.50Cantone non condivide l’ idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, è comoda da vendere come fiaba; ma è falsa. La magistratura è fatta al 99 per cento di persone perbene, ma le mele marce ci sono; come ci sono persone perbene in politica. Il retropensiero che ci si debba sporcare con i rapporti istituzionali, malgrado quello che è successo a Falcone, continua a essere usato: con allusioni e attacchi ingiustificati, basati sul nulla. In che cosa noi dell’Autorità abbiamo fatto da ruota di scorta? Se Renzi la evoca di continuo è perché finalmente l’Autorità sta provando a lottare contro la corruzione, non perché ci sia un rapporto incestuoso. Se qualcuno ha le prove di rapporti incestuosi, le tiri fuori; non usi illazioni. Altrimenti finisce come quando Falcone veniva chiamato eroe dagli stessi che lo appellavano come traditore. Ero uditore giudiziario quando partecipai ad assemblee di magistrati che, quando fu fatta la Direzione nazionale antimafia, usavano per Falcone parole tra cui la più buona era traditore. Quegli stessi, 15 giorni dopo, usavano la parola eroe“.

Come non dare ragione e stringere la mano davanti ad un magistrato come Cantone ?  Ce ne fossero molti come lui….




Piercamillo Davigo eletto all’unanimità nuovo presidente dell’Anm. Non rieletti i pubblici ministeri Sabelli e Carbone

nella foto Carbone e Sabelli

nella foto da sx  Carbone e Sabelli

Mentre in un seminario ‘Parole e Giustizia. Opinione pubblica, magistrati e giornalisti a confronto sul linguaggio della legge” tenutosi ieri a Taranto, l’ormai (ex) segretario dell’ ANM Maurizio Carbone, era scettico sugli sviluppi del risultato elettorale che ha visto sconfitte le correnti di sinistra della magistratura che avevano eletto in passato l’ex presidente Rodolfo Sabelli e lui al vertice dell’associazione dei magistrati, Piercamillo Davigo, leader del gruppo “Autonomia e indipendenza” nel corso della riunione del nuovo direttivo dell’ Anm, che ha portato alla sua elezione a Presidente dell’ associazione, ha evidenziato che «non esistono governi amici né governi nemici, esistono governi con i quali non si può fare a mano di dialogare, ferma restando la pretesa del rispetto della nostra dignità. Non si tratta di corporativismo, credo che sia possibile con la nostra unità trovare la fermezza per pretendere il rispetto della nostra dignità e per tutelare la giurisdizione. Inevitabilmente ci sarà una dialettica ma tutto può essere recuperato con pazienza e dialogo”.

Citando un giudice inglese, inoltre, Davigo aveva rilevato che “è giusto che ci sia tensione tra potere politico e giudiziario“. Il premier Matteo Renzi ha sottolineato che “il rapporto con la magistratura è sempre stato di subalternità o di attacco. Ora è arrivato il momento di dire che noi facciamo il tifo per la giustizia. Noi nutriamo profondo rispetto per la giustizia ma anche della politica: la politica non è una cosa sporca, è una cosa bella e non accetteremo mai di renderla subalterna a niente e nessuno“.

Schermata 2016-04-10 alle 12.22.08Il nuovo presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, richiamando la battuta che il premier Matteo Renzi fece, rispondendo alle proteste dei magistrati sul taglio delle ferie, nel suo intervento al Parlamentino del sindacato delle toghe ha detto ““Brrr.. che paura” non mi è piaciuto per niente. Con il governo bisogna dialogare, ma nel rispetto della nostra dignità. Non esistono governi amici ma nemmeno nemici», osserva Davigo, ma dobbiamo «pretendere il rispetto della nostra dignità». La risposta al magistrato è arrivato nel tardo pomeriggio dallo stesso primo ministro, che parlando a “Classe democratica” ha detto: “La magistratura non si accusa, non si segue, si rispetta chiedendo di fare ciò che da secoli deve fare e su cui noi non mettiamo bocca così come la magistratura non mette bocca nel procedimento legislativo. Sarebbe clamorosa invasione di campo se accadesse“.




Anm, crollo delle toghe rosse. La magistratura svolta a destra.

La magistratura vira a destra, rispetto alle passate elezioni e nonostante un aumento della complessiva affluenza elettorale, il crollo è di quasi 500 voti persi . Ottima è la performance di Unità per la Costituzione (Unicost), la corrente del presidente uscente, Rodolfo Sabelli, che si conferma con circa 2.512 voti, primo gruppo associativo all’interno dell’Anm.

nella foto il pm Rodolfo Sabelli

nella foto il pm Rodolfo Sabelli

Ottimo risultato quello del magistrato Piercamillo Davigo, pm di punta dello storico pool milanese “Mani pulite“, passato fare il giudice presso la Corte di Cassazione è il padre fondatore della “pragmatica” Autonomia e indipendenza, nata da una scissione di Magistratura indipendente, la corrente di centrodestra e più corporativa dell’Anm.

nella foto piercamillo davigo

nella foto il Giudice di Cassazione Piercamillo Davigo

E’ questo il verdetto delle urne della magistratura, dopo le votazioni  per l’elezione dell’Anm svoltesi fino a martedì pomeriggio, e dalle quali sta emergendo una magistratura diametralmente opposta da quella degli ultimi anni.   Un successo nient’affatto scontato viste le critiche che, da destra, si erano levate contro la guida del presidente uscente Rodolfo Sabelli e della sua giunta (solo Magistratura indipendente all’opposizione), considerata troppo “morbida”  nei confronti della politica del Governo Renzi.

La competizione elettorale ha portato alla fine a questi risultati: al primo posto i magistrati di Unità per la Costituzione (2250 voti), al secondo Area (1850), al terzo posto Magistratura indipendente (1650). Al quarto posto i fuoriusciti da Magistratura indipendente (MI), raccoltisi sotto la sigla Autonomia e Indipendenza, che racimolano 1200 voti e che ha visto però il proprio leader, Piercamillo Davigo, considerato fino a poche ore prima in lizza per la presidenza dell’associazione magistrati, subire un clamoroso crollo di consensi proprio in Cassazione, ovvero dove svolge attualmente le funzioni di magistrato.

Per Davigo appena 24 voti, cioè gli stessi ottenuti della collega Paola D’Ovidio di Magistratura indipendente, venendo così scavalcato da Corrado Cartoni (32 voti) giudice del Tribunale di Roma (e vice segretario di MI) , e da Luigi Cuomo (66) e Francesco Minisci (47) esponenti di Unicost (35) e da Eugenio Albamonte di Area .

I magistrati “amici” di Davigo e di  Aldo Morgigni membro del Csm e gip del processo Fastweb-Telecom Sparkle, , ottengono un buon risultato a Napoli ma raccolgono risultati deludenti a Roma e Milano, foro  legale dove peraltro Camillo Davigo ha lavorato per anni e dove acquisì grande notorietà con l’inchiesta “Tangentopoli” . Area si conferma prima nei distretti di Milano, Brescia e in Corte di Cassazione.

La componente di Unicost, Unità per la Costituzione si afferma a Bari, Napoli, Roma dove registra un eccezionale risultato nel distretto di Catania. Magistratura indipendente ha sfondato a Genova e Trieste, e si è piazzato al secondo posto a Roma, Palermo e Firenze.

Il cartello elettorale “Area” che raccoglie Movimento per la Giustizia (la corrente del procuratore capo di Torino, Armando Spataro, e di Raffaele Cantone il  magistrato a capo dell’ ANAC l’ Autorità Nazionale AntiCorruzione ) e Magistratura democratica perde circa 500 voti e si piazza seconda a quota 1836.

E’ abbastanza difficile al momento capire su quali nuovi equilibri si possa disegnare la nuova giunta dell’Anm. La soluzione di una presidenza di Piercamillo Davigo, molto accreditata sino poche ore dello spoglio conclusivo del voto, viene adesso messa in forte dubbio a causa del risultato finale delle urne, che assegna 13 seggi a Unità per la Costituzione, 9 seggi ad Area, 8 seggi a Magistratura indipendente, 6 seggi ad Autonomia e indipendenza . Infatti appare difficile immaginare che, dopo il grande risultato della corrente di “Unità per la Costituzione” questa possa cedere il vertice ad altri.

Ancora  qualche giorno e si capirà chi guiderà l’ associazione nazionale dei magistrati.




Intercettazioni, accellerazione del Governo. La preoccupazione della magistratura

L’annuncio è stato dato al termine del Consiglio dei ministri assieme al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha varato una profonda riorganizzazione del suo Ministero, che dovrà portare a migliorare la “macchina amministrativa” ed a risparmiare 64 milioni l’anno.

Il tema delle intercettazioni è fermo da mesi in commissione Giustizia alla Camera, dove è parcheggiato il ddl del governo sul processo penale, approvato dal Consiglio dei ministri il 30 agosto dell’anno scorso. Dopo la vicenda che ha coinvolto l’ex ministro Maurizio Lupi, con la pubblicazione di telefonate non penalmente rilevanti, Ncd ha chiesto che le norme sulle intercettazioni fossero inserite nel ddl sulla diffamazione. Richiesta ribadita anche giovedì in Aula da Alessandro Pagano, ma respinta da Verini, capogruppo Pd in commissione.

Andrea Orlando e Matteo Renzi

nella foto da sinistra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed il  premier Matteo Renzi

Ma che le acque si stessero muovendo lo si è capito per la vicenda della norma stralciata dal decreto anti-terrorismo che permette il controllo “da remoto” dei computer, norma che il ministro Angelino Alfano ha detto che finirà nel ddl sulle intercettazioni. Cosa che ha allarmato i magistrati: il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha infatti espresso “meraviglia” per “l’accelerazione” della riforma e per il fatto che sia indicata come “priorità“. L’annuncio di Renzi, se costituisce una accelerazione nel suo stile per l’indicazione del termine entro il quale approvar la legge (l’anno in corso), non arriva però come un fulmine a ciel sereno.

Orlando, che sabato sarà a Reggio Calabria al congresso di Magistratura Democratica, ha sgomberato il campo da alcuni timori: la riforma non andrà nel ddl sulla diffamazione ma rimarrà in quello sul processo penale, una legge delega complessa su cui incombono scontri parlamentari, anche per i crescenti attriti interni al Pd. “A seconda dell’iter e dei tempi sul penale valuteremo quale strada seguire – ha detto il Guardasigilli – dobbiamo fare di tutto perché il ddl nel suo insieme proceda rapidamente“.

La giornata di Orlando porta con sè anche un’altra sfida che lo vede direttamente coinvolto: la profonda riorganizzazione del suo Dicastero, approvata dal Consiglio dei ministri, che comporterà un risparmio di 64 milioni di euro l’anno: le Direzioni del Ministero scenderanno da 61 a 36, i dirigenti di seconda fascia da 1600 a 712 e i provveditorati sul territorio da 16 a 11. Ma più che i risparmi, conta l’aspetto della migliore efficienza organizzativa.

Questa – ha detto Orlandoè la più importante cura ricostituente della giustizia degli ultimi decenni“. “Di interventi organizzativi ne stiamo facendo tantissimi, accanto a quelli normativi – ha spiegato – perche’ le prescrizioni dei processi si realizzano anche perche’ non ci sono le strutture per far andare avanti il processo“.