Il Tribunale del Riesame di Taranto accoglie il ricorso di Ilva: “L’altoforno 2 non va spento”

ROMA – Il Tribunale del Riesame di Taranto proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria (proprietaria dell’impianto attualmente gestito da ArcelorMittal) avverso la decisione dello scorso 10 dicembre di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2, contenuta nella sentenza del giudice monocratico Francesco Maccagnano .

ilva-taranto

La precedente decisione oggi annullata era stata emessa nonostante il parere positivo espresso dal custode giudiziario Barbara Valenzano e dalla procura guidata da Carlo Maria Capristo alla richiesta dei commissari di ILVA in A.S., che avevano presentato un piano per completare l’unica prescrizione ancora inattuata e cioè l’automazione cosiddetta “Mat”, che è l’ acronimo di “macchina a tappare”, da completare in circa un anno, già concordato con la ditta Paul Wurth.

Il collegio dei giudici del riesame ha accolto l’appello proposto da ILVA in A.S. il 17 dicembre annullando l’ordinanza del giudice monocratico ed assegnando, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, 9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico nella cosiddetta Macchina a tappare (Mat): 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste e sostituzione della Macchina a forare (Maf). Secondo il collegio giudicante, “alla luce della ‘migliore scienza ed esperienza del momento storico in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell’altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto”

Nelle 21 pagine dell’ordinanza che il CORRIERE DEL GIORNO come sempre vi offre “integralmente” in lettura, i giudici del Riesame hanno osservato che “può dunque concludersi che nel prossimo anno – secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode – il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a M (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi). Il custode aggiunge che tale probabilità sicuramente diminuirà nel futuro quando saranno installate le macchine automatizzate per le operazioni di foratura e tappatura, quelle cioè per cui ILVA chiede la concessione di termine“.

Il provvedimento del Riesame scongiura il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori paventato da ArcelorMittal nel caso di conferma da parte del Riesame all’ordine di spegnimento dell’altoforno.

Adesso i commissari di ILVA in A.S. avranno il tempo necessario per mettere a norma l’impianto in virtù di un contratto siglato con la società specializzata Paul Wurth da 11,5 milioni di euro. Domani, quindi, verrà annullata l’ultima fase dello spegnimento, quella da cui non si non si sarebbe più potuto tornare più indietro con una ripresa del normale esercizio dell’Altoforno AFO2 (lo spegnimento definitivo sarebbe arrivato intorno al 18 gennaio).

Grazie a questa equilibrata e ponderata decisione del Riesame di Taranto adesso può ripartire la trattativa tra ArcelorMittal ed il Governo che dopo il pre-accordo del 20 dicembre scorso dovranno trovare un’intesa vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino entro il prossimo 31 gennaio.

Rocco Palombella

Uilm: “Azzerare cassa integrazione” . Puntualmente sono arrivate anche le reazioni dei sindacati. Per Rocco Palombella, una volta scongiurato il pericolo della fermata, adesso ArcelorMittalrispetti le prescrizioni vincolanti” per “evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti” e “non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario”, Il segretario della Uilm chiede contestualmente“il rientro al lavoro dei 1.273 in cassa integrazione ordinaria e dei circa 1.900 in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali”.

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota commenta: “È positivo che il Tribunale del Riesame di Taranto abbia accolto il ricorso dei commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, concedendo la proroga con facoltà d’ uso dell’ Altoforno 2 fino a 14 mesi. Con la proroga si scongiura lo spegnimento immediato dell’ Afo 2 e si elimina un elemento di incertezza e di instabilità in un quadro già molto complesso dal punto di vista produttivo, occupazionale e ambientale“.  “È importante che la proroga sia subordinata all’ adempimento di prescrizioni in tutto in parte non attuate assegnando dei tempi precisi. Bisogna capire come questa tempistica si collega al nuovo piano industriale – continua la Re David –  È sempre più urgente un confronto tra Governo, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali sull’attuazione del piano industriale, sapendo che l’assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli ILVA in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante in quanto parte di un accordo sottoscritto e approvato dal voto di tutti i lavoratori con il referendum”.

Per Valerio D’Alò Segretario nazionale Fim CislLa decisione del Tribunale del riesame di Taranto è  senz’ altro un segnale positivo verso il riavvio del percorso che deve dare una soluzione alla complicata vertenza Ilva.  Ci auguriamo che a questo punto i commissari straordinari e ArcelorMittal non perdano tempo prezioso e adempiano a tutte le richieste nei tempi previsti”.

Per una pura coincidenza oggi sono state  depositate anche le motivazioni della sentenza del Gup Lidia Castellucci del Tribunale di Milano che lo scorso luglio aveva assolto Fabio Riva (uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva) “perché il fatto non sussiste” da due accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico.

Secondo il Gup Castellucci, la famiglia Riva ha investitoin materia di ambiente” nella gestione dell’Ilva di Taranto , tra il ’95 e il 2012,   per “oltre un miliardo di euro” ed “oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti” sostenendo nelle proprie motivazioni che  non c’è stato il “contestato depauperamento generale della struttura“.




L’ ILVA riavvia l’ Altoforno 4 a Taranto

CdG commissari Ilva_istituzioniNell’incontro che si è svolto questo pomeriggio in prefettura a Taranto tra ILVA e le istituzioni locali, la Società ha comunicato che domani, giovedì 22 settembre, sarà riavviato l’altoforno AFO4.  Durante l’incontro ILVA ha illustrato le modalità operative e le misure di sicurezza previste per il riavvio dell’impianto, che avverrà nelle prime ore della mattinata.

Per la definizione delle procedure di riavvio dell’altoforno, che in questa fase potrebbe generare emissioni visibili che non presentano rischi per la popolazione, ILVA si è avvalsa del supporto della ditta Paul Wurth, società di primario standing ed esperienza internazionale in questo tipo di interventi.




ILVA. Attivate le procedure per il ri-avviamento dell’Altoforno 1

Ieri  pomeriggio alle ore 15.00 nello stabilimento ILVA di Taranto hanno avuto inizio, come previsto,  le procedure per il ri-avviamento dell’Altoforno 1 (AFO1) che riparte con la totalità degli adeguamenti ambientali completati .  L’impianto, era stato fermato lo scorso dicembre del 2012,dopo 10 anni di attività no-stop,  nel rispetto delle prescrizioni AIA. Il ri-avviamento di un Altoforno “è un processo a bassa frequenza di accadimento, all’incirca ogni 10-20 anni per rifacimenti rilevanti – come fa sapere e spiega un comunicato stampa dell’ ILVAdurante i quali viene svuotato per consentire gli interventi.  Tale procedura consiste nel ripristino del regime termico/chimico interno. Attraverso le tubiere viene insufflata aria calda (700°C circa) con lo scopo iniziale di riscaldare il crogiolo stesso, per poi procedere all’innesco del coke e passare successivamente alla fase di attivazione del processo di riduzione e fusione dei minerali per la produzione della ghisa, terminata la quale l’avviamento potrà dirsi effettuato.”

CdG caschi IlvaLa riaccensione di un Altoforno continua la nota “è un evento non ordinario, della durata di circa 1 settimana, ed è definito e normato da una procedura specifica, diversa dalle normali pratiche o procedure operative di esercizio. La messa in esercizio sarà effettuata utilizzando una procedura consolidata a livello internazionale, con l’obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali e di sicurezza legati agli inevitabili transitori associati all’avvio di un Altoforno (tra cui ad esempio le fisiologiche emissioni dalla sommità dell’impianto non presenti durante la marcia normale). È stata identificata come appropriata la cosiddetta “tecnica della crociera” in quanto permette di minimizzare l’impatto ambientale e i rischi di sicurezza. Questa procedura, consolidata a livello internazionale, migliora il trasferimento di calore nel crogiolo a parità di energia fornita, minimizzando quindi l’impatto ambientale legato all’accensione del coke nel crogiolo. Allo stesso tempo migliora la sicurezza sul cantiere di lavoro, minimizzando l’esposizione degli operatori al rischio di emissione gas AFO”

La ripartenza , spiega tecnicamente l’ ILVA nel suo comunicato stampa, “è caratterizzata da alcuni eventi fisiologici al processo, esclusi i quali il rischio residuo è a un livello pari a quello del normale esercizio. Anche per tali ragioni, ILVA si è avvalsa della Paul Wurth, azienda specializzata nella costruzione e ammodernamento degli Altoforni, per validare la metodologia di ri-avviamento e condurre un processo di risk analysis e risk mitigation specifico. In seguito all’analisi, al fine di minimizzare il rischio, ILVA ha individuato contromisure specifiche per la limitazione del rischio definito avviando allo stesso tempo un piano di formazione specifica per il personale coinvolto“.

La capacità produttiva dello stabilimento ILVA di Taranto, con il ri-avviamento di AFO1 e il conseguente riavvio dell’Acciaieria 1,  raggiungerà il 60% circa del proprio valore massimo, arrivando a circa 17 mila tonnellate al giorno e 6 milioni di tonnellate su base annua, con un impatto positivo occupazionale di oltre 400 persone.




Confermato il sequestro dell’ Altoforno 2 dell’ ILVA

Carabinieri del Comando Provinciale e il personale del servizio Spesal dell’ Asl, nel giorno della tragedia, come ben noto si sono recati presso lo stabilimento ILVA per eseguire il decreto di sequestro preventivo, e come è noto, ed evidenziato dagli stessi Carabinieri in una relazione, tale sequestro “deriva dalla circostanza che in atto la libera disponibilità dell’impianto in questione, in assenza delle dovute e adeguate precauzioni, in attesa di conoscere le cause dell’evento anomalo a base dell’infortunio, nonché di quelli successivi di minore entità seguiti nei giorni successivi, nel dubbio di un malfunzionamento degli apparati di segnalazione di anomalie, possa costituire fonte di pericolo di eventi e reati analoghi”.

Da quel giorno, l’ Afo2 ha cominciato gradualmente a rallentare la propria attività, per arrivare allo spegnimento ed al blocco, in quanto  tale procedura non poteva essere immediata nello stabilimento che  produce “in proprio” con un ciclo integrale, la produzione siderurgica che poi viene venduta sul mercato. Si è quindi trattato di un processo delicato e lungo, in considerazione che lo spegnimento di un altoforno deve essere attuato sempre  secondo dei precisi protocolli operativi.

Custode dell’Afo2 è stata nominata l’ingegner Barbara Valenzano,  già insediata in tale ruolo dal gip Patrizia Todisco come “responsabile giudiziario” dello stabilimento siderurgico dopo i clamorosi sequestri scattati nell’area a caldo nel luglio 2012, che poi vennero annullati.

L’ILVA ad onor del vero, ha  comunicato formalmente alla magistratura di aver ultimato una propria prima valutazione sulle cause dell’infortunio, specificando che nella circostanza non vi è stato alcun guasto tecnico. L’incidente, quindi, sarebbe avvenuto per il mancato rispetto di una prevista pratica operativa, e corre voce che l’operaio morto non indossasse neanche le necessarie protezioni. Tale valutazione basato sul lavoro dei tecnici della “Paul Wurth” società specializzata , che  sicuramente hanno più esperienza specifica e tecnica dei giudici, non è stata accolta causando la conferma del provvedimento di sequestro dell’impianto.L’ ILVA ha già reso noto che si rivolgerà al Tribunale del Riesame.

Quello che sfugge a molti è che la chiusura dell’ Altoforno2 sarebbe una tragedia operativa e quindi economica ed occupazionale per l’azienda, i fornitori ed i lavoratori. Forse da parte del Gip, sarebbero state opportune delle decisioni meno “populistiche” e più tecniche . Ma questa è un’altra storia.




Le valutazioni di Confindustria Taranto sul sequestro dell’Afo2

di Confindustria Taranto

Risanare un’azienda diventa impossibile se l’unica risoluzione da adottare rimane la sua chiusura. Recuperare il valore dell’impresa -come bene su cui costruire la dignità, il lavoro ed il benessere dei cittadini- non è immaginabile se a fermarsi è la sua stessa produzione.

La vicenda ILVA, gli avvenimenti susseguitisi negli ultimi giorni e gli scenari che a breve si potrebbero aprire per l’azienda e per la città, impongono alcune riflessioni, che, pur senza mettere in discussione scelte ed azioni – magistratura in primis – crediamo siano pressoché obbligate, perché in gioco è, ancora una volta, il futuro di un intero sistema.

C’è infatti una differenza sostanziale fra questo delicatissimo passaggio ed altri che la città ha vissuto nella sua storia recente: il sequestro dell’Afo2, infatti, una volta convalidato, decreterebbe il cosiddetto punto di “non ritorno” oltre il quale ogni dibattito non avrebbe più motivo di essere. La fermata dell’altoforno oggetto di sequestro, infatti, porrebbe l’azienda in una condizione di impossibilità – con il solo Afo4 in funzione – nel far proseguire la marcia degli impianti.

E’ fondamentale, pertanto, guardare ai segnali che in questi giorni convulsi, prima ancora che dalla società civile, dalle istituzioni e dalla politica, ci arrivano da una voce autorevole. L’enciclica di Papa Francesco, che più di qualcuno ha ribattezzato “green” proprio per le tematiche di carattere etico ed ambientale che contiene, rilancia fortemente il valore dell’impresa come volano di crescita sociale e civile, e quindi preziosa opportunità per avvalorare e dimostrare che una crescita sostenibile non solo è possibile, ma è obbligata se si vuole davvero salvaguardare il futuro delle attuali e delle prossime generazioni.

Le valutazioni, anche molteplici, di questa “vision”, che sicuramente si presta a letture diversificate a seconda del cosiddetto bicchiere mezzo vuoto (o mezzo pieno), meritano tutte, sicuramente, uguale attenzione. Ma certo è che nessun tipo di crescita, né sostenibile né di altro genere, si può ipotizzare se si prospetta come soluzione la fermata di impianti indispensabili per il prosieguo dell’attività dello stabilimento. Fondamentali sono, inoltre, gli impegni finora assunti e le misure finora adottate per far sì che il centro siderurgico possa avviare seriamente il suo cammino verso il risanamento.

Lo confermano gli adempimenti a cui in tal senso l’azienda ha – peraltro celermente – ottemperato dopo le indicazioni dello Spesal, nonché quel corposo dossier che i tecnici della Paul Wurth metteranno a breve nelle mani della Procura, al fine di scongiurare la convalida del sequestro dell’altoforno. Il terribile incidente dell’8 giugno scorso insegna purtroppo che non si può e non si deve abbassare la guardia sui sistemi di sicurezza; allo stesso tempo, però, non può innescare un penalizzante atteggiamento di rinuncia   rispetto agli obiettivi di ambientalizzazione che si stanno faticosamente portando avanti per coniugare ambiente e lavoro.

A tutti sono note le risorse ingenti che in tal senso il governo centrale sta mettendo a disposizione; altrettanto evidente è l’attenzione che dalla capitale si continua a registrare con un’assiduità di carattere eccezionale rispetto alla vicenda, in poco più di due anni oggetto di ben sette provvedimenti legislativi. Occorre buon senso, e l’auspicio è che possa arrivare dal territorio prima ancora che dagli osservatori esterni, che pure sulla vicenda si sono espressi esplicitando le forti preoccupazioni per il futuro immediato dell’azienda.

Accogliamo in tal senso, quindi, anche le recenti dichiarazioni, rese ad un organo di stampa, del sindaco Stefano, che sulla questione si è espresso riconoscendo la forte vocazione industriale del territorio, da rilanciare in chiave ecocompatibile.