Zingaretti lancia il nuovo Pd: “Sbaracchiamo il Nazareno”

ROMAChiudere il Nazareno ed aprire il PdNicola Zingaretti lancia la sua prima decisione clamorosa da quando é segretario del partito a Che Tempo Che Fa su Rai Uno in prima serata ed é già la fine di una storia. Quella della sede storica dei Dem, in una parte del palazzo del Collegio Nazareno, nel centro storico di Roma, vicino a piazza di Spagna. Un simbolo forte, il Nazareno, divenuto negli anni dopo la fondazione nel 2007 un sinonimo di Pd. E legato indissolubilmente al “Patto del Nazareno“, il controverso e non durevole accordo stipulato il il 18 gennaio 2014  tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, .

“Vorrei cambiare la sede nazionale del Pd, spostarla da via del Nazareno – annuncia Zingaretti intervistato da Fabio Fazio -. Non l’avevo ancora detto mai. Vorrei costruire delle sedi con dei co-working delle idee per ragazzi e ragazze, che ci dicano anche ‘state sbagliando, dobbiamo cambiare posizione’. Dobbiamo sbaraccare e ricostruire, aprire una nuova e bella sede con una libreria al piano terra, tra le altre cose”. Un cambiamento non solo fisico, ma anche di filosofia politica, nelle intenzioni del governatore della Regione Lazio.

Dunque il neosegretario pensa a una nuova casa per il Pd.  “Spalancherò porte e finestre per costruire una forma partito completamente diversa”, assicura il nuovo leader del Pd, “le sedi devono essere aperte, se dobbiamo tornare dalle persone dobbiamo dare dei segnali chiari. Non bisogna sempre dire venite, dobbiamo andare noi da loro”. “Non dobbiamo essere presuntuosi, avere la puzza sotto al naso“, insiste Zingaretti pensando alle future alleanze, “Costruiremo forum tematici anche per chi non è iscritto al Pd,  alleanze 2.0 per creare un’alternativa e mandare a casa la destra peggiore di sempre” e vede “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima“.

Sulla vita interna al partito, Zingaretti annuncia: “Ho avuto il coraggio di dire ora voltiamo pagina, ora le parole chiave sono cambiare e unità: il popolo è stanco delle divisioni, dei litigi e di vivere in un eterno presente o peggio nel passato”. Sulla Tav spiega: “Non sono per tutte le grandi opere, ma la Tav sposta dalla gomma al ferro sia gli uomini che le merci. Quando ero piccolo si facevano i cortei per la modernità, mentre oggi c’è un ritorno indietro“.

Zingaretti dice anche di non credere a una crisi di governo e a rotture nella maggioranza. “Non so se il governo tiene, ma stanno facendo pagare un prezzo enorme al Paese. Penso non cada sulla Tav, ma hanno fatto pagare agli italiani un prezzo ignobile e sono sembrati degli azzeccagarbugli“, spiega il segretario del Pd che  conclude, “io penso che alla fine la Tav si farà perché il vero capo di questo governo si chiama Matteo Salvini“. Il leader leghista rimane anche per questo nel mirino di Zingaretti: “Salvini lo si combatte in un solo modo: dimostrando che la sua proposta per l’Italia non produce ricchezza e non produce giustizia. Dobbiamo invece produrle noi

Penso sia finito il ‘cattivismo’, penso che la Lega abbia dato una risposta alle persone con la ricerca ossessiva di capri espiatori come se trovare un colpevole aiuti la gente“, conclude Zingaretti spiegando che “il ‘cattivismo’ è l’oppio della rabbia che distrae: ti sfoghi con qualcuno ma poi non cambia niente“.




Il professore Franco Coppi in predicato per la Corte Costituzionale

Il nome a sorpresa per la Corte Costituzionale, per il posto vacante lasciato da Giuseppe Frigo dimessosi per motivi di salute, potrebbe essere quello dell’avvocato Franco Coppi,  gradito sia da Silvio Berlusconi che da Matteo Renzi.. Avvocato delle più importanti battaglie giudiziarie con il codice penale in mano, a partire  dal processo Andreotti ai casi di cronaca nera come quello di Avetrana (provincia di Taranto) in cui ha difeso Sabrina Misseri. Quello di Coppi è un profilo  che può contare nel lungo curriculum professionale anche la cattedra in diritto penale all’ Università La Sapienza di Roma . La convergenza sul suo nome potrebbe costituire in sede giudiziaria una sorta di “patto del Nazareno” che porterebbe all’elezione di Coppi alla Consulta. La  strategia sulla sua candidatura è stata formalizzata nelle ultime ore da Berlusconi e dai fedelissimi. Coppi, diventato nel 2013 il principale e più autorevole legale dell’ampio collegio difensivo di cui si avvale il fondatore di Forza Italia del Biscione, che  sarebbe stato molto diretto: “Franco, se te la senti vorremmo proporre te per la Consulta“”

Non a caso, proprio Luca Lotti braccio destro di Matteo Renzi  recentemente si è affidato alla sua assistenza legale legale nella vicenda legata al processo Consip.  Dalle conversazioni avute  da Renzi con i fedelissimi filtra un giudizio più che autorevole  sull’avvocato romano.

Gli azzurri di Forza Italia rivendicano il posto vacante lasciato da Frigo, il quale nell’ottobre del 2008  venne eletto membro della Consulta in quota al centrodestra, sostituendo il dimissionario Romano Vaccarella. L’elezione di Coppi è oggi cosa molto probabile anche  sulla base degli apprezzamenti tributati negli ultimi giorni  da Berlusconi al governo Gentiloni. a cui sono seguiti i contatti che Palazzo Grazioli avrebbe avviato con Palazzo Chigi. Nessuno quindi esclude sul nome di Coppi una convergenza fra Forza Italia  e Partito Democratico  , favorita dal fatto che nell’ultimo giro di nomine che hanno riguardato la Consulta gli azzurri si sono visti sfilare il loro candidato dal M5s che è riuscito a designare il giurista Franco Modugno in accordo con il Pd  .

Ecco perchè  l’avvocato Coppi è in “pole position”  nonostante da giovane avrebbe voluto intraprendere la carriera del pittore  invece di quella di avvocato: “L’ arte è sempre stata la mia vera passione. Il sacro fuoco. Ma ammetto: non ho fatto il pittore per mancanza di coraggio. E mi sono ritrovato a fare l’ avvocato” ha dichiarato tempo fa il prof. Coppi. che fra qualche settimana potrebbe ritrovarsi a sedere sulla poltrona di  giudice della Corte Costituzionale.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




La Direzione regionale del PD si rimangia il commissariamento della federazione di Taranto

nella foto Emiliano e Lacarra

nella foto il passaggio di consegne fra Emiliano e Lacarra

Nel Partito Democratico pugliese regna una gran confusione sopratutto statutaria. Ma è un vecchio vizio. Dopo le accuse di Michele Emiliano all’epoca dei fatti segretario regionale pugliese,  durante le primarie e le regionali del 2015 che rivolse ai consiglieri provinciali del Pd di Taranto che avevano deciso di entrare in maggioranza e giunta con Martino Tamburrano (Forza Italia), ritenendoli responsabili di aver “clonato” il famoso Patto del Nazareno siglato a Roma fra Berlusconi e Renzi, a cui fecero seguito le minacce di espulsione dei consiglieri provinciali tarantini “strombazzate” da Emiliano , che tali sono rimaste, in quanto lo statuto del Partito Democratico non consente tali poteri all’organo politico regionale, anche il suo “successore” Lacarra si è dato recentemente da fare… per manifestare una propria limitata conoscenza delle norme presenti nello Statuto e delle regole assembleari.

Infatti nell’ultima riunione della direzione regionale il neo segretario regionale Lacarra , “nominato” a seguito di un accordo a tavolino fra Emiliano e Decaro, ha dovuto rimangiarsi il commissariamento della federazione provinciale di Taranto, autonominandosi “commissario”, accettando le dignitose dimissioni dell’attuale segretario provinciale  Walter Musillo a seguito dei deludenti risultati elettorali del Pd in occasione delle ultime elezioni amministrative nei comuni della provincia tarantina dove si votava.

Michele Mazzarano

nella foto Michele Mazzarano

Alla riunione non erano presenti i deputati tarantini Michele Pelillo e Ludovico Vico impegnati a Roma, ed unico consigliere regionale tarantino presente è stato Michele Mazzarano, attuale capogruppo del Pd al Consiglio Regionale della Puglia, il quale ha dimenticato di recitare il  dovuto “mea culpa”, considerato che proprio nel suo comune, cioè Massafra (in provincia di Taranto) il Partito Democratico ha conseguito il peggior risultato di tutti i comuni in cui si votava in Italia, cioè il 7,37%  raccattando appena 1.737 preferenze (gli elettori aventi diritto al voto erano 25.904) in un comune dove non c’era neanche la concorrenza-presenza di liste e candidati del Movimento Cinque Stelle !

Pd raccolta firma taranto

nella foto a sinistra Walter Musillo segretario provinciale Pd Taranto

Adesso spetterà al segretario dimissionario Walter Musillo convocare l’assemblea provinciale del Pd, dove siamo certi, se ne vedranno delle belle. Ma si ascolteranno anche tante “balle” di qualcuno dalla linea politica poco chiara. E molti equilibri e rapporti compromessi sicuramente verranno alla luce. “Sarà l’assemblea provinciale degli iscritti – ci dice un autorevole esponente del Pd jonico che chiede di restare anonimo per evitare ulteriori polemiche –  a scegliere chi dovrà guidare il Pd e non qualche “consigliori” dell’ultim’ora a caccia di spazio, protagonismo e visibilità. Fra un anno si voterà per il rinnovo del consiglio comunale di Taranto. E bisognerà fare i conti con l’anti-politica crescente. E’ tempo di pensare a lavorare e di lasciare da parte gelosie e  strani appetiti…”




La Sen. Finocchiaro al Quirinale? Meglio a “Chi l’ha visto?” !!!

L’aula di Palazzo Madama , al Senato della Repubblica ha approvato i due emendamenti a prima firma della senatrice Pd Anna Finocchiaro e dei capigruppo della maggioranza. Si tratta del cuore stesso della nuova legge elettorale che tornerà poi in terza lettura alla Camera, ossia le modifiche che recepiscono i punti del “Patto del Nazareno” (tra cui premio di maggioranza, con l’attribuzione di 340 seggi alla Camera, alla lista che vince e non alla coalizione e soglia di sbarramento in ingresso al 3% per i partiti). Il via libera è al primo dei due emendamenti è arrivato con 177 sì, 64 no e 2 astenuti.

L'”Italicum” è ormai ad un passo dal varo finale al Senato, previsto per martedì 27 alle 17 dopo un imprevisto che ha ritardato l’inizio dei lavori dell’aula, per un paio d’ore, a causa della chiusura dell’aeroporto milanese di Linate, che ha impedito la partenza dei senatori che arrivavano a Roma da Milano.

Qualcuno a Taranto dirà giustamente : ma che ce ne frega  a noi dell’ “Italicum“, quando la città è sull’orlo del crack economico-imprenditoriale-occupazionale ? E come non dare loro ragione ??? Sarebbero in molti a voler chiedere alla senatrice Finocchiaro, se la gentile signora si ricorda qualche volta che è stata eletta al Senato a Taranto nelle liste del Partito Democratico. La senatrice siciliana dopo aver “scippato” il suo seggio senatoriale, e fatto delle fugaci apparizioni in campagna elettorali è letteralmente scomparsa, incassando il suo bello stipendio da senatore della repubblica. E qualcuno si meravigliava e lamentava dell’uso vergognoso della sua scorta all’ IKEA….

Per non parlare poi della sua famiglia. Melchiorre Fidelbo, di professione ginecologo, marito della senatrice del Pd Anna Finocchiaro, imputato dal 2012 davanti la terza sezione penale di Catania. Il consorte della Finocchiaro è accusato di truffa e abuso d’ufficio insieme a tre ex manager dell’Asp di Catania, tutti fedelissimi dell’ex governatore Raffaele Lombardo, che nel 2008 aveva sconfitto proprio la senatrice del Pd alle elezioni regionali: sono Giuseppe Calaciura, Giovanni Puglisi e Antonio Scavone, eletto a sua volta senatore dal Movimento per l’Autonomia alle ultime politiche. Una situazione che  potrebbero sollevare una  vera e propria questione di opportunità, considerato che in caso di elezione al Colle la Finocchiaro si troverebbe automaticamente anche a capo del CSM il Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici.

E’ questo il nuovo partito democratico “pensato” da Matteo Renzi ?