Cassa Centrale presenta a Bari il fondo etico

ROMA – Si arricchisce l’offerta di finanza etica di Cassa Centrale, con uno strumento finanziario innovativo, NEF Ethical Global Trends SDG,  da un fondo obbligazionario (NEF Ethical Total Return Bond) e da due fondi bilanciati (Ethical Balanced Conservative e Ethical Balanced Dynamic).Dopo la prima tappa a Trento,  del Roadshow di presentazione del nuovo fondo azionario globale che sarà presentato anche a Bari il 15 ottobre prossimo.
Il nuovo comparto gestito in delega dalla società di asset management britannica Niche AM prevede la selezione di aziende che sappiano cogliere i trend innovativi e conformi ai criteri ESG (Environment, Social e Governance). L’obiettivo è favorire la crescita del capitale a lungo termine, investendo principalmente in società quotate nelle borse mondiali, con l’acquisto di azioni emesse da aziende con profili ESG di alta qualità, che contribuiscono al contempo al raggiungimento degliObiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) definiti dall’ONU. “Non è casuale la scelta del claim associato al fondo – afferma Enrico Salvetta, Vice Direttore Generale Vicario di Cassa Centrale Banca e Direttore dell’Area Finanza – “Investire nel futuro che vorremmo. Ilfuturo del pianeta e la sostenibilità del nostro agire sono temi strettamente connessi, e rappresentano le sfide più importanti che tutti dobbiamo porci. Le Banche di Credito Cooperativo hanno l’etica nel dna da sempre e il fatto di trasporre questo modo di essere sia facendo crescere in modo sostenibile l’economia dei nostri territori, sia ponendo l’eticità come principio alla base del nostro modo di investire, è solo una conseguenza della nostra natura.

Con il collocamento del nuovo fondo, il Gruppo Cassa Centrale contribuirà, dunque, al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile concordati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nell’Agenda 2030, il grande piano d’azione firmato dai governi dei 193 paesi membri che mira a risolvere un’ampia gamma di problemi riguardanti lo sviluppo economico e sociale del mondo nei prossimi10 anni.




Onu: “Questo sarà lʼanno più letale”. Da gennaio 2016 morti 3.800 migranti nel Mare Mediterraneo

L’anno più letale per i migranti che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo sarà secondo l’ Onu il 2016. Lo conferma William Spindler, il portavoce dell’Unhcr, il quale aggiunge: “Possiamo confermare che almeno 3.800 persone sono morte o disperse nel Mar Mediterraneo dall’inizio dell’anno, rendendo il bilancio delle vittime del 2016 il più alto mai registrato“. Nello scorso anno, il 2015  erano state 3.771 le persone morte durante la traversata.

“Abbiamo raccolto molte testimonianze – ha dichiarato Spindler –  dalle persone soccorse durante il weekend e fatte sbarcare in Italia. In base ai resoconti abbiamo potuto comprendere quante persone sono morte o risultano disperse. Si tratta chiaramente di stime“.

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In calo il numero dei migranti  Il numero di persone che sono riuscite a compiere la traversata è invece drasticamente calato: sono infatti 327.800 i migranti che fino ad oggi hanno raggiunto le sponde nord del mar Mediterraneo, a fronte dei 1.015.078 del 2015. Se lo scorso anno perdeva la vita un migrante ogni 269, quest’anno il rapporto, drammatico, è di un morto ogni 88. Sulla rotta centrale, quella che porta in Italia, il dato sale a una vittima ogni 47.

Nel 2015 l’Unhcr aveva registrato per tutto l’anno un totale di 3.771 decessi nel Mediterraneo. Ma mentre nel 2015 1.015.078 persone avevano attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, quest’anno il numero è di circa 327.800.

Aumentano i morti – Aumentato anche il tasso dei decessi: nel 2016 una persona ogni 88 ha perso la vita mentre tentava la traversata. Si tratta di un dato in netta crescita rispetto a uno ogni 269 registrato nel 2015. Nel Mediterraneo Centrale questo dato è addirittura più alto, con una morte ogni 47 arrivi

Metà degli sbarchi in Italia Secondo l’Unhcr, circa la metà di coloro che tentano la traversata partono dal Nord Africa e raggiungono le coste italiane, attraverso la rotta più pericolosa del Mediterraneo. Questo è spiegabile, secondo l’agenzia dell’Onu, con il cambio di tattiche dei trafficanti di esseri umani: è sempre più forte infatti la tendenza a imbarcare quanti più migranti possibili per effettuare partenze di massa, rendendo più ardui i soccorsi. L’Unhcr ha esortato gli Stati membri dell’agenzia a intensificare gli sforzi per tentare di diminuire il numero di vittime, non solo attraverso una più intensa attività di monitoraggio dei mari ma anche rafforzando l’accesso a percorsi regolari che garantiscano sicurezza ai rifugiati.

31 morti – Non si fermano, intanto, gli sbarchi sulle coste italiane: ieri sono arrivate in Italia quasi 2.000 persone, trasportate dalle navi della Capitaneria di Porto di Messina e di Medici senza Frontiere. Insieme a loro sono state recuperate anche le salme di 31 persone che sono morte durante la traversata.




“Taci o ti querelo…” : nel 2015 registrate più di 5100 querele infondate a danno di cronisti

CdG Pietro GrassoTra i tanti forniti da Ossigeno citerò due numeri che da soli restituiscono un quadro allarmante. E’  piuttosto grave il fatto che, nel biennio 2014-2015, siano stati inflitti 103 anni di carcere in totale a 155 giornalisti” è quanto ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso nel corso della presentazione del dossier Taci o ti querelo! Gli effetti delle leggi sulla diffamazione a mezzo stampa in Italia’ alla Sala Koch di Palazzo Madama organizzato al Senato della Repubblica in occasione della Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i reati contro i giornalisti indetta dall’ Onu.Si potrebbe obiettare che quasi nessun giornalista finisce poi effettivamente in carcere ma, a mio parere, anche solo subire una condanna di questo genere è profondamente lesivo della libertà di espressione, diritto universalmente riconosciuto”.

“Il dossier “Taci o ti querelo”, ha sottolineato il presidente del Senato, “è una piccola ma importante conquista, soprattutto se guardata in prospettiva: ci consente infatti di analizzare gli effetti della legge sulla diffamazione a mezzo stampa a partire da dati reali raccolti in 139 tribunali italiani”. “Il Ministero della Giustizia ha fornito, per la prima volta, degli elementi oggettivi sui quali soppesare le nostre riflessioni e sui quali calibrare le azioni che andranno intraprese. Sono davvero convinto – ha aggiunto Grassoche con un monitoraggio costante ed attraverso le comparazioni che potremo svolgere in futuro proprio a partire da questi dati – saremo ancora più capaci di rispondere in modo concreto e incisivo alle insidie che minano il rapporto tra informazione e potere”.


schermata-2016-04-20-alle-12-39-25-420x219“Mi colpisce inoltre che ogni anno si registrino numeri davvero spropositati di querele infondate
 “
, ha continuato Grasso, infatti secondo i dati forniti dal Ministero di Giustizia relativi al 2015  “sono state infondate 5125 querele, circa il 90% di tutte quelle a carico dei giornalisti”. “La Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i reati compiuti contro i giornalisti, una ricorrenza internazionale indetta dalle Nazioni Unite, testimonia come la completa libertà di stampa sia una esigenza globale cui prestare la massima attenzione”.

L’impegno di Ossigeno per l’informazione”, ha detto ancora il presidente Grasso , “si fa di anno in anno più forte e autorevole: vi siamo davvero grati per il servizio civile che svolgete per tutti noi. Illuminate quotidianamente le storie degli oltre trentamila giornalisti italiani che hanno subito intimidazioni; dei tremila che sono stati minacciati; dei trenta che vivono sotto scorta solo per aver raccontato verità scomode. Siete un pungolo per l’opinione pubblica, che ha bisogno di conoscere queste storie per poter sostenere uomini e donne che svolgono un altissimo servizio al nostro Paese; lo siete anche per la politica e le Istituzioni che da molti anni discutono sulle soluzioni più appropriate per tutelare la libertà di stampa, il diritto all’informazione e quello alla privacy ma che non riescono a determinare il cambiamento auspicato e necessario”.

Ascoltare queste parole è stato per noi, musica per le nostre orecchie sopratutto alla luce dell’incredibile vicenda giudiziaria “architettata” a Taranto  a tavolino da “qualcuno”, supportato da ambienti poco legalitari della Procura tarantina, ha prima cercato di delegittimare l’ operato del nostro Direttore, colpendolo con misure interdittive e cautelari (compresa una allucinante richiesta di arresto) annullate dal Tribunale di Taranto e dalla Suprema Corte di Cassazione.

 

 




Il marò Latorre dimesso dall’ ospedale, trasferito in altra struttura ospedaliera

Massimiliano Latorre ha lasciato ieri mattina il Policlinico San Donato venendo trasferito all’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, dove dovrebbe rimanere per qualche giorno per sottoporsi ad accertamenti di tipo neurologico. Il marò tarantino dopo l’ operazione subita lo scorso  5 gennaio per un’anomalia cardiaca, intervento che ha indotto il Governo italiano, tramite il legale di Latorre e per canali diplomatici e quindi “ufficiali”, a rinnovare alle dalle autorità di New Delhi la richiesta di autorizzazione per un’ estensione del permesso accordato a Latorre di soggiornare in Italia,  dopo che un ictus aveva colpito il marinaio.

Il permesso che durava quattro mesi scade per ironia della sorte il 12 gennaio, cioè lo stesso il giorno in cui la Corte suprema indiana verrà chiamata a valutare l’istanza italiana di una sua proroga collegata alle necessarie cure mediche a cui deve sottoporsi il militare italiano, coinvolto con il collega Salvatore Girone nella morte di due pescatori nel Kerala nel febbraio del 2012, rimasti uccisi in un’operazione anti-pirateria che vedeva i due fucilieri in servizio di vigilanza a bordo della petroliera Enrica Leixe. L’altro marò, Girone si trova attualmente in stato di detenzione,  presso l’ambasciata italiana a New Delhi.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel confermare la nuova istanza del Governo italiano,  per trovare una soluzione diplomatica alla vicenda di Latorre e Salvatore Girone, ha ricordato che “il dialogo con l’India è in corso, ma i risultati finora ottenuti non sono stati soddisfacenti, e non quelli che ci aspettavamo. Adesso ci aspettiamo una risposta dalla Corte Suprema indiana soprattutto dal punto di vista umanitario“.  Qualora invece la risposta della Corte dovesse essere negativa, la Farnesina si troverebbe a dover decidere in tempi molto ristretti sul ritorno in India di Latorre o sulla necessità di assumere una posizione ben più dura con il Governo indiano, in quanto , proprio per la scadenza del permesso, non vi sarebbero conseguentemente i tempi necessari per la presentazione di un appello.

La vicenda dei marò resta, in ogni caso, un vero e proprio braccio di ferro tra l’India e l’ Italia, con il Governo italiano che vorrebbe richiedere a un arbitrato internazionale sull’operato di due suoi soldati impegnati in missioni di peacekeeping, anche  l’ Onu continua a considerarla una “questione bilaterale“, come ribadito da Stephane Dujarric il portavoce del segretario generale della Nazioni Unite Ban Ki-moon, : “Nulla da aggiungere a quanto già detto da Ban sulla vicenda“.  Ma in realtà lo stesso segretario dell’ Onu non ha nascosto la sua preoccupazione per i tempi di un’auspicata soluzione, che diventano sempre più lunghi.




Marò, la Corte suprema: “Su rimpatrio decida il governo”. Latorre esonerato dalla firma

La Corte suprema indiana  ha esentato oggi Massimiliano Latorre a seguito della  richiesta ricevuta dai legali del militare italiano   dall’obbligo di doversi recare a firmare presso il commissariato di polizia per le sue condizioni di salute. Con la stessa decisione i giudici hanno chiesto al governo un parere-consenso sulla richiesta di ritorno a casa di Latorre, colpito da ischemia, e quindi l’udienza per la decisione è stata rinviata al 12 settembre.

Ma proprio nel momento in cui si intravede uno soluzione più vicina per la vicenda dei due marò italiani, sono arrivate dalle autorità indiane delle nuove accuse sui marò . L’attacco è arrivato attraverso il quotidiano indiano Hindustan Timesche accusa i due fucilieri della Marina italiana coinvolti nell’incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala sostenendo che “presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare“.

Una fonte del ministero dell’Interno indiano che ha preferito nascondersi dietro l’anonimato ha dichiarato al giornale locale che “il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati”.

Ma – aggiunge ancora la fonte “anonima” del ministero – gli investigatori indiani verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c’erano armi sul peschereccio“.

Il giornale indiano sostiene che secondo le informazioni documentali a propria disposizione la mail fu inviata ad una organizzazione per la sicurezza marittima che a sua volta la avrebbe in seguito inoltrata all’International Maritime Organisation, l’ agenzia dell’ Onu per il rafforzamento della sicurezza marittima. “Ma quando durante le sue indagini l’Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ) della Enrica Lexie – ha detto concludendo la fonte del  ministero indiano – questi ha negato di essere stato testimone dell’incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la mail sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L’obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati“.

Le fonti  dell’ Hindustan Times interne alla NIA,  la polizia anti-terrorismo indiana, scrive infine il quotidiano , non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, preferendo a rispondere che “presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare i due militari (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone n.d.r. ) una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema“.