La Corte Costituzionale ha deciso: il ricorso sul voto all’estero è inammissibile

la sede della Corte Costituzionale

ROMA –   La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sul voto all’estero per corrispondenza. Quindi non cambia nulla per le prossime elezioni elezioni del 4 marzo. La Corte Costituzionale  si legge nella nota diramata al termine della camera di consiglio, non è entrata nel merito della questione, a causa di un “errore di percorso” . I giudici costituzionali hanno infatti stabilito che “nel contesto di una procedura referendaria è inammissibile chiedere in via preventiva al Tribunale di sollevare la questione di costituzionalità di leggi elettorali. In questo caso, infatti, non esiste una ‘zona franca’ che giustifichi un tale accesso preventivo e diretto. Difatti, la legge sul referendum, e il successivo regolamento di attuazione, prevedono espressamente che contro le operazioni di voto si possa proporre reclamo davanti all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero e che, successivamente, possa intervenire anche l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, organo legittimato a sollevare l’incidente di costituzionalità”.

comunicato stampa Consulta

La questione di legittimità sul voto all’estero per corrispondenza era stata sollevata dal Tribunale di Venezia, nell’ambito di una causa riferita al referendum costituzionale del dicembre 2016 e promossa da un cittadino italiano residente in Slovacchia. Il giudice veneziano aveva sollevato dubbi di “contrasto” delle norme contenute nella legge Tremaglia con l’articolo 1, secondo comma, della Costituzione, inerente il principio della sovranità popolare, e con l’articolo 48, secondo, terzo e quarto comma, della Costituzione, che riguarda la personalità, la libertà e la segretezza del voto e l’effettività del voto all’estero.

Gli italiani all’estero ci riprovano. Prima esclusi, poi vituperati, a volte sospettati, i connazionali che hanno il diritto di votare anche se lontani da casa avranno fino al 1 marzo per farlo e il loro peso, in un’elezione sospesa come questa, può essere determinante. Specie in considerazione del fatto che dalle ultime elezioni il loro numero è aumentato sensibilmente: da 3,4 a 4,3 milioni. Quelli che votano, però, non arrivano a un milione.

In un lungo servizio pubblicato sull’edizione cartacea, il quotidiano La Stampa fa il punto della situazione soprattutto per quanto riguarda il pericolo di brogli. E scopre che, tra codici a barre per rendere tracciabile il percorso delle buste, escamotage per evitare doppi invii o furbetti che provano a votare due volte e diplomatici in pianta stabile in tipografia per presidiare le schede, il Ministero degli Esteri memori delle polemiche e dei rischi del passato, ce la sta mettendo tutta per far sì che il voto all’estero sia limpido., e si sono organizzati con qualche novità e contromisura .

Come votano e quanti sono

Gli elettori sono sparsi in 177 Paesi, cui si aggiungono poco più di trentamila italiani temporaneamente all’estero, circa 700 mila elettori in più delle scorse politiche. Per loro, il Rosatellum non ha introdotto novità: votano ancora per corrispondenza come prescritto dalla legge Tremaglia del 2001. Le schede arrivano a casa per posta, si vota indicando le preferenze a differenza di quanto succede in Italia e si rispediscono entro il 1 marzo alle 16 alle sedi diplomatiche. Che provvederanno a inviarle su 120 voli verso Castelnuovo di Porto, dove la Farnesina avrà terminato il suo compito: sarà la Corte d’Appello di Roma a garantire lo scrutinio in circa 1.700 seggi. In palio per l’estero 12 deputati e 6 senatori: un bottino che in passato, in occasione di risultati incerti, ha fatto la differenza.

 Quando il parlamentare eletto all’estero ha fatto la differenza 

Nel 2006 vinse per un soffio fu l’Unione di Romano Prodi. Cinque anni fa, i voti all’estero furono determinanti per giocarsi il titolo di partito più votato tra Pd e M5S

Una storia di brogli e tradimenti

In 12 anni di voto degli italiani all’estero ci sono state denunce, inchieste, servizi tv sui trucchi per taroccare le elezioni. Le schede destinate ai connazionali vengono contraffatte, falsificate, fotocopiate, sottratte ai legittimi proprietari, prestampate con tanto di croce sul candidato, cestinate, bruciate, comprate e rivendute per 5-10 euro ciascuna. Pre quasi vent’anni Mirko Tremaglia, fece “lobbing” fino a strappare nel 2001 la legge che porta il suo nome. Il primo a denunciare anomalie fu proprio lui, nelle elezioni politiche nel 2006, vinte da Romano Prodi poi ‘tradito’ da un senatore italo-argentino: Luigi Pallaro, inizialmente vicino a Berlusconi,  poi passato a sinistra e tornato in extremis nel centrodestra.

 Antonio Razzi: eletto in Svizzera con Di Pietro, transitò con Scilipoti da Berlusconi  all’epoca dei ‘responsabili‘, fino a diventare in un crescendo grande estimatore del leader coreano Kim Jong-un, ancora, Sergio De Gregorio, leader del movimento Italiani nel Mondo che raccontò al pm Henry John Woodcock di essere stato pagato da Berlusconi per far cadere Prodi.

Come funziona all’estero

In Paesi come la Gran Bretagna, scrive EuroNews gli “expats” che vivono all’estero da più di 15 anni perdono il diritto di voto, in Germania dopo 25, in Canada dopo addirittura 5 anni. Nelle Filippine bisogna dichiarare di voler tornare a risiedere sul territorio entro tre anni. Altri, come Israele, Taiwan, El Salvador e la Slovacchia consentono agli espatriati di votare ma solo a condizione che questi tornino fisicamente a mettere la scheda nell’urna.

 Il voto via posta è garantito in Italia, ma anche negli Stati Uniti, in Spagna e Portogallo e in alcuni casi anche in Canada e Regno Unito. Polonia, Lituania, Ucraina, Colombia, Venezuela, Peru, Francia, Russia, Svezia, Giappone ed altri stati attrezzano ambasciate e consolati per la tornata elettorale – un po’ come succedeva anche da noi. La Francia ha fatto qualche sperimentazione con il voto online.



Il marò Salvatore Girone potrebbe tornare in Italia entro giugno. Udienza decisiva il 26 maggio

CdG Salvatore Girone

nella foto, il marò Salvatore Girone

Crescono di giorno in giorno le condizioni per un pronto rimpatrio in Italia del marò barese Salvatore Girone, il fuciliere della Marina Militare italiana “bloccato” a Nuova Delhi dal marzo 2013 da un’ordine di carcerazione della giustizia indiana.  Il portavoce del governo locale , Vikas Swarup,ha reso noto dall’India  due elementi di novità per delineare l’interminabile querelle internazionale: “sono in corso contatti” tra l’esecutivo Modì e Palazzo Chigi per definire ulteriormente le modalità di rientro del sergente barese disposto dal Tribunale arbitrale, nel frattempo  essendo chiusa per ferie estive la Corte Suprema indiana,  in via eccezionale sarà possibile far valutare dai magistrati che hanno il compito di esaminare le pratiche urgenti l’istanza italiana per la libertà di Girone.

Nell’ordinamento giudiziario indiano,  in questi periodi resta attivo un ufficio giudiziario costituito ad hoc, per deliberare sui casi di emergenza, tecnicamente definitito “vacation bench“. Non c’è stata al momento  una comunicazione ufficiale della presentazione da parte dell’Italia dell’istanza giudiziaria per il ritorno a casa di Girone, ma secondo le informazioni fornite dal portavoce governativo vi è spazio per una possibile calendarizzazione di una udienza apposita, con il conseguente ritorno a Bari di Salvatore Girone entro il mese di giugno.

La decisione disposta della Corte arbitrale de l’Aja, ha fornito precise modalità al riguardo, per il rimpatrio sulla falsariga del provvedimento disposto per l’altro marò, Massimiliano Latorre,  stabilendo che “Italia e India devono cooperare, anche davanti alla Corte Suprema indiana, per ottenere un allentamento delle condizioni cautelari del sergente Girone così che possa, in base a considerazioni di umanità, tornare in Italia“.

Il Ministero degli Esteri ha reso noto noto che l’Italia oggi ha presentato  alla sezione feriale della Corte Suprema indiana la richiesta di attuazione urgente della decisione del Tribunale arbitrale de l’Aja del 29 aprile scorso, per consentire il rapido rientro in patria del marò  Salvatore Girone. La data dell’udienza della Corte Suprema indiana fissata per l’esame della questione è giovedì 26 maggio. Secondo il Tribunale arbitrale, infatti, – spiega in una nota la Farnesina – Italia e India sono chiamate a cooperare per definire le condizioni e le modalità del rientro e della permanenza nel nostro Paese di Girone, in pendenza della procedura arbitrale che dovrà decidere sulla controversia giurisdizionale nel caso della Enrica Lexie. La richiesta italiana alla Corte Suprema – riferisce l’agenzia di stampa Ians – è stata sostenuta anche dal rappresentante del Governo indiano. Un ottimo segnale che conferma l’ottimo lavoro svolto dalla diplomazia italiana.




Marò: la Procura del Governo Indiano accetta l’arbitrato

(ADGNEWS24) La Procura indiana ha oggi accettato dinnanzi alla Corte Suprema il procedimento di arbitrato internazionale attivato dal Governo italiano per il caso dei due marò Salvatore Girone e  Massimiliano Latorre della Marina Militare italiana.  I giudici hanno quindi stabilito una prossima udienza per il 26 agosto per poter ricevere il rapporto ufficiale del Governo indiano sulla spinosa questione. All’inizio della seduta i legali dei marò hanno informato la sezione della Corte, presieduta dal giudice Anil R.Dave, dell’attivazione dell’arbitrato internazionale prevista dalla convenzione dell’ Onu sul diritto del mare (Unclos). Successivamente è intervenuto il rappresentante del governo, il quale ha chiarito che in quanto firmataria dell’Unclos l’India è tenuta ad accettare l’arbitrato in essa previsto per la soluzione delle controversie internazionali. La Corte ha fissato una nuova udienza il 26 agosto, entro cui il governo indiano presenterà un rapporto e si discuterà sulla possibile sospensione dei procedimenti. All’uscita ilil rappresentante del governo (“Solicitor General”) Ranjit Kumar  ha confermato l’accettazione dell’Arbitrato sottolineando però che l’India “parteciperà per dire agli arbitri che la giurisdizione è nostra e non dell’Italia”.

Nella seduta di oggi i legali dei due Fucilieri di Marina  hanno depositato due istanze. La prima legata all’estensione del permesso di Latorre e la seconda per ottenere la sospensione di tutti i procedimenti giudiziari in corso in India alla luce dell’attivazione di un arbitrato internazionale. Sulla prima richiesta, il rappresentante del governo (Solicitor General) Ranjit Kumar si è dichiarato favorevole all’estensione di sei mesi a condizione però che sia concessa esclusivamente sulla base del proseguimento delle terapie mediche. Questa è la quarta proroga concessa dalla Corte Suprema a Latorre come reso noto dal bene informato quotidiano Times of India. Il marò aveva lasciato l’India dopo l’ictus che lo aveva colpito il 31 agosto 2014. La Corte Suprema indiana ha quindi concesso una nuova autorizzazione al marò Massimiliano Latorre di restare in Italia.

La Corte Suprema indiana – scrive in una nota il Ministero degli Esteri italiano – ha oggi concesso una estensione di 6 mesi e pertanto fino alla metà di gennaio 2016  del periodo di permanenza in Italia del Fuciliere di Marina Massimiliano Latorre. La Corte ha inoltre rinviato al 26 agosto la decisione relativa alla nostra richiesta di sospendere il procedimento giudiziario interno per tutta la durata del procedimento arbitrale, avviato dall’Italia il 26 giugno scorso ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. La decisione del Governo indiano di partecipare all’arbitrato internazionale da noi avviato – comunicata oggi in udienza dal suo rappresentante – unita all’estensione da parte della Corte Suprema, senza l’opposizione del Governo di New Delhi, di ulteriori 6 mesi della permanenza in Italia del Fuciliere di Marina Latorre, ancorché per un periodo inferiore a quello da noi richiesto, confermano il consolidamento del percorso arbitrale intrapreso dall’Italia il 26 giugno. L’Italia si accinge ora ad attivare tutte le misure necessarie per consentire il rientro in Italia anche del Fuciliere di Marina Salvatore Girone.

Sono soddisfatto – ha commentato Latorrema il mio pensiero è sempre rivolto a Salvatore ( Girone n.d.r.) e al desiderio di poterlo, riabbracciare al più presto, in Italia. È questo il mio pensiero più pressante, ogni giorno». Latorre ha poi aggiunto che l’accettazione, da parte della Procura indiana, della richiesta italiana di dirimere il caso con l’arbitrato internazionale indica “un segno di apertura importante raggiunto grazie al lavoro costante che viene fatto“.




La prima nomina in Regione di Michele Emiliano: la sua compagna-adddetta stampa


Elena Laterza,
37 anni, compagna di Michele Emiliano, è stata nominata “addetto stampa” del Governatore della Regione Puglia.  Già dal lontano 2004, Elena Laterza ha seguito l’inizio della carriera politica dell’ex Sindaco della città di Bari. La Laterza, giornalista professionista, era fra i concorrenti di un concorso bandito dalla Regione Puglia per l’assunzione di 200 funzionari e il cui esito non è stato ancora reso noto. Gli “addetti stampa” dei predecessori di Emiliano in Regione, percepivano tra i 140 mila e 90 mila euro lordi all’anno. Emiliano ha nominato anche il giurista Claudio Stefanazzi, al quale è stato affidato il ruolo di capo di gabinetto.

Stefanazzi, nato a Tricase, in provincia di Lecce, l’8 maggio 1970, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano. Ha approfondito, sotto la guida del suo maestro Albert Mazzoni, le tematiche relative al Diritto del Commercio Internazionale e Comunitario presso l’Università del Salento e l’Istituto Universitario Europeo di Firenze. È stato docente di Diritto del commercio internazionale presso la facoltà di Scienza Politiche dell’Università della Calabria. È stato direttore esecutivo dell’Isufi (Istituto Superiore Universitario di formazione Interdisciplinare) Aree Politiche Euromediterranee. Ha fatto parte dell’UTI (Unità Tecnica per l’Internalizzazione) del Ministero degli Esteri a supporto degli enti locali.

Si è abilitato all’esercizio della professione forense nel 1998, ma non si è iscritto all’Ordine degli avvocati. Svolge attività di consulenza stragiudiziale nei confronti di aziende nazionali e internazionali. È componente tecnico di numerosi consigli di amministrazione. Tesserato del Pd, pur risiedendo finora in Lombardia, ha un rapporto con Emiliano piuttosto antico. E’ stato presente ed  partecipato a diverse delle  «sagre del programma» organizzate dal neo-governatore durante la sua campagna elettorale recentemente conclusasi con la sua elezione a Governatore.

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Elena Laterza, 37 anni, è giornalista professionista dal 2009, ha conseguito la laurea in Scienze Politiche con indirizzo politico-sociale presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro” e il Dottorato di ricerca in Filosofia e teorie sociali contemporanee. Dopo aver collaborato dal 2000 al 2004 come giornalista per il quotidiano La Repubblica, e da undici anni (dal febbraio 2004) ricopre il ruolo di addetto stampa di Michele Emiliano.

Il rapporto è fiduciario, il governatore ha quindi deciso di affidarlo alla persona che lo segue da dieci anni sin da quando Emiliano era sindaco di Bari. Elena Laterza segue Emiliano dall’inizio della sua carriera politica dell’ex pm antimafia: curava le pubbliche relazioni per l’allora primo cittadino del capoluogo pugliese, al quale non era ancora legata sentimentalmente. Il legame sentimentale tra i due è più recente. Emiliano è separato e dalla sua ex moglie ha avuto tre figli.  Elena spiega: “Il mio lavoro è sotto gli occhi di tutti ormai da undici anni. Non intendo buttare a mare la mia vita professionale” .

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A giudizio di Antonella Laricchia, che guida la pattuglia di consiglieri del Movimento 5 Stelle, quella di Emiliano è “una scelta abbastanza inopportuna. Tant’è che, per quanto ci riguarda, abbiamo stabilito di non assumere come collaboratori del gruppo consiliare persone a cui siamo legati sentimentalmente o con cui siamo imparentati“. Una bella teoria che però contrastare con quanto ha rivelato tempo fa il settimanale l’Espresso, riportando la vicenda della senatrice grillina Barbara Lezzi, 40enne leccese la quale non si è fatta troppi problemi a gestire la selezione a modo suo, assumendo come portaborse la figlia del suo fidanzato.




Il marò’ Latorre ha un malore. Il Ministro della Difesa Pinotti vola in India

Uno dei due marò trattenuti in India Massimiliano Latorre, ha avuto ieri sera un malore per il quale è stato necessario il ricovero nel dipartimento di neurologia di un ospedale di New Delhi, ove tuttora è stato ricoverato e trattenuto in osservazione. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è volata stanotte in India per accertarsi delle condizioni del fuciliere di marina, che comunque non sarebbero gravi. Il ministero della Difesa sottolinea che “i sanitari si sono dichiarati soddisfatti di come ha reagito alle prime cure”.

Schermata 2014-09-01 alle 13.23.04Si tratterebbe di ischemia, secondo quanto scrive su Facebook,  la figlia del marò, Giulia Latorre:  “Purtroppo le belle notizie non ci sono mai“. In un commento precedente, che successivamento è scomparso dalla rete, aveva scritto: “Ma voi Italia di m… fateli stare lì un altro pò! Vi preoccupate di portare qui gli immigrati che bucano le ruote perchè vogliono soldi e non vi preoccupate dei vostri fratelli che combattono per voi, e alcuni perdono la vita. Italia mi fai schifo“.

Il ministro degli Esteri Federica Mogherini  ha dichiarato  che riportare i marò in Italia rimane una delle priorità del Governo italiano.  «Appena informata del malore che ha colpito Massimiliano Latorre, ha contattato la compagna del marò, Paola Moschetti, per esprimerle la vicinanza sua e del governo». Lo ha reso noto il Ministero degli Esteri.  “Sono vicina a Massimiliano Latorre cui auguro con tutto il cuore di rimettersi al più presto“, ha detto la Mogherini, aggiungendo: “Come è sempre stato in questi mesi, seguiamo ogni giorno il caso dei due fucilieri di Marina con l’obiettivo di riportarli in Italia: per il governo e’ una priorità”. “E come sempre – ha ricordato – il Ministero degli Esteri e tutte le sue strutture sono al lavoro per assistere al meglio i due militari e le loro famiglie“.  Mogherini è stata in queste ore in contatto con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, rende  infine noto la Farnesina.


IL MINISTRO E’ ARRIVATO IN INDIA Il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti è giunto oggi a New Delhi per verificare di persona le condizioni di salute del sottufficiale di Marina Massimiliano Latorre che ieri è stato ricoverato in un ospedale della capitale indiana per un malore. Hanno accompagnato il ministro nel viaggio dall’Italia l’ambasciatore in India, Daniele Mancini, e il consigliere diplomatico Stefano Pontecorvo.

IL COLLOQUIO DI AGOSTO  Ad agosto il presidente del consiglio Matteo Renzi aveva avuto una lunga telefonata con il primo ministro indiano Narendra Modi, durante la quale entrambi i premier avevano condiviso “l’importanza di un rilancio dei rapporti bilaterali fra le due democrazie, sia per quanto riguarda gli scambi, sia per la cooperazione internazionale e , nel quadro Ue”

LA DIAGNOSI –  Latorre, sarebbe stato vittima di un attacco ischemico transitorio (Tia), dal quale si sarebbe però ripreso, e secondo quanto si è appreso, ha reagito bene alle prime cure dei medici del reparto di neurologia dell’ospedale di New Delhi, dove è stato ricoverato. «Massimiliano Latorre sta meglio e ha ripreso conoscenza. È ricoverato nel reparto di neurologia di un ospedale a New Delhi ed è assistito dalla famiglia e dai funzionari dell’ambasciata italiana in India». Lo ha dichiarato il senatore pugliese Nicola Latorre (Pd), presidente della commissione Difesa a Palazzo Madama, dopo aver parlato al telefono con Salvatore Girone, l’altro marò pugliese detenuto in India che ha seguito da vicino l’evolversi della situazione.

«I medici italiani che seguiranno Latorre arrivano dall’ Italia insieme al ministro Pinotti – ha aggiunto Nicola Latorree la situazione sembra essere sotto controllo. Questa ingiusta detenzione in India, che loro sopportano con grande senso di responsabilità, è sempre più fonte di malessere. Auguriamo al nostro fuciliere di rimettersi al più presto e, consapevoli che questo non sia il momento delle polemiche, continueremo a percorrere ogni strada diplomatica già attivata dal Governo per riportarli in Italia».

Il presidente della commissione Difesa della Camera, on. Elio Vito (Forza Italia) ha commentato la vicenda: “Il Governo italiano attivi immediatamente tutte le iniziative e le procedure necessarie per chiedere ed ottenere il rientro in Italia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che vivono con le loro famiglie, da oltre 900 giorni, una profonda ingiustizia, che causa loro profondi disagi e grandi sofferenze e che affrontano con onore e senso di responsabilità”  aggiungendo con grande serietà che “non è questo il momento della polemica, interna ed internazionale, è però il momento di dire basta e che i marò siano fatti tornare a casa”.

1 settembre 2014 | ultimo aggiornamento h. 18:03